Archive for the ‘Impressioni’ Category

Il MIO CHO YOU (dal campo base, 5700m), settembre 2009

martedì, dicembre 8th, 2009

Il Cho Oyu,  8201 m., una meta, una speranza, un sogno cullato ed accompagnato anche da un’impegnativa  prepararazione per la sua realizzazione….finalmente l’occasione, la partenza con una spedizione composta da sei persone.

Pur avendo un po’ di febbre, ho effettuato l’avvicinamento partendo dal Medi Camp Tibetano (5400m.), come mi era stato consigliato, ed anch’io pensavo fosse la cosa giusta, per restare con il gruppo ….

Dopo i primi giorni di brevi camminate per me, mentre il gruppo proseguiva l’acclimatamento, salivo fino al Campo 1, 6400m. e ritorno.
Quindi il gruppo si prendeva alcuni giorni di riposo, poi salita ancora al Campo 1, con pernottamento, quindi salita al Campo 2 (7200m.), solo chi fisicamente ha potuto farlo.

Sentendomi bene, mi sono avviata da sola verso l’alto, raggiungendo quota 6250m. poi alle 13.30 decido di tornare, ritenendo opportuno rientrare prima che si facesse buio.
La morena è segnata con ometti (da non perdere di vista !!!) e quando si arriva alla Killer Slope il pendio si fa molto ripido e faticoso, essendo il terreno fatto di terra e sfasciumi.
La neve inizia dal Campo 1, 6400m.

Poi il gruppo rientra dal Campo 2, passa alcuni giorni al Campo Base per riposare, prima di partire per tentare la cima.
Per me una notte al Campo 1, 6400m., poi da sola una puntata verso l’alto (ca. 6800m.) e ritorno al Campo Base.

Mi domando: avendo avuto un’altra possibilità, avrei potuto tentare la cima …..?
Ovviamente al ritorno del gruppo non vi è stata la possibilità di effettuare un secondo tentativo alla cima, gli sherpa erano tutti saliti in vetta con gli altri…..

Tuttavia, al di là di questo dubbio, quello che più mi ha amareggiato è stata l’indifferenza, anzi l’ostilità nei miei confronti, da parte di quasi tutti i componenti la spedizione, sia prima che dopo la salita alla cima.
Questa situazione di …… solitudine, anche quando le persone erano presenti al Campo Base, ha pesato parecchio sul mio stato d’animo.
Forse che abbiano pensato che, non stando io bene, avrei potuto condizionare o addirittura compromettere la loro salita ???

A questo punto mi chiedo: “se non c’è solidarietà ed un minimo di amicizia in un ambiente così severo, dove sta andando il vero Alpinismo?” Le persone che vanno in montagna in questo modo amano veramente la montagna o amano e pensano solo a loro stesse ? Una spedizione viene concepita come  gruppo oppure ognuno deve pensare a sé ?

Non so se questo mio scritto verrà letto, ma questa mia esperienza, spiacevole dal lato umano, spero possa servire a chi si appresta o si appresterà ad effettuare un trekking o una salita di più giorni con persone che si conoscono poco.
Il mio consiglio è di creare un solido spirito di gruppo, in modo che tutti possano aspirare alla realizzazione dell’obiettivo comune.

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Per Lu – Cho Oyu

martedì, settembre 15th, 2009

Lu, ho visto news su sito Mountain Kingdom, speriamo bene per tutti. Un saluto a te e Davide. Ciao, adele

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TRAVERSATA DELLE 13 CIME

domenica, settembre 6th, 2009

E’ Sabato 25 Luglio 2009, questo fine settimana inizia con una levataccia…….

Infatti dobbiamo essere alle 7.30 circa ai Forni di S. Caterina Valfurva (m. 2178) e così, dopo aver lasciato un’auto al Rif. Berni (m. 2541), Passo Gavia, ed un’altra auto ai Forni, partiamo da qui per il sentiero che porta al Rif. Pizzini (m. 2700).

Sono con Paolo Colombini e Vittorio Molteni.

Arrivati al Rifugio, un buon caffè e poi via verso il Rif. Casati (m. 3269). Là ci leghiamo per la lunga traversata. La prima mèta è la Cima Cevedale (m. 3779): un primo pendio con neve fresca e molle, per noi camminare diventa faticoso,  le tracce, vecchie non ci aiutano….. è come se non ci fossero. 

Arrivati alla Punta Rosole (m. 3529), a causa dell’impraticabilità della cresta, abbiamo disceso la parete  N. E.  perdendo quota per circa 250 m., dislivello che dovemmo poi risalire fino alla Punta Palon della Mare (m. 3703).

Il Monte Vioz ora sembra più vicino … sì sembra perché in realtà non è così……

Dalla Cima si riprende in discesa per una crestina di sfasciumi, fino a prendere il pendio che risale al Monte Vioz (m. 3645). Finalmente ci arriviamo, la neve molle e pesante ci ha rallentato un po’, ma ora il Rif. Mantova (m. 3535) è sotto di noi a circa 100 m. dalla cima !!! 

Uno sguardo alla traversata…. anzi  alla “galoppata” di circa 2000m. di dislivello che abbiamo fatto, ora il Rif. Mantova (m. 3535) non è lontano. E là, dietro a noi, libero da nuvole, ecco il Gran Zebrù, sembra proprio il Re della Valle !!!   Cime conquistate in un giorno….Quattro!!!

Domenica, 26 Luglio 2009, sveglia alle 5.00, partenza alle 5.30, fa molto freddo, c’è un vento insistente che, per fortuna, soffia da Nord, ci assicura così bel tempo. Su fino alla Cima Vioz  poi, abbassandoci, ci dirigiamo verso la Punta Taviela (m. 3612), fino alla base per prendere le rocce molto ben segnalate che portano alla nostra 6° cima : la Cima di Peio (m. 3549). La qualità di queste rocce è purtroppo pessima, a volte le roccette sono appoggiate a terreno instabile, solo qualche tratto è sicuro e vi sono ancoraggi.   Verso la fine troviamo neve dura e ghiaccio.

Una foto e giù per pendii di neve, alternati a roccette meno ripide, ma la qualità è la stessa, e sarà così per tutta la traversata.

Arriviamo poi sulla Rocca  S. Caterina (m. 3529), la più compatta come roccia da questo versante, in alcuni punti è attrezzata con corde fisse e gradini, giungiamo infine a  Punta Cadini (m. 3524), poi la discesa verso il Bivacco Meneghello (m. 3350).  …… Discesa che trovo pazzesca : sfasciumi di tutte le dimensioni appoggiati a terriccio instabile. “Sarà di certo per la mancanza di neve”. E siamo arrivati alla nostra Ottava cima!!!

Dopo questa discesa, che ho trovato più stressante di una salita, ci dirigiamo verso il Bivacco Meneghello (m. 3350), qui troviamo alcune persone, salite dalla Valle degli Orsi, e mentre mangiamo uno spuntino scambiamo impressioni, poco dopo queste persone tornano a valle.

Ed ora ci accingiamo a salire la nostra Nona e Decima Cima: Monte Giumella (m. 3596), e la Punta S. Matteo (m. 3668), salita battezzata, a ragione, da Paolo : il 1° calvario…..

Siamo a buon punto e, quando vi arriviamo, di nuovo uno sguardo alle vette salite fino ad ora (m. 3851). Ora quasi tutte “fanno da corona alla Valfurva , mi sembra un ferro di cavallo…!!!”

Dalla Cima del S. Matteo una discesa ripida, questa volta su neve !!!

Poi, tra pendii di neve e roccette, riprendiamo a salire ed arriviamo alla Cima Dosegù (m. 3560), e poi alla Punta Pedrazzini (m. 3599), fino ad arrivare al Pizzo Tresero (m. 3594) che chiude questa traversata. TREDICESIMA CIMA!    Con quest’ultima cima siamo alla fine dell’ immaginario “ferro di cavallo” che circonda la Valfurva !!!

Oggi il dislivello è stato di circa 900m.  

Sulla cima una croce molto particolare, in alluminio, con inserti di legno, posizionata ai tempi dal CAI di Figino Serenza. …. la croce, vista da lontano, sembra un totem indiano ….

Ora la discesa per roccette… (le ultime !!!!) e tracce di sentiero fino ad una corda fissa che porta  al nevaio.

Finalmente possiamo rilassarci e, anche se arrivare al Passo Gavia  sarà lunga, il più è veramente fatto !!  Niente più incognite per oggi, ne abbiamo incontrate abbastanza, ed hanno messo alla prova anche la nostra resistenza, chi più (io..) e chi meno (Vittorio) . Alla fine ci ritroviamo al Rif. Berni, al Passo Gavia  per un buon chinotto!

Paolo e Vittorio, che conosco da anni, e che sono stati i miei compagni in questa avventura, a volte hanno dovuto rallentare il loro passo, ma sono stati veramente gentili a non farmelo pesare… ed anche se negli ultimi anni abbiamo avuto poche occasioni di effettuare salite assieme, è come se le avessimo sempre fatte.  Anche questa avventura sarà un caro ricordo da aggiungere a quelli che non dimenticherò mai ….

Annarosa Guzzetti
Paolo Colombini
Vittorio Molteni

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GRANDES JORASSES, Versante Sud m. 4206 – Punta Walker

venerdì, agosto 28th, 2009

11 e 12 Agosto  2009

….. sono a Courmayeur e, con il naso all’insù, guardo la nostra cima….

Sono con Anna, Cesare, Paolo, Roberto e Ismael.

Da Plampincieux  (m. 1598) ci incamminiamo verso il Rifugio Boccalatte m. 2804, dapprima un po’ di fresco nel bosco fino a che il sentiero innalzandosi lascia posto a prati, poi alla morena, fin sotto il rifugio, mi pare un nido d’aquila, il piccolo balcone si affaccia sulla valle e sul Ghiacciaio di Plampincieux.

I gestori, molto gentili, ci mettono subito a nostro agio.

Una cena assai abbondante ci lascia stupiti, sono giovani ma molto capaci.  E’ un ambiente severo e, sempre col naso all’insù, guardo fin dove è possibile l’itinerario di salita.  Oggi abbiamo salito 1200m., domani saranno 1400 m. e le difficoltà inizieranno subito.

La sveglia è alla 1.30, si partirà verso le 2.00 circa e con una corda fissa su roccette, poi la morena, fino al ghiacciaio, piuttosto ripido che porta fino alle rocce del Reposoir, le risaliamo con  difficoltà di  2° e 3° grado e che, con scarponi pesanti e ramponi, sono piuttosto faticose.  Arriviamo alla fine del Reposoir e sta sorgendo il sole, una breve sosta e si riparte in salita, per poi attraversare in leggera discesa il Canale Whymper, alla fine di questo canale si entra in un canalino roccioso fino ai Rochers Whymper, attraversando poi il ghiacciaio sospeso fino all’estremità orientale, si arriva così al pendio di neve che porta alle rocce della cresta sud della Punta Walker e, dopo l’ultimo pendio di neve, finalmente siamo in cima.

Sono le 10.00 e la giornata è stupenda….  anche la vista non è da meno : dal Monte Bianco al Gran Combin, al Gran Paradiso e a nord la fine dello Sperone Walker – Via Cassin – ed il tormentato Ghiacciaio del Leschaux.

Siamo restii nel lasciare la cima, ma la discesa non è da sottovalutare  e  così,  a malincuore,  cominciamo a scendere.

Le Rochers Whymper, le prime doppie che portano via parecchio tempo, per fortuna la giornata è sempre bellissima.  Riattraversiamo il Couloir Whymper, quindi arrivamo alle rocce del Reposoir, ancora qualche doppia e siamo sul ghiacciaio di Plampincieux, poi la morena che termina proprio sopra il Rifugio.  Una breve sosta e la lunga discesa fino a Plampincieux, ed ora il peso degli scarponi e dello zaino comincia a farsi sentire e, quando arriviamo alla prima fontana, benedico questa buonissima acqua, che rinfresca anima e corpo !

Questa salita è chiamata “normale”, ma di normale ha proprio poco…. È una salita in alta montagna, roccia, neve, ghiaccio, nonché la quota, sono tutti elementi da non sottovalutare, nonostante tutto ciò ripenso con piacere a questa giornata, anche grazie a Cesare, Paolo, Roberto, Ismael ed Anna.

A distanza di anni ho effettuato questa salita, a cui fino a qualche mese fa neppure pensavo….

Mi ha riportato indietro nel tempo, circa 30 anni fa, quando con Luigi e Paolo, dal Rifugio Torino eravamo saliti fino al Bivacco Canzio, poi a causa delle condizioni meteorologiche non favorevoli avevamo dovuto interrompere la nostra salita…. anche per questo la salita di oggi è ancora più importante per me.

 

Annarosa Guzzetti

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Ricordi….la stessa via tanti anni dopo

giovedì, luglio 23rd, 2009
11 e 12  Luglio  2009
PIZ ROSEG  Parete Nord Est – Via Kluker   m. 3936

A volte bastano pochi minuti… per tornare indietro di anni …..
Incontrare un amico, Paolo Colombini, che non vedevo da anni, ed ecco che a distanza di tanto tempo, sto per rivivere un’altra giornata indimenticabile !

Siamo al Rifugio Tschierva, in Engadina, io, Paolo, ed alcuni amici : Egidio, Alessandra, Marco ed Alessandro.

Quasi tutto è cambiato: il Rifugio, ora molto più grande; i gestori, che non sono più gli stessi, il ghiacciaio che, come tanti ghiacchiai, si è ritirato, solo le montagne che fanno da corona a questo anfiteatro sono le stesse : dalla Biancograt al Bernina, allo Scerscen, i Roseg, orientale ed occidentale, è uno spettacolo fantastico quello che abbiamo davanti agli occhi !!!

Guardando la parete Nord Est dei Roseg, cerco di immaginare come sarà la lunghezza dell’avvicinamento, la parete, che potrà presentare difficoltà diverse, sia per i pendii di neve che per le rocce ……poi il ritorno per la via normale, che non sarà banale e poi giù per la lunghissima Val Roseg …..

Domani sarà una giornata molto lunga, quindi a letto presto !
La sveglia è alla 1.30. Non appena pronti ci avviamo, dapprima su un sentiero, poi, attraversando verso destra ci portiamo alla base della Cresta Ovest del Piz Umur, costeggiandola si raggiunge il bacino superiore del ghiacciaio, da qui si arriva alla base della parete.

Inizia ad albeggiare, non c’è ancora il sole, ma almeno rischiara.
Paolo ed Alessandro individuano il pendio di neve migliore  poi, per roccette, con neve fresca e piccole slavine che formano cascatelle, per fortuna non pericolose !  Ancora pendii di neve poi la seconda fascia di rocce più lunga a circa metà parete, che porta al pendio finale.
Mentre salivo quest’ultimo tratto una forte emozione mi portava indietro nel tempo, quando nel 1982 feci questa salita con Luigi ….. Superata la tristezza, e nonostante la stanchezza, mi sento tranquilla e molto, molto felice.  Ringrazio Paolo di avermi fatto rivivere una tale emozione.

In cima la temperatura è molto bassa per via del forte vento. Qui troviamo una coppia  che Paolo conosce (come è piccolo il mondo !!), sono saliti partendo dal Rif. Coaz. Ci salutano e cominciano la loro discesa.
Dalla cima è possibile vedere il Rif. Marco e Rosa, e le cime attorno che, senza sole, appaiono più severe.

Iniziamo poi la discesa, dapprima su pendii di neve, fino alle rocce che, con alcune doppie, portano al ghiacciaio sottostante e che, passando proprio sotto la parete portano alla pista fatta al mattino, ancora neve, poi la morena e, finalmente, al Rif. Tschierva.
Un breve spuntino e poi giù fino a Pontresina… il percorso me lo ricordavo lungo ed interminabile… e la sensazione è ancora quella.

Oggi, a distanza di qualche giorno, penso a tutto questo e mi pare un bel sogno e quei momenti in cima ripagano pienamente di tanta fatica ….  Se penso a Paolo che ha anche tracciato tutta la pista… quanta stanchezza ……

Un caro saluto a Paolo ed anche agli altri compagni di quel giorno.

Annarosa Guzzetti

 

Relazione salita Annarosa e Luigi

Giugno 1982

PIZ ROSEG  Parete Nord – Via Diemberger m. 3936

E’ passato del tempo ma la mente, di tanto in tanto, fa rivivere momenti già vissuti e, per fortuna, non solo quelli spiacevoli…..

Pontresina, Hotel Roseg, Capanna Tschierva, Piz Roseg; cammino e penso a queste tappe, mentre le carrozze passano, le persone che vi sono sedute salutano cordialmente….. magra consolazione mi dico, e finalmente arriviamo all’ Hotel Roseg. Sono con Luigi.  Angelo ed Ercole ci raggiungeranno questa sera.

Da qui inizia il sentiero che porta al Rif. Tschierva, sentiero che, dopo un primo tratto in piano, sale abbastanza dolcemente, ed acco, dopo un’ultima svolta, questo bellissimo ambiente: di fronte il Pizzo Bianco, a destra il Monte Scerscen, il Bernina, di cui si vede solo la cima, ed infine il Piz Roseg con le sue due cime, occidentale ed orientale; è quest’ultima la nostra meta per l’indomani. Tuttavia mi sento un po’ stanca e questo non va, mi dico.

In Rifugio, mentre si cena, parliamo con gli amici, nel frattempo arrivati, contenti di esserci.
Le ultime previsioni meteorologiche : domani bello, lunedì ancora di più.
Le condizioni della parete : buone, cosa si vuole di più dalla vita ? ……… Io vorrei essere meno stanca !  Perciò ci si corica abbastanza presto;  ma che succede ?  un tuono mi sveglia, è possibile ? e le previsioni ?   Per ora possiamo aspettare, questo è solo un temporale, passerà presto.
E’ l’ora di alzarci, e con noi parecchie persone, vi è  anche un gruppo che salirà i Roseg per la via normale, sono accompagnati da una guida, la quale afferma che il tempo non è un problema e che, se peggiora, loro possono ritornare in qualsiasi momento, questo non vale per noi, tuttavia ci avviamo, occorrono quasi tre ore per arrivare sotto la parete, si deciderà poi.  Ma per me non sono le condizioni meteoroliche, ma le gambe che decidono, sono stanca e non mi sento di fare la salita. Tuttavia accompagno Angelo ed Ercole, anche loro indecisi per il cielo che rimane nuvoloso, ma si spera sempre.
Dopo averli salutati, Luigi ed io torniamo verso la Capanna, ed a un tratto un leggero vento spazza le nuvole ed il sole, a poco a poco, fa capolino da dietro il Piz Morteratsch e la parete si colora di rosa per pochi attimi, ma la giornata si preannuncia bellissima.

Con rammarico volto le spalle a questo spettacolo, ma è più forte di me, mi giro spesso e, arrivando alla Capanna, ecco già una cordata in parete.
Qualche ora più tardi ci avviamo verso Pontresina ma, dopo essermi girata per l’ennesima volta verso i Roseg, ecco l’idea : e se rimandassimo per l’indomani ?  Luigi dice che non aspettava altro, per cui ….. marcia indietro e, un’ora dopo, siamo di nuovo alla Capanna.
Seguiamo le cordata, salgono velocemente, rallentano solo in qualche punto, senz’altro vi è del ghiaccio ma in generale le condizioni sono buone; la giornata è splendida, chissà che spettacolo lassù …..

Nel pomeriggio la Capanna ospita di nuovo tutte le cordate al ritorno dalla salita, solo verso sera è tutto tranquillo, è domenica e per molti l’indomani si lavora, dovremmo anche noi, ma …..

E’ notte, il cielo è stellato, non fa freddo ma ci prepariamo fiduciosi e ci incamminiamo nuovamente su per il ghiacciaio.
E’ quasi per caso che guardo il cielo e mi accorgo che non si decide a rischiarare, ieri a quest’ora lo era giò, come mai ?   Chissà, forse farà come ieri, un po’ di vento e mette tutto a posto.  Purtroppo no, ma siamo già alti e proseguiamo, nel caso il tempo si mettesse al brutto, torneremmo indietro.
Arriviamo sotto la parete, è lì, a meno di mezzora, il tempo… beh quello ci preoccupa un po’, ma sprazzi di azzurro qua e là ci fanno sperare, del resto anche le previsioni meteorologiche davano queste condizioni.
Ci prepariamo quindi per la salita. Iniziamo la salita e, dopo un primo pendio di neve, ecco la fascia di rocce che è ricoperta di ghiaccio, bisogna essere delicati e decisi nello stesso tempo, qui facciamo tiri in sicurezza, appena sopra ricomincia il pendio di neve, si fa subito ripido 50-55° di pendenza, sarà così fino alla cima: neve buona si alterna a neve marcia, ci si sposta cercando di sfruttare la prima.
Ci alziamo rapidamente, ma il tempo peggiora, non temporale, ma scuro tutto attorno e tanta calma, non mi sento tranquilla; ora ecco del ghiaccio, ancora tiri in sicurezza, pare non finisca mai questa salita, ora nevischia un poco ma la neve che scivola sul pendio sembra una cascata di cristalli.

Ora siamo in mezzo ad una nuvola, ma si vede una luce sopra, che sia il sole ?  lo spero tanto; il pendio si addolcisce un po’, ma che fa Luigi, si ferma, perché non prosegue ?  C’è ancora qualche difficoltà, gli chiedo ?  Siamo arrivati !   No, non è possibile, stai scherzando, rispondo e, mentre mi avvicino, vedo che mi sta recuperando.
Questa atmosfera strana, essere immersi nelle nuvole, non vedere niente, solo luce verso l’alto, salire, fare attenzione a non sbagliare, pare sia passata una vita da quando abbiamo iniziato, ed ora è finita …..che gioia !!!
Le nuvole si aprono, ed ecco che finalmente anche il sole ci saluta.  Però questo non è un buon segno, anzi ci sprona a scendere al più presto. Mettiamo subito via il materiale che non serve ed iniziamo la discesa.
Poco dopo il tempo peggiora e questa volta si mette a nevicare con tutta calma, ma in abbondanza.
Giunti alle rocce, facciamo alcune doppie che ci porteranno al ghiacciaio sottostante la parete, che è ora  nascosta da una fitta nebbia.  Ci affrettiamo ma, mentre scendiamo, la neve diventa acqua,  e ci inzupperà per bene.

Arriviamo alla Capanna: il custode ci attende con un buon thè, ed una calorosa stretta di mano, dice di averci visti  per un attimo mentre eravamo in cima.
Anche lui dice qualcosa a proposito delle previsioni meteo…..
Dopo una breve sosta, scendiamo a Pontresina, ora ha smesso di piovere, diventa sereno, mi pare giusto !!!
Nessun rimpianto per la giornata di ieri, passata al Rifugio con un sole splendido, che oggi si è fatto desiderare, sono troppo felice ….

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