UNA GITA AL LIMITE: PIZZO DEL BECCO MT. 2.507

Cima: Pizzo del Becco mt. 2.507;

Zona: Orobie con partenza da Carona (ma anche da Roncobello);

Dislivello: qualcosa in più di 1.400 metri.

Difficoltà: banale, tranne nel canalone di accesso alla cima dove c’è una breve ferrata.

Una gita da “8c+” con passaggi al limite, una “balade” sul filo del rasoio senza capire mai bene quale fosse il margine a disposizione.

Massima attenzione al suolo calpestato ed al tempo a disposizione ( in tutti i sensi!), ma anche più kulo che anima, visto come è andata a finire. Ci siamo in un certo qual modo buttati e, senza restlying, abbiamo acchiappato punto, set, game…..e medaglia di legno.

Giornata da funghi e da divano (ma col pigiamino col velcro però!!!), trasformata in giornata gitosa. Partiamo alle 6.30 dalla Brianza e con estremo slancio canniamo i tempi ed alle 7.50, con estremo anticipo, siamo già scarponizzati in zul zentiero dietro il parcheggio di Carona, meta il Pizzo del Becco.

Saliamo in mezzo a nuvole che diventano di vario colore, ma che lasciano una speranza a noi che saliamo….in prossimità dell’ 8c+ sta l’acqua.

Arrivati al bivio per il rifugio Laghi Gemelli si decide: “Cià se femm, vemm!?” e quindi via: Lago del Becco, Lago Colombo, coloriture molto belle….dal blu Lockness al verde costa smeralda…..passiamo anche sotto il clone del Sasso Remenno ed entriamo nell’ultima fase che porta sotto la bastionata del Pizzo del Becco, notevolmente imponente e mai vista prima; risaliamo l’impervio pendio sino alla ferratina che, con ca 150 metri di dislivello, deposita prima su un crestone affilato e poi direttamente in cima. Peccato la nebbia, ma qualche scorcio ci appare e qualche foto la rubiamo.

Non avevamo la corda, ma l’abbiamo tirata ugualmente troppo e quindi giù acqua sin dentro le mutande, anche se per poco. Scroscio di circa venti minuti e proprio sulla ferrata, nella parte più rognosa. Ad un tratto sembravamo in ritirata sulla Nord dell’Eiger (paragone ovviamente esagerato e comunque utilizzato non tanto per le difficoltà, quanto per il tipo di roccia). Appena depositate le sode chiappe alla base del canalone ferrato, tutto torna a tacere…..tranne la bocca!

Il cielo in alcuni parziali minuti torna chiaro e noi riusciamo a kagarci giù al rifugio, per rifocillarci, dopo una bella sgamellata.

Paninazzo, thé, caffè e fuori si annuncia il finimondo: pioggia a secchiate e gran timore reverenziale sulla possibilità di scendere indenni e asciutti; solo i pesci non scendono. Va bèh….ciapum quel che gh’è!

Però siamo anche fortunati, poiché dal cielo non cade più nulla (se si escludono un paio di pisciatoni da parte delle wacche parcheggiate di fronte al rifugio, tra l’altro parecchio inkazzate per l’acqua, perché probabilmente a loro, vista anche la fame, sarebbe bastata l’erba…..).

Riprendiamo la via del ritorno ed ogni 10 minuti siamo costretti alla ginnastica-san: apri l’ombrello, chiudi l’ombrello, metti la mantella, togli la mantella: Du Ball !!!

Ore 17.40 più o meno e siamo nuovamente al parcheggio: lunghetta ostrega! A dispetto del temuto disastro stradale, dovuto alla presenza di molti alpini per le feste dei vari paesi orobici della Val Brembana, riusciamo a varcare la soglia domestica intorno alle 20.00. Strano, un piccolo miracolino.

Oggi purtroppo si sono accavallate le gite, visto che a poche decine di kilometri in linea d’aria c’era anche l’altro importante evento: le ceneri di Gigi Pilot in cima alla Grignetta. Purtroppo spesso le cose si sovrappongono, ma in qualche modo eravamo tutti rivolti ed indirizzati “verso di lui”.

Partecipanti “bergamaschi”: Anna, Angeletta, Antonio Inox, Ongiul, Gegio, Ale, Paolo S, Luciano, quattro persone di Calco/Milano di cui non ricordo i nomi e Patapam.

 

Patajean

 

 

 

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