KIMA……L’HA FATTO FARE! 13-14 OTTOBRE 2012.

Immagini, sensazioni, passione e condivisione: buttati in un pentolone e mescolati bene finiscono sempre per dare origine a qualcosa di buono, ma soprattutto a ricordi indelebili. Due righe per ricordare ed una “Go-Pro” per testimoniare: ormai quasi nulla è lasciato al caso. L’unica cosa che si può raccontare, ma che è impossibile toccare è la passione che ci anima. Un’altra gita del Cai Desio che alla fine si è tradotta in una gita tra i soliti noti, ma con qualche ingrediente che l’ha resa affascinante.

Doveva colmare qualche lacuna di una precedente uscita, l’abbiamo cercata con insistenza, nonostante una meteo non proprio favolosa e si è rivelata proprio interessante. Il Bivacco Kima non è così semplice da raggiungere e andarci in questa stagione può voler dire pestar neve, soprattutto in prossimità della Bocchetta Roma che va presa con le pinze! Altrimenti bisogna andarci da San Martino, ma è lunga……moooolto lunga.

Partiamo comodi ma non troppo il sabato mattina…..stavolta in Valtellina ci sono gli “avvinazzati” delle Cantine, in visita pastorale, e quindi il tempo scorre oltremisura a causa del traffico, facendoci perdere minuti preziosi a Morbegno.

Il quartetto riparte spedito alla volta di Filorera, deodorante, biglietto per la strada e poi via verso Preda Rossa, con i colori autunnali che la fanno da padrone e che fanno emozionare anche la macchina per fare le facce; per ripartire, stavolta a piedi, dobbiamo interrompere l’estasi con uno schiaffone ciascuno e ben presto ci portiamo verso il Rifugio Ponti a 2.500 metri dove il tempo comincia a volgere al brutto. Noi sappiamo che verso le 16.00 arriverà acqua in basso e forse neve in alto, quindi abbiamo ancora tempo. La Bocchetta Roma a 2.992 mt viene raggiunta con ca un’ora di cammino dalla Ponti. Il posto è sufficientemente idilliaco e l’ambiente selvaggio che si intravede al di là…..vale il costo del biglietto. Ci caliamo sulle catene facendo attenzione al ghiaccio dei giorni scorsi che ha impestato le placche e le rocce sottostanti; in circa 20 minuti ci portiamo fuori dai premi: passare d’estate e senza neve non costa fatica, mentre adesso costa molta attenzione per non rischiare di ritrovarsi spetasciati in fondo ai dirupi ed alle plakkonate masiche. Le nuvole vanno e vengono e verificare dove si trova il bivacco diventa difficile, ma alla fine compare e lo vediamo nitido di fronte a noi…..peccato che dobbiamo kagarci giù per un centinajo di metri per poi risalire; non c’è in giro nessuno e questo ci galvanizza: anche cambiando l’ordine degli addendi, siamo sempre e solo noi!!! Che bello.

Si respira selvaggiume a go-go e le pareti granitiche circostanti, quando escono dalle nuvole, fanno paura. Sembra di essere in Patagonia, ma sbilanciandomi sembra di essere anche e proprio in Val Masino.

Non ci sono problemi, se non il fatto che l’acqua manca e quindi dobbiamo trovare il modo per farci da mangiare senza devastare le riserve che abbiamo e che servirebbero per dissetarsi; con un “retino” andiamo a caccia di neve e….la troviamo; i due segugi ritornano con due secchi pieni e quindi, via, verso un tardo pomeriggio dedicato allo scioglimento; Anna, dal canto suo, prepara i letti con dovizia meticolosa e posiziona anche i sacchi a pelo con metodo da manuale. Il bivacco è proprio bello e tenuto bene e ci sono riserve di cibo per un esercito (poi abbiamo anche capito bene perché!!). Il “quartetto” è come Luisa, che arriva presto, pulisce prima e si kaga addosso per non sporcare dentro!!!! Scaldiamo un po’ l’ambiente e prepariamo la pasta; qui l’aneddoto fa l’alpinista un po’ cuoco un po’ autolesionista. Partiamo con la neve sciolta in una situazione di penombra dato che le frontali aggiunte a due candele non creano l’effetto 1.000 watts……scoliamo la pasta e ci aggiungiamo il sugo al pomodoro….cosa vede Samuel all’improvviso? Il basilico?…..ma certo che si, …….ma fino a due secondi prima che la penna finisca in bocca, e meno male perché il “basilico di granito” oltre a rischiare di staccare qualche dente può trasformarsi in un calcolo ai reni da paura!!!!! La pasta ai sassi rimarrà un ricordo per i nipoti!

Alle 19.50 ma forse anche prima siamo già satolli e pronti ai blocchi di partenza a buttarci in cuccetta; non c’è molto da fare, quattro chiacchiere davanti alla camomilla, poi quando suona il gong che la pasta è arrivata in fondo allo stomako, eccoci ribaltati nei sacchi a pelo.

No, in realtà manca il bisognino che, fatto in queste condizioni, è sempre un po’ così: bello & unico.

Finalmente si dorme e cerchiamo di farlo fino alle 8.00 del giorno dopo, una specie di regalo per un relax d’alta quota. La notte passa anche se la caldazza della stufa raggiunge l’apice probabilmente verso la mezzanotte, facendoci quasi sudare, per poi trasformarsi in un’inversione termica verso mattina, quando improvvisamente tutto cambia come il segno davanti al numero. Guardiamo l’orologio, sono le 7.15 e fuori non ha più nevicato rispetto a quanto già fatto la sera prima. Il tempo è mooooolto incerto e volge anche al peggio, quindi gambe in spalla, thé caldo al volo e ordine dappertutto. In poco tempo siamo operativi di fronte al bivacco e pronti al rientro. L’idea iniziale di scendere per la Val di Mello viene scartata, in quanto la risalita alla Bocchetta si presenta più tecnica, affascinante e “Patagonika”. Oltretutto la discesa in Val di Mello comporterebbe circa 5 ore…..andamento non lento, con qualche difficoltà nella ricerca del sentiero, poco segnato e poco battuto, visto che chi arriva qui lo fa direttamente dal sentiero Roma e/o da dove siamo arrivati noi.

Partiamo belli coperti, perché fa freddo e il tempo è guastato: nubi basse, temperatura pure e qualche sprazzo di luce che lascia intravedere la Bocchetta. Risalire le placche non è poi così complicato nonostante la neve incrostata dappertutto e tutto intorno è “patagonico”.

Arriviamo nuovamente alla Bocchetta e poi non ci resta che auto-condurci verso Preda Rossa. Siamo sempre e solo noi, il tempo tiene, non si sa come, e comincia a gocciolare proprio in prossimità della Piana, gocce che si trasformano in acqua appena arrivati all’auto. Scendiamo quindi veloci in Val Masino e ci concediamo un bel piatto di pizzoccheri per festeggiare questa avventura così identica alle altre, ma anche così diversa. Battiamo in ritirata verso le 13.30 e come razzi siamo a casa per “stirare” ed “assaggiare la casoeola”…..sempre che non ci si rapari in garage sino alle 20.00………….

 

Chi c’era sa.

Avventurieri del Kima-l’ha-fatto-fare: Anna, Paolinux, Samuel e Patajean.

Adesso le altre idee per il futuro prossimo si sprecano….

 

PJ

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