Archive for the ‘Alberto Blog’ Category

Scialpinismo al San Primo in notturna (22 marzo 2013)

sabato, marzo 23rd, 2013

“Per amica silentia lunae” (Sotto l’amico silenzio della luna) [Virgilio, Eneide]

 

La gita del venerdì notte sta diventando una tradizione. Condizione necessaria: la presenza della luna e del cielo sereno. Il calendario lunare è dettato da frate Indovino e normalmente Paolinux provvede a un lancio di agenzia almeno due settimane prima, cosa che il più delle volte scatena l’ilarità dei potenziali partecipanti (scusa, ma quella notte sono impegnato perché devo fare la nord dell’Eiger) e che talvolta si risolve nel trovarsi alla controtapparella solo in due o tre . Insomma, la notturna, soprattutto con la neve, crea ancora qualche titubanza. Figuriamoci poi, quando giovedì sera alla serata di apertura dell’SA2 ho proposto una scialpinistica  notturna al San Primo per il giorno dopo. C’è chi puo’, chi non puo’, chi forse, chi deve vedere, poi domenica c’è la gita SA2, chi è appena tornato dalla Norvegia. Insomma per farla breve, e dopo un pomeriggio di sms a discutere sulla quantità di nuovole previste (è coperto!, no nuvole sparse), mi ritrovo alla “controtapparella” con Anna e Paolinux, il quale mi chiede subito: dove si va? e subito dopo con l’auto imbocca la Valassina verso Milano, segno che era disposto pure a un aperitivo in centro. (altro…)

Notti magiche: il Bollettone (20 settembre 2012)

martedì, ottobre 2nd, 2012

“Exegi Monumentum Aere Perennius” (abbiamo costruito un monumento piu’ duraturo del bronzo) [Orazio]

Per lo scialpinista la ruota delle stagioni è sfasata di 180 gradi. Il letargo è estivo e il risveglio è in autunno. Se lo scialpinista si chiama Silvano, il risveglio diventa rito, e siccome se non arriva la neve sono guai seri, il rito si deve accompagnare con la danza propiziatoria; e se poi le Scuole del Cai hanno appena battezzato un ISA (Carlo) e 2 IAL (Tiziano e Gegio), ecco che il rito diventa anche festeggiamento e l’evento complessivo entra dritto nella tradizione. Ma cos’è la tradizione se non un modo per dire che le cose  si ripeteranno ancora?
(altro…)

31 marzo – 1 aprile 2012: Dall’Amigdala al Basodino (3273m)

domenica, aprile 8th, 2012

“Quodcumque sibi imperavit animus, omnia obtinuit”
(Quando l’animo è riuscito a comandare a se stesso, tutto ha ottenuto) [Seneca, De ira]

L’ascesa al Basodino me la immaginavo lunga già quando la leggevo sulle relazioni agli inizi delle mie esperienze sci alpinistiche piu’ di 15 anni fa. Non potevo però pensare che il coinvolgimento mi costasse ben tre settimane. Una preparazione lunga , durata ben tre mercoledì sera passati in sede a Bovisio, un approccio diverso, direi unico perché si partiva veramente da lontano: perché andare sul Basodino, perché andare a fare scialpinismo? Cosa ci spinge a fare cio’? Come gestiamo le emozioni quando stiamo arrampicando sull’ultimo tratto alpinistico molto esposto? (altro…)

7 Maggio 2011: AGGIORNAMENTO ISTRUTTORI SCUOLA VALLE DEL SEVESO

domenica, maggio 15th, 2011

“Idem est docenti et discenti debe esse propositum, ut ille prodesse velit, hic proficere” (Deve essere proposito eguale dell’insegnante e dell’alunno: che uno voglia giovare e l’altro apprendere). [Seneca]

Domani 8 maggio parte il corso di Alpinismo e per noi istruttori non c’è niente di meglio che anticiparlo, proprio il giorno prima, con una bella rinfrescata sulle manovre di corda e sulle tecniche di recupero. L’appuntamento è fissato alle 8,30 alla Casa delle Guide di Introbio e l’istruttore è niente po’po’ di meno che Superfabio (Lenti) nel giorno del suo genetliaco (!): una giornata da bollino rosso per la cella di telefonia mobile di Introbio. Ma Superfabio lascia subito in disparte il suo cellulare impermeabile, dotato pure di due SIM (di cui una Golden!), e secondo me avrà passato tutta la notte successiva a rispondere; e pure si sarà preso qualche cazziatone da “lei”.
Ma ritorniamo a noi: la giornata è densa, e il pubblico degli istruttori assai attento.

DSCN2884
(altro…)

Trahit sua quemque voluptas (Virgilio – Ognuno rincorre il suo piacere): Pigna d’Arolla 3790m – 2, 3 aprile 2011

sabato, aprile 9th, 2011

Appesantito, acciaccato e con un legamento di recente lesionato, non potevo che aspirare a un bel weekend di scialpinismo come si deve. La voglia era tanta e mancare all’appello nei racconti di Patajean ( http://www.caivalledelseveso.org/wordpress/2011/04 ),  e nella relazione www.on-ice.it di Gonzales (http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=1&id=7711),  proprio non se ne parlava.
“Rimarro’ indietro attardato dal tutore al ginocchio e dalla scarsa forma fisica – mi sono detto – ma questa volta non posso proprio mancare. Non solo il tempo è annunciato splendido, ma pure la compagnia: se il viaggio fino ad Arolla è lungo, Renzo alla guida del suo furgone è una sicurezza (a patto che non faccia come è scritto su “quattro ruote” di febbraio dove raccontava che la sua riparazione piu’ ardita è stata giu’ dal San Gottardo dove ha rimediato alla rottura del supporto del motore con corda e picozza). Se il viaggio è lungo c’è sempre Boris che non smette mai di parlare e se lo si imbecca sulla sua materia, la geologia, il passaggio autostradale sulla linea insubrica, dalla parti della Val Anzasca, viene salutato come il passaggio di Cesare sul Rubicone. Siccome poi Gigi ha giustamente imposto di non citare il nostro premier, per non finire il viaggio sfiniti, ecco che un florilegio di divagazioni sulla grolla sulla pigna d’arolla, sulle ali dell’elicottero di Fausto Leali. Stendiamo poi, un velo pietoso sulla rega che ce l’ha come la lega o il cai di Rho che è in Egitto. Silvano nel frattempo era preoccupato degli sbriciolamenti del Muesli che Boris mangiava come una gallina, mentre la Stefy teneva ben stretta la sua immancabile borsa della “sciuramaria” (per la prossima volta me ne compro una anch’io). Stavo dimenticando Max che nella seconda parte del viaggio dormiva, ma nella prima era ben attivo ad allenare la sua lingua da azzeccagarbugli in erba, dimostrando comunque che la stoffa c’è”. Viceversa, per gli altri, Patajean, il Barni, Carlo “Gonzales” e Roger (Gonzales pure lui e di brutto) un viaggio decisamente più rilassante e meditativo a bordo del Terracan con interni in pelle.
Prima di andare avanti occorre dire che relazionare su una gita dove Patajean ha già sfoderato la sua penna, è già di per se’ un affronto; ma ugualmente vi ho trovato almeno tre ragioni per farlo. Prima: come nei concerti delle grandi rockstar (leggi Patajean) si esibisce anche il cosiddetto “gruppo spalla” (il sottoscritto).  Seconda: il Pata parla degli altri ma non c’è nessuno che parla di lui. Terza: l’allegra brigata e la natura hanno dato talmente tanti spunti di vitalità che non avrei corso certo il rischio di dire le stesse cose del Pata.
Quindi eccoci pronti ad Arolla per la cavalcata verso la Cabanne de Dix.
Parto subito malissimo con la prova strappo allo skilift anni 50, appositamente predisposto per verificare, a freddo, la tenuta del mio legamento “ispessito e a intensità di segnale disomogenea in esiti di lacerazione parziale”. Ci dirigiamo verso il passo delle capre che superiamo con una scaletta in ferro: c’è da chiedersi in che modo venisse usata dalle capre (sempre che il toponimo non sia ironia vallesana)

DSCN2522

(altro…)

Dal Ruotino (montato all’autogrill), alla Rotondo (hutte – 2569m) al Piz Pesciora (3120 m).

giovedì, maggio 20th, 2010

Ormai avevo preso gusto all’appuntamento del martedì con il racconto di Patajean sull’avventura in montagna del we. Solo che il “Pata” il week end 24-25 aprile era a casa e l’unica cosa bianca che vedeva era la pittura con cui diligentemente imbiancava le pareti. Che fare? Improvvisarsi vice Patajean? Impossibile! Il suo stile me lo sogno. Allora mi sono riproposto come prima cosa di annotarmi le miriadi di facezie che sgorgavano ininterrottamente dalle fauci del sottoscritto e dei compagni di avventura: Stefania, Silvano, Gigi e Fabio.
Devo dire di essere partito con il piede giusto, come mi faceva giustamente notare Gigi mente saliva le scale della Rotondohutte. Solo che lui si riferiva agli scalini asimmetrici della scala che, se presi con il piede sbagliato, trasformavano la scala in un bel terzo grado (vedi foto, altrimenti la battuta non si capisce). (altro…)


  • Twitter
  • Facebook
  • Picasa
  • Flickr
  • YouTube