ALLA RICERCA DELLA PIETRA VERDE

maggio 14th, 2017

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Oggi sabato 13 maggio abbiamo deciso per un giretto alle Placche di Oriana, nella Valle di Champoncher, a testare la tenuta delle scarpette sugli spigoli affilati di queste placconate, che sovrastano appoggiate il vallone di Courtil da un lato, mentre dall’altro piombano sulla valle che porta ad Aosta.

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Giornata perfetta come annunciato dal meteo ed almeno sino alle 16.00 senza temporali, quindi ne approfittiamo ancora una volta per spostarci nella valle più costosa d’Italia. Alle 9.30 siamo davanti alla targhetta che segnala la partenza della via dello “Spigolo Verde”, corta purtroppo e, soprattutto, se consideriamo i tiri dal terzo al sesto: uno più bello dell’altro, per estetica e per bellezza della roccia.

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Non abbiamo nelle vicinanze nessuno: nessuno che incombe, nessuno che preme, nessuno di cui si senta la voce  in giro. Insomma ci siamo solo noi sino all’uscita, dove incontriamo due ‘prossime mamme’ che portano in giro la pancia a prendere aria per i prossimi lieti eventi.

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La discesa avviene in un bosco di castagni quasi perfetto: sembra che qualcuno sia passato con la lucidatrice per lasciare tutto pulito sotto di essi; solo le foglie danno un aspetto ancora più ordinato, ma non c’è un filo d’erba fuori luogo. In basso, nei pressi di una falesia chiamata BimboClimb troviamo, invece, il mondo. La Scuola di Seregno è qui con il corso-base. Un’invasione….

Torniamo all’auto e cerchiamo, senza successo, di poter sgranocchiare un paninello nel baretto del paesino, ma non ce lo permettono. Qui è solo agriturismo e le norme vogliono che non si possa fare bar. Inesorabile la risposta e la necessità di andarcene; peccato perché la quiete del paesello avrebbe incrementato la gioia di stare ancora un po’ in questo angolo silenzioso e carino.

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Soluzione di ripiego che arriva dopo il quarto curvone in discesa verso la Fortezza di Bard, dove troviamo un bel ristoro che fa al caso nostro. Siamo a casa talmente presto che è quasi ancora venerdì sera…..

Propri bell…..con questi partecipanti: Andrea, Giovanni, Luca e Patajean

by Patajean®

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PEŰGEOT DI COSI’…, PIOVE!

maggio 8th, 2017

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Oggi volevamo cambiare. Via temporaneamente le assi non rimangono che gli assi, quelli da giocare bene visto che oramai i giorni di bel tempo cadono tutti fuori dalle vacanze istituzionali e lontano dal weekend.

Quando capisci che una giornata è bella? Quando esci come durante lo scorso venerdì, magari per delle commissioni, e senti quella frescura unica che solo Maggio sa regalare; quando torni da una giornata non bellissima e, verso sera, si squarcia il cielo e la luce filtra dagli alberi, con quei colori speciali che solo Maggio sa dare; quando non fa caldo ma c’è la temperatura ideale con il risalto dei colori vivaci che ci sono solo in primavera e dopo che il vento ha spazzato il cielo. Oggi ci siamo accorti che la giornata è bella perché ci divertiamo, nonostante il vento possa rompere un po’ il packaging, ma soprattutto perché tornando a casa il cielo ha cambiato colore: da grigio qual era è diventato progressivamente azzurro vivace, regalando una serata eccezionale.

Cercando di fare onore al sole, abbiamo deciso di andare ad Albard e di cambiare nome alla via: Mi-raggio di sole! Senza molti diritti (quasi fossimo dei Massoni…J!) lo abbiamo deciso proprio in funzione del meteo, titubante e con un venticello che sugli spigoli della via tirava sino a dare noia.

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Diciamo che per trovare la via abbiamo fatto anche un po’ di dislivello tra i sali e scendi necessari, ma alla fine era lì tutta per noi. Oggi sembrava di arrampicare in un presepe: l’ordine di questo angolo di Valle, i vigneti disegnati alla perfezione e certi angoli bucolici in cui hanno ficcato le baite, lasciano incantati, per non parlare della discesa, breve ma artistica quanto basta.

Siamo i primi ad arrivare ed anche a partire: la libretta dice di girare in prossimità di un bivio con “segni di rosso sbiadito”……probabilmente cercavamo i bicchieri ed il fiasco di rosso, fatto sta che ci sono due punti in cui il rosso sbiadito confonde anche chi non è ancora imbenzato e dove, a sinistra, il sentiero scende…..alla seconda azzecchiamo e meno male, già pensavamo a tutti i commenti sulle vesciche, anzi mi son venute le vesciche solo a scrivere queste due righe.

Partiamo decisi e ci infiliamo in questo dedalo di placconate, una dopo l’altra, sistemate in maniera quasi premeditata; il tutto è nascosto nella vegetazione, ma si lascia scoprire strada facendo. Gradi tranquilli e ideali per riprendere confidenza o volendo fare ingordigia di plasir. A metà via crediamo di prendere acqua viste le goccioline di riporto dalle cime coperte sopra i craponi. Dalle nuvole grigie in lontananza non trapela nulla di buono, ma restiamo fiduciosi per quanto letto sui bollettini.

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La via si mantiene godereccia sino al suo termine, dopo dieci tiri;

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da qui, dopo stretta di mano, si entra in un bosco che, quasi come in una caccia al tesoro, ti conduce alla base non prima di aver incontrato “il canyon”, “il buco”, “la corda fissa”, “le doppie” ed una vegetazione molto speciale, commentata e analizzata dal Mago con precisione millimetrica…..sembrava di essere partecipi di una puntata di Geo & Geo. Uno dopo l’altro troviamo i riferimenti come in una caccia al tesoro e quasi divertiti arriviamo nuovamente alla base dove abbiam lasciato l’auto.

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Ci rimane un unico dilemma: all’uscita della via c’era un solo fix su cui sostare, fix che non abbiamo trovato nonostante la ricerca segugiosa (Idefix non si è fatto trovare). L’altezzitudine (come l’ha definita qualcuno) non è molta, ma qui ci si diverte sempre.

Scendiamo nei meandri del bosco con un paio di doppie e facciamo anche un po’ di pomeriggio culturale con visita dall’alto della Fortezza di Bard.

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Non ci rimane che mettere la lingua sul plaisir supremo, che oggi porta il nome di panino con lardo e miele; anche la cameriera si è fatta scappare un sorriso truffaldino nel vederci così bambini di fronte al cibo e ci ha beccato con le mani nella marmellata.

La Barma è tratta e adesso torniamo alla vita quotidiana in attesa di poter trascorrere altro tempo insieme nel futuro prossimo. Oggi rientro tranquillo e confortevole col kulo nell’auto nuova fiammante di Andrea!

Partecipanti: Anna, Andrea, Mago, Giovanni e Patajean

By Patajean®

 

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UL GRUP: qualcosa di più di un nodo.

maggio 2nd, 2017

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L’importanza di appartenere ad un Gruppo, di condividere soprattutto una passione.

L’importanza di scambiare idee, progetti, proposte e programmi….e perché no, qualche volta anche un po’ di legnate in un confronto animato, per far emergere quel non so che di nascosto che può tradursi in valore aggiunto.

L’importanza di poter contare sugli altri e sul loro supporto: dall’organizzazione al bisogno, anche quello di “andare in bagno”, ……insomma ogni tanto ci vuole.

Il gruppo non nasce dal nulla, ma da sforzi enormi e da anni di impegno: può essere piccolo, medio, grande; litiga, si spezza, si ricompatta, si frammezza. E’ normale e quindi richiudo il rubinetto con il bollino rosso dell’acqua cölda.

Qualche stralcio di questi ultimi anni di noi in giro, su itinerari indimenticabili, al di là della mera difficoltà, con una voglia sempre matta, ancorché messa a dura prova dalla vita quotidiana e dai vari impegni. Riuscire a farlo è molto più di un privilegio e continuare a farlo non ha prezzo, neppure se paghi con Mastercard.

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Si partecipa mettendo impegno, faccia e fatica.

Il ricordo è quello di esperienze sempre uniche e di facce sempre allegre.

Se il gruppo lo vivi, ti appartiene; se il gruppo lo indossi, spesso sei solo.

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by Patajean

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SCHNALS VALLEY – WEEKEND 22/23 APRIL 2017.

aprile 25th, 2017

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  • CIME: Final Spitze mt. 3.514 BSA + Cime della Vedretta mt. 3.269 MS
  • GRUPPO: Weisskugel e Otztal Gruppe
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: 1.300 mt e 26 km sui due gg;
  • NOTE: una sola che ha poi rovinato il weekendone; la ventazza maledetta che ha soffiato ininterrottamente per due giorni! Praticamente fonati per il weekend. In realtà con temperature così rigide, la neve è ancora invernale, di quelle proprio belle.

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Perdere del tempo piacevole per organizzare la gita di aprile, ormai un must per il gruppo; verificare sistematicamente le condizioni in una stagione ancora anomala, per garantire di non andare in giro alla karlona, soprattutto quando la gita è studiata in posti non proprio piccoli; cambiare in corsa quando meteo e neve non convincono fino in fondo; ritrovarsi in un posto comunque meraviglioso e pieno di possibilità che solo il tempo a disposizione rende parzialmente un miraggio e infine…..dover girare gli assi verso valle perché è l’unica soluzione corretta!

Questo in sintesi il nostro weekend, studiato da oltre un mese e goduto per circa due giorni sui tre programmati, wacca logia! Comunque bello è sempre bello e lo dimostra la flessibilità di tutti che alla fine convergono, per quanto a malincuore, verso la scelta più logica. Probabilmente con i giri che abbiamo in mente, più che trovare una settimana piena per andarci….bisognerebbe trovare una settimana per andare al lavoro!

Ore 18.00 del venerdì: nulla Otztal alla nostra gita.

Si parte da Ovest con alcune scelte legate al Monte Bianco, si passa poi in Oberland dove ‘il tempo é maturo’ per poi kagarsi ad est, nel plaisir dell’Osterreich. In sintesi potremmo dire che abbiamo fatto la classica “gita dell’OTZI”, con tutto il rispetto.

Arrivati sabato mattina a Maso Corto, ci dirigiamo alla Croda delle Cornacchie, dove non possiamo non vedere parte della squadra azzurra di sci e della ‘valanga rosa’, con Manuela Moelgg che sbiondazza tra la gente pronta a far pali; poi ci tuffiamo nella corona di cime che lambiscono la Val Senales, paradiso dello sci e degli allenamenti, ma anche porta d’entrata di un mondo tutto da scoprire e con giri di più giorni da farsi venire l’acquolina in bocca. Con una logistica ben studiata si può evitare di andare in macchina in Austria, compiendo la circumnavigazione dell’Europa, e percorrere itinerari di tutto rispetto e di gran soddisfazione.

Scendiamo sino a lambire il contrafforte della Croda Nera, dove iniziamo a pellare in un ambiente glaciale molto suggestivo; la seraccata incombe infatti sopra di noi, ma si passa nel mezzo agevolmente puntando il colle che separa la Final Spitze dalla Cima di Finale.

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Certo la neve non è molta ed il fatto di vedere già il verde del ghiaccio a 3.400 mt non è proprio entusiasmante. Nel frattempo la ventazza fischia nelle orecchie ed ogni tanto soffia fastidiosa, ma stavolta almeno a favore. Se avessimo un paio di vele, saremmo in cima in dieci minuti.

Dopo il pianoro che sovrasta il ghiacciaio pensile arriviamo al deposito sci, per iniziare la cresta che in circa 20 minuti conduce alla croce di vetta; qui necessario spostare gli organi del corpo tutti in basso e mantenere in alto solo gli occhi, facendoli ballare bene….in modo da stare ben inchiodati a terra e attenti a non finire “a basso”: da una parte i danni sarebbero notevoli, dall’altro il cucchiaino servirebbe a poco, visto che ci sono più di mille metri di baratro.

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Vista semplicemente fantastica su un bordello di cime: dal Similaun alle bellissime Cime Nere, dalla Palla Bianca alla Wildspitze ed in lontananza alcune delle cime che ben conosciamo come Gran Zebrù ed Ortles. Il punto di osservazione non ha eguali ed è giustamente citato anche nelle relazioni si salita.

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Scendiamo raggomitolandoci nuovamente al deposito sci (non prima di aver aspettato Giò che ha fatto il giornaliero sulla spalla finale!) e prendiamo la strada del ritorno. Neve tutto sommato invernale anche se poca, ma bella discesa che culmina sui pianori sotto il rifugio. Qui esce quel poco brianzolismo che ci siam portati dietro: chiediamo allo skiliffaro se ci fa fare un giro sull’impianto per poi scendere al rifugio anziché salire…..nulla, qui sono fiscali ma è giusto così. Pelliamo ed arriviamo al Rifugio Bellavista. Struttura notevole dal costo un po’ alto, ma con dentro alcuni servizi tipici, come la sauna. Chi dorme, chi beve, chi kazzeggia……e chi si sauna!

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E’ tutto diverso rispetto a noi ed ai nostri posti; qui la gente vive anche di queste cose e quindi la probabilità di vedere giovani che fanno alpinismo e scialpinismo aumenta. Qualcuno di noi ne approfitta e si dedica alle pratiche locali…..

Facciamo passare il pomeriggio e cerchiamo di capire bene la meteo per la domenica, visto che la Palla Bianca o la Cima di Vallunga sono le nostre prossime mete. In realtà vorremmo andare anche in Austria per poi tornare, ma occorre meteo stabile e valutare tutto. Il rifugista ci conferma che la ventazza salirà (raffiche a 60/70 km/h) e quindi lasciamo che la notte porti consiglio. Sono le 6.30 quando ci svegliamo e ci accorgiamo che i letti sono tutti spostati, sarà stato il vento? Purtroppo si.

Tergiversiamo all’interno di una spettacolare colazione e poi decidiamo di andare ugualmente, passando da Punta della Vedretta, che immette nell’Hintereisferner, lunga e splendida lingua glaciale che porta verso la Palla Bianca. Le raffiche rompono i mmaroni e fanno capire che la trippa per gatti c’è, ma è jazzata e che il buon senso ormai si è fatto fottere. Si decide per il rientro.

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Di solito quando c’è il “promontorio” è cosa buona e giusta, ma quando c’è la “saccatura” è proprio vero: le balle toccano terra! Arriva il momento che il vento ci causa la “sfracellatura scrotale” e ci fa desistere: summit nella hall del rifugio, occhiatina alla meteo per il lunedì e decisione finale. “Se femm!?” VADA-VIA-UL-KU’ e torniamo.

Alcune note di rilievo:

  1. Boris è stanco sempre all’inizio, poi va in scimmia! Si lamenta del peso, ma poi scopri che ha con sé anche tutto il kit per ricaricare pile e strumenti informatici vari;
  2. Il discobolo sarà probabilmente uno dei nuovi simboli della VDS, ammesso che si riesca a capire come lanciava il disco (o barattolo del Koccolino!);
  3. Qui è tutto Otzi mania;
  4. Gli attacchini sono una goduria, parola di un Diamir-dipendente! Ed il peso in meno si vede e si sente.

Non ci resta che tornare, magari mangiando un paninello…….e inizia il Festival del Camogli (“dove Otzi andiamo?”), ossia la ricerca di un posticino dove appoggiare le terga stanche. Passiamo tutta la Val Pusteria alla ricerca di un posticino carino ed accogliente. Merano si ferma per noi, il Passo della Mendola unito al Tonale ed allo Stelvio non sono sufficienti e quindi non ci rimane che un Autogrill skrauso di bestia per chinotto-coca-birretta ed un paninazzo alla facciazza della gita.

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Partecipanti: Anna, Stefy, Ronnie, Teo, Max, Andrea, Boris, Giò, Luca e Patajean.

by Patajean

 

 

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PALU…MA LA CORDA C’E’ L’HAI TU?

aprile 10th, 2017

DSC_7528boh… chi c’e’ l’ha, la tiene.

Super Palu, giornata fantastica, temperatura mite, neve portante con tratti di farina, crepacci evidenti e raggirabili.
Siamo partiti speranzosi e oltre al regalo del prezzo funivia (per modo di dire), 25 euro al posto di 35 dichiarati, abbiamo incontrato condizioni perfette.

Tra tutte le volte che ho fatto questa salita non ho mai trovato queste condizioni.

Unica lacuna… la risalita al Diavolezza in quanto preferibile che spallare per 4-5 km ad arrivare al trenino.

Ci abbassiamo alla partenza del ghiacciaio su neve ghiacciata e con tratti esposti e sassosi.

Chi le lamine non le aveva si è accorto.

Partiamo e pian piano superiamo i due salti crepacciati.

Arrivati al colle depositiamo gli sci e, ramponi muniti, ci apprestiamo alla salita della cresta che si presenta in ottime condizioni, non ghiacciata ma ben tracciata. Utile la picozza e una racchetta per la progressione. Giunti sulla prima cima non ci accontentiamo e proseguiamo per la seconda. Scendiamo con incroci di gente che sale, e calzati gli sci godiamo la discesa su ottima neve evitando i crepacci abbastanza evidenti vista la conformità del terreno. Arrivati sotto il Diavolezza decidiamo nonostante la malavoglia di risalire sotto un caldo infernale e su neve bagnata. La fatica viene nettamente ripagata da una discesa sul pistone da favola con soltanto la parte bassa con neve un pò marciotta.

Partecipanti: Anna, Giovanni, Andrea, Luca, Gigi, Enrico e il sottoscritto.

Bye.

Pier

 

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UNA COLTELLATA AL TIMOGNO – 11 MARZO 2017

marzo 15th, 2017

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  • CIMA: Timogno mt.2.099;
  • ZONA: Orobie da Spiazzi di Gromo a ca 1.200 mt;
  • DSL: 950 mt con presa di spigolo…..;
  • NOTE: il rigelo del venerdì, dopo il kaldone dei due giorni precedenti, ha generato una jiazzata micidiale con necessità di applicare una “Coltellata Unica su quasi tutto il pendio”; per la serie lo skialper si trasforma in Jack lo squartatore.

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Alla faccia della salita di allenamento! Gita che nasce dal nulla e sulla base di qualche idea semplice legata anche alla notturna del sabato sera al Resegone, dalla parte bergamasca. Alla fine prevale l’idea di andare agli Skazzi del Globo per salire sul Timogno, che per lungo tempo è sembrata più una via di mezzo tra una verdura ed il soprannome di Lucifero. La prima parte nel bosco rilassa l’animo gelato……quando solo il giorno prima i 20° avevano quasi fatto sparire l’ultimo entusiasmo di stagione; poi la seconda parte ha fatto venir fuori la voglia, ma soprattutto l’attenzione necessaria sul pendio/pala completamente giazzata.

Necessari i coltelli e necessario buttare l’occhio ed il baricentro sulle lamine (chi le aveva!) per evitare di finire 400 mt più in basso nell’imbuto naturale che si trova alla base. Se ne è accorto l’ometto salito senza ramponi e sceso grazie (solo?) all’aiuto della piccozza da 450 € del Pier; neanche Jeeg Robot d’acciaio aveva i componenti così belli quando glieli lanciavano…..

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Giornata splendida, con vista su tutto l’arco bergamasco e decisione di scendere dal versante NO, raggiungendo la sella che separa il Timogno dal Benfit. Pendio notevole, soprattutto se visto dal basso dopo le prime 30 curve, che tutto sommato si mostra idoneo alle nostre curve.

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Rientriamo nuovamente sul lato di salita attraversando in maniera netta tutta la dorsale che immette nuovamente sopra il rifugio Vodala. Da notare che, una volta rientrati sul versante di salita, la sciata era praticamente impossibile data la qualità della neve: il rigelo aveva reso l’aveva resa ‘detestabile’ e con quel suono che ricorda in maniera netta l’impossibilità di godersi la discesa (ndr: durante la salita abbiamo visto gente rinunciare per assenza di coltelli e gente intenta a cercare sci persi durante la discesa proprio a causa della qualità orrenda della neve). Il rifugio Vodala è il tipico rifugio al quale non puoi dire di no: panciolle e birretta di compagnia.

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Ghiotta occasione per tergiversare sul nulla e fantasticare sul futuro. Ogni tanto ghevoeeurr.

Rientro pomeridiano rapido ed indolore:

Partecipanti: Anna, Stefy, Andrea, Massimo, Pier, Gigi, Inox, Giò, Enrico, Riccardo, Roberta, Massimo, Matteo, tre amici di Gigi e Patajean

by Patajean®

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ETNA, 24-25-26 febbraio 2017

marzo 8th, 2017

“Omnia praeclara, rara” –  Tutte le cose belle sono rare [Cicerone, De Amititia, 79]

A ottobre quando si pianificano le gite invernali si fa anche a gara a chi la spara più originale. Quest’anno Stefania lancia l’idea di andare sull’Etna e invita a pensarci su, ma non troppo; infatti bisogna prenotare subito prima che i prezzi dei biglietti aerei salgano. Si forma quindi un gruppetto: Stefania, Anna, Sara, Pier, Sibilla, Gigi, Guido, Enrico e il sottoscritto. A inizio novembre durante la serata con Hervè Barmasse a Cesano Maderno  si  vuole coinvolgere qualche ex allievo di razza e Roberto aderisce. Ma appena viene a saperlo Alessandro si aggrega pure lui che però, purtroppo, 15 giorni prima della partenza si infortuna al piede. Sarà idealmente con noi tutto il viaggio e lascerà il posto all’ amico Michi.

L’obiettivo del viaggio di tre giorni in terra di Sicilia era fare la traversata sud-nord dell’Etna facendo campo base al Rifugio Sapienza e appoggiandoci al CAI di Catania, senza capire bene come (anche se la sorpresa si è rivelata poi straordinaria). Ci siamo poi preparati a puntino sulla navigazione GPS sapendo che uno dei rischi era di perdersi a causa delle repentine nebbie. Inoltre abbiamo considerato quello che è l’aspetto di rischio più ovvio: cioè che l’Etna è un vulcano attivo. Cosa tanto ovvia che poi ho visto scialpinisti avventurarsi sul bordo del cratere di sud est a poca distanza dalla bocca che 3 giorni dopo sarebbe esplosa; cosa tanto ovvia che nelle varie relazioni in rete più o meno recenti dove si parla di una semplice gita BS.

Ci raduniamo dunque alle 4 di venerdì 24 da Stefania, dove facciamo conoscenza di Michi (la cui prorompente risata ha rischiato di oscurare quella ormai leggendaria di Gigi e quando i due ridevano assieme era da chiedersi se era l’Etna che aveva ripreso l’attività stromboliana). Decolliamo da Orio al Serio alle 6,30 e atterriamo a Catania alle 8,00. Mi chiedo se l’Italia l’ha unita Garibaldi oppure   Ryan Air considerato che andata e ritorno con gli sci appresso costa solo 130 euro.

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Scesi dall’aereo la prima battuta “brianzolona” è di Enrico: “Bergamo-Catania: un’ora e mezza; Balisio-Brioschi: tre ore, ma a caminà…..”.

Fuori dall’aeroporto ci attende Claudio del Cai Catania debitamente furgonato. Carichiamo su tutto e prendiamo anche una Panda a noleggio

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Da quel momento è come se fossimo stati catapultati in un sogno, tanto che faccio fatica ancora adesso a capire se quanto accaduto in quei tre giorni siciliani fosse realtà o immaginazione (e non è stata solo una mia sensazione). La disponibilità dei “colleghi siculi ” ci ha mandato tutti al tappeto: va bene la comune militanza nel CAI, va bene che contribuivamo alle spese del pulmino, va bene tutto, ma l’ospitalità siciliana ci ha praticamente ubriacato e abbiamo avuto momenti in cui è stato veramente difficile mantenere la lucidità per mettere insieme una semplice scaletta delle cose da fare nella giornata.

Si comincia con la prima tappa fuori dall’aeroporto dove ci fermiamo per un bel cannolo alla ricotta

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Proseguiamo quindi verso Nicolosi e  poi verso il rifugio Sapienza con paesaggio che man mano diventa sempre più lunare e dove Claudio ci descrive nell’esatta successione cronologica le varie colate. Ci sono pure abitazioni inghiottite.IMG_5916

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Sulla strada alcuni venditori di bob e moon boot e catene ci ricordano i primi assalti di massa alle montagne delle nostre parti negli anni ‘70.

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Al rifugio Sapienza la voglia di sci ci prende immediatamente e così si decide per la “Montagnola” con 700 m di dislivello.

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Aggiriamo i “crateri silvestri” e ci alziamo su neve via via sempre più  grigia per via delle ceneri del vulcano.

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Tira un vento forte e il sole splende sia pure con una notevole foschia tipica dello scirocco.

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Davanti a noi lo sbuffo dei crateri sommitali e a destra la desolata valle del bove, grande sfogo per le  colate laviche.

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La discesa è appagante su neve trasformata, anche se non proprio uniforme, e si snoda tra piccoli crateri quasi come un toboga.

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Le previsioni meteo per l’indomani non erano proprio rosee e quindi passiamo la serata da un sito all’altro attaccandoci a quello più benevolo. Enrico dice di lascar perdere e di confidare nel colonnello Bernacca che già una volta al Pizzo Arpiglia ci ha assistito.

Sabato ci incontriamo con Antonio che ci avrebbe accompagnato nella traversata del vulcano.

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Tipo di poche parole, a inizio gita, inesauribile a fine gita, incommensurabile nel post gita. Ma andiamo per gradi. Risaliamo le piste e dopo un’ora e cinquecento metri di dislivello il vento da sud ovest si porta via ogni nuvola facendoci godere del desolato contrasto bianco-nero (neve-lava)

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interrotto periodicamente dal fragore di una bocca sul cratere di sud est che cominciava a lanciare lapilli anticipando la colata che sarebbe iniziata due giorni dopo.

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Fa specie considerare che la traversata sarebbe stata impossibile solo una settimana dopo per la presenza di un insormontabile ostacolo prodottosi solo in pochi giorni

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Proseguiamo aggirando a sinistra i i crateri sommitali evitando di salire sull’orlo.

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Benchè molti lo facessero, la guida Antonio non sembrava tanto dell’idea, anche perché nel frattempo stava arrivando la nebbia. Oltrepassiamo zone dove è evidente l’azione del calore sotto il manto di neve e pensiamo quindi a evitare pericolosi ponti che potrebbero crollare.

Tolte le pelli ci lanciamo in discesa con neve dal ghiacciato a un gessoso inusuale dalle nostre parti.

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Abbassandoci il tempo si ristabilisce al bello. Antonio lascia il tracciato classico per imboccare un canale più a est  e lì inizia un discesone su firn riscaldato al punto giusto. I colori in controluce sono bianco e nero. Tra urli e

…marie, giungiamo raggianti Piano Provenzana.

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Miiiiiiiiiiiiiiiii, CHE SKIADA BAGAI, aaaaaaaaaaaah!!!!!!!!!!!!!!!!!!”

Claudio è venuto a recuperarci con il pulmino e noi già pensiamo ad un tranquillo rientro di un’oretta al Rifugio Sapienza.

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Nient’affatto. Dopo due chilometri di discesa Antonio scatena il dibattito sulla gita del giorno dopo: dal Rifugio Citelli ci sono dei canali bellissimi che si fanno con tre orette a disposizione. Quindi: un’ora e mezza per arrivarci, un’ora e mezza rientrare, cambiarci, trasferirsi a Catania, visitarla, mangiare al ristorante ed essere all’aeroporto alle 19. Si inizia a mettere insieme la scaletta: partenza dal Sapienza e ritrovo con Antonio al bivio per Zafferana e Milo. Già, ma a quel punto viene fuori che non abbiamo il pulmino perché Claudio è impegnato con la compagna in giorno di riposo e si libera solo alle 17 per portarci in aeroporto. Poi manca anche il pulmino che è impegnato in un’altra gita. Antonio per nulla scoraggiato urla: “Claudio, dicci a Stefania di parlare con Gigi (il boss del CAI Catania, ndr)” e Claudio che stava guidando: “Stefania (che era seduta di fianco) non è mica sorda!!!, adesso lo chiama! E Antonio: “ma perché Gigi non risponde?”;  poi chiama la moglie perché se non c’è il pulmino si possono mettere insieme delle macchine. Poi convince la moglie a guidare. Insomma arriviamo a Zafferana Etna in stato confusionale dove Antonio ci porta in un’elegante pasticceria in abbigliamento non proprio adeguato.

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Alcuni di noi si gustano l’ennesimo cannolo mentre Michi predilige la “cartocciata” di spinaci.

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Al momento di pagare Antonio chiede lo sconto dicendo alla cameriera di parlare con “Angelo”, suo amico. La cameriera dice che non c’è nessun “Angelo”. In ogni caso dopo esserci ampiamente rifocillati usciamo pagando 4 euro a testa. Si riprende a discutere della logistica del giorno dopo, mentre qualcuno sbircia sulle previsioni meteo non proprio incoraggianti. Nel frattempo Antonio ci chiede se vogliamo andare a vedere il castano centenario o la grotta di lava o tutt’e due (già, perché la giornata è stata molto noiosa finora). Si decide per la caverna e a un certo punto Antonio urla a Claudio, che ha un soprassalto, di fermarsi. Scendiamo e a lato della strada entriamo in un inquietante anfratto da dove si spalanca un tunnel naturale di lava lungo 200 metri. Ci avventuriamo con le frontali e le luci dei telefoni rimanendo incantati dalla formazione rocciosa. La lava incandescente aveva scavato un tunnel a sezione circolare. Poi, diminuendo il flusso aveva iniziato a scorrere a pelo libero e una volta fermatosi e solidificatosi, aveva formato il piano dove stavamo camminando

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Ripreso il viaggio rientriamo al rifugio Sapienza non avendo capito nulla di cosa si sarebbe fatto il giorno dopo. Radunatici, decidiamo per fare una gita breve verso la Valle del Bove; del resto le previsioni erano pessime e non valeva la pena fare tanti trasferimenti con il rischio di non fare la gita del rifugio Citelli.

Mentre già ci pregustavamo un cena tranquilla ecco che saltano fuori le maschere di carnevale e in particolare “Biancaneve” (o meglio ”Belle”) subito ritratta con il nostro orgoglioso Pier. “Jonny Depp” animava poi un esilarante sketch in pasta siculo-brianzola

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La mattina seguente arriva nei corridoi dell’albergo un urlante Antonio alla ricerca di “Pierooooooooooooooooooo!!!” cui doveva consegnare i limoni appena colti. E già: adesso Sara dovrà utilizzarli per fare il limoncello.

Sciamo per un paio d’ore con Antonio e l’amico Salvo

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dopodichè decidiamo di spostarci a Catania. Decliniamo l’invito di Antonio che ci aveva proposto di andare ad Acireale dove c’era un carnevale tipo Viareggio, ma purtroppo non si poteva far tutto. In ogni modo ringraziamo di cuore Antonio perché in due giorni ci ha regalato la Sicilia.

Ma se Antonio lancia, Claudio raddoppia.

Prende il pulmino, sale anzitempo alle 12,30 al Rifugio Sapienza e alle 14,30 siamo a Catania con le gambe sotto il tavolo da “Don Turiddu” dove con 25 euro ci facciamo un’abbuffata post gita scialpinistica a base di pesce.

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Per digerire al posto di un delicato Zibibbo (o meglio, in aggiunta allo Zibibbo), Claudio propone un tour de force turistico per la città, a cui non si poteva dire di no. Sembrava che le bellezze della città appartenessero a Claudio e che lui ce le mostrasse con orgoglio.

“Andiamo a scendere la Via Etnea!!”

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“Fotografate!”

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il teatro romano, il duomo, il Bellini

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finchè non concludiamo con la visita alla sede CAI di Catania dal cui balcone ci saluta il Presidente del CAI di Paderno (Gigi).

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E con questo saluto di unione e di ringraziamento rientriamo nel nostro bel Orio al Serio ancora increduli per questi tre giorni davvero così belli.

Grazie a tutti

Hanno partecipato: Stefania, Anna, Sara, Pier, Sibilla, Gigi, Guido, Enrico, Roberto, Michele, Alessandro (virtualmente), e i siciliani Claudio, Antonio e Salvo

Alberto

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NIENTE GRILLI PER LA TESTA: WEEKEND 18/19 FEB’17

febbraio 21st, 2017

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  • CIME: Monte Forcellino mt. 2.842 il sabato + Monte Sobretta mt. 3.271 per la Cima scialpinistica la domenica;
  • GRUPPO: Ortles-Cevedale e Valfurva;
  • DIFFICOLTA’: MS / MS +
  • SVILUPPO & DISLIVELLO: circa 28 km per 2.000 mt D+ all inclusive;
  • NOTE: neve paura & panico il sabato con discesa “ciapa i gamb e portai a kà”; molto meglio la domenica, con un po’ di farina presente nelle angolazioni giuste.

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Una delle ricette più famose dell’Alta Valtellina dice: alla sera un Sorbetto al Braulio e alla mattina un bel Sobretta in compagnia. Morale: per sentire la gioia, bisogna condividerla.

Ultimo weekend del Corso SA1 2017 con solleone servito su un letto di rucola: uno spettacolino da godere inguinalmente e in beatitudine. Peccato solo per la neve, sicuramente ingestibile il sabato nella discesa dal Forcellino, dove il motto è stato: “Salvaguardate le gambe e portiamole a casa, il resto non conta!”

Come conclusione mi sento di poter dire che meglio di così non potevamo finire; giornatoni spettacolo, con tempo perfetto ed un 3.000 come regalo agli allievi. Il nostro Campo Base ormai è stato fissato e, in tutta onestà, possiamo dire che a Cepina c’è un pezzo di VDS: il Camping Cima Piazzi è ormai punto fisso e base eccezionale per la nostra logistica, oltre ad essere strategicamente valido dal punto di vista kulinario. Pier ha sicuramente la ‘prelazio’ nel caso in cui cercassero un Sindaco in quella località (ndr: chissà se Galileo fosse ancora vivo e volesse studiare l’iper-cinetismo del pendolo…..Pier avrebbe la cattedra occupata!).

A proposito di cattedra: il Gruppo ormai è ben assortito; dopo i contabili, i tecnici, gli elettricisti, gli avvocati, gli ingegneri, i programmatori, gli architetti, (i pensionati?)……abbiamo anche due Professori e a sentir parlar di cattedre, mi sa che l’anno prossimo li vediamo sciare con assi diverse e tutta la mobilia al seguito. A cena non parlavano d’altro. I nomi non li sveliamo altrimenti per gli alunni è troppo facile.

Ma veniamo al dunque, partendo dal sabato: il Forcellino si presenta subito con un portage di 10 minuti circa; poi ambiente bucolico e boschivo (sino alle Baite Cavallaro dove ci rinfreschiamo il fiato) e ben innevato sino alla cima da cui godiamo come ricci sul circondario. Discesa da dimenticare come già detto sopra: manca il fondo e lo strato superficiale è simile al calcestruzzo a presa semi-rapida. Per la prima volta, giunte alle auto, tiriamo un sospiro di sollievo in questa stagione.

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Passaggio serale al Campo Base di Cepina dove i bungalow già apparecchiati ci ospitano per il doveroso riposo: ore 18.00 gran pausa per aperitivo. C’è di tutto, ma anche la sorpresa: il nostro buon Giuseppe, che in testa non può certamente nascondere nulla (!)…..tira fuori dal cilindro una bella bomba kambogiana: i grilli secchi!

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Costano come un etto di filetto e diciamo che a prima vista non è che si sbava per farli propri. Però sembra che a livello di carboidrati siano imbattibili.

Wacca-Lügia è la più normale esclamazione che si può riportare qui; il resto è un mix tra libido mancata e vomitazio subitissimum. Diciamo che rimandiamo il tutto a momenti, si spera, che mai si realizzino. Passiamo dal bungalow alla sala pranzo con una bella tavolata tutta per noi; in giro è un via vai di gente che da Bormio e Oga si catapulta qui per la cena: è andi-rivieni in continuum.

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Andiamo a dormire come al solito: non russa nessuno, non dorme nessuno….insomma il solito incubo! Poi ti capita di svegliarti di notte e non c’è nessuno: tutti a far legna e alla mattina i commenti sono sempre i soliti: “Chiii io!?, ma sé dréèe burlaaa viiaa!” Dopo trent’anni le stesse cose! Viene presto mattina ed il sole preannuncia quel non so che di magico che si vede solo controluce su un pendio nevoso che si staglia sopra Santa Caterina, che mantiene il suo semplice fascino anche a distanza di parecchi anni.

La partenza per il Sobretta è tutta da godere e ben presto la conca che lo sostiene si manifesta nella sua verginità; solo un breve traverso ci consiglia di mantenere le distanze di alleggerimento, per il resto una leggera brezza ci evita di sudare, mentre in cima si trasforma in ‘ventazza fastidiosa’ che rischia di congelare le mascelle incantate dal panorama circostante.

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Ci kaghiamo-giù quel tanto che basta ad evitare il vento e ci apparecchiamo per la discesa che, a dispetto dell’iniziale pessimismo, si dimostra molto meglio del previsto: scendere è un po’ come firmare l’assegno che ti conferisce il diritto a ritirare la Fiat 500 che hai appena strappato alla concorrenza semplicemente comprando l’ovetto kinder (per pietà) prima di uscire dall’esselunga! Una firmetta sul pendio per dire: gh’è sun anka mì e vada-via-ul-kù!

Giornate speciali tutti insieme appassionatamente; pronti al sacrificio ed a rimettersi in discussione. Le pause sono state usate anche per allenare le nostre menti alle discussioni, sempre presenti e sempre foriere di idee e motivazione a portare avanti i nostri progetti. Insieme stiamo bene.

Febbraio è da dedicare non solo allo ski-alp, ma anche ai compleanni: una triade di “atleti” è sul podio e quindi si festeggia.

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In questo weekend si è spezzato un incantesimo, quello di coloro ai quali le vesciche vengono perché non vanno tanto in giro. Ciàpa lì!, du cime is megl che uan ed emozioni doppie con Massimo in cima per ben due volte consecutive.

Vi lasciamo con un indovinello: “Come fanno 18 persone a salire su una Fiat 500 ?”…..una volta erano 4 elefanti e la soluzione era quasi ovvia, ma adesso…..

Da ultimo, non possono mancare i ringraziamenti al ns Direttore Inox ed al suo Vice Pier: Corso perfettamente riuscito seppur senza il pienone; nella sua semplicità si è dipanato veloce e preciso in questo mesetto di trascorritudine. I concetti sono passati col metodo ‘pochi, ma precisi e chiari’! un Grazie auto-distribuito tra tutti noi ed anche un Bravo agli allievi, sempre presenti, pronti ed anche sufficientemente allenati.

Un augurio speciale per i nostri “Térun”: loro sanno il perché e poi lo riveleranno direttamente.

Adesso un po’ di tempo per noi.

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I partecipanti di questo bel weekend: Anna, Stefy, Inox, Pier, Luca T, Luca T, Enrico, Mattia, i Double-Beppe, Andrea, Massimo, Boris, Barney, Max, Ronnie, Giò e Patajean.

by Patajean

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IL CERCHIO MAGICO – Weekend 28/29 gen 2017.

gennaio 31st, 2017

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  • CIME: Monte Kazzola mt. 2.330 + Anticima del Corbernas a mt. 2.454 ca;
  • ZONA: Alpe Devero (Alto Piemonte – Alpi Lepontine)
  • DISLIVELLI & SVILUPPI: 800 mt il primo giorno e ca 900 mt il secondo; gli sviluppi vanno, tra dai e vai, sui 23 km;
  • NOTE: neve sbrisolona, da decifrare e ingannatrice; ca 15 cm di ‘fresca-farlokka’ con brina da rigelo. Ventata sui crinali. La zona è rinomata anche dal pdv enologico: va a ruba il Teroldégo.

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Andiamo all’Alpe Devero? “Si, no, non lo so…..decide Beppe!” quando si dice il dubbio. Del resto e per usare una terminologia propria del ns Direttore: “Non sono mica qui a indovinare le domande dopo le risposte!……per chi mi avete preso, per Google?”. Ma cominciamo dall’inizio…..che è il principio della fine….

Per la seconda uscita del Corso SA1 2017 abbiamo optato ancora una volta per il sicuro. Dopo i costi stellari del pernotto ipotizzato a Chamois, ridente cittadina dove le auto stanno agli abitanti come la neve a questi ultimi anni, decidiamo per il buon senso e miriamo direttamente al ‘cerchio magico’ del Devero, fulcro invernale dello scialpinismo e delle ciaspole (ndr: da notare che ieri c’era il pienone, complice il tempo complice l’articolo apparso sulla Rivista del Cai; fatto sta che San Siro durante il derby di Milano raccoglie meno gente).

L’Alpe Devero è un gioiello ambientale degli itinerari sia estivi che invernali: dalle salite con le pelli, alle escursioni con le ciaspole, dai laghi enormi a quelli piccoli e spettacolari.

Che cima facciamo, il Sangiatto? “Si, no, non lo so…..decide Beppe!”

Partiamo il sabato quasi sciolti da Varedo e la prima tappa è a Crodo, dove Pier s’incroda nel piccolo quartiere mandando in ansia tutti i negozianti; ormai quando lo vedono arrivare gli lasciano campo libero. E’ come se lui avesse un nulla osta e potesse entrare manovrando a libera scelta: se è un panettiere, che tipo di pane portar via per la VDS; se è un bar……decidere la dislocazione dei tavoli; se caffetteria…..mettersi direttamente dietro il bancone. E’ il ns idolo ormai!

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La seconda tappa è parcheggiare l’auto nel silos sotto l’Alpe e schivare i bisogni di un paio di cani che mangiano tanto e kagano di più, come leoni oserei dire: non esiste angolo della Piana del Devero che non sia battezzato. Capiamo che sono i padroni e rivendicano la proprietà, ma in questo modo risulta quasi oltraggioso; siamo in mezza pensione nuovamente all’Albergo Alpino come due anni fa, caratteristico per la sua intimità e per avere le camere in soggiorno: uno spettacolo da vedere e da ascoltare. Quando vai a letto entri praticamente nelle orecchie di coloro che discutono vicino alla stufa, anzi li vedi sotto le assi. Epopea del legno!

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La giornata di sabato non è delle migliori e non avendo un Kazzola da fare decidiamo per quello….

Si sale nel bosco rado per poi uscire sulla cupola avvolta dalle nubi ad oltre 2.300 metri. Siamo in vetta verso le 12.30 e ci facciamo fare una foto dai pochi altri frequentatori incontrati. Siamo nuovamente in valle per la manovra di ricerca Artva, la facciamo? “Si, no, non lo so….decide Beppe!”

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Abbiniamo ricerca con sondaggio, non tanto nel chiedere come la pensano, ma maneggiando l’attrezzo per capirne sensibilità e imparare a gestirne il tocco. Adriano, a fronte di alcuni tentennamenti, ha deciso di devolvere agli allievi il nuovo volume “Esplorando il corpo umano” tratta da “Tasto-terapia: come toccare il ferito”. Sarà in edicola con in regalo il primo fascicolo di una lunga serie.

E’ ancora presto e rimane lo spazio per una merenda: probabilmente potevamo fare noi da mangiare per tutti gli ospiti del rifugio; fatto sta che occupiamo la Dependance e diamo fuoco alle bocche: un colpo al cerchio ed un colpo alla botte. Passa il tempo e ci trasferiamo in sala da pranzo dove ceniamo fra cazzate e fraseggio comunicativo. Dopo il Thermos arriva il sonno ed è subito domenica, con tempo bello e cielo da favola.

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La salita scelta è il Sangiatto, per lo meno fino alla Bocchetta di Scarpia a 2.248 mt, dove decidiamo in funzione della valutazione dei pendii. Giornata fantastica e quell’atmosfera incredibile che solo il bosco coperto di neve sa dare: il riverbero della neve col sole, il freddo non troppo intenso e il gioco di luci-ombre arricchiscono la giornata ideale per fare trick & track.

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Passiamo da diversi alpeggi e miriamo il colle dal quale prendiamo una decisione diversa: anziché salire la cresta del Sangiatto che richiederebbe un paio di ramponi (a testa!), miriamo direttamente al Corbernas o per lo meno il gran dosso che lo precede. L’azione del vento è evidente, qualche gonfia si intravede ed il riporto nei canali è altrettanto realistico.

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Valutiamo di scendere un ampio pendio che si incassa in basso in un canale che ci riporta dove improvvisiamo una ricerca artva ‘a chiamata’. I ragazzi si comportano bene e tutto termina con una bella ravanata nei boschi sopra la splendida località di Crampiolo, che oggi non abbiamo visto direttamente ma che merita un passaggio per la sua bellezza.

Il resto della discesa è un misto tra il gioco delle bocce ed il tiro a segno: 10 ciaspolatori valgono una multa di 100 €;  15 feriti ti fanno saltare la stagione, per 20 ti ritirano il patentino di scialpinista. Finisce bene e riusciamo a schivarli tutti.

Alle 15.00 +/- siamo di nuovo alle auto, pronti per ritornare a casa; ci fermiamo nello stesso bar di un paio di anni fa e la sciura, appena intravisto Pier dalle finestre, è uscita e gli ha consegnato le chiavi dell’edificio dicendo “Prego, manda fuori pure tutti e decidi come meglio credi la dislocazione ai tavoli! Ricordati solo di battere gli scontrini prima di andar via, visto che anche voi siete in buona compagnia!”

Direi che molte volte è un privilegio!

Diciamo subito che è il Corso del ns Direttore Inox: semplice, essenziale e concreto nelle cose da sapere e da memorizzare per il futuro. Compagnia sempre ottimale e meteo che tutto sommato ci sta regalando la possibilità di portare avanti il progetto 2017.

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Adesso un po’ di pausa ed un po’ di kazzola….magari con la malta? “Si, no, non lo so, decide Beppe!”

Partecipanti: Inoz, Pier, Stefy, Anna, Andrea, Massimo, Teo, Max, Giò, Boris, Gigi, Luca Turri, Luca Tau, Mattia, Giuseppe, Enrico, Adriano e Patajean.

by Patajean

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RAGAZZO DI CAMPAGNUNG!

gennaio 23rd, 2017

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  • CIMA: Piz Campagnung mt. 2.826;
  • ZONA: Engadina (Svizzera); esposizione SE
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: 650 mt e 9,4 km;
  • DIFFICOLTA’: MS
  • NOTE: giornata super fredda, con neve in generale più che buona, tipica del periodo e con scricchiolio-da-passaggio, indicante spettacolo inguinale per il dopo-salita; un po’ pesante in alcuni piccoli tratti in discesa, ma giusto per trovare un difetto. Il vento dei giorni precedenti ha creato placche ventate visibili in alcuni punti. Pendii tritati.
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Tratto dal più famoso e esilarante film di qualche anno fa, anche per noi il nostro piccolo-grande momento di gioia alpina si è finalmente materializzato in questo inizio di 2017. Avevamo prenotato anche venti sedie posizionate davanti al trenino rosso per poterne apprezzare movimento e gustare la libido motoria, ma il freddo ha scongiurato gli organizzatori a toglierci d’impaccio impedendoci di posizionare le nostre fredde terga di fronte al passaggio dell’illustre mezzo locomotore, preferendoci una decina di giocatori di polo puledrati sul lago jazzato di Saint Moritz.

Non possiamo dire che la neve è arrivata, ma nemmeno in maniera netta il contrario e quindi noi si è andati e si è dato inizio al ns SA1 2017, in maniera ufficiale.

Sabato 21 gennaio 2017 kazzeggiando sulla neve in Engadina allo JulierPass: ore 8.45 prima pertichetta dell’anno; ore 13.15 prima curva 2017; ore 15.40 prima conclusione gita 2017. Ciack si gira….pagina.

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La nostra Divina Tentazione è sempre super, anche in un anno scarso di precipitazioni; difficile trovare una gita senza ‘macchia’ e quindi ci siamo riservati, tra dislivello contenuto e condizione neve, di andare sul sicuro.

Però ci stiamo attrezzando e non a caso fra un mesetto alcuni dei nostri saranno in altri posti in avanscoperta e ci diranno se, scendendo a sud, le cose sono davvero cambiate. Qualcuno sostiene che le migrazioni, giungendo al nord, hanno causato lo sprofondamento della falda / faglia rocciosa con progressivo innalzamento del suolo italico meridionale che riceve ora tutta la neve; le Alpi servivano per bloccare le precipitazioni e le basse pressioni, ora servono da lancio per farle ricadere più a sud, con estremo disagio anche per coloro che non vivono propriamente di questa passione, anzi causando un malessere che definire tale in questo momento è un po’ troppo sarcastico.

Per cercare di tornare in un’oasi di benessere moral-ludico, possiamo dire che la neve tutto sommato era quel minimo sindacale atto a garantire un pellaggio più che soddisfacente in salita ed un discreto godimento in una discreta discesa, a tratti in polvere a tratti un po’ “polimera”, ma in grado di farci sorridere a fine corsa e pieni di speranza per l’avvenire di stagione.

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In salita l’occhio è anche caduto su alcuni scaricamenti spontanei che non erano annunciati dal bollettino, ma che erano un segnale inequivocabile del malessere del periodo: crepe sinistre ed immediatamente adiacenti, testimoniano la sofferenza dei pendii in questo momento.

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Dalla cima solito spettacolo visivo; anche a mettere un telone che si apre al nostro arrivo non renderebbe l’idea di fondo. Si vede tutto in totale trasparenza, con un Ago del Torrone in bella mostra e tutti i principali gruppo protesi verso il cielo a salutarci comme d’habitude.

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Una nota di rilievo: dal 2017 in Svizzera ci si può arrivare anche e solo in quinta, con un unico scalo-marcia per il passaggio in quarta sul Passo del Maloja; per il ritorno segno della croce, discesa sempre in quarta e festeggiamenti in prossimità di Chiavenna! Per eventuali istruzioni su come ciò sia possibile a Montevecchia vi attendono; oggi hanno già chiamato da Kazzenger per saperne segreti e motivi e per capire come questo fatto (fenomeno per gli addetti ai lavori) sia possibile. Ricciardo è atteso nel prossimo fine settimana. Qual è la morale? che la frizione la puoi togliere o, in casi estremi, tenere in mano per tutto il viaggio.

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Non possiamo infine non citare Adriano, profeta della tavola e dei Poseroni (citazione da quota 2.586 mt):”….Comunque questa è la passione/sport più bello al mondo: che tu faccia 250 o 1.500 metri il paesaggio che hai sotto il naso è sempre uno spettacolo unico”.

Sarà un anno “del Léla”, ma è sempre bello.

Oggi tra gli altri: Anna, Stefy, Mattia, Luca, Luca, Enrico, la cordata dei DB (Double-Beppe), Andrea, Massimo, Gigi, Teo, Barney, Pier, Inox, Ronnie, Giò, Boris, Adriano e Patajean.

by patajean

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