ARIA D’ENGADINA! DOMENICA 21 DICEMBRE

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  • CIME: Piz d’Emmat Dadaint mt. 2.927 e Piz Las Coluonnas mt. 2.960
  • ZONA: Julier Pass in Engadina;
  • DIFFICOLTA’: MSA
  • DISLIVELLI: 690 mt + 570 mt ….quindi ca 1.260 mt se la matematica non è un pignone! Lo sviluppo complessivo, tenuto conto di entrambe le salite, è stato intorno ai 16 km.
  • NEVE: sempre bella, ma non come il kulo della padella. Nel complesso soddisfacente in pieno versante nord; crosta cartonata dove il sole l’ha lavorata di striscio. Cmq abbiam visto & provato di peggio!

 traccia

E’ iniziato l’inverno. Di solito in Engadina i colori appaiono sempre più sgargianti, forse perché è vero, forse perché il suo fascino rende tutto più appariscente, forse e semplicemente perché è così!

In questo periodo, ed in particolare in inverno, il bianco appare proprio più bianco, quasi a bagnare il naso ai migliori detersivi, così come in primavera il verde appare più verde. E qui forse è una regola della Bregaglia e dell’Engadina.

Oggi eravamo pronti a kazzare la randa o a salire di bolina, per come si erano messe le previsioni, con annunci di vento a raffiche fino a 100 km/h, poi è andato tutto come ce lo siamo immaginati nel nostro cofanello di materia grigia; a dire il vero non sappiamo se questa è una gita di inizio stagione oppure se è quella che va a chiuderne una veramente particolare; comunque alla partenza, a Verano, sembrava che qualcuno si stesse asciugando i capelli alle 6.00 della mattina…….a Lecco sembrava che tutti se li fossero lavati alle 7.00 e si fossero messi in fila per asciugarseli per semplice spirito di emulazione…….infine, al Maloja, sembrava che il black out avesse fatto fuori tutti i phon disponibili. Morale: si è passati dai +10° di Lecco ai -10° del Passo dello Julier, dove oltretutto ‘La Veduta’ era tutto tranne che una Veduta.

Il viaggio in furgone è scandito dalla pronuncia; secondo voi se diciamo “A sün sta lì insü l’ütümôna par’una setimôna…..magari à fa nà i patôti cün’tul bicer de biônk” è tutto chiaro? Fa solo rima oppure fa anche un po’ senso? A Montevecchia no, ma se arrivate dall’estero un po’ meno. Il viaggio si interrompe come il classico dei ‘time out’ dalla Tettona, che stavolta stupisce per l’alberello di Natale, semplicemente fantastico e forse il non-plus-ultra degli addobbi possibili e si conclude, dopo un passaggio in dogana coi video sintonizzati sui programmi per adulti, allo Julier Pass dove l’aria de fesüra la fa paüra, ma non così come ci eravamo immaginati.

Saliamo inizialmente confusi con altri umani che però si indirizzano verso il Las Coluonnas e procediamo poi quasi soli in mezzo a colori esaltanti e risaltanti sino in prossimità della Forcella del Grevasalvas, dove il pendio si erge verso la cima con inclinazione repentina e non banale (ca 30°).

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La cima è come il balconcino della Scala: ti emozioni come sempre ed anche senza il binocolo-nasale; persin le tonsille sentono la frescura dovuta all’effetto bocca estasiata. Ormai le forme richiamano i nomi delle cime e le cime richiamano la tua attenzione, come un magnete.

La ventazza rompe il packaging, così come noi scassiamo la gente del posto per una foto……tutti insieme, foto che poi ci permette di vederci nella nostra contentezza: cèrti vôôlltt à l’è cum’è dack ül biniss à l’àasen, che come ben sappiamo lo mette dentro a metà……..proprì parché à l’è un Asen!

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Saltiamo dalla cornice in pieno pendio e scendiamo nuovamente in prossimità della forcella, dove Stefania e Sibilla sono nel frattempo arrivate in ciaspole; per loro oggi gita pedestre con visita al balcone che dalla forcella dà direttamente sul Lac de Lej e su Saint Moritz.

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A questo punto la neve diventa un po’ crostosa e rompe li maroni, suonando sinistramente anche sotto le solette durante la lunga ravanata che ci porta dritti verso il Laghetto glaciale, dove una decisione deve essere presa: o si ripella verso il Las Coluonnas oppure si ripella per guadagnare il dosso che riporta alla Veduta. Alcuni scelgono di ripellare i ca 570 mt (che suonano molto diversamente dai 370 mt inizialmente proclamati!), mentre altri scelgono il calduccio del cesso del passo…..ah gli Svizzeri, criticabili sin che si vuole, ma con le cose giuste al posto giusto e che rendono la vita e le chiappe molto felici!

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Nel frattempo troviamo anche il tempo per ammirare lo spettacolo dei cani che permettono ai clienti di divertirsi con un po’ di sleddog: emozioni forti per un gioco non così comune dalle nostre parti e relegato in alcuni anfratti delle Alpi Svizzere, ma anche italiane (vedi zona di Cancano e Brenta). All’inizio abbiam pensato che i cani avessero la raucedine, poi abbiam capito che abbaiavano in tedesco; un po’ perché i comandi in lingua crucca funzionano parecchio, un po’ perché il cane non pronuncia bene le vocali e quindi gli viene più comodo ed economico pronunciare solo le consonanti che oltretutto vengono via con poco.

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Alcuni di noi arrivano al furgone con largo anticipo, mentre gli altri ci mettono un paio di ore in più, tra salire e scendere la seconda sciôm; il freddo per chi attende si fa serio e stare ad aspettare, a meno che non si entra nel localino del cesso, l’è mai bell! Alle 16.30 rimettiamo in moto il furgone, ascoltiamo le notizie che arrivano dall’Australia e ci rimettiamo in rotta per l’Italia e per il Chiosco, romantico chalet di legno, che richiama il classico dei Bivacchi e l’idea del bivacco……e quando frulla l’idea, secondo me poi si realizza!

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Rientriamo sciolti come non mai in quel di Verano dove svolazzano gli Auguri di Buone Feste.

Partecipanti: Stefania, Sibilla, Silvan, Gigi, Andrea, Matteo, Giò, Inox Antonio e Patajean.

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