FIGLI DI UNA CIMA MINORE. GITA DEL 26-27 LUGLIO NELLA ZONA DEL SUSTEN – SVIZZERA.

 

Cima: Vorder Tieberg mt. 3.091

Gruppo: Sustenhorn con pernotto alla Tieberglihutte mt. 2.795

Difficoltà: zero, con 300 mt di dislivello e ritorno rapido!

 

Ohhhh, finalmente una due-giorni di mmerda di quelle doc! Scusate il termine, ma deve rendere. Eh che kavolo, pensare sempre di andare in giro col bel tempo: troppo facile. Invece qui due giorni di assoluto brutto tempo, tendente allo schifo. Visibilità pari allo zero con effetto ottico ‘fastidioso’ al ritorno in Italia, dove il sole – che bacia i belli, ma secca anche le mmerde!….e due – la faceva da padrone!

Perturbazione n°9 in Italia e n° 27 in Svizzera, non so se rendo l’idea, mica pizza e fichi. Quindi a mollo un giorno si e l’altro pure; robe da far impallidire anche chi fa la pubblicità della ‘plin-plin’.

….un corpo immerso nell’acqua riceve una spinta pari a quella…….ect ect con Archimede in cattedra; trenta corpi immersi nell’acqua potrebbero anche arrivare ad uccidere e senza alcuna spinta da chicchessia o da qualunque parte arrivi!

Da noi ed in questo tranquillo weekend in terra Urana non si è visto nulla, visibilità pari a quella di Mister Magù, tempo assurdo ed un obbrobrio orrendo e schifoso e non riesco neanche a trovare altri elogi scrivibili per l’encomiabile giornata, vacca logia.

E pensare che stavolta hanno kannato anche le meteo svizzere, che se davano brutto il sabato, almeno la domenica la salvavano; che si sia
salvata è vero, però c’è modo e modo. Tuttavia noi ligi al calendario, ottimisti all’osso e, per spararci nei mmaroni, sempre in giro con la pistola carica!

La gita è stata un po’ come una mezza giornata passata a Gardaland, pagando il biglietto per andare solamente nella zona nebulizzata, dove la nebbia piena di goccioline ti rinfresca nelle peggiori giornate di caldo……ecco caldo!, quasi come da noi…..

Comunque ci sta una roba così vomitevole, ci sta che ogni tanto si debbano contare le ore del pomeriggio oppure i minuti delle ore; guardi una rivista due volte, poi la riguardi per vedere se ti ricordi le figure, poi la racconti a memoria a quello che ha fatto il pisolino, insomma passi un pomeriggio anche culturale. Impari il tedesco anche se non l’hai mai studiato, ti entra in testa zio caren…… C’è chi attende in tenda di spiccare l’attacco all’8000 e chi al 3000, c’è chi palleggia coi suoi gioielli e chi non può e quindi fa altro, c’è chi apre e chiude le finestre sperando che la giostra giri o che si crei quel venticello giusto per far girare la perturbazione, ma PERCHE’ A NOI, kacchien?!!!

Partiamo sotto i migliori auspici della meteo che dovrebbe permettere di sabato una finestra per garantirci la salita alla Capanna Tiebergli, nido d’aquila con un suo perché solo in una giornata di sole, balcone naturale sul jazzée del Sustenhorn, cima che era nel mirino della gita Desiana di quest’anno. Arriviamo al Passo del Susten, tra nuvole basse, sensazioni umidicce e visioni varie: mucche viole, svizzeri che ridono e
panorami mozzafiato.

La finestra non c’è, delle persiane neanche l’ombra, ma solo il disegno murato, tristezza talmente alta che si trasforma in lacrime e pioggia, dall’inizio alla fine; umidi arriviamo dopo neanche un paio d’ore al rifugio dove inizia la tiritera di quanto descritto sopra. Dalle 11.00 alle 18.00 contiamo i minuti a tal punto che anche il kucù esce dall’orologio inkazzato nero, rivolgendoci improperi riguardo alla crisi, che c’è anche per
lui ovviamente e che non è questo il modo di ciulargli il posto.

A proposito di pisolini, c’è chi dorme di bestia! E lo ha dimostrato lungo il pomeriggio. Alle 18.30 spostiamo le gambe già sotto il tavolo e prendiamo la configurazione della cena, dove mangiamo ‘un attimino qualcosa o che cosa’ e dove, per la prima volta, vediamo il cucchiaio in fondo al piatto.

Tutto sommato e a fine cena possiamo dire di essere riusciti a riempirci: da notare che quest’anno almeno i gabanat erano simpatici ed hanno
creato in qualche momento anche un’atmosfera ilare. Il brindisi col vino bianco forse un po’ allungato ed il dessert al caffè col karamello sono stati un coup de theatre non da poco in una parentesi del genere. Anche il cambio fra euro e franchi non sembra ancora vero.

La capatina in bagno è d’obbligo, ma occorre calcolare i tempi: devi andarci almeno tre minuti prima dell’imponderabile. I cessi sono a due-virgola-zero-cinque-secondi, il tempo per andarci e tirar giù i calzoni, quindi bisogna prendere i tempi tecnici giusti e non soffrire il freddo. Quando ‘scendi i calzoni’ non è ancora finita, visto che il freddo ti regala un ultimo sussulto trapassante prima dell’estasi. Naturalmente nulla in confronto al cessificio del Nacamuli, che resta sicuramente uno dei totem in fatto di architettura e av-wc-namento. Provare per credere o vedere per non andarci!

Andiamo a dormire con l’incubo dei simboli: da un lato il cerchio giallo, testimone del sole e dall’altro il mucchio marrone, testimone del letame…….testimone che supponiamo qualcuno possa rimetterci in mano per continuare nei successivi cento metri di questa staffetta non proprio accettata.

Alle 5.00 suona la sveglia dopo una kaldazza esagerata ed una notte atroce, dove sembravamo trenta addetti alle fornaci e da qui comincia l’odissea del vado-non-vado, del metto l’imbrago perché non posso non andare, dell’oddio cosa ne sarà di me senza una cima, cosa  penseranno a casa se non salgo, oppure se vado con tempo del kacchio conviene?, oggi ho il kulo di pietra e sto in cesta………domande alle quali troviamo una risposta solo alle 8.00 quando la certezza della meteo è tale, visto che da quell’ora davano miglioramenti evidenti, che in realtà non sono stati tali. A questo punto c’è chi, distrutto dal dolore, decide di mollare l’osso e di portare le terga verso valle e chi, mai domo, ritiene valida la soluzione della Cima Minore, quella quotata 3.091 dal nome come al solito impronunciabile (Vorder Tieberg), ma dotata di quel fascino visivo che solo certi posti sanno dare. Si tratta infatti di un balcone spettacolare aperto sul bacino del Trift, che all’occhio attento permette di vedere il ‘famoso ponte’ e tutta la magnifica valle che si apre sotto e che viene suggerita come ripiego visivo pomeridiano per coloro che hanno il verme solitario, la tenia inferocita, le emorroidi da panca o quelli che hanno appoggiato il kulo solo due volte nella vita, hanno massimo tre gettoni a disposizione per farlo e si tengono l’ultimo per quando saranno over-90!

Partiamo verso le 8.30 con visibilità miope e in cinque cordate procediamo lungo un balcone seraccoso esattamente lungo la direttrice di apertura dei crepacci, poi passiamo sotto un bel campanile pericolante di ghiaccio ed infine entriamo nel grigio nebulizzato della nebbia per compiere un piccolo semicerchio che ci porta, con un ultimo tratto suggestivo, in cima.

E’ vero che in cima c’è sempre spazio, ma a vederlo!?

Gioia infinita per questo spasmo di circa un’ora, baci ed abbracci, una foto di rito e poi giù velocemente e qualunquemente.

Insommamente arriviamo al rifugio dove pranziamo in piedi mentre mettiamo via la roba, poi rotoliamo verso valle per riprendere l’auto. Più o meno alle 13.00 ci involiamo sulla strada del rientro non prima di essere stantuffati al tunnel del Gottardo, dove tra mille pensieri decidiamo di
abdicare in favore del Passo, meno trafficato, più paesaggistico di quattro mura chiuse………..tutti decisi tranne chi vuole tentare la sorte in zona Cesarini e viene stantuffato una seconda volta con obbligo di tornare a Wassen e rifare un nuovo giro!

Ci ritroviamo a Brogeda per un paninazzo comodi ed in panciolle e con un sole da spaccare le pietre, sintesi beffarda di questo fine luglio impazzito.

Comunque sia è stato veramente bello uguale, adesso mi prendo la briga, visto questo bel weekend di novembre, di anticiparVi di un mese i Miei Migliori Auguri di Natale e di chiedervi anche se avete fatto il presepe!

Questo weekend ci ha insegnato prima di tutto che occorre prendere appetito fuori e mangiare in casa; ai migliori intenditori poche parole.

Partecipanti: trenta come i giorni di un mese e le sue perturbazioni.

Annalisa, Paola & Lucia, Angeletta, Roberta, Raffaella, Inox, Pier, Samuel, Pier Desiano, Max, Michele, Augusto, Fabio, Enrico, Gonzales, Ernesto, Silvano, Boris, Paolinux, Marco, Aldo, Pasquale, Davide, Francesco, Maurizio, Salvo, Dario, Giuseppe e Patajean

Affinché rimanga sempre e solo una Passione da farfalle nello stomaco……..alla prox!

By Patajean

 

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