Archive for the ‘PataJean Blog’ Category

UL GRUP: qualcosa di più di un nodo.

martedì, maggio 2nd, 2017

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L’importanza di appartenere ad un Gruppo, di condividere soprattutto una passione.

L’importanza di scambiare idee, progetti, proposte e programmi….e perché no, qualche volta anche un po’ di legnate in un confronto animato, per far emergere quel non so che di nascosto che può tradursi in valore aggiunto.

L’importanza di poter contare sugli altri e sul loro supporto: dall’organizzazione al bisogno, anche quello di “andare in bagno”, ……insomma ogni tanto ci vuole.

Il gruppo non nasce dal nulla, ma da sforzi enormi e da anni di impegno: può essere piccolo, medio, grande; litiga, si spezza, si ricompatta, si frammezza. E’ normale e quindi richiudo il rubinetto con il bollino rosso dell’acqua cölda.

Qualche stralcio di questi ultimi anni di noi in giro, su itinerari indimenticabili, al di là della mera difficoltà, con una voglia sempre matta, ancorché messa a dura prova dalla vita quotidiana e dai vari impegni. Riuscire a farlo è molto più di un privilegio e continuare a farlo non ha prezzo, neppure se paghi con Mastercard.

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Si partecipa mettendo impegno, faccia e fatica.

Il ricordo è quello di esperienze sempre uniche e di facce sempre allegre.

Se il gruppo lo vivi, ti appartiene; se il gruppo lo indossi, spesso sei solo.

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by Patajean

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SCHNALS VALLEY – WEEKEND 22/23 APRIL 2017.

martedì, aprile 25th, 2017

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  • CIME: Final Spitze mt. 3.514 BSA + Cime della Vedretta mt. 3.269 MS
  • GRUPPO: Weisskugel e Otztal Gruppe
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: 1.300 mt e 26 km sui due gg;
  • NOTE: una sola che ha poi rovinato il weekendone; la ventazza maledetta che ha soffiato ininterrottamente per due giorni! Praticamente fonati per il weekend. In realtà con temperature così rigide, la neve è ancora invernale, di quelle proprio belle.

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Perdere del tempo piacevole per organizzare la gita di aprile, ormai un must per il gruppo; verificare sistematicamente le condizioni in una stagione ancora anomala, per garantire di non andare in giro alla karlona, soprattutto quando la gita è studiata in posti non proprio piccoli; cambiare in corsa quando meteo e neve non convincono fino in fondo; ritrovarsi in un posto comunque meraviglioso e pieno di possibilità che solo il tempo a disposizione rende parzialmente un miraggio e infine…..dover girare gli assi verso valle perché è l’unica soluzione corretta!

Questo in sintesi il nostro weekend, studiato da oltre un mese e goduto per circa due giorni sui tre programmati, wacca logia! Comunque bello è sempre bello e lo dimostra la flessibilità di tutti che alla fine convergono, per quanto a malincuore, verso la scelta più logica. Probabilmente con i giri che abbiamo in mente, più che trovare una settimana piena per andarci….bisognerebbe trovare una settimana per andare al lavoro!

Ore 18.00 del venerdì: nulla Otztal alla nostra gita.

Si parte da Ovest con alcune scelte legate al Monte Bianco, si passa poi in Oberland dove ‘il tempo é maturo’ per poi kagarsi ad est, nel plaisir dell’Osterreich. In sintesi potremmo dire che abbiamo fatto la classica “gita dell’OTZI”, con tutto il rispetto.

Arrivati sabato mattina a Maso Corto, ci dirigiamo alla Croda delle Cornacchie, dove non possiamo non vedere parte della squadra azzurra di sci e della ‘valanga rosa’, con Manuela Moelgg che sbiondazza tra la gente pronta a far pali; poi ci tuffiamo nella corona di cime che lambiscono la Val Senales, paradiso dello sci e degli allenamenti, ma anche porta d’entrata di un mondo tutto da scoprire e con giri di più giorni da farsi venire l’acquolina in bocca. Con una logistica ben studiata si può evitare di andare in macchina in Austria, compiendo la circumnavigazione dell’Europa, e percorrere itinerari di tutto rispetto e di gran soddisfazione.

Scendiamo sino a lambire il contrafforte della Croda Nera, dove iniziamo a pellare in un ambiente glaciale molto suggestivo; la seraccata incombe infatti sopra di noi, ma si passa nel mezzo agevolmente puntando il colle che separa la Final Spitze dalla Cima di Finale.

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Certo la neve non è molta ed il fatto di vedere già il verde del ghiaccio a 3.400 mt non è proprio entusiasmante. Nel frattempo la ventazza fischia nelle orecchie ed ogni tanto soffia fastidiosa, ma stavolta almeno a favore. Se avessimo un paio di vele, saremmo in cima in dieci minuti.

Dopo il pianoro che sovrasta il ghiacciaio pensile arriviamo al deposito sci, per iniziare la cresta che in circa 20 minuti conduce alla croce di vetta; qui necessario spostare gli organi del corpo tutti in basso e mantenere in alto solo gli occhi, facendoli ballare bene….in modo da stare ben inchiodati a terra e attenti a non finire “a basso”: da una parte i danni sarebbero notevoli, dall’altro il cucchiaino servirebbe a poco, visto che ci sono più di mille metri di baratro.

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Vista semplicemente fantastica su un bordello di cime: dal Similaun alle bellissime Cime Nere, dalla Palla Bianca alla Wildspitze ed in lontananza alcune delle cime che ben conosciamo come Gran Zebrù ed Ortles. Il punto di osservazione non ha eguali ed è giustamente citato anche nelle relazioni si salita.

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Scendiamo raggomitolandoci nuovamente al deposito sci (non prima di aver aspettato Giò che ha fatto il giornaliero sulla spalla finale!) e prendiamo la strada del ritorno. Neve tutto sommato invernale anche se poca, ma bella discesa che culmina sui pianori sotto il rifugio. Qui esce quel poco brianzolismo che ci siam portati dietro: chiediamo allo skiliffaro se ci fa fare un giro sull’impianto per poi scendere al rifugio anziché salire…..nulla, qui sono fiscali ma è giusto così. Pelliamo ed arriviamo al Rifugio Bellavista. Struttura notevole dal costo un po’ alto, ma con dentro alcuni servizi tipici, come la sauna. Chi dorme, chi beve, chi kazzeggia……e chi si sauna!

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E’ tutto diverso rispetto a noi ed ai nostri posti; qui la gente vive anche di queste cose e quindi la probabilità di vedere giovani che fanno alpinismo e scialpinismo aumenta. Qualcuno di noi ne approfitta e si dedica alle pratiche locali…..

Facciamo passare il pomeriggio e cerchiamo di capire bene la meteo per la domenica, visto che la Palla Bianca o la Cima di Vallunga sono le nostre prossime mete. In realtà vorremmo andare anche in Austria per poi tornare, ma occorre meteo stabile e valutare tutto. Il rifugista ci conferma che la ventazza salirà (raffiche a 60/70 km/h) e quindi lasciamo che la notte porti consiglio. Sono le 6.30 quando ci svegliamo e ci accorgiamo che i letti sono tutti spostati, sarà stato il vento? Purtroppo si.

Tergiversiamo all’interno di una spettacolare colazione e poi decidiamo di andare ugualmente, passando da Punta della Vedretta, che immette nell’Hintereisferner, lunga e splendida lingua glaciale che porta verso la Palla Bianca. Le raffiche rompono i mmaroni e fanno capire che la trippa per gatti c’è, ma è jazzata e che il buon senso ormai si è fatto fottere. Si decide per il rientro.

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Di solito quando c’è il “promontorio” è cosa buona e giusta, ma quando c’è la “saccatura” è proprio vero: le balle toccano terra! Arriva il momento che il vento ci causa la “sfracellatura scrotale” e ci fa desistere: summit nella hall del rifugio, occhiatina alla meteo per il lunedì e decisione finale. “Se femm!?” VADA-VIA-UL-KU’ e torniamo.

Alcune note di rilievo:

  1. Boris è stanco sempre all’inizio, poi va in scimmia! Si lamenta del peso, ma poi scopri che ha con sé anche tutto il kit per ricaricare pile e strumenti informatici vari;
  2. Il discobolo sarà probabilmente uno dei nuovi simboli della VDS, ammesso che si riesca a capire come lanciava il disco (o barattolo del Koccolino!);
  3. Qui è tutto Otzi mania;
  4. Gli attacchini sono una goduria, parola di un Diamir-dipendente! Ed il peso in meno si vede e si sente.

Non ci resta che tornare, magari mangiando un paninello…….e inizia il Festival del Camogli (“dove Otzi andiamo?”), ossia la ricerca di un posticino dove appoggiare le terga stanche. Passiamo tutta la Val Pusteria alla ricerca di un posticino carino ed accogliente. Merano si ferma per noi, il Passo della Mendola unito al Tonale ed allo Stelvio non sono sufficienti e quindi non ci rimane che un Autogrill skrauso di bestia per chinotto-coca-birretta ed un paninazzo alla facciazza della gita.

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Partecipanti: Anna, Stefy, Ronnie, Teo, Max, Andrea, Boris, Giò, Luca e Patajean.

by Patajean

 

 

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UNA COLTELLATA AL TIMOGNO – 11 MARZO 2017

mercoledì, marzo 15th, 2017

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  • CIMA: Timogno mt.2.099;
  • ZONA: Orobie da Spiazzi di Gromo a ca 1.200 mt;
  • DSL: 950 mt con presa di spigolo…..;
  • NOTE: il rigelo del venerdì, dopo il kaldone dei due giorni precedenti, ha generato una jiazzata micidiale con necessità di applicare una “Coltellata Unica su quasi tutto il pendio”; per la serie lo skialper si trasforma in Jack lo squartatore.

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Alla faccia della salita di allenamento! Gita che nasce dal nulla e sulla base di qualche idea semplice legata anche alla notturna del sabato sera al Resegone, dalla parte bergamasca. Alla fine prevale l’idea di andare agli Skazzi del Globo per salire sul Timogno, che per lungo tempo è sembrata più una via di mezzo tra una verdura ed il soprannome di Lucifero. La prima parte nel bosco rilassa l’animo gelato……quando solo il giorno prima i 20° avevano quasi fatto sparire l’ultimo entusiasmo di stagione; poi la seconda parte ha fatto venir fuori la voglia, ma soprattutto l’attenzione necessaria sul pendio/pala completamente giazzata.

Necessari i coltelli e necessario buttare l’occhio ed il baricentro sulle lamine (chi le aveva!) per evitare di finire 400 mt più in basso nell’imbuto naturale che si trova alla base. Se ne è accorto l’ometto salito senza ramponi e sceso grazie (solo?) all’aiuto della piccozza da 450 € del Pier; neanche Jeeg Robot d’acciaio aveva i componenti così belli quando glieli lanciavano…..

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Giornata splendida, con vista su tutto l’arco bergamasco e decisione di scendere dal versante NO, raggiungendo la sella che separa il Timogno dal Benfit. Pendio notevole, soprattutto se visto dal basso dopo le prime 30 curve, che tutto sommato si mostra idoneo alle nostre curve.

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Rientriamo nuovamente sul lato di salita attraversando in maniera netta tutta la dorsale che immette nuovamente sopra il rifugio Vodala. Da notare che, una volta rientrati sul versante di salita, la sciata era praticamente impossibile data la qualità della neve: il rigelo aveva reso l’aveva resa ‘detestabile’ e con quel suono che ricorda in maniera netta l’impossibilità di godersi la discesa (ndr: durante la salita abbiamo visto gente rinunciare per assenza di coltelli e gente intenta a cercare sci persi durante la discesa proprio a causa della qualità orrenda della neve). Il rifugio Vodala è il tipico rifugio al quale non puoi dire di no: panciolle e birretta di compagnia.

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Ghiotta occasione per tergiversare sul nulla e fantasticare sul futuro. Ogni tanto ghevoeeurr.

Rientro pomeridiano rapido ed indolore:

Partecipanti: Anna, Stefy, Andrea, Massimo, Pier, Gigi, Inox, Giò, Enrico, Riccardo, Roberta, Massimo, Matteo, tre amici di Gigi e Patajean

by Patajean®

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NIENTE GRILLI PER LA TESTA: WEEKEND 18/19 FEB’17

martedì, febbraio 21st, 2017

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  • CIME: Monte Forcellino mt. 2.842 il sabato + Monte Sobretta mt. 3.271 per la Cima scialpinistica la domenica;
  • GRUPPO: Ortles-Cevedale e Valfurva;
  • DIFFICOLTA’: MS / MS +
  • SVILUPPO & DISLIVELLO: circa 28 km per 2.000 mt D+ all inclusive;
  • NOTE: neve paura & panico il sabato con discesa “ciapa i gamb e portai a kà”; molto meglio la domenica, con un po’ di farina presente nelle angolazioni giuste.

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Una delle ricette più famose dell’Alta Valtellina dice: alla sera un Sorbetto al Braulio e alla mattina un bel Sobretta in compagnia. Morale: per sentire la gioia, bisogna condividerla.

Ultimo weekend del Corso SA1 2017 con solleone servito su un letto di rucola: uno spettacolino da godere inguinalmente e in beatitudine. Peccato solo per la neve, sicuramente ingestibile il sabato nella discesa dal Forcellino, dove il motto è stato: “Salvaguardate le gambe e portiamole a casa, il resto non conta!”

Come conclusione mi sento di poter dire che meglio di così non potevamo finire; giornatoni spettacolo, con tempo perfetto ed un 3.000 come regalo agli allievi. Il nostro Campo Base ormai è stato fissato e, in tutta onestà, possiamo dire che a Cepina c’è un pezzo di VDS: il Camping Cima Piazzi è ormai punto fisso e base eccezionale per la nostra logistica, oltre ad essere strategicamente valido dal punto di vista kulinario. Pier ha sicuramente la ‘prelazio’ nel caso in cui cercassero un Sindaco in quella località (ndr: chissà se Galileo fosse ancora vivo e volesse studiare l’iper-cinetismo del pendolo…..Pier avrebbe la cattedra occupata!).

A proposito di cattedra: il Gruppo ormai è ben assortito; dopo i contabili, i tecnici, gli elettricisti, gli avvocati, gli ingegneri, i programmatori, gli architetti, (i pensionati?)……abbiamo anche due Professori e a sentir parlar di cattedre, mi sa che l’anno prossimo li vediamo sciare con assi diverse e tutta la mobilia al seguito. A cena non parlavano d’altro. I nomi non li sveliamo altrimenti per gli alunni è troppo facile.

Ma veniamo al dunque, partendo dal sabato: il Forcellino si presenta subito con un portage di 10 minuti circa; poi ambiente bucolico e boschivo (sino alle Baite Cavallaro dove ci rinfreschiamo il fiato) e ben innevato sino alla cima da cui godiamo come ricci sul circondario. Discesa da dimenticare come già detto sopra: manca il fondo e lo strato superficiale è simile al calcestruzzo a presa semi-rapida. Per la prima volta, giunte alle auto, tiriamo un sospiro di sollievo in questa stagione.

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Passaggio serale al Campo Base di Cepina dove i bungalow già apparecchiati ci ospitano per il doveroso riposo: ore 18.00 gran pausa per aperitivo. C’è di tutto, ma anche la sorpresa: il nostro buon Giuseppe, che in testa non può certamente nascondere nulla (!)…..tira fuori dal cilindro una bella bomba kambogiana: i grilli secchi!

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Costano come un etto di filetto e diciamo che a prima vista non è che si sbava per farli propri. Però sembra che a livello di carboidrati siano imbattibili.

Wacca-Lügia è la più normale esclamazione che si può riportare qui; il resto è un mix tra libido mancata e vomitazio subitissimum. Diciamo che rimandiamo il tutto a momenti, si spera, che mai si realizzino. Passiamo dal bungalow alla sala pranzo con una bella tavolata tutta per noi; in giro è un via vai di gente che da Bormio e Oga si catapulta qui per la cena: è andi-rivieni in continuum.

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Andiamo a dormire come al solito: non russa nessuno, non dorme nessuno….insomma il solito incubo! Poi ti capita di svegliarti di notte e non c’è nessuno: tutti a far legna e alla mattina i commenti sono sempre i soliti: “Chiii io!?, ma sé dréèe burlaaa viiaa!” Dopo trent’anni le stesse cose! Viene presto mattina ed il sole preannuncia quel non so che di magico che si vede solo controluce su un pendio nevoso che si staglia sopra Santa Caterina, che mantiene il suo semplice fascino anche a distanza di parecchi anni.

La partenza per il Sobretta è tutta da godere e ben presto la conca che lo sostiene si manifesta nella sua verginità; solo un breve traverso ci consiglia di mantenere le distanze di alleggerimento, per il resto una leggera brezza ci evita di sudare, mentre in cima si trasforma in ‘ventazza fastidiosa’ che rischia di congelare le mascelle incantate dal panorama circostante.

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Ci kaghiamo-giù quel tanto che basta ad evitare il vento e ci apparecchiamo per la discesa che, a dispetto dell’iniziale pessimismo, si dimostra molto meglio del previsto: scendere è un po’ come firmare l’assegno che ti conferisce il diritto a ritirare la Fiat 500 che hai appena strappato alla concorrenza semplicemente comprando l’ovetto kinder (per pietà) prima di uscire dall’esselunga! Una firmetta sul pendio per dire: gh’è sun anka mì e vada-via-ul-kù!

Giornate speciali tutti insieme appassionatamente; pronti al sacrificio ed a rimettersi in discussione. Le pause sono state usate anche per allenare le nostre menti alle discussioni, sempre presenti e sempre foriere di idee e motivazione a portare avanti i nostri progetti. Insieme stiamo bene.

Febbraio è da dedicare non solo allo ski-alp, ma anche ai compleanni: una triade di “atleti” è sul podio e quindi si festeggia.

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In questo weekend si è spezzato un incantesimo, quello di coloro ai quali le vesciche vengono perché non vanno tanto in giro. Ciàpa lì!, du cime is megl che uan ed emozioni doppie con Massimo in cima per ben due volte consecutive.

Vi lasciamo con un indovinello: “Come fanno 18 persone a salire su una Fiat 500 ?”…..una volta erano 4 elefanti e la soluzione era quasi ovvia, ma adesso…..

Da ultimo, non possono mancare i ringraziamenti al ns Direttore Inox ed al suo Vice Pier: Corso perfettamente riuscito seppur senza il pienone; nella sua semplicità si è dipanato veloce e preciso in questo mesetto di trascorritudine. I concetti sono passati col metodo ‘pochi, ma precisi e chiari’! un Grazie auto-distribuito tra tutti noi ed anche un Bravo agli allievi, sempre presenti, pronti ed anche sufficientemente allenati.

Un augurio speciale per i nostri “Térun”: loro sanno il perché e poi lo riveleranno direttamente.

Adesso un po’ di tempo per noi.

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I partecipanti di questo bel weekend: Anna, Stefy, Inox, Pier, Luca T, Luca T, Enrico, Mattia, i Double-Beppe, Andrea, Massimo, Boris, Barney, Max, Ronnie, Giò e Patajean.

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IL CERCHIO MAGICO – Weekend 28/29 gen 2017.

martedì, gennaio 31st, 2017

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  • CIME: Monte Kazzola mt. 2.330 + Anticima del Corbernas a mt. 2.454 ca;
  • ZONA: Alpe Devero (Alto Piemonte – Alpi Lepontine)
  • DISLIVELLI & SVILUPPI: 800 mt il primo giorno e ca 900 mt il secondo; gli sviluppi vanno, tra dai e vai, sui 23 km;
  • NOTE: neve sbrisolona, da decifrare e ingannatrice; ca 15 cm di ‘fresca-farlokka’ con brina da rigelo. Ventata sui crinali. La zona è rinomata anche dal pdv enologico: va a ruba il Teroldégo.

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Andiamo all’Alpe Devero? “Si, no, non lo so…..decide Beppe!” quando si dice il dubbio. Del resto e per usare una terminologia propria del ns Direttore: “Non sono mica qui a indovinare le domande dopo le risposte!……per chi mi avete preso, per Google?”. Ma cominciamo dall’inizio…..che è il principio della fine….

Per la seconda uscita del Corso SA1 2017 abbiamo optato ancora una volta per il sicuro. Dopo i costi stellari del pernotto ipotizzato a Chamois, ridente cittadina dove le auto stanno agli abitanti come la neve a questi ultimi anni, decidiamo per il buon senso e miriamo direttamente al ‘cerchio magico’ del Devero, fulcro invernale dello scialpinismo e delle ciaspole (ndr: da notare che ieri c’era il pienone, complice il tempo complice l’articolo apparso sulla Rivista del Cai; fatto sta che San Siro durante il derby di Milano raccoglie meno gente).

L’Alpe Devero è un gioiello ambientale degli itinerari sia estivi che invernali: dalle salite con le pelli, alle escursioni con le ciaspole, dai laghi enormi a quelli piccoli e spettacolari.

Che cima facciamo, il Sangiatto? “Si, no, non lo so…..decide Beppe!”

Partiamo il sabato quasi sciolti da Varedo e la prima tappa è a Crodo, dove Pier s’incroda nel piccolo quartiere mandando in ansia tutti i negozianti; ormai quando lo vedono arrivare gli lasciano campo libero. E’ come se lui avesse un nulla osta e potesse entrare manovrando a libera scelta: se è un panettiere, che tipo di pane portar via per la VDS; se è un bar……decidere la dislocazione dei tavoli; se caffetteria…..mettersi direttamente dietro il bancone. E’ il ns idolo ormai!

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La seconda tappa è parcheggiare l’auto nel silos sotto l’Alpe e schivare i bisogni di un paio di cani che mangiano tanto e kagano di più, come leoni oserei dire: non esiste angolo della Piana del Devero che non sia battezzato. Capiamo che sono i padroni e rivendicano la proprietà, ma in questo modo risulta quasi oltraggioso; siamo in mezza pensione nuovamente all’Albergo Alpino come due anni fa, caratteristico per la sua intimità e per avere le camere in soggiorno: uno spettacolo da vedere e da ascoltare. Quando vai a letto entri praticamente nelle orecchie di coloro che discutono vicino alla stufa, anzi li vedi sotto le assi. Epopea del legno!

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La giornata di sabato non è delle migliori e non avendo un Kazzola da fare decidiamo per quello….

Si sale nel bosco rado per poi uscire sulla cupola avvolta dalle nubi ad oltre 2.300 metri. Siamo in vetta verso le 12.30 e ci facciamo fare una foto dai pochi altri frequentatori incontrati. Siamo nuovamente in valle per la manovra di ricerca Artva, la facciamo? “Si, no, non lo so….decide Beppe!”

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Abbiniamo ricerca con sondaggio, non tanto nel chiedere come la pensano, ma maneggiando l’attrezzo per capirne sensibilità e imparare a gestirne il tocco. Adriano, a fronte di alcuni tentennamenti, ha deciso di devolvere agli allievi il nuovo volume “Esplorando il corpo umano” tratta da “Tasto-terapia: come toccare il ferito”. Sarà in edicola con in regalo il primo fascicolo di una lunga serie.

E’ ancora presto e rimane lo spazio per una merenda: probabilmente potevamo fare noi da mangiare per tutti gli ospiti del rifugio; fatto sta che occupiamo la Dependance e diamo fuoco alle bocche: un colpo al cerchio ed un colpo alla botte. Passa il tempo e ci trasferiamo in sala da pranzo dove ceniamo fra cazzate e fraseggio comunicativo. Dopo il Thermos arriva il sonno ed è subito domenica, con tempo bello e cielo da favola.

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La salita scelta è il Sangiatto, per lo meno fino alla Bocchetta di Scarpia a 2.248 mt, dove decidiamo in funzione della valutazione dei pendii. Giornata fantastica e quell’atmosfera incredibile che solo il bosco coperto di neve sa dare: il riverbero della neve col sole, il freddo non troppo intenso e il gioco di luci-ombre arricchiscono la giornata ideale per fare trick & track.

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Passiamo da diversi alpeggi e miriamo il colle dal quale prendiamo una decisione diversa: anziché salire la cresta del Sangiatto che richiederebbe un paio di ramponi (a testa!), miriamo direttamente al Corbernas o per lo meno il gran dosso che lo precede. L’azione del vento è evidente, qualche gonfia si intravede ed il riporto nei canali è altrettanto realistico.

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Valutiamo di scendere un ampio pendio che si incassa in basso in un canale che ci riporta dove improvvisiamo una ricerca artva ‘a chiamata’. I ragazzi si comportano bene e tutto termina con una bella ravanata nei boschi sopra la splendida località di Crampiolo, che oggi non abbiamo visto direttamente ma che merita un passaggio per la sua bellezza.

Il resto della discesa è un misto tra il gioco delle bocce ed il tiro a segno: 10 ciaspolatori valgono una multa di 100 €;  15 feriti ti fanno saltare la stagione, per 20 ti ritirano il patentino di scialpinista. Finisce bene e riusciamo a schivarli tutti.

Alle 15.00 +/- siamo di nuovo alle auto, pronti per ritornare a casa; ci fermiamo nello stesso bar di un paio di anni fa e la sciura, appena intravisto Pier dalle finestre, è uscita e gli ha consegnato le chiavi dell’edificio dicendo “Prego, manda fuori pure tutti e decidi come meglio credi la dislocazione ai tavoli! Ricordati solo di battere gli scontrini prima di andar via, visto che anche voi siete in buona compagnia!”

Direi che molte volte è un privilegio!

Diciamo subito che è il Corso del ns Direttore Inox: semplice, essenziale e concreto nelle cose da sapere e da memorizzare per il futuro. Compagnia sempre ottimale e meteo che tutto sommato ci sta regalando la possibilità di portare avanti il progetto 2017.

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Adesso un po’ di pausa ed un po’ di kazzola….magari con la malta? “Si, no, non lo so, decide Beppe!”

Partecipanti: Inoz, Pier, Stefy, Anna, Andrea, Massimo, Teo, Max, Giò, Boris, Gigi, Luca Turri, Luca Tau, Mattia, Giuseppe, Enrico, Adriano e Patajean.

by Patajean

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RAGAZZO DI CAMPAGNUNG!

lunedì, gennaio 23rd, 2017

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  • CIMA: Piz Campagnung mt. 2.826;
  • ZONA: Engadina (Svizzera); esposizione SE
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: 650 mt e 9,4 km;
  • DIFFICOLTA’: MS
  • NOTE: giornata super fredda, con neve in generale più che buona, tipica del periodo e con scricchiolio-da-passaggio, indicante spettacolo inguinale per il dopo-salita; un po’ pesante in alcuni piccoli tratti in discesa, ma giusto per trovare un difetto. Il vento dei giorni precedenti ha creato placche ventate visibili in alcuni punti. Pendii tritati.
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Tratto dal più famoso e esilarante film di qualche anno fa, anche per noi il nostro piccolo-grande momento di gioia alpina si è finalmente materializzato in questo inizio di 2017. Avevamo prenotato anche venti sedie posizionate davanti al trenino rosso per poterne apprezzare movimento e gustare la libido motoria, ma il freddo ha scongiurato gli organizzatori a toglierci d’impaccio impedendoci di posizionare le nostre fredde terga di fronte al passaggio dell’illustre mezzo locomotore, preferendoci una decina di giocatori di polo puledrati sul lago jazzato di Saint Moritz.

Non possiamo dire che la neve è arrivata, ma nemmeno in maniera netta il contrario e quindi noi si è andati e si è dato inizio al ns SA1 2017, in maniera ufficiale.

Sabato 21 gennaio 2017 kazzeggiando sulla neve in Engadina allo JulierPass: ore 8.45 prima pertichetta dell’anno; ore 13.15 prima curva 2017; ore 15.40 prima conclusione gita 2017. Ciack si gira….pagina.

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La nostra Divina Tentazione è sempre super, anche in un anno scarso di precipitazioni; difficile trovare una gita senza ‘macchia’ e quindi ci siamo riservati, tra dislivello contenuto e condizione neve, di andare sul sicuro.

Però ci stiamo attrezzando e non a caso fra un mesetto alcuni dei nostri saranno in altri posti in avanscoperta e ci diranno se, scendendo a sud, le cose sono davvero cambiate. Qualcuno sostiene che le migrazioni, giungendo al nord, hanno causato lo sprofondamento della falda / faglia rocciosa con progressivo innalzamento del suolo italico meridionale che riceve ora tutta la neve; le Alpi servivano per bloccare le precipitazioni e le basse pressioni, ora servono da lancio per farle ricadere più a sud, con estremo disagio anche per coloro che non vivono propriamente di questa passione, anzi causando un malessere che definire tale in questo momento è un po’ troppo sarcastico.

Per cercare di tornare in un’oasi di benessere moral-ludico, possiamo dire che la neve tutto sommato era quel minimo sindacale atto a garantire un pellaggio più che soddisfacente in salita ed un discreto godimento in una discreta discesa, a tratti in polvere a tratti un po’ “polimera”, ma in grado di farci sorridere a fine corsa e pieni di speranza per l’avvenire di stagione.

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In salita l’occhio è anche caduto su alcuni scaricamenti spontanei che non erano annunciati dal bollettino, ma che erano un segnale inequivocabile del malessere del periodo: crepe sinistre ed immediatamente adiacenti, testimoniano la sofferenza dei pendii in questo momento.

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Dalla cima solito spettacolo visivo; anche a mettere un telone che si apre al nostro arrivo non renderebbe l’idea di fondo. Si vede tutto in totale trasparenza, con un Ago del Torrone in bella mostra e tutti i principali gruppo protesi verso il cielo a salutarci comme d’habitude.

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Una nota di rilievo: dal 2017 in Svizzera ci si può arrivare anche e solo in quinta, con un unico scalo-marcia per il passaggio in quarta sul Passo del Maloja; per il ritorno segno della croce, discesa sempre in quarta e festeggiamenti in prossimità di Chiavenna! Per eventuali istruzioni su come ciò sia possibile a Montevecchia vi attendono; oggi hanno già chiamato da Kazzenger per saperne segreti e motivi e per capire come questo fatto (fenomeno per gli addetti ai lavori) sia possibile. Ricciardo è atteso nel prossimo fine settimana. Qual è la morale? che la frizione la puoi togliere o, in casi estremi, tenere in mano per tutto il viaggio.

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Non possiamo infine non citare Adriano, profeta della tavola e dei Poseroni (citazione da quota 2.586 mt):”….Comunque questa è la passione/sport più bello al mondo: che tu faccia 250 o 1.500 metri il paesaggio che hai sotto il naso è sempre uno spettacolo unico”.

Sarà un anno “del Léla”, ma è sempre bello.

Oggi tra gli altri: Anna, Stefy, Mattia, Luca, Luca, Enrico, la cordata dei DB (Double-Beppe), Andrea, Massimo, Gigi, Teo, Barney, Pier, Inox, Ronnie, Giò, Boris, Adriano e Patajean.

by patajean

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…..E IO “PASTURO”!

lunedì, gennaio 9th, 2017

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“Tutt’informa, dài veloci, pre-sciistika, l’Epifania tutte le feste se le porta via”, un sacco di paroloni e di buoni propositi……ma alla fine va sempre di moda il pasturare. Una volta il motto era “….E io pago!” adesso è diventato “E io Pasturo”.

Incontri in giro un cartello che dice così e ti fai influenzare subito……

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….cominci a chiederti chi, dove, come e perché uno deve pasturare, però ci credi e vai dietro al cartello! Qual è la conseguenza? Questa:

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Di solito si festeggia dopo che l’evento è accaduto, noi oggi abbiam festeggiato l’inizio dell’anno e soprattutto la neve che non arriva, tristezza.

Dopo un periodo misto fra gozzoviglie, ubriachezze & vecchi rimedi per uscirne, ci ritroviamo nuovamente immersi nei percorsi di sempre, nella voglia di ribellarci alle code da rientro e nei nostri territori sempre più affascinanti se visti con gli occhi giusti. L’aria poco sottile che ha tirato in questi giorni e reso i panorami tersi, il sole rosso-fuoco che attira l’attenzione prima di coricarsi dietro le Cozie e la stanchezza che sembra non esserci mai, sono una costante di questo periodo pre e post Natalizio.

Per iniziare l’anno si decide di stare quindi in cesta, navigando verso il Rif Riva sul versante solivo del Grignone.

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Già uno quando arriva a Pasturo si chiede come mai è così fortunato: più che un nome suona come un imperativo, oltretutto in prima persona singolare; quindi dà l’idea di essere una certezza, manco fosse stata la conseguenza di un’estrazione lotterika.

In secondo luogo uno si domanda in quale stato civile si trova: se single oppure giù dagli scaffali, perché anche qui Pasturo può giocare un ruolo determinante. Si narra che in passato chi arrivava a Pasturo riceveva una canna e a fine giornata la doveva riconsegnare con la preda, che poteva essere di qualunque tipo: dal girino di pozzanghera al cavedano di 1.70 cm, passando per la triglia di lago.

Infine se uno trova un cartello in prossimità delle ore 12.00, questo non può che essere un messaggio con un retro-gusto eno/gastro. Quindi non ci resta che credere nella forza delle gambe che prima ci conducono alla chiesetta di San Calimero e poi sotto i tavoli del Riva.

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Finiamo di pranzare e desideriamo fare una foto; prima però dobbiamo finire la bottiglia:

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E dopo, fuori, ci sembra di vedere cose che prima non c’erano….

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Ormai siamo lumati a vista dal nostro Direttore Inox che ci tiene monitorati facendoci sorprese last minute e/o capitando a caso nei posti in cui sfoghiamo i nostri allenamenti. Chissà come mai ma lui arriva sempre…..sarà forse per il nuovo telefono che ha in dotazione: una piastrella di 10x7x3 cm modello carving e rockerata in testa!, che gli dice dove siamo, quanti siamo e, soprattutto, se quello che stiamo facendo è consono dal un pdv motorio.

A casa sua ha fissato una console dotata di maxischermo: vi è proiettata la Lombardia e con gps i nostri movimenti. A scelta ci ispeziona.

Ci perdiamo ben presto nei nostri meandri e riportiamo noi stessi sulla retta via nei tempi giusti per scodinzolare fuori dal traffico. Ormai i tempi sono stretti e siamo pronti a cimentarci nell’SA1 che avrà inizio questa settimana.

Chissà se i fiocchi si ricordano di noi…

Il puzzle viene bene se i pezzi ci sono e si incastrano a dovere; magari non si trovano subito e tutti, ma quando ci sono la foto è chiara. A turno siamo sul pezzo.

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by Patajean

 

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POSTIESPOSTI……Befana 6 Gennaio 2017.

domenica, gennaio 8th, 2017

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Si narra che i Re Magi abbiano percorso molti km prima di raggiungere la mangiatoia e lo abbiano fatto seguendo una stella con calma, senza fretta da rientro e con giorni e giorni di cammino, ma loro avevano le lettere maiuscole; noi, invece, siamo re magi non-per-definizione e abbiamo le minuscole che incalzano. Di conseguenza ci prendiamo le ore che servono e cerchiamo di farcele bastare perché entro sera dobbiamo rientrare. La nostra Cometa oggi è il Sasso Cavallo, che evoca lisciume, stremjzi, esposizione e tanta storia.

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Il meteo conferma ormai che il bello appartiene a questo periodo; la “ronkolata artica” ha fatto sì che i germi fossero spostati altrove, ha sicuramente reso l’aria più tersa, ma ci ha anche delusi assai per il mancato deposito dei fiocchi a noi preferiti, che sembrano mancare all’appello; il termometro segna sempre basso e noi, ovviamente, scegliamo un angolo sufficientemente remoto e mai battuto dal sole in questo periodo se non nelle zone alte. Saliamo da Rongio (350 mt) verso il Rifugio Elisa sino al bivio in cui il sentiero nr 16 ci catapulta a goccia verso la Val Cassina. La parete del Sasso Cavallo a quel punto si erge di fronte a noi possente, liscia e si sente profumo di selvaggiume bestiale!

Indecisi fra Oppio e Cassin….alla fine decidiamo di salire il canale della Val Cassina! Troviamo anche due bei camosci che ci fanno vedere casa loro: si offrono inizialmente per farci sicura (dall’alto) e poi per distendersi su un piatto a fianco delle patatine e della majonese (!)….

Entriamo in Val Cassina come se entrassimo in un mondo tutto particolare: anfratto che sembra inaccessibile e recondito, diventa un budello incredibile quando vi si entra e lo si percorre verso l’alto. Da Rongio o poco sopra, il Sasso Cavallo sembra assolutamente una continuazione del Sasso dei Carbonari e mai si potrebbe pensare ad un passaggio, invece il passaggio c’è ed è un collegamento tra due mondi opposti.

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Il freddo è quasi “scrotale”, ma quando esci nel c.d. Paradiso-del-Mugo non lo percepisci più; vediamo in lontananza anche la neve caduta sul confine italo-svizzero solo per tenerci buoni, ma evidentemente insufficiente a rendere realistica l’accensione del motore scialpinistico.

Alla Bocchetta di Val Cassina (mt 1.823) siamo cullati dai mughi e viaggiamo con loro a mezza altezza, sino alla cima del Sasso Cavallo dove l’aria frizzante ci fa capire quanto il freddo possa pestar duro.

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Scendiamo poi verso il rifugio Bietti dove sgranocchiamo qualcosa sotto gli occhi di un cane che sembra non mangiare da quando è nato e qui per noi finisce la parte dei POSTI ESPOSTI!

Ma come al solito non ci facciamo mancare nulla e quando decidiamo di scendere per la Val Meira cominciamo a capire che la strada è lunga: ambiente sempre selvaggio, case che non ti aspetti e frazioni di centri abitati dove gli ultimi botti di capodanno fanno sentire un sottile puzzo di zolfo.

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Un sali e scendi continuo per raggiungere la civiltà, l’altimetro che non scende sotto gli 800 metri e la macchina che da Rongio fa segni per evitare che si scenda a Sonvico/Somana…..distante. Che fare? Con un continuo POSTI E SPOSTI alla fine ci mettiamo in contatto con sentieri d’altri tempi, di quelli che “ti kagano giù” in dieci minuti facendo scendere la quota di 500 mt al volo. Ci affianchiamo a quello che d’estate dev’essere una perla di bellezza (Sentiero del Fiume) e dopo altri passi e contropassi raggiungiamo di nuovo la nostra meta.

Che dire: oggi un bel giretto in compagnia della Befana in angoli remoti seppur fuori porta, a cavallo di una bella trottata e respirando il silenzio tranne che nelle zone note o in prossimità dei rifugi. Condizioni eccellenti su tutto il percorso anche se questa più che una notizia positiva è una nota dolente, che dimostra ancora una volta la fotocopia meteo dello scorso anno e un misto Ansia più Angoscia per come ormai la neve si tenga lontano da noi per troppo tempo.

I re-magi di oggi: Andrea, Teo e Patajean.

by Patajean

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IL MAGO G…ESISTE!

giovedì, ottobre 6th, 2016

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Chi l’ha detto che il “Mago G” non esiste; bastava venir su a Montevecchia sabato scorso e l’avreste visto anche voi, in carne e ossa!

Serata a lui dedicata e giustamente dopo quanto accaduto qualche mese fa; Giorgio si è infatti laureato Regionale AL per conto della VDS…….e avremmo consegnato il trofeo anche al Coach Tiziano se non fosse stato per un maledetto infortunio ad un dito (però…con tutti i Capitoli che ha scritto potevano dargli la laurea honoris, sti sakuciùni!). (altro…)

BRENTA: Riflessi di cengia.

martedì, settembre 13th, 2016

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  • METE: Sentiero Sosat + Bocchette Centrali
  • GRUPPO: Dolomiti di Brenta
  • RIFUGI: Tuckett, Alimonta, Pedrotti, Brentei, Casinei e Vallesinella.
  • DSL + SLP: 300 mt + 350 mt con ca 20 km di sviluppo
  • NOTE: la prima è che entri sempre in un mondo particolare; metti il gettone e godi dello spettacolo in 3D. La seconda è legata al Campanile Alto: ne esistono due, di cui uno è quello originale, mentre l’altro era con noi, seduto al tavolo ed iscritto al Cai Desio!

(altro…)


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