RIN…TRUNATI: Domenica 21 feb 2016.

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  • DOVE: Cima di Piazzo mt. 2.090 (Artavaggio);
  • QUANDO: domenica 21 febbraio 2016…..ma forse anche maggio;
  • COME: con le assi da Culmine San Pietro;
  • QUANTO: troppo! Tra tutto circa 21 km in lunghezza e 1.150 mt DSL
  • PERCHE’: ….questo ce lo stiamo chiedendo ancora noi oggi!

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Il dono della sintesi è un dono e lo scroto ringrazia! Innanzitutto occorre precisare che far parte di un Gruppo, oltre ad essere bello aiuta a distendere gli animi e a trovare stimoli e titoli: anche questa volta è venuto via gratis.

Poi possiamo partire dal fondo: dal piacere provato ed espresso dai partecipanti, per una giornata in cui le balle avrebbero potuto far scintille raschiando 20 km di strada con un trick e track da bestia da soma; poi potremmo dire che, in una stagione totalmente anomala, noi abbiam trovato neve sin dalla strada di Culmine (lo scroto torna a ringraziare); potremmo infine aggiungere che il traverso-alto era in ombra e in bolla tale da permetterci un rientro a velocità costante, sul minimo sindacale per scendere (e qui lo scroto oltre a ringraziare, s’inchina!).

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Anche le vesciche ringraziano? Qui è un po’ più dura sostenerlo e la scorza degli scialpinisti si è sciolta di fronte al caldo ed al piattume di certi itinerari scelti….

C’è gente che le vesciche le sta curando dagli ultimi campionati mondiali di calcio, che a casa dorme con i piedi fuori dalla finestra per farle seccare o che il sabato sera fa mezza pensione in farmacia con la dottoressa che massaggia i talloni per il giorno dopo. Dall’altra parte c’è gente invidiosa che vuole provare le stesse emozioni e allora giù di urla, di versi, di sceneggiate plateali…..di piedi che escono dalle sedi, di profumi non proprio valligiani e di vesciche procurate in mezzo ai pianori caratterizzanti Artavaggio.

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Oggi giornata dedicata alle manovre, per una gita non certo di scialpinismo puro, ma pur sempre legata alla voglia di passare del tempo sulle nostre montagne lecchesi che diventano così belle con la neve da non poter essere dimenticate. La truna era il primo oggetto di queste manovre di gruppo, peccato che l’articolo che gli mettiamo davanti giochi un ruolo essenziale e cambi la vita, propria e degli altri: si è passati da “al truna!” (azione di moto da luogo) a “la truna” (simbolo del luogo). Il duo Inox-Pier è stato degno dei migliori magut bergamaschi. Oltre a gestire il cantiere hanno saputo aizzare i loro aiutanti in maniera esemplare, tanto che possiamo affermare che in 36 minuti abbiam tirato su un monolocale per tre persone, non dimenticando l’igloo-dependance a lato.

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La caldazza non ha giocato un ruolo positivo, ma non possiamo aver tutto.

Siamo poi passati alla Stratigrafia ed al Profilo del manto nevoso, con il Gonza a mostrarci pregi e difetti (con il supporto di Giò) di un pendio che abbiamo analizzato quasi come fosse soggetto ad una retto-scopia. Ne sono usciti parecchi spunti, sia in un senso che nell’altro e di questo diamo atto ai relatori, ringraziandoli ufficialmente.

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Che altro dire:

  • Il panorama dalla cima è sempre di rispetto;
  • L’abbandono degli impianti è positivo, ma la presenza delle motoslitte azzera subito il vantaggio;
  • Boris è sempre di più Boris…!

Resta la discesa, che è stato un semplice gioiello della tecnica, della velocità e dei primi tre desideri di uno scialpinista doc, una discesa in salita: una volta nella vita bisogna farla…..la strada intendo!!!

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Un Grazie a tutti i Partecipanti: Anna, Inox, Pier, Gonza, Gigi, Andrea, Teo, Max, Massimo, Boris, Adriano, Giò e Patajean.

by Patajean

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