COST TO COST!!!

Questa volta il titolo racchiude un bel po’ di cose. La prima è la più ovvia e racconta di un viaggio: da una costa all’altra, da ovest a est, dai 3.600 metri di una cima fino ai granelli di sabbia della riva del mare; poi c’è il dialetto a farla da padrone e quindi la traduzione lascia intendere che una cosa o va fatta o va fatta e basta; la terza e ultima conferma che andare in giro è….costoso!

Visto che l’ultima è abbastanza scontata, mentre la seconda è “fuori gioco”, poiché a nessuno nel Corso 2009 è venuto in mente di porre questo genere di target, parliamo un po’ della prima definizione.

E’ stato un po’ come aprire un grande gioco dell’oca, nel quale i quadranti sono formati da zone del Nord Italia; i dadi sono grossi e di granito; vengono lanciati con forza e poi bisogna andare a vedere che numero è uscito. Infine ci si muove in macchina e si fa avanti-indietro in funzione del risultato. Qualche volta non è bello, qualche volta si fa pure fatica; però è anche vero che spesso ne vale la pena e si può fare.

Alla fine del gioco non si vince nulla; ti ritrovi un po’ più bischero rispetto al solito; ti guardi allo specchio e ti riconosci. Poi parti allegro.

Questa volta abbiamo giocato in tanti, quasi una quarantina…..addirittura abbiamo rischiato di non trovare i dadi di gioco. Però avevamo tutti la macchina per gli spostamenti e la voglia di passare un weekend “a tavolino”.

La prima volta che abbiamo gettato i dadi è venuto fuori: “Sede del Cai di Bovisio, sabato ore 8.00”……che kulo abbiamo pensato, proprio un bel colpo!

Poi il secondo lancio è stato “Rhèmes-Notre Dame, Valle del rifugio Benevolo”….beh lì abbiamo capito che avremmo fatto sul serio. Caricati in macchine stipate di ogni genere cominciamo a rotolare verso la Val di Rhèmes, dove la crisi esiste ma non viene fatta pesare, dove un panino ripieno di quello speck che fa star bene costa ancora 1,5 €, dove l’acqua fresca ti chiama per dirti che vuole visitare il tuo stomaco o la tua borraccia se proprio non vuoi bere subito, dove le vacche sono spetasciate nel prato e ti guardano con quella faccia un po’ così. Una valle tranquilla insomma, dove si può trascorrere anche qualche giorno belli rilassati.

Come abbia fatto poi il dado a risalire la valle fino al rifugio Benevolo, beh questo non lo abbiamo capito ancora, ma ci è piaciuto e, visto che eravamo tutti ancora lì, abbiamo deciso di andare fino in fondo.

Capire se un rifugio debba rimanere tale e/o si debba sviluppare tanto quanto il progresso, è difficile da dire; quello che stona sempre però è il cesso: in un modo o nell’altro, è sempre al centro delle attenzioni e delle critiche; se poi fosse al centro di tutti gli obiettivi……sarebbe bello per molti se non per tutti!!!!!

All’improvviso i rifugisti ci raccontano di un’improvvisa entrata in tackle in scivolata del gioco della “caccia al tesoro”; ci sono due bigliettini che contengono alcune cose e sono stati posizionati sulla cime di due montagne (la Tsanteleina e la Granta Parei). Noi abbiamo tutto l’occorrente per poterci portare in quota e recuperare i bigliettini, per vedere cosa c’è scritto.

Il primo problema è come posizionarsi nelle camere, visto che è come un puzzle e gli incastri faranno venir fuori la parola “sonno”….si spera.

Il secondo problema è lo zaino; ognuno si è portato qualcosa, qualcuno troppo, qualcuno ha bisogno delle dritte giuste per poterlo fare come si deve.

Ad un certo punto sul bigliettino c’è scritto: “un po’ di yoga e di relax e potete vincere la mezza pensione, basta passare su quindici metri di filo teso in equilibrio. Un esercizio che mixa tecnica d’equilibrio e arte zen. Magari sul più bello una bella scoreggia vi può aiutare a compiere i metri finali.

Il rifugista, che ha lavorato come stunt man nella pubblicità dei biscotti in cui Tarzan li mangia (per inciso, ma che kacchio gliene frega a Tarzan di questi “razza” di biscotti, ….lo sa solo il marketing!!!! Con tutte le fave che lo riguardano nella giungla……figuriamoci se a Tarzan interessano i biscotti!!!), ha dimostrato che lui il sangue freddo e l’equilibrio li ha messi non nello zaino, ma in tasca.

La serata del sabato passa seduta ad un tavolo, dove ognuno cerca di mettere il fieno necessario nel fienile del carburatore per il giorno dopo.

La sveglia è prevista alle 4.00 anche se la colazione è alle 4.30 (poi qualcuno ci spiegherà come utilizzare in maniera (d)eficiente questi trenta minuti “vuoti”!).

Dopo aver accantonato subito la frontale, incazzata per il fatto che ultimamente non la si usa a dovere, siamo proiettati sul sentiero, in maniera armonica ed efficiente, ognuno col suo gruppo, ognuno col suo biglietto, ognuno verso al sua cima.

Uno sciame di Gratakù che si innalza per i sentieri che portano ai jazée.

Per forza di cose devo raccontare cosa c’era scritto sulla cima della Tsanteleina, perché non ero sulla Granta Parei, ma sappiamo che anche qui l’avventura non è mancata.

Il gruppo è stato rapido e ha raggiunto il Colle Tsanteleina da dove si vede la strada che deve essere percorsa; un bel pendio ripido, con qualche passo obbligato che ti deposita sul lato sinistro delle roccette sommitali. Punto da cui una fucilata ti deposita sulla cima.

Salutiamo la Val d’Isère, vediamo la parete impressionante della Grande Casse e poi le “solite” montagne valdostane, quelle straconosciute.

Tutti arriviamo in cima e, anche se non tutti lo hanno manifestato pienamente, la gioia di aver fatto insieme un simile percorso, è veramente grande.

Quattro chiacchiere con due francesi sulla cima ci ricordano che la reciprocità è ancora una bella cosa: “Cià, alùra, ma la và!? Ste cumbinà cusé”…..”da che part vi giò vi oltre”! “da chì o de là!”, bello il francese. In realtà la tappa della cima è breve.

C’è solo il tempo di un rutto, poi bisogna uscire le tolle, anche perché il ghiaccio in alcuni punti è abbastanza vivo (n.b. la parete è scendibile anche con gli sci……..chissà che libidine!….però portarseli in spalla fin qui……piuttosto me li faccio rosicchiare da un tarlo!).

Quasi quasi ci dimenticavamo: il biglietto. Pensavamo chissà cosa ed invece c’era scritto: “andate tutti al mare a mostrar le chiappe chiare!”

Lì per lì il significato non appariva chiaro poi lo abbiamo capito, meglio ….l’ho capito; il problema è che da lì al mare, c’è veramente in mezzo un cost-to-cost!

La discesa è stata abbastanza lunga, ma per entrambe le cime ne è valsa la pena. Magari non si è trattato di grandi cime, magari qualcuno è rimasto deluso perché non c’è stata una prestazione degna di questo nome o perché non ha arricchito il suo palmares. Però bastava guardare i volti degli allievi sul prato del rifugio, per capire qualcosa di più. Qualcuno ha semplicemente pascolato sul jazé in attesa che passino paure e condizioni fisiche non perfette.

Il ritorno è stato segnato da un grande lancio di dadi; la prima gettata fino a Milano, la seconda fino a Jesolo, dove nessuno indossava imbrago, scarponi e ramponi, ma dove sembra che la gente sia ugualmente contenta.

Gli svedesi dicevano sempre: “Che fadiga stà al munt!”……”Ma quanto mi COST…..!”

Alla prossima, un bravi a tutti gli allievi che hanno tirato giù le mutande per far vedere di cosa sono capaci ed una conferma dalla maggior parte degli istruttori: “Sa fa pusée fatiga a nàa in girr a c’ala manera chì, che à laurààa”!!!

Il Corso 2009: enjoy the slope….enjoy Benevolo.

PJ

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