BOLLI & GIBOLLI al Pizzo Ligoncio.

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  • CIMA: Pizzo Ligoncio mt. 3.032 per il Passo della Vedretta mt. 2.840
  • GRUPPO: Val Masino/Val dei Ratti; bucoliche.
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: D+ 2.400 mt per +/- una ventina di km;
  • DIFFICOLTA’: dùmà stack àttent ai masuni che te vegnenn adoss!
  • NOTE: lunga ma affascinante cavalcata fra due valli spettacolari; particolare il colpo d’occhio all’uscita dal Passo della Vedretta (Sentiero Dario Di Paolo).

Che bello poter rubare un giorno di quasi-fine agosto per andare in queste valli uniche e godere insieme di ore dedicate “alle cose ignoranti”: per esempio la salita del Pizzo Ligoncio. Ormai è quasi tradizione, dopo il Cengalo dello scorso anno. Misurare il grip delle suole di fronte alla resistenza del mitico granito che è la roccia più bella che esista al mondo.

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A proposito di Cengalo, non andate più lato svizzero perché è troppo pericoloso ed ogni tre per due ne viene giù un pezzo: è dell’altro ieri un botto gigante, con un pezzo di parete nord che adesso serve ai bambini per fare il castello di sabbia…..!!!

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Comunque anche noi la nostra parte l’abbiamo fatta e ricevuta (Ligoncio fa rima con Li-gonfio!); una bella serie di gibollate e scalfitture, giusto per confermare che siamo stati in giro e le abbiamo combinate; come dire, dopo quasi trent’anni le stesse kazzate! Gh’è gnent de fàa…

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Salita lunga, mooolto lunga che si snoda partendo dai Bagni di Masino per poi dipanarsi fra Rifugio Omio e Passo della Vedretta con caratteristica uscita in un mondo nuovo come la Valle dei Ratti; infine per distese gandose, infinite e che ti fanno perdere dislivello, nuovamente verso l’alto per l’approccio finale alla cima.

Il passaggio al Passo Vedretta è un po’ come aprire le persiane dopo un giorno di pioggia ed in una mattina fresca e bella. Un godimento.

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Dall’alto panorama stupendo sui soliti posti, ma che roba! Lo Spigolo Vinci era quasi l’unico fuori dalle nubi, poi Manduino, Pizzo di Prata con la sua mole enorme e Sfinge con in evidenza la Via dei Morbegnesi.

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Oggi purtroppo gran nebbia, che però ci ha ostacolati fino ad un certo punto. Siamo partiti che l’avevamo sopra i craponi e l’abbiamo tenuta fino al rifugio, poi verso il Passo Vedretta abbiam capito che avremmo ‘bucato’ e così è stato: spettacolo puro.

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In Val dei Ratti discorso identico: manto cotonato sotto di noi con insidiosa prospettiva di dover cercare la strada, soprattutto al ritorno, fra bolli poco marcati e distanti fra loro. E’ l’unico avvertimento che ci sentiamo di dare per la difficoltà dell’itinerario. Con noi anche un simpatico trio di Ballabio, incontrato al rifugio Omio e nuovamente in cima, fra cui il figlio di Kalumer. Loro hanno salito la normale lato Omio che si srotola sulla dorsale versante Masino, senza inerpicarsi sui famosi due canali che rappresentano il terzo approccio alla cima e che per qualche mezz’ora è passata anche attraverso le nostre menti. Ormai di nevai pensili neanche quasi l’ombra, ma solo grandi massi, alcuni dei quali fan paura.

Anche il ritorno lo abbiamo fatto avvolti nel cotone della nebbia per alcuni tratti: in realtà la stessa sembrava aprirsi al nostro passaggio e lasciarci ammirare che cosa poteva celarsi davanti a noi ad ogni passaggio caratteristico.

Oggi tempi di salita-discesa molto stretti, eravamo quasi ‘posseduti’! comunque meglio così, visto che esser veloci aiuta e lascia il tempo anche per fermarsi un po’ ad ammirare alla bisogna. Non ultimo, l’essere allenati non disturba neanche sulla stanchezza. Coi soci di Ballabio, partiti leggermente dopo dalla cima, ci teniamo in contatto per garantire loro la visione del Passo Vedretta lato Val dei Ratti, poi giù spediti verso la Omio, dove ci ritroviamo per una birretta.

Che dire del rifugio, sempre bello salvo non riuscire quasi a ordinare. Ma possibile che nessuno si accorga che quel mobile che permette di colloquiare (!!!) con la cucina fa schifo e che così non va? Per metterti in contatto con il gestore devi farti venire al scoliosi, abbassarti come i gobbi a NotreDame….quasi perdere due metri di dislivello per ordinare una birra. Idem il rifugista, che farà un paio di visite ortopediche ogni mese! E’ incredibile come sia difficile fare le cose facili o rimediare ad un errore (spero) architettonico presente da anni. Quasi quasi meglio un citofono!

Certe volte sembra quasi che ti devi confessare: ti inginocchi, fai il segno della croce e poi ordini, ma dall’altra parte non c’è Gesù!

Nuovamente posseduti scendiamo verso valle ritrovandoci alla macchina poco dopo, quasi una discesa da trail. Pediluvio alla cascatona e poi via verso casa con la non-da-poco consolazione che oggi è martedì e quindi il traffico sarà minore.

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….ma c’è sempre un ma quando torni; c’è sempre qualcosa che ti permette di accantonare l’episodio per raccontarlo fra cent’anni ai tuoi nipoti. Siamo fra Dervio e Bell’Ano quando, all’improvviso, vediamo rallentamento improvviso e coda. Scorgiamo però una sagoma che corre fra le carreggiate, come un flash: ch’el sia un Aseèn….?

Non capiamo per qualche minuto, siamo scoraggiati dalla coda improvvisa, ma poi vediamo chiaramente di cosa si tratta: mamma capra con due piccoli impauriti che sgomitano per lasciare la superstrada. Probabilmente stava raccontando loro la fiaba del ‘gatto in tangenziale’ ed è finita in una realtà tutt’altro che virtuale! Fatto sta che, dopo aver cercato fuga sul lato del lago senza trovare riparo, ma solo guardrail, ha preso la via della galleria, entrandovi decisa con prole al seguito. Noi eravamo in uscita e quindi non sappiamo come sia finita. Peccato che la galleria era lunga 2,7 km. Questa ci mancava, come ci mancava l’immagine di un poliziotto, fermo appena fuori dalla galleria con un lazo in mano, pronto a prenderle al volo, ma anche sudato, a testimonianza di sforzi vani per prenderle fino a qualche minuto prima. Una specie di John Wayne del Lario, senza cavallo ma con la volante dei colleghi sulla carreggiata opposta (in alto!) che non immagino quali commenti possano aver fatto, salvo lo sconforto di doversi ficcare in galleria….

Episodio simpatico, ma che dimostra ancora una volta come una cazzata del genere possa creare scompiglio e potenziali danni agli automobilisti che percorrono, ignari e comodi, una superstrada come quella di Lecco-Colico.

Finisce tutto bene, salvo qualche nuova idea malsana che già ribolle in pentola per le prossime ‘gite ignoranti’.

Masino-Bregaglia fa sempre rima con Asino-Che-Raglia!

Un Trio di agosto come partecipanti: Beppe, Ale e Patajean.

Buon fine agosto! By Patajean

 

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