Ore 13.59 del 18/04/15: la Tagata!

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Evok avrebbe giudicato l’episodio capitato come “una Grande Tagata” e così in effetti è stato. Un’equazione ad almeno quattro variabili, complessa ma al tempo stesso facilissima, dove ognuna di esse poteva essere sostituita dalla parola Pirla……e, come per una magia, la soluzione apparire senza bisogna della verifica.

Uno che mi piace un casino ha scritto: “Gli alpinisti sono persone all’apparenza normali che soffrono, sperano, si commuovono, si arrabbiano e hanno paura proprio come le altre persone, ma hanno occhi speciali perché sono state misteriosamente accese, possedute, plasmate ed infine trasformate da una passione: la montagna!”

(E.Camanni)

Il problema è quando i tuoi occhi non sanno vedere, o perché non possono o perché, anche volendo, sono miopi. Niente di grave ovviamente, un episodio senza alcuna drammaticità e senza bisogno di accentuarlo, una sciocchezza che è implicita (?) nel gesto e nella passione, ma una sciocchezza che si può pagar cara per nulla, una di quelle che quando arrivi alla cassa, potrebbe non bastarti il plafond della carta.

Le tue ‘certezze’, la tecnica, buona finché si vuole, la conoscenza, salta tutto e nel giro di pochissimi secondi tutto va in mmerda, il tuo ginocchio esce dalla sede, s’inkazza e prende la sua direzione, sgomita e si rifiuta di obbedire al suo capo (il cervello); ti manda segnali inequivocabili di dolore, ti trasmette immagini bruttissime che passano in pochi secondi, ti fa tirar giù qualche espressione non proprio degna dell’educazione. Le tue scelte vanno a farsi fottere in pochissimi attimi, andando ad incidere nel potenziale inconscio degli amici che si fanno scrupoli per aver lanciato l’idea, ma che incisione non c’è, visto che l’età e le scelte sono solo tue, per quanto in fase di cristallizzazione/distruzione di fronte al male lancinante. Poi, sempre il ginocchio, ti manda anche delle immagini gratis, senza bisogno di avere il decoder, di quelle che passano a chi ha pagato il canone, a chi ha il posto in prima fila: dai pizzoccheri fumanti di qualche chalet più in basso, al selfie di Belen che ti chiede di fare un’OSA+ il giorno dopo , fino ad un grande boato registrato dalla Curva Nord: “Sei un Pirla-a-aaaaaa!!!”.

E’ come ciulare una kazzata il cui costo è zero e trovare la finanza in garage al ritorno, un secondo prima della certezza. Pochi centimetri di neve cementizia, a presa rapida ed uno sci che non si stacca ed è fatta; una caduta da fermo sotto pochi cm di neve che ti trasportano verso il basso per circa 8 metri ed il tanto osannato attacco che di nome non fa ‘attacchino’ che se ne va a quel paese. Adesso chi glielo dice nuovamente agli altri che l’attacchino non mi piace!

Al posto delle racchette vedi subito le stampelle e le punti perché per qualche millesimo di secondo provi una sensazione come di……non avere la parte sottostante del ginocchio.

Cosa resta? Poco e tanto: innanzitutto tre giorni ‘a fenikottero’ con le stampelle usate come ai giochi olimpici e quattro sberle del fisioterapista che ti aggiusta quindi anche altre parti del corpo, una visita al Pronto Soccorso che conferma lesioni acute al crociato ed al collaterale mediale……ed infine una RM che dà certezze al verdetto manuale iniziale (appollaiato nella macchina con le cuffie ed i rumori, sembrava di assistere al sonoro della battaglia di Midway del 1944). Adesso siamo in casa a spostare i muri con le gambe, a scendere in doppia dal balcone (fan…ulo, anche gli esami di maggio!) con il discensore che s’incastra nelle stampelle e a registrare messaggi di risposta agli amici che chiamano o chiameranno: “sono Patajean, in cosa posso esserle utile?” oppure “per riascoltare la prognosi, digitare due”!

Con la gamba dx, dopo 15 gg di carico, se do un calcio a qualcuno, mi sa che non resta granché……quando mangio è come se vedessi il guardiano che porta il quarto di bue alla tigre che non vede l’ora di uscire dalla gabbia.

In sintesi poteva finire, nella sua non drammaticità, ben peggio; adesso bisogna vedere se gli occhi dell’alpinista faranno vedere meglio. Son cose che capitano quando l’unico rischio è non correre alcun rischio, ma c’è sempre il ma…

Ogni tanto, nel rivedere gli istanti immediatamente prima dell’episodio, penso se fosse possibile non pigiare sul pulsante OFF e mantenere a forza l’ON…..ma chiaramente non è possibile. Adesso, e nonostante l’OFF, bisognerà vedere ad ogni costo.

L’unica vera certezza e gran bella cosa è sapere che gli altri ci sono e ti sono vicini: con le foto dell’azzoppato, con la pacca sulla spalla, con gli sms e il telefono e tanti piccoli gesti che rimangono ovunque; questo lo vedo benissimo!

Il Pirla in carne, ossa….e qualche legamento residuo!

Luogo dell’incidente: le Alpi.

Ore 13.59 del 23/05/2015: la catarsi, ovvio.

Quanto accaduto a distanza di poco più di un mese non è semplicemente pari alla somma algebrica delle emozioni/incazzature provate nel medesimo tempo, ma è ben più grande, quasi esponenziale. L’evento ha coinvolto tutto quanto mi circonda; ha toccato principalmente casa, famiglia, lavoro, amici….ma non c’è dubbio che l’effetto devastante l’abbia avuto sulla sfera intima! Però, è come se da totalmente negativo fosse diventato anche positivo, quasi ‘simpatico’.

Riemergo in una nuova dimensione. Dopo poco più di 30 giorni ho la grande fortuna di risentirmi nuovamente in forma, proprietario del mio ginocchio. E’ una specie di “giorno delle Mesulés”, in cui riscopro l’immenso piacere di camminare quasi correttamente, ancora un po’ pesante ma sulla buona strada. Il Lecchese come al solito rappresenta un luogo in cui muoversi per ritornare ad essere normale, per mandare a kagare i pochi minuti del ricordo che tornano ogni tanto in mente e per convincersi che la simpatia dell’evento è qualcosa di concreto.

Grazie al regalo di non aver sfasciato tutto, è come se mi fosse data un’altra chance ed io fossi tornato esattamente a quel sabato pomeriggio rimuovendo quasi tutto e pronto per riprendere esattamente da quel momento, come se nulla fosse accaduto.

Pesano la consapevolezza di essere un nulla quando non ti muovi o ti muovi a fatica, così come pesa il fatto di non potersi muovere in fretta o scattare, caso mai ce ne fosse bisogno: si è fuori gioco.

La natura ti stritola in pochi attimi, per la kazzata e nella kazzata; poi ti rimette in sesto con qualche attimo che dura di più.

A 20 anni le kazzate sono gratis, al massimo vengono via con poco, non le vedi e puoi raddoppiare, a 40 qualche volta le paghi, anche se non c’è scritto il prezzo!

Insomma, dalla Tagata all’Opportunità! Dài osti….

by Patajean

 

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