Oberland: Abeni Flue (3962 m) da Blatten per l’Hollandia Hutte, 21-22 aprile 2018

“A natura non deerrare et ad illius legem exemplumque formari sapientia est”  – Non deviare dalla natura ed il formarci sulle sue leggi e sui suoi esempi, è sapienza (Seneca, De vita beata, 3, 3)

L’Oberland è per antonomasia bernese, e significa Terre Superiori. Il Ghiacciaio che le ricopre, la Jungfrau (Giovane Signora)  ha un’estensione pari a quella del lago di Como e uno spessore stimato di 1500 m. La Corncordia  Platz, punto di incontro delle varie lingue di ghiaccio, ha una larghezza di 5 km alla quota di 2850m. La guardavo dall’Abeniflue a 3962 m , come se fossi sul Bregargno a osservare Bellagio con ghiaccio al posto dell’acqua.

L’accesso a queste Terre Superiori è il vero problema dello scialpinista. E deve fare una scelta impegnativa: o sganciare  un bel po’ di franchi (150) prendendo il trenino che risale nelle viscere dell’Eiger fino al Jungfraujoch, o scammellare di brutto come, ad esempio, risalire tutta la Lotschental. Noi abbiamo optato per la scammellata e pertanto abbiamo fissato il ritrovo alle ore 3 del giorno 21 aprile,  presso l’improbabile parcheggio “Coren” in quel di Meda, dove è venuta pure l’ispirazione di regolare proprio lì i ramponi.

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Si parte in 6 sull’Espace, gentilmente messa a disposizione da Madame Anna e alle 6 giungiamo a Blatten.

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Alle 6,20 ci incamminiamo e lì in fondo vediamo il Lotschenlucke a 3173m, il passo poco sotto la Hollandia Hutte. Sembra vicino, non pare mettere paura per i 13  km di sviluppo e 1750 m di dislivello.

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Passano però le ore e il passo è sempre lì, senza aver la sensazione che si avvicini. La valle è comunque stupenda e allevia la fatica. Siamo solo disturbati dall’andirivieni di elicotteri che caricano e scaricano freeriders in mezzo al ghiacciaio.  Di solito sono abbastanza tollerante verso l’uso dell’elicottero per sciare, magari  un giorno lo prenderò anch’io, ma stavolta mi dà troppo fastidio: trasforma un luogo di una potenza e bellezza immane in un luna park usa e getta. Ed è un luna park che tenderà ad allargarsi sempre più se non si prende coscienza che non bisogna deviare dalle leggi della natura.

Il caldo inizia a farsi torrido e l’Hollandia hutte è lì, sempre più vicina, ma anche lontana.

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Alle 3 di pomeriggio, finalmente raggiungiamo la meta: 8 ore e mezza di salita.

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Mi faccio una meritata pennica e alle 18 è ora di mangiare. Si parte con una “sbobben”  degna delle migliori tradizioni svizzere, dopodichè si passa allo spezzatino con la pasta.

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Il sole sta tramontando dietro il l’Aleschhorn e allora è tempo di foto. Purtroppo non c’è il nostro fotografo ufficiale SA1 Francesco, ma comunque rimediamo egregiamente. Approfittiamo anche per ringraziarlo per essersi sbattuto per prenotare rifugio, telefonare e informarsi di tutto sapendo già da un mese e mezzo che non sarebbe venuto.

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La sala da pranzo era veramente chiassosa: eravano gli unici italiani e, stranamente  ci hanno serviti per primi. Negli altri tavoli un gruppo di inglesi, che ovviamente hanno trangugiato un quantità d’alcol colossale, e un gruppone di lungia tedesca dove spiccava maciste, una donna con due spalle enormi e che sarà stata sui 100 kg. Faceva paura e mi sono guardato bene dal fotografarla; ero curioso di vedere come avrebbe fatto a portarsi dietro tutto quel peso il giorno dopo.

Quindi tutti a nanna a gustarsi i concerti notturni.

Sveglia alle 5 e, fatta una bella colazione senza disdegnare salame e formaggio, partiamo alla volta dell’Abeni Flue.

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Ci godiamo l’alba con il sole che salta su dal Finsterhaarhorn

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e alle 9 ci godiamo il panorama di vetta a 3962m. Si vede mezzo arco alpino. Partendo dall’Eiger si gira in senso orario fino ad arrivare al monte Bianco: uno spettacolo.

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La discesa avviene su neve dura e a gran velocità sul ghiacciaio piatto, con la sensazione del volo radente.

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Ci fermiamo al   Lotschenlucke dove aspettiamo le 11 in  attesa che la neve si scaldi al punto giusto.

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Poi giù per 13 km fino a Blatten …..

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…….con un doppio salto mortale rovesciato finale.

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Paghiamo il parcheggio o, meglio, la multa di 40 franchi per parcheggio in divieto di parcheggio: strani sti svizzeri.

Poi via, si risale al Sempione e ci si ferma a mangiare alla dogana di Gondo: posto lugubre in fondo a una gola dove non ci sarebbe nulla se non ci fosse appunto la dogana: ma ormai è un’abitudine fermarsi lì, tanto che ci siamo quasi affezionati a quel posto.

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Quindi rientriamo in quel magnifico parcheggio di Meda da dove  eravamo partiti, e dove ora dobbiamo dividerci, con un po’ di malinconia perché siamo stati proprio bene assieme. Grazie a Tutti!

Madame Anna, Donna Federica, Carlo, Bob, Matteo

Alberto

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