APERTO IL SIPARIO PER IL 2018.

dicembre 18th, 2017

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  • CIMA: Pointe de la Pierre mt. 2.653
  • ZONA: Valle d’Aosta – Cogne
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: circa 1.300 mt D+ per circa 12 km di sviluppo totale;
  • DIFFICOLTA’: nessuna;
  • NOTE: neve ‘col trucco’. Si è presentata nel migliore dei modi, ma ha nascosto quel non so che di infido: un po’ come il lupo mascherato d’agnello che poi nel piatto diventa una tigre che ti azzanna i quadricipiti.

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Così come c’è un ‘primo sale’, c’è anche una ‘prima neve’ e quest’anno, dicendolo in silenzio anzi scrivendolo solo, speriamo che la prima neve sia di buon auspicio alla successiva. La perturbazione ultima ha fatto sì che i fiocchi bianchi siano precipitati copiosi soprattutto ad ovest, lambendo persino i paesi a bordo valle e quindi la decisione di evitare lastre di jazz dalle nostre parti piuttosto che percorsi pelati ha fatto si che la punta delle assi mirasse la Val d’Aosta.

Durante la lezione Artva di sabato presso Montevecchia per il Corso SA1, tra una patata ed il beep di ricerca, il gruppo ha deciso di tenere questa meta, non ultimo il discorso sicurezza e visto il bollettino nivo-meteo in essere.

Scelta azzeccata, soprattutto considerando la neve sul percorso ed il colpo d’occhio che hanno reso più gradevole tutto quanto: dal paesaggio circostante al fine gita. In pratica siamo rimasti avvolti nella bambagia.

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Il panorama che si gode dalla cima è in effetti un fiore all’occhiello della gita: le principali vette dell’arco alpino valdostano, con alcuni sforamenti in svizzera, è devastante e si ha solo l’imbarazzo della scelta.

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Inizia quindi più o meno ufficialmente la nuova stagione invernale e noi torniamo a casa contenti per averla scelta…..un po’ meno contenti, invece, quando apriamo il portafoglio alla fine. Tanto è cara oggi la neve nel senso di poterla vedere depositata in giro quanto è cara nel senso di pagarla per andarci sopra. In effetti è piuttosto pittoresco, per non inveire in altro modo, come in quella zona si lamentino di alcuni episodi di riduzione in termini di affluenza di turisti: in realtà è quello che vogliono e prima o poi sarà così. L’alternativa è un pia illusione che la gente non ci vada in autostrada per poi vederla ugualmente percorrere le strade secondarie, coi gas di scarico ugualmente presenti. E’ una vergogna che con cinquantasei eurozzi si vada solo ad Aosta per poi tornare a Milano a vedere sul pannello quanto si è speso, mentre con gli stessi soldi forse fai un salto al Brennero e torni pure. Roba da avere tutti i denti cariati in poche ore. Vigliacca la volta che sbagli ed al ritorno entri prima di Aosta: senti un bruciore interno e ne hai certezza al casello di Milano! Tredici km in più e fatti per sbaglio tra Courmayeur e Aosta costano uno sproposito. E poi si sente di aumenti anche per il 2018.

Certe cose le metti sempre sul ridere, ma c’è di che fare esame di coscienza.

Avvolti nel bosco ci coccoliamo tra la vegetazione, anche fitta in certi punti; poi usciamo verso l’ultimo alpeggio da cui si vede la cima, raggiungibile attraverso un lungo dosso sicuro. Non siamo soli e qualcuno (Alessandro di Gorgonzola) lo conosciamo pure.

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In cima c’è parecchio spazio e davanti è un po’ come affacciarsi sul tetto di un palazzo per vedere chi gioca in cortile: sotto di noi ed in lontananza ci sono gli impianti di Pila con gli sciatori intenti ad ammortizzare il giornaliero.

Scendiamo sulla pala centrale, con neve come detto un po’ infida che fa vibrare i turbo-cipiti: prima parte molto aperta e seconda nel bosco, con varianti da toboga in alcuni punti e tronchi mimetizzati da paletti poco snodati.

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Alla fine suona il “Carillon” e noi non ci facciamo mancare l’appuntamento.

p.s. oggi per una volta abbiamo apprezzato i cani in montagna; quattro cecoslovacchi al seguito del loro padrone; tranquilli ed ubbidienti da far paura. In cima e prima di scendere il comando è stato: “Dài ora dietro di me…!” e loro in fila indiana si sono messi dietro e con lui sono scesi. Da manuale!

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Partecipanti: Anna, Mirko, Andrea, Teo, Giovanni, Luca e Patajean.

by Patajean ®

 

 

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NELLA FIABA PER UNA NOTTE.

dicembre 6th, 2017

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E’ capitato di raccontare una fiaba o, prima ancora, di sentirla dalla bocca di altri. Forse è capitato meno di accorgersi, durante il racconto detto o sentito, di ritrovarsi improvvisamente immersi nelle pagine di un libro.

Ecco è successo questo, in una notte di inizio dicembre’17, mi sono ritrovato con la famiglia a pagina 85 di un libro di fiabe e racconti fantastici.

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Dopo trecentosessantacinque giorni di attesa un giorno di gioia, ma di quelli da raccontare per le coincidenze che si sono verificate: una su tutte, la neve. Chiamata a più riprese, assente negli ultimi tempi, merce rara forse peggio……beccata proprio in pieno nel posto in cui un anno prima era partita la prenotazione. Chi l’avrebbe detto? Nell’unico punto in cui è passata la perturbazione.

Posto particolare che lo diventa ancor di più nella circostanza; fuori dal mondo, ma anche a portata di mano, lontano ma non troppo; situato dietro il paesino al di sopra del quale due piccole case sull’albero aiutano i visitatori a trascorrere una notte che in alcuni casi diventa un incanto. Notte che va prenotata con largo anticipo, perché va a ruba.

Si arriva in macchina a cinque minuti dalla meta, ci si trova davanti ad un bosco all’interno del quale sorgono queste due piccolissime abitazioni, sospese come se volassero tra i rami del bosco. Non ci sono armadi e ci devi andare con l’essenziale. Poi ti accorgi che basta. Tutto in miniatura tranne l’emozione, ma una grande vetrata che ti permette di contare le pecore di notte nel bosco, nel caso in cui non prendi sonno. Impossibile e infatti non ci sono pecore.

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Tanto stupore per nulla? Forse abitiamo in una regione sbagliata, bella ma troppo caotica; basta uscire, anche solo mangiare in tre e spendere poco e domandarsi ”dove” c’è qualcosa che non va: da noi o da loro……

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Vi si arriva a piedi passando per un piccolo sentiero di gnomi e luci, si entra per depositare i pochi bagagli e quando si esce, sorpresa: neve a manetta e centimetri che arrivano uno dietro l’altro, tutti in fila e tutti che si posizionano come da manuale, in un puzzle che poi si mostra nella sua bellezza.

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Si dorme beatamente, ma si viene anche improvvisamente svegliati dai botti che la neve di notte, cadendo sul tetto di legno, provoca e che ti echeggiano nei timpani.

Al mattino i centimetri sono più di trenta, anzi trentacinque quando esci dal bosco dove non ci sono protezioni di nessun genere; poi vai a cercare l’auto ormai sommersa: uno spettacolino senza biglietto.

Ti sposti nell’angolo colazione ed anche qui sei immerso in un paesaggio diverso da quello cui siamo abituati. Bellissima esperienza.

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L’ultima parte è costituita da un gioco: “Cerca la tua auto” e se la ritrovi puoi tornare a casa, non facilmente visto che sei lontano e devi uscire dal raggio della perturbazione che in questo weekend ha deciso di venire a trovarti. Non si è capito se spostandosi verso al Francia abbia gridato: “Fra un po’ torno e la porto anche da voi”.

Speriamo perché l’è dura…..senza.

A distanza di più di quarant’anni si torna a giocare sugli alberi, prima immancabile meta per chi decide di non avere il kulo di pietra; un passaggio obbligato.

by Patajean®

 

 

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LA CARICA DEI 101 ALL’ALPE DEL VICERE’.

novembre 14th, 2017

E’ pensabile che dei genitori poco sani trasmettano ai propri figli le stesse malsane abitudini? Di solito le malattie si trasmettono per contagio, ma una buona dose è per via genetica…….nell’era moderna potremmo aggiungere (forse) che anche tramite bluetooth buona parte dell’euforia irrazionale dell’età che avanza, automaticamente si disperde nei paraggi dei figli, che ovviamente ed inconsciamente colgono al volo.

Però si divertono e quindi questo significa qualcosa.

Una serata all’insegna della spensieratezza, in questo modo, si può fare? Si, ed anche in un rifugio al calar del sole sopra la Brianza. Alla Capanna Mara, sopra Erba, tutto ciò si è realizzato nella serata di sabato 11 novembre. Ritrovo all’alpe del Viceré verso le 18.30 e poi salita al rifugio dove ci aspettava una cenetta a base di chiasso e baccano. Si perché ‘un quintale di persone’, di cui i due terzi bambini, non passano proprio inosservati e tantomeno se la passano in silenzio.

In queste occasioni l’unica cosa che ti rimane da fare è parlare con gli inquilini del tuo tavolo; l’impresa di farlo con quelli degli altri è come una traversata transatlantica o come pretendere di gridare dal Palanzone all’isola di Bora Bora, pensando che quelli ti sentano, girandosi, dopo dieci secondi!

Un bel momento di serenità in attesa di ridiscendere nuovamente verso casa prima di mezzanotte. Una specie di via di mezzo tra l’escursionismo giovanile, la gita fuori porta e la voglia di non mollare mai.

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Che dire: i Bimbi che prendono dai Bambi o questi ultimi che tentano inesorabilmente di cambiare la prima vocale per emularli, nascondendosi per evitare di essere beccati? Probabilmente lo scopriremo al prossimo episodio. Per il momento il tutto si è svolto perfettamente ed un grazie particolare va ai principali artefici dell’organizzazione: Silvia e Johnny.

Nelle foto un scorcio di parte dei partecipanti: per i nomi si invitano i lettori a rivolgersi all’anagrafe dei singoli paesi di riferimento, troppi!

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Buona notte per tutta la notte!

by Patajean

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LO STATO DI GRAZIA.

ottobre 12th, 2017

Una nazione nuova con ulteriore bisogno di indipendenza locale? Un nuovo stato aderente alla UE, magari con deposito bandiera e sovranità in qualche luogo remoto? Un paese di proprietà di un tiranno donna? Niente di tutto ciò, ma semplicemente uno stato d’animo che sento sempre più presente in questo periodo; siccome le cose belle ogni tanto vanno dette, eccomi a descriverla nella sua manifestazione più elementare. Si, perché in fondo si tratta di questo: un semplice, e sicuramente già testato da molti coetanei, momento in cui la percezione duale “mente-corpo” si esprime alla massima potenza pur non essendo, la scocca che li contiene, quella di un tempo. Eh si, perché si sono superati i quaranta da un pezzo. Peccato per quest’ultimo aspetto, ma altrettanto bella la sensazione vissuta!

Quante volte capita di dire a voce alta, durante una discussione, “ma perché non avere avuto questa testa venticinque anni fa!?” Da numerose schermografie ed ecografie fatte negli anni sono emerse un casino di fratture qua e là, ma fortunatamente il cervello nella sua essenza grigia, dello stesso colore anche sull’esito, è sempre risultato esserci (ndr: le kazzate di solito hanno volume e peso specifico, per cui rimangono nonostante il passare degli anni). Forse si è sempre trattato di una scatola, di un packaging vuoto, contenente il nulla cosmico, un’impalcatura strutturata solo ed esclusivamente per tenere distinte e distanti le orecchie (citazione, sorry!), però diciamo che non ha mai avuto piena consapevolezza come quella maturata negli ultimi anni. La consapevolezza del qui ed ora è indescrivibile. E’ anche vero che un binomio corpo-mente come quello attuale avrebbe avuto venticinque anni fa ben altri riflessi: considerato che ‘a diventar vecchi aumentano gli stremizi e tutto il resto’, molte delle innumerevoli kazzate sarebbero rimaste nel sacchetto all’interno di un baule, per paura di essere bastonate appena fuori!

Certo, avere oggi molto del tempo che fu aiuterebbe a togliersi qualche sassolino in quota che è ancora lì, che si realizzerà magari col tempo, ma che rappresenta pur sempre un lumicino che prima o poi mostrerà tutte le dita (cinque) per salutarti oppure una sola (il medio!) per mandartici….

A vent’anni c’era la performance che bussava ogni mattina, anche se in realtà voltandosi indietro non era così accentuata, ma mancava quel controllo che, invece, c’è ora e che è sicuramente un valore aggiunto. Quindi meglio la gallina ieri o l’uovo oggi? Il “take-away inglese o il ciapa-e-porta a kà della Brianza” teniamocelo stretto.

Ultimamente, fra potenziamento del ginocchio malconcio a causa della Tagata del 2015, Progetto Benessere nell’azienda più bella del mondo per cui ho la fortuna ed il privilegio di lavorare e, per finire, le gite con gli amici, si sente proprio questo beneficio acutizzato dal fatto che la performance rimane sempre in secondo piano, mentre emerge prepotente il bisogno di star bene, in compagnia delle belle persone e con il massimo plaisir nel momento in cui si kaga-giù l’idea di andar in giro per valli e non.

Senza contare quando sei in giro da solo, perché hai deciso così e perché anche questo è vissuto come momento personale, intimo per fare il recap del cervello, delle priorità e degli obiettivi. L’eno-gastro-sessual-sportivo non è un binomio, ma un quadrilatero inespugnabile.

Non si possono dimenticare i doveri e gli impegni realmente più importanti come famiglia e lavoro; tuttavia la fortuna di poter condividere, come se si avesse ancora vent’anni, momenti talmente belli che non vi si può rinunciare è un must per non dire un valore aggiunto difficile da buttare ai pesci. Questi impegni orientano altrove e/o a cercare soluzioni diverse, come la mountain bike o la slackline, ma escursionismo e universo a punta restano, in qualunque modo li si raggiungano, gli orgasmi naturali irrinunciabili. Poi aver la fortuna di una famiglia che ama l’aria pura (?) e aperta aiuta in questo senso.

Anche la corsa, che mette mente più corpo al servizio dell’utile, nel momento in cui non diventa droga fine a se stessa e permette di vedere lungo o sperare di farlo nel senso di garantire un minimo di intelligenza emotiva atta a far si che quando saremo “over90” avremo sempre la possibilità di pestar neve e non altro, quindi muovere le ginocchia, è un altro bel modo di perdere tempo; se poi lo fai per conto dell’azienda per la quale lavori, che ti stimola a consumar suole……figata!

I confini dello Stato di Grazia speriamo non esistano o che restino invisibili per il momento, lasciando aperto ogni gesto atletico e lasciando che il fisico ne possa percorrere tutto il suo territorio, spero altrettanto sconfinato. Se così fosse, non si potrebbe chiedere di più, visto che poi la mano invisibile non la mette Adam Smith ma qualcuno ben più importante.

Un bel modo per avere conferma di questa sensazione è leggere per esempio alcuni articoli di Jeff Lowe, che ha tradotto in parole molte sue sensazioni, oserei dire da urlo!

Quindi? Quindi mani sui mmaroni e via andare.

Notte,

by Patajean®

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UNA GIORNATA DI E-VENTI.

ottobre 10th, 2017

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Ultimamente va molto di moda la “e”: dalla messaggeria all’etere, passando per la congiunzione che aiuta a non terminare mai la conversazione.

Noi la utilizziamo per aggiungere la nostra gita autunnale in Valmalenco, come da calendario: ieri in giro non c’era molta gente. Un po’ perché la ventazza fastidiosa ha sferzato tutto il giorno, dalla mattina contro le auto alla sera contro i faccioni stanchi e gonfi; un po’ perché erano tutti appesantiti dal kulo di pietra: tra Festa del Vino, giro dell’Enoteca valtellinese, Sagra dell’anguilla della Valtellina, Festival del terrazzamento, per finire al premio Tappo di Sughero 2017 ed al Brutto-Kulo Day…….tutti a menar le terga infastidendo il prossimo.

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Un po’ come lo scarico: gira che gira, poi l’ingorgo te lo ritrovi al centro da qualche parte e sicuramente tu sei lì (sempre al centro) puntuale come un orologio svizzero e non certo per ululare il rumore tipico, prima che tutto sparisca.

Oggi siamo in venti in una giornata di eventi.

Quando scendiamo dalle auto il vento è talmente forte che dobbiamo forzare le portiere; ci sono si e no 5 gradi centigradi, che si approssimano allo zero causa ventazza. Fa nulla e si parte.

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Tra gli aghi di pino il freddo lo senti meno, anche perché la mente è rapita sempre più dalla Colore-Terapia, poi quando davanti agli occhi non c’è più nulla ti accorgi del freddo pungente. In un paio d’ore raggiungiamo la meta del rifugio Del Grande – Camerini e fortunatamente la parete dello stesso ci protegge, mentre l’invernale serve da spogliatoio.

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Oggi uno degli eventi è un compleanno, quello di Davide:

  • “Devo fare i venti”: esclamazione che di solito appartiene ai giovani, beati loro. Detto qui oggi va bene, perché dimostra che qualche giovane segue i suoi genitori o è rapito da questo mondo. Per cui passi.
  • “Devo fare i venti!”: esclamazione appartenente a “un non più giovane”, beato lui ma non propriamente gli altri. Sinonimo di gran preoccupazione….cerchiamo di scansare l’imminente pericolo.

–         “Anch’io trent’anni fa ho fatto i venti!”: esclamazione senza risposta, tipica di chi rimane solo pur essendo fisicamente al centro di un gruppo ben definito

Gustiamo il gustabile e poi decidiamo di menar le tolle; lasciamo tutto in ordine e gli ultimi visitatori che ci hanno raggiunto. Oggi qui anche un ‘amico di Montagna’, nel senso che viene da quel paese della Valtellina (da notare gli sguardi da triglia del torrente di alcuni di noi, quando, alla domanda “di dove sei!?”, lui ha replicato “sono un ragazzo di Montagna”…..).

Di solito lasciamo sempre in ordine (e questo ci lusinga), ma qui non potevamo certo sgarrare, un po’ perché abbiamo amici che lo hanno gestito in estate, un po’ perché c’è una bella webcam che trasmette immagini tutte le ore: alle 12.00 la foto del salame, alle 13.00 la foto del vino rosso, alle 14.00 la tazza piena di gorgonzola che ha richiamato anche i camosci del Muretto, alle 14.15 il caffè sceso caldo dal gargarozzo. Appena arrivati a casa (eufemismo) siamo venuti a sapere che qualcuno affezionato al posto ha visto tutto a più riprese via web ed ha chiesto se eravamo veramente noi in gita, visto che il vento rendeva nitidi i faccioni……ormai il grande fratello vigila anche alle alte quote.

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Scendiamo dalla Val Sissone, ma dalla parte più lunga (non dal Canalone) e subito il paesaggio ci appare nella sua bellezza (a parte il fatto che si scende salendo, la Nord del Disgrazia è sopra la testa col suo fascino incontrastato). Rapiti da colori e angoli, arriviamo in basso che il vento è ridotto, la temperatura leggermente migliore e la luce serale che si annuncia bella. Come al solito, quando torni esce il bello.

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Alle 15.55 usciamo da Chiareggio, ma entriamo in un delirio senza fine, la coda. Un po’ come le vacche del west, siamo incanalati nei recinti della valle e dobbiamo superare gli ostacoli conosciuti: Morbegno, Lecco, Barro, Statale 36.

E’ un po’ come farla a tiri e questo certo non è classificabile come e-vento.

Partecipanti,…..direi una ventina (!): Annalisa, Angeletta, Luciana, Roberta, Luciana, Memi, Noemi, Andrea, Simone, Ongiul, Lele, Fabrizio, Davide, Erik, Ale, Mirko, Paolinux, Gianfranco, Massimo e Patajean

by Patajean®

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MANUTENZIONE ALL’ALPE DOSDE’ 30.09.17

ottobre 2nd, 2017

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Per iscriversi a Pal-Kolor meglio farlo in autunno come per tutti gli abbonamenti e corsi che di solito iniziano dopo le ferie, magari non proprio in occasione del cambio data ufficiale. Prima di codificare i canali, però, meglio recarsi in una zona in cui è possibile regolare la manopola del colore; si, perché non esiste ancora un’Applicazione che lo faccia da casa. Inoltre più sano assaporare dal vivo come questi appaiono di fronte a noi.

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In Val Viola Bormina in questo ultimo weekend avevamo in programma grandi manovre di manutenzione per il Bivacco Caldarini (Cai Desio), ma il/la (ognuno scelga l’articolo che meglio crede) meteo sfavorevole non ci ha convinto. Quindi operazioni ordinarie e per la verniciatura se ne riparlerà l’anno prossimo.

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Avevamo già creato l’impresa edile di supporto e chiamato forze fresche a dare una mano, tutto era pronto, meno che il tempo. Fare i lavori “alla karlona” non è il caso, ancor più una verniciatura che deve rimanere per anni.

Questa volta ci apparecchiamo anche con la Mountain Bike e cerchiamo di vedere come sarà il nostro futuro fra qualche anno, magari per indossare occhiali diversi e/o vedere come e cosa potrebbe cambiare l’attività sportiva cui siamo abituati. E poi bisogna essere aperti ad esperienza sempre diverse, che cambiano rispetto alle nuove sensazioni interiori.

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La finestra di bel tempo è data dalle 8.30 alle 17.00 di questo sabato di fine settembre e quindi dovremmo starci dentro.

Partiamo dal P4 dopo Arnoga, mentre Indurain e la Canins partono dal curvone direttamente, per il primo appuntamento previsto al Rifugio Federico, dove Boris è atteso come un oracolo.

La nevicata di qualche settimana fa e le spruzzate successive rendono il paesaggio ancora più attraente. Ci dividiamo dalle bici e ci ritroveremo al rifugio qualche ora più tardi: loro al Passo Viola e noi al bivacco per fare il punto.

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Ci arriviamo da lì a poco e lo troviamo in ottime condizioni. Qualche ritocco necessario, ma in regola con le aspettative. Facciamo prendere aria a ciò che di solito la prende dalle terga dei visitors e poi richiudiamo tutto; vorremmo andare a vedere anche la Capanna Dosdé, posta all’omonimo Passo.

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Se stiamo in costa dovremmo raggiungerla “a tuono”! e infatti sempre ‘da lì a poco’ ci affacciamo sulla parte alta e selvaggia della Val Grosina. La Capanna è in pietra e non c’è anima viva in giro. Panorama sempre incantevole, ma scoraggia vedere cime che una volta avevano un passato diverso. Il cascatone jazzato della Cima Viola oggi ne è un lontano ricordo.

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Siamo in ritardo…..abbiamo i ‘malfatti’ nel piatto al rifugio che ci aspettano, ma noi siamo in ritardo! Da lì a poco, sempre sull’onda del tuono e passando nuovamente dall’itinerario di salita per recuperare il cartello (per evitare che la neve invernale ne rovini la dicitura rifatta), ci ripresentiamo al rifugio Dosdé, dove ci deliziano con un piatto speciale. Nel frattempo sgottina fuori dal vetro….

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Non ci resta che rientrare: faremo un paio di uscite l’anno prox, anche se la zona è SIC (!). Qui si può fare un po’ di tutto e poi c’è sempre l’accoglienza che ci riserva il rifugio. Torniamo alle auto con qualche goccia sulla testa, ma meglio del previsto.

Rientro comodo e conferma che, laddove non ci sono altri impegni, il sabato è meglio per tutto, gita compresa.

I Manutentori: Anna, Stefy, Davide, Ale, Boris, Pier e Patajean (questi ultimi Gabanatt del sito SIC!).

by Patajean®

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UNA ZONA DI MALNATT!

settembre 19th, 2017

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  • Plis Valle del Lanza
  • Mulini del Trotto e di Gurone
  • Cave di Molera

Oggi cultura e zone pianeggianti nei pressi di Malnate, nel Varesotto ed ai confini con la Swizzera; dopo la meteo pessima per il weekend e la doverosa rinuncia alla consueta Bimbi & Bambi (che tuttavia riprenderà a breve, in quanto semplicemente rimandata), prendiamo al volo l’iniziativa di Johnny di visitare nel Varesotto posti che rievocano storia e vecchie usanze.

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Ultimamente, quando siamo in giro, veniamo presi di mira in senso positivo e questo fatto si sta rivelando tutt’altro che negativo, visto che andiamo in case/rifugi/abitazioni che non avremmo mai pensato di visitare, in luoghi dove veniamo accolti e ospitati per bibite e caffè (vedere la tendata di luglio in Alpe Musella) o per visitare luoghi della cui esistenza ovviamente non potremmo sapere, come il piccolo Museo del Borgo di Gurone, un paesino caratteristico posto alla fine del ns giretto cultural artistico, avvolto in mura circolari necessarie ad evitare che le piene del fiume Olona possano invadere le poche case che lo costituiscono.

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Partiamo dal Mulino del Trotto ed anche qui veniamo ‘assaliti’ da un ometto simpatico ed entusiasta del suo mestiere ‘di ripiego’, il quale si prodiga per mostrarci i macchinari che lo costituivano (oggi sono solo mostrati al pubblico), come funzionava e farci apprezzare un po’ di storia respirata in questo piccolissimo borghetto. Si va dalle macine sino al vaglio dei cereali, per passare attraverso le cinghie di raccordo con le falegnamerie che stavano sopra al mulino. Tutto era orchestrato bene, ma diretto dall’acqua la cui importanza purtroppo si comincia a percepire solo negli ultimi anni. Chi è entusiasta di quello che fa, talvolta riesce a farlo passare con le parole e gli sguardi a chi sta di fronte. Abbiamo ascoltato rapiti tutto quanto, bello!

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Il posto si addice anche ad eventuali gite fuori-porta, con possibilità di pernotto. Dopo il mulino partiamo per boschi alla ricerca delle cave, che si dimostrano subito interessanti nella loro architettura a 45° (si, perché lo scavo prevedeva un lavoro certosino di scalfittura delle pareti ed estrazione blocchi con questo tipo di pendenza, ovviamente dall’alto al basso) e completamente visitabili dopo che l’estrazione del materiale ha lasciato dei gran buchi.

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Nello spostamento tra una cava e l’altra rimaniamo qualche attimo su orme strane, posizionate per terra (sarà lo Struzzo di Malnate?, sarà l’Alce del Lanza, il torrente che scende fluido nelle sue anse alla nostra destra?, oppure sarà un orso le cui orme sono state disegnate volutamente per terra…..visto che lo stampino lascia anche la scritta “Made in China”?). Si cammina parecchio e si passano varie frazioni, fra cui la Folla di Malnate, ma la meta è vicina: il Mulino di Gurone, anche se è difficile da trovare, finisce in saccoccia.

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Un signore piuttosto malfidente (almeno all’inizio), dal suo balcone si chiede e ci chiede cosa possano fare quindici persone in quel posto, oltretutto interdetto alle persone ed ai mezzi da un cartello ‘chiaro & tondo’ all’entrata del paesino. Fatto sta che, dopo averci scrutato bene, ci ha aperto le porte del mulino, ormai un ricordo dei fasti antichi; poi è sceso e ci ha raccontato come e dove si faceva la farina. A togliere qualsiasi dubbio sul nostro essere “buoni, belli e non pericolosi” ci ha pensato una nonnina dal volto gaudente, che è scesa qualche minuto dopo e di corsa per farci vedere cose che molti umani non hanno mai potuto vedere, causa non essere buoni e belli come noi!

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Siamo talmente immersi nel casino e nella modernità che posti come questo vanno visitati: ci ha aperto le porte di un piccolo museo, ma con oggetti di tutti i tipi. Emblematica la statuetta avente più di cento anni che, ricevendo una monetina, asserisce con la testa il dolce obolo ricevuto! Spettacolare.

La struttura della cinta tonda che circonda Gurone è poi qualcosa da vedere; non resta che tornare, ma subito dopo aver cercato e trovato il tesoro del Geo-catching. Con le coordinate di Johnny, andiamo sul punto e, con non poche difficoltà, riusciamo a scovare il nascondiglio, ben architettato, dove si nasconde il tesoro di Gurone.

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Lasciata la nostra impronta, ritorniamo sui ns passi, ma non abbiamo fatto i conti con la meteo; anche il radar di Meteo Suisse ci ha risparmiato per un po’, ma alla fine l’abbiamo presa e non poco. Lasciati gli altri in un posto comodo ed asciutto, siamo andati a riprendere le auto; al rientro nessuna traccia né dell’Alce né dello Struzzo, ma qualche pallottola e fischio strano (riapertura della caccia quando secondo voi?, oggi!) ci hanno scortato lungo il Torrente Lanza e fino alle auto.

I complimenti vanno fatti assolutamente a Johnny che su questi argomenti è sempre pronto per consigli ed ha un ventaglio di proposte niente male! Grazie ed alla prossima.

Silvia, Angeletta, Chiara, Silvietta, Susy, Tea, Manuela, Mara, Massimo, Marco, Luca, Tommy, Christian, Johnny e Patajean.

by Patajean ®

 

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EHHH….QUANT’AL FASEVI MI’…!

settembre 13th, 2017

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Non esisterà mai una situazione in cui un pensionato, posizionato ‘mani in conserte’ di fronte ad un’ opera pubblica (da un semplice tombino aperto sino alla migliore palestra di arrampicata del mondo), lascerà incompiuta la sua azione fisica, mimata attraverso una smorfia, senza una parola a rafforzare l’orgoglio, manifestare il sapere e scatenare le ire funeste dei presenti.

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Immaginare che tutte le fasi citate si realizzino contestualmente sotto gli occhi come in una lotteria nella quale escono i tuoi numeri e vedere che, poco a poco, la tua visita occasionale si trasforma improvvisamente nel ritirare il premio per la vincita, è sempre tanta roba. E poi, ormai, Bovisio (nella situazione specifica la sede della ns Scuola VdS) ci ha abituati a momenti di gloria.

Sono attimi che ti mancano, un po’ come il citofono ai testimoni di Geova e quindi li vai a cercare, in fondo e quasi sempre per caso!

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Ieri sono ufficialmente partiti i lavori della seconda fase della Palestra di Arrampicata e, dopo il condono edilizio, il progetto “z” ed il via ufficiale dal ministero degli affari interni brianzolo, la prima manovalanza si è precipitata in sede per tagliare il nastro dei lavori.

Ehhh…..quant’al fasevi miì,

Uno spettacolo: si passa dal tirare le ‘righe’ col laser al verificare se le stesse sono dritte con il filo! Si trapana il muro per saggiarne la durezza, eliminando i punti impossibili; si mettono le cuffie per ascoltare il cuore del muro e non per evitare di diventare balordi, anche perché le cuffie per tutti non ci sono.

Un fattore da considerare sarà la quota: la base della parete (scritta inequivocabile per evitare di confonderla con la ‘metà parete o la cima’) si trova a 1.025 mt e già ieri sera faceva freddino, figuriamoci quando sarà pronto il pannello: come minimo sarà ad una quota maggiore e quindi altro che smanicato, ci vorrà il duvet!

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Ehhh…..quant’al fasevi miì,

guardare e non toccare è una cosa da imparare: si, ma la bocca va tenuta chiusa. Invece lo sguardo assassino è funzionale all’emissione di suoni e consigli (forse le cuffie servono ad evitarli?) e quindi si narra di tutte quelle volte che in passato è capitata la situazione medesima ed è stata risolta con soluzioni che nemmeno fra trent’anni vedranno alla Nasa.

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Ehhh…..quant’al fasevi miì,

di sicuro non c’era il Coro dei cantori dalla parte opposta! Si, perché per trapanare il muro, prendere a martellate un angolo, fare la schermografia alla parete, è opportuno “cattar fuori” il giorno ideale, che non è un giorno qualsiasi.

Se il Coro ieri sera ha registrato qualcosa, beh state tranquilli che alcuni suoni non saranno certo dettati dalla replica della chitarra di Bob Dylan, visto che alla console c’era il Mago con il trapano vikingo.

E poi il direttore dei lavori: ogni fase ha il suo. Ieri sera c’era il direttore del camino, c’era il nostromo della barca a vela, c’era il direttore d’orchestra ed, infine, c’era il Nicchio! Piastra in mano e via che si va….

Ehhh…..quant’al fasevi miì,

infine e come sempre, ci sono i fanatici del ‘dolce far nulla’, i kultori del kulo di pietra, gli adepti che di solito limonano con la seggiola o pagano il canone del divano. Sono i fannulloni del quartierino ed i romantici dell’ultimo sguardo prima che il panorama cambi per sempre. Ecco ieri alcuni di noi, fra cui il sottoscritto, si sono lasciati cullare da questa fase, ma sono ugualmente riusciti a portare a casa la gioia di una serata corta, ma intensa e a guadagnare una fase di sonno ideale.

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Ieri eravamo come i Koala attaccati al tronco di un albero, con l’intelligenza emotiva fissa al suolo, in estasi totale.

Di solito il cantiere nasce presto, ma resta parecchio sul posto; quindi se volete andare a dormire con qualcosa che ve lo faccia fare felicemente, anziché la camomilla passate in Via Venezia al 33………che da oggi, oltre al numero civico, è anche il numero pronunciato dal muro alla domanda del Mago. “dì qualcosa!!!”

Non sei della Valle del Seveso se non hai mai visto almeno una delle scene clou di questo vivere quotidiano.

Notte,

by Patajean®

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PIU’ KULO CHE ANIMA.

settembre 12th, 2017

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Rapimento emotivo ieri, domenica 10 settembre, in Val Ferret: dopo rinuncia forzata alle Dolomiti di Sesto…..che non sono quelle situate vicino a Cinisello Beach (meno belle), il sodalizio gemellato Desio/Montevecchia si è rivolto verso il vecchio West, chiedendo aiuto a Eolo ed al Monte bianco.

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Nonostante l’acqua uscisse anche dall’applicazione del telefono, abbiamo tenuto duro sino all’ultimo ed alla fine siamo stati graziati e premiati: una specie di telone gigante è rimasto disteso sopra le nostre teste, teso tra la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Lombardia, ma l’inizio di questo tratta (o la fine, a seconda del punto di osservazione) era al sole, cioè Courmayeur. Quindi il titolo rispecchia la sintesi di tutto quanto. E’ la somma che fa il totale.

Ieri era anche giorno di partenza del Tor de Geants, una gara di trail di 330 km…..che ti rende stanco solo a pronunciarla, di cui abbiamo ascoltato la partenza, vocalizzata attraverso megafoni il cui suono è straripato sino alla nostra quota, quella in cui sorge il Rifugio Bertone a 1.991 mt, prima tappa della nostra traversata verso il Rifugio Bonatti.

Dopo dieci minuti di rapimento emozionale per una vista che, nonostante non sia la prima, lascia sempre con il mal di gola, parte la fase delle foto. La prima neve contribuisce ad arricchire il paesaggio con un tocco di classe in più e a nascondere le crepe di un clima che sta sfasciando tutto piano piano, cambiando le sembianze ad un angolo che rappresenta idillio per gli occhi e auto-motivazione per gli arti….

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Un versante Brenva senza Brenva non rappresenta più il vero fremito che nasceva nel vedere l’imponenza di un tale ambiente solo qualche decennio fa; vederla in quelle condizioni è come vedere la pelle del serpente dopo che lo stesso è fuggito cambiando l’abito! Un peccato che si capisce bene quando dentro hai le palpitazioni tipiche di chi si tormenta per queste cose inutili.

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Il vento è l’unica pecca in questa fase, ma sappiamo che prima o poi toglierà il velo sulle ultime cime, oltreché svolazzare su di noi per farci coprire, massacrati letteralmente dal freddo.

Traversata in quota per toccare il Mont de la Saxe, la Testa Bernarda ed il Col Sapin in sequenza non mixata, poi discesa in valloni poco frequentati e puntata verso il rifugio Bonatti per il meritato ristoro.

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Il rientro è altrettanto lungo e si dipana sulla costa bassa, con un dislivello “da 1.900 a 1.900 metri” per farci ritornare al Bertone, dove salamino e birretta rimpinzano le forze per la tratta finale, a piombo su Villair, dove l’architettura abitativa fa capire che tipo di gara viene giocata.

Alle 18.00 siamo alle auto per il rientro. Partiti in canoa, tornati in kayak….acqua da tutti le parti.

Da notare in maniera assolutamente pregevole: gli stranieri in giro erano una moltitudine, encomiabile come il numero di ragazze, sempre e solo straniere che hanno percorso i nostri sentieri dimostrando come ce la si possa godere ugualmente; un’altra mentalità, così come quella della corsa. Ormai lo scarpone pesante è quasi come camminare con le pinne in piazza…..

I cercasole: Ginevra, Anna, Andrea, Lele, Erik, Enrico, Boris, Ale Nuzzo, Ale Barin, Davide e Patajean.

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GITA KULIN’ARIA!

settembre 4th, 2017

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Ho deciso di scrivere l’articolo……..ed userò sempre quello determinativo.

Dopo circa un mese che non ci vediamo suona la sirena, quella del raduno. Ovviamente si risponde subito e l’incontro è un porcile!….pardon è al Porcile, un posto che evoca brutte cose, ma che bisogna vedere almeno una volta. Noi ci siam passati parecchie volte in inverno, ma ‘nudo’ non lo avevamo ancora visto.

Si tratta di un Passo posto sopra tre laghetti, che prendono il nome omonimo; sarà che quando veniamo in inverno il freddo è becco, fatto sta che appena apriamo la portiera della macchina, la dentiera si stacca e cade: 4° (ndr: quattro gradi centigradi). Siamo equipaggiati, ma la giornata precedente ha modificato il clima estivo. Lungo la strada che sale a Tartano la visione (sempre sufficientemente idilliaca) della Testata del Masino lascia quel tanto di bocca aperta, giusto per ammalarsi col freddo che entra!

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Bella compagnia come al solito e camminata per riprendere le belle abitudini; nel catino in alto i massoni erratici di quel colore grigio/verde lichenato restano una goduria libidinosa per l’equilibrio e la gioia dell’acrobazia.

Tocchiamo il Passo del Porcile per poi passare da quello di Tartano, dove sono ancora evidenti i resti della Linea Cadorna, non prima di esserci fermati a pranzare al Tavolo delle Leccornie, un’oasi creata ad hoc per noi.

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A fine pranzo e a dispetto del nome che porta questo luogo, cerchiamo di mantenere un atteggiamento consono e lasciamo semplicemente il porcile (uso deliberatamente l’articolo determinativo).

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Tra mille leccornie ed un bel caffè con la moca, emerge prepotente la nostra voglia di essere pronti. Siccome oramai il tempo è peggio che ballerino, siccome le nubi kagano precipitazioni anche se sono isolate rispetto alle masse circostanti, siccome vediamo quindici fiocchi di neve cadere impetuosi sopra di noi…….beèh, ci facciamo trovare subito pronti ed in posizione. A noi basta poco.

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Dicevamo prima che è suonata la sirena del raduno, ma poi la sirena è anche comparsa; si narra che una tale posizione richiami il passato, dove le muse venivano in questo posto a piangere, formando laghi e facendo emozionare Eolo e company, a tal punto che, a loro volta, lacrimavano dal cielo formando neve….chissà.

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Partecipanti: Annalisa, Angeletta, Giulia, Roberta, Luciana, Elisa, Fabrizio, Erik, Lele, Massimo, Max T., Andrea, Piero, Gianfranco, Simone e Patajean.

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