Posts Tagged ‘corso di sci alpinismo’

13-4-2014 Boshorn

martedì, aprile 15th, 2014

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Pizzo scalino – DALLA SCALA ……ALL’ETOILE DELLO SCALINO..

lunedì, aprile 7th, 2014

Campo Moro 1900
Pizzo scalino 3323
Dislivello 1423
Diff. BSA

Seconda gita del corso sa2 2014

Ci ritrovimo di buon ora alla mitica controtapparella e con veloce lentezza ci fiondiamo in valmalenco alla caccia della seconda cima del corso sa2. Arriviamo giusto in tempo per trovare l’ultimo parcheggio comodo: c’è il mondo riunito qui a Campo Moro! …scopriremo poi esserci una gara di locals sulla parte bassa dell’itinerario.
In ogni caso la bellezza dei luoghi, la monumentale massa del Pizzo Scalino e i panorami della gita attirano sempre parecchia gente su questo itinerario.
Prove di rito e su al ritmico alternarsi delle nostre falcate per la stradina che in breve ci conduce verso la seconda difficoltà della giornata (la prima era il parcheggio), la salita del pendio sotto il Cornetto, dove perdiamo sia il Paolo per uno strappo e Ricky per i postumi della serata brava del venerdi e la “cucina Giapponese” del ristorante cinese.
Traccia e microtraccia, il gruppo dei velocisti è avanti, ma tutti si accodano con buona lena, la giornata è calda i panorami sono da favola e la prima esperienza sul ghiacciaio anima tutti i corsisti… giriamo l’angolo, si fa per dire, saliamo un ripido pendio e ci si apre davanti la vedretta dello Scalino al cui termine si scorge già il deposito sci circondato da meringhe gigantesche. Intanto Anna si fa “insegnare“ da uno sci alpinista di passaggio “esperto” la tecnica delle pertichette…. scambi coolturali ?
Un inversione dietro l’altra alla luce delle nuovi aggiornamenti ricevuti, risaliamo il pendio all’inseguimento di una ragazza in maglietta a manica corta e fisico da pin up.. sarà un miraggio ?
Gli uluati di Samuel in cresta ci rivelano essere assolutamente una presenza reale e in quattro e quattro otto il Nostro si fa dare generalità e recapiti… manco un carabiniere !
Si tolgono gli sci e si risale brevemente la costa ripida fino alla prima parte della cresta
abbondantemente coperta di neve e di li fino al deposito sci superiore: quest’anno si arriva a ridosso della parte alta della cresta. Giù gli sci, su i ramponi non senza qualche grupp e con la picozza in mano, tutti in salita per la facile ma esposta crestina di misto fino alla croce di vetta… il mondo è ai nostri piedi !
Foto di rito e incrocio ravvicinato sul tratto esposto della cresta con la “femme fatale” e poi tutti pronti per la discesa: il primo pezzo è veramente ripido e per alcuni è difficile partire, ma alle urla del diretur si sbloccano (fa più paura lui del pendio) e pian piano si portano nella parte meno ripida. Da quel punto bei curvoni sulla vedretta fino ad un bel canalino. Qui un gruppo di donzelle attira l’attenzione del Barney e allora con la scusa di parlare con loro tutti giù per il canale ripido…. i primi sono già avanti e si vedono le ampie curve dei tavolari giù in basso…. via sotto una luce abbagliante. Poco avanti a noi si apre il ripido pendio del Cornetto… su dai giù ! con attenzione sulla neve che dato il sole a picco comincia a cedere, arriviamo al rifugio Ca Runcash dove alcuni dei primi sono già seduti a bere una birretta… Giuseppe prova a proporre una ricerca artva ma viene bellamente ignorato dai più… la giornata è stata lunga, bisogna raggiungere i due scesi la mattina in paziente attesa e allora…. ci rifaremo alla prossima gita…..
Via velociii ! Tutti a valle al parcheggio per il ritorno a casa e al meritato riposo.
Resta il dubbio: riuscirà Samuel ad avere l’appuntamento ?
La risposta alla prossima puntata…..
AleU, AleB, Antonio, Ricky, Giuseppe, Gigi, Raffaele, Dario, Giorgio, Paolo, Giovanni, Anna, Gonza, Samuel, Simone

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CORSO “SA1+” (Isole Lofoten – Norvegia, 15-24 marzo 2014)

sabato, aprile 5th, 2014

“Hominum natura, novitatis ac peregrinationibus avida est” – Gli uomini per  natura sono desiderosi di vedere cose nuove e di viaggiare [Plinio, Natur. hist. 17, 10, 12]

Tutto cominciò a settembre dello scorso anno nella sede del Cai di Bovisio, quando Samuel e Silvano la spararono  veramente grossa.

“Perché non facciamo un corso SA1 in Norvegia?”  Cioè:  una roba che nessuno si era mai sognato di fare e che solo l’idea sarebbe probabilmente rimasta impigliata in qualche circolare della CNSASA o in qualche punto dell’assicurazione del CAI (absit iniuria verbis).  Le verifiche successive non evidenziarono peraltro  alcun impedimento burocratico ed inoltre i due in  Norvegia ci sarano già stati l’anno prima, asserendo che non ci sarebbero stati grossi problemi per l’alloggio, voli e automezzi.

Mancava anzitutto il merluzzo da prendere per la coda (ovvero il “pataccato” che avrebbe dovuto fare il Direttore del Corso).  Silvano, come vedete, agguantò (senza guanto però, tanto che il volante dell’auto puzza ancora) il malcapitato titolato, che avrete già capito chi è.

 Il nostro povero merluzzo  cominciò a pensare a questo corso SA1 “inconsueto”, comunque in  compagnia di altri quattro merluzzi sezionali (i predetti Silvano e Samuel, con Diego e Stefania)

 

dimostratisi poi abilissimi nella preparazione della logistica. Essendo poi necessario  dare un nome all’iniziativa e dovendola distinguere dall’SA1 tradizionale, alla fine si decise per:  SA1 + (….CNSASA permettendo).

 

Sì, tutto bene, ma senza un’altra pescata di merluzzi, gli allievi, il corso non poteva partire. Dopo un po’ di tentativi andati a vuoto nella rete cadevano  4 esemplari di prim’ordine (Elisa, Grazia, Adriano e Lorenzo).

Le lezioni teoriche furono le stesse  tenute a Bovisio per l’ SA1 standard (che anche quest’anno “ha girato veramente grosso” sotto la Direzione Inox-Patajean) con l’aggiunta a fine serata di esercitazioni norvegesi di topografia e meteorologia.

Nel contempo Diego diventava papà di Fabio e ciò aggiunse gioia in noi tutti, sapendo quanto gli sarebbe costato rinunciare a spalare roba marrone per una settimana,  invece che soffice neve bianca durante un’esercitazione Artva. Ma se dietro un uomo  c’è una grande donna, certe cose si possono comunque fare.

Man mano che la partenza si avvicinava più cresceva la preoccupazione per la neve che non arrivava. Il  freddo, che ha attanagliato gli Stati Uniti nei mesi di gennaio e febbraio,era di fatto sottratto ai paesi scandinavi, dove le temperature erano decisamente superiori alla media. In ogni caso il problema della poca neve c’era solo fino a  100 metri s.l.m., e nelle Lofoten del sud, come mi aveva ragguagliato l’amico Cesare, che era lì la settimana prima della nostra.

Tre giorni prima della partenza  ci ritroviamo per pesare bagagli e dividerci vettovaglie e vino. Le disposizioni sulla logistica le avrebbe date Samuel  e non avrebbero dovuto  essere minimamente essere messe in discussione (come poi ribadì “Herr Direktor” la prima sera  a Oslo, con la bacchetta da maestrino in mano). In particolare ai vari “check in” era stato fissato il divieto di avvicinarlo durante le operazioni al terminale SAS (vero Elisa?). Così pure l’economia ( che deriva da “oikou nomos”cioè  “regole della casa”) sarebbe state esclusiva competenza della ministra Stefania, che peraltro ha fatto poi girare la ruota senza mai riprendere nessuno. Tanto per dirne una, Adriano, il cui bioritmo imponeva la sveglia alla 6,30, provvedeva in automatico alla preparazione della colazione, senza che nessuno glielo dicesse.  

Ritornando al vino, avevo dato la disponibilità a portarmi dietro mia cantina

Solo che il mio non era piu’ vino ma aceto di vario tipo. Quindi bocciatura immediata e tutti all’Esselunga a comprare 4 bottigie secondo le indicazioni di Diego che sarebbe stato colui che si sarebbe occupato del nostro palato per tutta l’avventura.

 

Ci troviamo alle 4,30 del 15 marzo a Linate con l’imbrago in vita per non sforare i 23+8 kg di bagaglio. Ma è tutto superfluo perché al banco della SAS un  chilo in più o in meno fa lo stesso (precisione scandinava SAS in salsa italica).

Arriviamo a Oslo (via Copenghen) e nel pomeriggio decidiamo di visitare la città. Ecco quindi la Valle del Seveso all’Opera.

 

E tanto per distiguerci una volta di più come italiani (= tamarri, bunga bunga) , eccoci sul viale principale della città in posa da veri “Poseroni”.

 

 Ma non basta. Per cena scegliamo un ristorante asiatico “all you can eat” e alla fine Silvano platealmente si fa un mega “doggy bag” con tutto il pane rimasto, cuccandosi  all’uscita uno sprezzante “ENJOY YOUR BREAD” dal mongolo responsabile di sala. Poco male, visto che dopo la colazione in albergo del giorno successivo sarebbe stata l’appropriata l’espressione “ENJOY TUS COSS” visto che, tra uno scherzo e l’altro, erano  sono spariti pure i tovaglioli. Già, tra uno scherzo e l’altro….una costante della nostra avventura….by  Samuel.

 

Voliamo a Evenes,

e quindi con le auto (due efficacissime Skoda Octavia 4WD con route chiodate) scivoliamo per circa 3 ore a 100 km/h  su strade completamente ghiacciate che….era  così stretto che non passava neppure un pensiero (“ipse dixit” dove ipse era Lorenzo, e di ipse dixit ce ne sarebbero stati tantissimi altri durante la nostra avventura).  a Stamsund ci attende una magnifica magione.

 

17 marzo: TORSKMANNEN m. 755 (MS)  

“Dimidium facti, qui coepit, habet” – Chi bene ha cominciato, è a metà dell’opera [Orazio, Epist., 1,2, 40]     

“Oh por Crist, g’ha portà via anca la cruz” si recitava ogni mattina passando davanti alla Chiesa ricordando la battuta di  Renzo dell’anno prima .

 

Le previsioni meteo, che avevo seguito puntigliosamente per 90 giorni asenza interruzioni, promettevano la miglior giornata degli ultimi 90 giorni.

Si inizia, quindi, con prova Artva e relazione della gita.

 

 All’inzio è un po’ una ravanata tra ghiaccio e una fastidiosa “boschina”. Più si va su e più mare e montagna si fondono in panorami mozzafiato che incantano, emozionano,  come non mi era mai capitato.

 

In cima è meglio mettere i ramponi perché le alte temperature delle settimane precedenti e il successivo rigelo, hanno formato una crosta superficiale di ghiaccio assai insidiosa.

In discesa si va alla ricerca di  accumuli di polvere dove i miei super spatoloni RESPONSE , comprati apposta per l’avventura norvegese e per sfinimento da parte del “Capitano, mio Capitano”: Antonio “Kitty”Meroni (che non finiriò mai di ringraziare, altrimenti avrebbe prevalso il mio braccino corto e avrei perso l’ “attimo fuggente”) avrebbero potuto finalmente attivare gli spigoli come si deve.

A valle nessuno ci toglie una ricerca  Artva. Fa freddo. Sono le sei di sera. Tra spesa e trasferimenti arriviamo a casa alle 21 e mangiamo alle 22. E’ anche il compleanno di Silvano, che riceve in dono una bussola (tanto non userà mai perché ha il GPS  (sbagliatissimo! Ndr))

 

18 marzo: GEITGALJEN m.  1085 (BS)

“Nec meus audet rem tentare pudor, quam vires ferre recusent” –  La mia coscienza non osa tentare una cosa quando sa che le forze non sono sufficienti [Virgilio, Georg., 3, 78])

Cerchiamo stavolta di partire presto; inoltre ho detto di portarsi dietro anche la picozza,il tempo è ancora bellissimo; inforchiamo  gli sci praticamente in riva al mare;

 

avanziamo nella “boschina”. Davanti a noi si prospetta subito una bastionata su cui vediamo un po’ di gente che sta “ravanando” . Non è un buon segno; incrociamo un gruppo di italiani che aveva appena rinunciato alla gita. Io mi dico: “proviamo !”. Se è vero che bastano  solo 7 secondi per formare un giudizio su chi ti sta davanti, a me è bastato  il primo traverso ghiacciato per capire la pasta dei quattro allievi, sicuramente  con limitata esperienza scialpinistica, ma comunque in grado di reggere lo stress  qualora avessimo dovuto affrontare qualche passaggio un po’ impegnativo.

Per superare una seconda balza si sono resi necessari di nuovo i ramponi. Ripresa la salita con gli sci arriviamo al colle dove forse godiamo del più bel panorama della nostra avventura.

Con un ultimo sforzo risaliamo a piedi un ripido pendio dove occorre piantare la picozza con la punta e fare molta attenzione. In cima la vista a 360° non si potrà mai più dimenticare. E’ il trionfo del “POSERONE”

La discesa nel primo tratto viene agevolata da una corda. Ci godiamo quindi una bella sciata con luce calante,

 arrivando in riva al mare giusto in tempo per le ultime foto senza flash. La gita è stata “un gitone” e qualcuno pensa di essere pure Gesù Cristo con gli sci.

 

Il rientro avviene a tardi anche stavolta. E’ comunque tempo di aperitivo e allora scopro perché al suopermarket  Adriano aveva riempito il carrello di Coca Cola. Strano – mi son detto- che un tipo così “smart” beva Coca Cola. Poi, mi dicono che invece di portare un litro e mezzo  di “Muller Turgau”, come prescritto,  il nostro si era tirato dietro un litro e mezzo di Rhum. Insomma, tanto per gradire, abbiamo staccato un bel “Cuba libre” post gita, allietandolo con un antipasto ribattezzato “Nacamuli” by Samuel (la parola “Guacamole” proprio non mi veniva) .

 Quando a fine settimana finì la Coca Cola scoprii il “purino”, cioè il Rhum puro.

      

19 marzo: VARDEN  (o Vared) m. 700 (MS)

“Est pabulum animorum, contemplatio naturae” – E’ pascolo dell’animo la contemplazione della natura [Cicerone, Acad. , 2, 127]

La finestra di bel tempo continua e si decide per il Varden. La salita stavolta è facile.  Incrociamo una bella norvegese intenta a gonfiare l’ala da snowkite. Ciò suscita in Lorenzo l’esigenza di lanciare la sua massima quotidiana: “quando vedi una così puoi sempre dire alla tua fidanzata che, anche se sei a dieta, il menù’ lo puoi comunque leggere”.

Dalla cima, altro panorama mozzafiato.

 

La discesa viene prolungata sul versante laterale, tanto che occorre una “ripellata”: del resto mica si può lasciare la poudre intonsa.

Giunti al lago costuiamo la barella di fortuna. Sapevo che che sarei stato messo alla berlina per la cocciutaggine nell’insistere a volerla fare (infatti il tema della serata sarebbe stato : “come allestire una barella –ambulanza  dotata dei vari apparecchi elettromedicali”). Certamente è sempre bene conoscere ogni tecnica utile in caso di emergenza.

Durante la cena Elisa esclama “AURORAAAA !!!”. No, non è una fan di Ramazzotti. E’ che fuori si vede l’aurora boreale, un’emozione riservata solo a chi frequenta le zone polari. Un’emozione che però suscita anche l’ironia di Lorenzo in versione coatto romano, per nulla emozionato dal il cielo verdino (dai Lorenzoooooo!)

20 marzo: tentativo al RUNDFJELLET m.803

“Calamitas virtutis occasio est” – Le calamità sono occasione di virtù [Seneca, De Prov.., 4 ,6]

Quella strana bolla di alta pressione al ivello del mare che non trovava riscontro nella vasta area depressionaria in quota a 5000m e che ci aveva dato 3 giorni di tempo splendido, se ne andò. Se da un lato non abbiamo esulatato per l’arrivo del brutto tempo, d’altro lato sarebbe stata l’occasione per tirare un po’ il fiato.

La salita al Rundfjellet inizia con un tratto pianeggiante di circa 3 chilometri in ambiente da steppa russa, visto anche il vento che tirava. La sensazione era proprio quella della storica ritirata. L’emozione era  comunque intensa  per l’odore della salsedine e per il colore plumbeo del cielo.

 Dopo 400 m di dislivello decidiamo di rientare a causa del vento ormai tempestoso. Stavolta c’è più tempo per fare i turisti e dedicarsi in particolare alla ricerca del merluzzo fresco a Svolvaer.

21 marzo: topografia al TORSFJORDTINDER  

“Difficile est tenere quae acceperis, nisi exerceas” – E’ difficile ritenere quello che hai imparato, senza l’esercizio [Plinio, Epist., 8, 14, 3]

Ci alziamo sotto una fitta nevicata. Sul terrazzo di casa ci sono già 30 cm di neve. Si decide ugualmente di mettersi in macchina, dirigendosi stavolta verso sud e sperando di trovare buone condizioni. Ci fermiamo in riva a un fiordo e io azzardo un esercizio di topografia  chiedendo agli allievi scendere dall’auto e portarmi a vedere le onde del mare aperto che si trovava a circa 3 km a Nord Ovest. Siccome tutto ciò avveniva sotto la pioggia battente, la contrarietà degli altri istruttori era palpabile, ma qui si deve fare addestramento di topografia e 2 gocce d’acqua non possono certo fermare la Valle del Seveso.  Quindi giù tutti dall’auto e in marcia verso l’Oceano , che bisogna capire dove si trova con carta e bussola.  Naturalmante per chi , come me, ha più c…. (ops, fortuna) che anima, smette subito di piovere e, anzi, il cielo sembra quasi aprirsi. Risaliamo sino al colle dove impariamo pure a fare il punto sulla carta misurando l’azimut di cime note (come il Monte Melma Norvegese).

Poi scendiamo a mare.

Giochiamo sulla sabbia bianca di neve e facciamo le foto di rito.

Una volta ripresa l’auto ci dedichiamo al godimento “fuori dal finestrino”

 

E alla visita del caratterististico paesino di Nusfiord.

 

22 marzo KVITTINDEN  M.710 (MS)

“Unusquisque sua noverit ire  via”– Ognuno deve imparare ad andare per la sua via [Properzio, 2, 25, 38]

Il tempo non migliora e ha messo giu’ 30-50 cm di neve fresca. Decidiamo all’ultimo per il Kvittinden che presenta pendii abbastanza regolari. Il pericolo valanghe segnalato  è 3 ma guardandosi attorno si vede qualche valanga sponanea. Procediamo con tutte le precauzioni del caso rendendo gli allievi ben consapevoli di cosa vuol dire fare nel concreto una valutazione locale del rischio valanghe, dopo che la sera prima i nostri si erano dovuti sorbire la regola del 3×3 del Munter. Imponiamo a seconda dei tratti la distanza di alleggerimento e di sicurezza.

Gli allievi provano anche a fare la traccia. Grazia ci grazia con una traccia super  accademica alternando uno “zig” a 40° a uno “zag” a 5° tanto per rompere il ritmo visto che deve prepararsi  per la “Monza Resegone”.  Guadagnamo la cima e contenti per l’ennesima volta,

ci lanciamo in un’altra discesa sino al mare. Anche oggi la gita è stata bella e molto istruttiva. Rientriamo passando per il caratteristico abitato Henningsvaer dove Stefania trova finalmente il suo stocafisso.

23 marzo: Quota m. 370 (STAMSUND)

“ Homines dum docent, discunt “ – Gli uomini mentre insegnano imparano [Seneca, Epist., 7, 8]

E’ l’ultimo giorno, dobbiamo pulire la casa e preparare i bagagli per la partenza del giorno dopo (ore 4). Usciamo da casa direttamente con gli sci e risaliamo la pista dell’unico skilift delle Lofoten. In cima grande spazio, per l’ennesima volta, a grandi scatti con neve e mare.  Ormai non ci rimane da fare che la simulazione della ricerca organizzata in valanga. Nella foga dello scavo Adriano non si accorge di aver spalato anche l’Artva che finisce a 2 m di distanza.  Non trovandolo nel punto cercato perde completamente l’orientamento e fatica a realizzare dove stava il problema.

Siamo ormai alla fine e non c’è nessuna voglia di tornare. Passiamo il pomeriggio e la sera a vederci e rivederci foto video come se non riuscissimo a distaccarci da quei posti così magici.

24 marzo: il RIENTRO      

Partiamo a notte fonda per Evenes e con un dislivello di 30 000m (Evenes-Oslo-Copenaghen-Malpensa) arriviamo a casa. Come ultimo atto, all’aeroporto,  riprendiamo in mano  la bacchetta sottratta  al ristorante di OSLO la settimana prima (quello dell’ “Enjoy your bread”) e con cui avevamo bacchettato  gli allievi per tutta la settimana. A queto punto la bacchetta passa agli allievi per l’ultima bacchettata: quella ai loro istruttori.

 

COMMIATO

E’ stato un bel corso di scialpinismo del CAI, molto probabilmente  il primo con questa formula in terre così lontane dalle nostre Alpi.

E poiché questo  tipo di iniziativa, così nuova  e innovativa,  non può che realizzarsi in un ambiente  in grado di promuoverla, vorrei iniziare con il ringraziare l’intera  Scuola Valle del Seveso ( e in proposito mi piace citare il  suo fondatore: Gabriele  Bianchi, la Commissione Valle del Seveso con il suo Presidente Maurizio Nessi,  il Direttore della Scuola: Angelo Pozzi (detto “Kocis”) insieme a tutti gli Istruttori).

Ringrazio poi, più nel concreto, gli istruttori sezionali di questa “avventura”, semplicemente fantastici e che mi hanno sostenuto  dall’inizio alla fine:

  • ·         Sfefania Castoldi  (ministra dell’Economia e Finanze)
  • ·         Silvano Giampietri  (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e ministro della Georeferenziazione )
  • ·         Samuel Bardi (ministro del Turismo, Infrastrutture e Trasporti)
  • ·         Diego Catallo (ministro dell’Agricoltura e della  Ristorazione)

…nonchè gli altrettanto fantastici allievi:

  • ·         Grazia Fossati  (l’Accademica)
  • ·         Elisa Cavalieri (l’Aurora)
  • ·         Lorenzo Mariani (dai Lorenzooo!)
  • ·         Adriano Mauri (il Poserone)   

Alla prossima

Alberto Ronzetti

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CHI CAMBIA CANALE….E’ DEI NOSTRI!

mercoledì, aprile 2nd, 2014


Nella lunga stagione dei Corsi è cominciato anche l’SA2-2014 e, dopo un rimando doveroso causa maltempo della scorsa settimana, ecco la prima uscita.
· Meta: Canale dei Camosci allo Zuccone Campelli, sostituito in corsa dal fratello gemello ‘Canale Pesciola’, posizionato subito a destra.
· Dislivello: complessivo di ca 600 mt.
· Zona: Piani di Bobbio;
· Neve: ancora molta, soprattutto nei versanti settentrionali; nel canale troppa!, a tal punto che abbiamo reputato più intelligente rientrare dai Camosci e portarci su quello del Pesciola, già pestato e comunque non facile da percorrere proprio a causa della troppa neve.

Partiamo talmente presto che anche la funivia non è ancora stata costruita e quindi perdiamo quel tempo canonico necessario almeno alla sua costruzione! Al parcheggio c’è già il mondo in attesa di calpestare per le ultime volte la neve fresca: il colore ancora bel bianco che si nota in giro è la dimostrazione innanzitutto delle ulteriori e recenti nevicate, nonché il segnale che è sempre neve bella.
Difatti non tardiamo a verifiCarlo, appena giunti in cima all’arrivo del bidone. Qualcuno ha pensato bene di lasciare a casa gli scarponi, ma i noleggiatori in quota son lì per questo: gli costa un caffè per tutti a chiusura lavori……………non facciamo nomi, lo kazzieremo a fine corso.
Il secondo episodio è relativo ai carabinieri, che sembra siano lì giusto per fare le statuine e muoversi dalla mangiatoia quando arrivano i Re-Magi; ora, che le regole vadano rispettate è un dovere, soprattutto in un paese complicato come il nostro, però ci auguriamo che lo siano veramente per tutti, visto che nel pomeriggio, quando le nostre terga hanno visto il Rifugio Lecco e le sue leccornie, le stesse terga erano in buona compagnia, cioè quella di altre innumerevoli persone che gli sci li hanno lasciati non a casa, ma direttamente sulle mensole dei negozi, visto che non li hanno nemmeno acquistati. Quindi……..o costoro son dei geni capaci di attraversare pendii e piste senza farlo……oppure le multe le diamo a tutto il mondo, con gran fallimento anche dell’economia agro-alimentare dei rifugi!!!
Peccato che l’intelligenza arrivi sempre nel momento in cui non c’è nessuno!

Oggi lo scopo principale non era tanto la meta, ma le manovre; tuttavia abbiamo abbinato anche la cimetta del Pesciola che non è stata niente male.
Arriviamo alla base del canale, dove il manto nevoso è notevole; nella corsia ‘centrale’ ha già scaricato, ma in alto è intonso. Lo carichiamo in 16 persone? Forse oggi è meglio di no. Ci portiamo quindi sul Canale Pesciola e lo percorriamo così come già fatto da altri. Con qualche sosta dimostrativa, le cordate si portano in alto e poi si depositano accanto alla Madonnina di vetta. Sole, panorama e contemplazione.

Poi di nuovo verso il basso, con Silvan impegnato in sci estremo direttamente dalla cima (una discesa della “Madonna”). Pestiamo un chiodo di sicurezza, più per il clessidrone che non per la doppia e kaghiamo-giù i corsisti per una bella prova di discesa in corda doppia e poi ci divertiamo con un ulteriore discesa su pendio estremamente ripido!!!….zio cantante, soprattutto buttarsi giù non è stato facile. Però abbiam goduto, zio kantante!


Rientro alla Lecco, briefing del Diretur e poi giù di pasta e patate, queste ultime gentilmente offerte dalla rifugista, che verso la Valle del Seveso dimostra sempre una certa sensibilità e cortesia.

Scendiamo un po’ meno pressati rispetto alla mattina, ma sul furgone se non si parla di sardine…..è la volta dei merluzz !!!
Scarliga merluzz è il saluto finale di una bella giornata che si conclude con l’appuntamento successivo già programmato per il giorno dopo, in Swizzera, al Piz Beverin.
Partecipanti: Dario, Giorgio, Ale, Ermann, Raf, Simone, Giovanni e Riccardo; Stefy, Inox, Gonza, Barney, Silvan, Boris, Paolinux e Patajean.
Let’s go.
by Patajean

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SA2 – 29/03/2014 – Campelli – 30/03/2014 – Piz Beverin

martedì, aprile 1st, 2014

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Campelli

Piz Beverin

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BEVERIN – LA SCALA …….NELLO SCIALPINISMO

lunedì, marzo 31st, 2014

Dopo la giornata di manovre del sabato al canale dei camosci ci attende la prima uscita in ambiente del novello sa2.
Complice il cambio dell’ora ci ritroviamo alle cinque, anzi le sei ma sono le cinque..in qualunque modo si giri una levataccia, presso il Mac Donald di Varedo.
Attesi i soliti ritardatari ci lanciamo verso la swizzera non senza una sosta tecnica per testare le lussuose toilette autostradali.
Passando il San Bernardino ammiriamo l‘abbondanza di neve che la stagione ci stà regalando,
ma scendendo verso la nostra destinazione compaiono i bei verdi prati montani.. -sarà impazzito il Gonza – con tutta la neve che c’è ci porta sui prati ? – serpeggia tra i presenti la domanda – Saliamo al paesino di Mathon e anche li neve zero –
Un po’ preoccupato il gruppo esegue le manovre di rito e via su per il pendio tra crochi crukki e letame… cominciamo o concimiamo bene….
Trenta metri di dislivello e siamo finalmente sulla neve: il rado bosco ci accoglie con le sue luci e ombre con una neve bella portante. Salendo il manto nevoso si fa via via più abbondante e alle prime baite si comincia a intravedere la cima e tutto il percorso di salita, compreso il ripido canale che faremo in discesa… al ritmico alternarsi degli sci ci avviciniamo al primo vero ostacolo del tracciato, il Beverin Ping da affrontare sul ripido prima e con gli sci nello zaino dopo.-Via su tra ampi panoramiche che si aprono, arriviamo alla fatidica scaletta: mentre il gruppo uno si prepara all’attacco alla vetta anche il gruppo due inizia la discesa del salto..
Chi si avvicina alla scala con nonchalance, chi con reverente timore e chi in ginocchio forse per rispetto al Piz Beverin.
Per i più stanchi la cima è questa, ormai alle spalle 1300 mt abbondanti di dislivello e nelle gambe ancora la fatica di ieri, per i più in forma invece la vetta è li a portata di mano……..
Sostiamo in ammirazione del panorama di cime a perdita d’occhio e attendiamo l’arrivo del gruppo di vetta, sognando una bella fontana e lanciando brevi sguardi al canale che ci attende… OS dice la relazione—
Spuntano in discesa i baffi del Pier e a ruota il gruppo al completo…. su dai giù… qualche bella curva sul ripido e ci buttiamo a destra alla ricerca del pendio farinoso che il Pier e il Gonza hanno individuato durante la salita… in un tripudio di serpentine anche i più timidi sparano giù delle belle esse pennellate sul pendio….il Pier è a mille, inanella scodinzoli su questa bella neve remollata dal sole – ci aspetta e riparte – euforici ci lanciamo sulle sue tracce..
In un susseguirsi di balze divertenti ritorniamo alle baite dove ci tocca la prova dell’Artva… ma con bar di acqua fresca e volendo la doccia 😉 – ottima scelta ancora dell’inossidabile Pier..
Campo ARTVA pronto in men che non si dica e via con greche e e microgreche… ho capì un cassis ma non importa, si rifarà …. finale a sorpresa con caccia all’arva fantasma o fantasmatico e Anna con il proverbiale intuito femminile da un colpo di pala …. e oplà trovato ! Nel frattempo il gruppone ha arato lo spiazzo che ora è pronto per la semina…
Mai domo il Pier riprende la discesa a palla, la neve regge e anche le nostre gambe: con una spettacolare gimcana nel bosco ci conduce con un breve togli e metti alla scaletta di pietra che porta sulla strada, due passi e siamo alle macchine.
Chi si cambia, chi fa il bucato, chi stende, chi sbatte i tappeti… gli abitanti del paesino non hanno mai visto una cosa del genere… son tutti matti questi italiani !
Perbacco il Pier è già pronto, lavato e pettinato e pronto a dirigere le manovre di carico del Gonzafurgone… su dai giù questi zaini ! Si torna a casa lungo l’autostrada non senza un lungo sguardo dai finestrini alla cima appena lasciata .. che discesa e che neve e che sole… siamo tutti belli bruciacchiati, esausti ma con il sorriso stampato in faccia dopo un bel week end di fatica…..

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LA VAL D’AVERS: TANTA ROBA! Weekend 8-9 marzo 2014.

mercoledì, marzo 12th, 2014

· Cime del sabato 8/3/14: Grosshorn mt. 2.781 con 900 mt di dislivello; sempre sabato ripellata diretta al Chili Hureli mt. 2.798 con altri 460 mt di dislivello.

· Cima della domenica 9/3/14: Mittel Wisberg mt. 2.981 con 1.000 mt di dislivello circa, passando per la Tallinfurgga mt 2.817;

· Neve: no comment, rischieremmo di non saper esagerare; almeno il sabato;

· Sviluppo: siamo sempre sui 10-12 km a gita; ormai lo std dell’SA1 2014;

· Difficoltà: MS+;

· Caratteristiche: non me ne vengono, ma direi solo una cosa: tornarci !!!

Se stavolta esordiamo dicendo che è stato un fantastico weekend, non credo che andiamo lontano dal pallino, anzi. Doveva essere un ‘ripiego’, naturalmente non nel senso etimologico del termine, ma solo perché avevamo avuto parecchi problemi con la meteo in precedenza e quindi volevamo recuperare una giornata; poi le difficoltà di scegliere un posto che ci desse l’opportunità di kagar-fuori idee ‘non qualunquemente fatte’ ha dettato il resto.

Giovedì scorso sembravamo impazziti di fronte al desk del last minute, poi grazie al Ministero degli Affari Logistici del Corso, siamo riusciti a tirar fuori dal cilindro un bel cinghiale, altro che coniglio!

Corso iniziato sotto il più basso degli strati nevosi, corso finito con due bei fine settimana pieni di sole, dove la differenza fra la lingua e la sciarpa si è vista solo ad orecchie lavate.

La Val d’Avers non è poi così lontana, visto che basta sporgersi al di là dello Spluga per cominciare a coglierne l’essenza; poi è talmente carina che un giro sino in fondo bisogna per forza farlo: è un po’ come bere il chinotto con la cannuccia, quando lo vai a tirare su anche negli angoli più lontani!

Tatticamente distribuite nel fondo valle, molto limitato, le case o frazioni di località fanno da cornice ad un paesaggio tibetano, bianco, bianco ed ancora bianco, nonché silenzioso, visto che la gente c’è ma non fa casino. La nostra soluzione logistica si dimostra azzeccata, visto che abbiamo trovato posto in un alberghetto (Edelweiss) all’imbocco della valle, dove basta scendere dal furgone per entrare prima al ristorante e poi nelle camere. Essenza svizzera: ciò che serve, con in testa pulizia e praticità. Da imparare, oltretutto e per una volta a prezzi competitivi.

Partiamo molto presto per essere concreti da subito.

Tra autovelox, polizia e saluti non dovuti alle autorità (Samu, ma se al doganiere gli avessi detto anche “Ripelliamo?”…..dove saresti adesso?) arriviamo in Valle ammirando un paesaggio da fare invidia ai migliori venditori di detersivi: più bianco nun se pole!!!

Che ci si trovi in Svizzera lo dimostra la precisione: l’Edelweiss apre alle 8.00 e quindi è inutile presentarsi prima, anche se fosse una mera questione di cortesia, quindi via verso Purd. Nonostante l’enfasi data al momento, il Mostro non ha generato quel sano kagotto che di solito può incutere al visitatore che gli si prostra davanti; una delle cascate più famose della zona era formata, ma non come negli anni migliori. Se poi ci si vede qualcuno sopra, viene resa maggiormente l’idea. Senza nessuno è un po’ come vedere un film porno su un canale criptato.

RIPELLIAMO???…..osti, lasciamo almeno calzare le assi!!!?!?

Parcheggiamo ed iniziamo subito dal Grosshorn, che per noi più che un nome è un aggettivo; cerchiamo quindi un sostantivo che gli stia accanto dignitosamente e ce ne viene uno solo: Kulhorn! Si, perché chi se la immaginava una giornata così?

Ci dividiamo a gruppi e via, in circa due ore e mezza percorriamo i 900 metri che ci separano dalla vetta con andatura costante, tra azimut, studio della traccia e analisi della neve.

In cima c’è una ventazza che spacca i mmaroni, ma noi siamo ancora una volta contenti degli spazi circostanti. E’ un brulicare di cime, poi però dobbiamo coprirci visto che le folate gelano il sudore e fanno venire i brividi. Foto di gruppo, grazie a due krucche che poi finiscono per terra sotto i tiri del vento e poi via verso il basso (non ce la sentiamo di attraversare in cresta verso il Chili Hureli…..diuretico che ha dato il nome alla cima sulla sinistra orografica del Grosshorn).

Arriviamo a circa 2.450 mt tra un zig-zag di curve notevoli e lo stupore si impossessa di noi: pendio del Chili Hureli da brivido nevoso: RIPELLIAMO?

Di solito è domanda inutile, oggi no! Alla Gary Cooper estraiamo le pelli ormai stanche e rimettiamo in moto i quadricipiti; tracciamo in neve farinosa verso la dorsale che poi accompagna in maniera netta e precisa sino in cima, con pericoli inesistenti, se si eccettua forse qualche metro dell’ultimo strappo. Devo dire la verità: nel tratto che ci ha accompagnato verso la dorsale ho sentito i brividi della bellezza; quel tratto ovattato e totalmente vergine, nella sua semplicità, ha dato il là per andare avanti in maniera del tutto naturale. In circa un’oretta siamo nuovamente in cima per godere di panorami veramente incantevoli. Ci voleva e nessuno sembra patito o pentito. Altra foto e poi via al piccolo colle che prima vedevamo dal basso: discesa da leccarsi gli attacchi. Tanta roba!

Nuovamente alla quota critica e……RIPELLIAMO? Forse qualcuno ci ha pensato.

Scendiamo contenti e la combiniamo: manovra di autosoccorso per recupero del travolto a sorpresa. C’è chi si toglie gli scarponi, ma c’è chi si toglie anche i sassolini……e bastardamente invita tutti a mettere i piedi a mollo. A lato strada ci si presenta un pendio consono a tutto e quindi gestiamo il caso reale.

Dopo una spiega generale da parte nostra è il turno dei mitici allievi/e 2014; ce la mettono tutta: tra richieste cortesi (“Scusate se vi disturbo, ma ci sarebbe da tirar fuori il socio”), diplomazia oculare e visite specialistiche (“ecco bravi, in questo modo risolviamo la questione-vista”), il Direttore T-Max prende in mano la situazione e conduce il gruppo al pieno successo, sia tempistico (due artva nel giro di 12 minuti), sia emotivo.

RIPELLIAMO? No, andiamo al rifugio.

Scendiamo, inchino al Mostro e dentro a rifocillarci all’Edelweiss: posto magnifico, con sala Lounge tutta per noi e fuori l’igloooooo di Davide, che però è tornato a casa, mannaggia!

Festeggiamo in compagnia del solito vinello, accompagnato da salamino e patatine varie e poi andiamo a cena. Thai che è tardi, Thai la cera, Thai la birra che ho sete, fatto sta che c’è proprio la Thai!!!

A dispetto del dubbio abbiam mangiato bene e nel mentre arrivano anche Adrian e Marta, che si sono incamminati dall’Italia solo in serata. Non c’è in giro nessuno e quindi……ve lo dico dopo?!

Usciamo a fumare, a parlare e ci mettiamo in vetrina………….

RIPELLIAMO?

Scambiando AusserFerrera per Amsterdam vengono in mente idee che si possono vedere solo alla fine. Andiamo finalmente a dormire trastullati. La sveglia ci porta nuovamente verso i tavoli alle 7.00 del mattino, quando arrivano anche i tre Re Magi, ultima parte della carovana proveniente dal suolo italico, visto che potevano dare disponibilità solo per un giorno.

Ritorniamo a Purd coi mezzi motorizzati e stavolta pelliamo in senso contrario al giorno precedente: meta il Mittel Wisberg, cimozzo dalla mole consistente e che appare in tutta la sua grandezza solo a metà percorso. Si tratta di pendii sufficientemente sostenuti nella prima parte, per poi passare un traversone di tutto rispetto e finire in un’ampia conca che porta alla Tallinfurgga, colle a 2.817 metri prima della rampa finale. Superato il traverso, la gita diventa immensamente tranquilla, rotta solo dalla fatica dei 1.000 mt e dalla stanchezza del giorno prima.

Lasciamo gli sci al colle della Tallinfurgga e saliamo verso la cima; qualcuno sale ugualmente con gli sci, ma anche lui ‘è costretto a lasciarli al colle’…..almeno uno!

Ultimo tratto decisamente ripido e poi finalmente l’estasi vettale; stessi riti del sabato e poi giù. Bevutina, fotone generale e poi su-dai-giù.

Gruppi più o meno compatti e discesone deciso; poi cancelletto e vedette per attraversare l’unico vero punto critico della gita. Neve plastificata in fondo, con solo qualche curvetta da libido e poi finalmente i titoli di coda.

RIPELLIAMO??? Eh no, adess basta!

Ci manca solo una cosa: mangiare il panettone a UFF o, meglio, andare a Juf per lo spuntino e la merenda. Bel posto, anche qui troppo pieno di bianco per non far invidia agli skialper.

Il rientro è caratterizzato da un passaggio da Brno e da Laguna Seka; ormai siamo pronti per Indianapolis. Certo è che i furgoni quest’anno sono stati la vera sorpresa del Corso; logisticamente perfetti per noi, hanno praticamente svolto la funzione aggregante che di solito è resa solo dalla notte in rifugio. Una rivoluzione per la Valle del Seveso. Un grazie quindi a queste entità meccaniche con il cuore umano.

E’ stato veramente un bel corso, iniziato con qualche difficoltà per via del tempo, ma terminato coi migliori auspici anche per il futuro, con gente estremamente simpatica e pronta a divertirsi, forse a trovare soluzioni e indicazioni ideali da tutti noi. Dispiace quasi che sia finito, nonostante l’impegno non sia stato poco!

Un grazie agli allievi che siamo sicuri si sono divertiti e ci hanno permesso di fare questo Corso e naturalmente un grazie a tutti gli istruttori, senza i quali tutto ciò resterebbe solo una bella idea, ma irrealizzabile!

Partecipanti di questo weekend: Laura, Giamba, Ricky, T-Max, AndreaS., AndreaD., Matteo, Max A., Giò, Davide il Ranger, Giulio, Tommaso per il Resto del Mondo;

Stefy, Silvan, Clint Meroni (Inox), Boris, Mirko (l’Himalaya è ai suoi piedi), Paolinux (l’Himalaya lui ce l’ha in testa), Samuel, Patajean e poi al 40’ del primo tempo sono entrati Adriano e Marta, con i Colombini che uscivano, mentre nel ‘secondo tempo’ sono entrati anche Pier, GigiM, e Barney.

Un grazie doveroso ‘di esistere’……..e tutto è avvenuto per d’Avers!

Alcuni vorrebbero salutare a modo loro……sti Brutti Kuli!

Adesso una bella pausa e poi senz’altro altre occasioni per continuare a divertirsi come sappiamo.

Ciao à tuch, Patajean

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I PENDOLARI DELLA VAL MAIRA – 22/23 FEB. ‘14

martedì, febbraio 25th, 2014

· Cime: Sabato 22/02 Monte Midia 2.341 mt + traversata Monte Estelletta 2.318 mt; giro circolare da Ponte Maira a Chialvetta. Domenica 23/02 Monte Ruisass 2.736 mt, con passaggio dal colle Cappel a 2.350 mt circa.

· Zona: Val Maira, Piemonte (CN)—–Acceglio come Campo Base.

· Distanze complessive: ca 12,5 km per giornata; DSL 1° giorno: 1.000 mt, 2° 1.300 mt.

· Difficoltà: nessuna in questo weekend, ma non serviva averne!

· Caratteristiche: manto nevoso ben consolidato, copertura notevole; dura sui pendii a N-O, con rammollo da godimento su quelli S-E. La sezione centrale del Ruisass ha creato la giusta emozione in tutti.

Per la prima volta e dopo lunghe insistenze del nostro Boris, finalmente in questo weekend di febbraio e dopo lungo peregrinare lungo le autostrade di Lombardia e Piemonte, siamo riusciti a realizzare il nostro ambito viaggio in Val Maira…….tranne lui che non c’era! Guardando la cartina, ci sono almeno 200 itinerari, da quelli per gli schizzinosi a quelli per coloro che hanno il palato più fino. C’è un bel libro sulla Valle ed alcuni di noi l’hanno preso facendo un buon affare con linee per tutti i gusti!

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IL NOSTRO PICCOLO CANADA – Val Leventina 16 feb ’14.

lunedì, febbraio 17th, 2014

· Cima del Foisc – mt.2.208;

· Zona: Val Leventina, Svizzera nelle wc-nanze di Airolo;

· Dislivello: 830 mt con salita da Brugnasco e 1.050 mt di discesa “polverosa” su Madrano;

· Caratteristiche: neve tipo farina 00 !!!, ma di quella proprio buona nella parte alta; leggermente trasformata, ma ugualmente ‘elegante’ nella parte bassa; bosco molto bello, ma complesso nella discesa finale sul tornante. Forse da consigliare solo a chi è in preparazione di una gara.

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GIAMAICANI SI DIVENTA! Domenica 02/02/2013.

mercoledì, febbraio 5th, 2014

· ZONA: Val Febbraro (Mesolcina-Val Chiavenna); da Isola a ca 1.200 mt;

. CIMA: Pian dei Cavalli sino a quota 2.160 mt. ca;

· DIFFICOLTA’: MS con dislivello di ca 950 mt.

· NEVE: tanta! Forse troppa, appagante per la macchina per fare le facce.

· Considerazioni: gita ‘ottimale’ con condizioni di forte pericolo; assenza di placche a vento (almeno per la parte tracciata), valutazione positiva del manto, nonostante l’ultimo strato di oltre 50 cm caduto di recente.

Possono esserci dei Giamaicani nella VdS? Fino a ieri il ricordo è legato alle Olimpiadi, ma adesso o siamo pronti anche noi e possiamo accedere a Sochi 2014, oppure ci sono un po’ di atleti rubati allo sport, che avrebbero potuto dire la loro e invece sono stati destinati inesorabilmente a far solo fatica (inutile!).

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