IL NOSTRO WEEKEND CANADESE: RIF. SAOSEO MT. 1.985 – VAL DI CAMPO

1° giorno: Piz Motal mt. 2.517 disl ca 900 mt con discesa al Rif Saoseo; MS

2° giorno: Piz Ursera mt. 3.032 disl ca 1.040 mt con discesa a Sfazù; MS+

Meteo: più che accettabile, ma impeccabile nella versione svizzera!

Neve: farinosa il primo giorno nel büsch (versante N), con leggera crosta nella parte alta del Motal (versante SE); semplicemente favolosa il secondo giorno, ideale per curve condotte su terreno più o meno ripido.

 

La gioia di vivere un bel weekend in montagna in una valle meravigliosa, che sa offrire ogni volta un panorama unico, non esiste ancora in negozio e non la vendono nemmeno sul bancone dell‘Esselunga. Dopo qualche anno siamo di nuovo in questo “angolo canadese della swizzera italiana” per una due-giorni con il Corso SA1 nella conca del Rifugio Saoseo.

 

Il mitico “Bruno”, il rifugista, ci ha tenuto buona la prenotazione dopo che, causa maltempo, avevamo rinunciato quindici giorni fa……però meno male che abbiamo tenuto duro, perché ne è uscita proprio una bella gita.

 

E’ stato un mix di relax e azione, con l’entusiasmo che ha vinto 4-0 su tutto il resto: eravamo come una squadra che è andata in quota ad allenarsi per la Coppa del Mondo di sci. Primo giorno: slalom speciale tra i pini del bosco del Motal, …..lo stretto piace sempre! Secondo giorno: superG e porte larghe, velocità e precisione sulle curve condotte! Che bello che è!!!!

 

Domani è martedì (oggi per chi legge, ndr) ed il martedì porta con sé lo scemare della stanchezza fisica ed il riacutizzarsi dei sentimenti vissuti e del piacere provato……sarà dura ricordare quei momentii, ma ce la faremo ugualmente.

Lo sciame di auto fa sosta ormai abituale al Terziere e poi si ficca in territorio svizzero alla volta di Sfazù, località strana in quanto formata unicamente da una costruzione, dove deposita gli atleti nervosi e pronti a scatenare il diesel dei quadricipiti. Cartina alla mano (quella giusta!) e via nel bosco affascinante della Val di Campo, che alterna tratti pianeggianti a brevi salite; arrivati a Terzana però, la musica cambia ed anche la pendenza (salvo per qualcuno che, col test dei bastoncini, misura sempre 90°!!!; non abbiamo capito perché, ma speriamo che le esperienze pregresse non lo abbiamo “messo” a dura prova).

 

Il Piz Motal misura 2.517 mt ed è la cima ideale da fare quando hai poco tempo come noi, con un versante nord pieno di neve farinosa ed asciutta pronta ad aspettare i tuoi sci. Saliamo determinati nonostante qualche breve cedimento strutturale “dei baldi giovani” e ben presto siamo sulla sommità da cui si gode….e basta!

 

Togliamo le pelli (per qualcuno l’esercizio è doppio, visto che “si è tolto la pelle” anche per salire) ed iniziamo la discesa verso l’ampio vallone dove ci esercitiamo con una manovra simulata di ricerca in valanga….

dopo-di-ché inizia il “godimento boschivo” e/o la “sopravvivenza” come l’ha battezzata qualcuno del gruppo. Ci assicuriamo che gli alberi non siano a turno blu e rossi e spariamo più o meno giù da ogni pendio possibile, anche ripido, facendo attenzione a non finire contro un tronco per misurarne la durezza. Bellissima discesa in neve favolosa, anche più lunga del previsto. Alla fine sto Piz Motal si è rivelato molto più azzeccato nei confronti delle aspettative e ideale per riempire la giornata, in attesa di ri-pellare verso il rifugio. A questo punto noi facciamo Trallallà, mentre Trallallero ritorna a Sfazù. Poi, di solito nei boschi incontri lo Yeti o vedi volare le aquile……invece svoltata alla curva del bivio….gh’è Pier!!! L’è rivà anca lù e ci accompagna sino alla Capanna.

 

Il Saoseo è sempre bello ed il rifugista ci ha accolti con la solita carica umana già riscontrata in anni passati; ci rifocilliamo davanti ad una birretta ed aspettiamo, non sempre in canonico silenzio, il turno della cena, dove divoriamo praticamente tutto ed accompagniamo l’allegria con un po’ di vino, offerto da Anna che proprio oggi ha più o meno deciso di compiere gli anni!!!! il casino sugli spalti e le ola in curva riescono, seppure per qualche breve istante, a scuotere le membra stanche e vecchie di quattro svizzerotti presenti agli altri tavoli, dalle cui cervella sono uscite le solite nuvolette “inkazzose”…….manco fossimo a migliaia di km di distanza e con culture estremamente diverse…..; a ben guardare e se non ci fosse un confine geografico, il romancio potrebbe essere un mix terribile del dialetto monzese-bergamasco……quindi Su-de-Doss!!!!

Per restare svegli ci dedichiamo allo schizzo di rotta per il giorno dopo ed ascoltiamo i consigli di Bruno, che oltretutto è guida alpina.

Fase REM:……tutt’altro che legata al famoso gruppo musicale, tale fase entra nel vivo nella prima parte della notte. Non facciamo nomi, anche perché il depistaggio è bestiale ed ognuno venderebbe anche se stesso per sminuire e/o sviare le indagini, ma i rumori e le resegate sono state tali che la mattina…..ci siamo trovati La Forestale a colazione.

“Sei stato tu”; “il rumore arrivava da lì”; “io non ho sentito nulla!!!”;”adesso chi glielo dice al rifugista che il sotto-tetto non c’è più…!??” Graziati dalla multa e rincuorato il rifugista, ci pappiamo il vasetto di nutella, pucciandoci dentro il pane e poi azioniamo il turbo in salita, che si sviluppa più o meno così: i primi 500 mt su due/terzi del percorso e gli ultimi 500 mt nel vallone finale; all’altezza del Lago di Roan, Eolo ci invita a non dimenticarci che esiste e può far male, mentre una volta entrati nel vallone che porta verso ovest, la temperatura improvvisamente cambia, così come le aspettative.

Ogni tanto conviene non solo pensare, ma anche capacitarsi che la fortuna di essere in certi posti probabilmente non è casuale; la meteo (o, il meteo, come mi dice qualcuno) dava “inscigamento” verso la tarda mattinata e non si è fatta/o attendere, però ci sono stati momenti (lunghi!) in cui quel poco di azzurro esistente era proprio sulle nostre teste, per esempio quando siamo arrivati al “deposito-sci” e sulla cresta sommitale.

 

Quindi bisogna essere sempre contenti per definizione e noi lo eravamo; nessuno ha mollato, nonostante la stanchezza, nonostante la gita del giorno prima e nonostante la quota, che ad inizio stagione fa cmq effetto.

Alle 12.10 siamo sulla cima del Piz Orséra a 3-032 mt, da cui si gode vista privilegiata; peccato che sul Bernina era tutto coperto, ma chi-se-ne-frega!

 

La cresta aerea che porta in cima non è proprio banale, visto che solo con la dovuta attenzione si riesce ad evitare di finire sul Passo della Val Mera, o peggio ancora, direttamente in Dogana della Forcola, 1.500 mt sotto!!!

 

Strette di mano ed un bel “Soldato che torna è pronto per una nuova battaglia!” sono gli ingredienti che anticipano una discesa fantastica, la migliore sinora, che ci ha accompagnato sino al rifugio; praticamente si poteva fare qualsiasi cosa. Nel tratto finale ci siamo concessi anche un po’ di discesa libera per anticipare e by-passare i pianori di Camp.

Un saluto e un ringraziamento dovuto a Bruno e poi via verso valle e verso l’auto, che nel pomeriggio verso le 14.00 diventa “lo chalet della merenda”, con il Conte Ponti che estrae dal cilindro prima le patatine, poi grana & noci…..prima della birretta e del paninazzo che tutti insieme ci facciamo all’Orgia dei Sapori…..o come cacchio si chiama quel posto sito immediatamente prima di lasciare Colico per Lecco. Per qualche strana magia la superstrada è sempre più o meno vuota (questa volta un po’ di rallentamenti ci sono stati a Costamasnaga) e quindi alle 17.00 malcontate siamo a casa.

Eravamo praticamente in giro da soli….quindi chi non gode, ha capito poko!

Partecipanti: Giovanni, Marco, Simone, Roberto, Ermann, Dario, Alessandro, Raffaele, Giorgio per gli allievi; Anna (auguri!!!!), Silvan, Gonzales, Barney (dài, osti, non mollare mai!!!), Pier, Antonio “Inox” Meroni, Samuel, Diego, Faustino e Patajean. Aggregati, ma per modo di dire: Bob Ponti e Trallallero, che ha mollato gli ormeggi il sabato sera!

Ciao à tuch i remulazz ed una chicca da non dimenticare per la Brianza Unita:

Cin Kamiss dela kachinfàcia à tì… 

À in andà à kakarugà cun’t un lignett…. 

e….han mangià cin kagunn….in un quart d’urina!

Traducete e portatemi la soluzione: sabato in auto è stato un delirio.

A presto e non russate!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Patajean

 

 

 

 

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