La monaca

16-5-2004 Grignetta / Gandin al Torrione del Cinquantenario (anticamente detto appunto “La Monaca”)

Dopo averci tentato in tutti i modi e averla studiata per lungo tempo e dopo averci rinunciato; ecco che senza volerlo nè cercarlo te la trovi davanti e senti che ci sono buone probabilità di portare a termine un impresa tanto sognata proprio nel momento in cui meno te lo aspetti.

Risalendo per il sentiero delle foppe con un pò di fantasia scolpiti nella roccia, si possono individuare i lineamenti di una persona vestita da una lunga tunica, le fattezze della gonna, un braccio, il seno e addirittura la testa ed il viso sono visibili sul lato del corpo più definito orientato verso sud ed è proprio su questo lato che si sale per la via gandin che vista da lontano incute timore, ma vista da vicino è proprio terrificante, soprattutto se si è alla prima uscita della stagione. Saltare dal piede alla tunica è mentalmente faticoso e anche se i chiodi aiutano molto, qualche passettino bisogna farlo lo stesso.

Ebbene passo dopo passo incomincia il divertimento, si esce dalle difficoltà e si comincia a rivedere la monaca di buon umore, senza quella severità che avevo conosciuto nei primi anni settanta quando all’asilo c’erano ancora le suore, e mi trovavo male perchè bisognava rigare dritto senza sgarrare; senza fare tutte quelle marachelle che frullano nella mente di ogni bambino piccolo e grande che sia.

Ecco perchè da grandi non si capisce niente, perchè da piccoli ci si frulla il cervello per farne di sempre più grosse e poi l’unico neurone che rimane sano non fa altro che pensare a una cosa sola. Bisognerebbe essere più creativi e dipingere come si faceva col cioccolato o il sugo sulla maglietta e il bavaglino.

Se penso a quanti soldi ha preso Piccasso per i suoi accrocchi…, a me per le mie magliette non mi dava niente nessuno e poi mia madre che non capiva il genio ne privava tutta l’umanità e le metteva in lavatrice. Quando si passa del tempo insieme a una persona, anche se è fatta di calcare, se ne apprezzano le qualità, si capiscono i sentimenti e si condividono gli stati d’animo.

Disperazione: sentimento sempre diverso e sempre uguale si percepisce in uscita del secondo tiro, con le unghie e con i denti per non parlare dei resting e degli azzeramenti di stile. Il rimedio non esiste, quando ci sei dentro devi accettarlo e pensare che prima o poi passa, infatti io non me ne importo perchè domani posso importare il file con le foto di scialpinismo da internet, quindi tengo duro e penso a domani.

Solitudine: sentimento inflazionato, da non misurare con l’inflazione dell’istat, bensì con quella percepita, perchè chissà come mai quando vorremmo stare soli, siamo sempre in mezzo al casino, mentre spesso anche in mezzo al casino ci sentiamo soli perchè nessuno ci vede per quello che siamo, ma per quello che compriamo. Educati al consumismo, non è che finiremo per consumarci anche la fantasia ? Intanto ci consumiamo le scarpette e siamo soli sul braccetto con la corda ombelicale legati al compagno invisibile andiamo in assicurazione (se!.. a pagare la rata). La monaca invece non ci fa sentire soli perchè lei ci conosce per quello che siamo e in fondo in fondo ci vuole anche tanto bene, solo che il suo compito è quello di educarci all’altruismo e al rispetto: impresa impossibile nel paese dei furbi.

Allegria: Arriviamo al cordone che cinge la vita della padrona di casa salendo sulla tunica di questa clausura con vista pianura e sentiamo l’ironia con la quale si possono esorcizzare le false paure dei bambini. Con battute e canzonature, ti insegna a non prenderti mai troppo sul serio e a ridere anche delle figuracce peggiori, giusto per non dargli tanta importanza, tanto nella vita sono poche le cose che contano davvero.

Attaccamento: Sulla placchetta di quinto+ che conduce alla quarta sosta il legame per la monaca si manifesta spontaneo e …complice la paella della sera prima, ti ci senti attaccato come una cozza al suo scoglio nel mare dei terrorismi.

Poco sotto il colletto bianco inamidato si può piegare a destra per poi salire sulla testa dalla spalla. Anche perchè il colletto forma un’onda che ci vorrebbe la tavola da surf, eppure Gandin settanta anni fa è passato proprio di li.

Sulla spalla è come scendere dalle nuvole e tornare nella civiltà: gruppi di persone tirano, recuperano mezzo barcaiolo, anelli di calata sembra il mercato del pesce cozze scorfani e cape sante con tanto di amici sul marimonti.

Altro che mercato, qui siamo sul set del film capitan uncino dove personaggi con pantacalze tutte colorate tirano e girano inseguendo con lo sguardo peter pan che si cala in doppia dall’albero maestro. Una cosa ci accomuna: siamo tutti amici di Armando.

A vedere questo baccano ci si arrabbia un pò pensando alla tranquillità della monaca. E infatti sulla testa viene fuori dal settimo chacra la colonna di pensieri della monaca che chiaramente ci ammonisce e ci indica il modo per superare le nostre debolezze?., ma soprattutto ci dice la vera ricetta della sangria e dei biscotti con la pasta di mandorle.

Solo il suono della campanella che scoppia come un raudo (non era meglio una micetta ?) mi distoglie un poco e mi riporta alla realtà: speriamo che dopo tutto questo allenamento in montagna forse riuscirò a fare quel benedetto passaggio sul pannello inclinato di due metri per tre !!!

Da quel giorno, quando passo da quelle parti la guardo con occhi diversi, rispettosi e incantati.

Per esempio l’ultima volta ho passato tutto il sentiero a spiegare a Francesco dove si trovasse la monaca e lui che non la vedeva, ha passato tutto il tempo a pensare che lo prendessi per il sedere?

Chissà magari un giorno anche lui si sforzerà di vedere le cose per quelle che sono.

Fausto 03-09-04 / 15-09-04

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