LA COLAZIONE SVIZZERA. IL CHAPUTSCHIN MT. 3.386 (Domenica 17 aprile Engadina).

Dopo un weekend dedicato ai bimbi con una formula cha alla fine si è rivelata una specie di “domenica nell’alpinismo giovanile”, bella e soprattutto di compagnia, eccoci nuovamente a sfruttare la meteo svizzera che di solito non sbaglia mai (un po’ come quel tizio che oggi, in un bar di Prosto, ha preso le freccette e al primo colpo ha fatto centro da due metri di distanza, rimanendo illo stesso esterrefatto!, quasi sbalordito di fronte alla sua embriacatura….si, perché un bel paio di cicchetti o forse più erano sicuramente nei piani bassi del suo stomaco).

IMG_6896Oggi non abbiamo fatto colazione, pur di beccarci il nostro “cappuccino” e siamo riusciti anche a metterci sopra il cacao, quello per i più fini.
Anche se le nuvole facevano capolino già a Colico (dove qualcuno contava già di mettere le pelli!), noi abbiamo scelto la meta e quella è stata, anche perché dopo il solito torcicollo a Bondo poco prima della galleria ed i soliti commenti sul lago ghiacciato dell’Engadina, il cielo era più sereno della parola stessa.
In realtà un cafferino lo avevamo già gustato intorno a Dubino, là dove i davanzali non sono “solo” di gerani, là dove usano reggiseni in calcestruzzo, capaci di metterti lì tutto quello che serve…..

IMG_6883Ormai siamo in primavera e la botta della scorsa settimana, con temperature “lugliose”, ha creato sicuramente una ferita enorme nel cuore di chi i legni non li vuole proprio abbandonare! Tuttavia, con una buona analisi è possibile trovare angolini belli e ancora godibili, magari con le terga a nord.
Arriviamo a Sils Maria in prossimità della falegnameria (gli svizzeri mandano in questo piccolo bosco tutti coloro che russano e questi ultimi, non ancora ben consci delle loro qualità, provvedono a dormire “resegando” quanti più tronchi possibile). Dopo una renza del “petomane” (non facciamo nomi perché lui diventerebbe rosso, mentre noi siamo ancora marroni)(di quelle che se le imbottigli a Carnevale fai i soldi, per usare una delle solite metafore di Silvan) e…..un po’ di scoramento generale, cerchiamo di ritornare in noi stessi prendendo fiducia e facendo leva sugli stimoli che ci hanno portato qui….al Col Furtschellas da dove prende piede la nostra gita.

IMG_6887Con noi anche molta altra gente, anche già di ritorno (quelli in arrivo dalla Chamanna Coaz): inizialmente ci si lascia andare sperando che gli sci ti portino il più lontano possibile e non certo dove ti porta il cuore, perché in fondo lui ti prenderebbe solo a sberle visto che lo hai svegliato per l’ennesima volta troppo presto, poi bisogna mettere le pelli e cominciare a remare. Alcune svalangate da paura, soprattutto viste le dimensioni di una in particolare, ci fanno capire che non c’è mai da stare tranquilli.
Non ci sono elementi particolari se non il fatto che la salita si svolge a nord e quindi la neve appare bella. Arrivati al deposito sci, non rimane che impegnarsi nella cresta di misto che in circa dieci minuti vi deposita sull’ampia anticima prima e cima vera e propria poi.
Si tratta di un ambiente notevole, soprattutto al di sopra della Coaz, dove i ghiacciai offrono gite da palati fini, mentre in ogni dove si scorgono tracce di gente che va e viene: uno spettacolo immaginando i giri che ognuno di loro si è inventato; i passi di comunicazione anche con l’Italia fanno immaginare gite di più giorni e tanto PIL svizzero che non ha poi così tanto bisogno di sostegno!.
Non prenderemo mai sufficiente esempio da chi la passione se la gode, anziché spremerla!!! E soprattutto se non aggiungiamo la passione ma scegliamo solo il gesto tecnico, saremo presto del gatto.

IMG_6906Scendiamo in balia di una neve spaziale e fresca almeno sul “balcone sommitale”; ha probabilmente fioccato alle alte quote e quindi un po’ di fresca aiuta solo a fare curve migliori. Poi entriamo in balia dei ripidi pendii che spesso sono intervallati da canaloni niente male; su uno di questi avremmo voluto fare di più…..però era già tardi.
In poco tempo e siamo nuovamente là dove l’inerzia ci ferma e la voglia di risalire quei maledetti cento metri (per circa 1 km di sviluppo o forse più) fa a farsi fottere (o, meglio, manda noi stessi!). La caldazza è massima in questo vallone, mentre è pressoché assente al Col Furtschellas, dove finalmente togliamo le pelli ed iniziamo la discesa finale al parcheggio, non senza sentirsi gli occhi della gente “comune” addosso; tranne all’inizio, ma poi quando arriviamo intorno ai 2.400 metri è tutto un pullulare di “marmellata”: confetture da tutte le parti e neve quasi ingovernabile. Chissà come fanno gli sciatori a godersela fino alle 16.30, probabilmente lavorano tutti alla “Fior di Frutta Rigoni”!

IMG_6911Da notare che dal bosco alla macchina ci saranno 150 metri e praticamente sono rappresentati da una striscia di neve che permette alle chiappe di mirare l’auto e poi quasi di sedervicisi comodamente: gli svizzeri!!!! E dicono che la neve c’è sino all’auto. Li stimo.
Riprendiamo il viaggio in macchina, preoccupati dai “senza meta”, quei kuli che fanno sempre pensare alle code, quei brutti kuli che per prendere un thé “buono” fanno fuori un pieno di benzina per recarsi senza un perché a Piona. Però un panino ed un chinotto noi li vogliamo prendere e fanno sempre il loro figurone, quindi giù a Prosto.
E per finire, come ha ricordato qualcuno di noi, …..Prosto, Colico, ma che cacchio di paesi scegliamo per andare a fare le nostre gite!?!?!?!?
In effetti sarebbero paesi da lasciare ai “senza meta”!
Sono le 17.15 quando molliamo definitivamente gli ormeggi…..beh, oggi nessuno in giro né a Lecco, né a Costamasnaga. Quindi a casa relativamente veloci e contenti.
Goderecci: Stefy-Silvan-GigiEmme-Boris-Paolinux-Nicchio-Patajean.
PJ

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