L’ENIGMA DELLA SFINGE – MT. 2.802 SPIGOLO N-NE

 

La sublime bellezza e leggerezza di arrampicare sul filo di uno spigolo e la goduria del sole che brilla nei quarzi del granito: uno spettacolo soltanto per gli occhi, figuriamoci quando tocchi tutto con mani e piedi.

Ci aggiungiamo un paio di etti di minkiate al giorno per due giorni e praticamente è come mettere il sale sulla pasta; l’unica cosa che non siamo riusciti a risolvere è “l’Enigma della Sfinge”: che prima kaga e poi spinge!!!

Ci sarà data senz’altro un’altra occasione. Per il momento ci accontentiamo di aver trascorso un bel weekend fuori dagli schemi classici dello scialpinismo (anche se di newe in giro ce n’è a mazzi ed anche sotto la parete della Sfinge!), con l’intento di sviluppare tecnica e grado, non tralasciando l’aspetto amalgama.

Dopo parecchio tempo riusciamo nel nostro intento, organizzando questa salita il sabato, quindi portandosi al rifugio Omio di venerdì; tutti con la borsa piena di ferie, ci mettiamo in auto alle 14.00 ca di venerdì alla volta della Valmasino. C’è da dire che l’acqua in questi due giorni ci ha sempre inseguito parecchio: già la partenza è avvenuta sotto scrosci tropicali, con difficoltà a fare il trasferimento-auto. Inoltre in un altro paio di occasioni siamo stati sfiorati dalle gocce.

Arriviamo ai Bagni di Masino sotto le fresche frasche con muschi & licheni che rappresentano un po’ l’entrata in valle; l’aspetto estetico di questo angolino di bosco non scappa a nessuno, che vi rimane colpito!

Dopo essere riusciti ad incastonare le auto nei posti giusti, prepariamo gli zaini con tutto il necessario e partiamo carichi e contenti alla volta del rifugio, che raggiungiamo nei tempi canonici, non senza prendere quel paio di gocce che per qualche minuto ci fanno pentire di aver fatto una sosta nei prati della “mezza”. Salire senza contemplare in questi posti è un po’ come “calarsi senza fare le doppie” (PJ, foglietti 3, vs 5,6,8): che senso ha?

Nel rifugio ci sono già una quindicina di Tuder, ma sono tutti indirizzati altrove. Vanno anche loro al Passo del Ligoncio, ma poi scenderanno al Brasca…….e quindi gli consegniamo un altro biglietto, questa volta per salutarci il ns Armando!

Ci mettiamo a posto nel sottotetto, sempre affascinante per schiacciare il pisolino notturno e poi mettiamo le gambe sotto il tavolo, pronti a manifestare il solito entusiasmo per il cibo. Questa sera però l’entusiasmo è nato per caso o, meglio, per un progetto che ufficialmente nasce dal nulla dei 2.100 metri della Omio e finisce nel futuro prossimo: il Progetto Bollettone con la Bollettone Faundescion!.

Siamo entrati in poco meno di mezz’ora in uno studio di fattibilità che vede protagonista principale il Rifugio Bollettone e co-attori potenziali noi stessi, per rilanciare quel che resta del Bollettone. L’obiettivo è quello di partire dal nulla per portarlo nel Patrimonio dell’Unesco!!!

Voi ridete, ma le kazzate ammucchiate una sopra l’altra, prima passano dal sogno e poi acquisiscono valore e materialità; qui basta pazienza e coraggio e poi il sacchetto giallo dell’economia lo mandiamo in giro noi! Il nome del rifugio sarà “Cabane de Pier”……poi se la preposizione dovesse diventare un complemento di moto a luogo, sono ancora dettagli.

Ne riparleremo a breve, dopo qualche sopralluogo tecnico-tattico-strategico, ma l’intento eno-gastro-sessual-sportivo diventa il leit motiv di questa idea “malsana”. In questi ultimi tempi il mestiere del Cabanat sembra prepotentemente alla ribalta; l’artigiano in quota in qualche modo sembra essere motivo di ripresa economica e salutare.

Con questa gioia ed un paio di grappini alla genziana (Silvan) e al genepì (Pier) andiamo a dormire, da un po’ di tempo con uno schema ben preciso: nella navicella entriamo tutti prima e Silvan dopo (stavolta abbiamo sbagliato un po’ i tempi, nel senso che non tutti sono riusciti a cadere nel sonno prima del suo ritorno). In teoria quando lui arriwa (un po’ come il panettone!) noi si dovrebbe essere già impachettati. Se questo non si verifica sono tutti nostri, perché i suoi tempi sono praticamente uguali alla crescita economica di questo periodo: ZERO!!! appoggia se stesso e contestualmente accende la resega.

Poi non so bene a che ora, entra in gioco EOLO che porta sopra il rifugio un tuono, uno solo, ma ben strutturato, seguito da uno scroscio d’acqua pazzesco. Di fattezze perfettamente regolari, tale scroscio infastidisce il proseguo notturno e preoccupa per le placche del giorno dopo. Finisce tutto bene e arriva la mattina, fresca, tersa, perfetta……tranne il bagno.

Un Kagone incredibile (forse un Glu-Kagone) o comunque uno che, per me, non kagava da almeno un quinquennio buono, riesce a farci star male e non poco. Barcollare per le scale infastiditi da un odore atroce, non riuscire a godersi un paio di minuti per cominciare bene la giornata, non percepire nemmeno lontanamente i profumi della natura circostante………….beh, infastidisce anche gli animi più quieti!

Cerchiamo di compensare con una buona colazione ed alle 7,10 siamo pronti come muli per la Sfinge. Saliamo veloci per i prati e attraversiamo pendii di neve sostenuti, non senza sorpresa per la sua quantità e la ripidità di alcuni tratti. Arriviamo all’attacco tra i blocchi del Passo Ligoncio con lo Spigolo pulito e lì ad attenderci. Sono più o meno le 8,35 quando attacchiamo.

Il mistero di Keope non viene svelato, tuttavia non si può dire che il gruppo non abbia perlustrato ogni angolo della Sfinge, per scoprire anfratti e segreti di tutta la parete: chi è sceso dalla cresta est, chi prima in mezzo e poi a sx, chi diretto, chi dalla Bramani; insomma ci sono mancate solo la “Camera con vista sul Bollettone” e la Mummia del Rifugio. Tranne i primi due tiri, dove le protezioni non pullulano, il resto è godimento inguinale puro: c’è tutto ed è veramente gioia grande salire la via.

Il tempo, nonostante qualche minaccia pomeridiana, si mantiene al bello e quindi abbiamo avuto tutto il tempo per dipanare doppie e per ammirare le pieghe della parete seduti in prima fila nella navata centrale (il canone del resto lo abbiamo ben pagato).

Un po’ di trucchi, la necessità di essere precisi e veloci; la necessità di fare esperienza e di capire dove si perde tempo; ma anche il capire dove si deve andare e la necessità di stare calmi, sono stati gli elementi fondamentali di questa uscita. Abituati alle assi ed alle pelli, era proprio necessario usare anche le scarpette. Felici come bambini all’uscita del negozio di giocattoli, ci rifocilliamo alla base della parete e poi meniamo le tolle verso il rifugio. Tra noi e la macchina ci sono ca 2.600 metri (oltre ai 200 già fatti con le doppie) e quindi non c’è molta verza in giro, anche se il verde prevale!

Oltretutto desideriamo ardentemente sapere se la puzza di letame del rifugio c’e ancora:…..ueh, puntuale e lì ad aspettarci!!! Intensa come la mattina, ci ha impedito di goderci quel paio di minuti quotidiani previsti anche dal capitolato più scarso!!! Che ci sia attinenza fra il Kagone e l’Enigma???

Riprendiamo il cammino verso le auto non senza pensare alla discesa pallosa e piano piano, estasiati dal pensiero ed ancora un po’ dai paesaggi, riusciamo ad essere stanchi e contenti alle auto. Adesso mancherebbe solo una cenetta in allegria e quindi dentro tutti al campeggio del Sasso Remenno, dove si mangia bene e dove lo confermiamo. Oltretutto le cameriere sono proprio fuori dall’ascia ed aiutano a ritrovare allegria nella stanchezza. Esageratamente contenti, notiamo fastidio nei tavoli vicini. Sentiamo odio e quando usciamo le terga, è come se una ola salisse dalle curve. Pazienza noi crediamo di essere stati comunque composti e felici.

Rientriamo comodi non prima di aver salutato le SS che salgono a Rasdeglia, paese calmo e tranquillo, dove il silenzio di notte regna sovrano…….almeno sino all’arrivo di Silvan e dopo aver scaricato Enry a Piona, pronto per la quarta parte di questo sabato meraviglioso: un party con i compagni di scuola e le prof novantenni che impennano ancora e corrono coi motoscafi.

 

Cordate: Samuel-Silvan-Enrico; Barney-Stefania-Ronz; Patajean-Anna-Pier.

Peccato per chi non è venuto perché la piccola esperienza maturata oggi sarebbe servita anche per il futuro; peccato per Antonio che ha dovuto mollare all’ultimo e peccato anche per Paolinux, che avremmo volentieri “integrato” nelle cordate e per i tempi stretti (anche se la sua abitudine alle sgamelle H24 è ben nota!) a cui è stato sollecitato in questo weekend. Del resto essere alle 7.00 in Omio era un po’ dura.

Adesso ci sono ovviamente altre idee, ma direi che il Bollettone le surclassa tutte! Quindi calma, godiamoci le ferie e, fra qualche giorno, il ricordo fantastico del granito e della compagnia.

Stefania, Anna, Silvan, Barney, Il Ronz, Enrico, Samuel, Pier e Patajean.

Ciao à tuch,

Patajean

 

 

 

 

 

 

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