- DOVE: Sardegna tra Pedra Longa e Cala Sisine;
- DISLIVELLO: 4.000 mt D+;
- SVILUPPO: circa 55 Km lungo tutto il percorso;
- TEMPISTICHE: 5 tappe in 5 giorni;
- DIFFICOLTA’: molto tecnico (tratti di arrampicata con nove calate estetiche & violente in certi casi), senza confort e punti d’appoggio (se si esclude il camping posizionato sotto il traguardo…).
- NOTE: la cilindrata prevede 227 gr di pasta a testa per funzionare. Per noi record quasi assoluto con 5 kg di pasta (sera) a metà giro, per 22 persone. Per contro ricordiamoci che un dislivello o uno sviluppo in Sardegna sono ben diversi da quelli percorsi sulle Alpi.

Non si può cominciare questo racconto senza chiedersi cosa ci facevano ventidue brianzoli in Sardegna dal 22 al 29 settembre ’25; dato che non sono passati da Coverciano per una convocazione mondiale, ne han preso elicottero per buttarsi come all’Isola dei Famosi, saranno andati a verificare come mai certe zone non riescano ad essere redditizie come il business richiede. Il brianzolo sta al business come l’olio sta al motore grippato…..quando vede i margini non sfruttati va in bestia.



In realtà no, questa volta udite-udite sono andati a divertirsi, con poco. E’ stata un’avventura totalizzante, in cui tutti abbiamo vissuto la transumanza dal valore nominale del termine ‘selvaggio’ al suo significato etimologico reale: tutti spavaldi all’inizio del viaggio nel dire di essere già diventati selvaggi, così come tutti altrettanto convinti di non esserlo diventati realmente se non al passaggio sotto il traguardo. Nel mezzo di tutto: le emozioni nel lasciare la famiglia, i dubbi sull’assenza pressoché totale del confort, i timori di non avere tutto l’occorrente al posto e nel momento giusto, la paura che un qualsiasi episodio estemporaneo potesse mandare a rotoli anche lo svizzero più preciso e preparato.
E’ vero che il trekking è programmato, ma avere tutto a posto in ogni istante e superare ogni imprevedibile situazione non è sempre facile. Avere l’essenziale non è così scontato, basta un nulla e arrangiarsi può non essere arte.
Il nostro valore aggiunto è rappresentato da due Guide (Ivan & Jack), essenziali in un simile percorso, temerari nel trovare questo trekking, fantastici nell’averci condotto ed intrattenuto: semplicemente super e ai quali non smetteremo mai di essere grati per questo viaggio. E’ abbastanza improbabile, se non folle, che un gruppo possa condurre in totale autonomia un simile percorso, l’acqua da sola ferma chiunque a meno che non abbia una gobba e riuscire in una tale impresa equivarrebbe a salire l’Everest in mutande….difficilino, oggi!


Immaginate per un istante di cominciare un viaggio itinerante, senza sapere dove si dorme, come si cucinerà, quale meteo ci accompagnerà, senza avere il proprio cessificio con il quale si dialoga ogni giorno nella propria intimità; dove il tetto è quello di una tenda o quello di una Stars-Box a cielo aperto.
Dove il cielo può coprirsi all’improvviso e scaricare acqua che bagna tutto, ma anche dove gli occhi si perdono, emozionati, nel mirare angoli e calette che tutto il mondo ci invidia, dove una pasta al sugo può illuminare un viso stanco ed accendere un sorriso dopo ore di cammino e preparativi serali.


Per noi era necessario vivere l’esperienza, portare a casa l’aggettivo selvaggio come da dizionario; personalmente ho trascorso molto del tempo effettivo in fondo al gruppo, spesso a fare da scopa e a chiudere tutte le porte, ho avuto tempo di lasciar andare tutto, compresi i miei pensieri con la testa che si è via via liberata, esattamente come mi ero immaginato. Stare lontano da casa, dai propri cari sarà anche inversamente proporzionale allo stare lontano dal lavoro, ma comporta sacrificio ed una consapevolezza non indifferente nell’accettare un mondo totalmente diverso da quello desiderato, specie in “ferie” o da quello a cui siamo troppo abituati.
Ogni tanto lasciare le comodità e capire come poter vivere con l’essenziale dovrebbe accompagnarci senza vergogna o senza immaginare che ci manca qualcosa.
Il Gruppo è stato molto coeso, non ci sono stati cedimenti ed il collaudato mondo delle cazzate ha reso ancora più stoico, se non disteso, il resistere a tutto.
Che dire, se non ricordare episodi che non dimenticheremo presto:
- abbiamo cenato in un Ovile con cibo di alta classe, cento per cento prodotti locali;
- abbiamo compreso quanto sia facile perdersi, con conseguenze assai delicate;
- abbiamo compreso la differenza nel passare da uno stesso posto mangiando panini anziché prodotti come i Malloreddus o i Culurgiones; la stessa differenza che c’è tra una carezza ed un katafick;
- che siamo sbucati giovedì mattina su un torrione sotto il quale Dio creò Cala Goloritzé (dove si è riposato il settimo giorno);
- che per scaldare la piazzola di un campeggio basta far cagare gli asini al suo interno; è un altro modo di garantire il cd riscaldamento radiante a pavimento;
- che per uscire dalla zona di confort basta far entrare un “mai-cinghia” (ndr: incrocio fra un majale ed un cinghiale; cit Billo, ver 4,6) nel campeggio;
- che i maiali in Sardegna spesso non solo sono all’interno del camping, ma addirittura nelle tende;
- che l’alba a Cala Birìala la puoi vedere solo…..a Cala Birìala;
- che un bagnetto serale non è niente male anche a fine settembre;
- che l’assenza di un gommone che ti porta i viveri può portare la selvaggitudine ben oltre il limite…
- che una pioggia serale può non essere così male, ma posizionarsi nel suo posto naturale, dove è giusto che stia o possa capitare, in quanto parte integrante di una tale esperienza;
- che anche durante il Selvaggio Blu si possono compiere gli anni (Auguri ancora a Lu-Lu & Terry);
- che il Casu Marzu non è qualcosa atteso nel terzo mese dell’anno, ma un miracolo fatto da un moschino;
- ….che in Sardegna per fare benzina in un paese devi andare in quello vicino;
- che Sandra & Raimondo in realtà sono ancora vivi!;
- che il traffico può esistere anche solo in una strada dritta, magari anche vuota…
- che il cibo più buono è stato il Cacuccio di Livorno e la pasta alle sarde di Massimo & Billo…
- che anche Ozzy Osbourne ha fatto il suo Selvaggio Blu, perché lo abbiamo incontrato;
- che, infine, il pane nero non lo voglio più vedere!



Non so se abbiamo capito cos’è realmente un’ avventura ed in giro ci siamo stati parecchio (ed in tutti i modi), forse lo avevamo già in endovena, però questa cosa non la dimenticheremo presto. Forse desideravamo tornare a casa, ma vedere il codame a Livorno una volta scesi dalla nave credo abbia fatto di nuovo allontanare il desiderio di civiltà. Ci siamo rilassati, ma in realtà è bastato vedere come ci hanno servito l’ultima sera per capire che abitiamo dove l’energia la produciamo anche solo con le mani e le parole (forse andare a cena con Zoff e Zeman avrebbe generato più casino).
Di sicuro tornare a dormire nel proprio letto dopo otto notti non è stato male.


Nei persi e ritrovati ci sono un paio di scarpe, tra morti e feriti ci sono un sacco di gibolli, tra i divertimenti sicuramente il miglior oggetto di condivisione sociale che si chiama chitarra; tra le nuove amicizie quella con la famiglia di Boris-Bobbele, teutonico soggetto trastullato tra gozzoviglie e ubriachezze, capace di rendere possibile l’impossibile, come una conversazione fra la lingua crucca e quella brianzola (la canottiera settimanale ed i piedi nudi li ricorderemo con piacere e simpatia). Infine il nostro saluto al trekking con una firma speciale in spiaggia (SB con le nostre membra stanche), uscita per il rotto della cuffia in zona Cesarini. Adesso ci tocca perderci nelle nostre zone antropizzate, laddove ancora possibile, ma sarà difficile rivivere quelle stesse emozioni che mercoledì e giovedì post Sardegna sono uscite potenti da sotto-pelle.
Ci portiamo a casa un’esperienza speciale, un misto di azione/contemplazione che è stato unico, tutti abbiamo avuto possibilità e capacità di disintossicarci da tutti i veleni quotidiani.
Cosa mi porto a casa? Sicuramente che dormire sotto le stelle non ha prezzo, che abbiamo troppo ed il vero lusso è l’essere sani e che, infine, l’avventura va vissuta sempre fino in fondo.

Un ringraziamento speciale va sicuramente a Ivan, che già conoscevamo e con il quale abbiamo trascorsi alpinistici e sci-alpinistici; sapevamo di quanto fosse preparato ed il suo speciale attaccamento a questa porzione di Sardegna……però questa volta ci ha ‘calato’ proprio un Poker d’Assi (…ed un Jack! ????)
Da parte mia anche un grazie agli Amici di Montevecchia che mi hanno invitato a partecipare! Ed un grazie a tutti i componenti del Gruppo, alcuni dei quali nuovi che mi ha fatto enorme piacere conoscere.



SELVAGGI 2025: Lu-Lu, Ornella, Annalisa, Terry, Antonia, Fiorenza, Massimo, Andrea, Reb, Elio (un Leopardi dei giorni nostri!), Billo il Monzanaro, Carlo, Fabio, Mirko, Guido, Fabrizio, Aki, Giuseppe, Paolo, Gianluigi, Luciano e Patajean.
…naturalmente loro: Ivan e Jack i ns Caronte.
by PataJean
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