APERTO IL SIPARIO PER IL 2018.

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  • CIMA: Pointe de la Pierre mt. 2.653
  • ZONA: Valle d’Aosta – Cogne
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: circa 1.300 mt D+ per circa 12 km di sviluppo totale;
  • DIFFICOLTA’: nessuna;
  • NOTE: neve ‘col trucco’. Si è presentata nel migliore dei modi, ma ha nascosto quel non so che di infido: un po’ come il lupo mascherato d’agnello che poi nel piatto diventa una tigre che ti azzanna i quadricipiti.

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Così come c’è un ‘primo sale’, c’è anche una ‘prima neve’ e quest’anno, dicendolo in silenzio anzi scrivendolo solo, speriamo che la prima neve sia di buon auspicio alla successiva. La perturbazione ultima ha fatto sì che i fiocchi bianchi siano precipitati copiosi soprattutto ad ovest, lambendo persino i paesi a bordo valle e quindi la decisione di evitare lastre di jazz dalle nostre parti piuttosto che percorsi pelati ha fatto si che la punta delle assi mirasse la Val d’Aosta.

Durante la lezione Artva di sabato presso Montevecchia per il Corso SA1, tra una patata ed il beep di ricerca, il gruppo ha deciso di tenere questa meta, non ultimo il discorso sicurezza e visto il bollettino nivo-meteo in essere.

Scelta azzeccata, soprattutto considerando la neve sul percorso ed il colpo d’occhio che hanno reso più gradevole tutto quanto: dal paesaggio circostante al fine gita. In pratica siamo rimasti avvolti nella bambagia.

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Il panorama che si gode dalla cima è in effetti un fiore all’occhiello della gita: le principali vette dell’arco alpino valdostano, con alcuni sforamenti in svizzera, è devastante e si ha solo l’imbarazzo della scelta.

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Inizia quindi più o meno ufficialmente la nuova stagione invernale e noi torniamo a casa contenti per averla scelta…..un po’ meno contenti, invece, quando apriamo il portafoglio alla fine. Tanto è cara oggi la neve nel senso di poterla vedere depositata in giro quanto è cara nel senso di pagarla per andarci sopra. In effetti è piuttosto pittoresco, per non inveire in altro modo, come in quella zona si lamentino di alcuni episodi di riduzione in termini di affluenza di turisti: in realtà è quello che vogliono e prima o poi sarà così. L’alternativa è un pia illusione che la gente non ci vada in autostrada per poi vederla ugualmente percorrere le strade secondarie, coi gas di scarico ugualmente presenti. E’ una vergogna che con cinquantasei eurozzi si vada solo ad Aosta per poi tornare a Milano a vedere sul pannello quanto si è speso, mentre con gli stessi soldi forse fai un salto al Brennero e torni pure. Roba da avere tutti i denti cariati in poche ore. Vigliacca la volta che sbagli ed al ritorno entri prima di Aosta: senti un bruciore interno e ne hai certezza al casello di Milano! Tredici km in più e fatti per sbaglio tra Courmayeur e Aosta costano uno sproposito. E poi si sente di aumenti anche per il 2018.

Certe cose le metti sempre sul ridere, ma c’è di che fare esame di coscienza.

Avvolti nel bosco ci coccoliamo tra la vegetazione, anche fitta in certi punti; poi usciamo verso l’ultimo alpeggio da cui si vede la cima, raggiungibile attraverso un lungo dosso sicuro. Non siamo soli e qualcuno (Alessandro di Gorgonzola) lo conosciamo pure.

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In cima c’è parecchio spazio e davanti è un po’ come affacciarsi sul tetto di un palazzo per vedere chi gioca in cortile: sotto di noi ed in lontananza ci sono gli impianti di Pila con gli sciatori intenti ad ammortizzare il giornaliero.

Scendiamo sulla pala centrale, con neve come detto un po’ infida che fa vibrare i turbo-cipiti: prima parte molto aperta e seconda nel bosco, con varianti da toboga in alcuni punti e tronchi mimetizzati da paletti poco snodati.

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Alla fine suona il “Carillon” e noi non ci facciamo mancare l’appuntamento.

p.s. oggi per una volta abbiamo apprezzato i cani in montagna; quattro cecoslovacchi al seguito del loro padrone; tranquilli ed ubbidienti da far paura. In cima e prima di scendere il comando è stato: “Dài ora dietro di me…!” e loro in fila indiana si sono messi dietro e con lui sono scesi. Da manuale!

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Partecipanti: Anna, Mirko, Andrea, Teo, Giovanni, Luca e Patajean.

by Patajean ®

 

 

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