Notti magiche: il Bollettone (20 settembre 2012)

“Exegi Monumentum Aere Perennius” (abbiamo costruito un monumento piu’ duraturo del bronzo) [Orazio]

Per lo scialpinista la ruota delle stagioni è sfasata di 180 gradi. Il letargo è estivo e il risveglio è in autunno. Se lo scialpinista si chiama Silvano, il risveglio diventa rito, e siccome se non arriva la neve sono guai seri, il rito si deve accompagnare con la danza propiziatoria; e se poi le Scuole del Cai hanno appena battezzato un ISA (Carlo) e 2 IAL (Tiziano e Gegio), ecco che il rito diventa anche festeggiamento e l’evento complessivo entra dritto nella tradizione. Ma cos’è la tradizione se non un modo per dire che le cose  si ripeteranno ancora?
E’ Anna che lancia l’idea: Signori, prendiamo fornelletti, cibarie e abbondanti libagioni e andiamo a festeggiare giovedì notte, al buio su un Bollettone, Palanzone, Mulettone che sia. L’aver bucato il primo giovedì programmato (causa fisioterapia al dito di Silvano, infortunatosi durante il letargo) non ha fatto altro che aumentare le fila dei partecipanti, che si è presentato giovedì 20 settembre alle ore 18,30 alla celebre “contro tapparella” (qualcuno aveva capito alla “tapparella”, ma è impossibile perché ci sono solo tre posti auto, che è possibile utilizzare solo a tapparella abbassata – cioè quando il negozio delle stufe è chiuso). Alla controtapparella si decide per il Bollettone con successiva tappa alla capanna Mara dove ci sono i tavoli. Il Bollettone è un balcone sulla pianura e se c’è sereno, come era giovedì, è un gran bel vedere con tutta la pianura illuminata.


Rimessi in marcia, arriviamo in una ventina di minuti alla Capanna Mara dove si incomincia a mangiare di tutto e a bere ancor di più!

Al momento del rito propiziatorio della neve ecco che spunta un pallone aerostatico di mezzo metro di raggio, una palla di fuoco che si alza in cielo. L’anno prossimo forse converrà spostare di qualche centinaio di metri la location, per essere sicuri che la palla di fuoco si libri senza ostacoli e non rischi di infilarsi tra gli alberi, con risultati che potete immaginare.

Comunque pericolo scampato e rito consumato: ora non rimane che affilare le lamine. Scendiamo, o meglio “se sbasum” come dice sempre Paolo e riprendiamo le macchine tornando serenamente a casa. Una serata magica, da ripetere con la neve.

Presenti: Anna, Silvano, Stefania, Daniele, Paolo con moglie, figlio Davide e cane, Roberto, Diego, Attilio, Carlo, Augusto (con la pipa), Pier con il cappello a led, Gigi, Sibilla con amica, Tiziano.
Chi manca nell’elenco me lo dica che integro.
Grazie a tutti e arrivederci alla prossima salita con la neve
Alberto

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