Archive for the ‘PataJean Blog’ Category

UNA CUMBRE CON EOS.

martedì, febbraio 25th, 2020

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  • CIMA: Mont Flassin 2.772 mt
  • GRUPPO/ZONA: Valle d’Aosta – Saint Oyen (Valle Gran San Bernardo);
  • SVILUPPO & DISLIVELLO: 15 km tra andata e ritorno, con 1.380 mt D+
  • NOTE: 1) assenza di vento nonostante fosse annunciato in maniera consistente e 2) la presenza di EOS, un simpaticone a quattro zampe che ci ha allietato salita e discesa. La sua presenza oggi fondamentale.

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Nuova gita sezionale del Cai Desio, questa volta in Valle d’Aosta; una bella giornata rovinata, si fa per dire, dalle notizie che girano a manetta su questa cosa ormai conclamata ovunque del virus. Cerchiamo di non pensarci e ci dirigiamo verso la meta; il non pensarci probabilmente ci è facilitato dalla distrazione autostradale: con un costo ‘modico’ di 25,50 € si arriva all’uscita di Aosta e si pensa già al ritorno, con un obolo altrettanto corposo. Cosa arriva a pensare uno che paga 51 € per andare in questa zona (sono circa 72 € per Courmayeur)? Che anche per quest’anno in quei posti salutoni…. Non si lamentino poi se non c’è turismo; ah…dimenticavo, è la selezione. C’è solo da vergognarsi.

Comunque riprendiamo subito il giusto morale con una bellissima giornata e la nostra valle che si apre e gira-gira-gira fino alla cima; poca gente nei paraggi e parecchio sviluppo. Arriviamo sugli ampi pendii che sovrastano il Baitume di Flassin e studiamo la traccia migliore per portarci al colle.

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Sulla sinistra ammiriamo, invece, itinerari tracciati con un certo brivido, incunearsi in pseudo canali da urlo: complimenti a chi si è ingaggiato in quei posti. La prima parte sale lentamente e in ombra, per cui sei bello rilassato; la seconda passa, invece, al sole e qui si sente la kaldazza annunciata. I dossi ci semplificano la traccia e ci depositano sul colle che anticipa la cima. Non ci vogliono i ramponi, si sale comodamente senza e si arriva finalmente sulla spaziosa cima che, “in pagament”, ci offre una super-vista spaziale. Praticamente un bel 35% dell’arco alpino si stende davanti ai nostri entusiasti occhi. Arriviamo in cima con tre svizzere vallesane (le cui capacità tecniche misureremo poco dopo, complimenti!) e con EOS, un simpatico cagnone che pensiamo essere con loro. Invece no, è solo e forse scappato in una fuitina scialpinistica domenicale, in attesa di scendere a casa dai padroni. Sta con noi e partecipa alla gioia della cima nonché alle foto scattate tra tutti i partecipanti: è lui l’idolo del momento.

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E’ l’ora di scendere e pensiamo al gran canale posto sotto la cima: ci ispira e tutti sono intenzionati a percorrerlo, a cominciare dalle tre svizzere. Entrano con un bel traverso esposto e poi giù con classe: gran merito a loro per una sciata divina. Idem anche noi decidiamo di fare uguale. EOS comincia a manifestare insofferenza perché tutti lo abbandonano, capisce le nostre intenzioni (o semplicemente capisce l’italiano) e quindi? Quindi si apparecchia per lo sci-estremo e ci segue. Che spettacolo! Sono circa 250 metri da favola, con una neve incredibile. Il canale è parzialmente in ombra e ‘si sente sotto i piedi’. Appena arrivati alla base, la situazione cambia drasticamente con un cartonato percepito sotto le assi. Tutti riuniti riprendiamo la discesa, che è stata tutt’altro che brutta. EOS uno di noi! Ha sceso in assetto canino tutto il couloir senza battere ciglio. Unico segnale un gran fiatone manifestato per una decina di minuti.

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Poco più sotto però incontriamo i suoi padroni, ai quali facciamo i complimenti! Finalmente anche lui ritrova i suoi padroni e noi tiriamo un sospiro di sollievo. Ci salutiamo e via verso il fondo valle. Qualche Half-Pipe nel bosco e la consapevolezza dello sviluppo percorso in andata. Siamo contenti.

Non resta che raccogliere tutto come al solito e riprendere la strada di casa, tra birretta, panino e chinotto. Un grazie ancora a Bob & Ale con una gita perfetta.

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Partecipanti, ossia una Sporca Dozzina compreso il cane: Roberta, Francesca, Emanuela, Ale, Bob, Giuseppe, Bruno, Alfredo, Max T, GigiM e Patajean……..e, naturalmente, EOS.

by Patajean

 

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2000Eventi: Stavolta un weekend Duty Free!

martedì, febbraio 4th, 2020

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Un anno importante il 2020 e come già anticipato vorremmo che fosse pieno non solo di venti, ma anche di eventi. Certo uscire insieme durante un weekend qualsiasi non può essere considerato un evento; tuttavia farlo in certe condizioni può portare beneficio ed una certa dose di serenità che non guasta….in un momento, come questo di inizio anno, in cui non si riesce a trovare una bella notizia. Insomma la diamo noi: nel fine settimana appena trascorso abbiamo sdoganato una formula che mixa impegno a kazzeggio. Niente di nuovo, forse, ma sicuramente l’idea non è da buttare.

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L’idea era di organizzare una due giorni in cui il sabato fosse dedicato allo sci in pista tutti insieme, che aiuta a migliorare tecnica e a macinare km, mentre la domenica dedicata al kazzeggio diversamente impegnativo: ognuno libero di scegliere il campo di gioco ideale. Dalle terme alla vasca, dallo sci in pista a quello di fatica con le assi; dallo shopping alla sdraio. Abbiamo sfruttato l’Alta Valtellina come campo-di-gioco ed il Camping Cima Piazzi che spesso ci vede clienti come Campo Base per le nostre uscite sci-alpinistiche. Soluzione ideale e grande fortuna in termini di meteo, favorevole e più che accettabile su entrambe le giornate; sabato non ha brillato il sole, ma non sono mancate parentesi di cielo aperto.

Sabato ci siamo dedicati ad arare le poste di Santa Caterina, con poca gente in giro. Pista Compagnoni non stop più Sunny Valley a manetta: meno male che da cima a fondo è pur sempre un eufemismo, altrimenti chi li ferma questi dromedari? Dura la vita per i garoni, a gridar vendetta di fronte a padroni così insensibili da non considerarli…..

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L’impianto vintage, si sa, rende affascinante un posto (per lo meno a chi non è più giovanissimo); aiuta ad assaporare il tempo e porta ricordi indelebili sul progresso compiuto dallo sci e non solo. In questi posti aiuta anche ad andare un po’ più piano e quindi ad assaporare quel qualcosa che non sia per forza la velocità, la prestazione a tutti i costi, il “tutto e subito” e chi più ne ha più ne metta! Tra tutine, cronometri ed attrezzatura minimale, ormai sciare o fare randonné è un po’ come “essere indietro come le palle del cane”.

Forse se compri un cane e lo porti teco ti salvi ancora, ma il cambio cui si sta assistendo è più veloce della luce.

Rientro serale al Campeggio di Cepina e via con i convenevoli che ci portano a tavola per godere di una cena notevole: dai pizzoccheri per niente pesanti sino ad arrivare al dolcetto al Braulio che ha sfracellato di bontà quasi tutti i palati.

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Andiamo a dormire nei nostri bungalow di legno e ci alziamo la domenica mattina pronti per il kazzeggio: leggasi Bormio per vasca, Bormio per skipass mattutino, Valdidentro/Oga per risalita con le pelli.

Risaliamo dal Forte di Oga in direzione della Malga San Colombano prima e poi direttamente alla Cresta che porta al Pizzo Borron: un balcone incredibile sulle montagne che circondano Cima Piazzi e da cui sono visibili altre cime che dovrebbero essere da noi visitate più spesso.

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Alla Malga San Colombano, se ci andate, non perdetevi il cappuccino fatto in maniera un po’ speciale: da provare!

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In questo modo ognuno segue la sua onda ed ognuno trova quel che cerca. Ne esce un modo sempre gradevole di stare insieme e la voglia di ripetere l’esperienza, dando fiato anche a cose diverse. Devo dire che in gite come queste alla fine uno apprezza giusto lo stare insieme, come del resto è accaduto tante altre volte; basta veramente un niente e a fine weekend ti rendi conto che l’importante è sempre l’esperienza umana condivisa con gli altri; se poi con gli altri stai bene, il gioco è fatto.

Quindi, cosa c’è di bello in queste gite? Niente J

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Un fatto però lo dobbiamo citare, qualcosa che ci è rimasto oserei dire “indelebile” davanti agli occhi; ovvero la presenza dell’Uomo Bruco: praticamente una specie-rara che spicca nella vegetazione invernale coi suoi colori vivaci. Indimenticabile tra le piste bianche e le coloriture varie della specie umana.

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Persin le sedie verdi gli hanno preparato….

I Valtellinesi di oggi: Stefy, Chiara, Elena, Angeletta, Silvia, Sara, ChiaraC, Marco, Tommy, Luca, GigiM, Bob, AleN, LucaT, Marta, Alice, Marco, Paolinux, Luciana, Pier e Patajean.

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2020: VENTI-VENTI !!!

giovedì, gennaio 30th, 2020

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L’anno 2020 è un anno pieno di VENTI…..e allora cominciamo subito! Anzi, abbiamo già cominciato e non certo oggi; ventaccio fastidioso e gran lavoro di cornici nevose.

Si inizia con le gite del Cai Desio: in data odierna 18 gennaio la Punta Elgio ha visto una piccola parte del popolo Desiano alle sue pendici. Val Formazza ben addobbata di neve, nonostante le ultime precipitazioni siano piuttosto datate, quelle interessanti intendo.

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Si vede che i fiocchi sono un po’ arrugginiti e che si sono dati appuntamento qui durante le nevicate di novembre: ci sono metri e metri di neve.

Altro particolare di questa zona è dato dalle case in stile walser; ci sono angoli di una bellezza rara, sembra di entrare in un presepe naturale. Le devi vedere subito e velocemente perché sei in auto e la performance attende; peccato, perché ogni tanto bisognerebbe fermarsi e godere meglio degli attimi a disposizione.

Gita splendida ed in totale armonia di gente e di posto. Un po’ di freddo (porco),

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ma meno di quanto annunciato dal meteo. Percorso tranquillo, tranne che nel tratto in traverso in direzione Passo San Giacomo prima di svoltare verso N-O per entrare nella Val Toggia; neve ghiacciata e pendio ripido hanno messo a dura prova le lamine, impaurite da una trentina di metri che davano direttamente nel lago….jazzato!

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Qualcuno ha addirittura lanciato la giacca-vento pensando ad un bagno al rientro, andato ovviamente buco.

Non c’è granché da dire in aggiunta, se non un arrivederci alla prossima.

Naturalmente un grazie va ai referenti gita, ben sul pezzo: Ale & Bob.

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Oggi, nonostante il venti e i venti dappertutto, eravamo in 13: Stefy, Anna, Francesca, Eric, Giulio, Bob, AleNuzzo, Augusto, Luca, Giuseppe, Mirko, Jacopo e Patajean.

 

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CIAO GABRIELE.

mercoledì, gennaio 29th, 2020

Ciao Gabriele,

le ultime riunioni sono state movimentate, animate da alcuni pareri anche forti, da confronti vivaci, da incazzature evidenti che altro non erano se non il modo per mascherare l’attaccamento alla nostra Scuola; hanno fatto venir fuori idee nuove, tentativi di soluzioni, fantasticherie su come gestire la nostra creatura ormai senza nessun capitano…..abbiamo anche iniziato, verso la fine, un dibattito più che costruttivo nel momento in cui tutto sembrava perduto, smarcando punto per punto la nostra Schindler List delle problematiche, ma poi, sul più bello, ci siamo accasciati su noi stessi come se avessimo scoperto l’esistenza di uno strapiombo insuperabile negli ultimi tiri.

Il pachiderma andava avanti un metro alla volta, ma non so ancora oggi con quale convinzione reale.

Personalmente sono un po’ devastato dalla tua notizia, perché non ce l’abbiamo fatta, non siamo riusciti a domare “il nostro Drago” nei tempi stabiliti e non ti abbiamo dato la Soddisfazione.

Una soddisfazione che avremmo dato anche a tutti noi, ma così non è stato. E non siamo riusciti a darle proprio a te, per come hai impostato tutto pur di non perderlo.

La tua straordinaria capacità di condurre una riunione, molto spesso con contenuti tutt’altro che ludici ed il modo con il quale stavi in mezzo alle sale, erano parte del tuo Brand.

Anche nelle ultime riunioni a Bovisio si è vista la tenacia del tuo non voler mollare: una specie di Caronte alla guida della barca in difficoltà…..altro che attaccamento alla maglia. Qui siamo un paio di gradini più in alto, un paio di pagine avanti.

Ora siamo di fronte ad una specie di paradosso: la tua creatura, il camino, la sede, il coro…..tutte queste ed altre cose ti facevano parlare in continuazione (oppure non finivi “definitivamente” di raccontarle)(ndr: ricordo benissimo a Desio quella volta in cui abbiamo volutamente allungato per 3-4 volte l’applauso di una tua nomina, forse la più importante – dico volutamente perché poi eravamo di fronte al tuo ghigno! – per non farti parlare e dicendolo anche spudoratamente)….adesso tutto questo mancherà un casino, al massimo ne sentiremo l’eco quando saremo in Sede e quindi dovremo essere noi ora a stancarti con le nostre parole o semplicemente dicendoti qualcosa di bello sul futuro della Scuola.

Probabilmente te lo dobbiamo come semplice segno di riconoscenza.

Sicuramente avrai già abbracciato Egidio e gli Altri!

Un saluto da tutti. PJ

 

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UN’OCCASIONE IMPERDIBILE: 22 Dicembre 2019

giovedì, dicembre 26th, 2019

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La tradizione da rispettare, un desiderio “da Bigoli” ed il volersi trastullare in uno degli angoli più belli che si possano vivere durante il periodo natalizio: il Lecchese e, più in particolare, San Martino. Insomma anche quest’anno non ci siamo fatti mancare questo appuntamento con il freddo. Una notte all’Abbraccio con panorami che regala il posto in modo gratuito; che sia la sera prima di coricarsi nel sacco a pelo o che sia la mattina fredda (o quasi) al momento del risveglio, c’è solo una cosa certa: l’emozione di fare qualcosa di assolutamente normale ma in compagnia.

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Decisione presa per domenica 22 dicembre, un giorno prima di quello fissato dalla Comunità Lecchese per illuminare tutte le montagne circostanti; in questo modo evitiamo il caos e riusciamo a posizionare i sacchi a pelo dove vogliamo. Altrimenti risulterebbe assai difficile il collocamento e tanto più il dormire in pace. L’obiettivo di questa nottata all’aperto è: salire senza impazzire, vedere senza problemi, dormire ed emozionarsi dei colori dell’alba.

Che sia un’occasione imperdibile lo dimostra il cartello che troviamo all’ingresso di Laorca (e che non troveremo più la mattina….segno che era proprio un’occasione da cogliere); che sia un periodo di clima caldo lo dimostra, invece, il frigorifero posizionato all’inizio del sentiero. Abbiamo pensato ad un servizio di self-service….

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Saliamo abbastanza comodamente al chiaro delle frontali e passiamo i luoghi dove a memoria riconosciamo i particolari, non ultimo l’angolo dove viene di solito posizionato il Presepe. Non c’è nessuno. L’unica cosa che c’è …… è la luce! Al Santuario di San Martino la luce che lo illumina è sempre accesa; ce ne faremo una ragione, almeno sino alle ore 0.00 quando i fari che lo illuminano a giorno si spengono. Avevamo portato pile di ricambio, ma zero necessità. Ceniamo verso le 22.30 e godiamo di un clima non troppo freddo anche se dopo cena è salito un venticello “de fesùra” abbastanza fastidioso.

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Dopo un goccio d’iva ed un paio di foto andiamo nel calduccio del nostro sacello di piuma. Dormita spettacolare e risveglio nei colori.

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Quello che volevamo si è presentato puntuale; poi colazione e primi segnali del casino: una truppa addetta ai lavori preparatori della Fiaccolata serale del 23 dicembre era presente per la manutenzione della carrucola. Arrivati sul posto hanno impedito che il silenzio regnasse tal quale a quello della notte appena passata. Per noi il tempo è scaduto e quindi via di nuovo per scendere in civiltà.

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La stella cometa non l’abbiam vista, i Re Magi non erano sei, ma la presenza di un Somaro in carne ed ossa…..ci ha ricordato che la categoria è un attimo riempirla!

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I nottambuli: Stefy, Emanuela, Gigi, Paolinux, Ronz e Patajean.

by Patajean

 

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EFFETTO WOW! – ENJOY THE SILENCE.

mercoledì, ottobre 16th, 2019

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Difficile non provare emozione di fronte ad una giornata come quella trascorsa domenica 13 ottobre in mezzo alla natura. Potremmo dire di aver fatto cromo-terapia gratuita senza andare da uno specialista o, forse, adesso ci tocca andare da uno specialista per chiedere come mai il weekend è fatto di soli due giorni. Chi l’ha detto che il fine settimana debba per forza essere di due giorni?….e se, invece, fosse di cinque giorni, con due soli lavorativi? Mi fermo altrimenti la cromo-terapia rischia di farmi l’effetto contrario. Sta di fatto che in posti di questo tipo non riesci a tralasciare l’ìmpeto emotivo, non riesci a trattenere un commento positivo e quindi “l’effetto Uau o Wow!” esce in modo naturale. Prima, durante e dopo.

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In luoghi del genere vuoi stare zitto per goderti l’empatia con l’ambiente, ma contestualmente ti viene naturale esternare il benessere fisico che risale dalla trachea, così come l’esatto contrario: è una lotta perenne che dura per tutta la giornata e sino a quando non riprendi il tuo tran-tran….

Ci serve una data non fissa per fare il cambio dell’armadio? Eccola, basta andare a vedere il cd “Cambio Colore” ed il gioco è fatto; lo fai un paio di volte l’anno e sei sintonizzato sulla parte dell’armadio che ti gusta di più.

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E’ una gita da fare in questo periodo, visto che il Mont Avic s’incendia di colore proprio in questi giorni, più o meno in maniera accentuata. Nel mezzo del cammin della tua vita non puoi non far visita a questo Parco Naturale e non ci puoi andare senza macchina fotografica. E’ anche vero che oggi ci sono smart-phone in grado di fare cose eccellenti. Ci sono modelli di telefoni che sono peggio dei salmoni che risalgono le correnti: qui saltano fuori dalle tasche, scivolano di mano, suonano da soli per attirare l’attenzione e quando vedono questi paesaggi parte il click-day automatico. E’ anche difficile scegliere le foto da inserire in questo breve racconto.

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La cosa buffa è che la civiltà che sta mille metri più in basso non è totalmente consapevole di quello che ‘perde’; sembra strano, poi ognuno fa quel che si sente, ma oltre a noi abbiamo visto un pugno di persone.

Immersione totale fra larici ‘in calore’ e laghetti alpini; giro circolare che passa attraverso un sentiero che richiamo i gradi alpinistici (l’andata via 5 ed il ritorno per il 5c) e tocca il Rifugio Barbustel, chiuso ma disponibile ai passanti per il loro breve ma inteso break alimentare.

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I rilassati di oggi 13 ottobre: Stefy, Silvana, Noemi, Angeletta, Clara, Luciana, Annalisa, Paola, Angela, Giulia, Katia, Daniele, Simone, Andrea, Erik, Roberto, MaxT, Gianfranco, Carlo, Lorenzo e Patajean.

by Patajean

 

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FATTO UN BEL GIRO DI VITE…

mercoledì, ottobre 9th, 2019

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  • CIMA: nessuna!
  • GIRO: Franciacorta su due ruote (la nostra e quella di Rovato, dove volevamo giocare un bel terno: 6/10/19….)
  • LUNGHEZZA & DISLIVELLO: un totale di 42 km per i seguenti dislivelli in salita e discesa: 465 mt D+ e 581 mt D-;
  • NOTE: è un giro a cerchio che si apre e si chiude a Rovato (BS), per il quale basta andare sempre dritto!

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Chiudere un cerchio è sempre un’emozione particolare, farlo andando sempre dritto è da Guinness. Non so come, ma ci siamo riusciti.

Partiamo da Rovato, appena fuori dall’autostrada…..con la voce automatica del casellante che risuona in lontananza: “Arrivederci!”

Sentirsi dire arrivederci alla partenza, appena arrivati, non è un segnale positivo, ma esiste il metodo del c.d. “Tùaja” che prevede di fare orecchie da mercante.

Gita cultural-sportiva nel cuore della Franciacorta, tra colline verdi e filari di viti che nascondono il buon vino che verrà; ci sono anche cantine che sorgono tra borghi incredibili ed altrettanti cascinali che ti fan venir voglia di pagare l’IMU. In posti come questi, se vuoi rilassarti, ti addormenti ancor prima di pensarlo.

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La prima parte del nostro viaggio si svolge in questo contesto, con l’aggiunta del silenzio che non è un elemento di poco conto; in certi momenti mi ha fatto venire in mente le domeniche di tanti anni fa, quando il traffico era ridotto se non addirittura inesistente e quando ci si trovava in famiglia a mangiare tutti insieme. Oggi è il 06/10 e quindi non potevamo che essere in sei!

“Da che parte, Stefy?”…. “Sempre dritto”…… e voilà che arriviamo alla Berlucchi; anche qui, arrivarci in questo modo e prima di assaggiare fa un po’ specie. Foto e via per la meta successiva che si trova sempre nei dintorni e più precisamente a Provaglio d’Iseo, al Monastero di S. Pietro in Lamosa, struttura piccola e caratte(a)ristica, proprio a ridosso delle Torbiere del Sebino. Visita al suo interno, una barretta e via verso la fase complessa del giro: una salita di circa due km, molto ripida e ciotolosa dopo un primo tratto asfaltato. Arriviamo in questo modo alla Chiesa della Madonna del Corno, dove ci rifocilliamo per la prima volta; poi raccogliamo i cenci e ci portiamo in prossimità del Monte della Madonna, a prendere la nostra croce!

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Da qui ha inizio una bella discesa tecnica che ci porta dritto a Iseo, dove finalmente degustiamo i prodotti locali: pizza, birra, tiramisù…….e, scusate, anche un bel chinotto. Il relax qui è d’obbligo e lo facciamo tra kuli di pietra, gente stanca dalla mattina e cani che portano a spasso i padroni. Non possono mancare alcune foto di rito, poi lungo lago a creare il caos con le bici in mano fra la folla, infine gelato prima del rientro.

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Il ritorno è un susseguirsi di sterrati, saliscendi, salite e discesone; qualche attraversamento di strada alla garibaldina riapre la mente all’idea del ‘gatto in tangenziale’, ma poi alla fine tutto viene riportato alla normalità. Un ultimo salto della carreggiata per ritornare al parcheggio di Rovato, dove la solita eco della voce elettronica del Casello dice: “Arrivederci!” quando in realtà siamo di nuovo arrivati…..

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Insomma il messaggio è chiaro: non ci vogliono, ma noi abbiam fatto quello che il Capo-gita Stefy ci ha detto e consigliato e quindi siam contenti.

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Che dire: un’altra bella domenica con una gita del Cai Desio che si dipana in una zona molto interessante; una piccola idea di Toscana con filari e precisione ovunque. Grazie a Stefy per tutta l’organizzazione e la sua memoria nel condurre il gruppo fra le mille deviazioni necessarie per chiudere il cerchio.

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Partecipanti: Stefy, Roby, Patrizia, Gigi, MaxT. e Patajean.

by® Patajean

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AFFACCIATI SULLA BELLEZZA – Dolomiti di Fassa

martedì, settembre 17th, 2019

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  • CIMA: Catinaccio d’Antermoia mt. 3.004
  • GRUPPO: Rosengarten – Val di Fassa
  • VIE PERCORSE: Ferrata EST in salita e Ferrata Ovest in discesa. Il sabato è stato percorso il Sentiero attrezzato delle Scalette al Passo Lausa mt. 2.700, nel contesto selvaggioso dei Dirupi del Larsec;
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: giro completo di circa +1.580 mt di dislivello (di cui +1.100 mt il sabato e + 480 mt la domenica) per 23 km di sviluppo completo sul giro a cerchio.
  • NOTE: un elemento su tutti che ha condizionato positivamente il weekend, il meteo super con due giorni da favola. Siamo stati partecipi anche dell’Enrosadira!
  • DIFFICOLTA’: solo nel contarsi; un paio di volte è apparso l’incubo del 32, un numero che non ha aiutato a lasciare solo la & commerciale che di solito si posiziona tra Ansia & Angoscia.

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Una vedetta su tutto il gruppo del Rosengarten, il Catinaccio d’Antermoia (detto anche Kesselkogel per gli antenati Ladini) è stata la nostra meta per la gita gemellata Cai Desio/Cai Montevecchia 2019. Quando si dice che la congiunzione astrale può giocare a favore: praticamente uno dei più bei weekend di questa estate, che sembra protrarsi in questo settembre piuttosto caldo. Dire che abbiamo semplicemente prenotato il sole stavolta è riduttivo; neanche nelle migliori ipotesi potevamo immaginare simili temperature o limpidezza di cielo. Mi sono accorto che fosse bello, ma la vera emozione l’ho avuta all’uscita in cresta proprio nei pressi della croce, dove l’immagine dell’universo era semplicemente unica e quasi completa. Peccato solo la curvatura celeste!

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Ormai questo gruppo di Brianzoli è conosciuto nelle Dolomiti da anni e quindi ogni tanto qualche local ne studia una peggio dell’altra per tenerci alla larga, ma lo racconteremo presto.

Non è stato facile, come al solito, mettere insieme un gruppo così numeroso, che doveva essere ben più nutrito; tuttavia le scosse di assestamento hanno portato a stabilizzarsi sul 33, numero comunque perfetto e vecchio adagio che porta immediatamente verso il famoso Trentatré Trentini (ex Brianzoli).

Ritrovo al parcheggio di Pera di Fassa per le 8,15 del sabato….poi ognuno faccia come vuole per raggiungere la meta: chi il venerdì, chi il sabato all’alba. Fare i biglietti e capire che l’impianto è a cinque km di distanza disorienta, soprattutto al mattino presto e quando sai che la seggiovia in realtà è sopra la capoccia. Motivo? Succede che il secondo tratto della seggiovia è guasto: più kulo che anima. Il disagio si aggiunge al fatto che le navette del Gardeccia non ci sono più e quindi? Con un prezzo via di mezzo tra seggiovia e funivia ci portano ‘gratuitamente’ con la navetta a Vigo e saliamo in funivia al Ciampedié, non senza i soliti problemi del mettersi in coda e rispettare il proprio turno. Chissà perché è sempre la solita storia e nessuno sul posto che regola il “flusso dei manzi”, senza che la gente si prenda a sprangate. Noi non abbiamo le picozze per questa uscita, ma un po’ di gente grossa l’abbiamo.

Anche perché quando ti metti a sbraitare, dall’altra parte trovi un kruco che ti guarda come la mucca guarda il treno….

Per questo scherzetto perdiamo un’ora abbondante sulla tabella di marcia, ma oggi ne abbiamo almeno dieci di riserva con il meteo favorevole, quindi un po’ di margine in saccoccia. Partiamo con l’incanto del Catinaccio e del Vajolet davanti agli occhi. Qui i ricordi sono sempre al top, ogni volta.

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Scendiamo al Gardeccia ed imbocchiamo il sentiero che attraversa sotto i Dirupi del Larsec , immettendo nel canalone di accesso al Sentiero delle Scalette. Qui sempre poca gente. Siamo accompagnati dall’alto da numerosi parapendii che sfruttano le correnti di questa incredibile prima giornata del weekend.

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Il sentiero conduce in angoli remoti e paesaggi lunari: conche dimenticate da tutti tranne dalle cartine e dossi che conducono al Passo della Lausa a 2.700 mt dove ci trastulliamo tra foto ed un primo assaggio di vinello bianco.

Scendiamo poi al rifugio Antermoia che si manifesta nella sua bellezza: non è un posto facilmente accessibile, visto che occorrono un po’ di ore da tutti i lati per raggiungerlo, ma poi se ci passi una notte ti accorgi di tutto: trattamento ed accoglienza super. Ottimo il costo della mezza pensione. Che dire: bisognerebbe invertire i rifugisti, magari con certe nostre valli (Val Masino per esempio?) per verificare se la valorizzazione di un luogo è figlia del passato a tutti i costi o della bellezza unita al progresso, nel rispetto di tutto.

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Passiamo una serata cordiale tutti insieme e la luna piena ci accompagna verso il riposo: camere perfette e igiene ai primi posti. Quest’anno non abbiamo avuto episodi emblematici: anche la Tempesta Vaja dello scorso anno ha più che compensato gli eventuali episodi notturni. La quantità di legna presente ai lati delle strade dell’Alto Adige ha fatto scendere il prezzo di questo materiale e quindi anche russare oggi è poco conveniente; non ti porta sul mercato ed anche se ci vai il margine è negativo.

Quindi? Quindi foto notturne, sonno ristoratore ed alle ore 7.00 operativi come in cantiere.

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Stavolta ho temuto che la colazione fosse fatta dopo la salita: tutti pronti prima dell’orario convenuto. Colazione super con tutti i crismi e poi alle ore 7.50 partenza verso la nostra meta. Temperatura fantastica e via. Attacchiamo la base della Ferrata Est del Kesselkogel verso le 9.00 ed alle dieci e qualche minuto siamo in vetta, dove la gioia prende il sopravvento. La giornata è a dir poco unica, si-vede-in-ogni-dove e non siamo i soli ad essere rapiti dalle emozioni. Anche dal lato ovest sono contestualmente arrivate altre comitive. Tempismo perfetto così che anche le discese diventano più gestibili.

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Baci, abbracci, foto…..insomma il solito rituale che si tramanda da una cima all’altra, col tempo che si mantiene al super-bello. La cresta sommitale va percorsa con massima attenzione per evitare voli altrimenti gestibili e poi la discesa avviene per noi sul lato ovest (opposto a quello che abbiamo percorso in salita).

Arriviamo al Rifugio Principe dove troviamo un po’ di baraonda, ma soprattutto i soliti noti: stavolta vorrebbero salire la ferrata con un paio di cani. Ognuno fa quel che vuole, nel caso specifico sembra che il Qi dei cani abbia prevalso….

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L’euforia irrazionale a km zero si manifesta di solito così: birra accompagnata da speck & patate! Il Passo Principe è un angolo fiabesco dove cartelli di legno ti invitano a buttare via la fatica per immergerti nuovamente in anfratti calcarei più o meno profondi, con nuove vedute e nuove visioni sui giri futuri. Che dire di una capatina al Rifugio Bergamo coi suoi interni in legno e l’atmosfera mistica che lo circonda? Eh, un peccato non averlo fatto, ma oggi abbiamo già dato.

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Il rientro adesso ci aspetta in tutta discesa, prima verso il Rifugio Vajolet e poi verso il Rifugio Gardeccia. Passare sotto il Catinaccio e le Torri per noi ha un valore molto profondo; c’è il tempo per un saluto anche al nostro Egidio o, meglio, al posto in cui per anni abbiamo condiviso canzoni che lui accompagnava con la chitarra, in fresche serate di agosto, nel dopo-cena dei corsi roccia…..

Ci ritroviamo tutti a Gardeccia per l’ultima parte del viaggio: non transiteremo più dalla funivia, ma dalla seggiovia che ora sembra ripristinata e che ci depositerà sul tetto delle nostre auto.

I trentatré trentini si cambiano e tornano ad indossare la casacca brianzola (che con tutto il rispetto non è seconda a nessuno!), ma non immaginano ancora il quinto teorema della Teoria del Caos.

Questo recita più o meno così: nel weekend di metà settembre, quando l’anticiclone delle Azzorre crea un incesto con quello Africano, vuol dire che la Brianza si stacca geo-morfologicamente dalla sua sede per accoppiarsi con le Dolomiti. L’effetto è devastante (un altro Caos per dirla ‘alla Boris’) e produce in tutti i cittadini che abitano dalla Romagna al Brennero un’eccitazione ed una vendetta che si traduce nel mettersi alla guida ed ingorgare tutto il Nord. Elemento di disturbo ulteriore il nostro Marinelli con le sue “mele”: il fatto di non saper scegliere velocemente dove comprarle acuisce il suddetto caos.

In queste circostanze gli anagrammi sono lungimiranti: abbiamo capito che il CASO ci porta a casa in scioltezza e senza traffico qualche volta (rispecchiando il principio delle probabilità), mentre il CAOS è proprio devastante (e si presenta il più delle volte).

Se i TrentaTré trentini entrarono in Val di Fassa trotterellando, non altrettanto fecero al rientro. Potremmo dire che sono rimasti piuttosto sotto le terga del cavallo, con tutte le conseguenze per le ore trascorse in auto.

Molti di noi, appena scesi dalla macchina, han dovuto prendere un pennarello e ri-disegnarsi la Riga-del-Kulo!!!

Un grazie come al solito a tutti coloro che hanno partecipato, perché crediamo si siano divertiti, perché han reso possibile una gestione rapida dei percorsi e perché hanno garantito il rispetto e la tradizione che ormai accompagnano la gita di Settembre di un bel binomio: Desio & Montevecchia.

E comunque….il bello esiste!

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I 33 Trentini: Stefy, Patrizia, Anna, Francesca, Roberta, Angeletta, Elena, Annalisa, Anna, Katia, Lucia (merito anche a lei di aver percorso itinerari escursionistici alternativi percorrendo la Valle del Vajolet e la Val Duran da Pera a Mazzin), Sara, Luciana, Federica, Sibilla, Pier, Alessio, Antonio Inox, Enrico, Erik, Lele, Massimo, Marinelli, Max T, Pier di Desio, Boris, Bob, AleNuzzo, GigiM, Davide, Gianluca, Andrea e Patajean.

by® Patajean

 

 

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UNA CIMA ALTISSIMA!

martedì, settembre 3rd, 2019

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Stavolta sulla cima non si stappa né birra né vino, ma si festeggia con una bottiglia di acqua perché questo è un mountain-brand della salute. Cima simbolo dell’Alta Valtellina e fonte di acqua per tutti noi della Bassa. Praticamente un totem per chi passa da Bormio in direzione Livigno. Per alcune case automobilistiche fanno delle tendine da mettere sui vetri: ne vendono una sola con su Cima Piazzi e la si mette a destra quando vai verso Livigno e a sinistra (la stacchi e la rimonti!) quando rientri in Valdidentro.

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Ormai tutto il vociare che si fa sui ghiacciai è arrivato sin qui e verificare di persona quel che succede è sempre doloroso, una specie di pugnalata al cuore.

Giornata nata “per caso” a seguito di un sopralluogo avvenuto al Bivacco Caldarini in Val Viola Bormina: l’occhio cade su un volantino in Pro Loco ad Isolaccia ed i riferimenti telefonici sono come i sassolini per Pollicino. E’ un attimo e si apre un’opportunità splendida, di cui ieri abbiamo verificato, di persona, il contenuto.

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Farla in giornata è un po’ lunga, ma si può. Costa la classica levataccia, ma poi ti accorgi che è una cima –issima per usare il suffisso che di solito distingue gli aggettivi con cui viene proclamata in giro e sui palinsesti.

Simbolo della Valle e ricercata come la Grignetta per i brianzoli, Cima Piazzi è stata presa d’assalto in questa domenica di inizio settembre; i complimenti vanno agli organizzatori ed allo spirito con cui la salita è stata intrapresa, gestita e conclusa. Da noi ritengo si sia ancora un po’ lontani da questo metodo o, forse, troppo avanti per concedersi ancora questi lussi. Responsabilità, timori e molto altro non rendono più la gita così sciolta. Invece qui abbiamo respirato serenità.

Il legame profondo che mi lega all’alta Valtellina, in modo particolare a Livigno che frequento praticamente dalla nascita, unito alle ‘responsabilità’ attribuite dalla mia sezione in qualità di Co-Gabanatt del Bivacco Caldarini insieme all’amico Pier, rendono il sapore di questa giornata unico!

Prima parte nel verde assoluto sino al Passo di Verva e poi apertura con grandi spazi, la cui unica pecca è quella di essere senza più ghiaccio; un peccato mortale!

Angelo ed io veniamo subito coinvolti nei lavori sulla segnaletica: un bel paio di matite appuntite (!) che pensavamo dovessero servire per firmare il libro di vetta…..si sono trasformate nella nostra croce, che abbiamo portato praticamente sino ad oltre il canale che immette nella parte alta finale prima della cresta nevosa.

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Bell’esperienza e che mancava; di solito si portano altri pesi e comunque ci sono stati anche lamenti dagli altri venti ‘palisti’! tutto sotto controllo. Le ragazze invece hanno socializzato.

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Alle ore 12.00 la cima viene apparecchiata ed è bello toccare la croce nuova posizionata solo qualche anno fa. Purtroppo il meteo si guasta, così come la festa degli occhi, che non possono godere di tutto il panorama completo. L’attenzione si sposta sempre di più verso le cime di Lago Spalmo e Viola, dove i rimasugli dei ghiacciai fanno venire le lacrime.

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Scendiamo quasi subito dopo aver toccato la vetta: qualche pallina di polistirolo avvisa che un minimo di pioggia, prevista per le ore sedici, sembra leggermente un anticipo. Guadagniamo terreno e perdiamo quota, mentre l’effetto nebulizzazione scoccia un po’ gli animi. Come nei migliori film è il finale che prevale, con il ritorno del bel tempo e di squarciature tra le nubi degne del “Kulo più Grande!”

Organizzazione perfetta ed accoglienza inaspettata: un Grazie lo diciamo a tutti i soci del Cai Valdidentro e del Cai Livigno, gemellati in questa giornata. Un grazie a Pietro Urbani che ci ha garantito l’accesso in Valle e ci ha aggregato a questo gruppo numeroso e simpatico. Ho scoperto persone che di solito vedo in maniera formale davanti ad un bancone e all’interno di negozi, così come appassionati o malati di montagna.

Rientro a casa abbastanza buono, una specie di bollino arancio-sbiadito per una volta!

Partecipanti: Angeletta, Stefy, Ongiul e Patajean ed altri 60 partecipanti.

by Patajean ®

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L’UNDICI DI PEJO.

lunedì, luglio 15th, 2019

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  • CIMA: MONTE VIOZ MT. 3.644
  • GRUPPO: ORTLES-CEVEDALE
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: circa 1.350 mt per 6,5 km la sola andata
  • DIFFICOLTA’: F+
  • NOTE: senza neve è possibile arrivare in cima con le scarpette basse da trekking/trail

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Dopo la breve stagione monsonica e la fase del posticipo di tutte le attività – in alcuni casi avevamo otto impegni in quattro weekend – riusciamo finalmente a scappare dal binomio “ansia & angoscia” e a combinare questa gita del Cai Desio tanto attesa. Con qualche incertezza dovuta alle previsioni, ci godiamo un gran bel fine settimana al Monte Vioz nel parco nazionale dello Stelvio.

Considerata un po’ di instabilità nel pomeriggio del sabato, dobbiamo per forza partire presto visto che viaggio in auto e transumanza porteranno via dalle sette alle otto ore.

Ma vogliamo prenderlo un caffè ad Edolo? Il problema di questi posti è come chiamare i loro abitanti: si passa da Malonno, da Sonico…..per finire tra l’Incudine ed il Tonale. Dopo aver svalicato ci ritroviamo verso le ore 8,15 a dover parcheggiare un auto unicamente in posti o silos che costano un euro all’ora e non ci sono sconti per la giornata/weekend. Un po’ panati da questo fatto, scongiuriamo l’apertura di un mutuo così come la donazione delle reni e riusciamo, alla fine, a parcheggiare in tre posti liberi….vicino a Vipiteno (!!!). Allungheremo un po’ l’avvicinamento, ma in compenso viviamo più leggeri. Il prato dove parcheggiamo le nostre tre auto fa invidia a Wimbledon. Mentre attraversiamo il paesino di Pejo Fonti abbiamo un sussulto e ci rimaniamo un po’ male: la città ha incoronato il Cagliari calcio come squadra della Val di Sole. Non so se mi spiego, noi, l’Undici Desiano, dopo tutti gli sforzi e dopo aver scelto questo luogo ameno, trattato in questo modo e sacrificato per il Cagliari, sbandierato in ogni dove, no! Soprassediamo.

Arriviamo alla prima nostra meta che è il Doss dei Cembri, rifugio a quota 2.312 mt da cui inizia il sentiero vero e proprio; peccato che la salita in seggiovia è un’agonia, arrivi prima a piedi; in compenso godiamo ‘lo spettacolo’ di un ometto che, bloccata la seggiovia giusto sulla linea dell’arrivo, decide di saltare giù. Peccato che l’altezza non è quella immaginata e quindi il malcapitato si spétascia al suolo non senza beccarsi anche il kazziatone dal guardiano delle seggiole…..

Alle 9,30 iniziamo a percorre i circa 1.400 metri che ci separano dalla cima; sentiero piacevole che sale inizialmente con parecchie anse e poi s’impenna per raggiungere il Rifugio Mantova posto poco sotto la vetta.

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Arriviamo verso le 13.00 con aria rarefatta, ma contenti; la meteo tiene ed abbiamo fame. Prendiamo posto in camera, constatiamo la bellezza del paesaggio e l’accoglienza magnifica del Rifugio. Un posto così ben tenuto a più di 3.500 mt slm non si vedeva da parecchio.

Dopo la pausa decidiamo di sfruttare il bello e saliamo in vetta, dove tutto appare come lo avevamo immaginato: foto e trastullo anche in compagnia di altre persone con le quali scambiamo quattro chiacchiere. Manca Cima Linke, ma il museo è ancora chiuso e l’attraversamento di un piccolo ghiacciaio alle 15.00 del pomeriggio ci porta a concludere che è inutile.

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Durante la cena si scatena il finimondo: grandine, vento e neve. Botta di vita per essere al calduccio; non si vede nulla e pensare di essere fuori con quelle condizioni, fa nascere un po’ di mal di testa. Con le camere che abbiamo, dormire non è un problema,……è solo “scappato il gatto” un paio di volte, ma alla fine dormire così è già tanta roba.

Sveglia all’alba, foto al plasma celeste e poi una lauta colazione da hotel; che dire: solo grazie per il trattamento al rifugista. Lo consigliamo!

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Scegliamo di scendere perché c’è di nuovo incertezza meteo ed il tragitto è lungo, in aggiunta il museo di Cima Linke apre alle 8,30/9,00.

Decisione azzeccata perché alle 9,50 poco prima di arrivare nuovamente al Doss dei Cembri, passa una perturbazione che ci fòna, passando ad una velocità da ritiro patente.

Talmente veloce che ci coglie quasi impreparati, ci innaffia per bene e poi lascia di nuovo spazio al sole.

C’è naturalmente spazio per un omaggio alle Ombre dei Camuni e poi via sul rientro a Pejo Fonti, dove arriviamo dopo tre giorni di discesa in seggiovia!

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Qui, tra dolce e salato, creiamo due gruppi che si rifocillano secondo i gusti. Stavolta diciamo anche che alle ore 16,00 eravamo a Desio, per riprendere posto ciascuno presso le proprie famiglie.

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L’ “Undici Desiano” del Vada-Via-Ul-Vioz è il seguente: Stefy, Angeletta, Sibilla, Patrizia, Michela, Alfredo (“colpa sua” questa gita), AleNuzzo, Federico, Gigi, Stefano e Patajean.

by Patajean®

 

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