UNA GIORNATA DI E-VENTI.

ottobre 10th, 2017

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Ultimamente va molto di moda la “e”: dalla messaggeria all’etere, passando per la congiunzione che aiuta a non terminare mai la conversazione.

Noi la utilizziamo per aggiungere la nostra gita autunnale in Valmalenco, come da calendario: ieri in giro non c’era molta gente. Un po’ perché la ventazza fastidiosa ha sferzato tutto il giorno, dalla mattina contro le auto alla sera contro i faccioni stanchi e gonfi; un po’ perché erano tutti appesantiti dal kulo di pietra: tra Festa del Vino, giro dell’Enoteca valtellinese, Sagra dell’anguilla della Valtellina, Festival del terrazzamento, per finire al premio Tappo di Sughero 2017 ed al Brutto-Kulo Day…….tutti a menar le terga infastidendo il prossimo.

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Un po’ come lo scarico: gira che gira, poi l’ingorgo te lo ritrovi al centro da qualche parte e sicuramente tu sei lì (sempre al centro) puntuale come un orologio svizzero e non certo per ululare il rumore tipico, prima che tutto sparisca.

Oggi siamo in venti in una giornata di eventi.

Quando scendiamo dalle auto il vento è talmente forte che dobbiamo forzare le portiere; ci sono si e no 5 gradi centigradi, che si approssimano allo zero causa ventazza. Fa nulla e si parte.

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Tra gli aghi di pino il freddo lo senti meno, anche perché la mente è rapita sempre più dalla Colore-Terapia, poi quando davanti agli occhi non c’è più nulla ti accorgi del freddo pungente. In un paio d’ore raggiungiamo la meta del rifugio Del Grande – Camerini e fortunatamente la parete dello stesso ci protegge, mentre l’invernale serve da spogliatoio.

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Oggi uno degli eventi è un compleanno, quello di Davide:

  • “Devo fare i venti”: esclamazione che di solito appartiene ai giovani, beati loro. Detto qui oggi va bene, perché dimostra che qualche giovane segue i suoi genitori o è rapito da questo mondo. Per cui passi.
  • “Devo fare i venti!”: esclamazione appartenente a “un non più giovane”, beato lui ma non propriamente gli altri. Sinonimo di gran preoccupazione….cerchiamo di scansare l’imminente pericolo.

–         “Anch’io trent’anni fa ho fatto i venti!”: esclamazione senza risposta, tipica di chi rimane solo pur essendo fisicamente al centro di un gruppo ben definito

Gustiamo il gustabile e poi decidiamo di menar le tolle; lasciamo tutto in ordine e gli ultimi visitatori che ci hanno raggiunto. Oggi qui anche un ‘amico di Montagna’, nel senso che viene da quel paese della Valtellina (da notare gli sguardi da triglia del torrente di alcuni di noi, quando, alla domanda “di dove sei!?”, lui ha replicato “sono un ragazzo di Montagna”…..).

Di solito lasciamo sempre in ordine (e questo ci lusinga), ma qui non potevamo certo sgarrare, un po’ perché abbiamo amici che lo hanno gestito in estate, un po’ perché c’è una bella webcam che trasmette immagini tutte le ore: alle 12.00 la foto del salame, alle 13.00 la foto del vino rosso, alle 14.00 la tazza piena di gorgonzola che ha richiamato anche i camosci del Muretto, alle 14.15 il caffè sceso caldo dal gargarozzo. Appena arrivati a casa (eufemismo) siamo venuti a sapere che qualcuno affezionato al posto ha visto tutto a più riprese via web ed ha chiesto se eravamo veramente noi in gita, visto che il vento rendeva nitidi i faccioni……ormai il grande fratello vigila anche alle alte quote.

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Scendiamo dalla Val Sissone, ma dalla parte più lunga (non dal Canalone) e subito il paesaggio ci appare nella sua bellezza (a parte il fatto che si scende salendo, la Nord del Disgrazia è sopra la testa col suo fascino incontrastato). Rapiti da colori e angoli, arriviamo in basso che il vento è ridotto, la temperatura leggermente migliore e la luce serale che si annuncia bella. Come al solito, quando torni esce il bello.

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Alle 15.55 usciamo da Chiareggio, ma entriamo in un delirio senza fine, la coda. Un po’ come le vacche del west, siamo incanalati nei recinti della valle e dobbiamo superare gli ostacoli conosciuti: Morbegno, Lecco, Barro, Statale 36.

E’ un po’ come farla a tiri e questo certo non è classificabile come e-vento.

Partecipanti,…..direi una ventina (!): Annalisa, Angeletta, Luciana, Roberta, Luciana, Memi, Noemi, Andrea, Simone, Ongiul, Lele, Fabrizio, Davide, Erik, Ale, Mirko, Paolinux, Gianfranco, Massimo e Patajean

by Patajean®

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MANUTENZIONE ALL’ALPE DOSDE’ 30.09.17

ottobre 2nd, 2017

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Per iscriversi a Pal-Kolor meglio farlo in autunno come per tutti gli abbonamenti e corsi che di solito iniziano dopo le ferie, magari non proprio in occasione del cambio data ufficiale. Prima di codificare i canali, però, meglio recarsi in una zona in cui è possibile regolare la manopola del colore; si, perché non esiste ancora un’Applicazione che lo faccia da casa. Inoltre più sano assaporare dal vivo come questi appaiono di fronte a noi.

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In Val Viola Bormina in questo ultimo weekend avevamo in programma grandi manovre di manutenzione per il Bivacco Caldarini (Cai Desio), ma il/la (ognuno scelga l’articolo che meglio crede) meteo sfavorevole non ci ha convinto. Quindi operazioni ordinarie e per la verniciatura se ne riparlerà l’anno prossimo.

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Avevamo già creato l’impresa edile di supporto e chiamato forze fresche a dare una mano, tutto era pronto, meno che il tempo. Fare i lavori “alla karlona” non è il caso, ancor più una verniciatura che deve rimanere per anni.

Questa volta ci apparecchiamo anche con la Mountain Bike e cerchiamo di vedere come sarà il nostro futuro fra qualche anno, magari per indossare occhiali diversi e/o vedere come e cosa potrebbe cambiare l’attività sportiva cui siamo abituati. E poi bisogna essere aperti ad esperienza sempre diverse, che cambiano rispetto alle nuove sensazioni interiori.

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La finestra di bel tempo è data dalle 8.30 alle 17.00 di questo sabato di fine settembre e quindi dovremmo starci dentro.

Partiamo dal P4 dopo Arnoga, mentre Indurain e la Canins partono dal curvone direttamente, per il primo appuntamento previsto al Rifugio Federico, dove Boris è atteso come un oracolo.

La nevicata di qualche settimana fa e le spruzzate successive rendono il paesaggio ancora più attraente. Ci dividiamo dalle bici e ci ritroveremo al rifugio qualche ora più tardi: loro al Passo Viola e noi al bivacco per fare il punto.

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Ci arriviamo da lì a poco e lo troviamo in ottime condizioni. Qualche ritocco necessario, ma in regola con le aspettative. Facciamo prendere aria a ciò che di solito la prende dalle terga dei visitors e poi richiudiamo tutto; vorremmo andare a vedere anche la Capanna Dosdé, posta all’omonimo Passo.

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Se stiamo in costa dovremmo raggiungerla “a tuono”! e infatti sempre ‘da lì a poco’ ci affacciamo sulla parte alta e selvaggia della Val Grosina. La Capanna è in pietra e non c’è anima viva in giro. Panorama sempre incantevole, ma scoraggia vedere cime che una volta avevano un passato diverso. Il cascatone jazzato della Cima Viola oggi ne è un lontano ricordo.

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Siamo in ritardo…..abbiamo i ‘malfatti’ nel piatto al rifugio che ci aspettano, ma noi siamo in ritardo! Da lì a poco, sempre sull’onda del tuono e passando nuovamente dall’itinerario di salita per recuperare il cartello (per evitare che la neve invernale ne rovini la dicitura rifatta), ci ripresentiamo al rifugio Dosdé, dove ci deliziano con un piatto speciale. Nel frattempo sgottina fuori dal vetro….

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Non ci resta che rientrare: faremo un paio di uscite l’anno prox, anche se la zona è SIC (!). Qui si può fare un po’ di tutto e poi c’è sempre l’accoglienza che ci riserva il rifugio. Torniamo alle auto con qualche goccia sulla testa, ma meglio del previsto.

Rientro comodo e conferma che, laddove non ci sono altri impegni, il sabato è meglio per tutto, gita compresa.

I Manutentori: Anna, Stefy, Davide, Ale, Boris, Pier e Patajean (questi ultimi Gabanatt del sito SIC!).

by Patajean®

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UNA ZONA DI MALNATT!

settembre 19th, 2017

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  • Plis Valle del Lanza
  • Mulini del Trotto e di Gurone
  • Cave di Molera

Oggi cultura e zone pianeggianti nei pressi di Malnate, nel Varesotto ed ai confini con la Swizzera; dopo la meteo pessima per il weekend e la doverosa rinuncia alla consueta Bimbi & Bambi (che tuttavia riprenderà a breve, in quanto semplicemente rimandata), prendiamo al volo l’iniziativa di Johnny di visitare nel Varesotto posti che rievocano storia e vecchie usanze.

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Ultimamente, quando siamo in giro, veniamo presi di mira in senso positivo e questo fatto si sta rivelando tutt’altro che negativo, visto che andiamo in case/rifugi/abitazioni che non avremmo mai pensato di visitare, in luoghi dove veniamo accolti e ospitati per bibite e caffè (vedere la tendata di luglio in Alpe Musella) o per visitare luoghi della cui esistenza ovviamente non potremmo sapere, come il piccolo Museo del Borgo di Gurone, un paesino caratteristico posto alla fine del ns giretto cultural artistico, avvolto in mura circolari necessarie ad evitare che le piene del fiume Olona possano invadere le poche case che lo costituiscono.

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Partiamo dal Mulino del Trotto ed anche qui veniamo ‘assaliti’ da un ometto simpatico ed entusiasta del suo mestiere ‘di ripiego’, il quale si prodiga per mostrarci i macchinari che lo costituivano (oggi sono solo mostrati al pubblico), come funzionava e farci apprezzare un po’ di storia respirata in questo piccolissimo borghetto. Si va dalle macine sino al vaglio dei cereali, per passare attraverso le cinghie di raccordo con le falegnamerie che stavano sopra al mulino. Tutto era orchestrato bene, ma diretto dall’acqua la cui importanza purtroppo si comincia a percepire solo negli ultimi anni. Chi è entusiasta di quello che fa, talvolta riesce a farlo passare con le parole e gli sguardi a chi sta di fronte. Abbiamo ascoltato rapiti tutto quanto, bello!

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Il posto si addice anche ad eventuali gite fuori-porta, con possibilità di pernotto. Dopo il mulino partiamo per boschi alla ricerca delle cave, che si dimostrano subito interessanti nella loro architettura a 45° (si, perché lo scavo prevedeva un lavoro certosino di scalfittura delle pareti ed estrazione blocchi con questo tipo di pendenza, ovviamente dall’alto al basso) e completamente visitabili dopo che l’estrazione del materiale ha lasciato dei gran buchi.

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Nello spostamento tra una cava e l’altra rimaniamo qualche attimo su orme strane, posizionate per terra (sarà lo Struzzo di Malnate?, sarà l’Alce del Lanza, il torrente che scende fluido nelle sue anse alla nostra destra?, oppure sarà un orso le cui orme sono state disegnate volutamente per terra…..visto che lo stampino lascia anche la scritta “Made in China”?). Si cammina parecchio e si passano varie frazioni, fra cui la Folla di Malnate, ma la meta è vicina: il Mulino di Gurone, anche se è difficile da trovare, finisce in saccoccia.

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Un signore piuttosto malfidente (almeno all’inizio), dal suo balcone si chiede e ci chiede cosa possano fare quindici persone in quel posto, oltretutto interdetto alle persone ed ai mezzi da un cartello ‘chiaro & tondo’ all’entrata del paesino. Fatto sta che, dopo averci scrutato bene, ci ha aperto le porte del mulino, ormai un ricordo dei fasti antichi; poi è sceso e ci ha raccontato come e dove si faceva la farina. A togliere qualsiasi dubbio sul nostro essere “buoni, belli e non pericolosi” ci ha pensato una nonnina dal volto gaudente, che è scesa qualche minuto dopo e di corsa per farci vedere cose che molti umani non hanno mai potuto vedere, causa non essere buoni e belli come noi!

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Siamo talmente immersi nel casino e nella modernità che posti come questo vanno visitati: ci ha aperto le porte di un piccolo museo, ma con oggetti di tutti i tipi. Emblematica la statuetta avente più di cento anni che, ricevendo una monetina, asserisce con la testa il dolce obolo ricevuto! Spettacolare.

La struttura della cinta tonda che circonda Gurone è poi qualcosa da vedere; non resta che tornare, ma subito dopo aver cercato e trovato il tesoro del Geo-catching. Con le coordinate di Johnny, andiamo sul punto e, con non poche difficoltà, riusciamo a scovare il nascondiglio, ben architettato, dove si nasconde il tesoro di Gurone.

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Lasciata la nostra impronta, ritorniamo sui ns passi, ma non abbiamo fatto i conti con la meteo; anche il radar di Meteo Suisse ci ha risparmiato per un po’, ma alla fine l’abbiamo presa e non poco. Lasciati gli altri in un posto comodo ed asciutto, siamo andati a riprendere le auto; al rientro nessuna traccia né dell’Alce né dello Struzzo, ma qualche pallottola e fischio strano (riapertura della caccia quando secondo voi?, oggi!) ci hanno scortato lungo il Torrente Lanza e fino alle auto.

I complimenti vanno fatti assolutamente a Johnny che su questi argomenti è sempre pronto per consigli ed ha un ventaglio di proposte niente male! Grazie ed alla prossima.

Silvia, Angeletta, Chiara, Silvietta, Susy, Tea, Manuela, Mara, Massimo, Marco, Luca, Tommy, Christian, Johnny e Patajean.

by Patajean ®

 

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EHHH….QUANT’AL FASEVI MI’…!

settembre 13th, 2017

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Non esisterà mai una situazione in cui un pensionato, posizionato ‘mani in conserte’ di fronte ad un’ opera pubblica (da un semplice tombino aperto sino alla migliore palestra di arrampicata del mondo), lascerà incompiuta la sua azione fisica, mimata attraverso una smorfia, senza una parola a rafforzare l’orgoglio, manifestare il sapere e scatenare le ire funeste dei presenti.

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Immaginare che tutte le fasi citate si realizzino contestualmente sotto gli occhi come in una lotteria nella quale escono i tuoi numeri e vedere che, poco a poco, la tua visita occasionale si trasforma improvvisamente nel ritirare il premio per la vincita, è sempre tanta roba. E poi, ormai, Bovisio (nella situazione specifica la sede della ns Scuola VdS) ci ha abituati a momenti di gloria.

Sono attimi che ti mancano, un po’ come il citofono ai testimoni di Geova e quindi li vai a cercare, in fondo e quasi sempre per caso!

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Ieri sono ufficialmente partiti i lavori della seconda fase della Palestra di Arrampicata e, dopo il condono edilizio, il progetto “z” ed il via ufficiale dal ministero degli affari interni brianzolo, la prima manovalanza si è precipitata in sede per tagliare il nastro dei lavori.

Ehhh…..quant’al fasevi miì,

Uno spettacolo: si passa dal tirare le ‘righe’ col laser al verificare se le stesse sono dritte con il filo! Si trapana il muro per saggiarne la durezza, eliminando i punti impossibili; si mettono le cuffie per ascoltare il cuore del muro e non per evitare di diventare balordi, anche perché le cuffie per tutti non ci sono.

Un fattore da considerare sarà la quota: la base della parete (scritta inequivocabile per evitare di confonderla con la ‘metà parete o la cima’) si trova a 1.025 mt e già ieri sera faceva freddino, figuriamoci quando sarà pronto il pannello: come minimo sarà ad una quota maggiore e quindi altro che smanicato, ci vorrà il duvet!

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Ehhh…..quant’al fasevi miì,

guardare e non toccare è una cosa da imparare: si, ma la bocca va tenuta chiusa. Invece lo sguardo assassino è funzionale all’emissione di suoni e consigli (forse le cuffie servono ad evitarli?) e quindi si narra di tutte quelle volte che in passato è capitata la situazione medesima ed è stata risolta con soluzioni che nemmeno fra trent’anni vedranno alla Nasa.

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Ehhh…..quant’al fasevi miì,

di sicuro non c’era il Coro dei cantori dalla parte opposta! Si, perché per trapanare il muro, prendere a martellate un angolo, fare la schermografia alla parete, è opportuno “cattar fuori” il giorno ideale, che non è un giorno qualsiasi.

Se il Coro ieri sera ha registrato qualcosa, beh state tranquilli che alcuni suoni non saranno certo dettati dalla replica della chitarra di Bob Dylan, visto che alla console c’era il Mago con il trapano vikingo.

E poi il direttore dei lavori: ogni fase ha il suo. Ieri sera c’era il direttore del camino, c’era il nostromo della barca a vela, c’era il direttore d’orchestra ed, infine, c’era il Nicchio! Piastra in mano e via che si va….

Ehhh…..quant’al fasevi miì,

infine e come sempre, ci sono i fanatici del ‘dolce far nulla’, i kultori del kulo di pietra, gli adepti che di solito limonano con la seggiola o pagano il canone del divano. Sono i fannulloni del quartierino ed i romantici dell’ultimo sguardo prima che il panorama cambi per sempre. Ecco ieri alcuni di noi, fra cui il sottoscritto, si sono lasciati cullare da questa fase, ma sono ugualmente riusciti a portare a casa la gioia di una serata corta, ma intensa e a guadagnare una fase di sonno ideale.

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Ieri eravamo come i Koala attaccati al tronco di un albero, con l’intelligenza emotiva fissa al suolo, in estasi totale.

Di solito il cantiere nasce presto, ma resta parecchio sul posto; quindi se volete andare a dormire con qualcosa che ve lo faccia fare felicemente, anziché la camomilla passate in Via Venezia al 33………che da oggi, oltre al numero civico, è anche il numero pronunciato dal muro alla domanda del Mago. “dì qualcosa!!!”

Non sei della Valle del Seveso se non hai mai visto almeno una delle scene clou di questo vivere quotidiano.

Notte,

by Patajean®

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PIU’ KULO CHE ANIMA.

settembre 12th, 2017

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Rapimento emotivo ieri, domenica 10 settembre, in Val Ferret: dopo rinuncia forzata alle Dolomiti di Sesto…..che non sono quelle situate vicino a Cinisello Beach (meno belle), il sodalizio gemellato Desio/Montevecchia si è rivolto verso il vecchio West, chiedendo aiuto a Eolo ed al Monte bianco.

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Nonostante l’acqua uscisse anche dall’applicazione del telefono, abbiamo tenuto duro sino all’ultimo ed alla fine siamo stati graziati e premiati: una specie di telone gigante è rimasto disteso sopra le nostre teste, teso tra la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Lombardia, ma l’inizio di questo tratta (o la fine, a seconda del punto di osservazione) era al sole, cioè Courmayeur. Quindi il titolo rispecchia la sintesi di tutto quanto. E’ la somma che fa il totale.

Ieri era anche giorno di partenza del Tor de Geants, una gara di trail di 330 km…..che ti rende stanco solo a pronunciarla, di cui abbiamo ascoltato la partenza, vocalizzata attraverso megafoni il cui suono è straripato sino alla nostra quota, quella in cui sorge il Rifugio Bertone a 1.991 mt, prima tappa della nostra traversata verso il Rifugio Bonatti.

Dopo dieci minuti di rapimento emozionale per una vista che, nonostante non sia la prima, lascia sempre con il mal di gola, parte la fase delle foto. La prima neve contribuisce ad arricchire il paesaggio con un tocco di classe in più e a nascondere le crepe di un clima che sta sfasciando tutto piano piano, cambiando le sembianze ad un angolo che rappresenta idillio per gli occhi e auto-motivazione per gli arti….

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Un versante Brenva senza Brenva non rappresenta più il vero fremito che nasceva nel vedere l’imponenza di un tale ambiente solo qualche decennio fa; vederla in quelle condizioni è come vedere la pelle del serpente dopo che lo stesso è fuggito cambiando l’abito! Un peccato che si capisce bene quando dentro hai le palpitazioni tipiche di chi si tormenta per queste cose inutili.

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Il vento è l’unica pecca in questa fase, ma sappiamo che prima o poi toglierà il velo sulle ultime cime, oltreché svolazzare su di noi per farci coprire, massacrati letteralmente dal freddo.

Traversata in quota per toccare il Mont de la Saxe, la Testa Bernarda ed il Col Sapin in sequenza non mixata, poi discesa in valloni poco frequentati e puntata verso il rifugio Bonatti per il meritato ristoro.

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Il rientro è altrettanto lungo e si dipana sulla costa bassa, con un dislivello “da 1.900 a 1.900 metri” per farci ritornare al Bertone, dove salamino e birretta rimpinzano le forze per la tratta finale, a piombo su Villair, dove l’architettura abitativa fa capire che tipo di gara viene giocata.

Alle 18.00 siamo alle auto per il rientro. Partiti in canoa, tornati in kayak….acqua da tutti le parti.

Da notare in maniera assolutamente pregevole: gli stranieri in giro erano una moltitudine, encomiabile come il numero di ragazze, sempre e solo straniere che hanno percorso i nostri sentieri dimostrando come ce la si possa godere ugualmente; un’altra mentalità, così come quella della corsa. Ormai lo scarpone pesante è quasi come camminare con le pinne in piazza…..

I cercasole: Ginevra, Anna, Andrea, Lele, Erik, Enrico, Boris, Ale Nuzzo, Ale Barin, Davide e Patajean.

by Patajean®

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GITA KULIN’ARIA!

settembre 4th, 2017

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Ho deciso di scrivere l’articolo……..ed userò sempre quello determinativo.

Dopo circa un mese che non ci vediamo suona la sirena, quella del raduno. Ovviamente si risponde subito e l’incontro è un porcile!….pardon è al Porcile, un posto che evoca brutte cose, ma che bisogna vedere almeno una volta. Noi ci siam passati parecchie volte in inverno, ma ‘nudo’ non lo avevamo ancora visto.

Si tratta di un Passo posto sopra tre laghetti, che prendono il nome omonimo; sarà che quando veniamo in inverno il freddo è becco, fatto sta che appena apriamo la portiera della macchina, la dentiera si stacca e cade: 4° (ndr: quattro gradi centigradi). Siamo equipaggiati, ma la giornata precedente ha modificato il clima estivo. Lungo la strada che sale a Tartano la visione (sempre sufficientemente idilliaca) della Testata del Masino lascia quel tanto di bocca aperta, giusto per ammalarsi col freddo che entra!

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Bella compagnia come al solito e camminata per riprendere le belle abitudini; nel catino in alto i massoni erratici di quel colore grigio/verde lichenato restano una goduria libidinosa per l’equilibrio e la gioia dell’acrobazia.

Tocchiamo il Passo del Porcile per poi passare da quello di Tartano, dove sono ancora evidenti i resti della Linea Cadorna, non prima di esserci fermati a pranzare al Tavolo delle Leccornie, un’oasi creata ad hoc per noi.

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A fine pranzo e a dispetto del nome che porta questo luogo, cerchiamo di mantenere un atteggiamento consono e lasciamo semplicemente il porcile (uso deliberatamente l’articolo determinativo).

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Tra mille leccornie ed un bel caffè con la moca, emerge prepotente la nostra voglia di essere pronti. Siccome oramai il tempo è peggio che ballerino, siccome le nubi kagano precipitazioni anche se sono isolate rispetto alle masse circostanti, siccome vediamo quindici fiocchi di neve cadere impetuosi sopra di noi…….beèh, ci facciamo trovare subito pronti ed in posizione. A noi basta poco.

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Dicevamo prima che è suonata la sirena del raduno, ma poi la sirena è anche comparsa; si narra che una tale posizione richiami il passato, dove le muse venivano in questo posto a piangere, formando laghi e facendo emozionare Eolo e company, a tal punto che, a loro volta, lacrimavano dal cielo formando neve….chissà.

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Partecipanti: Annalisa, Angeletta, Giulia, Roberta, Luciana, Elisa, Fabrizio, Erik, Lele, Massimo, Max T., Andrea, Piero, Gianfranco, Simone e Patajean.

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BOLLI & GIBOLLI al Pizzo Ligoncio.

agosto 24th, 2017

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  • CIMA: Pizzo Ligoncio mt. 3.032 per il Passo della Vedretta mt. 2.840
  • GRUPPO: Val Masino/Val dei Ratti; bucoliche.
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: D+ 2.400 mt per +/- una ventina di km;
  • DIFFICOLTA’: dùmà stack àttent ai masuni che te vegnenn adoss!
  • NOTE: lunga ma affascinante cavalcata fra due valli spettacolari; particolare il colpo d’occhio all’uscita dal Passo della Vedretta (Sentiero Dario Di Paolo).

Che bello poter rubare un giorno di quasi-fine agosto per andare in queste valli uniche e godere insieme di ore dedicate “alle cose ignoranti”: per esempio la salita del Pizzo Ligoncio. Ormai è quasi tradizione, dopo il Cengalo dello scorso anno. Misurare il grip delle suole di fronte alla resistenza del mitico granito che è la roccia più bella che esista al mondo.

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A proposito di Cengalo, non andate più lato svizzero perché è troppo pericoloso ed ogni tre per due ne viene giù un pezzo: è dell’altro ieri un botto gigante, con un pezzo di parete nord che adesso serve ai bambini per fare il castello di sabbia…..!!!

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Comunque anche noi la nostra parte l’abbiamo fatta e ricevuta (Ligoncio fa rima con Li-gonfio!); una bella serie di gibollate e scalfitture, giusto per confermare che siamo stati in giro e le abbiamo combinate; come dire, dopo quasi trent’anni le stesse kazzate! Gh’è gnent de fàa…

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Salita lunga, mooolto lunga che si snoda partendo dai Bagni di Masino per poi dipanarsi fra Rifugio Omio e Passo della Vedretta con caratteristica uscita in un mondo nuovo come la Valle dei Ratti; infine per distese gandose, infinite e che ti fanno perdere dislivello, nuovamente verso l’alto per l’approccio finale alla cima.

Il passaggio al Passo Vedretta è un po’ come aprire le persiane dopo un giorno di pioggia ed in una mattina fresca e bella. Un godimento.

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Dall’alto panorama stupendo sui soliti posti, ma che roba! Lo Spigolo Vinci era quasi l’unico fuori dalle nubi, poi Manduino, Pizzo di Prata con la sua mole enorme e Sfinge con in evidenza la Via dei Morbegnesi.

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Oggi purtroppo gran nebbia, che però ci ha ostacolati fino ad un certo punto. Siamo partiti che l’avevamo sopra i craponi e l’abbiamo tenuta fino al rifugio, poi verso il Passo Vedretta abbiam capito che avremmo ‘bucato’ e così è stato: spettacolo puro.

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In Val dei Ratti discorso identico: manto cotonato sotto di noi con insidiosa prospettiva di dover cercare la strada, soprattutto al ritorno, fra bolli poco marcati e distanti fra loro. E’ l’unico avvertimento che ci sentiamo di dare per la difficoltà dell’itinerario. Con noi anche un simpatico trio di Ballabio, incontrato al rifugio Omio e nuovamente in cima, fra cui il figlio di Kalumer. Loro hanno salito la normale lato Omio che si srotola sulla dorsale versante Masino, senza inerpicarsi sui famosi due canali che rappresentano il terzo approccio alla cima e che per qualche mezz’ora è passata anche attraverso le nostre menti. Ormai di nevai pensili neanche quasi l’ombra, ma solo grandi massi, alcuni dei quali fan paura.

Anche il ritorno lo abbiamo fatto avvolti nel cotone della nebbia per alcuni tratti: in realtà la stessa sembrava aprirsi al nostro passaggio e lasciarci ammirare che cosa poteva celarsi davanti a noi ad ogni passaggio caratteristico.

Oggi tempi di salita-discesa molto stretti, eravamo quasi ‘posseduti’! comunque meglio così, visto che esser veloci aiuta e lascia il tempo anche per fermarsi un po’ ad ammirare alla bisogna. Non ultimo, l’essere allenati non disturba neanche sulla stanchezza. Coi soci di Ballabio, partiti leggermente dopo dalla cima, ci teniamo in contatto per garantire loro la visione del Passo Vedretta lato Val dei Ratti, poi giù spediti verso la Omio, dove ci ritroviamo per una birretta.

Che dire del rifugio, sempre bello salvo non riuscire quasi a ordinare. Ma possibile che nessuno si accorga che quel mobile che permette di colloquiare (!!!) con la cucina fa schifo e che così non va? Per metterti in contatto con il gestore devi farti venire al scoliosi, abbassarti come i gobbi a NotreDame….quasi perdere due metri di dislivello per ordinare una birra. Idem il rifugista, che farà un paio di visite ortopediche ogni mese! E’ incredibile come sia difficile fare le cose facili o rimediare ad un errore (spero) architettonico presente da anni. Quasi quasi meglio un citofono!

Certe volte sembra quasi che ti devi confessare: ti inginocchi, fai il segno della croce e poi ordini, ma dall’altra parte non c’è Gesù!

Nuovamente posseduti scendiamo verso valle ritrovandoci alla macchina poco dopo, quasi una discesa da trail. Pediluvio alla cascatona e poi via verso casa con la non-da-poco consolazione che oggi è martedì e quindi il traffico sarà minore.

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….ma c’è sempre un ma quando torni; c’è sempre qualcosa che ti permette di accantonare l’episodio per raccontarlo fra cent’anni ai tuoi nipoti. Siamo fra Dervio e Bell’Ano quando, all’improvviso, vediamo rallentamento improvviso e coda. Scorgiamo però una sagoma che corre fra le carreggiate, come un flash: ch’el sia un Aseèn….?

Non capiamo per qualche minuto, siamo scoraggiati dalla coda improvvisa, ma poi vediamo chiaramente di cosa si tratta: mamma capra con due piccoli impauriti che sgomitano per lasciare la superstrada. Probabilmente stava raccontando loro la fiaba del ‘gatto in tangenziale’ ed è finita in una realtà tutt’altro che virtuale! Fatto sta che, dopo aver cercato fuga sul lato del lago senza trovare riparo, ma solo guardrail, ha preso la via della galleria, entrandovi decisa con prole al seguito. Noi eravamo in uscita e quindi non sappiamo come sia finita. Peccato che la galleria era lunga 2,7 km. Questa ci mancava, come ci mancava l’immagine di un poliziotto, fermo appena fuori dalla galleria con un lazo in mano, pronto a prenderle al volo, ma anche sudato, a testimonianza di sforzi vani per prenderle fino a qualche minuto prima. Una specie di John Wayne del Lario, senza cavallo ma con la volante dei colleghi sulla carreggiata opposta (in alto!) che non immagino quali commenti possano aver fatto, salvo lo sconforto di doversi ficcare in galleria….

Episodio simpatico, ma che dimostra ancora una volta come una cazzata del genere possa creare scompiglio e potenziali danni agli automobilisti che percorrono, ignari e comodi, una superstrada come quella di Lecco-Colico.

Finisce tutto bene, salvo qualche nuova idea malsana che già ribolle in pentola per le prossime ‘gite ignoranti’.

Masino-Bregaglia fa sempre rima con Asino-Che-Raglia!

Un Trio di agosto come partecipanti: Beppe, Ale e Patajean.

Buon fine agosto! By Patajean

 

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ANGOLI & PARTICOLARI – Estate 2017

agosto 23rd, 2017

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Una vacanza agli antipodi quella di quest’anno: un po’ come la meteo, che antepone la caldazza ad improvvise bombe d’acqua. In alcuni momenti assenza di persone, con illusione di essere più o meno soli e potersi trastullare nella beatitudine delle crode, poi afflusso devastante di bipedi parlanti, per non dire urlanti, con calpestìo insidioso del territorio.

Comunque viva il Plaisir che ogni tanto è d’obbligo. E’ vero che sarebbe opportuno godere di assoluto silenzio, che poi lo puoi ugualmente trovare in funzione del posto scelto (dietro l’angolo si nascondono posticini che la maggior parte non conosce), ma poi è anche bello il chiassoso andi-rivieni della massa.

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Una vacanza in cui abbiamo alternato il grigio delle rocce e pareti dolomitiche al verde, che più verde non si può, della vallate e/o di quei “dossi” che si distendono, talvolta in maniera incredibile, tra i vari massicci della zona. Qui il disordine non esiste o viene sistemato in maniera quasi immediata (basti pensare alle piccole frane occorse durante qualche doccia-celeste), mentre la parola ‘ordine’ è realmente un must, qualcosa che anagrammi e mentre lo fai sorridi perché si trasforma subito in qualcosa che ti prende gli occhi e ti propone delle domande….semplici!

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Per esempio: perché non organizzare degli stages fra regioni? Perché non mandiamo gli alto-atesini in altre regioni e viceversa? Potrebbe cambiare qualcosa…?

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Naturalmente si vedono anche cose poco ortodosse: per esempio quelli che kagano in mezzo al sentiero di salita. Non lo fanno in maniera discreta, ma proprio in centro e i geometri non saprebbero cogliere meglio la geometria della manovra. Magari lo fanno per ego-centrismo o magari sperano di essere visti, ma non credo perché la reazione non piacerebbe. A questi bisognerebbe recapitare una mucca emozionata sullo zerbino di casa, magari una un po’ costipata che si è mangiata tutti i prati dell’Armentara…..no?! Oppure, a finestre aperte, cogliere l’occasione per lanciare (per sbaglio, s’intende!) una badilata di letame appena ‘munto’ direttamente sul loro divano. Forse se uno pensasse sempre di essere a casa sua, oltreché di usare le sue cose, la situazione assumerebbe un altro aspetto. Peccato!

Come al solito il mondo è piccolo e ritrovi altri ‘apprezzanti’ che trascorrono là le vacanze; questo fa sì che si possano scambiare quattro-chiacchere. Talvolta ci si vede addirittura più là che qua da noi..…

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Come ad ogni fine film, vengono lanciati i titoli di coda, ma pagando il canone ed avendo la televisione, forse di film ne potremo vedere sempre altri….

Buon autunno! By Patajean

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Galenstock, 2 giugno 2017

giugno 7th, 2017

“Est haec natura mortalium, ut nihil magis placeat, quam quod amissum est” – La natura umana è così fatta, che nulla ci piace di più che le cose che abbiam perdute [Seneca, De consol. Philos, 16)

 

Alle ore 8:51 del 1 giugno arrivò puntuale il messaggio: qualcuno ha voglia domani di svegliarsi molto, ma molto presto per una pellata? Fatemi sapere, bye

Con gli interventi successivi si scatenò subito la discussione: ma Susten o non Susten noi, arriveremo sul Gelenstock: ritrovo alle 3 alla frontiera di Como. Osservavo con distacco le questioni, cucinato dalla settimana di lavoro e desideroso di un bel venerdì di svacco. Ma si sa, la scimmia salta addosso e in fondo mi sono detto: se vorrò ricordarmi della giornata di domani per il resto della mia vita sarà meglio fare la gita, altrimenti si rischia  una giornata delle tante senza una memoria precisa. E la memoria delle cose belle e della bella gente è il vero patrimonio che ci tiriamo dietro.traccia 1

Sveglia alle 1,15. Alle 2,05 da Gigi e alle 2,15 da Boris, dove cresce sempre l’angoscia per qualche tiro mancino del nostro. Fila tutto liscio e alle2,30 ci troviamo con Anna. Poi inizia il tour delle deviazioni per raggiungere Como. Ingaggiamo un match con un TIR che ci succhia la ruota e che dopo che ce ne siamo liberati, ce lo troviamo di nuovo davanti. Non per niente sul retro c’era scritto “fiuto Anna”. A Brogeda raccogliamo Giovanni, Andrea e Fabio. Poi via oltre il Gottardo. Sulla salita verso Andermatt ci risiamo con i lavori stradali. Una svizzerotta ci dice che il semaforo del senso unico alternato sarebbe stato molto lungo. Siccome era esageratamente lungo alla fine si è messa d’accordo con il collega dall’altra parte e ci ha fatto passare. Superato il Furka pass giungiamo al Belvedere, che è ormai un vedere quanto il ghiacciaio si è ritirato. E’ comunque sempre un bel vedere ma chissà come mai la ritirata dei ghiacciai ci stringe il cuore. Sarà perché richiama che l’uomo sta forse distruggendo l’ambiente, sarà perché il ghiaccio si scioglie come la vita che passa, sarà che quando ho fatto la foto l’8 giugno 1997 avevo 20 anni di meno, sarà quello che ha sentenziato Seneca, sarà  ……

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Sarà che queste comparazioni alla fine ci hanno scassato e quindi alle ore 6 iniziamo la nostra salita. Dopo un’oretta di piano veramente delizioso

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giriamo a destra imboccando il Galengletscher, o quello che ne rimane (e non  ricomincio con le comparazioni). In ogni modo Gigi sa che dove non c’è più il ghiacciaio viene messa a nudo una porzione di roccia che a memoria d’uomo nessuno ha mai visto e dove si può manifestare un bel cristallo di quarzo pronto da raccogliere come una margherita. Il nostro, visto che ne ha il doppio di me (di fiato) gira il lungo e in largo le nuove isolette di roccia ma stavolta senza la fortuna.

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Inseriamo la ridotta e i rampanti superando prima un canalino e poi un tratto rocciosetto con togli/metti. Io comunque gli sci non me li sono mai tolti. La quinta ora di salita è un piacevole infinito su un piano inclinato.

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Arrivati al deposito sci, io non deposito nulla e arrivo diretto in cima con gli sci. Mica che mi penta di avere rinunciato alla bella discesa dalla cima.

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Il panorama dalla cima è dominante su tutto.

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E Sua maestà il Finsteraaron domina la scena. E’ anche questo un Belvedere e quindi vediamo l’ultima comparazione 2 giugno 2017 – 8 giugno 1997 (giuro che poi la smetto)

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La discesa è su neve top e scatena la discussione sulla gita perfetta.

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A parere di Gigi non esiste la salita perfetta con la discesa perfetta. La gita nel suo complesso può essere solo buon compromesso e il Glenstock lo è stato. La spinta ideale è trovare la salita perfetta (tutte cose ovviamente dette dopo la birrozza). In altre parole: lo scialpinismo è fatto di compromessi: dopo una salita devastante si auspica sempre una discesa ultraspettacolare  (Iris Nombosco).

Insomma, al di la’ delle chiacchere, discesa da urlo nella prima parte e neve un po’ marciotta in basso.

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Nessuno poi ci leva la visita alla grotta nel ghiaccio (evito come detto ulteriori comparazioni)

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e la birretta finale. Sempre Iris ci fa dono di una perla di saggezza: “si stava meglio ….quando si stava meglio.; eh, mica quando si stava peggio”.

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Tralascio la discussione sui rimborsi istruttori e la proposta di Iris

E ora? Operazione Susten prossimo weekend?

Alle 17 siamo a casa nella caldazza. Che gita e che venerdì da leoni!

Hanno partecipato: Gigi, Anna, Boris, Fabio, Andrea e Giovanni

Alberto

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IL GIOCATTOLO DEL GABANATT.

giugno 6th, 2017

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Weekendone all’insegna della calma da godere e delle cerimonie tipiche del “Gabanatt”.

E’ l’inizio della stagione estiva e quindi occorre salire in quota per garantire l’accesso a coloro che desiderano varcare le soglie di questo angolo sempre incredibile in cui è situato il Bivacco Caldarini. Qui abita ancora il silenzio. Angolo remoto, ma anche no, che si raggiunge con un minimo di sforzo meccanico prima e pedestre poi.

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Posizionato tra ciò che è levissimo e ciò che è freddissimo, il Bivacco svetta su un dosso a quasi 2.600 metri in Val Viola ed appartiene alla sezione del Cai Desio. Ne fanno da contorno cime che sono frequentate raramente, ma quando lo sono è peggio che andare a San Siro a vedere i Depeche Mode, c’è la coda.

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A torto poco frequentate come direbbe qualcuno oltretutto pure lui della sezione!

Oggi manutenzione: dalla cerimonia del Cartello…….dove il palo ha finalmente smesso di lacrimare in assenza della sua parte gemella (riordinata perfettamente con vernice e scritta) che viene issata e posizionata con tutte le dovute cure, all’apertura ufficiale delle porte con issaggio di tricolore italico.

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Un momento per festeggiare ed uno per controllare ufficialmente che tutto sia in ordine.

Poca gente in giro e l’ideale per trascorrere qualche giorno lontano dalla civiltà.

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Con poco anche il Gabanatt è contento, oltretutto aiutato e supportato da famiglia e amici.

by Patajean®

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