Archive for the ‘PataJean Blog’ Category

CUM’AL’E’ QUESTO CADREIGH?….

martedì, febbraio 19th, 2019

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  • CIMA: Pizzo Cadrèigh mt. 2.516 slm
  • ZONA: Swizzera, Passo del Lucomagno; con partenza da Campo Blenio 1.215 mt.
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: circa 1.600 mt D+ su tutto il weekend per una 20ina di km totali;
  • DIFFICOLTA’: MS
  • NOTE: stavolta la quasi assoluta mancanza di vento, tiéééeee ! J, in compenso una kaldazza anomala e quasi fastidiosa. Essere a fine aprile-inizio maggio in questo momento disorienta anche quelli che la labirintite non sanno cosa sia.

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Penultima uscita del Corso SA1 2019 e primo weekend vissuto tra salite e manovre; stavolta il tutto si manifesta in territorio elvetico, dove Stefy/Luca/Max organizzano uno splendido pernotto in un posto nuovo quasi per tutti. La gita prevede il passaggio dalla Capanna Bovarina prima di metter piedi e assi su Cima della Bianca a quasi 2.900 mt sul livello della Kaldazza.

Si parte da Campo Blenio, una specie di Verbier del Lucomagno, un angolo densamente popolato come pochi: è l’esempio di come uno skilift possa fungere da calamita per attrarre gente: ci sono 25 piattelli (che diventano 50 visto che sono àncore) per 25.000 persone che si fiondano in questo angolo di valle nel weekend. Calcolate che poi ci sono 5 motoslitte, 4.550 tra bob e slittini che viaggiano in trasversale, una quindicina tra bar e pub all’aperto, una trentina di caseifici e latterie…….il tutto condito da una puzza misto-mmerda-latte da fare invidia alle stalle più famose. Anche la scritta BAR inganna….(Bifidusss-Atti-Regularis). Se non sei stitico e ti capita di passare di qua, ocio: su i calzoni, un bel respiro lungo e passa oltre….

Qui anche solo aprire una confezione di pastiglie Falkui per sbaglio può scatenare un inferno mai visto; in farmacia sguardo teso solo sul necessario, una sola occhiata alla scatola e TRACCC…….parbleu, ma l’è marùuunnn e l’en fàda in dì kùlzun!

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Saliamo per boschi di larice alla volta della Capanna, ma non sappiamo se la modalità con la quale siamo apparecchiati è quella giusta: di solito gli atti osceni sono puniti, noi ci andiamo wc-ini. Sembra di essere alla scampagnata di quinta elementare ed il fuori coscia diventa il non plus-ultra;

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arriviamo in Capanna, ma il Direttore non lascia scampo; via il materiale inutile ed altri 150 mt di pellata per andare a provare il c.d. Blocco di Slittamento. Noi lo distraiamo un po’ subito dopo aver abbandonato il rifugio e, appena svoltato l’angolo, voilà……., ecco che gli suggeriamo un posto ideale: i 150 mt di dislivello diventano 15 mt, lui si illude e ritiene pertinente la location e così la prova del blocco ha inizio, non prima di aver compiuto una sana ed attraente stratigrafia.

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Ne esce una lezione pratica all’aperto molto interessante, corredata da un profilo che Luca completa su documento cartaceo e poi tutti liberi per…….una mezz’oretta, visto che in Capanna ci aspetta “il Coso di Rotta”…..come lo ha ribattezzato più di uno.

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Svaccata generale, birretta, una bella partitina a briscola e scopa e poi “sòta cun’t la kartina” per schematizzare lo schizzo di rotta della Cima della Bianca, meta dell’indomani. Ore 18.30 aperitivo e ore 19.00 si mangia a sbafo. Si inizia con una sbobba dall’aspetto inversamente proporzionale al sapore, si passa da una quintalata di salamella con risotto per finire al dolce un po’ liquoroso. Nel mezzo un bel po’ di vino sincero.

Kazzeggio finale, qualche briscola a chiamata e poi tutti a nanna. Ci svegliamo carichi come molle e, dopo una colazione all’italiana, siamo sulle assi alle ore 7.00 come richiesto dal Diretur. Partiamo ma, dopo quindici minuti, ecco la sorpresa: ci chiede una sosta! Increduli lo vediamo muoversi in direzione est, solo come solo è il camoscio che all’improvviso compare sul crinale sopra di noi; è questione di attimi, i due sembrano in perfetta sintonia. Nasce un idillio, seppur a distanza. Sul più bello squilla il cellulare…..è Robert Redford, inkazzato come una jena. Dice che esiste solo un uomo capace di interagire con gli animali, capace di sussurrare a tutto ciò che ha quattro zampe, non importa se cavallo, stambekko o camoscio! Lo tranquillizziamo e nel frattempo, a mezza costa, i due attori di questa fresca mattina si staccano salutandosi, con il Ronz che rientra tra i ranghi dei gruppi. Ci comunica che di là non si passa: il Guardiano della Valle ha detto no, non ci sta. Documenti non in regola, troppa gente su quei pendii e quindi della Cima della Bianca non se ne fa più nulla.

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Dobbiamo nostro malgrado cambiar meta: ci tocca fare la Prova del Cadrèigh, anche se nessuno degli Allievi si chiama Aldo, Giovanni o Giacomo. In compenso ci sono 42 gambe!

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Niente di male, ne è uscita una super gita in una valle splendida (un po’ piatta, ma che si è illuminata in maniera speciale appena si è acceso il sole), con praticamente solo noi in giro. Disegnando in ogni dove la nostra traccia siamo arrivati ben presto in cima, per ammirare ancora una volta come lo stupore possa fare tanto: per noi e per chi questa Passione la sta toccando/sperimentando/inserendo nel suo bagaglio personale.

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Come detto oggi il vento non c’è e quindi possiamo trastullarci sulla cima a nostro piacimento. Ognuno guarda dove vuole e fa quel che può, passando dal mettersi in evidenza piuttosto che il contrario.

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Iniziamo la discesa consapevoli che il dislivello ed i pendii saranno goduriosi, ma anche un po’ piatti. Alla fine ce la siamo spassata non male (Edo & Francesco perdoneranno l’esagerazione!) e proseguiamo per tutto il vallone stando sulla sinistra orografica. Non ci perdiamo nemmeno lo spettacolo offerto da una quindicina di camosci che correvano a mezza costa. Con le quattro-zampe-motrici è stato fantastico vedere l’agilità al servizio della conoscenza dei luoghi; in poco meno di cinque minuti hanno attraversato circa cinquecento metri di sviluppo. L’unica cosa che si spera è che nessuno davanti trascinasse, sebbene nascosto, un piatto di patatine fritte per portarli in trappola…

Verso le ore 15.00, dopo aver percorso il bosco, piombiamo nel marasma degli impianti ma, soprattutto, finiamo nuovamente nella tanfa del paesino.

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Saluti e Baci per questo bel weekend in compagnia.

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Un paio di note doverose: un grazie al Trio organizzatore (in modo particolare a Max!!! J), un bravo a tutti gli allievi per impegno misto a kazzate (meglio il primo!) ed un plauso sempre a loro per i tempi di realizzazione degli scavi nella prova di ricerca del travolto.

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Partecipanti: Stefy, Marta, Marion, Smaranda, Francesca, Il Ronz, Max, Teo, Luca, Bob, Andrea, Giuseppe, Gigi, Edo, Francesco, Jacopo, Alessandro, Alberto, Paolo, Erik e Patajean.

by Patajean®

 

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GIU’ IL GETTONE! Domenica 3 Febbraio 2019.

lunedì, febbraio 4th, 2019

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  • 6bd38a54-3e6b-4132-ad3d-0934973361e3CIMA: in realtà stavolta è stato un Colle, Colle des Fontaines 2.687 mt
  • ZONA: Valle d’Aosta, più precisamente Cheneil in Valtournanche;
  • SVILUPPO & DISLIVELLO: circa 7 km con 651 mt D+
  • NOTE: il solito vento che quest’anno sembra essere un inesorabile socio di salita. Neve finalmente degna di questo nome. Da segnalare anche un ascensore in quota, una tecnologia al servizio degli skialper o forse dei paesani che abitano nella piccola frazione poco sopra l’ultimo metro in cui l’auto può mettere il battistrada.

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Stavolta abbiamo rischiato l’inghippo matematico, altro che errori euristici: siamo saliti con il 4×4, abbiamo pensato con il 3×3, in cima abbiamo fatto 2+2…….infine siamo scesi 1×1.

Terza uscita del Corso SA1 2019 ed ennesima giornata ventosa: sarà che ci sono i “venti”, sarà che poi a metà giornata gira un “gi-peto”….praticamente abbiamo schivato per un pelo una giornata di mmerda.

Meta ricercata e partorita con estrema fatica per schivare vento, neve abbondante e meteo sfavorevole, ma anche per azzeccare eventuale e probabile “ugiada-de-sù”. Finisce un po’ ai punti con una giornata coperta, ma ventosa. Con le recenti ed abbondanti nevicate siamo stati in cesta per parecchio tempo, giudicando in diminuzione il pericolo valanghe.

Durante il viaggio tappa quasi obbligata per la colazione, con un bel panettone benedetto e pronto per festeggiare San Biagio.

Arriviamo al parcheggio di Cheneil con la dama bianca presente, anche se non nella dimensione e forma che ci aspettavamo: strade ricoperte di neve, ma zero problemi nell’avvicinamento. Ci immergiamo nei boschi del paesino per guadagnare presto la piana centrale e per prendere i diversi canali che portano al Col des Fontaines, nostra meta di oggi. E’ tutto un vociare, con spiegazioni dettagliate di questo mondo che percorriamo con le mitiche assi ai piedi; c’è sempre da raccontare e da imparare.

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Qui Eolo sprigiona il suo potenziale indicandoci chi comanda ed è così, se ancora ce ne fosse bisogno, che nasce lo “scambio in quota”: la nostra roba parte dalla nostra cima per raggiungerne altre vicino, così come quella degli altri arriva da noi.

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Facciamo tutto velocemente (Dài veloooooooocccciiiiiiiii!) in modo da scendere il prima possibile e posizionarci in zona-manovre. E’ infatti prevista la ricerca multipla ed una manovra di autosoccorso gestita dagli istruttori.

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Il verdetto o giudizio è il Gipeto a darcelo, che ci sorvola mostrandoci il dorso quasi a togliere ogni dubbio sulla sua identità, poi giù tutti in farina più o meno lavorata sino alla piana, dove i più contenti sono Edo e Francesco, che non abbiamo mai visto così felici e gaudenti; bei movimenti e alberi non snodati da evitare per tutti. Ad un certo punto mi accorgo di passare tra i Due Maggio(ni) Ciondoli del Gruppo.

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Si torna alla piana delle baite, in prossimità dell’ascensore che qualcuno considera sempre più come uno skilift: su & giù per l’ultimo pendio? Spesso le si pensano tutte per non finire mai….

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Ultimo tratto da “sci ripido/estremo” (!) per tornare nuovamente al parcheggio; nel frattempo il nostro Diretur pensa bene di passare dalle assi al (la) tavola!

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Salutiamo la zona, ma soprattutto la Saccatura rimasta tutto il giorno sul confine della Svizzera a fare da diga a tutto: sole e resto; peccato perché la vista da qui è tutt’altro che parente del Battista.

Sosta quasi obbligata in valle per panino & birretta in compagnia.

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Il tempo è tiranno, bisogna rientrare e chiudere la “Chat di Cenerentola” prima che la mezzanotte trasformi la linea di contatto del Corso in una Kazziata galattica. Quindi via alle foto che documentano questa bella giornata insieme.

Partecipanti: Francesca, Marta, Marion (alla quale dico grazie per la bellissima esperienza di raccontare “il trick & track” o il “più ed il meno” in Francese, una lingua che adoro), Jacopo, Francesco, Paolo, Erik, Edo; Anna, Stefy, Ronz, Max, Barney, Andrea, LucaT, GigiM, Mirko, Giuseppe, Teo, Bob, Pier e Patajean

by Patajean ®

 

 

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“Mausefalle” oppure “Hausberkante” ?

martedì, gennaio 29th, 2019

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  • CIMA: Piz Belvair mt. 2.822;
  • ZONA: Engadina (CH);
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: 1.130 mt per una dozzina di km tra andata e ritorno;
  • DIFFICOLTA’: MS
  • NOTE: neve molto bella e a tratti farinosa al punto giusto; peccato per la scarsissima visibilità nella parte alta al rientro. Effetti paragonabili al viaggiare in autostrada nel Pavese in inverno.

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Il concetto della Discesa Libera è molto diverso dalla Libera Discesa: l’aggettivo che si sposta rispetto al nome e vice-serva può ingannare sia nella comprensione sia nel significato etimologico. Per tagliare i rognoni di qualsiasi animale (ognuno si scelga il suo mica di cadere in qualche cavillo poco eco-sostenibile), diciamo subito che la discesa libera è una disciplina (spettacolare e da pelo sullo stomaco), mentre la libera discesa è un’interpretazione (altrettanto spettacolare in talune circostanze).

Ma veniamo ai fatti, svoltisi ieri 27 gennaio in occasione della seconda uscita ufficiale del Corso SA1 2019; tutti in Engadina, laddove in inverno il verde svizzero si trasforma in bianco splendente. Il bollettino nivo-meteo annuncia l’arrivo di una perturbazione a forma di muro, una specie di sipario che verrà trascinato da ovest ad est per chiudere definitivamente ogni speranza di visibilità intorno alle 13.00. Bollettino quasi perfetto, che ha toppato per questione di minuti, accidenti alla precisione.

Tutto ha inizio nel passaggio mattutino da Samedan dove notiamo un bel nugolo di infermiere affacciate alle finestre dello Spital (!), intente a salutare i baldi giovani dell’SA1. Poi tutto ri-tace ed arriviamo a Madulain dove, calzati gli sci, possiamo dare fiato alle assi. Salita morbida sulla linea immaginaria che separa il fondo dalla cima, con quella leggera brezza (aria de fésura come dicono in Brianza) simile alla sabbia-misto-ghiaia nelle mutande: a tratti leggermente fastidiosa.

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Il percorso si può virtualmente suddividere in alcuni punti strategici: il bosco da gara con la sua “Mausefalle” prima e “l’Hausberkante” poi, l’alpeggio di Belvair, il pianone sommitale, lo schienone ripido ed, infine, il nulla cosmico (dicasi di momentaccio in cui la vista perde totalmente la distinzione fra ciò che è suolo e ciò che è aere): in perfetta precisione svizzera flagghiamo ogni punto di questa immaginaria lista e ci fermiamo a riflettere sull’ultimo.

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La giornata di oggi è stata a dir poco didattica, con salita standard (1.100 mt D+), condizioni ideali per tenere allenato l’occhio su dove salire e dove scendere, ma con altrettante condizioni non ideali per quanto riguarda il ritorno, cominciato con il calar della nebbia spessa come un paio di muri di calcestruzzo.

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La discesa si è dimostrata subito ‘tricky’ come direbbe Alberto T. ed impegnativa da un punto di vista di visibilità, ma fortuna vuole che siamo in tanti e quindi agganciamo il pendio in una ipotetica lunga fila verso valle, ognuno a debita distanza.

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Tutto procede secondo i programmi sino all’Alpe Belvair dove, tra l’altro, incontriamo Pippo e Mirko e dove, per questo pomeriggio domenicale, sono previste le prove libere della Streif svizzero-engadinese.

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Simo tutti al cancelletto di partenza e, pochi minuti dopo, proiettati come missili lungo il percorso che taglia a tornanti più o meno tutto il bosco basale. A Palla-di-Kannone ci catapultiamo verso il traguardo delle manovre Artva, ma è proprio in prossimità di un curvone all’interno del bosco che il nostro Dominik ‘Matteo’ Paris, intento sulla Mausefalle svizzera, decide di estrarsi una spalla in volo (credo che il tutto sia stato compiuto immaginando contestualmente l’abbraccio delle crocerossine di Samedan). Non si sa il motivo del gesto, probabilmente una sindrome da emulazione, visto che qualche istante prima qualcosa era decollato dall’aereoporto di Saint Moritz. A prima vista sembra che il danno sia minimale, ma non è così. Scendiamo un po’ piano e un po’ adagio ed arriviamo in paese, ma è questione di attimi: all’assenza di dolore subentra ben presto il desiderio di provare l’efficienza svizzera dell’ospedale. Viene simulata una barella all’interno di un bar vuoto, chiuso per malattia ma aperto (“cvesti italliani sempre kasinnisti”) ……e, subito dopo, viene testato anche il manto stradale durante il trasporto a Samédan o Samedàn (sottolineo per l’occasione la lungimiranza di Jacopo, capo-mastro Anas distaccato in Svizzera ma fluo-presente in qualità di osservatore) (ndr: nel questionario di gradimento il ns Matteo scriverà: “Dolori sopportati durante il trasporto auto simili a quelli del parto”).

Arriviamo allo Spital (praticamente arrivi come seguendo le linee di flusso nella fase della ricerca direzionale, impossibile sbagliare) con tutte le crocerossine samedanesi che non sanno più come accogliere l’infortunato. Ne contiamo una ventina: ad una ad una sono passate, ripassate…..un po’ come in ER!

Dopo averlo fatto giocare un paio di minuti con l’Allegro Chirurgo, botta in testa, buio totale e di nuovo con la spalla operativa. Che dire: efficienza svizzera.

Non resta che rientrare in Italia, non senza difficoltà dovute all’intensa (!) nevicata che incontriamo al Maloja; tempi biblici per superare i tornanti del Passo, ma anche per seguire i Merenderos in giro col Porsche Cayenne (gomme da neve? Oppure gomme da masticare?).

Insomma, gita che si chiude positivamente per tutti, tranne che per il nostro Matteo, al quale auguriamo pronto rientro e guarigione immediata. Ovviamente può succedere un infortunio di questo tipo, l’importante è che non sia nulla di grave e che ci siano sempre le infermiere giuste ad intervenire. Del resto scagli la prima pala chi non ha qualcosa di ammaccato addosso.

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Partecipanti: 14 + 14, pari & patta. Marta, Francesca, Cristina, Smaranda, Marion, Alberto, Paolo, Francesco, Pippo, Erik, Alessandro, Jacopo, Edoardo e Matteo; Stefy, Anna, Teo, Mirko, Andrea, AleB, Bob, Gigi, LucaT, Ronz (ul Diretur), Max, Giuseppe, Pier e Patajean.

by Patajean®

 

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I TRITA-TUTTO – 20 Gennaio 2019

lunedì, gennaio 21st, 2019

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Prima uscita del Corso SA1 2019 ed ulteriore conferma di un inverno che non accenna a decollare da un punto di vista nivologico, almeno in Italia e considerato che non su tutto l’arco alpino si trova neve.

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Ad allargare il cerchio per cercare luoghi di nostro gradimento, finiremo presto per toccare le aree estreme della Svizzera e dell’Austria sino ad arrivare alla Scandinavia, dove peraltro si è già svolto un Corso VDS.

La neve in realtà oggi l’abbiamo trovata, dai due-mila-metri in su c’è, ma che fatica a chiamarla……non sembra più crederci nemmeno Lei e dimenticarsi di un popolo di circa 100.000 praticanti è per noi un’offesa.

Scopo della gita odierna è di pellare per qualche centinaio di metri facendo un phantom dislivello e poi scendere per vedere le capacità psico-motorie e sciistiche degli iscritti: un bel binomio in cui le assi vengono usate sia up che down, evitando di consacrare un’intera giornata all’inutile ed ormai superata tecnica-di-pista.

Partenza prestino questa mattina, ma rapida come non si vedeva da tempo: in quattro minuti eravamo pronti e già in Milano-Merda alla ricerca della circonvallazione migliore per tagliar fuori la Pedemontana, che di solito ti premia (quando passi) con le tribune poste a lato e su cui sono presenti tutti quei ‘tifosi’ a cui hai donato i reni!

Freddo intenso e cielo che non accenna a peggiorare: minaccia bello e resta tale…..mannaggia; Meteo-Suisse ha toppato e sembra che dovrà scusarsi con tutti per questo, non si sa ancora la pena, ma stavolta l’ha fatta grossa.

La meta scelta è Rottwald, che dista dal Passo Sempione pochi minuti: la macchina se ti va bene la sgonfi e la metti nello zaino perché il posto è molto limitato. Se arrivi un attimo dopo le otto devi scendere a parcheggiare a Briga.

Il termometro segna un bel -9° ma saranno anche di più, ma a noi….che ce ne fotte: tanto saremo all’ombra per tutta la gita! Veniamo subito redarguiti dagli svizzeri perché non lasciamo passare il gatto delle nevi (questa in fondo mi mancava: avevamo provato ad essere cazziati per aver pestato i binari della pista da fondo al Cavloc, fra l’altro in un bosco in cui non c’era nessuno se non l’urlante di turno; abbiamo ricevuto esplosivo ‘scarica-valanghe’ dall’alto al Lagalb per aver osato risalire pendii sui quali stavano sparando i cannoni!), ma poi puntiamo la nostra meta inanellando tutte le spieghe che il nostro Direttore Ronz ci ha intimato di inculcare nelle teste (!) degli allievi.

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Almeno la meta si posiziona al sole e qui cominciano le manovre per la ricerca del sepolto; simulazioni a go-go e prime reazioni a catena: dal bradipo al velociraptor…..ma tale è la prima volta e tutto è nella norma! Mentre la maggior parte delle persone presenti sembrano gradire lo sci da discesa, noi ci crediamo fino in fondo e quindi ci diamo da fare per tirare fuori il sepolto: salvato e ricaduto in valanga per ben 16 volte, il recidivo porta a casa la pelle ugualmente! Da guinness.

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Il rientro è un tripudio di discesa in & fuori pista: c’è modo per tutti di scatenare il diesel e dimostrare le proprie capacità. Questo è bello perché dimostra entusiasmo e passione per un’attività tutt’altro che banale.

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Alla macchina alcuni di noi apprezzano in modo particolare il dipanarsi della giornata; sarà che non abbiamo sudato, sarà che la stanchezza sembra averci solo schivato, fatto sta che la fame sembra non esserci….

ALLA FACCIAZZZZZAAAAAAAAA!……..Dopo il Biafra c’è la Valle Del Seveso! E fortuna vuole che il posto in cui ci siamo fermati aveva provviste; dopo aver pagato il conto i proprietari ci hanno ringraziato: sembra che le rate del mutuo siano improvvisamente scese di una decina.

Partiti con “va bene un panino ed una media”, passati per “un tagliere va bene ugualmente” ed arrivati, infine, a “tritare ogni cosa che avesse un significato commestibile”. Vergogna! Le termìti in confronto sono innocue, ma anche ridicole.

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Meno male che il Pub è lontano dalla Pala di Gondo; questi qua son capaci di farla precipitare per mancanza di fondamenta.

C’è da capire se i proprietari del bar riusciranno a tirare il prossimo weekend……racimoleranno qualcosa dai wc-ni, spero.

Bella giornata, una buona compagnia e tanta voglia di fare: allievi in gamba e adesso speriamo che la Passione vera venga fuori. Entusiasmo si, ma servono consapevolezza, valori ed attenzione ai massimi livelli.

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I Trita-Tutto, neve e non solo: Marta, Cristina, Smaranda, Francesca, Marion, Alessandro, Jacopo, Francesco, Edoardo, Pippo, Matteo, Erik, Alberto, Paolo; Ronz, Gigi, Stefy, Giuseppe, Andrea, LucaT, Teo, Mirko, Barney, Bob, Pier, Max e Patajean.

by Patajean ®

 

 

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I NOSTRI PRIMI QUARANT’ANNI: Valle del Seveso.

martedì, ottobre 2nd, 2018

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Il 30 settembre 2018 è stato il nostro Tacchin-Day, ossia il nostro Giorno del Ringraziamento. Sono passati ben quarant’anni da “Quel Là” che ha fatto scattare l’idea, ma se guardiamo all’entusiasmo di alcuni non sembrano passati poi così tanti anni. Se troviamo ancora il modo di ‘litigare’ su chi ha avuto per primo la lampadina accesa o su quale sia stato il Gruppo di Illuminati da cui è partito tutto, vuol dire che siamo ancora all’inizio…..

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Bella festa ieri per il 40^ della Scuola Intersezionale Valle del Seveso, presso i Piani di Bobbio. Sono accorsi numerosi (ma possiamo fare meglio) gli istruttori, i soci delle sezioni aderenti e gli allievi del corso alpinismo base 2018, intervenuti per l’occasione nell’ambito di un’uscita pratica ideata proprio qui.

In realtà la convergenza di tutto e tutti presso i Piani di Bobbio e sul complesso calcareo Zucco Barbesino / Zuccone Campelli / Pesciola è stata studiata con anticipo, per permettere a tutti di intervenire e sfoggiare le proprie intenzioni fra escursionismo, ferrata, arrampicata in falesia e……ultimo ma certo non meno importante, l’assalto al vassojo! E’ notizia certa: da uno studio fatto in Wisconsin in America – le kazzate di solito arrivano tutte da lì – la fame nel mondo è un fenomeno più accentuato nei paesi in cui non c’è crisi alimentare; sembra che il profumo del cibo, ma ancor più la sua visione creino un meccanismo tale da far litigare la giugulare con il primo embolo pronto a partire. Il tutto porta l’individuo a contorcersi sino al punto di dover raggiungere il cibo per ingerirlo e portarlo direttamente nel luogo della rissa.

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L’edilizia è in crisi, si sa; tuttavia un modo per renderla nuovamente competitiva e trascinante per tutti gli altri settori c’è: ripristinare cenge e canali che si sfasciano o lasciano cadere frigoriferi in ogni dove. Sarà il versante nord, sarà il permafrost, sarà la gravità……però du ball.

Il Generale Custer sta a Little Big Horn come il Rifugio Lecco sta all’anfiteatro dei Camosci, mentre noi sembriamo i migliori pellerossa rimasti in circolazione; basta un attimo e siamo tutti allineati su cime e creste. Al segnale convenuto viene sferrato l’attacco e tutti giù alla Lecco per festeggiare ufficialmente intorno alle ore 14.00: dal Corso A1 sulla ferrata Pesciola, alle sezioni di Desio e Barlassina in missione sulla ferrata Minonzio, passando per i Mughi percorsi dalla sezione di Seveso e per finire all’arrampicata svoltasi alle Placche delle Marmotte nei pressi del rifugio. Unico vero obiettivo, in realtà, era di posizionare la bandiera sul vassoio del ben di Dio fornito dalla mitica Eugenia (ndr: nel lontano 1995 il rifugio non era stato ancora restaurato, ma il vero motivo di tale intervento era dovuto proprio alla VDS; nell’estate di quell’anno infatti, durante un corso base di alpinismo, gli allievi erano talmente tanti che non è stato possibile dormire tutti nelle stanze. Alcuni hanno dovuto dormire (!) in sala da pranzo e sotto i tavoli. Dormire è stato un parolone perché qualcuno ha russato talmente forte che han dovuto rifare il rifugio; non diciamo CHI, ma sicuramente lui ricorda molto bene……e sappiamo essersi ricordato anche ieri.

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Momento topico è stato invece quello svoltosi alle 14.00 con cerimonia ufficiale di ringraziamento: Maurizio prima e Gabriele poi, in modo particolare e sempre ben articolato, hanno messo in evidenza l’importanza di appartenere ad una Scuola, i sacrifici compiuti in tutti questi anni, la dedizione ad una materia sempre più complessa da qualsiasi parte la si guardi. Ringraziamenti ad alcuni istruttori non più presenti per motivi ‘più elevati, ma ancora incomprensibili’, sprone a garantire da parte degli istruttori stessi un maggior legame fra Scuola & Sezioni e discussione di come migliorare in una realtà complessa come quella Intersezionale sono stati gli argomenti principali. Il tutto ribadito dai Presidenti di Sezione, attenti alle risposte che gli istruttori sanno dare non solo nell’ambito locale, ma nella trasversalità che dovrebbe esistere ed essere veicolo di aggregazione e bacino di ricarica.

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Peccato per tutti quelli che non han potuto essere presenti e per gli assenti: la Scuola ha dato veramente tanto a tutti noi e portarla avanti deve essere motivo di orgoglio.

Oggi abbiam fatto gli anni e gente come noi non poteva spegnere candeline, al massimo ci poteva salire sopra. Adesso ci aspetta, come se non facesse parte di questa passione, una strada un po’ in salita ma basta veramente poco: ieri c’era nebbia nei pressi del rifugio, ma è bastato alzarsi di qualche centinaio di metri per ritrovare un sereno paura-&-panico, di quelli capaci di darti emozione, di quelli che spesso ritrovi alzandoti di quota e quando meno te lo aspetti.

A nostro modo abbiamo onorato una data importante; non dimentichiamo che alcuni di noi sono addirittura all’estero per festeggiare o per trovare ulteriori motivazioni: il nostro Paolinux, per esempio, che per la terza volta ha avuto la forza di tornare in Nepal per affrontare una cima di 7.100 mt……il cui nome fa subito capire le sue intenzioni: “Slunga-i-mann”!).

Anche noi allunghiamo le mani per un abbraccio a lui e a tutti noi, per tenere alto lo striscione della Scuola e per metterci nuovamente al lavoro.

Ringraziamenti speciali a Maurizio, a Gabriele, ai Presidenti di Sezione, a tutti gli intervenuti, agli istruttori ed alla Voglia di Continuare.

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by Patajean

 

 

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VIVERE AL DI SOPRA DEI MILLE.

lunedì, settembre 24th, 2018

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Cosa può esserci di interessante o di potenzialmente accattivante da raccontare al di là delle solite ‘gesta eroiche’ (!?) che potrebbero alla fine arrotolarsi su se stesse stancando chi legge? Cosa raccontare di un po’ diverso dal solito, tenuto conto che una gita alla fine si traduce nelle stesse cose spesso con una trama identica? Come ovviare al fatto che non si possono raccontare proprio tutte le gite? Un po’ tediato da questi dubbi non mi resta che scegliere nel mazzo di carte che ho in mano e stavolta l’esperienza è stata diversa e lontana dall’immaginazione, seppur paventata in alcuni momenti del passato ma sempre per gioco.

Inaspettata e bella proprio per questo: una sorpresa ancorché vissuta ‘di lato’, visto che trattasi di sostegno ai veri gestori o incaricati, ai quali va il nostro grazie per l’invito.

Sto parlando della gestione di un rifugio o del supporto a questo tipo di mansione: vissuta nel posto giusto aiuta a capirne la dimensione, l’impegno e la soddisfazione. Né baraonda da togliere respiro & voglia né punto morto in cui contare i sassi o guardare in faccia gli asini al pascolo pensando di essere allo specchio: insomma un buon compromesso per divertirsi ed imparare il mestiere.

“Incrementa il CV” e ridimensiona nell’ambito montano facendoti scoprire che le porte sono infinite, le opportunità nascono quando meno te lo aspetti e che in fondo basta aver voglia; il detto “chiusa una porta se ne apre un’altra” questa volta è vero nel senso che la porta è quella di un rifugio/bivacco in quota.

Weekend di esperienza al Rifugio Del Grande Camerini in Valmalenco, del Cai Sovico posto a 2.600 mt s.l.m. (ndr “Se Lo Meriti!”); fine settimana ricco di bel tempo, impegno in favore del prossimo e amicizie che ti vengono a trovare. Se ti vedono col grembiule dalla webcam posta a pochi metri dal rifugio, salgono subito a vedere se sei reale…..

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Mirtilli, torte, logistica, spadellamenti a go-go e piccola manutenzione:

Spadellamenti, servizio al tavolo e piatti da lavare: catena di montaggio con tutti quanti coinvolti. Una supply chain in quota in cui mettere solo un po’ di olio all’inizio. Quando poi, a fine weekend, stacchi la spina ti accorgi che è un impegno, bello ma pur sempre un impegno.

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Mirtilli: li prendi in riva al sentiero e quando la gente passa si accorge che nelle tue mani non c’è solo frutto di bosco a km zero, ma anche una torta che si materializza…..e che sicuramente dura poco; quindi su al rifugio veloci e mano alla prenotazione. In realtà la vera domanda è: ma perché ti fermi solo tu e gli altri non vedono tutto questo ben-di-Dio? Quest’anno abbiamo ‘vendemmiato’ un paio di volte, ma con più tempo a disposizione avvicinarsi ai cento kg non è una boutade. Però non diciamo dove perché se l’anno prossimo il creato volesse ripetere il miracolo…..solo noi sapremo dove coglierlo.

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Logistica: sicuramente un bell’argomento sul quale il sottoscritto si sente a suo bell’agio; a tratti sembra di essere un local e apprezzi quando vedi che la gente muove con un dietro-front, ma non da dove è venuta; è contenta di scegliere un itinerario diverso e la Val Sissone è il modo migliore per osservare da wc-no quel che rimane del versante nord di una delle montagne più belle della Lombardia. Naturalmente non c’è solo quella.

Disponibilità e pulizia in generale: essenziali affinché il cliente apprezzi, veda coi suoi occhi e faccia giusta valutazione, specie se trattasi dell’ispettore del rifugio, capitato lì non tanto per controllare quanto per intrattenere con esperienze vissute da abbonato di prima fila. Dopo cena è stato sicuramente un modo perfetto per attivare la serenità d’animo ed andare a letto felici e contenti.

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Amici: quando indossi un grembiulino devi stare attento. Non serve postare nulla sui social, perché la webcam di prima ti sorprende e quindi i tuoi soci finiscono per salire a vedere se sei veramente tu e cosa ci fai con indumenti insoliti addosso. Questo però è bello perché inaspettato e ti permette di scambiare quattro chiacchiere.

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Che dire, passano due giorni e non ti accorgi. Passi da attimi di assoluta quiete in cui controlli la zona a momenti in cui l’afflusso aumenta e devi essere pronto. Dal cibo che viene richiesto sino all’alba spaziale che ti viene regalata, passando da numerosi complimenti da parte dei visitatori.

Rientriamo domenica sera non prima di passare la check list per la chiusura, avvenuta ufficialmente questo weekend del 23 settembre; una piccola manutenzione idonea a chiudere tutto prima di scendere a valle per scoprire che la civiltà è bella ma può aspettare.

Un grazie particolare a Silvia (cuoca perfetta) e Marco (sempre sul pezzo), già rodati in questo impegno anche sotto forma settimanale (il rifugio è gestito da volontari); ai bimbi che si sono prodigati in alcune fasi salienti come l’assistenza ai tavoli, le ricevute, i conti, i resti.

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Alcune chicche meritano menzione: il pane fatto in casa (…rifugio pardon!), i mirtilli e le torte partite subito come proiettili (dire come neve al sole ormai non fa più notizia), il vento del mattino e l’alba regalata direttamente nel cielo.

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I rifugisti: Silvia, Marco, Tommy e Luca; supporto esterno: Angeletta, Chiara e Patajean. Alcune visite: Lele, Miriam, Dario, Lucio, Ennio; l’ispettore Angelo ed alcuni famigliari. In questo weekend un’ottantina di visitatori.

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by Patajean®

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A SPASSO PER CENGE – Weekend 15/16 sett 2018.

mercoledì, settembre 19th, 2018

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  • FERRATA STRADA DEGLI ALPINI: dal Rifugio Rudi al Rifugio Carducci;
  • CIMA POPERA mt 3.046: via normale dalla Busa di Dentro;
  • MONTE CENGIA mt. 2.559: per la FERRATA ALPINI 1915/1918;
  • CRODA FISCALINA DI MEZZO mt. 2.677: via normale con vista sui baratri nord.
  • NOTE: giro di circa 30 km, non difficile ma da ‘stare in cesta e con gli occhi ben aperti’, no neve e quindi no ramponi, dislivello complessivo di 2.000 mt circa.

Traccione Dolomiti Sesto

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Squadra che vince non si tocca ma soprattutto non si cambia: consueto appuntamento annuale fra le due sezioni di Desio e Montevecchia, che in settembre uniscono le forze e si addentrano nei meravigliosi paesaggi Dolo-mitici per esplorarne i contenuti. Quest’anno è uscito il “26” sulla ruota di Bagni di Moso in Val Fiscalina (Dolomiti di Sesto). Ventisei componenti con abbondanti quote-rosa.

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Magia di una gita che ha richiesto due anni di organizzazione, passando dal versamento di un tesoretto tenuto in caparra per 720 giorni esatti a causa di maltempo nel corso del 2017. Altrettanto magia di una gita che, proprio per l’attesa di un biennio, sembra uscita alla perfezione.

Le Dolomiti di Sesto…..non sono in provincia di Milano e quindi anche la logistica sfocia spesso in decisioni drastiche che portano l’utente ad allungare il soggiorno post-estivo; per alcuni questo si traduce in una partenza anticipata al venerdì pomeriggio o ad un rientro posticipato al lunedì. Nulla di male ed il Gruppo si ricongiunge alle 8.30 del sabato mattina, dopo che il resto della truppa ha percorso le autostrade italiane, nei pressi dell’ovovia che sale ai Prati di Croda Rossa.

Si parte dal Rifugio Rudi un po’ piano ed un po’ adagio tra un vedo-non-vedo delle nubi che aumenta il fascino circostante; siamo insieme a pochi altri, soprattutto nel momento in cui stacchiamo il sentiero che sale al Passo Sentinella per prendere il kanalone di Forcella di Cima Undici, vero punto di partenza della nostra Strada degli Alpini.

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Ormai siamo in quota e nell’estasi totale cominciamo a percorre le cenge che caratterizzano questa lunga dorsale, che in fondo ci depositerà a Forcella Giralba. Paesaggi che cambiano, bivacchi in posizioni assurde (come il Mascabroni, con storia incredibile alle spalle, che si trova a 2.950 mt circa e ti guarda come a richiamare un’attenzione ormai riservata solo al punto fotografato per eccellenza: la Cengia della Salvezza) e quinte fantastiche che nulla lasciano all’immaginazione. Il lungo tratto della cengia è sufficientemente largo da permettere un camminamento sicuro e sfocia con un effetto sorpresa in una svolta verso sinistra che deposita in un budello assolutamente unico. Qui entri in un libro di relazioni, finalmente ti riconosci nelle parole che hai letto mille volte, sei parte integrante delle foto che hanno fatto il giro del mondo, delle librerie e di quasi tutte le case degli alpinisti. Per usare un termine esagerato, sei talmente social che più social nun se pole!!!

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Non c’è in giro nessuno (tutti ai centri commerciali) e quindi il Click-Day parte a manetta; l’Holter segnerebbe battiti oltre soglia….quindi spruzziamo un po’ di camomilla e prendiamo il tempo necessario. Usciamo in prossimità della Busa di Dentro e ci dividiamo tra Cima Popéra e Forcella Giralba. Il tempo è un po’ tra il gnack-ed-il-petack, comincia a fare freddo; quindi scendiamo al Rifugio Carducci, meta del nostro pernottamento. Riposo, merenda e prime ipotesi per il giorno dopo. Nel frattempo arriveranno anche quelli di noi saliti alla Cima del Popèra.

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Qui devo menzionare alcuni episodi che ricorderemo anche nel futuro remoto:

  • Di estrazione tedesca, la rifugista non ha smentito la provenienza; scelta del menù da “SS” così come le ordinazioni. Tutti in fila per due e ordine prima di tutto!
  • Cena perfetta ed una delle mangiate in rifugio, in gite simili, migliore in assoluto. Canederli semplicemente fantastici, preparati da Bepi a “cielo aperto”, ma anche ottimi secondi piatti e dolci gustosi. Chapeau! Elogio al Carducci e a coloro che lo gestiscono;

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  • Odore incredibile di Storia: dagli Alpini a quello che han fatto, passando da Ettore Castiglioni che qui veniva spesso e ha scritto parte della Storia Verticale. Noi in giro a vedere quello che cento anni fa qualcuno ha creato in condizioni che forse è meglio neanche immaginare. Da lassù qualcuno dirà che almeno non tutto è stato fatto per niente.
  • La notte: un momento che non si può non ricordare o non trascorrere. Qui per forza devo fare il punto: abbiamo deciso che la prossima volta sceglieremo qualcuno che non dorme per assistere allo spettacolo. In alternativa, ma proprio nel caso in cui non dovessimo trovare alcun volontario, porteremo un drone acustico con lo scopo di posizionarsi a metà camera, nell’aere e di registrare a pieno volume “i versi, i suoni e qualsiasi cosa che dia segnali più o meno vocali” in modo da poterli riascoltare in sede o a casa di qualcuno. Vi assicuro che potrebbe diventare virale……si, perché praticamente nella notte fra sabato e domenica abbiamo buttato nel cesso una puntata di Geo & Geo, SuperQuark andrà in onda con una puntata senza musica per protesta contro “i rumori da foresta tropicale per i quali non ha fatto in tempo a pagare la SIAE” e, da ultimo, Varenne non rivolgerà mai più uno sguardo ad un brianzolo: i versi che quest’ultimo è in grado di produrre tra le 22.00 e le 6.00 del mattino sono da Accademia dell’Ippodromo. Ci sono stati momenti talmente esilaranti da risultare unici nel mondo: da frasi del tipo “Non posso tirare le 07.00 in queste condizioni” a richiami felini da Pet-Terapia, passando per insulti autostradali ed uso degli abbaglianti notturni peggio che in Tangenziale. Mai visto in tanti anni una notte così: da piegarsi!!! Il colmo è che la mattina tutto è talmente normale che sembra non sia successo assolutamente nulla.

Ci svegliamo comunque nelle migliori condizioni e decidiamo per un itinerario diverso da quello programmato; Cima Popèra risulta infatti ‘una piutéra unica’ e quindi il buon senso ci induce per altre mete.

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Tra l’altro sarebbe un modo per continuare il cammino storico intrapreso il giorno prima: quindi si parte alla volta di Forcella Croda dei Toni e la Ferrata Alpini 1915/1918 che attraversa in un viaggio quasi orizzontale il Monte Cengia. In Dolomiti non può mancare un Killer Slope e quindi, sotto la fatica di un passo avanti e due indietro, raggiungiamo la nostra Forcella dove una campana si farà suonare sino allo sfinimento. Incontriamo anche un simpatico local con le figlie che ci fa da Cicerone, incrementando la nostra cultura sulle crode. Il tutto sino a raggiungere Forcella Collerena.

Davanti a noi si taglia, possente, la Croda dei Toni; una prua nel cielo, una fotocopia del Crozzon di Brenta che fuma nel blu celestiale. Altro che monti pallidi: sei tu che diventi pallido al primo sguardo.

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Iniziamo il nuovo itinerario ferrato in completa esposizione sulle cenge: uno spettacolo che godiamo in completa solitudine e che porta piano piano nelle wc-nanze del Rifugio Pian di Cengia.

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Optiamo poi per le Crode Fiscaline e per il Rifugio Locatelli. Non può mancare, in una giornata come oggi e per l’ampia scelta disponibile, una cima su cui portare i nostri gagliardetti. Cima Fiscalina di Mezzo poi ha un fascino che si scopre solo salendola. La sua croce è posizionata a 40 cm dal vuoto assoluto; l’abisso nord a circa 600 metri più in basso è uno dei lassativi che produce effetti migliori. Non ci resta che andare di foto da maledetti.

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Ritorniamo al Rifugio e divoriamo un lauto pranzetto: chissà come mai in questi luoghi fioccano le padelle con uova, speck, patate, canederli, formaggi, pasta, ect…..

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Stessa scena simmetrica si svolge al Rifugio Locatelli, dove altri si stanno comportando alla stessa maniera. Li raggiungiamo presto (togliendo i sassi dallo zaino…….vecchia usanza, mai sopita e sempre in voga) sia per ricompattare il Gruppo sia per ammirare le Tre Cime di Lavaredo, ultimo e fascinoso angolo del nostro lungo peregrinare.

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Non resta che scendere, portando ormai le membra quasi stanche sino al Rifugio Fondovalle e poi ai Bagni di Moso, chiudendo un cerchio fantastico.

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Un Grazie di cuore a tutti i partecipanti, al fatto che ormai si va quasi a memoria e quindi non c’è bisogno di troppe parole. Un enorme complimento a Lele per le bellissime foto che ci permetteranno di ricordare ancor di più il tempo trascorso a mezz’aria: il suo ultimo acquisto è azzeccato. Il/la Meteo ci ha assistito alla grande nonostante qualche nube di calore e qualche coloritura sospetta, mentre le due Sezioni sono ormai consolidate nel mese di settembre e c’è già ampio fermento su cosa organizzare il prossimo anno.

Gita da H48: dalle 4.00 del sabato alle 22.45 della domenica.

Rigore è quando arbitro fischia ed anche qui un po’ di rigore è d’obbligo visto che, quando sei in questi posti, difficilmente hai voglia di tornare a casa.

Comunque possiamo dire che i capi-gita non sono stati troppo fiscali, mentre tutti quanti sono sicuramente risultati Fiscalini: Ginevra, Annalisa, Angeletta, Katia, Lu, Anna, Marta, Patrizia, Luciana B, Federica, Pier (arriveranno presto i risultati dei GPS, ma forse lui ha fatto il giro due volte), Paolinux, Massimo, Daniele, Erik, Lele, Gianluca V., Enrico, Davide, Bob, Ale N., Enrico, Ale B., Luciano, Andrea (capogita Montevecchia) e Patajean (capogita Desio).

p.s. Contrariamente a quanto scritto sopra, l’anno prossimo proporrò di fare la gita in un weekend piovoso; scegliere le foto tra quelle mandate e caricarle nel racconto è stato peggio che rifare il percorso per la terza volta. Pier l’ha fatto due volte, ma il sottoscritto almeno tre. J

by Patajean®

 

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I RAGAZZI DEL MURETTO: 28 agosto 2018.

giovedì, agosto 30th, 2018

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Ci risiamo e come ogni anno i “Tri Aséen” si ritrovano per il cosiddetto ‘raglio annuale’; meta deve essere forzatamente una cima che costituisce il periplo formato dal Masino Bregaglia (‘M-Asino che Raglia’ è in sintesi la ns porzione di Alpi Centrali) con possibile e limitato sconfinamento italo svizzero nella Valmalenco. Ogni altra meta è inutile e unico periodo accettato è la fine di agosto. Muniti di basto siam pronti.

Un po’ svizzeri in fondo lo siamo e quindi siamo anche puntuali di fronte all’obiettivo.

Quest’anno abbiamo ipotizzato un ventaglio di soluzioni che poi si sono sintetizzate nella salita al Monte del Forno (mt. 3.214 slm), spartiacque tra la Valmalenco e la Valle del Forno, incudine che separa ciò che è verde da ciò che è grigio, luogo che rinchiude storia recente, tante salite passate ma anche storia dell’alpinismo e della patria (poco sotto il Passo del Forno c’è un chiaro segnale di cosa successe nel 1944 a Ettore Castiglioni, un mito sempre attuale per il suo lavoro in giro per i monti, per quanto fatto sulle pareti alpine e per il sacrificio patriottico). Il solo pensare che, con quattro stracci ed una misera coperta, sia riuscito in pieno inverno a raggiungere dal Maloja questa posizione fa rabbrividire.

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Indimenticabile giornata sia dal punto di vista meteo, forse tra le più belle del mese, sia dal punto di vista umano; poca gente in giro e comunque su mete più battute della nostra. D’altro canto abbiam trovato molta materia prima a kilometro zero: in queste circostanze sei di fronte al tuo obiettivo e la natura fa di tutto per farti cadere in tentazione. Già cadi ai suoi piedi per i panorami che ti scodella di fronte; per calamitarti del tutto, ci mette una distesa infinita di mirtilli che forse gli altri non vedono o non hanno mai visto in questi giorni (che sia stato un regalo solo per noi?), qualche piccola distesa di lamponi giusto per dare smalto al cambiamento, qualche zona piena di erba-iva e genepì ed infine, per non farsi mancare nulla, un po’ di arnica e di ginepro giusto per un bel massaggio dopo aver digerito il coniglio. Se passavamo a Sondrio ad aprire la partita iva ed eravamo furgoncino-muniti avremmo fatto i soldi a palate: verdura e frutti misti bio. Che roba.

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“Se femm!?”, ci diciamo che il modo migliore per celebrare l’apoteosi è mettere le mani nella marmallata al rientro, magari sotto la luce serale…..

Facciamo finta di nulla e via verso il Passo del Forno a mt. 2.775 senza incontrare nessuno se non un arzillo ed inkazzoso omino che, toccato il Passo, ha deciso di non perder tempo ‘in un kagajo di sassi pericoloso’ ed è tornato indietro.

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Unico neo di oggi è stato di non poter vedere con gli occhi di quarant’anni fa: un angolo del genere non può presentarsi in questa maniera. Ormai è tutto una desolazione, il grigio del granito disfatto del versante Swizzero fa da contraltare al verde pazzesco della Valmalenco; i ghiacciai o quel che ne resta sembrano alzare le mani per salutarti o per chiedere aiuto riconoscendoti da precedenti salite in cui ti luccicavano davanti.

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Se riesci ad essere un tutt’uno con una cartina, qui ci sei dentro a tutti gli effetti. Riesci a trasporre il tutto in 3D e potresti uscire in edicola con alcune riviste: che angolino.

Saliamo veloci lungo la cresta che deposita in prossimità dell’unico punto ‘difficile’ e ferrato; l’aspetto della roccia non è invitante ma tutto diventa un incanto sulla cima, dove puoi spaziare da maledetti.

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Incontriamo finalmente un po’ di gente, salita dal Cavloc o dalla Capanna Forno. In particolare ci colpisce un anziano vecchietto che di anni ne ha 83, che si presente e ci saluta: “Occi, bella ciornata!”….”Quanti anni avete voi?”…..”Crazie e arriveterci alla prozzima”.

Che dire, sicuramente un encomio (oltra alla dovuta stretta di mano e pacca sulla spalla) ma anche un riscontro di piccola incoscienza nell’essere in giro solo, oltretutto su un percorso non del tutto banale. Complimenti a lui che lo ha fatto da solo, in uno stato ‘ottantennale’ che forse non possiamo comprendere ed in una giornata in cui tutto era permesso. Lo risalutiamo in discesa, ritrovandolo poco dopo la ferrata ed immaginando, dato il suo lento progredire, i tempi di discesa. Certe volte ti chiedi se il tuo egoismo ha raggiunto il bordo o è già tracimato: dovevamo aspettarlo? Potevamo star tranquilli che il creato avrebbe pensato a tutto? Che uno spirito del genere merita cento di queste salite? Vabbeh.

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Cosa si fa se si appartiene ai Ragazzi del Muretto? Eh, si telefona…..cum’è i bagaj; direi che Beppe è pronto per il nuovo spot della vodaphone. Anche perché qui il telefono prende sempre che è un piacere e lui non poteva esimersi.

Ripercorriamo l’immane piutéra mista a saséra a ritroso e ci riportiamo al Passo, dove è duopo decidere se allungare il giro per travalicare il Forno e rientrare dal Passo Vazzeda o ridiscedere col miraggio dei mirtilli. Decidiamo per ingaggiarci sul traverso che raccorda al Rifugio Del Grande Camerini, non senza dover risalire altri metri di dislivello e dove arriviamo con voglia matta di birra.

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Ci propongono anche un tagliere ‘a km zero’ e quindi prendiamo tutto: stupendo momento conviviale con le rifugiste. Non possiamo trattenerci e quindi scendiamo le tolle con un miraggio dinanzi agli occhi: ancora e sempre i mirtilli.

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Quando sogni prima o poi qualcosa si materializza e qui, in fianco al sentiero e non un centimetro più lontano, entriamo direttamente nel sogno per prenderlo per il bavero: potevamo prendere cento kg di mirtilli, ma ci siamo trattenuti. Ore 17.00 raccolta bio al calar del sole…..cosa c’è di meglio? Una corsa verso valle per recuperare il tempo perso ed in poco tempo alla macchina per un rientro da favola.

La natura gioca talvolta sporco e ci presenta un gruppo di asini poco sotto al rifugio Del Grande; uno scherzo di cattivo gusto, proprio al rientro, ma che abbiamo apprezzato tantissimo. Guardandoci allo specchio abbiamo riso…

I Tri Aséen: Beppe, Ale e Patajean

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p.s. Per la cronaca: il sentiero dal Passo del Forno al Passo del Muretto è chiuso. Le indicazioni sono visibili solo nelle immediate wc-nanze….del Passo del Forno; quindi ocio, salvo indicazioni presenti nel rifugi e/o sul web, noi non abbiamo visto altre informazioni. Morale: fa balà l’ochh.

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by Patajean®

 

 

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MAI PROVATA LA RIFUGIO-TERAPIA?

martedì, luglio 24th, 2018

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Penultimo weekend di luglio: il Cai Desio organizza una gita al Rifugio Bosio in Valmalenco, più precisamente all’Alpe Airale. Un gioiello di bellezza posto a 2.086 metri in una conca naturale unica. Un’oasi incredibile nella quale appoggiare le membra, soprattutto se stanche, e ascoltare il silenzio che regna. Non ci sono passaggi alpinistici tali da attrarre masse esagerate o moltitudine di arrampicatori, ma angoli che meritano di essere visti almeno una volta nella vita.

Un po’ di parte sicuramente, ma è incontrovertibile il fatto che la nostra sezione possieda rifugi e bivacchi in luoghi spettacolari delle alpi e il privilegio è veramente grande, visto che qui potresti svegliarti dopo aver immaginato esattamente questi paesaggi, quindi il tuo sogno diventerebbe semplicemente realtà.

Con queste premesse, abbiamo aderito. Oltretutto i capi-gita Anna e Davide stavolta hanno messo sul vassoio un paio di opportunità: la Cima del Pizzo Cassandra da un versante poco frequentato (a torto?) ed il giro dei Laghi Cassandra, altro fiore all’occhiello di un angolo selvaggio e dedaloso che si trova nelle retrovie che separano il Rifugio Bosio dal Rifugio Desio, ormai purtroppo nella fase post-declino!

La meteo per il sabato non promette nulla di buono, nonostante le nostre convinzioni ed infatti conduciamo la salita dall’Alpe Piasci completamente a bagno-maria per tutto il tragitto. Tuttavia la regolazione della manovella -pioggia è stata sul minimo e quindi le gocce sono scivolate su ombrelli e mantelle senza intaccarci. Qui solo un episodio da ricordare: Anna di Inox, forse memore che il sabato è giornata da dedicare alla piscina, in un momento di euforia irrazionale, ha deciso di lanciarsi per una vasca a delfino proprio in una radura sotto al rifugio; probabilmente la vista dello stesso ha scatenato in lei un meccanismo istintivo. Pomeriggio in panciolle accanto al camino a luglio, quindi il che bello mi scappa per forza. Il Torreggio sembra rinforzarsi ogni ora di più per le gocce che via via lo riempiono, ma in compenso il panorama assume quel fascino che serve in queste occasioni.

Nel frattempo fanno la comparsa altri escursionisti o per visitare il rifugio oppure per continuare un lento peregrinare che, in taluni casi, li porterà a percorrere e a toccare altri rifugi della valle durante i prossimi giorni. Un po’ li invidiamo.

Alcuni di noi hanno già le magliette del 40° della Scuola e quindi non si possono non vedere.

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Il tempo rimane brutto praticamente per tutto il sabato, con qualche leggera schiarita verso sera, come da copione. Solo la sera precedente, la quantità di acqua era ancora peggiore, proprio in occasione del VUT (Valmalenco Ultradistance Trail), passato di qui intorno alle ore 02.00 di notte.

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Ci trastulliamo sino all’ora di cena e poi passiamo una piacevole serata in compagnia (accompagnati da un buon Strangola-Galli !), sino al momento in cui, delicatamente, ci portiamo a nanna.

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Per quanto possibile, ognuno cerca di fare meno rumore possibile, ma il pavimento scricchiolante impedirebbe anche a Diabolik o a Due Calzini (penultimo capo dei Comanches) di non essere sgamato. Alzarsi di notte è quasi un sacrilegio che alcuni pagheranno nelle prossime uscite. Comunque c’è chi dorme e chi controlla i movimenti di tutti.

La mattinata inizia presto: c’è chi vuole raggiungere la cima e chi parte per un viaggio esplorativo dei laghi, chi si accontenta della cascata e chi decide per la terapia del benessere denominata “il kulo di pietra” (pratica occidentale, ancora poco conosciuta, che consiste nel credere fermamente che ogni tanto è necessario sotterrare l’ascia di guerra per godere della natura, del silenzio e di tutto quanto non si coglie durante il quotidiano).

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Qui sembra dare i suoi frutti, però non montatevi la testa: per quanto ci si possa stare, prima o poi il ritorno in civiltà è doveroso.

Uscire alle 6.30 la mattina è stato godimento allo stato puro: un’area ed un panorama incredibile nel fondo dell’alpe Airale. L’unico rumore è stato quello del torrente ed una poltrona in granito massello è stato il modo migliore per ascoltarlo, provare per credere. Molti di noi trascorrono così tutta la domenica.

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Una nota a parte: sabato, ad un certo punto, ci siamo chiesti cosa e come avremmo gestito una situazione potenzialmente critica in rifugio, con chiamata del Soccorso; di solito la simulazione di intervento la facciamo all’aperto, durante una salita scialpinistica, ma qui……..è bastato guardarsi in faccia e: “Dài che lo facciamo!”

Insomma, ridendo e scherzando abbiamo chiamato il Soccorso Alpino, abbiamo dato i riferimenti dell’infortunata, della meteo, della situazione e, soprattutto, del luogo in cui ci trovavamo. Tempo quindici minuti e l’elicottero atterrava di fronte al sottoscritto nella radura erbosa accanto al rifugio. Tutto ok, ci siamo tolti tutto: sfizio, dubbio e abbiamo avuto la certezza che non si trattava di nulla di grave.

Che dire: un bellissimo weekend con i due risvolti meteo principali, posizionati al cinquanta percento, con sabato piovoso e domenica incredibile. Compagnia ottima e naturalmente un saluto speciale ad una persona speciale, il nostro Egidio. Per l’occasione lo abbiamo voluto ricordare con un gesto semplice, visto che proprio recentemente era stato in vetta al Pizzo Cassandra; purtroppo causa peggioramento tempo nel pomeriggio non è stato possibile raggiungere la cima, ma solo il Passo Cassandra; però un ricordo doveroso è stato lasciato.

A lui un momento particolare dell’escursione, a nome di tutti quelli che lo ricordano con affetto.

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Partecipanti: Anna, Davide (i due Capi-Gita del weekend), Ginevra, Giorgia, Chiara, Angeletta, Anna, Sara, Pier, Inox, Pier di Desio, Enrico, Silvano, Claudio, Marco, Christian, Davide T, Sibilla, GigiEmme, Flora, Paolo (i miei genitori) e Patajean; la domenica anche Silvia, Marco, Tommy e Luca.

by Patajean®

 

 

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OGGI E’ DIVERSO!

martedì, maggio 29th, 2018

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Oggi, domenica 27 maggio 2018, è un giorno diverso: mani e piedi toccano e spingono cose diverse da quelle cui siamo abituati. Le prime sono sempre in appoggio, ma non trazionano nulla che sia simile ad una presa o ad un bastoncino; i secondi sono in appoggio, ma tendono solo a garantire fluidità in orizzontale, con variante salita e discesa.

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Abbiamo aperto un ciclo diverso? O semplicemente stiamo cavalcando un nuovo ciclo? Forse si, abbandonando per un giorno lo standard.

Non è stato per niente male, anzi. Nuovo appuntamento con il Cai Desio per una gita sezionale sulla ‘due ruote’. Appuntamento a Monza con un’ unica condizione: venire in Mountain Bike dall’inizio alla fine e sotto l’egida di Stefy, artefice sin dall’inizio di questa avventura.

Giornata piena di episodi, uno in fila all’altro e quindi emozionante nel suo lento dipanarsi:

  • Partiamo con il puzzo della tratta Monza-Bergamo: qualcuno ha nascosto un merluzzo sotto il sedile nei giorni precedenti oppure ha mangiato una platessa cruda lasciando la più parte in giro per il vagone: devastante! Meno male che il viaggio è durato poco;
  • Passare il ponte di Paderno sul treno è sempre una piccola emozione, il cui colore può essere solo mono-cromatico!;

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  • Ieri eravamo in dodici, ma nel caso in cui fossimo molti di più occorre pensare a come sistemare le bici sul treno; fuori sul tetto sarebbero un problema in caso di galleria e avete mai visto una ferrovia senza?

Arrivati a Bergamo non ci resta che azionare i pedali insieme a Massimo e Roberta che ci hanno raggiunto lì direttamente; si parte quindi ufficialmente con la gita per entrare in Valle Seriana.

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Il tempo di dire da parte del Capo-Gita Stefy: “Fate qualche prova coi cambi, visto che siamo in piano”…. che subito il sottoscritto scassa il carter di protezione e perde la catena, momento topico di panico unito a risate pazzesche: catena in mano e difficoltà a rimetterla in sesto tra risate esilaranti!

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Non distribuiamo le maglie coi vari colori, ma è chiaro che i Gran Premi della Montagna sono molto più wc-ni di quel che sembra.

Fatto sta che partiamo a tuono ed al Ponte di Nembro siamo già persi……lanciamo un urlo ed il gruppo si ricompatta: la maglia rosa torna in bacheca e s’innalza in cielo per un nuovo obiettivo. Comincia il tratto tecnico della prima vera salita: da gruppo ci trasformiamo in fila indiana, che piano piano misura la lunghezza del paese.

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Scopriamo che la lingua esce non solo durante il tric & trac delle assi, ma anche sui pedali e ci chiediamo, dato che il primo punto di ristoro è nell’Oasi della Pace, perché la Madonna non appaia a livello del mare. Perché dovrebbe apparire e parlare solo in quota?

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Posto tranquillo e pace incredibile, ideale per rifocillarsi e per verificare dove è avvenuta l’apparizione.

Comincia ora una discesa classificata tecnica senza palta, che oggi però abbonda; gesto tecnico e audacia di movimento diventano un must per portare a casa la pelle. Qualche caduta sporadica e kg di palta raccolti sulle ruote con lancio di proiettili ai concorrenti. Un momentaccio che dura sino all’Oasi del Pranzo. Nessuno in giro e relax micidiale, pronti per la seconda fase: anche qui un mix di salita e discesa che spezza le ultime risorse (per alcuni) delle gambe.

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Sul finire qualche ulteriore elemento che merita di essere menzionato:

  • I freni del sottoscritto che finiscono e debbono essere tirati, visto che a leve tirate la bici non mostra intenzioni di bloccarsi;
  • Pier viaggia per 40 Km con il manubrio al contrario e se ne accorge solo grazie ad un turista (attento) che troviamo al Bar-cicletta, luogo ameno in cui compaiono le birrette; anche qui un momento esilarante visto che ci si accorge di come la bicicletta abbia funzionato sinora al contrario;

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  • Boris, sempre lui, indipendentemente dal calzare le assi o la bicicletta: quest’oggi ha pensato bene di perdere il GPS sul ponte del fiume Nembro, in corsa e direttamente in mezzo alla carreggiata. Il solito kulo e per cinque minuti non è passata nessuna macchina; altrimenti avremmo un nuovo ritrovato della tecnica: l’ultra-piatto.
  • Isidoro, che dopo il suo vissuto quotidiano coi treni presi e ripresi con ritardi apocalittici accumulati sulla tessera punti e dopo diverse comparse in libri di Agatha Cristi per suicidi su rotaia, finalmente riesce a vedere l’interno della locomotiva, intervistando il ‘cocchiere’ e pensando per frazione di secondi di poter toccare con mano anche la sirena….azionandola una volta nella vita.

Insomma, un bel momento tutti insieme per una gita finalmente diversa dal solito; magari siamo sempre noi ma chi-se-ne-fotte; si spera che la prossima sia frequentata da altri. In effetti in questa domenica a Desio ci sono stati numerosi eventi che hanno potenzialmente sottratto aderenti.

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Ci siamo divertiti ed in maniera diversa dal tradizionale, ogni tanto ci sta.

I vincitori del Primo GP della Val Seriana: Stefy (un elogio particolare per l’organizzazione impeccabile), Manuela, Anna, Patrizia, Roberta, Antonio Inox, Bob il Conte, Pier, Boris, Max T., Isidoro e Patajean.

by Patajean®

 

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