LA PROFEZIA!!!:…..MAGNIFICENT!

Sabato 18 aprile: Corn Suvretta (Engadina)

In Engadina c’è una profezia (la trovate al 4° tornante della strada che sale allo Julier Pass!, nascosta sotto alcuni sassi), nella quale sta scritto:”Fratelli, sci-alpinisti, credete a Eoloch (dove il suffisso “ch” sta per svizzero) e a quello che vi dice di giovedì; abbiate fede e vedrete che all’ 895° tric & trac con gli sci, vi si spalancherà di fronte una giornata coi fiocchi. Credete fino in fondo e non abbiate paura”.

Uehhh, più culo che anima!

Abbiamo incontrato anche gli U2 in tournée da quelle parti (e presenti al Camping del Lago di Saint Moritz!), che cantavano “Magnificent” verso il Corvatsch e quindi non abbiamo avuto più alcun timore.

Abbiamo letto, creduto e applicato; o semplicemente doveva andare così. Fatto sta che siam partiti con gli “autovelox” nel cielo (starlusciamenti da paura sul Viale Zara lasciavano intendere che prima o poi si sarebbero scaricati tuoni e fulmini sui nostri craponi) e siamo arrivati nel punto di partenza della gita con un tempo degno dei migliori auspici.

La zona dell’Engadina, e più in dettaglio lo Julier Pass, sono già uno spettacolo naturale così come li si vede, ma possono essere più o meno apprezzati a seconda della stagione; in inverno è sufficiente passare in auto per farsi venire un po’ di acquolina in bocca o per farsi venire strane idee.

Noi inizialmente avevamo “lumato” il Sempione con una salita interessante, ma la neve e soprattutto la meteo ci hanno fatto optare per l’Engadina, poi Eoloch ha fatto il resto.

La nostra meta è diventata il Corn Suvretta, sopra una valle bianca, ma bianca……….che quando ci entri quasi ti dispiace “rompere l’equilibrio”;

Quando siamo partiti avevamo la traccia del Lagrev piena di gente e al sole, mentre gli unici (o quasi) gratakù che andavano verso il Corn Suvretta (direzione opposta) eravamo noi…..che però avevamo il nostro asso di cuori calato sotto la manica del pile.

Infatti dopo circa mezz’ora i segnali di una giornata per lo meno accettabile erano disegnati sopra le nostre testine; segnali che poi ci hanno fatto capire di che pasta sono fatti quelli che abitano “Ai Piani Alti”!!!!!!!!!!!

In assenza di pericoli ce la siamo spupazzata per tutto il percorso, fino alla vista dei canali che accarezzano la cima: è cominciato il valzer delle ipotesi. Facciamo quello di destra, no facciamo quello centrale, no facciamo quello di sinistra e non se ne parla più. Avevamo davanti a noi solo 2 tipi (che appena arrivati noi al passo, si sono catapultati fuori da un camper parcheggiato giusto di fronte ai nostri potenti mezzi…..per me hanno dormito con le tute da sci!) che, nel momento della nostra massima fatica sul pendio finale, ci hanno dato la “giusta dritta” (?) per la discesa.

Per salire al Corn Suvretta il versante pellato è quello sud…..quindi non ci si può aspettare, nonostante la stagione fiorente, una discesa degna di questo nome! Purtroppo bisogna portare pazienza ed accettare le condizioni che trovi sul bancone dell’Esselunga; Take away…..ciàpa e porta a cà!

Dopo circa 2,5 ore di fatica, soprattutto nel tratto finale, siamo sulla cima. Bisogna stare molto attenti, perché una mossa sbagliata e siam del gatto. Il cucuzzolo nevoso permette di vedere la zona a 360°. Dopo le usuali kazzate che l’aria non rarefatta ci permette di sparare, ci prepariamo per la discesa per il canale prescelto, non senza evidenziare la presenza di innumerevoli persone che ne frattempo hanno fatto la nostra stessa scelta di gita. Ci sono almeno una cinquantina di puntini che stanno dirigendosi verso ci noi. Ci rendiamo conto che in qualche modo dovremo “leggermente rovinare loro la traccia di salita” (vero Lottar?!); non è un bel gesto fra sci-alpinisti, ma i canali non permettono grandi alternative e la scelta del canale della sinistra orografica, è troppo ardito per essere raggiunto. Una crestina molto aerea e piena di neve ci ostruisce il raggiungimento di un piccolo colle da cui sicuramente, nonostante il pendio all’interno sia già bello svalangato!, il canale avrebbe riservato belle soddisfazioni.

La neve non è molto sciabile e bisogna stare attenti anche alle gambe; il panorama però compensa abbondantemente.

Ne combiniamo a mazzi, ma verso la fine emerge anche la possibilità di condurre curve che hanno maggior senso e che ci portano piano piano verso lo Julier Pass; il pendio finale ci apre una finestra in cui i panni distesi sono a forma di “Biancograt e Naso di Ghiaccio dello Scerscen”……prima o poi andremo a ritirarli per stirarli e metterli in ordine.

Non si può non essere contenti di una giornata così e delle scelte fatte lungo tutto il percorso di decisione…..dal mercoledì al sabato.

Non ci resta che far tappa al Crotto Quartino, anche se il grasso smaltito durante la salita farà ben presto ritorno al suo posto naturale.

Andando via lo Julier Pass si è girato e ci ha detto: “Ciao e arrivederci”!…….è stato un bel segnale.

Al prossimo incontro…….e, quando passate di qui, non dimenticate di ascoltare gli U2: portano bene!!

Stefania, Lottar, Luciano, Domenico, Max, Patajean

PJ®

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