Archive for the ‘Alberto Blog’ Category

Galenstock, 2 giugno 2017

mercoledì, giugno 7th, 2017

“Est haec natura mortalium, ut nihil magis placeat, quam quod amissum est” – La natura umana è così fatta, che nulla ci piace di più che le cose che abbiam perdute [Seneca, De consol. Philos, 16)

 

Alle ore 8:51 del 1 giugno arrivò puntuale il messaggio: qualcuno ha voglia domani di svegliarsi molto, ma molto presto per una pellata? Fatemi sapere, bye

Con gli interventi successivi si scatenò subito la discussione: ma Susten o non Susten noi, arriveremo sul Gelenstock: ritrovo alle 3 alla frontiera di Como. Osservavo con distacco le questioni, cucinato dalla settimana di lavoro e desideroso di un bel venerdì di svacco. Ma si sa, la scimmia salta addosso e in fondo mi sono detto: se vorrò ricordarmi della giornata di domani per il resto della mia vita sarà meglio fare la gita, altrimenti si rischia  una giornata delle tante senza una memoria precisa. E la memoria delle cose belle e della bella gente è il vero patrimonio che ci tiriamo dietro.traccia 1

Sveglia alle 1,15. Alle 2,05 da Gigi e alle 2,15 da Boris, dove cresce sempre l’angoscia per qualche tiro mancino del nostro. Fila tutto liscio e alle2,30 ci troviamo con Anna. Poi inizia il tour delle deviazioni per raggiungere Como. Ingaggiamo un match con un TIR che ci succhia la ruota e che dopo che ce ne siamo liberati, ce lo troviamo di nuovo davanti. Non per niente sul retro c’era scritto “fiuto Anna”. A Brogeda raccogliamo Giovanni, Andrea e Fabio. Poi via oltre il Gottardo. Sulla salita verso Andermatt ci risiamo con i lavori stradali. Una svizzerotta ci dice che il semaforo del senso unico alternato sarebbe stato molto lungo. Siccome era esageratamente lungo alla fine si è messa d’accordo con il collega dall’altra parte e ci ha fatto passare. Superato il Furka pass giungiamo al Belvedere, che è ormai un vedere quanto il ghiacciaio si è ritirato. E’ comunque sempre un bel vedere ma chissà come mai la ritirata dei ghiacciai ci stringe il cuore. Sarà perché richiama che l’uomo sta forse distruggendo l’ambiente, sarà perché il ghiaccio si scioglie come la vita che passa, sarà che quando ho fatto la foto l’8 giugno 1997 avevo 20 anni di meno, sarà quello che ha sentenziato Seneca, sarà  ……

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Sarà che queste comparazioni alla fine ci hanno scassato e quindi alle ore 6 iniziamo la nostra salita. Dopo un’oretta di piano veramente delizioso

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giriamo a destra imboccando il Galengletscher, o quello che ne rimane (e non  ricomincio con le comparazioni). In ogni modo Gigi sa che dove non c’è più il ghiacciaio viene messa a nudo una porzione di roccia che a memoria d’uomo nessuno ha mai visto e dove si può manifestare un bel cristallo di quarzo pronto da raccogliere come una margherita. Il nostro, visto che ne ha il doppio di me (di fiato) gira il lungo e in largo le nuove isolette di roccia ma stavolta senza la fortuna.

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Inseriamo la ridotta e i rampanti superando prima un canalino e poi un tratto rocciosetto con togli/metti. Io comunque gli sci non me li sono mai tolti. La quinta ora di salita è un piacevole infinito su un piano inclinato.

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Arrivati al deposito sci, io non deposito nulla e arrivo diretto in cima con gli sci. Mica che mi penta di avere rinunciato alla bella discesa dalla cima.

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Il panorama dalla cima è dominante su tutto.

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E Sua maestà il Finsteraaron domina la scena. E’ anche questo un Belvedere e quindi vediamo l’ultima comparazione 2 giugno 2017 – 8 giugno 1997 (giuro che poi la smetto)

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La discesa è su neve top e scatena la discussione sulla gita perfetta.

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A parere di Gigi non esiste la salita perfetta con la discesa perfetta. La gita nel suo complesso può essere solo buon compromesso e il Glenstock lo è stato. La spinta ideale è trovare la salita perfetta (tutte cose ovviamente dette dopo la birrozza). In altre parole: lo scialpinismo è fatto di compromessi: dopo una salita devastante si auspica sempre una discesa ultraspettacolare  (Iris Nombosco).

Insomma, al di la’ delle chiacchere, discesa da urlo nella prima parte e neve un po’ marciotta in basso.

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Nessuno poi ci leva la visita alla grotta nel ghiaccio (evito come detto ulteriori comparazioni)

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e la birretta finale. Sempre Iris ci fa dono di una perla di saggezza: “si stava meglio ….quando si stava meglio.; eh, mica quando si stava peggio”.

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Tralascio la discussione sui rimborsi istruttori e la proposta di Iris

E ora? Operazione Susten prossimo weekend?

Alle 17 siamo a casa nella caldazza. Che gita e che venerdì da leoni!

Hanno partecipato: Gigi, Anna, Boris, Fabio, Andrea e Giovanni

Alberto

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ETNA, 24-25-26 febbraio 2017

mercoledì, marzo 8th, 2017

“Omnia praeclara, rara” –  Tutte le cose belle sono rare [Cicerone, De Amititia, 79]

A ottobre quando si pianificano le gite invernali si fa anche a gara a chi la spara più originale. Quest’anno Stefania lancia l’idea di andare sull’Etna e invita a pensarci su, ma non troppo; infatti bisogna prenotare subito prima che i prezzi dei biglietti aerei salgano. Si forma quindi un gruppetto: Stefania, Anna, Sara, Pier, Sibilla, Gigi, Guido, Enrico e il sottoscritto. A inizio novembre durante la serata con Hervè Barmasse a Cesano Maderno  si  vuole coinvolgere qualche ex allievo di razza e Roberto aderisce. Ma appena viene a saperlo Alessandro si aggrega pure lui che però, purtroppo, 15 giorni prima della partenza si infortuna al piede. Sarà idealmente con noi tutto il viaggio e lascerà il posto all’ amico Michi.

L’obiettivo del viaggio di tre giorni in terra di Sicilia era fare la traversata sud-nord dell’Etna facendo campo base al Rifugio Sapienza e appoggiandoci al CAI di Catania, senza capire bene come (anche se la sorpresa si è rivelata poi straordinaria). Ci siamo poi preparati a puntino sulla navigazione GPS sapendo che uno dei rischi era di perdersi a causa delle repentine nebbie. Inoltre abbiamo considerato quello che è l’aspetto di rischio più ovvio: cioè che l’Etna è un vulcano attivo. Cosa tanto ovvia che poi ho visto scialpinisti avventurarsi sul bordo del cratere di sud est a poca distanza dalla bocca che 3 giorni dopo sarebbe esplosa; cosa tanto ovvia che nelle varie relazioni in rete più o meno recenti dove si parla di una semplice gita BS.

Ci raduniamo dunque alle 4 di venerdì 24 da Stefania, dove facciamo conoscenza di Michi (la cui prorompente risata ha rischiato di oscurare quella ormai leggendaria di Gigi e quando i due ridevano assieme era da chiedersi se era l’Etna che aveva ripreso l’attività stromboliana). Decolliamo da Orio al Serio alle 6,30 e atterriamo a Catania alle 8,00. Mi chiedo se l’Italia l’ha unita Garibaldi oppure   Ryan Air considerato che andata e ritorno con gli sci appresso costa solo 130 euro.

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Scesi dall’aereo la prima battuta “brianzolona” è di Enrico: “Bergamo-Catania: un’ora e mezza; Balisio-Brioschi: tre ore, ma a caminà…..”.

Fuori dall’aeroporto ci attende Claudio del Cai Catania debitamente furgonato. Carichiamo su tutto e prendiamo anche una Panda a noleggio

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Da quel momento è come se fossimo stati catapultati in un sogno, tanto che faccio fatica ancora adesso a capire se quanto accaduto in quei tre giorni siciliani fosse realtà o immaginazione (e non è stata solo una mia sensazione). La disponibilità dei “colleghi siculi ” ci ha mandato tutti al tappeto: va bene la comune militanza nel CAI, va bene che contribuivamo alle spese del pulmino, va bene tutto, ma l’ospitalità siciliana ci ha praticamente ubriacato e abbiamo avuto momenti in cui è stato veramente difficile mantenere la lucidità per mettere insieme una semplice scaletta delle cose da fare nella giornata.

Si comincia con la prima tappa fuori dall’aeroporto dove ci fermiamo per un bel cannolo alla ricotta

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Proseguiamo quindi verso Nicolosi e  poi verso il rifugio Sapienza con paesaggio che man mano diventa sempre più lunare e dove Claudio ci descrive nell’esatta successione cronologica le varie colate. Ci sono pure abitazioni inghiottite.IMG_5916

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Sulla strada alcuni venditori di bob e moon boot e catene ci ricordano i primi assalti di massa alle montagne delle nostre parti negli anni ‘70.

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Al rifugio Sapienza la voglia di sci ci prende immediatamente e così si decide per la “Montagnola” con 700 m di dislivello.

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Aggiriamo i “crateri silvestri” e ci alziamo su neve via via sempre più  grigia per via delle ceneri del vulcano.

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Tira un vento forte e il sole splende sia pure con una notevole foschia tipica dello scirocco.

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Davanti a noi lo sbuffo dei crateri sommitali e a destra la desolata valle del bove, grande sfogo per le  colate laviche.

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La discesa è appagante su neve trasformata, anche se non proprio uniforme, e si snoda tra piccoli crateri quasi come un toboga.

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Le previsioni meteo per l’indomani non erano proprio rosee e quindi passiamo la serata da un sito all’altro attaccandoci a quello più benevolo. Enrico dice di lascar perdere e di confidare nel colonnello Bernacca che già una volta al Pizzo Arpiglia ci ha assistito.

Sabato ci incontriamo con Antonio che ci avrebbe accompagnato nella traversata del vulcano.

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Tipo di poche parole, a inizio gita, inesauribile a fine gita, incommensurabile nel post gita. Ma andiamo per gradi. Risaliamo le piste e dopo un’ora e cinquecento metri di dislivello il vento da sud ovest si porta via ogni nuvola facendoci godere del desolato contrasto bianco-nero (neve-lava)

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interrotto periodicamente dal fragore di una bocca sul cratere di sud est che cominciava a lanciare lapilli anticipando la colata che sarebbe iniziata due giorni dopo.

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Fa specie considerare che la traversata sarebbe stata impossibile solo una settimana dopo per la presenza di un insormontabile ostacolo prodottosi solo in pochi giorni

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Proseguiamo aggirando a sinistra i i crateri sommitali evitando di salire sull’orlo.

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Benchè molti lo facessero, la guida Antonio non sembrava tanto dell’idea, anche perché nel frattempo stava arrivando la nebbia. Oltrepassiamo zone dove è evidente l’azione del calore sotto il manto di neve e pensiamo quindi a evitare pericolosi ponti che potrebbero crollare.

Tolte le pelli ci lanciamo in discesa con neve dal ghiacciato a un gessoso inusuale dalle nostre parti.

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Abbassandoci il tempo si ristabilisce al bello. Antonio lascia il tracciato classico per imboccare un canale più a est  e lì inizia un discesone su firn riscaldato al punto giusto. I colori in controluce sono bianco e nero. Tra urli e

…marie, giungiamo raggianti Piano Provenzana.

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Miiiiiiiiiiiiiiiii, CHE SKIADA BAGAI, aaaaaaaaaaaah!!!!!!!!!!!!!!!!!!”

Claudio è venuto a recuperarci con il pulmino e noi già pensiamo ad un tranquillo rientro di un’oretta al Rifugio Sapienza.

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Nient’affatto. Dopo due chilometri di discesa Antonio scatena il dibattito sulla gita del giorno dopo: dal Rifugio Citelli ci sono dei canali bellissimi che si fanno con tre orette a disposizione. Quindi: un’ora e mezza per arrivarci, un’ora e mezza rientrare, cambiarci, trasferirsi a Catania, visitarla, mangiare al ristorante ed essere all’aeroporto alle 19. Si inizia a mettere insieme la scaletta: partenza dal Sapienza e ritrovo con Antonio al bivio per Zafferana e Milo. Già, ma a quel punto viene fuori che non abbiamo il pulmino perché Claudio è impegnato con la compagna in giorno di riposo e si libera solo alle 17 per portarci in aeroporto. Poi manca anche il pulmino che è impegnato in un’altra gita. Antonio per nulla scoraggiato urla: “Claudio, dicci a Stefania di parlare con Gigi (il boss del CAI Catania, ndr)” e Claudio che stava guidando: “Stefania (che era seduta di fianco) non è mica sorda!!!, adesso lo chiama! E Antonio: “ma perché Gigi non risponde?”;  poi chiama la moglie perché se non c’è il pulmino si possono mettere insieme delle macchine. Poi convince la moglie a guidare. Insomma arriviamo a Zafferana Etna in stato confusionale dove Antonio ci porta in un’elegante pasticceria in abbigliamento non proprio adeguato.

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Alcuni di noi si gustano l’ennesimo cannolo mentre Michi predilige la “cartocciata” di spinaci.

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Al momento di pagare Antonio chiede lo sconto dicendo alla cameriera di parlare con “Angelo”, suo amico. La cameriera dice che non c’è nessun “Angelo”. In ogni caso dopo esserci ampiamente rifocillati usciamo pagando 4 euro a testa. Si riprende a discutere della logistica del giorno dopo, mentre qualcuno sbircia sulle previsioni meteo non proprio incoraggianti. Nel frattempo Antonio ci chiede se vogliamo andare a vedere il castano centenario o la grotta di lava o tutt’e due (già, perché la giornata è stata molto noiosa finora). Si decide per la caverna e a un certo punto Antonio urla a Claudio, che ha un soprassalto, di fermarsi. Scendiamo e a lato della strada entriamo in un inquietante anfratto da dove si spalanca un tunnel naturale di lava lungo 200 metri. Ci avventuriamo con le frontali e le luci dei telefoni rimanendo incantati dalla formazione rocciosa. La lava incandescente aveva scavato un tunnel a sezione circolare. Poi, diminuendo il flusso aveva iniziato a scorrere a pelo libero e una volta fermatosi e solidificatosi, aveva formato il piano dove stavamo camminando

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Ripreso il viaggio rientriamo al rifugio Sapienza non avendo capito nulla di cosa si sarebbe fatto il giorno dopo. Radunatici, decidiamo per fare una gita breve verso la Valle del Bove; del resto le previsioni erano pessime e non valeva la pena fare tanti trasferimenti con il rischio di non fare la gita del rifugio Citelli.

Mentre già ci pregustavamo un cena tranquilla ecco che saltano fuori le maschere di carnevale e in particolare “Biancaneve” (o meglio ”Belle”) subito ritratta con il nostro orgoglioso Pier. “Jonny Depp” animava poi un esilarante sketch in pasta siculo-brianzola

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La mattina seguente arriva nei corridoi dell’albergo un urlante Antonio alla ricerca di “Pierooooooooooooooooooo!!!” cui doveva consegnare i limoni appena colti. E già: adesso Sara dovrà utilizzarli per fare il limoncello.

Sciamo per un paio d’ore con Antonio e l’amico Salvo

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dopodichè decidiamo di spostarci a Catania. Decliniamo l’invito di Antonio che ci aveva proposto di andare ad Acireale dove c’era un carnevale tipo Viareggio, ma purtroppo non si poteva far tutto. In ogni modo ringraziamo di cuore Antonio perché in due giorni ci ha regalato la Sicilia.

Ma se Antonio lancia, Claudio raddoppia.

Prende il pulmino, sale anzitempo alle 12,30 al Rifugio Sapienza e alle 14,30 siamo a Catania con le gambe sotto il tavolo da “Don Turiddu” dove con 25 euro ci facciamo un’abbuffata post gita scialpinistica a base di pesce.

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Per digerire al posto di un delicato Zibibbo (o meglio, in aggiunta allo Zibibbo), Claudio propone un tour de force turistico per la città, a cui non si poteva dire di no. Sembrava che le bellezze della città appartenessero a Claudio e che lui ce le mostrasse con orgoglio.

“Andiamo a scendere la Via Etnea!!”

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“Fotografate!”

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il teatro romano, il duomo, il Bellini

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finchè non concludiamo con la visita alla sede CAI di Catania dal cui balcone ci saluta il Presidente del CAI di Paderno (Gigi).

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E con questo saluto di unione e di ringraziamento rientriamo nel nostro bel Orio al Serio ancora increduli per questi tre giorni davvero così belli.

Grazie a tutti

Hanno partecipato: Stefania, Anna, Sara, Pier, Sibilla, Gigi, Guido, Enrico, Roberto, Michele, Alessandro (virtualmente), e i siciliani Claudio, Antonio e Salvo

Alberto

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ADAMELLO 24-25 APRILE 1916-2016: PER NON DIMENTICARE

giovedì, maggio 5th, 2016

“Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis”-  

La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità [Cicerone, De Oratore, II, 9, 36]

Riprendo le ultime parole del racconto “24-25 APRILE: LIBERI DI VOLARE IN ADAMELLO di Patajean: “ …Oggi ci si va per diletto e si riesce a provare emozione solo con lo sguardo, ma ieri qui ci andava gente che non era rilassata; il filo spinato, il cannone e chissà quali altri pesi danno da pensare e non poco. La fatica c’è ancora oggi, ma almeno la nostra è compensata da tutto il resto, una volta chissà…..” e cerco di completare.

Andare sull’Adamello proprio alla fine di aprile del 2016 può essere un caso. In effetti il programma  era di andare a Chamonix e fare il giro dei tre colli. Solo che là ci sarebbe stato un sicuro brutto tempo, mentre  sull’Adamello sarebbe stato meglio. Così si concluse la riunione plenaria del consiglio di guerra a Bovisio il mercoledì prima.

Essere andati sull’Adamello può  essere stato effettivamente un caso, nel senso che il destino ha voluto che calcassimo i passi di uomini che lì, esattamente 100 anni fa, hanno scritto pagine di storia. Anche loro in qualche modo scialpinisti o alpinisti (o semplicemente Alpini), ma in quel posto a fare altro, animati da altro, attrezzati in tutt’altro modo.

Bene, facciamoci allora accompagnare nella nostra gita dai nostri compagni di 100 anni fa.

Il 24 aprile 2016 alle ore 5 l’allegra compagnia della Valle del Seveso partiva  con furgoni e auto dalla Brianza  alla volta del Passo del Tonale, dove, debitamente equipaggiata  (tranne che per lo zaino del sottoscritto) ed anzi, pure dotata dell’ultima versione dell’attacchino Dynafit con puntale rotante (Carlo) , si portava grazie ad un impianto di risalita supernuovo al passo Presena. Alle ore 9 poteva già godersi il magnifico panorama del Mandrone con le sue creste che lo delimitano.

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La truppa si lanciava quindi in discesa in territorio Austroungarico (nel 1916) fino a riprendere il ghiacciaio del Mandrone. Risaliva la lingua glaciale varcando di nuovo il confine con l’Austria, dirigendosi quindi verso il Passo della Lobbia. L’allegra compagnia proseguiva poi tra fili spinati (altro…)

I “Poseroni” del Dome des neiges des Ecrins (4020 m) – SA2: 30-31 maggio, 1 giugno 2015

sabato, giugno 13th, 2015

“ Γνῶθι σεαυτόν (Gnōthi seautón) ” – conosci te stesso [Socrate]

Trovare la citazione adatta per l’apoteosi del corso SA2 sembrava facile. Di temi su cui gli autori latini sarebbero stati pronti a lasciare il segno ce n’erano tanti, ….stavolta, però, c’era stato di più. Il tema era il senso stesso di quella felicità profondamente condivisa da tutti, istruttori e allievi indistintamente. Vuoi vedere – mi son detto – che non bastava andare a rovistare nella sapienza latina, ma che conveniva fare un salto a Delfi e andarsi a rileggere l’esortazione “Gnōthi seautón” – conosci te stesso, iscritta sul tempio di Apollo.

Sì, nei tre giorni agli Ecrins ho conosciuto un po’ più me stesso, ho conosciuto il mio fisico che il primo giorno voleva impedirmi di andare avanti e che i giorni dopo ha fatto il bravo, ho conosciuto l’empatia con ciascuno di tutti gli altri 15 della combricola, ho conosciuto i sentimenti in vetta, da chi viveva il primo 4000, a chi si è commosso per l’amico comune mancato in montagna, a chi aspettava che arrivasse il compagno. Ho conosciuto i volta-maria al limite della tenuta dei rampanti, che per qualche allievo sono stati uno sforzo bestiale di consapevolezza dei propri limiti.

Socrate diceva che questa conoscenza porta a trovare le soluzioni migliori per vivere (ἀρετή (aretè) – virtù) e quindi alla felicità.

Ma non dilunghiamoci troppo (che siam sempre in Brianza) e andiamo con ordine.

Partiamo da Varedo in 16 doppiamente furgonati (Vito e Vivaro): grazie Carlo, grazie Stefania, ma grazie anche a Max per il pilotoggio del Vivaro.

Giungiamo a Torino: no Max, non devi cercare il parcheggio della “Sacra Sindone”, sarà meglio che Adriano ti faccia da navigatore (….segui la curva). Gigi, per delineare meglio il suo concetto, sentenziava che “non è mai rettilinea la curva” Proseguiamo per Briancon: visto che Adriano dormiva, per Max  è stato utile un bel teleindicatore.

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Giungiamo a destinazione; da Prè de Madame Carle a 1874 m ripartiamo con scarponi ai piedi e spallando lo spallabile, corde e kit pronto soccorso compresi. La consapevolezza era quella del mulo, la coscienza del “chi te l’ha fatto fare”, l’obiettivo era arrivare al rifugio costi quel che costi. (altro…)

Il controZUCCONE ! 11 aprile 2015

domenica, aprile 19th, 2015

“Homo sum, humani nihil a me alienum puto” – Sono un essere umano, nulla che sia umano mi è estraneo [Terenzio, Heaut, 77]

Se per una “tapparella”, c’è una “controtapparella” (è il luogo di ritrovo per le nostra gite, sito in quel di Verano Brianza), per uno “Zuccone” c’è un “controZuccone”. Sia comunque ben chiaro: lo Zuccone è sempre lo stesso e basta vedere l’esplicito riferimento nella seconda foto del racconto “ZUCCONE!” di Patajean (vedi Patajean blog, 232, 15 aprile 2015); caso mai lo Zuccone è in buona compagnia: cioè lo Zuccone ha scelto lo Zuccone (Campelli) come gita di apertura di un nuovo e già mitico corso SA2 in buona compagnia (Boris).

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Peraltro l’input dato dal Direttore del corso per la gita era chiaro: discesa in doppia con sci in spalla, con gli sci ai piedi, con gli sci al contrario e con gli sci di inox per provare i nuovi attacchi marker (lui è il primo ed unico ad averli). Poi scivolata con trattenuta (che se non trattiene la picca ci pensa la corda opportunamente ancorata). Poi esercizi sulla progressione dal n° 6 al 18 del manuale CAI-ghiaccio e misto. (altro…)

CORSO “SA1+” (Isole Lofoten – Norvegia, 15-24 marzo 2014)

sabato, aprile 5th, 2014

“Hominum natura, novitatis ac peregrinationibus avida est” – Gli uomini per  natura sono desiderosi di vedere cose nuove e di viaggiare [Plinio, Natur. hist. 17, 10, 12]

Tutto cominciò a settembre dello scorso anno nella sede del Cai di Bovisio, quando Samuel e Silvano la spararono  veramente grossa.

“Perché non facciamo un corso SA1 in Norvegia?”  Cioè:  una roba che nessuno si era mai sognato di fare e che solo l’idea sarebbe probabilmente rimasta impigliata in qualche circolare della CNSASA o in qualche punto dell’assicurazione del CAI (absit iniuria verbis).  Le verifiche successive non evidenziarono peraltro  alcun impedimento burocratico ed inoltre i due in  Norvegia ci sarano già stati l’anno prima, asserendo che non ci sarebbero stati grossi problemi per l’alloggio, voli e automezzi.

Mancava anzitutto il merluzzo da prendere per la coda (ovvero il “pataccato” che avrebbe dovuto fare il Direttore del Corso).  Silvano, come vedete, agguantò (senza guanto però, tanto che il volante dell’auto puzza ancora) il malcapitato titolato, che avrete già capito chi è.

 Il nostro povero merluzzo  cominciò a pensare a questo corso SA1 “inconsueto”, comunque in  compagnia di altri quattro merluzzi sezionali (i predetti Silvano e Samuel, con Diego e Stefania)

 

dimostratisi poi abilissimi nella preparazione della logistica. Essendo poi necessario  dare un nome all’iniziativa e dovendola distinguere dall’SA1 tradizionale, alla fine si decise per:  SA1 + (….CNSASA permettendo).

 

Sì, tutto bene, ma senza un’altra pescata di merluzzi, gli allievi, il corso non poteva partire. Dopo un po’ di tentativi andati a vuoto nella rete cadevano  4 esemplari di prim’ordine (Elisa, Grazia, Adriano e Lorenzo).

Le lezioni teoriche furono le stesse  tenute a Bovisio per l’ SA1 standard (che anche quest’anno “ha girato veramente grosso” sotto la Direzione Inox-Patajean) con l’aggiunta a fine serata di esercitazioni norvegesi di topografia e meteorologia.

Nel contempo Diego diventava papà di Fabio e ciò aggiunse gioia in noi tutti, sapendo quanto gli sarebbe costato rinunciare a spalare roba marrone per una settimana,  invece che soffice neve bianca durante un’esercitazione Artva. Ma se dietro un uomo  c’è una grande donna, certe cose si possono comunque fare.

Man mano che la partenza si avvicinava più cresceva la preoccupazione per la neve che non arrivava. Il  freddo, che ha attanagliato gli Stati Uniti nei mesi di gennaio e febbraio,era di fatto sottratto ai paesi scandinavi, dove le temperature erano decisamente superiori alla media. In ogni caso il problema della poca neve c’era solo fino a  100 metri s.l.m., e nelle Lofoten del sud, come mi aveva ragguagliato l’amico Cesare, che era lì la settimana prima della nostra.

Tre giorni prima della partenza  ci ritroviamo per pesare bagagli e dividerci vettovaglie e vino. Le disposizioni sulla logistica le avrebbe date Samuel  e non avrebbero dovuto  essere minimamente essere messe in discussione (come poi ribadì “Herr Direktor” la prima sera  a Oslo, con la bacchetta da maestrino in mano). In particolare ai vari “check in” era stato fissato il divieto di avvicinarlo durante le operazioni al terminale SAS (vero Elisa?). Così pure l’economia ( che deriva da “oikou nomos”cioè  “regole della casa”) sarebbe state esclusiva competenza della ministra Stefania, che peraltro ha fatto poi girare la ruota senza mai riprendere nessuno. Tanto per dirne una, Adriano, il cui bioritmo imponeva la sveglia alla 6,30, provvedeva in automatico alla preparazione della colazione, senza che nessuno glielo dicesse.  

Ritornando al vino, avevo dato la disponibilità a portarmi dietro mia cantina

Solo che il mio non era piu’ vino ma aceto di vario tipo. Quindi bocciatura immediata e tutti all’Esselunga a comprare 4 bottigie secondo le indicazioni di Diego che sarebbe stato colui che si sarebbe occupato del nostro palato per tutta l’avventura.

 

Ci troviamo alle 4,30 del 15 marzo a Linate con l’imbrago in vita per non sforare i 23+8 kg di bagaglio. Ma è tutto superfluo perché al banco della SAS un  chilo in più o in meno fa lo stesso (precisione scandinava SAS in salsa italica).

Arriviamo a Oslo (via Copenghen) e nel pomeriggio decidiamo di visitare la città. Ecco quindi la Valle del Seveso all’Opera.

 

E tanto per distiguerci una volta di più come italiani (= tamarri, bunga bunga) , eccoci sul viale principale della città in posa da veri “Poseroni”.

 

 Ma non basta. Per cena scegliamo un ristorante asiatico “all you can eat” e alla fine Silvano platealmente si fa un mega “doggy bag” con tutto il pane rimasto, cuccandosi  all’uscita uno sprezzante “ENJOY YOUR BREAD” dal mongolo responsabile di sala. Poco male, visto che dopo la colazione in albergo del giorno successivo sarebbe stata l’appropriata l’espressione “ENJOY TUS COSS” visto che, tra uno scherzo e l’altro, erano  sono spariti pure i tovaglioli. Già, tra uno scherzo e l’altro….una costante della nostra avventura….by  Samuel.

 

Voliamo a Evenes,

e quindi con le auto (due efficacissime Skoda Octavia 4WD con route chiodate) scivoliamo per circa 3 ore a 100 km/h  su strade completamente ghiacciate che….era  così stretto che non passava neppure un pensiero (“ipse dixit” dove ipse era Lorenzo, e di ipse dixit ce ne sarebbero stati tantissimi altri durante la nostra avventura).  a Stamsund ci attende una magnifica magione.

 

17 marzo: TORSKMANNEN m. 755 (MS)  

“Dimidium facti, qui coepit, habet” – Chi bene ha cominciato, è a metà dell’opera [Orazio, Epist., 1,2, 40]     

“Oh por Crist, g’ha portà via anca la cruz” si recitava ogni mattina passando davanti alla Chiesa ricordando la battuta di  Renzo dell’anno prima .

 

Le previsioni meteo, che avevo seguito puntigliosamente per 90 giorni asenza interruzioni, promettevano la miglior giornata degli ultimi 90 giorni.

Si inizia, quindi, con prova Artva e relazione della gita.

 

 All’inzio è un po’ una ravanata tra ghiaccio e una fastidiosa “boschina”. Più si va su e più mare e montagna si fondono in panorami mozzafiato che incantano, emozionano,  come non mi era mai capitato.

 

In cima è meglio mettere i ramponi perché le alte temperature delle settimane precedenti e il successivo rigelo, hanno formato una crosta superficiale di ghiaccio assai insidiosa.

In discesa si va alla ricerca di  accumuli di polvere dove i miei super spatoloni RESPONSE , comprati apposta per l’avventura norvegese e per sfinimento da parte del “Capitano, mio Capitano”: Antonio “Kitty”Meroni (che non finiriò mai di ringraziare, altrimenti avrebbe prevalso il mio braccino corto e avrei perso l’ “attimo fuggente”) avrebbero potuto finalmente attivare gli spigoli come si deve.

A valle nessuno ci toglie una ricerca  Artva. Fa freddo. Sono le sei di sera. Tra spesa e trasferimenti arriviamo a casa alle 21 e mangiamo alle 22. E’ anche il compleanno di Silvano, che riceve in dono una bussola (tanto non userà mai perché ha il GPS  (sbagliatissimo! Ndr))

 

18 marzo: GEITGALJEN m.  1085 (BS)

“Nec meus audet rem tentare pudor, quam vires ferre recusent” –  La mia coscienza non osa tentare una cosa quando sa che le forze non sono sufficienti [Virgilio, Georg., 3, 78])

Cerchiamo stavolta di partire presto; inoltre ho detto di portarsi dietro anche la picozza,il tempo è ancora bellissimo; inforchiamo  gli sci praticamente in riva al mare;

 

avanziamo nella “boschina”. Davanti a noi si prospetta subito una bastionata su cui vediamo un po’ di gente che sta “ravanando” . Non è un buon segno; incrociamo un gruppo di italiani che aveva appena rinunciato alla gita. Io mi dico: “proviamo !”. Se è vero che bastano  solo 7 secondi per formare un giudizio su chi ti sta davanti, a me è bastato  il primo traverso ghiacciato per capire la pasta dei quattro allievi, sicuramente  con limitata esperienza scialpinistica, ma comunque in grado di reggere lo stress  qualora avessimo dovuto affrontare qualche passaggio un po’ impegnativo.

Per superare una seconda balza si sono resi necessari di nuovo i ramponi. Ripresa la salita con gli sci arriviamo al colle dove forse godiamo del più bel panorama della nostra avventura.

Con un ultimo sforzo risaliamo a piedi un ripido pendio dove occorre piantare la picozza con la punta e fare molta attenzione. In cima la vista a 360° non si potrà mai più dimenticare. E’ il trionfo del “POSERONE”

La discesa nel primo tratto viene agevolata da una corda. Ci godiamo quindi una bella sciata con luce calante,

 arrivando in riva al mare giusto in tempo per le ultime foto senza flash. La gita è stata “un gitone” e qualcuno pensa di essere pure Gesù Cristo con gli sci.

 

Il rientro avviene a tardi anche stavolta. E’ comunque tempo di aperitivo e allora scopro perché al suopermarket  Adriano aveva riempito il carrello di Coca Cola. Strano – mi son detto- che un tipo così “smart” beva Coca Cola. Poi, mi dicono che invece di portare un litro e mezzo  di “Muller Turgau”, come prescritto,  il nostro si era tirato dietro un litro e mezzo di Rhum. Insomma, tanto per gradire, abbiamo staccato un bel “Cuba libre” post gita, allietandolo con un antipasto ribattezzato “Nacamuli” by Samuel (la parola “Guacamole” proprio non mi veniva) .

 Quando a fine settimana finì la Coca Cola scoprii il “purino”, cioè il Rhum puro.

      

19 marzo: VARDEN  (o Vared) m. 700 (MS)

“Est pabulum animorum, contemplatio naturae” – E’ pascolo dell’animo la contemplazione della natura [Cicerone, Acad. , 2, 127]

La finestra di bel tempo continua e si decide per il Varden. La salita stavolta è facile.  Incrociamo una bella norvegese intenta a gonfiare l’ala da snowkite. Ciò suscita in Lorenzo l’esigenza di lanciare la sua massima quotidiana: “quando vedi una così puoi sempre dire alla tua fidanzata che, anche se sei a dieta, il menù’ lo puoi comunque leggere”.

Dalla cima, altro panorama mozzafiato.

 

La discesa viene prolungata sul versante laterale, tanto che occorre una “ripellata”: del resto mica si può lasciare la poudre intonsa.

Giunti al lago costuiamo la barella di fortuna. Sapevo che che sarei stato messo alla berlina per la cocciutaggine nell’insistere a volerla fare (infatti il tema della serata sarebbe stato : “come allestire una barella –ambulanza  dotata dei vari apparecchi elettromedicali”). Certamente è sempre bene conoscere ogni tecnica utile in caso di emergenza.

Durante la cena Elisa esclama “AURORAAAA !!!”. No, non è una fan di Ramazzotti. E’ che fuori si vede l’aurora boreale, un’emozione riservata solo a chi frequenta le zone polari. Un’emozione che però suscita anche l’ironia di Lorenzo in versione coatto romano, per nulla emozionato dal il cielo verdino (dai Lorenzoooooo!)

20 marzo: tentativo al RUNDFJELLET m.803

“Calamitas virtutis occasio est” – Le calamità sono occasione di virtù [Seneca, De Prov.., 4 ,6]

Quella strana bolla di alta pressione al ivello del mare che non trovava riscontro nella vasta area depressionaria in quota a 5000m e che ci aveva dato 3 giorni di tempo splendido, se ne andò. Se da un lato non abbiamo esulatato per l’arrivo del brutto tempo, d’altro lato sarebbe stata l’occasione per tirare un po’ il fiato.

La salita al Rundfjellet inizia con un tratto pianeggiante di circa 3 chilometri in ambiente da steppa russa, visto anche il vento che tirava. La sensazione era proprio quella della storica ritirata. L’emozione era  comunque intensa  per l’odore della salsedine e per il colore plumbeo del cielo.

 Dopo 400 m di dislivello decidiamo di rientare a causa del vento ormai tempestoso. Stavolta c’è più tempo per fare i turisti e dedicarsi in particolare alla ricerca del merluzzo fresco a Svolvaer.

21 marzo: topografia al TORSFJORDTINDER  

“Difficile est tenere quae acceperis, nisi exerceas” – E’ difficile ritenere quello che hai imparato, senza l’esercizio [Plinio, Epist., 8, 14, 3]

Ci alziamo sotto una fitta nevicata. Sul terrazzo di casa ci sono già 30 cm di neve. Si decide ugualmente di mettersi in macchina, dirigendosi stavolta verso sud e sperando di trovare buone condizioni. Ci fermiamo in riva a un fiordo e io azzardo un esercizio di topografia  chiedendo agli allievi scendere dall’auto e portarmi a vedere le onde del mare aperto che si trovava a circa 3 km a Nord Ovest. Siccome tutto ciò avveniva sotto la pioggia battente, la contrarietà degli altri istruttori era palpabile, ma qui si deve fare addestramento di topografia e 2 gocce d’acqua non possono certo fermare la Valle del Seveso.  Quindi giù tutti dall’auto e in marcia verso l’Oceano , che bisogna capire dove si trova con carta e bussola.  Naturalmante per chi , come me, ha più c…. (ops, fortuna) che anima, smette subito di piovere e, anzi, il cielo sembra quasi aprirsi. Risaliamo sino al colle dove impariamo pure a fare il punto sulla carta misurando l’azimut di cime note (come il Monte Melma Norvegese).

Poi scendiamo a mare.

Giochiamo sulla sabbia bianca di neve e facciamo le foto di rito.

Una volta ripresa l’auto ci dedichiamo al godimento “fuori dal finestrino”

 

E alla visita del caratterististico paesino di Nusfiord.

 

22 marzo KVITTINDEN  M.710 (MS)

“Unusquisque sua noverit ire  via”– Ognuno deve imparare ad andare per la sua via [Properzio, 2, 25, 38]

Il tempo non migliora e ha messo giu’ 30-50 cm di neve fresca. Decidiamo all’ultimo per il Kvittinden che presenta pendii abbastanza regolari. Il pericolo valanghe segnalato  è 3 ma guardandosi attorno si vede qualche valanga sponanea. Procediamo con tutte le precauzioni del caso rendendo gli allievi ben consapevoli di cosa vuol dire fare nel concreto una valutazione locale del rischio valanghe, dopo che la sera prima i nostri si erano dovuti sorbire la regola del 3×3 del Munter. Imponiamo a seconda dei tratti la distanza di alleggerimento e di sicurezza.

Gli allievi provano anche a fare la traccia. Grazia ci grazia con una traccia super  accademica alternando uno “zig” a 40° a uno “zag” a 5° tanto per rompere il ritmo visto che deve prepararsi  per la “Monza Resegone”.  Guadagnamo la cima e contenti per l’ennesima volta,

ci lanciamo in un’altra discesa sino al mare. Anche oggi la gita è stata bella e molto istruttiva. Rientriamo passando per il caratteristico abitato Henningsvaer dove Stefania trova finalmente il suo stocafisso.

23 marzo: Quota m. 370 (STAMSUND)

“ Homines dum docent, discunt “ – Gli uomini mentre insegnano imparano [Seneca, Epist., 7, 8]

E’ l’ultimo giorno, dobbiamo pulire la casa e preparare i bagagli per la partenza del giorno dopo (ore 4). Usciamo da casa direttamente con gli sci e risaliamo la pista dell’unico skilift delle Lofoten. In cima grande spazio, per l’ennesima volta, a grandi scatti con neve e mare.  Ormai non ci rimane da fare che la simulazione della ricerca organizzata in valanga. Nella foga dello scavo Adriano non si accorge di aver spalato anche l’Artva che finisce a 2 m di distanza.  Non trovandolo nel punto cercato perde completamente l’orientamento e fatica a realizzare dove stava il problema.

Siamo ormai alla fine e non c’è nessuna voglia di tornare. Passiamo il pomeriggio e la sera a vederci e rivederci foto video come se non riuscissimo a distaccarci da quei posti così magici.

24 marzo: il RIENTRO      

Partiamo a notte fonda per Evenes e con un dislivello di 30 000m (Evenes-Oslo-Copenaghen-Malpensa) arriviamo a casa. Come ultimo atto, all’aeroporto,  riprendiamo in mano  la bacchetta sottratta  al ristorante di OSLO la settimana prima (quello dell’ “Enjoy your bread”) e con cui avevamo bacchettato  gli allievi per tutta la settimana. A queto punto la bacchetta passa agli allievi per l’ultima bacchettata: quella ai loro istruttori.

 

COMMIATO

E’ stato un bel corso di scialpinismo del CAI, molto probabilmente  il primo con questa formula in terre così lontane dalle nostre Alpi.

E poiché questo  tipo di iniziativa, così nuova  e innovativa,  non può che realizzarsi in un ambiente  in grado di promuoverla, vorrei iniziare con il ringraziare l’intera  Scuola Valle del Seveso ( e in proposito mi piace citare il  suo fondatore: Gabriele  Bianchi, la Commissione Valle del Seveso con il suo Presidente Maurizio Nessi,  il Direttore della Scuola: Angelo Pozzi (detto “Kocis”) insieme a tutti gli Istruttori).

Ringrazio poi, più nel concreto, gli istruttori sezionali di questa “avventura”, semplicemente fantastici e che mi hanno sostenuto  dall’inizio alla fine:

  • ·         Sfefania Castoldi  (ministra dell’Economia e Finanze)
  • ·         Silvano Giampietri  (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e ministro della Georeferenziazione )
  • ·         Samuel Bardi (ministro del Turismo, Infrastrutture e Trasporti)
  • ·         Diego Catallo (ministro dell’Agricoltura e della  Ristorazione)

…nonchè gli altrettanto fantastici allievi:

  • ·         Grazia Fossati  (l’Accademica)
  • ·         Elisa Cavalieri (l’Aurora)
  • ·         Lorenzo Mariani (dai Lorenzooo!)
  • ·         Adriano Mauri (il Poserone)   

Alla prossima

Alberto Ronzetti

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Scialpinismo al San Primo in notturna (22 marzo 2013)

sabato, marzo 23rd, 2013

“Per amica silentia lunae” (Sotto l’amico silenzio della luna) [Virgilio, Eneide]

 

La gita del venerdì notte sta diventando una tradizione. Condizione necessaria: la presenza della luna e del cielo sereno. Il calendario lunare è dettato da frate Indovino e normalmente Paolinux provvede a un lancio di agenzia almeno due settimane prima, cosa che il più delle volte scatena l’ilarità dei potenziali partecipanti (scusa, ma quella notte sono impegnato perché devo fare la nord dell’Eiger) e che talvolta si risolve nel trovarsi alla controtapparella solo in due o tre . Insomma, la notturna, soprattutto con la neve, crea ancora qualche titubanza. Figuriamoci poi, quando giovedì sera alla serata di apertura dell’SA2 ho proposto una scialpinistica  notturna al San Primo per il giorno dopo. C’è chi puo’, chi non puo’, chi forse, chi deve vedere, poi domenica c’è la gita SA2, chi è appena tornato dalla Norvegia. Insomma per farla breve, e dopo un pomeriggio di sms a discutere sulla quantità di nuovole previste (è coperto!, no nuvole sparse), mi ritrovo alla “controtapparella” con Anna e Paolinux, il quale mi chiede subito: dove si va? e subito dopo con l’auto imbocca la Valassina verso Milano, segno che era disposto pure a un aperitivo in centro. (altro…)

Notti magiche: il Bollettone (20 settembre 2012)

martedì, ottobre 2nd, 2012

“Exegi Monumentum Aere Perennius” (abbiamo costruito un monumento piu’ duraturo del bronzo) [Orazio]

Per lo scialpinista la ruota delle stagioni è sfasata di 180 gradi. Il letargo è estivo e il risveglio è in autunno. Se lo scialpinista si chiama Silvano, il risveglio diventa rito, e siccome se non arriva la neve sono guai seri, il rito si deve accompagnare con la danza propiziatoria; e se poi le Scuole del Cai hanno appena battezzato un ISA (Carlo) e 2 IAL (Tiziano e Gegio), ecco che il rito diventa anche festeggiamento e l’evento complessivo entra dritto nella tradizione. Ma cos’è la tradizione se non un modo per dire che le cose  si ripeteranno ancora?
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31 marzo – 1 aprile 2012: Dall’Amigdala al Basodino (3273m)

domenica, aprile 8th, 2012

“Quodcumque sibi imperavit animus, omnia obtinuit”
(Quando l’animo è riuscito a comandare a se stesso, tutto ha ottenuto) [Seneca, De ira]

L’ascesa al Basodino me la immaginavo lunga già quando la leggevo sulle relazioni agli inizi delle mie esperienze sci alpinistiche piu’ di 15 anni fa. Non potevo però pensare che il coinvolgimento mi costasse ben tre settimane. Una preparazione lunga , durata ben tre mercoledì sera passati in sede a Bovisio, un approccio diverso, direi unico perché si partiva veramente da lontano: perché andare sul Basodino, perché andare a fare scialpinismo? Cosa ci spinge a fare cio’? Come gestiamo le emozioni quando stiamo arrampicando sull’ultimo tratto alpinistico molto esposto? (altro…)

7 Maggio 2011: AGGIORNAMENTO ISTRUTTORI SCUOLA VALLE DEL SEVESO

domenica, maggio 15th, 2011

“Idem est docenti et discenti debe esse propositum, ut ille prodesse velit, hic proficere” (Deve essere proposito eguale dell’insegnante e dell’alunno: che uno voglia giovare e l’altro apprendere). [Seneca]

Domani 8 maggio parte il corso di Alpinismo e per noi istruttori non c’è niente di meglio che anticiparlo, proprio il giorno prima, con una bella rinfrescata sulle manovre di corda e sulle tecniche di recupero. L’appuntamento è fissato alle 8,30 alla Casa delle Guide di Introbio e l’istruttore è niente po’po’ di meno che Superfabio (Lenti) nel giorno del suo genetliaco (!): una giornata da bollino rosso per la cella di telefonia mobile di Introbio. Ma Superfabio lascia subito in disparte il suo cellulare impermeabile, dotato pure di due SIM (di cui una Golden!), e secondo me avrà passato tutta la notte successiva a rispondere; e pure si sarà preso qualche cazziatone da “lei”.
Ma ritorniamo a noi: la giornata è densa, e il pubblico degli istruttori assai attento.

DSCN2884
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