SCHNALS VALLEY – WEEKEND 22/23 APRIL 2017.

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  • CIME: Final Spitze mt. 3.514 BSA + Cime della Vedretta mt. 3.269 MS
  • GRUPPO: Weisskugel e Otztal Gruppe
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: 1.300 mt e 26 km sui due gg;
  • NOTE: una sola che ha poi rovinato il weekendone; la ventazza maledetta che ha soffiato ininterrottamente per due giorni! Praticamente fonati per il weekend. In realtà con temperature così rigide, la neve è ancora invernale, di quelle proprio belle.

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Perdere del tempo piacevole per organizzare la gita di aprile, ormai un must per il gruppo; verificare sistematicamente le condizioni in una stagione ancora anomala, per garantire di non andare in giro alla karlona, soprattutto quando la gita è studiata in posti non proprio piccoli; cambiare in corsa quando meteo e neve non convincono fino in fondo; ritrovarsi in un posto comunque meraviglioso e pieno di possibilità che solo il tempo a disposizione rende parzialmente un miraggio e infine…..dover girare gli assi verso valle perché è l’unica soluzione corretta!

Questo in sintesi il nostro weekend, studiato da oltre un mese e goduto per circa due giorni sui tre programmati, wacca logia! Comunque bello è sempre bello e lo dimostra la flessibilità di tutti che alla fine convergono, per quanto a malincuore, verso la scelta più logica. Probabilmente con i giri che abbiamo in mente, più che trovare una settimana piena per andarci….bisognerebbe trovare una settimana per andare al lavoro!

Ore 18.00 del venerdì: nulla Otztal alla nostra gita.

Si parte da Ovest con alcune scelte legate al Monte Bianco, si passa poi in Oberland dove ‘il tempo é maturo’ per poi kagarsi ad est, nel plaisir dell’Osterreich. In sintesi potremmo dire che abbiamo fatto la classica “gita dell’OTZI”, con tutto il rispetto.

Arrivati sabato mattina a Maso Corto, ci dirigiamo alla Croda delle Cornacchie, dove non possiamo non vedere parte della squadra azzurra di sci e della ‘valanga rosa’, con Manuela Moelgg che sbiondazza tra la gente pronta a far pali; poi ci tuffiamo nella corona di cime che lambiscono la Val Senales, paradiso dello sci e degli allenamenti, ma anche porta d’entrata di un mondo tutto da scoprire e con giri di più giorni da farsi venire l’acquolina in bocca. Con una logistica ben studiata si può evitare di andare in macchina in Austria, compiendo la circumnavigazione dell’Europa, e percorrere itinerari di tutto rispetto e di gran soddisfazione.

Scendiamo sino a lambire il contrafforte della Croda Nera, dove iniziamo a pellare in un ambiente glaciale molto suggestivo; la seraccata incombe infatti sopra di noi, ma si passa nel mezzo agevolmente puntando il colle che separa la Final Spitze dalla Cima di Finale.

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Certo la neve non è molta ed il fatto di vedere già il verde del ghiaccio a 3.400 mt non è proprio entusiasmante. Nel frattempo la ventazza fischia nelle orecchie ed ogni tanto soffia fastidiosa, ma stavolta almeno a favore. Se avessimo un paio di vele, saremmo in cima in dieci minuti.

Dopo il pianoro che sovrasta il ghiacciaio pensile arriviamo al deposito sci, per iniziare la cresta che in circa 20 minuti conduce alla croce di vetta; qui necessario spostare gli organi del corpo tutti in basso e mantenere in alto solo gli occhi, facendoli ballare bene….in modo da stare ben inchiodati a terra e attenti a non finire “a basso”: da una parte i danni sarebbero notevoli, dall’altro il cucchiaino servirebbe a poco, visto che ci sono più di mille metri di baratro.

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Vista semplicemente fantastica su un bordello di cime: dal Similaun alle bellissime Cime Nere, dalla Palla Bianca alla Wildspitze ed in lontananza alcune delle cime che ben conosciamo come Gran Zebrù ed Ortles. Il punto di osservazione non ha eguali ed è giustamente citato anche nelle relazioni si salita.

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Scendiamo raggomitolandoci nuovamente al deposito sci (non prima di aver aspettato Giò che ha fatto il giornaliero sulla spalla finale!) e prendiamo la strada del ritorno. Neve tutto sommato invernale anche se poca, ma bella discesa che culmina sui pianori sotto il rifugio. Qui esce quel poco brianzolismo che ci siam portati dietro: chiediamo allo skiliffaro se ci fa fare un giro sull’impianto per poi scendere al rifugio anziché salire…..nulla, qui sono fiscali ma è giusto così. Pelliamo ed arriviamo al Rifugio Bellavista. Struttura notevole dal costo un po’ alto, ma con dentro alcuni servizi tipici, come la sauna. Chi dorme, chi beve, chi kazzeggia……e chi si sauna!

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E’ tutto diverso rispetto a noi ed ai nostri posti; qui la gente vive anche di queste cose e quindi la probabilità di vedere giovani che fanno alpinismo e scialpinismo aumenta. Qualcuno di noi ne approfitta e si dedica alle pratiche locali…..

Facciamo passare il pomeriggio e cerchiamo di capire bene la meteo per la domenica, visto che la Palla Bianca o la Cima di Vallunga sono le nostre prossime mete. In realtà vorremmo andare anche in Austria per poi tornare, ma occorre meteo stabile e valutare tutto. Il rifugista ci conferma che la ventazza salirà (raffiche a 60/70 km/h) e quindi lasciamo che la notte porti consiglio. Sono le 6.30 quando ci svegliamo e ci accorgiamo che i letti sono tutti spostati, sarà stato il vento? Purtroppo si.

Tergiversiamo all’interno di una spettacolare colazione e poi decidiamo di andare ugualmente, passando da Punta della Vedretta, che immette nell’Hintereisferner, lunga e splendida lingua glaciale che porta verso la Palla Bianca. Le raffiche rompono i mmaroni e fanno capire che la trippa per gatti c’è, ma è jazzata e che il buon senso ormai si è fatto fottere. Si decide per il rientro.

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Di solito quando c’è il “promontorio” è cosa buona e giusta, ma quando c’è la “saccatura” è proprio vero: le balle toccano terra! Arriva il momento che il vento ci causa la “sfracellatura scrotale” e ci fa desistere: summit nella hall del rifugio, occhiatina alla meteo per il lunedì e decisione finale. “Se femm!?” VADA-VIA-UL-KU’ e torniamo.

Alcune note di rilievo:

  1. Boris è stanco sempre all’inizio, poi va in scimmia! Si lamenta del peso, ma poi scopri che ha con sé anche tutto il kit per ricaricare pile e strumenti informatici vari;
  2. Il discobolo sarà probabilmente uno dei nuovi simboli della VDS, ammesso che si riesca a capire come lanciava il disco (o barattolo del Koccolino!);
  3. Qui è tutto Otzi mania;
  4. Gli attacchini sono una goduria, parola di un Diamir-dipendente! Ed il peso in meno si vede e si sente.

Non ci resta che tornare, magari mangiando un paninello…….e inizia il Festival del Camogli (“dove Otzi andiamo?”), ossia la ricerca di un posticino dove appoggiare le terga stanche. Passiamo tutta la Val Pusteria alla ricerca di un posticino carino ed accogliente. Merano si ferma per noi, il Passo della Mendola unito al Tonale ed allo Stelvio non sono sufficienti e quindi non ci rimane che un Autogrill skrauso di bestia per chinotto-coca-birretta ed un paninazzo alla facciazza della gita.

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Partecipanti: Anna, Stefy, Ronnie, Teo, Max, Andrea, Boris, Giò, Luca e Patajean.

by Patajean

 

 

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