CH’EL SAKUCIUN ….. DE L’ALPUBEL!!!

Gita all’Alpubel 4.206 mt. (Gruppo dei Mischabel): weekend del 2-3 agosto 2008.

THE END!!!

Questa volta cominciamo dalla fine visto che dopo 15 anni di brutto tempo, soprattutto nei fine settimana, siamo riusciti ad effettuare una salita come si deve e con un tempo che ha recuperato in maniera devastante quanto perso nell’ultimo periodo!!!

Quel gran bisbetico dell’Alpubel ci ha fatto penare almeno un mese prima di farsi coccolare!

Quindi diciamo pure finalmente, visto che a questa uscita ci aggiungiamo anche il Corso 2008 che si è svolto e concluso felicemente alle Torri del Vajolet, e così ne traiamo un bel weekend passato in allegria ed armonia, anche nell’ottica più ampia del Trentesimo, che così si riesce a consacrare!

Eravamo a distanza, ma consapevoli della bellezza del paesaggio e degli emeriti bigoli che vi partecipavano, ognuno coinvolto a modo suo e con le sue emozioni interiori; mettiamoci dentro anche “quei poveracci” che sono già in ferie, somatizzatori della fatica!!!

Tutto è nato in fretta, visto che la Valle di Zermatt doveva essere visitata già un mese fa (col Cai di Montevecchia) e quindi, dopo che Eolo ci ha confermato che sarebbe stata la volta buona, ci siamo messi in marcia di buona lena sulla Fausto-Mobile.

Avevamo un bazuka ultimo modello, nel caso fossimo entrati in rotta di collisione con qualche rasta!, visti gli ultimi episodi.

Difficile rimanere “inerti” in auto di fronte a tutto quello che vedi attraverso un banale “vetro”; probabilmente ognuno la vede a modo suo, ma uno che va al mare…..l’obiettivo lo centra solo quando la macchina va a sbattere nella sabbia del Bagno 89 e quando il mare lo vede “di persona”. Per uno che ama i monti, è un’ebbrezza “minuto per minuto”, almeno per quelli come noi che hanno la fortuna di vivere a stretto contatto con l’arco alpino, in una zona talmente centrale che anche il buko del kulo avrebbe di che essere invidioso (scusate la franchezza ndr). Entri in autostrada e sbatti contro la Est del Rosa, prendi per Gravellona e prima o poi ti risaluta alla tua sinistra, sali al Sempione e vedi prima la Pala di Gondo, poi il Fletschorn nella sua maestosità della parete Nord, poi sbatti contro la spalliera dell’Oberland……quindi esci a prendere un bigolo d’aria…….poi si ricomincia: Visp, Valle di Sass Fee e di Zermatt e qui puoi avere anche tutte le figurine, ma c’è sempre l’imbarazzo.

Arriviamo a Tasch, nella speranza di trovare la stradina che, (sssst….non ditelo a nessuno!) strano a dirsi, non è a pagamento!!!!!!…e che ci porta alla TaschAlp, dove cominceremo a muovere i primi passi. Ambiente grandioso con di fronte un bel quartetto di 4.000 mt, che si offrono al panorama.

Il rifugio lo vediamo e lo raggiungiamo molto presto, anche perché siamo curiosi di vedere che faccia ha la moglie/morosa oppure non so, del rifugista: lui così gentile, lei così “inside” al punto da negarci la visita per 3 weekend di fila! Tutto fila liscio, baci & abbracci, disponibilità a go-go e rifugio rifatto che risplende di “legno”; un bijoux che facciamo nostro tra birretta, cipsters e bandana del trentesimo.

Cominciamo a scrutare la via di salita del giorno dopo……. E tutti fanno lo stesso: c’è Meraldi col suo cappellino da corsa, c’è la sorella di Pasolini……che è meglio sempre avere davanti; c’è il Chinotto in bella mostra.

Attendiamo l’assegnazione della camera, cha arriva puntuale (un bel camerone tutti insieme!).

Il tempo di scattare qualche “faccia” e siamo pronti per mangiare; direi che per essere in Svizzera non abbiamo cenato in modo malvagio, salvo la minestrina che faceva venire le emorroidi solo a guardar dentro il pentolone!!!

Sarà che il mondo è pieno di sosia, ma li avevamo tutti noi; quattro tavoli dietro di noi c’era Lapo, che stava illustrando l’ultimo modello della Fiat, che dovrebbe garantirgli la salita della Cresta dell’Hornli.

Arriviamo alla fase finale, con la classica telefonata, che per farla……..bisogna andare all’attacco della cresta est, con la capatina fuori dal rifugio per prendere l’ultimo fresco e poi con il “Pata-the-Valium”……..

Dobbiamo sollevare le terga alle 3,10 e quindi alle 20,45 siamo sotto le coperte (un orario non proprio idilliaco per coricarsi), giusto per restare in ambito del “pollaio”……

Chiaro che se sei abituato ad andare a letto tardi, questa scelta si rivela devastante, perché cominci a rotolare nel letto fino all’esaurimento nervoso; poi quelli vicino a te cominciano ed è la fine:

  • “Osti, ancamò…!!”
  • “Alùra,….pusibìl che càla lùss lì, l’è ammò pìza”
  • “Che colt!”
  • “Cià, che vò fò a durmì”

Non è che raccontiamo cose nuove, del resto ce le cerchiamo noi da anni e continuiamo…..

E’ l’unico rifugio dove la luce è automatica (fuori dalla camera) e si accende ogni volta che qualcuno sale le scale e/o mette i suoi mmaroni fuori dalla stanza.

Praticamente è come dormire di fronte ad una carreggiata dove le auto continuano a lampeggiarti in faccia! Una goduria.

Alle 3,10 puntuale suona la sveglia e l’attimo è traumatico, poiché ti sembra di aver preso sonno giusto in quei minuti; scendiamo, colazione e gambe in spalla. Non si vede una beata fava, ma troviamo il percorso come se nulla fosse e siamo anche rapidi; italiani in testa, seguiti dai tùder, poi dagli svizzerotti e da qualche inglesina (Pasolini doget).

Tocchiamo il jazé a quota 3.200 molto rapidamente; calziamo l’armamentario e iniziamo nuovamente a pedalare: ci manca di salire fino a 3,750 (al colle nei pressi del Feedjoch) e poi iniziare una cresta (Eisnase) che in maniera lineare e contro il cielo ci depositerà in vetta.

La cresta è abbastanza tranquilla, ma molto estetica!!!

Cominciamo a sentire la fatica, mentre Meraldi & Baldini, ormai prossimi a Pechino 2008…..sono già avanti di bestia!

L’ultimo pezzo sembra non finire mai; oltretutto si impenna leggermente ed il ghiaccio si fa “vivo”. Aggiriamo l’ultimo dosso e la cima pianeggiante ci conforta!!!!!

Ci siamo: siamo in vetta e per qualche minuto le emozioni di ciascuno vanno inesorabilmente a mescolarsi con quelle degli altri, in abbracci e baci. Un rituale storico e realistico.

Meraldi comincia le discussioni sui “teròni” e sulla possibile annessione alla Svizzera; “dichiariamo guerra, ci arrediamo….e così chiediamo l’annessione a loro, di diritto”.

Bella soluzione, ma un po’ troppo egoistica.

Viene issato “lo strofinaccio del Trentesimo” proprio di fronte alla montagna simbolo: il Cervino!!!

Qualche foto d’ordinanza e poi finalmente ci si rifocilla, per prepararsi alla discesa, cha avviene lungo il versante di Sass Fee, per nulla “igienico”.

Dobbiamo saltare un po’ di krep……e anche saltare qualche cordata che sta salendo!!!! Un percorso che fatto a ritroso rispetto a noi (cioè da quelli che salgono) vuol dire proprio giocare alla “morte di Obelix” (come sapete la leggenda narra che Obelix sia morto nel modo più stupido possibile e nel fior fiore dei suoi anni: ha semplicemente deciso – o capito – che il sasso poteva portarselo anche davanti e così lo ha fatto saltare davanti……peccato che gli è cascato sui mmaroni!!!! E c’ha lasciato le penne). Ecco questo è il senso della salita “fronte” al pendio.

Incontriamo tutti gli italiani che sono probabilmente saliti dalla Langflueh o dal Mitteallalin, però onestamente la nostra salita è stata un po’ più estetica e mai per lo stesso itinerario!

Arrivati sul pianoro, innestiamo la “quarta” visto che dobbiamo attraversare una parete jazzata e piena di seracchi messi “alla carlona” (ve lo spiego un’altra volta!), oltre a diverse slavinate preoccupanti.

Finalmente rimettiamo piede sul colle a 3.750 mt dove già qualche ora prima eravamo passati, e dove c’era un sacco di gente!!! Guide anche con 4-5 clienti legati insieme: sempre lo stesso schema, ma fatti loro; non sono guide mica per niente.

Per un istante abbiamo pensato alla fatica sentita qualche mezz’ora prima in quello stesso punto; anche soltanto il pensiero ha generato un nuovo rumore metallico: …..i mmaroni erano nuovamente scivolati fuori dallo zaino e caduti sulla picozza!!!

Noi preferiamo essere veloci in questi casi e ridiscendiamo verso il rifugio…….ancora però lontano.

Abbastanza provati, lasciamo il jazé ed alle 12.00 puntuali siamo al rifugio….peccato che però non stiamo parlando di un agri-turismo, dove puntuali ti servono il pranzo. E soprattutto il pranzo, per quanto tu lo possa ugualmente ordinare, non sarà mai un “lauto pranzo all’italiana”.

Ci saziamo insieme ad una bella bevuta e poi facciamo anche un sonnellino, mentre una fiumana di gente nuova arriva al rifugio; tenteranno anche loro il giorno dopo. Del resto in cielo non c’è stata una nube per tutto il giorno e lo spettacolo sublime che abbiamo avuto di fronte è abbastanza difficile da descrivere. La Nordend nascosta fra le rocce ed il Cervino così maestosamente elegante per questo versante, ci hanno deliziato per alcuni interminabili minuti.

Ma attenzione: tutte le montagne del circondario non hanno proprio nulla da invidiare alle “solite” che vengono nominate. Si tratta anche di montagne che hanno un’altezza ben superiore a quella del Matterhorn, ma che per qualche ragione non vengono citate per così tante volte. Eppure un bel giro in questi posti significherebbe alpinismo con la “A” maiuscola.

Però solo gli stranieri incontri…..

Salutiamo tutti quanti, anche se gli stranieri sono sempre un po’ restìì a capire il perché gli italiani sono così ilari e “aperti”, e ci dirigiamo nuovamente verso valle, verso l’auto che ci toglierà quella frescura che fino a quel momento abbiamo vissuto.

Stiamo già pensando al caldo di casa! E la tristezza ci pervade.

Saliamo in auto e, nonostante qualche labile segnale di voler andare in trenino a Zermatt, alla fine la decisione è quella di “togliere le tolle” per tornare a casa. Ad un certo punto qualcuno ha in mente un caffè e quindi decidiamo di fermarci: 100 km!!!!! , prima di trovare un bar come si deve (e non è che si pretenda tanto).

Arriviamo a casa presto e senza grandi intoppi; ancora una volta la gita ha permesso di sentire quel “magico profumo” che solo in certi posti ed in un certo modo possiamo sentire.

Col pensiero siamo stati molto indecisi se tornare e quando; l’importante è sapere che siamo noi a poterci spostare e non le montagne.

Pensare solo un attimo che il Cervino possa magari andarsi a fare un giro a New York, fa venire i brividi. E comunque, se mai dovesse succedere………non ditelo al Meraldi de Mùntavègia!!!!

Ciao à tuch ed alla prossima.

Fabiana, Fausto, Alessandro, Angelo & Patajean.

PJ

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