Archive for the ‘PataJean Blog’ Category

EHHH….QUANT’AL FASEVI MI’…!

mercoledì, settembre 13th, 2017

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Non esisterà mai una situazione in cui un pensionato, posizionato ‘mani in conserte’ di fronte ad un’ opera pubblica (da un semplice tombino aperto sino alla migliore palestra di arrampicata del mondo), lascerà incompiuta la sua azione fisica, mimata attraverso una smorfia, senza una parola a rafforzare l’orgoglio, manifestare il sapere e scatenare le ire funeste dei presenti.

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Immaginare che tutte le fasi citate si realizzino contestualmente sotto gli occhi come in una lotteria nella quale escono i tuoi numeri e vedere che, poco a poco, la tua visita occasionale si trasforma improvvisamente nel ritirare il premio per la vincita, è sempre tanta roba. E poi, ormai, Bovisio (nella situazione specifica la sede della ns Scuola VdS) ci ha abituati a momenti di gloria.

Sono attimi che ti mancano, un po’ come il citofono ai testimoni di Geova e quindi li vai a cercare, in fondo e quasi sempre per caso!

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Ieri sono ufficialmente partiti i lavori della seconda fase della Palestra di Arrampicata e, dopo il condono edilizio, il progetto “z” ed il via ufficiale dal ministero degli affari interni brianzolo, la prima manovalanza si è precipitata in sede per tagliare il nastro dei lavori.

Ehhh…..quant’al fasevi miì,

Uno spettacolo: si passa dal tirare le ‘righe’ col laser al verificare se le stesse sono dritte con il filo! Si trapana il muro per saggiarne la durezza, eliminando i punti impossibili; si mettono le cuffie per ascoltare il cuore del muro e non per evitare di diventare balordi, anche perché le cuffie per tutti non ci sono.

Un fattore da considerare sarà la quota: la base della parete (scritta inequivocabile per evitare di confonderla con la ‘metà parete o la cima’) si trova a 1.025 mt e già ieri sera faceva freddino, figuriamoci quando sarà pronto il pannello: come minimo sarà ad una quota maggiore e quindi altro che smanicato, ci vorrà il duvet!

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Ehhh…..quant’al fasevi miì,

guardare e non toccare è una cosa da imparare: si, ma la bocca va tenuta chiusa. Invece lo sguardo assassino è funzionale all’emissione di suoni e consigli (forse le cuffie servono ad evitarli?) e quindi si narra di tutte quelle volte che in passato è capitata la situazione medesima ed è stata risolta con soluzioni che nemmeno fra trent’anni vedranno alla Nasa.

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Ehhh…..quant’al fasevi miì,

di sicuro non c’era il Coro dei cantori dalla parte opposta! Si, perché per trapanare il muro, prendere a martellate un angolo, fare la schermografia alla parete, è opportuno “cattar fuori” il giorno ideale, che non è un giorno qualsiasi.

Se il Coro ieri sera ha registrato qualcosa, beh state tranquilli che alcuni suoni non saranno certo dettati dalla replica della chitarra di Bob Dylan, visto che alla console c’era il Mago con il trapano vikingo.

E poi il direttore dei lavori: ogni fase ha il suo. Ieri sera c’era il direttore del camino, c’era il nostromo della barca a vela, c’era il direttore d’orchestra ed, infine, c’era il Nicchio! Piastra in mano e via che si va….

Ehhh…..quant’al fasevi miì,

infine e come sempre, ci sono i fanatici del ‘dolce far nulla’, i kultori del kulo di pietra, gli adepti che di solito limonano con la seggiola o pagano il canone del divano. Sono i fannulloni del quartierino ed i romantici dell’ultimo sguardo prima che il panorama cambi per sempre. Ecco ieri alcuni di noi, fra cui il sottoscritto, si sono lasciati cullare da questa fase, ma sono ugualmente riusciti a portare a casa la gioia di una serata corta, ma intensa e a guadagnare una fase di sonno ideale.

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Ieri eravamo come i Koala attaccati al tronco di un albero, con l’intelligenza emotiva fissa al suolo, in estasi totale.

Di solito il cantiere nasce presto, ma resta parecchio sul posto; quindi se volete andare a dormire con qualcosa che ve lo faccia fare felicemente, anziché la camomilla passate in Via Venezia al 33………che da oggi, oltre al numero civico, è anche il numero pronunciato dal muro alla domanda del Mago. “dì qualcosa!!!”

Non sei della Valle del Seveso se non hai mai visto almeno una delle scene clou di questo vivere quotidiano.

Notte,

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PIU’ KULO CHE ANIMA.

martedì, settembre 12th, 2017

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Rapimento emotivo ieri, domenica 10 settembre, in Val Ferret: dopo rinuncia forzata alle Dolomiti di Sesto…..che non sono quelle situate vicino a Cinisello Beach (meno belle), il sodalizio gemellato Desio/Montevecchia si è rivolto verso il vecchio West, chiedendo aiuto a Eolo ed al Monte bianco.

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Nonostante l’acqua uscisse anche dall’applicazione del telefono, abbiamo tenuto duro sino all’ultimo ed alla fine siamo stati graziati e premiati: una specie di telone gigante è rimasto disteso sopra le nostre teste, teso tra la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Lombardia, ma l’inizio di questo tratta (o la fine, a seconda del punto di osservazione) era al sole, cioè Courmayeur. Quindi il titolo rispecchia la sintesi di tutto quanto. E’ la somma che fa il totale.

Ieri era anche giorno di partenza del Tor de Geants, una gara di trail di 330 km…..che ti rende stanco solo a pronunciarla, di cui abbiamo ascoltato la partenza, vocalizzata attraverso megafoni il cui suono è straripato sino alla nostra quota, quella in cui sorge il Rifugio Bertone a 1.991 mt, prima tappa della nostra traversata verso il Rifugio Bonatti.

Dopo dieci minuti di rapimento emozionale per una vista che, nonostante non sia la prima, lascia sempre con il mal di gola, parte la fase delle foto. La prima neve contribuisce ad arricchire il paesaggio con un tocco di classe in più e a nascondere le crepe di un clima che sta sfasciando tutto piano piano, cambiando le sembianze ad un angolo che rappresenta idillio per gli occhi e auto-motivazione per gli arti….

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Un versante Brenva senza Brenva non rappresenta più il vero fremito che nasceva nel vedere l’imponenza di un tale ambiente solo qualche decennio fa; vederla in quelle condizioni è come vedere la pelle del serpente dopo che lo stesso è fuggito cambiando l’abito! Un peccato che si capisce bene quando dentro hai le palpitazioni tipiche di chi si tormenta per queste cose inutili.

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Il vento è l’unica pecca in questa fase, ma sappiamo che prima o poi toglierà il velo sulle ultime cime, oltreché svolazzare su di noi per farci coprire, massacrati letteralmente dal freddo.

Traversata in quota per toccare il Mont de la Saxe, la Testa Bernarda ed il Col Sapin in sequenza non mixata, poi discesa in valloni poco frequentati e puntata verso il rifugio Bonatti per il meritato ristoro.

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Il rientro è altrettanto lungo e si dipana sulla costa bassa, con un dislivello “da 1.900 a 1.900 metri” per farci ritornare al Bertone, dove salamino e birretta rimpinzano le forze per la tratta finale, a piombo su Villair, dove l’architettura abitativa fa capire che tipo di gara viene giocata.

Alle 18.00 siamo alle auto per il rientro. Partiti in canoa, tornati in kayak….acqua da tutti le parti.

Da notare in maniera assolutamente pregevole: gli stranieri in giro erano una moltitudine, encomiabile come il numero di ragazze, sempre e solo straniere che hanno percorso i nostri sentieri dimostrando come ce la si possa godere ugualmente; un’altra mentalità, così come quella della corsa. Ormai lo scarpone pesante è quasi come camminare con le pinne in piazza…..

I cercasole: Ginevra, Anna, Andrea, Lele, Erik, Enrico, Boris, Ale Nuzzo, Ale Barin, Davide e Patajean.

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GITA KULIN’ARIA!

lunedì, settembre 4th, 2017

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Ho deciso di scrivere l’articolo……..ed userò sempre quello determinativo.

Dopo circa un mese che non ci vediamo suona la sirena, quella del raduno. Ovviamente si risponde subito e l’incontro è un porcile!….pardon è al Porcile, un posto che evoca brutte cose, ma che bisogna vedere almeno una volta. Noi ci siam passati parecchie volte in inverno, ma ‘nudo’ non lo avevamo ancora visto.

Si tratta di un Passo posto sopra tre laghetti, che prendono il nome omonimo; sarà che quando veniamo in inverno il freddo è becco, fatto sta che appena apriamo la portiera della macchina, la dentiera si stacca e cade: 4° (ndr: quattro gradi centigradi). Siamo equipaggiati, ma la giornata precedente ha modificato il clima estivo. Lungo la strada che sale a Tartano la visione (sempre sufficientemente idilliaca) della Testata del Masino lascia quel tanto di bocca aperta, giusto per ammalarsi col freddo che entra!

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Bella compagnia come al solito e camminata per riprendere le belle abitudini; nel catino in alto i massoni erratici di quel colore grigio/verde lichenato restano una goduria libidinosa per l’equilibrio e la gioia dell’acrobazia.

Tocchiamo il Passo del Porcile per poi passare da quello di Tartano, dove sono ancora evidenti i resti della Linea Cadorna, non prima di esserci fermati a pranzare al Tavolo delle Leccornie, un’oasi creata ad hoc per noi.

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A fine pranzo e a dispetto del nome che porta questo luogo, cerchiamo di mantenere un atteggiamento consono e lasciamo semplicemente il porcile (uso deliberatamente l’articolo determinativo).

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Tra mille leccornie ed un bel caffè con la moca, emerge prepotente la nostra voglia di essere pronti. Siccome oramai il tempo è peggio che ballerino, siccome le nubi kagano precipitazioni anche se sono isolate rispetto alle masse circostanti, siccome vediamo quindici fiocchi di neve cadere impetuosi sopra di noi…….beèh, ci facciamo trovare subito pronti ed in posizione. A noi basta poco.

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Dicevamo prima che è suonata la sirena del raduno, ma poi la sirena è anche comparsa; si narra che una tale posizione richiami il passato, dove le muse venivano in questo posto a piangere, formando laghi e facendo emozionare Eolo e company, a tal punto che, a loro volta, lacrimavano dal cielo formando neve….chissà.

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Partecipanti: Annalisa, Angeletta, Giulia, Roberta, Luciana, Elisa, Fabrizio, Erik, Lele, Massimo, Max T., Andrea, Piero, Gianfranco, Simone e Patajean.

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BOLLI & GIBOLLI al Pizzo Ligoncio.

giovedì, agosto 24th, 2017

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  • CIMA: Pizzo Ligoncio mt. 3.032 per il Passo della Vedretta mt. 2.840
  • GRUPPO: Val Masino/Val dei Ratti; bucoliche.
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: D+ 2.400 mt per +/- una ventina di km;
  • DIFFICOLTA’: dùmà stack àttent ai masuni che te vegnenn adoss!
  • NOTE: lunga ma affascinante cavalcata fra due valli spettacolari; particolare il colpo d’occhio all’uscita dal Passo della Vedretta (Sentiero Dario Di Paolo).

Che bello poter rubare un giorno di quasi-fine agosto per andare in queste valli uniche e godere insieme di ore dedicate “alle cose ignoranti”: per esempio la salita del Pizzo Ligoncio. Ormai è quasi tradizione, dopo il Cengalo dello scorso anno. Misurare il grip delle suole di fronte alla resistenza del mitico granito che è la roccia più bella che esista al mondo.

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A proposito di Cengalo, non andate più lato svizzero perché è troppo pericoloso ed ogni tre per due ne viene giù un pezzo: è dell’altro ieri un botto gigante, con un pezzo di parete nord che adesso serve ai bambini per fare il castello di sabbia…..!!!

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Comunque anche noi la nostra parte l’abbiamo fatta e ricevuta (Ligoncio fa rima con Li-gonfio!); una bella serie di gibollate e scalfitture, giusto per confermare che siamo stati in giro e le abbiamo combinate; come dire, dopo quasi trent’anni le stesse kazzate! Gh’è gnent de fàa…

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Salita lunga, mooolto lunga che si snoda partendo dai Bagni di Masino per poi dipanarsi fra Rifugio Omio e Passo della Vedretta con caratteristica uscita in un mondo nuovo come la Valle dei Ratti; infine per distese gandose, infinite e che ti fanno perdere dislivello, nuovamente verso l’alto per l’approccio finale alla cima.

Il passaggio al Passo Vedretta è un po’ come aprire le persiane dopo un giorno di pioggia ed in una mattina fresca e bella. Un godimento.

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Dall’alto panorama stupendo sui soliti posti, ma che roba! Lo Spigolo Vinci era quasi l’unico fuori dalle nubi, poi Manduino, Pizzo di Prata con la sua mole enorme e Sfinge con in evidenza la Via dei Morbegnesi.

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Oggi purtroppo gran nebbia, che però ci ha ostacolati fino ad un certo punto. Siamo partiti che l’avevamo sopra i craponi e l’abbiamo tenuta fino al rifugio, poi verso il Passo Vedretta abbiam capito che avremmo ‘bucato’ e così è stato: spettacolo puro.

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In Val dei Ratti discorso identico: manto cotonato sotto di noi con insidiosa prospettiva di dover cercare la strada, soprattutto al ritorno, fra bolli poco marcati e distanti fra loro. E’ l’unico avvertimento che ci sentiamo di dare per la difficoltà dell’itinerario. Con noi anche un simpatico trio di Ballabio, incontrato al rifugio Omio e nuovamente in cima, fra cui il figlio di Kalumer. Loro hanno salito la normale lato Omio che si srotola sulla dorsale versante Masino, senza inerpicarsi sui famosi due canali che rappresentano il terzo approccio alla cima e che per qualche mezz’ora è passata anche attraverso le nostre menti. Ormai di nevai pensili neanche quasi l’ombra, ma solo grandi massi, alcuni dei quali fan paura.

Anche il ritorno lo abbiamo fatto avvolti nel cotone della nebbia per alcuni tratti: in realtà la stessa sembrava aprirsi al nostro passaggio e lasciarci ammirare che cosa poteva celarsi davanti a noi ad ogni passaggio caratteristico.

Oggi tempi di salita-discesa molto stretti, eravamo quasi ‘posseduti’! comunque meglio così, visto che esser veloci aiuta e lascia il tempo anche per fermarsi un po’ ad ammirare alla bisogna. Non ultimo, l’essere allenati non disturba neanche sulla stanchezza. Coi soci di Ballabio, partiti leggermente dopo dalla cima, ci teniamo in contatto per garantire loro la visione del Passo Vedretta lato Val dei Ratti, poi giù spediti verso la Omio, dove ci ritroviamo per una birretta.

Che dire del rifugio, sempre bello salvo non riuscire quasi a ordinare. Ma possibile che nessuno si accorga che quel mobile che permette di colloquiare (!!!) con la cucina fa schifo e che così non va? Per metterti in contatto con il gestore devi farti venire al scoliosi, abbassarti come i gobbi a NotreDame….quasi perdere due metri di dislivello per ordinare una birra. Idem il rifugista, che farà un paio di visite ortopediche ogni mese! E’ incredibile come sia difficile fare le cose facili o rimediare ad un errore (spero) architettonico presente da anni. Quasi quasi meglio un citofono!

Certe volte sembra quasi che ti devi confessare: ti inginocchi, fai il segno della croce e poi ordini, ma dall’altra parte non c’è Gesù!

Nuovamente posseduti scendiamo verso valle ritrovandoci alla macchina poco dopo, quasi una discesa da trail. Pediluvio alla cascatona e poi via verso casa con la non-da-poco consolazione che oggi è martedì e quindi il traffico sarà minore.

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….ma c’è sempre un ma quando torni; c’è sempre qualcosa che ti permette di accantonare l’episodio per raccontarlo fra cent’anni ai tuoi nipoti. Siamo fra Dervio e Bell’Ano quando, all’improvviso, vediamo rallentamento improvviso e coda. Scorgiamo però una sagoma che corre fra le carreggiate, come un flash: ch’el sia un Aseèn….?

Non capiamo per qualche minuto, siamo scoraggiati dalla coda improvvisa, ma poi vediamo chiaramente di cosa si tratta: mamma capra con due piccoli impauriti che sgomitano per lasciare la superstrada. Probabilmente stava raccontando loro la fiaba del ‘gatto in tangenziale’ ed è finita in una realtà tutt’altro che virtuale! Fatto sta che, dopo aver cercato fuga sul lato del lago senza trovare riparo, ma solo guardrail, ha preso la via della galleria, entrandovi decisa con prole al seguito. Noi eravamo in uscita e quindi non sappiamo come sia finita. Peccato che la galleria era lunga 2,7 km. Questa ci mancava, come ci mancava l’immagine di un poliziotto, fermo appena fuori dalla galleria con un lazo in mano, pronto a prenderle al volo, ma anche sudato, a testimonianza di sforzi vani per prenderle fino a qualche minuto prima. Una specie di John Wayne del Lario, senza cavallo ma con la volante dei colleghi sulla carreggiata opposta (in alto!) che non immagino quali commenti possano aver fatto, salvo lo sconforto di doversi ficcare in galleria….

Episodio simpatico, ma che dimostra ancora una volta come una cazzata del genere possa creare scompiglio e potenziali danni agli automobilisti che percorrono, ignari e comodi, una superstrada come quella di Lecco-Colico.

Finisce tutto bene, salvo qualche nuova idea malsana che già ribolle in pentola per le prossime ‘gite ignoranti’.

Masino-Bregaglia fa sempre rima con Asino-Che-Raglia!

Un Trio di agosto come partecipanti: Beppe, Ale e Patajean.

Buon fine agosto! By Patajean

 

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ANGOLI & PARTICOLARI – Estate 2017

mercoledì, agosto 23rd, 2017

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Una vacanza agli antipodi quella di quest’anno: un po’ come la meteo, che antepone la caldazza ad improvvise bombe d’acqua. In alcuni momenti assenza di persone, con illusione di essere più o meno soli e potersi trastullare nella beatitudine delle crode, poi afflusso devastante di bipedi parlanti, per non dire urlanti, con calpestìo insidioso del territorio.

Comunque viva il Plaisir che ogni tanto è d’obbligo. E’ vero che sarebbe opportuno godere di assoluto silenzio, che poi lo puoi ugualmente trovare in funzione del posto scelto (dietro l’angolo si nascondono posticini che la maggior parte non conosce), ma poi è anche bello il chiassoso andi-rivieni della massa.

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Una vacanza in cui abbiamo alternato il grigio delle rocce e pareti dolomitiche al verde, che più verde non si può, della vallate e/o di quei “dossi” che si distendono, talvolta in maniera incredibile, tra i vari massicci della zona. Qui il disordine non esiste o viene sistemato in maniera quasi immediata (basti pensare alle piccole frane occorse durante qualche doccia-celeste), mentre la parola ‘ordine’ è realmente un must, qualcosa che anagrammi e mentre lo fai sorridi perché si trasforma subito in qualcosa che ti prende gli occhi e ti propone delle domande….semplici!

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Per esempio: perché non organizzare degli stages fra regioni? Perché non mandiamo gli alto-atesini in altre regioni e viceversa? Potrebbe cambiare qualcosa…?

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Naturalmente si vedono anche cose poco ortodosse: per esempio quelli che kagano in mezzo al sentiero di salita. Non lo fanno in maniera discreta, ma proprio in centro e i geometri non saprebbero cogliere meglio la geometria della manovra. Magari lo fanno per ego-centrismo o magari sperano di essere visti, ma non credo perché la reazione non piacerebbe. A questi bisognerebbe recapitare una mucca emozionata sullo zerbino di casa, magari una un po’ costipata che si è mangiata tutti i prati dell’Armentara…..no?! Oppure, a finestre aperte, cogliere l’occasione per lanciare (per sbaglio, s’intende!) una badilata di letame appena ‘munto’ direttamente sul loro divano. Forse se uno pensasse sempre di essere a casa sua, oltreché di usare le sue cose, la situazione assumerebbe un altro aspetto. Peccato!

Come al solito il mondo è piccolo e ritrovi altri ‘apprezzanti’ che trascorrono là le vacanze; questo fa sì che si possano scambiare quattro-chiacchere. Talvolta ci si vede addirittura più là che qua da noi..…

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Come ad ogni fine film, vengono lanciati i titoli di coda, ma pagando il canone ed avendo la televisione, forse di film ne potremo vedere sempre altri….

Buon autunno! By Patajean

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IL GIOCATTOLO DEL GABANATT.

martedì, giugno 6th, 2017

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Weekendone all’insegna della calma da godere e delle cerimonie tipiche del “Gabanatt”.

E’ l’inizio della stagione estiva e quindi occorre salire in quota per garantire l’accesso a coloro che desiderano varcare le soglie di questo angolo sempre incredibile in cui è situato il Bivacco Caldarini. Qui abita ancora il silenzio. Angolo remoto, ma anche no, che si raggiunge con un minimo di sforzo meccanico prima e pedestre poi.

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Posizionato tra ciò che è levissimo e ciò che è freddissimo, il Bivacco svetta su un dosso a quasi 2.600 metri in Val Viola ed appartiene alla sezione del Cai Desio. Ne fanno da contorno cime che sono frequentate raramente, ma quando lo sono è peggio che andare a San Siro a vedere i Depeche Mode, c’è la coda.

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A torto poco frequentate come direbbe qualcuno oltretutto pure lui della sezione!

Oggi manutenzione: dalla cerimonia del Cartello…….dove il palo ha finalmente smesso di lacrimare in assenza della sua parte gemella (riordinata perfettamente con vernice e scritta) che viene issata e posizionata con tutte le dovute cure, all’apertura ufficiale delle porte con issaggio di tricolore italico.

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Un momento per festeggiare ed uno per controllare ufficialmente che tutto sia in ordine.

Poca gente in giro e l’ideale per trascorrere qualche giorno lontano dalla civiltà.

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Con poco anche il Gabanatt è contento, oltretutto aiutato e supportato da famiglia e amici.

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ACQUA CHIARA, ACQUA DULZA.

lunedì, giugno 5th, 2017

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In questi giorni relax e mente aperta; l’idea è quella di vedere dove sono finiti tutti i fiocchi di neve che non troviamo più in quota. Ci sono quelli che non cadono più (tristeeezzzza) e ci sono quelli che cadendo, passano attraverso il setaccio del loro destino:

  • Alcuni resistono e stanno con le mani aggrappate al manto consolidato;
  • Altri non resistono, sciogliendosi o squagliandosi come se stessi al sole.

Sono questi ultimi ad aver bisogno di una carezza o di essere ammirate per un’ultima volta, prima di finire chissà dove nell’ignoto.

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E’ anche l’occasione per prendere un po’ di fresco in zona e non solo, dove ci sono posti che spesso non sappiamo di avere.

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by Patajean®

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LA VALLE DEL SEVESO FA ‘PENDENZA’.

domenica, maggio 28th, 2017

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  • CIME: Traversata della Punta degli Spiriti mt. 3.467 e Punta Payer mt. 3.446
  • GRUPPO: Ortles – Cevedale;
  • DISLIVELLO + SVILUPPO: 800 mt + 11 km
  • NOTE: remollo dovuto alle temperature alte ed un po’ di vento fastidioso sulla cresta.

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Oggi eravamo una Sporka Dozzina e ce l’abbiamo messa tutta per comportarci come tale; era parecchio tempo che non riuscivamo a dare il meglio di noi. Nel titolo c’è molto ed anche l’idea di fare una bella maglietta per il Gruppo.

A Maggio ormai è diventata tradizione andare al Passo dello Stelvio per fare una salita piacevole nel complesso di cime meravigliose che circondano il lenzuolo su cui si allenano vari atleti; a proposito, al rientro ci hanno salutato alcuni atleti canadesi, americani e francesi…..chissà magari un domani li vedremo in televisione e magari diventeranno anche famosi. Ma in fondo chi-se-ne-frega.

Abbiamo aspettato ora, periodo nel quale gettano le chiavi del Passo e lo rendono accessibile a tutti.

Viaggio tranquillo e piacevole, visto che di sabato tutto è più bello; tappa a Morbegno per lasciare giù la “sala del peccato” di Stefy, poi a Tirano per fare una piccola colazione ed infine al Passo dove non mancano le incitazioni ai ciclisti durante l’ultimo Giro d’Italia stampigliate sul suolo stradale; non mancano nemmeno coloro che amano fare fatica sulle due ruote.

Partiamo nella parte noiosa; poi miriamo la cresta che rappresenta la dorsale di salita, sulla quale soffia un vento becco e fastidioso.

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Lasciamo gli sci al deposito, assicurandoci che non finiscano di sotto, visto che un errore potrebbe essere non fatale, ma costoso sia per il fatto di dover scendere (!) a riprenderli sia per l’eventuale esborso economico e ci portiamo in cima per compiere una traversata

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che ci farà toccare le tre elevazioni di cui è composta la Punta degli Spiriti, fino ad arrivare a Punta Payer, che è una specie di trampolino da cui lanciarsi in Val Zebrù, almeno 1.000 mt sotto a piombo. Non avevamo il parapendio ne la tutina da Base Jamper….mannaggia. Comunque lì è un po’ come affacciarsi sul nulla; ormai quando siamo in questi posti ho come la sensazione che per qualche ragioni non venga colta la reale prospettiva. Ieri qui il panorama era da urlo, soprattutto se visto per la prima volta. Certe volte bisognerebbe capire se si è realmente svegli di fronte a tale bellezza ed impressione.

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Panorami spettacolo a perdita d’occhio e gente infinita in ogni dove, specie sulla Cima Tuckett, nostra meta dello scorso anno.

Passando davanti al Monte Cristallo si percepisce l’amarezza di questi ultimi anni, dove la regressione glaciale mostra tutti i suoi effetti; qui circa una dozzina di anni fa col Corso A1 abbiamo salito la Nord (era il famosissimo Corso di Alpinismo “Quadrangolare” in cui era stato fatto del biathlon con il tennis, chi c’era ricorda un’espressione di Paolinux rimasta nei libri di Storia), Nord che oggi è messa veramente male. Al di là del lenzuolo bianco che la ricopre, resta poco del seracco di una volta e del pendio omogeneo sul quale si saliva ‘comodi’.

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Per qualche istante si paventa l’idea di trasformarsi in Vitelli, ma poi il Manzo che è in noi prevale sul resto; inoltre il remollo dei 25° del Passo mostra i suoi effetti, quindi decidiamo di prendere la direzione opposta alla Valle dei Vitelli e scendiamo la Valle dei Manzi…che per poco non ci gioca lo scherzetto della ripellata.

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Tutto bene e rientro in marmellata al Passo, dove nel frattempo il mondo ha fatto la sua comparsa e una manza di 3B Meteo inscena le previsioni per la settimana entrante; usciamo per miracolo tra moto, biciclette e auto.

Scendiamo nuovamente verso Bormio, diventata per noi d’un tratto la città del sesso, del possesso e della perversione; cerchiamo un posto dove appoggiare le chiappe bianche e ci affidiamo al nostro Ranger che qui è di casa e ci porta in un posto…….chiuso, ovvio! Si rifà in poco tempo ed entriamo in un altro pub in cui appena lo vedono lo salutano tutti, fino al cuoco dietro il bancone. Grande Ranger! Più conosciuto in Alta Valtellina di quando va alle elezioni presentandosi con carta d’identità.

Qui la Sporca Dozzina dà il meglio di sé nell’arco di circa sessanta minuti: una dietro l’altra partono alcune delle kazzate più grandi degli ultimi mesi; condensate in questi sessanta minuti le kazzate si sono trasferite sulle mascelle, a torto e a stento in grado di sorreggere il resto della faccia. Raccontarle tutte è impossibile, ma soprattutto stavolta nun-se-pole.

Tirarsi indietro nella vita è facile, tirarsi fuori dal Gruppo invece è un attimo; con questo un simpatico saluto al Pier che non è più ‘in-continente’ in questo momento, visto che la Sardegna lo sta accogliendo in un bel viaggetto.

Alla fine riusciamo a ripartire solo perché Max trova le sue scarpe, finite non si sa come tra fioriera e panchina poi ci fermiamo alle giostre ed infine ripartiamo per il lungo rientro, non prima di toccare ancora Morbegno per salutare la Stefy, in partenza per la baita.

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Sabato sera si viaggia sempre bene, quindi rientro veloce.

La Sporca Dozzina al completo di oggi: Anna, Stefy, Inox, Gigi, Enrico, Luca, Max, Andrea, Massimo, Davide, Paolinux e Patajean.

by Patajean®

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LA GRIGNETTA: UNA SALITA VINTAGE.

martedì, maggio 23rd, 2017

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  • CIME: Medale + Coltiglione (per Sentiero GER) + Grignetta (per Cermenati);
  • GRUPPO: Prealpi Lecchesi;
  • DISLIVELLO & SVILUPPO:  2.060 mt per 23 km totali; sopra i 2.000 di dislivello anche la discesa diventa importante e quindi si mettono anche in negativo, specie se fatti a piedi;
  • NOTE: a fine gita tutti a dire in coro: “Beh, beh, beh….proprio una bella escursione”. Che pecoroni! L’altra nota è che la settimana lavorativa è iniziata un giorno prima. Ore 7.30 — ore 17.30, praticament em timbràaaa.

Traccia 1

Meno male che la quota base di partenza era a circa 350 mt s.l.m., meno male che Boris non ha fatto studi-di-settore tali da scoprire che ‘da lì si può partire più bassi’ (ricordo che lui si emoziona a tal punto, quando vede le rocce metamorfiche, che pronuncia frasi sconnesse oppure se ne esce con esclamazioni a torte poco validate, del tipo: “…Eh, è stato un gran casino!”), insomma meno male!

Abbiamo calcolato che, rispetto all’orario impiegato dall’Orient-Express per compiere il suo giro classico, noi avremmo impiegato un’oretta scarsa in più. Una specie di trans-oceanica con fulcro tra Rancio e Laorca: un po’ come immaginare che queste due minuscole località assurgano a punti focali nel planetario mondiale per un giorno.

Non date mai a Paolinux il modo di scoprire che in zona si è creato un itinerario che supera i 2.000 mt di dislivello; diteglielo solo a distanza di anni oppure fate in modo che non lo scopra mai, meglio. Lui un Melma non lo riuscirebbe mai a fare, nemmeno se fosse prossimo al Cho-Oyu per fare allenamento.

Per l’inizio del Corso A1 2017, ci ha messi tutti in riga e per primi gli allievi: girettino fuori porta nel Lecchese, dove talvolta la bellezza degli angoli selvaggi prevale su qualsiasi altra cosa (ma vogliamo renderci conto della bellezza ambientale dello strappo finale del Coltiglione con vista sulle foresta boreale della Val Verde!, esattamente in fianco alla “bastiunada” che solo qualcuno può vedere prima di cotanta bellezza.…). C’è un Triplete di Cime che il nostro direttore vuole vedere, per andare più lungo e capire le potenzialità nascoste nella tenuta fisica degli allievi 2017. Detto fatto e, per questo inizio corso, decide di avvalersi delle lepri giuste: assume un nugolo di scialpinisti e pensa che, come un gregge, lo possano aiutare (lui buon Pastorello!) nella conduzione della gita. Noooo, quanto mai dicasi la parola “gregge”; a parte il fatto di auto-dispensarmi in maniera netta dal voler offendere qualcuno cosicché il resoconto possa continuare a rimanere nel nostro sito web (caso mai venisse rinfacciata una male-educata riproposizione scritta di atteggiamenti poco ortodossi ed etici nei confronti di coloro che si affacciano più o meno in maniera netta sia in VDS che nel mondo a punta, attraverso i Corsi), resta il fatto che il termine “pecora” porta con sé non solo zecche…..

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Si, perché innanzitutto evoca pratiche di cui non si può far ciarla (soprattutto tramite vivavoce dell’auto) e poi perché si ritorce contro, come è successo in occasione dell’avvicinamento a Rancio Alto, quando siamo stati letteralmente sorpresi da un gregge in transumanza giusto sulla statale che collega Lecco a Ballabio (e se le avessimo trovate nel Barro?). Che dire, abbiamo dovuto attendere pazientemente dietro il ‘convoglio’, abbiamo riso dello sterco rimasto per strada e pronto ad attaccarsi sul palmer dei ciclisti di passaggio, abbiamo ammirato il lavoro dei cani nella conduzione del gregge, modello cowboy del vecchio west. Ma abbiamo anche escogitato un passaggio via ‘tratturo-antico’, che ci ha permesso di by passare la massa di pecore e di arrivare al parcheggio in tempo ancora utile per partire; sarebbe stato quanto meno bizzarro il fatto che una Scuola di Alpinismo non avesse portato a termine una gita con una scusa fantomatica: una manica di capre fermate da un gregge di pecore.

Ad ogni modo l’analogia tra noi ed il gregge, compreso il viaggio che ciascuno avrebbe intrapreso, non toglie questo dato di base.

Finalmente alle 7.30 siamo in ballo. Sentiero del GER, machete d’ordinanza e tanta voglia di portar su le membra sono stati i nostri must della domenica.

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La cima del Medale l’accarezziamo al volo, non prima di aver imparato il gioco “del gatt cüunt’ul ratt” ben spiegato dal Billa, poi ripartiamo subito per immergerci nella foresta alta del GER; usciamo sul dosso del Coltiglione con vista da favola e cominciamo a scendere verso i Resinelli tra cani da prendere a calci e gente in panciolle, che non sta certo attraversando le Alpi.

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Siamo tutti alla Pagnotta verso le 11.00 e qui perdiamo un po’ di tempo, anche per non sfinirci subito. Orario poco azzeccato quello in cui ripartiamo, ma non c’è alternativa: abbiamo ordinato un po’ di venticello e questo ci aiuta non poco, soprattutto nel mettere un piede davanti all’altro nell’ultima salita verso la Grignetta. Oggi hanno chiuso, probabilmente, tutti i centri commerciali visto che sono tutti qui, ma noi facciamo finta di nulla; determinati arriviamo in cima verso le 12.30 ore locali.

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E’ talmente sereno che vediamo una cordata sulla Molteni al Badile!

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Fotona di gruppo e pensiero che va non solo alla discesa, ma a tutto il contorno; di fatto, in tutte le volte che siamo arrivati qui, il cervello ha pensato all’unica fase successiva e finale, il rientro ai Piani Resinelli. Psicologicamente il fatto di non dover scendere solo alla Pagnotta, ma di continuare sino a Rancio si trasforma in una sintesi neurologicamente chiara: dü ball!

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Se si aggiunge che la Cermenati non è sicuramente il Voltarenn della discesa, ecco fatto il Bingo. Non c’è comunque altra scelta e piano piano rientriamo dal nostro peregrinare. Il nostro Giò ha testato via gps che il numero di passi è notevolmente aumentato al ritorno: la giustificazione del mistero è di tipo anatomico-neuro-empatico e si sintetizza con il fatto che il corpo, dopo tot kilometri si rimpicciolisce, a partire dalle gambe! Meno male che ci siam fermati a Rancio, altrimenti non ci ritrovavamo neanche più.

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Un bravi a tutti, soprattutto agli allievi dell’A1 impegnati, decisi e motivati sino all’ultimo; mai mollato e bisogna dire che il percorso non era difficile (potevano farlo anche delle pecore), ma sicuramente tosto per i metri di dislivello e per i km da percorrere. E’ stato come ripercorre un po’ di passato, quando quelli veramente ‘grandi’ facevano della passione uno strumento che passava dalla fatica, partendo magari da Monza in treno e salendo ai Resinelli a piedi o in bicicletta. Oggi è tutto diverso, ma c’è modo di divertirsi e di trovare nel passato un modo o il modo per apprezzare il presente non tralasciando l’eredità di chi faceva alpinismo in una maniera sicuramente diversa da oggi. Per noi è stato sicuramente un piacere lo stare in compagnia (di questo ormai ho lo stampo ed il copyright), non posso spergiurare la stessa cosa per gli allievi, ma l’ho intuito prima di andar via ieri e dopo il briefing di Paolinux e quindi lo scrivo. Difficilmente andrei a descrivere il gesto tecnico durante un racconto, a meno di situazioni veramente particolari, mentre mi piace un casino esprimere di più le sensazioni che si provano e che possono rimanere, come testimoniano molti esempi o persone che incontro anche a distanza di anni. Comunque al proseguo l’ardua sentenza.

Partecipanti: una sporca trentina tra istruttori ed allievi.

by Patajean®

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ALLA RICERCA DELLA PIETRA VERDE

domenica, maggio 14th, 2017

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Oggi sabato 13 maggio abbiamo deciso per un giretto alle Placche di Oriana, nella Valle di Champoncher, a testare la tenuta delle scarpette sugli spigoli affilati di queste placconate, che sovrastano appoggiate il vallone di Courtil da un lato, mentre dall’altro piombano sulla valle che porta ad Aosta.

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Giornata perfetta come annunciato dal meteo ed almeno sino alle 16.00 senza temporali, quindi ne approfittiamo ancora una volta per spostarci nella valle più costosa d’Italia. Alle 9.30 siamo davanti alla targhetta che segnala la partenza della via dello “Spigolo Verde”, corta purtroppo e, soprattutto, se consideriamo i tiri dal terzo al sesto: uno più bello dell’altro, per estetica e per bellezza della roccia.

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Non abbiamo nelle vicinanze nessuno: nessuno che incombe, nessuno che preme, nessuno di cui si senta la voce  in giro. Insomma ci siamo solo noi sino all’uscita, dove incontriamo due ‘prossime mamme’ che portano in giro la pancia a prendere aria per i prossimi lieti eventi.

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La discesa avviene in un bosco di castagni quasi perfetto: sembra che qualcuno sia passato con la lucidatrice per lasciare tutto pulito sotto di essi; solo le foglie danno un aspetto ancora più ordinato, ma non c’è un filo d’erba fuori luogo. In basso, nei pressi di una falesia chiamata BimboClimb troviamo, invece, il mondo. La Scuola di Seregno è qui con il corso-base. Un’invasione….

Torniamo all’auto e cerchiamo, senza successo, di poter sgranocchiare un paninello nel baretto del paesino, ma non ce lo permettono. Qui è solo agriturismo e le norme vogliono che non si possa fare bar. Inesorabile la risposta e la necessità di andarcene; peccato perché la quiete del paesello avrebbe incrementato la gioia di stare ancora un po’ in questo angolo silenzioso e carino.

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Soluzione di ripiego che arriva dopo il quarto curvone in discesa verso la Fortezza di Bard, dove troviamo un bel ristoro che fa al caso nostro. Siamo a casa talmente presto che è quasi ancora venerdì sera…..

Propri bell…..con questi partecipanti: Andrea, Giovanni, Luca e Patajean

by Patajean®

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