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MAI PROVATA LA RIFUGIO-TERAPIA?

martedì, luglio 24th, 2018

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Penultimo weekend di luglio: il Cai Desio organizza una gita al Rifugio Bosio in Valmalenco, più precisamente all’Alpe Airale. Un gioiello di bellezza posto a 2.086 metri in una conca naturale unica. Un’oasi incredibile nella quale appoggiare le membra, soprattutto se stanche, e ascoltare il silenzio che regna. Non ci sono passaggi alpinistici tali da attrarre masse esagerate o moltitudine di arrampicatori, ma angoli che meritano di essere visti almeno una volta nella vita.

Un po’ di parte sicuramente, ma è incontrovertibile il fatto che la nostra sezione possieda rifugi e bivacchi in luoghi spettacolari delle alpi e il privilegio è veramente grande, visto che qui potresti svegliarti dopo aver immaginato esattamente questi paesaggi, quindi il tuo sogno diventerebbe semplicemente realtà.

Con queste premesse, abbiamo aderito. Oltretutto i capi-gita Anna e Davide stavolta hanno messo sul vassoio un paio di opportunità: la Cima del Pizzo Cassandra da un versante poco frequentato (a torto?) ed il giro dei Laghi Cassandra, altro fiore all’occhiello di un angolo selvaggio e dedaloso che si trova nelle retrovie che separano il Rifugio Bosio dal Rifugio Desio, ormai purtroppo nella fase post-declino!

La meteo per il sabato non promette nulla di buono, nonostante le nostre convinzioni ed infatti conduciamo la salita dall’Alpe Piasci completamente a bagno-maria per tutto il tragitto. Tuttavia la regolazione della manovella -pioggia è stata sul minimo e quindi le gocce sono scivolate su ombrelli e mantelle senza intaccarci. Qui solo un episodio da ricordare: Anna di Inox, forse memore che il sabato è giornata da dedicare alla piscina, in un momento di euforia irrazionale, ha deciso di lanciarsi per una vasca a delfino proprio in una radura sotto al rifugio; probabilmente la vista dello stesso ha scatenato in lei un meccanismo istintivo. Pomeriggio in panciolle accanto al camino a luglio, quindi il che bello mi scappa per forza. Il Torreggio sembra rinforzarsi ogni ora di più per le gocce che via via lo riempiono, ma in compenso il panorama assume quel fascino che serve in queste occasioni.

Nel frattempo fanno la comparsa altri escursionisti o per visitare il rifugio oppure per continuare un lento peregrinare che, in taluni casi, li porterà a percorrere e a toccare altri rifugi della valle durante i prossimi giorni. Un po’ li invidiamo.

Alcuni di noi hanno già le magliette del 40° della Scuola e quindi non si possono non vedere.

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Il tempo rimane brutto praticamente per tutto il sabato, con qualche leggera schiarita verso sera, come da copione. Solo la sera precedente, la quantità di acqua era ancora peggiore, proprio in occasione del VUT (Valmalenco Ultradistance Trail), passato di qui intorno alle ore 02.00 di notte.

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Ci trastulliamo sino all’ora di cena e poi passiamo una piacevole serata in compagnia (accompagnati da un buon Strangola-Galli !), sino al momento in cui, delicatamente, ci portiamo a nanna.

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Per quanto possibile, ognuno cerca di fare meno rumore possibile, ma il pavimento scricchiolante impedirebbe anche a Diabolik o a Due Calzini (penultimo capo dei Comanches) di non essere sgamato. Alzarsi di notte è quasi un sacrilegio che alcuni pagheranno nelle prossime uscite. Comunque c’è chi dorme e chi controlla i movimenti di tutti.

La mattinata inizia presto: c’è chi vuole raggiungere la cima e chi parte per un viaggio esplorativo dei laghi, chi si accontenta della cascata e chi decide per la terapia del benessere denominata “il kulo di pietra” (pratica occidentale, ancora poco conosciuta, che consiste nel credere fermamente che ogni tanto è necessario sotterrare l’ascia di guerra per godere della natura, del silenzio e di tutto quanto non si coglie durante il quotidiano).

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Qui sembra dare i suoi frutti, però non montatevi la testa: per quanto ci si possa stare, prima o poi il ritorno in civiltà è doveroso.

Uscire alle 6.30 la mattina è stato godimento allo stato puro: un’area ed un panorama incredibile nel fondo dell’alpe Airale. L’unico rumore è stato quello del torrente ed una poltrona in granito massello è stato il modo migliore per ascoltarlo, provare per credere. Molti di noi trascorrono così tutta la domenica.

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Una nota a parte: sabato, ad un certo punto, ci siamo chiesti cosa e come avremmo gestito una situazione potenzialmente critica in rifugio, con chiamata del Soccorso; di solito la simulazione di intervento la facciamo all’aperto, durante una salita scialpinistica, ma qui……..è bastato guardarsi in faccia e: “Dài che lo facciamo!”

Insomma, ridendo e scherzando abbiamo chiamato il Soccorso Alpino, abbiamo dato i riferimenti dell’infortunata, della meteo, della situazione e, soprattutto, del luogo in cui ci trovavamo. Tempo quindici minuti e l’elicottero atterrava di fronte al sottoscritto nella radura erbosa accanto al rifugio. Tutto ok, ci siamo tolti tutto: sfizio, dubbio e abbiamo avuto la certezza che non si trattava di nulla di grave.

Che dire: un bellissimo weekend con i due risvolti meteo principali, posizionati al cinquanta percento, con sabato piovoso e domenica incredibile. Compagnia ottima e naturalmente un saluto speciale ad una persona speciale, il nostro Egidio. Per l’occasione lo abbiamo voluto ricordare con un gesto semplice, visto che proprio recentemente era stato in vetta al Pizzo Cassandra; purtroppo causa peggioramento tempo nel pomeriggio non è stato possibile raggiungere la cima, ma solo il Passo Cassandra; però un ricordo doveroso è stato lasciato.

A lui un momento particolare dell’escursione, a nome di tutti quelli che lo ricordano con affetto.

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Partecipanti: Anna, Davide (i due Capi-Gita del weekend), Ginevra, Giorgia, Chiara, Angeletta, Anna, Sara, Pier, Inox, Pier di Desio, Enrico, Silvano, Claudio, Marco, Christian, Davide T, Sibilla, GigiEmme, Flora, Paolo (i miei genitori) e Patajean; la domenica anche Silvia, Marco, Tommy e Luca.

by Patajean®

 

 

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OGGI E’ DIVERSO!

martedì, maggio 29th, 2018

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Oggi, domenica 27 maggio 2018, è un giorno diverso: mani e piedi toccano e spingono cose diverse da quelle cui siamo abituati. Le prime sono sempre in appoggio, ma non trazionano nulla che sia simile ad una presa o ad un bastoncino; i secondi sono in appoggio, ma tendono solo a garantire fluidità in orizzontale, con variante salita e discesa.

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Abbiamo aperto un ciclo diverso? O semplicemente stiamo cavalcando un nuovo ciclo? Forse si, abbandonando per un giorno lo standard.

Non è stato per niente male, anzi. Nuovo appuntamento con il Cai Desio per una gita sezionale sulla ‘due ruote’. Appuntamento a Monza con un’ unica condizione: venire in Mountain Bike dall’inizio alla fine e sotto l’egida di Stefy, artefice sin dall’inizio di questa avventura.

Giornata piena di episodi, uno in fila all’altro e quindi emozionante nel suo lento dipanarsi:

  • Partiamo con il puzzo della tratta Monza-Bergamo: qualcuno ha nascosto un merluzzo sotto il sedile nei giorni precedenti oppure ha mangiato una platessa cruda lasciando la più parte in giro per il vagone: devastante! Meno male che il viaggio è durato poco;
  • Passare il ponte di Paderno sul treno è sempre una piccola emozione, il cui colore può essere solo mono-cromatico!;

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  • Ieri eravamo in dodici, ma nel caso in cui fossimo molti di più occorre pensare a come sistemare le bici sul treno; fuori sul tetto sarebbero un problema in caso di galleria e avete mai visto una ferrovia senza?

Arrivati a Bergamo non ci resta che azionare i pedali insieme a Massimo e Roberta che ci hanno raggiunto lì direttamente; si parte quindi ufficialmente con la gita per entrare in Valle Seriana.

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Il tempo di dire da parte del Capo-Gita Stefy: “Fate qualche prova coi cambi, visto che siamo in piano”…. che subito il sottoscritto scassa il carter di protezione e perde la catena, momento topico di panico unito a risate pazzesche: catena in mano e difficoltà a rimetterla in sesto tra risate esilaranti!

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Non distribuiamo le maglie coi vari colori, ma è chiaro che i Gran Premi della Montagna sono molto più wc-ni di quel che sembra.

Fatto sta che partiamo a tuono ed al Ponte di Nembro siamo già persi……lanciamo un urlo ed il gruppo si ricompatta: la maglia rosa torna in bacheca e s’innalza in cielo per un nuovo obiettivo. Comincia il tratto tecnico della prima vera salita: da gruppo ci trasformiamo in fila indiana, che piano piano misura la lunghezza del paese.

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Scopriamo che la lingua esce non solo durante il tric & trac delle assi, ma anche sui pedali e ci chiediamo, dato che il primo punto di ristoro è nell’Oasi della Pace, perché la Madonna non appaia a livello del mare. Perché dovrebbe apparire e parlare solo in quota?

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Posto tranquillo e pace incredibile, ideale per rifocillarsi e per verificare dove è avvenuta l’apparizione.

Comincia ora una discesa classificata tecnica senza palta, che oggi però abbonda; gesto tecnico e audacia di movimento diventano un must per portare a casa la pelle. Qualche caduta sporadica e kg di palta raccolti sulle ruote con lancio di proiettili ai concorrenti. Un momentaccio che dura sino all’Oasi del Pranzo. Nessuno in giro e relax micidiale, pronti per la seconda fase: anche qui un mix di salita e discesa che spezza le ultime risorse (per alcuni) delle gambe.

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Sul finire qualche ulteriore elemento che merita di essere menzionato:

  • I freni del sottoscritto che finiscono e debbono essere tirati, visto che a leve tirate la bici non mostra intenzioni di bloccarsi;
  • Pier viaggia per 40 Km con il manubrio al contrario e se ne accorge solo grazie ad un turista (attento) che troviamo al Bar-cicletta, luogo ameno in cui compaiono le birrette; anche qui un momento esilarante visto che ci si accorge di come la bicicletta abbia funzionato sinora al contrario;

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  • Boris, sempre lui, indipendentemente dal calzare le assi o la bicicletta: quest’oggi ha pensato bene di perdere il GPS sul ponte del fiume Nembro, in corsa e direttamente in mezzo alla carreggiata. Il solito kulo e per cinque minuti non è passata nessuna macchina; altrimenti avremmo un nuovo ritrovato della tecnica: l’ultra-piatto.
  • Isidoro, che dopo il suo vissuto quotidiano coi treni presi e ripresi con ritardi apocalittici accumulati sulla tessera punti e dopo diverse comparse in libri di Agatha Cristi per suicidi su rotaia, finalmente riesce a vedere l’interno della locomotiva, intervistando il ‘cocchiere’ e pensando per frazione di secondi di poter toccare con mano anche la sirena….azionandola una volta nella vita.

Insomma, un bel momento tutti insieme per una gita finalmente diversa dal solito; magari siamo sempre noi ma chi-se-ne-fotte; si spera che la prossima sia frequentata da altri. In effetti in questa domenica a Desio ci sono stati numerosi eventi che hanno potenzialmente sottratto aderenti.

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Ci siamo divertiti ed in maniera diversa dal tradizionale, ogni tanto ci sta.

I vincitori del Primo GP della Val Seriana: Stefy (un elogio particolare per l’organizzazione impeccabile), Manuela, Anna, Patrizia, Roberta, Antonio Inox, Bob il Conte, Pier, Boris, Max T., Isidoro e Patajean.

by Patajean®

 

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LA BRIANZA IN DORSALE: 04/03/18.

martedì, marzo 6th, 2018

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  • CIMA: Piz Belvair mt. 2.822
  • ZONA: Engadina (CH)
  • SVILUPPO & DISLIVELLO: circa 12 Km A/R + 1.100 mt DSL +;
  • DIFFICOLTA’: MS+
  • NOTE: Neve ottima nonostante esposizione sud; trasformata e portante al di là dei dubbi iniziali. Pendio ripido sotto la cima da “Ocio!”, ma senza problemi.

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Oggi poco più di una classica “Sporca Dozzina” ha ripetuto con successo l’esordio dello Scialpinismo Sezionale Desiano di qualche settimana fa; la seconda uscita ufficiale si è svolta nella cornice Engadinese, dove il silenzio della zona si contrappone alla folla dispersa sui vari pendii ed è incredibile come la massa possa essere così assorbita senza che il rumore prenda il sopravvento. Qui è come se il super-ammortamento avesse avviluppato tutte le cime, riducendo la potenziale caciarra a semplice film muto. Il solo turpiloquio a cui si assiste, in questa domenica praticamente perfetta sotto il profilo meteo, è il vociare della “Festa dell’Unità Svizzera” in atto presso Madulain nel fondovalle; vociare la cui eco si trascina sin sulla dorsale “brianzola” del Piz Belvair. Si, perché oggi la zona è stata invasa non solo da Desio ma anche da Calolziocorte, anche loro in gita sociale.

Domenica perfetta per il tempo dopo la fine di un gelicidio ed un freddume da primato (…….inutile visto quanto succede da millenni). Se fa caldo non va bene, ma dopo un giorno di freddo il lamento diventa oltraggioso; se fa freddo non va bene e dopo un giorno è nuovo un copia-incolla. Che stufida!

Sbucati al Maloja si entra nella solita cornice di armonia che il lago ed il circondario riescono ad emanare; basta lanciare lo sguardo sul lago e nel mezzo è subito evidente la sagoma del ‘pescatore di foche’, una specie di omino gelato (probabilmente un tutt’uno con il manto ex-lacustre) con in mano una canna in attesa dei cavedani del Lach de Laj o degli agoni di Pontresina. Ma la domanda sorge spontanea: visto che è privo di movimenti, vuol dire che è lì dalle 5.00 oppure da settimane?

Partiamo alle 9.00 circa dalla Staziun di Madulain, dove la partenza e gli arrivi dei treni sono scanditi dal megafono in romancio: uno spettacolo….anzi uno zpeta-cul!

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Saliamo subito sulla rampa pratosa che immette nel Bosco degli Spiriti, una serie di alberi tra cui si snoda la traccia che percorriamo in tutta simbiosi col sito circostante sino all’Alpe Belvair, balcone panoramico di sicuro interesse; vista notevole su tutti i principali gruppi montuosi della zona, con allungo su alcune montagne imponenti.

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Bevutina, frutta secca e di nuovo in marcia sui pendii sostenuti che si trovano subito dopo. Ormai la dorsale appare in tutta la sua forma: chiara, evidente e stagliata in un cielo azzurro che più di così non si può. Non si capisce se è la montagna che si staglia nel cielo o se è il cielo che si adagia sulle cime. La traccia si insinua nel pendio, incidendo il percorso in maniera netta. Oggi solo italiani su questa vetta ed in poco più di tre ore siamo in cima, non prima di aver percorso il tratto più delicato, un centinaio di metri ripidi (+/- 35°) che hanno impegnato tutti con pertiche non proprio agevoli.

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Riprendo le parole del Nuzzo, sempre attento osservatore:

“…….proseguiamo fino alla rampa finale, con qualche passaggio delicato su neve molto lavorata dal vento. Ad ogni modo, tutti i partecipanti si sono comportati molto bene, e sono arrivati in cima. Lassù, la vista del roccioso Kesch, in primo piano, ripagava la fatica. Ma, si sa, panorami a parte per qualsiasi scialpinista il miglior premio è la discesa, che anche oggi è stata di soddisfazione, su farina pesante ma portante”.  

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In effetti la discesa è stato almeno un paio di volte più godevole del previsto; seppure un po’ pesante, la neve ha permesso sino in fondo una sciata gradevole e senza troppe paturnie. Mai crosta e mai marmellosa. Cotta al punto giusto……

Un bell’episodio da ricordare è quello dell’amico “Fido” all’Alpe Belvair; rilassati e trastullati al sole dell’Alpeggio, sempre di fronte ad un panorama incredibile, veniamo raggiunti da un cane salito in anticipo rispetto ai suoi padroni (di lì a poco anche loro in zona). Iniziata quasi per scherzo la fase del “dài, recupera la palla di neve”, il quadrupede ha pensato bene di iniziare una fase di “Triathlon Selvaggio” incaricando ciascuno di noi di lanciarne una e sbraitando latrati felini in caso di diniego; il tutto sino a dimostrare la sua scaltrezza e flessibilità canina nel protrarsi su nel cielo per agganciare la preda. Dalla classica impennata sino ad arrivare al carpiato engadinese: salto di un paio di metri con avvitamento roteante e ricaduta sciolta con preda tra i denti al seguito. Il Circo Togni chiama….

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Riprendiamo il cammino verso il basso lanciandoci nella ‘Libera del bosco’ e sino ad arrivare di nuovo alla Staziun, dove ci assale l’idea di coricarci di fianco al treno in arrivo per capire chi va più veloce….

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Partiamo felici e contenti sino a rientrare in Italia per una birretta veloce al Moreschi, non prima di aver visto gli scalmanati del kite-surf sul lago, attività ludica della domenica pomeriggio presso Saint Moritz; dopo la merenda non facciamo in tempo a ripartire che siamo già a casa, un evento che speriamo si ripeta presto! Oggi i KdP (i Kagoni della Pista) non ci sono ancora….

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Un paio di saluti importanti dalla cima: al nostro Presidente di sezione Claudio un grande abbraccio in una giornata importante ed un altrettanto abbraccio al nostro amico istruttore Max, neo papà di Vittoria.

Naturalmente grande merito agli organizzatori del secondo evento 2018: Ale & Bob. Anche oggi un momento conviviale importante; per le sezioni il fatto di essere valorizzate è molto importante e tanto di cappello a tutti coloro che le sostengono.

La Tredicesima esiste anche in Svizzera ed in quota: Anna, Federica, Gaia, Ale Nuzzo, Bob, Ale Villa, Boris, Ermanno, Augusto, Enrico, Giuseppe L, Umberto e Patajean.

by Patajean ®

 

 

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ACARI & POLVERE sullo ZERBION.

martedì, febbraio 6th, 2018

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  • CIMA: Monte Zerbion mt. 2.722
  • ZONA: testata della Valtournanche (VdA)
  • DIFFICOLTA’: MSA+ (il ‘più’ lo aggiungo per il pepe tirato fuori sugli ultimi 200 mt di cresta)
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: 240 mt per +/- 13 km (a/r)
  • NOTE: neve superlativa nella pala alta e sino al limite inferiore del bosco. Farina fresca con spessore ideale, anche se il mulino l’ha prodotta tra uno e due giorni prima. Manto ben consolidato e nessun segnale particolare di pericolo.

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Il titolo rispecchia un po’ la situazione, che a veder bene potrebbe essere presa in prestito da un vecchio film in voga quando eravamo piccoli: “Togli la polvere per mettere la polvere”.

Si, in realtà è proprio così: la sezione del Cai Desio ha ripristinato un calendario di gite sociali tra le quali ricompare anche lo sci-alpinismo e questo è un bel soffio di polvere vecchia che viene tolta; dall’altra parte i Capi-gita (ai quali va un grande plauso) hanno scelto un itinerario di tutto rispetto, sia per il panorama sia per l’ottima neve che chiamerei addirittura polvere vista la conformazione della stessa ed il godimento che ne è scaturito in discesa; quindi ecco spiegato il togli-e-metti.

Oggi tra di noi Zecche e Mosconi…….a confondere le idee naturalmente, ma tutto è bene quel che finisce bene.

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Partiamo con un numero che ruota all’infinito intorno al diciassette, con vari tira e molla che alla fine scongiurano il peggio: abbiamo bisogno di iniziare col piede giusto ed ogni mossa è calibrata al millesimo. Dopo una breve sosta al solito Viverone arriviamo a Promiod in perfetto orario. La prima parte è tutta all’ombra per la gioia degli arti, poi piano piano il bosco lascia intravedere la dorsale alta dove il sole è ormai presente all’appello dalla mattina presto (avevamo già visto in tutta la sua maestosità la cima passando dall’autostrada). Quel vedo non vedo che porta al godimento la macchina fotografica è garantito da una nebbiolina che a tratti sale dal fondo valle.

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Si vede di tutto: dalla Nord della Cima di Lavaredo alla Palla Bianca; dalla cordata ferma alla seconda sosta del Canale Coolidge al Pelvoux fino ad arrivare al trio che sta pernottando al Bivacco delle Periades! Il lancio della cima è un gioco alla moda…..del resto sotto di noi c’è il Casinò di S.Vincent!

Con noi alcuni ciaspolatori, ma al di fuori di loro poca gente in giro; in compenso i pendii sembrano sufficientemente tritati dal passeggio di ski-alper che probabilmente non lavorano o seminano il terrore in ore diverse dalle nostre.

L’uscita sul crestone viene beatificata dal gruppo e riscaldata dal sole; ci aspetta un tratto abbastanza delicato che di solito dipende dalle condizioni; il primo traverso è tranquillo, ma poi è meglio abbandonare le assi per raggiungere la cima vera e propria a piedi.

Una specie di scala santa ci accompagna verso la Cima della…..Madonna, visto che sullo Zerbion non si può non notare la grande statua che la caratterizza.

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Prima facciamo le foto di rito poi ‘usciamo fuori’ il gagliardetto sezionale e, infine, giriamo le terga che invertono la rotta; il baratro che si apre in un paio di punti è sufficientemente lungo quanto il tratto del gargarozzo che si muove per allertare il cervello sulle conseguenze di un’eventual mossa fallace. In realtà la dovuta attenzione aiuta a superare il momento e a riportare tutti al deposito sci. A ben guardare verso il basso erano visibili i tavoli da gioco all’interno del Casinò…..ocio! e quanta gente che gioca senza accorgersi della bellezza del paesaggio che sta sopra e tutto intorno.

Meritata sosta prima del godimento inguinale: l’inclinazione particolare del pendio sommitale fa si che la neve rimanga bella anche a distanza di tempo. E’ così: pensavamo di godere di un po’ di sole con una sosta prolungata ma le curve prima ed il “Bosco degli Spiriti” dopo ci hanno proprio divertito e non fatto fermare per tutto il tragitto della parte alta. Slalom sino alle baite diroccate ed una bella sosta meritata con thé caldo e biscotti.

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Ultimo tratto meno bello che si svolge sul fondo valle con strada piuttosto gelata e finale ‘sportivo’ prima del meritato riposo in auto.

Non può mancare una sosta, che riteniamo di poter fare nel Camping Dalai Lama di Promiod, situato proprio sulla strada del rientro e che ci riserva una gradita sorpresa: una bella veranda tutta per noi dove fare merenda.

In Valle d’Aosta abbiamo preso coscienza di un paradosso ormai consolidato: l’autostrada la paghi coi reni, mentre birretta e tagliere di salumi vengono via praticamente gratis. E’ un mistero che cercheremo di capire meglio col tempo; sarà la mano-invisibile di Adam Smith che ogni tanto s’allunga a spiegare l’economia in regioni diverse dalla nostra.

Ripartiamo con un po’ di patema visto il traffico che sgorga dalle singole vallate, ma tutto sommato ci è andata benone anche con il rientro.

Un grazie ai nostri Bob & Ale che in qualità di responsabili gita ci hanno guidato in questa bella giornata in compagnia; scelta direi perfetta accompagnata da neve che meglio di così non poteva capitarci.

Partecipanti che si sono Zerbi(o)nizzati in questo angolo della VdA: Stefy (al suo rientro!), Anna, Patrizia, Emma, Gaia, Barney, Ale, Bob, GigiM, Marco, Augusto, Enrico, Giuseppe, Boris, Giorgio e Patajean.

By Patajean®

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L’SA1 2018 INIZIA CON L’IMPEPATA DI CODA.

lunedì, gennaio 15th, 2018

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Mi ricordo da piccolo le mille volte in cui mi hanno portato in giro e vedevo intorno a me persone ‘grandi’: mai e poi mai avrei pensato di diventare adulto anche io e mai avrei pensato che un giorno la stessa sensazione l’avrei vissuta al contrario, vedendo i giovani frequentare i Corsi. Per carità nessun lamento, ma che strano vedersi davanti di bagaijj tra i diciotto ed i ventisei anni: in forma anche se la notte prima han fatto baldoria, con fiato da vendere anche se son cinque anni che non fan nulla e senza un fastidio dopo mezza giornata a spingere sui quadricipiti.

C’è un altro inconfutabile elemento che dimostra il passaggio inesorabile del tempo: la lettura del menu nei bar. Per guardarlo e scegliere cosa prendere ormai si usa uno schema ben consolidato: uno è dentro e finge di leggere il menù; in realtà lo tiene girato al contrario e l’altro, fuori e da lontano, legge e telefona al primo che sceglie! Se, invece, entrambi sono dentro, leggono a due metri di distanza: uno tiene e l’altro da due metri legge a voce alta. Brutto diventaààà véechh!

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Oggi ha preso ufficialmente inizio il Corso SA1 2018 in Val Gerola; peccato che, contestualmente, tutti i ciaspolatori del nord Italia si siano dati appuntamento qui, in Gerola (molto) Alta. E mannaggia a loro che hanno buttato all’aria la colazione di alcuni di noi. Niente sosta e via verso la meta prima che ciulino tutti i parcheggi e i pendii; per la serie “e anche oggi si fa colazione domani” (ndr: la citazione originaria è leggermente diversa, ma ormai la pronunciamo solo visto che scriverla si può, ma dopo che tutti i bambini sono andati a dormire). Sempre bella la Val Gerola ehm……però pellare lì è come passare la domenica mattina nel freezer in attesa che qualcuno si decida a ritirarti fuori. Praticamente il sole lo abbiamo visto in una zolla di neve poco prima di arrivare al vertice inguinale dell’ultimo skilift, posto poco sotto il Passo di Salmurano. In questo inizio di Corso l’idea è stata quella di mixare la pista con il fuori-pista, testando tutti sulla tenuta in salita e verificandone al contempo il portamento verso valle, unendo utile al resto.

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Neve tutto sommato bella e parecchio arrosto sul fuoco: dai metodi di salita alla ricerca Artva in un campo fra i più belli creati negli ultimi anni. Poi discesa per un bel canalone che ha evidenziato le doti di allievi e non (Bode Miller in primis ed alla ricerca dei punti Fisi perduti!).

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Ah, prima che mi dimentico, oggi trovato modo per non aver freddo alle mani: lasciare le dite in auto. Luca ha chiesto ad Anna una bella chiusura rapida mentre ritirava l’attrezzatura. Detto-fatto un binomio perfetto oltre che un doppio participio passato….come passato avrebbe potuto essere tutto quanto fatto da Luca con le sue preziose dita. Tutto bene quello che finisce bene.

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E che dire di Maurino che oggi ha trovato il modo di rendersi utile in assenza di tavolari: con la sua giacca-vento della Norrona ha preso il posto dei semafori: a seconda di come si girava la gente si muoveva. Rosso ed erano tutti fermi, verde e si andava tutti……l’arancio serviva per fare le manovre. Lui non lo sa, ma all’Anas stravedono e lo farebbero dirigente domani mattina.

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L’infilata di coda è sempre una manovra cruenta, ma non deve diventare mai invasiva; vedere cinque-sei persone che la tentano davanti ad un ingombro è come vedere bambini in fila a fare i loro bisogni, ma alla fine il tutto è venuto quasi alla perfezione.

Rientriamo presto e c’è il tempo per una birretta, ma un’auto fugge. Perché?

La cameriera impazzisce per le ordinazioni, chiede il licenziamento per esaurimento, ma si riprende alla fine quando ci offre anche l’amaro: alla fine siamo simpatici anche al prossimo.

E adesso? Adesso faremo un 3×3 diviso due e spiegheremo come si organizza una gita (verrà fuori l’esatto contrario di quanto fatto oggi, ma pazienza!).

Tutto bene oggi e tutto bello: soprattutto vedere i giovani motivati e ben indirizzati.

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I pazzi di Fenile: Federica, Alessandro, Francesco, Federico e Gabriele; Anna, Gonza, Barney, Gigi, Giò, Andrea, Massimo, Teo, Bob, Luca, Ronz, Adriano e Patajean.

by Patajean®

 

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APERTO IL SIPARIO PER IL 2018.

lunedì, dicembre 18th, 2017

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  • CIMA: Pointe de la Pierre mt. 2.653
  • ZONA: Valle d’Aosta – Cogne
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: circa 1.300 mt D+ per circa 12 km di sviluppo totale;
  • DIFFICOLTA’: nessuna;
  • NOTE: neve ‘col trucco’. Si è presentata nel migliore dei modi, ma ha nascosto quel non so che di infido: un po’ come il lupo mascherato d’agnello che poi nel piatto diventa una tigre che ti azzanna i quadricipiti.

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Così come c’è un ‘primo sale’, c’è anche una ‘prima neve’ e quest’anno, dicendolo in silenzio anzi scrivendolo solo, speriamo che la prima neve sia di buon auspicio alla successiva. La perturbazione ultima ha fatto sì che i fiocchi bianchi siano precipitati copiosi soprattutto ad ovest, lambendo persino i paesi a bordo valle e quindi la decisione di evitare lastre di jazz dalle nostre parti piuttosto che percorsi pelati ha fatto si che la punta delle assi mirasse la Val d’Aosta.

Durante la lezione Artva di sabato presso Montevecchia per il Corso SA1, tra una patata ed il beep di ricerca, il gruppo ha deciso di tenere questa meta, non ultimo il discorso sicurezza e visto il bollettino nivo-meteo in essere.

Scelta azzeccata, soprattutto considerando la neve sul percorso ed il colpo d’occhio che hanno reso più gradevole tutto quanto: dal paesaggio circostante al fine gita. In pratica siamo rimasti avvolti nella bambagia.

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Il panorama che si gode dalla cima è in effetti un fiore all’occhiello della gita: le principali vette dell’arco alpino valdostano, con alcuni sforamenti in svizzera, è devastante e si ha solo l’imbarazzo della scelta.

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Inizia quindi più o meno ufficialmente la nuova stagione invernale e noi torniamo a casa contenti per averla scelta…..un po’ meno contenti, invece, quando apriamo il portafoglio alla fine. Tanto è cara oggi la neve nel senso di poterla vedere depositata in giro quanto è cara nel senso di pagarla per andarci sopra. In effetti è piuttosto pittoresco, per non inveire in altro modo, come in quella zona si lamentino di alcuni episodi di riduzione in termini di affluenza di turisti: in realtà è quello che vogliono e prima o poi sarà così. L’alternativa è un pia illusione che la gente non ci vada in autostrada per poi vederla ugualmente percorrere le strade secondarie, coi gas di scarico ugualmente presenti. E’ una vergogna che con cinquantasei eurozzi si vada solo ad Aosta per poi tornare a Milano a vedere sul pannello quanto si è speso, mentre con gli stessi soldi forse fai un salto al Brennero e torni pure. Roba da avere tutti i denti cariati in poche ore. Vigliacca la volta che sbagli ed al ritorno entri prima di Aosta: senti un bruciore interno e ne hai certezza al casello di Milano! Tredici km in più e fatti per sbaglio tra Courmayeur e Aosta costano uno sproposito. E poi si sente di aumenti anche per il 2018.

Certe cose le metti sempre sul ridere, ma c’è di che fare esame di coscienza.

Avvolti nel bosco ci coccoliamo tra la vegetazione, anche fitta in certi punti; poi usciamo verso l’ultimo alpeggio da cui si vede la cima, raggiungibile attraverso un lungo dosso sicuro. Non siamo soli e qualcuno (Alessandro di Gorgonzola) lo conosciamo pure.

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In cima c’è parecchio spazio e davanti è un po’ come affacciarsi sul tetto di un palazzo per vedere chi gioca in cortile: sotto di noi ed in lontananza ci sono gli impianti di Pila con gli sciatori intenti ad ammortizzare il giornaliero.

Scendiamo sulla pala centrale, con neve come detto un po’ infida che fa vibrare i turbo-cipiti: prima parte molto aperta e seconda nel bosco, con varianti da toboga in alcuni punti e tronchi mimetizzati da paletti poco snodati.

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Alla fine suona il “Carillon” e noi non ci facciamo mancare l’appuntamento.

p.s. oggi per una volta abbiamo apprezzato i cani in montagna; quattro cecoslovacchi al seguito del loro padrone; tranquilli ed ubbidienti da far paura. In cima e prima di scendere il comando è stato: “Dài ora dietro di me…!” e loro in fila indiana si sono messi dietro e con lui sono scesi. Da manuale!

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Partecipanti: Anna, Mirko, Andrea, Teo, Giovanni, Luca e Patajean.

by Patajean ®

 

 

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NELLA FIABA PER UNA NOTTE.

mercoledì, dicembre 6th, 2017

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E’ capitato di raccontare una fiaba o, prima ancora, di sentirla dalla bocca di altri. Forse è capitato meno di accorgersi, durante il racconto detto o sentito, di ritrovarsi improvvisamente immersi nelle pagine di un libro.

Ecco è successo questo, in una notte di inizio dicembre’17, mi sono ritrovato con la famiglia a pagina 85 di un libro di fiabe e racconti fantastici.

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Dopo trecentosessantacinque giorni di attesa un giorno di gioia, ma di quelli da raccontare per le coincidenze che si sono verificate: una su tutte, la neve. Chiamata a più riprese, assente negli ultimi tempi, merce rara forse peggio……beccata proprio in pieno nel posto in cui un anno prima era partita la prenotazione. Chi l’avrebbe detto? Nell’unico punto in cui è passata la perturbazione.

Posto particolare che lo diventa ancor di più nella circostanza; fuori dal mondo, ma anche a portata di mano, lontano ma non troppo; situato dietro il paesino al di sopra del quale due piccole case sull’albero aiutano i visitatori a trascorrere una notte che in alcuni casi diventa un incanto. Notte che va prenotata con largo anticipo, perché va a ruba.

Si arriva in macchina a cinque minuti dalla meta, ci si trova davanti ad un bosco all’interno del quale sorgono queste due piccolissime abitazioni, sospese come se volassero tra i rami del bosco. Non ci sono armadi e ci devi andare con l’essenziale. Poi ti accorgi che basta. Tutto in miniatura tranne l’emozione, ma una grande vetrata che ti permette di contare le pecore di notte nel bosco, nel caso in cui non prendi sonno. Impossibile e infatti non ci sono pecore.

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Tanto stupore per nulla? Forse abitiamo in una regione sbagliata, bella ma troppo caotica; basta uscire, anche solo mangiare in tre e spendere poco e domandarsi ”dove” c’è qualcosa che non va: da noi o da loro……

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Vi si arriva a piedi passando per un piccolo sentiero di gnomi e luci, si entra per depositare i pochi bagagli e quando si esce, sorpresa: neve a manetta e centimetri che arrivano uno dietro l’altro, tutti in fila e tutti che si posizionano come da manuale, in un puzzle che poi si mostra nella sua bellezza.

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Si dorme beatamente, ma si viene anche improvvisamente svegliati dai botti che la neve di notte, cadendo sul tetto di legno, provoca e che ti echeggiano nei timpani.

Al mattino i centimetri sono più di trenta, anzi trentacinque quando esci dal bosco dove non ci sono protezioni di nessun genere; poi vai a cercare l’auto ormai sommersa: uno spettacolino senza biglietto.

Ti sposti nell’angolo colazione ed anche qui sei immerso in un paesaggio diverso da quello cui siamo abituati. Bellissima esperienza.

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L’ultima parte è costituita da un gioco: “Cerca la tua auto” e se la ritrovi puoi tornare a casa, non facilmente visto che sei lontano e devi uscire dal raggio della perturbazione che in questo weekend ha deciso di venire a trovarti. Non si è capito se spostandosi verso al Francia abbia gridato: “Fra un po’ torno e la porto anche da voi”.

Speriamo perché l’è dura…..senza.

A distanza di più di quarant’anni si torna a giocare sugli alberi, prima immancabile meta per chi decide di non avere il kulo di pietra; un passaggio obbligato.

by Patajean®

 

 

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LA CARICA DEI 101 ALL’ALPE DEL VICERE’.

martedì, novembre 14th, 2017

E’ pensabile che dei genitori poco sani trasmettano ai propri figli le stesse malsane abitudini? Di solito le malattie si trasmettono per contagio, ma una buona dose è per via genetica…….nell’era moderna potremmo aggiungere (forse) che anche tramite bluetooth buona parte dell’euforia irrazionale dell’età che avanza, automaticamente si disperde nei paraggi dei figli, che ovviamente ed inconsciamente colgono al volo.

Però si divertono e quindi questo significa qualcosa.

Una serata all’insegna della spensieratezza, in questo modo, si può fare? Si, ed anche in un rifugio al calar del sole sopra la Brianza. Alla Capanna Mara, sopra Erba, tutto ciò si è realizzato nella serata di sabato 11 novembre. Ritrovo all’alpe del Viceré verso le 18.30 e poi salita al rifugio dove ci aspettava una cenetta a base di chiasso e baccano. Si perché ‘un quintale di persone’, di cui i due terzi bambini, non passano proprio inosservati e tantomeno se la passano in silenzio.

In queste occasioni l’unica cosa che ti rimane da fare è parlare con gli inquilini del tuo tavolo; l’impresa di farlo con quelli degli altri è come una traversata transatlantica o come pretendere di gridare dal Palanzone all’isola di Bora Bora, pensando che quelli ti sentano, girandosi, dopo dieci secondi!

Un bel momento di serenità in attesa di ridiscendere nuovamente verso casa prima di mezzanotte. Una specie di via di mezzo tra l’escursionismo giovanile, la gita fuori porta e la voglia di non mollare mai.

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Che dire: i Bimbi che prendono dai Bambi o questi ultimi che tentano inesorabilmente di cambiare la prima vocale per emularli, nascondendosi per evitare di essere beccati? Probabilmente lo scopriremo al prossimo episodio. Per il momento il tutto si è svolto perfettamente ed un grazie particolare va ai principali artefici dell’organizzazione: Silvia e Johnny.

Nelle foto un scorcio di parte dei partecipanti: per i nomi si invitano i lettori a rivolgersi all’anagrafe dei singoli paesi di riferimento, troppi!

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Buona notte per tutta la notte!

by Patajean

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LO STATO DI GRAZIA.

giovedì, ottobre 12th, 2017

Una nazione nuova con ulteriore bisogno di indipendenza locale? Un nuovo stato aderente alla UE, magari con deposito bandiera e sovranità in qualche luogo remoto? Un paese di proprietà di un tiranno donna? Niente di tutto ciò, ma semplicemente uno stato d’animo che sento sempre più presente in questo periodo; siccome le cose belle ogni tanto vanno dette, eccomi a descriverla nella sua manifestazione più elementare. Si, perché in fondo si tratta di questo: un semplice, e sicuramente già testato da molti coetanei, momento in cui la percezione duale “mente-corpo” si esprime alla massima potenza pur non essendo, la scocca che li contiene, quella di un tempo. Eh si, perché si sono superati i quaranta da un pezzo. Peccato per quest’ultimo aspetto, ma altrettanto bella la sensazione vissuta!

Quante volte capita di dire a voce alta, durante una discussione, “ma perché non avere avuto questa testa venticinque anni fa!?” Da numerose schermografie ed ecografie fatte negli anni sono emerse un casino di fratture qua e là, ma fortunatamente il cervello nella sua essenza grigia, dello stesso colore anche sull’esito, è sempre risultato esserci (ndr: le kazzate di solito hanno volume e peso specifico, per cui rimangono nonostante il passare degli anni). Forse si è sempre trattato di una scatola, di un packaging vuoto, contenente il nulla cosmico, un’impalcatura strutturata solo ed esclusivamente per tenere distinte e distanti le orecchie (citazione, sorry!), però diciamo che non ha mai avuto piena consapevolezza come quella maturata negli ultimi anni. La consapevolezza del qui ed ora è indescrivibile. E’ anche vero che un binomio corpo-mente come quello attuale avrebbe avuto venticinque anni fa ben altri riflessi: considerato che ‘a diventar vecchi aumentano gli stremizi e tutto il resto’, molte delle innumerevoli kazzate sarebbero rimaste nel sacchetto all’interno di un baule, per paura di essere bastonate appena fuori!

Certo, avere oggi molto del tempo che fu aiuterebbe a togliersi qualche sassolino in quota che è ancora lì, che si realizzerà magari col tempo, ma che rappresenta pur sempre un lumicino che prima o poi mostrerà tutte le dita (cinque) per salutarti oppure una sola (il medio!) per mandartici….

A vent’anni c’era la performance che bussava ogni mattina, anche se in realtà voltandosi indietro non era così accentuata, ma mancava quel controllo che, invece, c’è ora e che è sicuramente un valore aggiunto. Quindi meglio la gallina ieri o l’uovo oggi? Il “take-away inglese o il ciapa-e-porta a kà della Brianza” teniamocelo stretto.

Ultimamente, fra potenziamento del ginocchio malconcio a causa della Tagata del 2015, Progetto Benessere nell’azienda più bella del mondo per cui ho la fortuna ed il privilegio di lavorare e, per finire, le gite con gli amici, si sente proprio questo beneficio acutizzato dal fatto che la performance rimane sempre in secondo piano, mentre emerge prepotente il bisogno di star bene, in compagnia delle belle persone e con il massimo plaisir nel momento in cui si kaga-giù l’idea di andar in giro per valli e non.

Senza contare quando sei in giro da solo, perché hai deciso così e perché anche questo è vissuto come momento personale, intimo per fare il recap del cervello, delle priorità e degli obiettivi. L’eno-gastro-sessual-sportivo non è un binomio, ma un quadrilatero inespugnabile.

Non si possono dimenticare i doveri e gli impegni realmente più importanti come famiglia e lavoro; tuttavia la fortuna di poter condividere, come se si avesse ancora vent’anni, momenti talmente belli che non vi si può rinunciare è un must per non dire un valore aggiunto difficile da buttare ai pesci. Questi impegni orientano altrove e/o a cercare soluzioni diverse, come la mountain bike o la slackline, ma escursionismo e universo a punta restano, in qualunque modo li si raggiungano, gli orgasmi naturali irrinunciabili. Poi aver la fortuna di una famiglia che ama l’aria pura (?) e aperta aiuta in questo senso.

Anche la corsa, che mette mente più corpo al servizio dell’utile, nel momento in cui non diventa droga fine a se stessa e permette di vedere lungo o sperare di farlo nel senso di garantire un minimo di intelligenza emotiva atta a far si che quando saremo “over90” avremo sempre la possibilità di pestar neve e non altro, quindi muovere le ginocchia, è un altro bel modo di perdere tempo; se poi lo fai per conto dell’azienda per la quale lavori, che ti stimola a consumar suole……figata!

I confini dello Stato di Grazia speriamo non esistano o che restino invisibili per il momento, lasciando aperto ogni gesto atletico e lasciando che il fisico ne possa percorrere tutto il suo territorio, spero altrettanto sconfinato. Se così fosse, non si potrebbe chiedere di più, visto che poi la mano invisibile non la mette Adam Smith ma qualcuno ben più importante.

Un bel modo per avere conferma di questa sensazione è leggere per esempio alcuni articoli di Jeff Lowe, che ha tradotto in parole molte sue sensazioni, oserei dire da urlo!

Quindi? Quindi mani sui mmaroni e via andare.

Notte,

by Patajean®

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UNA GIORNATA DI E-VENTI.

martedì, ottobre 10th, 2017

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Ultimamente va molto di moda la “e”: dalla messaggeria all’etere, passando per la congiunzione che aiuta a non terminare mai la conversazione.

Noi la utilizziamo per aggiungere la nostra gita autunnale in Valmalenco, come da calendario: ieri in giro non c’era molta gente. Un po’ perché la ventazza fastidiosa ha sferzato tutto il giorno, dalla mattina contro le auto alla sera contro i faccioni stanchi e gonfi; un po’ perché erano tutti appesantiti dal kulo di pietra: tra Festa del Vino, giro dell’Enoteca valtellinese, Sagra dell’anguilla della Valtellina, Festival del terrazzamento, per finire al premio Tappo di Sughero 2017 ed al Brutto-Kulo Day…….tutti a menar le terga infastidendo il prossimo.

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Un po’ come lo scarico: gira che gira, poi l’ingorgo te lo ritrovi al centro da qualche parte e sicuramente tu sei lì (sempre al centro) puntuale come un orologio svizzero e non certo per ululare il rumore tipico, prima che tutto sparisca.

Oggi siamo in venti in una giornata di eventi.

Quando scendiamo dalle auto il vento è talmente forte che dobbiamo forzare le portiere; ci sono si e no 5 gradi centigradi, che si approssimano allo zero causa ventazza. Fa nulla e si parte.

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Tra gli aghi di pino il freddo lo senti meno, anche perché la mente è rapita sempre più dalla Colore-Terapia, poi quando davanti agli occhi non c’è più nulla ti accorgi del freddo pungente. In un paio d’ore raggiungiamo la meta del rifugio Del Grande – Camerini e fortunatamente la parete dello stesso ci protegge, mentre l’invernale serve da spogliatoio.

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Oggi uno degli eventi è un compleanno, quello di Davide:

  • “Devo fare i venti”: esclamazione che di solito appartiene ai giovani, beati loro. Detto qui oggi va bene, perché dimostra che qualche giovane segue i suoi genitori o è rapito da questo mondo. Per cui passi.
  • “Devo fare i venti!”: esclamazione appartenente a “un non più giovane”, beato lui ma non propriamente gli altri. Sinonimo di gran preoccupazione….cerchiamo di scansare l’imminente pericolo.

–         “Anch’io trent’anni fa ho fatto i venti!”: esclamazione senza risposta, tipica di chi rimane solo pur essendo fisicamente al centro di un gruppo ben definito

Gustiamo il gustabile e poi decidiamo di menar le tolle; lasciamo tutto in ordine e gli ultimi visitatori che ci hanno raggiunto. Oggi qui anche un ‘amico di Montagna’, nel senso che viene da quel paese della Valtellina (da notare gli sguardi da triglia del torrente di alcuni di noi, quando, alla domanda “di dove sei!?”, lui ha replicato “sono un ragazzo di Montagna”…..).

Di solito lasciamo sempre in ordine (e questo ci lusinga), ma qui non potevamo certo sgarrare, un po’ perché abbiamo amici che lo hanno gestito in estate, un po’ perché c’è una bella webcam che trasmette immagini tutte le ore: alle 12.00 la foto del salame, alle 13.00 la foto del vino rosso, alle 14.00 la tazza piena di gorgonzola che ha richiamato anche i camosci del Muretto, alle 14.15 il caffè sceso caldo dal gargarozzo. Appena arrivati a casa (eufemismo) siamo venuti a sapere che qualcuno affezionato al posto ha visto tutto a più riprese via web ed ha chiesto se eravamo veramente noi in gita, visto che il vento rendeva nitidi i faccioni……ormai il grande fratello vigila anche alle alte quote.

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Scendiamo dalla Val Sissone, ma dalla parte più lunga (non dal Canalone) e subito il paesaggio ci appare nella sua bellezza (a parte il fatto che si scende salendo, la Nord del Disgrazia è sopra la testa col suo fascino incontrastato). Rapiti da colori e angoli, arriviamo in basso che il vento è ridotto, la temperatura leggermente migliore e la luce serale che si annuncia bella. Come al solito, quando torni esce il bello.

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Alle 15.55 usciamo da Chiareggio, ma entriamo in un delirio senza fine, la coda. Un po’ come le vacche del west, siamo incanalati nei recinti della valle e dobbiamo superare gli ostacoli conosciuti: Morbegno, Lecco, Barro, Statale 36.

E’ un po’ come farla a tiri e questo certo non è classificabile come e-vento.

Partecipanti,…..direi una ventina (!): Annalisa, Angeletta, Luciana, Roberta, Luciana, Memi, Noemi, Andrea, Simone, Ongiul, Lele, Fabrizio, Davide, Erik, Ale, Mirko, Paolinux, Gianfranco, Massimo e Patajean

by Patajean®

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