Via alle immagini dal Bianco!

sottotitolato alla pagina 3.374 per coloro che non hanno toccato con mano.

L’annuncio più o meno diceva così:

“In Val Veny, centralissimo, Hotel Monzino, 28 stelle,

idromassaggio + piscina con acquascivolo e palestra.

Menù ampia scelta, 5 campi da tennis. Possibilità P.T.!”

“Voilà, è ciò che fa per noi!”, ci siamo detti.

Ora provate a sognare un po’ di meno (chi sogna troppo è troppo alpinista, per restare ad un più che attuale adagio) e immaginate soltanto un emerito gruppo di bigoli sparsi su per i graniti del Bianco; gente ordinata, che non abbandona le tracce per non rovinare il panorama; che sposta seracchi con la promessa di rimetterli in ordine di nuovo prima di sera; gente che non ha trovato proprio niente di alternativo da fare se non salire e scendere per ghiacciai tormentati.

E pensare che c’è anche chi ha ripulito i ghiacciai riponendo accuratamente i 139.476 sassi negli appositi crep!

Ecco, quel gruppo siamo noi e che ci fossero in giro così tanti bigoli pochi se lo aspettavano.

Comunque ne riparliamo più avanti.

CONCRETISMO: la spedizione era prevista per una durata di una settimana (dal 3 all’11 agosto 1899) nell’ancora vergine gruppo del Monte Bianco.

Partiamo in 28 con una cinquantina di muli al seguito; questi si sono rivelati veramente utili, data l’immane quantità di zaini da trasportare e anche molto veloci: in 4 ore e 56 minuti, con i muli per mano, eravamo all’imbocco della Val Veny.

Qui però il primo dubbio: saliamo subito o ci fermiamo a visitare Courmayeur?

Ci guardiamo in faccia e capiamo al volo:

“…..si va dal Bergamasco……Il Fornaio!!!”

Siamo sul finire del secolo, ma già le brioches cominciano ad essere una favola; infatti dopo di noi il negozio ha chiuso in anticipo: alle 10.18 non c’era già più nulla!

I mescaleros in confronto erano una cacca!

L’entusiasmo è alle stelle: riprendiamo dunque la strada che porta verso la teleferica, mentre sopra di noi appare la fronte del Baltoro.

Ci avviciniamo con circospezione alla teleferica che porterà i nostri zaini di legno lucidato al campo base, parliamo del programma (chi saranno soprattutto i predestinati a scagliare l’attacco finale alla vetta) e immaginiamo la salita alla Noire……muli compresi.

Poi all’improvviso siamo riportati alla realtà da un uomo, possente, che si staglia davanti a noi:

“Ma, oh, quello è Lello Arena?!?!!”

“Ma cosa dici mai, quello sarà uno dei miti dell’alpinismo, sarà colui che negli anni a venire farà i numeri sul Bianco.

Se non sbaglio si chiama Profit!!”

E infatti era proprio lui, con una cliente, pronto per la salita alla Punta Gugliermina (che öm!!).

In pochi secondi le nostre orecchie sono talmente basse che dobbiamo assicurarci di non calpestarle!

Una volta tornati in noi guardiamo i sacchi sospesi che attraversano il Circolo Concordia, laddove il Baltoro si incontra con il Ghiacciaio Austin.

Cominciamo dunque felici a muoverci verso il rifugio quando, sul sentiero, arrivano i primi insulti:

i tedeschi ci salutano così: CËSSS!

Pensiamo: “Beh, almeno loro sono onesti! Quando si incontrano a casa loro si danno dei pirla e quando sono in montagna non sono ipocriti.

Cioè, hai capito no?! Noi, invece, quando andiam per sentieri, salutiamo calorosamente e solo allora ci accorgiamo, per la ferita al collo che riporta il nostro amico incontrato, che costui è in realtà quello a cui, la mattina alle 5.15, abbiamo tagliato la gola perchè non ci ha fatto passare alla rotonda di Lecco!!!…….che alpinisti ipocriti!

Superiamo questo guazzabuglio etico ed ecco subito un’altra difficoltà: un torrente impetuoso che ci sbarra la strada. Che fare!??

Semplice, una volta lanciati i muli ci avventuriamo anche noi.

I passi sono molto delicati e quindi siamo costretti, chi più chi meno, a tirare i chiodi (e, nonostante il periodo, anche qualche oggetto metallico dall’aspetto strano che i più cominciano a chiamare spit).

Non si fa nemmeno in tempo a passare che una voce rimbomba attorno a noi:

“Se voi fate una via tirando i chiodi provate sicuramente piacere perchè siete riusciti nel vostro intento;

ma se voi rifate quella stessa via senza sciampare nemanco un chiodo, la vostra gioia aumenterà 2 volte! Cioè, hai capito no?!? Provate.”

Ci guardiamo per un istante, preoccupati dalla piega che sta prendendo la spedizione e, incazzati per quello che sta succedendo, cerchiamo di capire da dove proviene la voce; calcolando la direzione del vento, l’altezza del sole e il numero di scarpe del rifugista, riusciamo a capire che la voce ha un timbro, come dire, lariano. E allora???!!

Allora via, ritorniamo tutti indietro e ripercorriamo il tiro di corda completamente in libera (siamo già sul VI+/VII- e, per l’epoca, non è uno scherzo!………..dal canto loro i muli hanno, invece, tirato i chiodi!

Dopo le ultime fisse eccoci al Rif. Monzino, sistemati in un angolo tutto per noi.

Siamo tutti quanti ben affiatati, ma anche molto convinti; dopo una breve parentesi dedicata alle manovre, siamo più che mai decisi sulle salite da “portare a casa”:

4° giorno – Pilastro Rosso del Brouillard;

5° giorno – Pilone Centrale del Freney, con installazione di un bivacco, che chiameremo Eccles;

6° giorno – Integrale di Peuterey, naturalmente in giornata;

7° giorno – Nord delle Grandes Jorasses slegati; e, infine, Cresta Küffner in notturna…….facendo un pensierino anche ai muli, poveracci.

Insomma un programma senza dubbio ambizioso, ma alla portata di un gruppo con una “gran voglia di fare” (perchè il futuro dell’alpinismo è l’intenzione!!)

Il primo giorno è tutto incentrato sulle manovre, mentre qualcuno canta:

“Sei nella mia anima, con il cuore,

sei nella mia vita ormai, come il sole,

al centro di ogni mia idea!”

Pensiamo subito che c’è una donna nei suoi pensieri; e, infatti:

“Più bella cosa di te,

più bella cosa non c’è,

immensa quando vuoi, grazie di esistere!”

Non ci sono più dubbi: è andato, è innamorato!

E’ vero, era innamorato, ma continuava a guardare verso la Chandelle!!!! Cose della vita!

La prima notte non dormiamo, almeno noi maschi, in quanto impegnati ad andare al cesso, le donne avendolo occupato fino a tarda notte!!!!

Il 2° giorno succede un primo imprevisto che ci lascia con l’amaro in bocca: un nostro compagno, cotale Maurice de Masserdotton, sestogradista, si impone un progetto da primato:

  • salita in solitaria alla Noire
  • discesa in snowboard verso le Dâmes Anglaises
  • attraversamento su argano dalle suddette cime alla Aiguille Croux.

Purtroppo quest’ultima fase crea qualche intoppo di troppo al nostro amico, il quale cozza con il gomito contro l’ultimo tiro della via; riporterà la rottura di un ossicino che non mi ricordo più come cacchio si chiama, ma nulla di grave.

Ci abbandona anzitempo, lasciando di umore nero gli appartenenti alla Scuola Valle del Seveso, la prima Scuola Interplanetaria di alpinismo-scialpinismo.

Nonostante questo i giorni passano veloci e anche le notti scòrrono tranquille: c’è chi dorme con la vasca dei pesciolini vicino, così è sicuro di non perdere tempo; c’è chi dorme con il suo orsacchiotto di peluche più caro; e c’è anche chi al posto dell’orsacchiotto ha un bel tronchetto (da lì a poco abbiamo appreso che intorno al 1990 li chiameranno tree climber: che sian tree, quater o vöt…l’importante è che siano climber!!!)

Insomma le giornate trascorrono all’insegna del motto:

Alpinisti sì, bigoli anche….anzi di più!

Ad un tratto il tempo comincia a cambiare ed arrivano le previsioni per i giorni seguenti: brutto ovunque, soprattutto su di noi.

Per essere più sicuri ciuliamo il cellulare a G. Marconi (giunto in quegli stessi giorni in zona per passare le sue beate ferie) e telefoniamo in Svizzera e in Francia: porca hontas, viene confermato il brutto più assoluto.

Quindi la conclusione è che siamo fregati e il nostro piano di salite salta completamente.

Che fare?!!? Pensiamo sia giusto scendere a mangiare qualcosa a Courmayeur per poi riprendere la strada e la funivia per il rifugio Torino.

Qui il secondo spiacevole episodio della settimana:

Emerenziana, avendo portato con sè il deltaplano, decide di intraprendere una discesa più che veloce, evitando tutte le fatiche delle fisse, del casco ecc.

Per colpa di una piccola corrente d’aria il suo deltaplano finisce contro lo spigolo-placca dell’Aiguille Sentière, procurandogli una ferita al ginocchio.

Anche qui, fortunatamente, niente di rotto, solo una forte contusione.

Superate le difficoltà ortopediche ed ospedaliere eccoci di nuovo nell’ombelico del mondo, a Courmayeur, dove però tutti gli alimentari sono sarati su.

Qualche coincidenza con il nostro arrivo,……maleducazione……boh!!!

A scanso di equivoci svaligiamo la Crai più vicina e ci dirigiamo verso la funivia.

Da qui saliamo in un baleno ai 3.374 mt. del rifugio da cui si scorge una vista fantastica: in fondo vediamo emergere anche la piramide sommitale dell’Everest con Kammerlander impegnato nella sua discesa con gli sci.

Qui è veramente bello e funzionale: abbiamo anche i tickets per la prima colazione e per la cena.

In camera manca il riscaldamento, ma noi abbiamo quello autonomo….e poi c’è sempre la guerra chimica; inoltre la notte, è vero che porta consiglio, ma anche molte altre cose; per esempio c’è un fracasso immane: chi resega, chi scoreggia, chi rutta, chi ravana sopra le teste altrui!

C’è anche chi ha portato le paperelle per il bagnetto e che poi ha usato in modo molto ingegnoso: prima di addormentarsi costui le metteva a mezza altezza, poi il resto veniva da sè, in quanto il respiro della iper-russata era talmente forte da mantenerle in aria sopra la bocca e da spingerle verso l’alto ogni volta che queste tentavano di cadere; in questo modo non gli occupavano nemmeno spazio!

Il mucchietto di legna accatastato alla mattina era considerevole,……e anche l’odeur:

CRAAAASHHH……..

…….ste fàà…te strascià ûl cü?!..

……no, ho slungàà la riga….!

Aveva ragione uno dei nostri:

“Ho letto che il ghiacciaio qui davanti si chiama Mer de Glace,

ma a me pare che ci sia merda de chi e merda de là.”

E venne anche il tempo della salite più importanti: comincia dunque la tensione e maturano le prime domande.

“Dove andrò, con chi andrò, devo mettermi il pannolone?”

“Stai tranquillo tanto staremo tutti molto vicini!”

Ci rendiamo conto che tutti su una cima non ce la faremo mai e quindi è necessario dividerci: nonostante questo l’arrampicata lascia il segno!

Di venerdì è di scena anche il Colle del Gigante, dove c’è niente poppòdimenoche Pamela Anderson ad attenderci: ha sentito parlare dei maschioni della Scuola e ha fatto giusto giusto un salto per verificare. Che döna, che busona!!!

E siamo stati veramente fortunati, perchè gli altri, sulle loro vie hanno trovato solo dei cancelli: Ave Ninchi alcuni e le Kesller gli altri.

A proposito di busone, l’ultimo giorno ne abbiamo vista una tutta particolare: era inglese, con gli zoccoli di legno, lo zaino-gerla anni ’30-’40 e la gonna modello-giuditta; era tutta sola in mezzo al giazè: robb de matt!

Ci avviciniamo con circospezione:

Scuola – “Comment tu t’appelles?”

Tipa – “Je m’appelle Giovannona!”

S – “Pardon, mais nous voulons faire une photo!”

T – “Je regrette, mais je n’ai pas compris!”

S – “Ho dì chà tà vöri fà una fotu, té capìì!”

T – “Oui, oui, avec plaisir!”

S – “Ecûla, …e gèmò cà ta se lì, ciapa in man anca la pica!”

T – “What’s pica?”

S – “Tal disi dopù, adess girasss de là e guarda ül Biõnc!!!”

S – “Thank you very much i gütt d’oli a fan i smàcch e staga tent cunt chi zôcur lì!”

T – “Freddo??!??!!”

S – “No, rumore,……a fàn un frecass del diaul e fan vegnì giò i seracch, ..te capìì! Va pian!”

Insomma ogni tanto se ne vedono di tutti i colori.

Osti,…..il tempo sta per scadere e sta per finire anche la storia; comunque la settimana è andata bene, ci ha regalato le “solite” emozioni e la spedizione ha centrato il suo obiettivo.

Alla fine siamo arrivati al sabato un po’ tutti piegati e, dopo un prolungato ed intenso colloquio su quali sono (o debbono essere) i “buoni propositi” di coloro che fanno volontariato, ci concediamo una bella doccia e una salutare mangiata con annessa cantata!

Tra un assolo e l’altro partono decine di bottiglie e 6-7 grolle dell’amicizia, che permettono all’ugola di mantenersi in forma.

Ultima particolarità: la domenica mattina vediamo tutti intenti a tornare a casa……utilizzando il passo incrociato e la piccozza a monte. Behh, …allora il Corso ha proprio funzionato!!!!

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