SABATO 5 GIUGNO: I TITOLI DI CODA PER LA STAGIONE SKIALP 2010? GRANDE AIGUILLE ROUSSE MT. 3.483 ALTA VALLE DELL’ORCO (GRAN PARADISO).

Se non fosse stato per la kaldazza incredibile, oggi avremmo goduto ancora di più! Però non ci si può sempre lamentare che qualcosa non va come vogliamo noi: questo almeno il commento che circolava nell’abitacolo dell’aereo-mobile di Von Gruningen (una specie di shuttle in miniatura che, appena qualcosa è fuori posto, ti suona come per dirti: “Ueh, sum minga rivà chì dumà par tì!…….regoldess che tì t’à gh’è ul suv, ma ul suv sun mì!!!”).
Giornatina dedicata alla Profonda Valle dell’Orco, dove il Gran Paradiso e la vicina Val d’Isère spopolano alla grande e dove i panorami sono finalmente un po’ diversi dai soliti; andare a Ceresole Reale è un po’ come fare la colon-scopia alla Valle dell’Orco: ti cacci dentro all’inizio e continui ad andare avanti finche ne hai.
E’ un po’ lunga arrivarci, ma se avete tempo da buttare ai pesci e voglia di scoprire un posto nuovo, non lasciatevelo scappare. C’è anche un po’ di storia in questa Valle che nei decenni dei figli dei fiori, insieme alla Val di Mello, ha costituito un punto basico per tutti quelli che non avevano un “cacchio da fare”, perché anche questa è un’attività non facile da fare e soprattutto da portare avanti. Pareti che richiamano lo Yosemiti (in miniatura), ma che fanno sempre accumulare l’adrenalina in fondo alle mutande quando le guardi bene. Purtroppo hanno ficcato una bella galleria proprio nel punto focale della zona e quindi adesso si vede ben poco: la Fessura della Disperazione e la Fessura Kosterlitz sono un paio di antipasti per chi vuole andare a sparecchiare i tavoli in questa valle. In fondo, invece, ma molto in fondo…..praticamente dove c’è il muro con la scritta: “Basta, pirla, è finita…!” ci sono anche le cime con la neve e quindi il menù è completo. Se svalichi ti ritrovi a Pont e puoi cominciare a cavalcare la zona del Grampa, ma se ti accontenti di appoggiare la macchina ti puoi scegliere molte cime interessanti; per noi oggi c’era la Grande Aiguille Rousse, un 3.400 metri completo e lontano dai soliti riflettori; lo trovi su quei libri ormai gialli, con le uscite classicissime di scialpinismo, quelle del tipo: “Da Nizza a Casa tua!”. La montagna spesso è bella anche per il modo in cui si “presenta”, nel senso che per raggiungere una cima ti ritrovi a percorrere punti strategici difficilmente immaginabili in maniera logica………e da persone sane!

gran auguille rousse 007Ormai per fare gite in giornata è diventato off-limit; per trovare la neve in condizioni giuste ed accettabili anche per una questione legata alla sicurezza, bisogna andar via moooooolto presto e questo ormai disturba le menti “disturbate”. Però si voleva almeno fare un’ultima gita prima di togliere gli scarponi per mettere le scarpette. Partiamo dal Lago del Serru in direzione del Rifugio Pian della Ballotta, una costruzione bizzarra posta a metà di un kanale a circa 45° che occorre risalire per immettersi nel gran vallone da noi chiamato “Vomitatojen”, una specie di scola-pasta in cui finiscono decine di slavine che si kagano dalle pareti circostanti: un angolino che quasi bagna il naso al bidone dell’umido o alla discarica di Cavenago!!!!

P1040677La neve tiene che è un piacere e con una picca si sale a meraviglia; qui perdiamo per modo di dire Cavallo Pazzo Barza, che non sta bene e si sente (nonostante all’Autogrill del Viverone avesse dato prova di agilità da fare invidia a Heather Parisi dei tempi d’oro!); in questo punto finalmente usciamo gli sci dallo zaino e cominciamo la salita vera e propria in direzione di un budello non proprio igienico a prima vista. È un punto obbligato e il conoide iniziale lascia ben sperare, mentre i circa 80 metri prima di uscire su un nuovo plateau lasciano un po’ di dubbi……..e soprattutto incutono paura & panico per il ritorno!
Da qui la gita si fa più plaisir, con un’infinità di cime che escono dall’anonimato e la Francia che comincia ad entrare nello zaino. Patajean comincia il suo calvario; sente un peso incredibile, ma non si capisce da che parte arrivi. La kaldazza non accenna a diminuire, è visibile, mentre questo peso non si vede, ma c’è!
Davanti a noi un po’ di gente con quell’accento piemontese che si sente sin nella valle opposta (vero n’éee!); l’Iseran è sotto di noi e quindi anche le comitive francesi cominciano a vedersi.
“O Animal GigiM” e Roger sono già alti sui pendii che anticipano il colle prima della cima, mentre a distanza seguono Alessandro e Gonzales………………del Pata cominciano a perdersi le tracce. O Animal in partenza aveva detto che non era in forma e che la voglia era rimasta in fondo agli scarponi….per fortuna!!!!
Sotto il colle c’è una comitiva francese che se la spassa beatamente al sole, mentre davanti a noi un paio di giannizzeri e la “Dea del Colle”: una gatta rossa con un bel fondo-schiena (x chi l’ha visto!) e dall’orgasmo facile: piccoli latrati durante la salita del muro del colle ne hanno caratterizzato il momento katartico. Una piccola caduta senza conseguenze hanno anche allungato questa parentesi ludica.
Con lei anche lo Scorreggione dell’Iseran, uno che ha piazzato un bel petone sonoro, velleitario tentativo di catapultarsi al colle senza fatica e fastidi!
Alle 12.00 circa siamo tutti appoggiati alla cima, ma ……..Patajean è arrivato con un casino di ritardo! Una stanchezza incredibile e quel peso inarrestabile. Dall’alto agli altri sembrava che i suoi movimenti lenti e bradiposi fossero come impediti da qualcosa di enorme….come se stesse trascinando qualcosa, come se trasportasse qualcosa di immondo dietro e dentro lo zaino. Non riuscivano a capire, ma sembrava che ci fosse un oggetto, si, come una “Benna” piena di cemento fresco, pronto per qualcosa che neanche un condono in piena regola potesse fermare!!!!!
Dalla cima si vede di tutto: le Uje piemontesi, le Levanne e la Grande Casse anche se da prospettiva diversa rispetto a quella che ne mette in evidenza la possenza e poi tutte quelle più conosciute. Studiamo il percorso di discesa con un local, anche se la tentazione di tornare dalla stessa parte prende il sopravvento. Peccato, perché se la stanchezza e altro non avessero prevalso, una leggera risalita ad un colle nelle vicinanze della Cima del Carro, ci avrebbero fatto fare un bel giro a cerchio…..come piace a noi! Ma non sempre tutto si può.
Dal colle proviamo la neve in un tratto molto ripido: tiene e la goduria diventa lamina, per un cinque minuti di alto godimento!
Ci divertiamo con un po’ di curvette niente male, mentre Roger Von Gruningen ritira il pettorale per portarsi al cancelletto di partenza dell’ultimo Gigante della Stagione!
Studiamo alla perfezione il modo per sfruttare le pendenze ed evitare di ripellare nella zona dei pianori e poi nuovamente per il Colle della Vacca in direzione Lago Serru.
Qui forse la peggiore delle situazioni vissute in questa stagione di neve a go-go e rischi di valanga; il “Vomitatojen” dell’andata ci è apparso in tutta la sua oscenità. Qualcuno prima di noi durante la discesa ha staccato tutto e adesso il pendio ci appare sconquassato e trapanato da svalangate non indifferenti. Mettersi al centro di questi conoidi e cercare di portare “a basso” gli sci con chi ci sta sopra non risulterà così banale; tanto più se si considera che la neve è marmellata da confettura e pesa centinaia di kg per cm quadrato. Veramente un “momento” vissuto pericolosamente su un pendio al cardio. Scendiamo uno alla volta (più o meno) e cerchiamo di fare in modo che il detto “sulle uova” non sia solo un detto! Fortunatamente tutto va bene, anche se dalle pareti di fronte a noi è un kagamento continuo. Ritorniamo in direzione dell’ultimo canalino pendente sopra il rifugio e qui l’ultima parentesi tecnica della giornata. Uno pensa di essere fuori dai premi, ma per quel teorema che si riferisce alla conformazione dei luoghi, c’è sempre qualcosa che rimane da fare.

gran auguille rousse 017Scendere il canale con gli sci sembra una delle possibilità, però è bello ripido e la neve non convince: che fare? Sulle rocce di sinistra (orografica) c’è un sentiero attrezzato che finisce sul tetto del rifugio (mi chiedo ancora che ci va a fare un rifugista in questo posto!?!?!? A meno che non sia parente di qualche cavernicolo sopravvissuto alla polverizzazione dei dinosauri); lo percorriamo, ma alla fine la troppa neve ci obbliga a fare una doppia e a portarci in leggera piolet fuori dalle pettole. Finalmente solo sentiero…………e kaldazza galactika. Una doppia con zaino pesante e sci in spalla ci mancava nel repertorio di quest’anno.

gran auguille rousse 022Il Barza è di fronte alle auto in piena forma; sembra quasi un bagnino in attesa che qualcuno gli chieda di piazzare l’ombrellone nel posto giusto, ma purtroppo le cinque gnocche che lui pensava di abbracciare sono in realtà cinque brutti kuli stanchi.
Magari non saranno i veri titoli di coda, ma chi può dirlo. L’importante è che ci si sia divertiti e sia stata visitata un bella zona; la scoperta di questi posti aiuta anche per le prossime uscite e per i Corsi se ce ne sarà l’occasione.
Il ritorno è caratterizzato inizialmente da una bella panachée in compagnia, accompagnata da un panino al salame e dal fatto che in autostrada ce la siamo fatta tutta sull’estrema sinistra, in sorpasso sul new jersey tra le due carreggiate…….si, perché in giro come al solito ci sono quelli che viaggiano sulla sinistra e se ne fottono se tu sei dietro e/o se sui pannelli c’è scritto di occupare la corsia libera a destra; qualcuno anziché contare le zanzare e le mosche che girano nell’aere, potrebbe alzare il kulo di pietra e fissare un paio di webcam così che la kaldazza possa venire a quei rebambiti che meriterebbero solo il divano come ricompensa del weekend!
Una buona combriccola per un bella giornata di skialp. Adesso la prossima potrebbe essere addirittura ad inizio della prossima stagione, quindi tanti salutoni e fatevi venir voglia di calzare gli sci; ne vale la pena.
Gonzales detto il Grivel, Roger, GigiM, Alessandro il Nicchio, Cavallo Pazzo Barza e Patajean.
PJ

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