LA VAL MILLER, LA TERZULLI E NOI – WEEKEND 8-9 SET 2012.

Un giro in Val Miller dovevamo pur farlo; posti così meritano una visita per conoscerla ed una visita di “controllo” periodico; esistono anche  medici che lo ordinano e consigliano come ricetta per stare in forma.

Obiettivo di questo weekend era di salire la Via Terzulli al Passo Adamello, per poi depositare noi stessi, terga comprese, in cima all’Adamello,  3.550 mt sopra il dis-livello delle spiagge a volte desiderate: una sgroppata non indifferente, soprattutto quando si considera che scendere poi per quasi duemila metri è cosa purtroppo doverosa, ma ….. non è sicuramente cosa buona & giusta!

Fissata la gita del Cai Montevecchia, siamo stati semplicemente baciati (anzi è stata praticamente una limonata) dalla fortuna, visto che ci ha permesso di fare tutto ciò che l’allenatore aveva previsto nel suo taccuino.

 

Sotto lo sguardo attento del rifugista, abbiamo fatto il nostro dovere e, a posteriori, bisogna ammettere che è stato molto piacevole.

 

Partenza sparpagliata a causa di vari impegni (chi doveva verificare i circuiti elettrici e chi doveva partecipare all’open-day scolastico piuttosto che alla lezione in piscina), ma ritrovo come da programma, puntuali come sempre e soprattutto in linea con gli orari della cena. Rifugio Gnutti pieno raso, con bresciani sopra tutti. Divoriamo tutto quanto arriva a portata di mano anche perché il secondo giunge con un certo ritardo rispetto al primo piatto, quasi fossimo ad un matrimonio, ma tutto è buono ed aiuta a ristabilire l’equilibrio corporeo e a mettere in circolo la benzina per il giorno dopo, dove ci aspettano un bel 1.400 metri di dislivello positivo e ca 2.000 metri in discesa; è vero che quest’anno ne abbiamo fatti parecchi, però con le ginocchia bisogna andare “coi piedi di piombo” perché se s’inkazzano son dolori.

 

La meteo è favorevole, la compagnia ottima ed il camerone è tutto per noi, con quasi nessuno che ha resegato durante le ore notturne, quasi un miracolo di cui siamo stati testimoni; l’aria è pur sempre pesante, ma riusciamo a riposare, a differenza di quelli che sono arrivati in piena notte e, trovando il rifugio chiuso, sono entrati dalla porta secondaria e si sono dovuti arrangiare, spetasciati per terra su un cartone, col rischio (non solo potenziale!) di essere calpestati durante le (non) poche visite notturne al cessificio.

 

Non sapendo della loro presenza, molti diretti in siffatto luogo, spetonavano allegramente o scaricavano ad insaputa dei malcapitati che non potevano non prendere atto dei fatti…….

 

Ci alziamo un paio di secondi prima della concor-renza, quanto basta per lodare il rifugista e per buttare “nel compostaggio corporeo” le vitamine indispensabili ad azionare il diesel; poi ci prepariamo e sotto l’impazienza di Kissme, cominciamo a divorare metri su metri. Non si vede ancora una fava, ma alle 6,15 ecco che anche i sassi cominciano a mostrare il loro volto. Dietro di noi la valle comincia ad abbassarsi, mentre il contorno solare sembra una matita in mano ad un bambino. In circa un’ora siamo al “Pantano del Miller” che, a dispetto del nome, non è per niente brutto, mentre nella successiva ora  riusciamo a percorrere il kagajo immane di detriti che porta direttamente all’attacco della Via Terzulli. Ormai si tratta di qualcosa di addomesticato, ma tanto vale ad un divertimento fatto di ottimo granito e tratti aerei che si affacciano sul Passo Adamello a ca 3.250 mt. Certo, guardando il poster che c’è nella sala da pranzo del rifugio…….sembra di essere chissà dove, poi la realtà sembra far quasi paura, anche perché la foto non risale certo al Medioevo!!!! Di questo passo sarà difficile raccontare tutto questo o andare a prendere un bicchiere di acqua fresca in Val Miller.

Usciamo al Passo ed arriva l’ora anche dei ramponi, per percorrere un tratto del ghiacciaio che separa il Passo dalla cima vera e propria dell’Adamello, dove arriviamo dopo “esattamente 4 ore, 5 minuti e 37 secondi” (ora di Kissme!), quindi in pieno calendario. La cima è un pullulare di bresciani che vanno e vengono (bellissimo vedere ragazzini di neanche vent’anni che volavano sui sentieri e non solo, con una freschezza da invidia!);

con noi la cima diventa anche un po’ brianzola. La croce si affaccia sulla voragine dello spigolo nord, mentre in basso i bacini dei laghi dimostrano come la siccità del 2012 stia ancora colpendo anche le alte quote. Stretta di mano, abbracci, rutti e foto di gruppo……non manca chi riesce a buttare in bocca piastrelle a forma di panino.

Ma una delle cose più belle ed affascinanti, oggi, è stato vedere il Bivacco Ugolini, per la sua posizione, per il modo in cui lo hanno costruito e per il modo in cui lui stesso è riuscito a “mimetizzarsi” nell’ambiente: ormai ha il colore dei sassi che lo circondano, considerato che il manto color rosso è sparito e probabilmente nessuno è disponibile “per una mano”;

ad ogni modo è ottimamente tenuto e soprattutto è pulitissimo!! Positivamente impressionati di questo. Estasiati dalla posizione (tuttavia anche non proprio salutare, visto che per salire occorre arrampicare su blocchi sufficientemente instabili da rappresentare il surrogato ideale alla purga!!!), con Ale decidiamo di visitarlo durante la discesa dalla cima. E’ posizionato su di uno spuntone massacrato da crepe e sfasciumi e sembra guadagnare quota, in presenza di un ghiacciaio che arretra e scende sempre più; è l’esempio di come molti bivacchi diventino sempre più irrangiungibili in maniera “cristiana” per via del Trojajo di Rocce da oltrepassare. Velocissimamente saliamo, velocissimamente firmiamo e, presi dalla sindrome del Beep-Beep, scendiamo riprendendo il gruppo in prossimità della Terzulli, che si percorre anche in discesa.

 

Con attenzione ed agilità ci portiamo alla base, sbudellandoci quando la terminiamo….perché il bello comincia proprio lì……quando non ancora a metà discesa.

Guadagniamo un paio di racchette (visto che la mogliettina le aveva dimenticate in cima, ma Paolo le ha “trovate”), ma soprattutto perdiamo la voglia di camminare, poiché la Val Miller si presenta in tutta la sua lunghezza….e quindi è come essere nudi di fronte alla mela: non hai scampo!

 

Arriviamo al Gnutti sufficientemente stanchi e con i single che sono presi dalla tentazione di fermarsi al rifugio in compagnia delle pulzelle che aiutano nella gestione, pulzelle che andiamo a baccagliare per una foto di gruppo. Sulle foto i rutti di solito non vengono, ma le birre e le bibite bevute sono il loro spinterogeno ideale.

Alle 15,30 malcontati siamo pronti nuovamente per rimetterci in marcia verso “le Scale del Miller” e la Malga Premassone, dove i gitanti non trovano più la riga del kulo (dopo una giornata di ozio integrale) e le auto cominciano a battere i piedi. Scendendo incontriamo spesso visitors ed escursionisti improvvisati, con facce da strudel e con i neuroni a specchio a senso unico…..del tipo che tu pensi “ma io, perché devo fare tutta sta fatica, quando loro non sudano e si godono il paesaggio” e loro, di risposta, ti dicono “esatto, vedi che sei un pirla e ci arrivi da solo…..chi te lo fa fare!?!?!?”

 

Però…..è questo è bello, trovi finalmente anche persone che ti fanno capire come questa passione rappresenti molto di più di aria-fritta e/o inutilità solidificata!

 

Poco prima del parcheggio, alzando gli occhi al cielo….riceviamo un attimo di sconforto dovuto alla forma (quasi) paurosa che ci si materializza davanti: una specie di Yeti del Miller, lo Stamekkone della Camonika; fortunatamente è solo una nuvola!

 

Piedi a mollo e pausa di rifocillamento al parcheggio e poi via verso casa, se non fosse che questa volta siamo rimasti mica male in coda! Val Camonica talvolta da dimenticare e iper-inflazionata dagli amanti della coda (gente che probabilmente gode solo a stare ferma in mezzo a tante altre scatole tollose).

 

Che dire, innanzitutto complimenti all’Inps (come ha detto qualcuno!) perché ci tiene giovani alcuni elementi; poi complimenti al posto, davvero bello ed alla salita, completa ed affascinante per il percorso vario e speciale.

 

A distanza di anni, l’Adamello rimane un posto degno della sua bellezza e della serenità che sa offrire durante la salita.

 

Partecipanti: Angeletta, Chicca, Ongiul, Gegio, Alessandro, Angelo II, Kissme, Carluccio, Paolo M, Paolo di Cesano, Matteo di Monza, Leo, Luciano e Patajean.

 

Adesso ho bisogno di Gardaland!

 

PJ

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