ADAMELLO 24-25 APRILE 1916-2016: PER NON DIMENTICARE

“Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis”-  

La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità [Cicerone, De Oratore, II, 9, 36]

Riprendo le ultime parole del racconto “24-25 APRILE: LIBERI DI VOLARE IN ADAMELLO di Patajean: “ …Oggi ci si va per diletto e si riesce a provare emozione solo con lo sguardo, ma ieri qui ci andava gente che non era rilassata; il filo spinato, il cannone e chissà quali altri pesi danno da pensare e non poco. La fatica c’è ancora oggi, ma almeno la nostra è compensata da tutto il resto, una volta chissà…..” e cerco di completare.

Andare sull’Adamello proprio alla fine di aprile del 2016 può essere un caso. In effetti il programma  era di andare a Chamonix e fare il giro dei tre colli. Solo che là ci sarebbe stato un sicuro brutto tempo, mentre  sull’Adamello sarebbe stato meglio. Così si concluse la riunione plenaria del consiglio di guerra a Bovisio il mercoledì prima.

Essere andati sull’Adamello può  essere stato effettivamente un caso, nel senso che il destino ha voluto che calcassimo i passi di uomini che lì, esattamente 100 anni fa, hanno scritto pagine di storia. Anche loro in qualche modo scialpinisti o alpinisti (o semplicemente Alpini), ma in quel posto a fare altro, animati da altro, attrezzati in tutt’altro modo.

Bene, facciamoci allora accompagnare nella nostra gita dai nostri compagni di 100 anni fa.

Il 24 aprile 2016 alle ore 5 l’allegra compagnia della Valle del Seveso partiva  con furgoni e auto dalla Brianza  alla volta del Passo del Tonale, dove, debitamente equipaggiata  (tranne che per lo zaino del sottoscritto) ed anzi, pure dotata dell’ultima versione dell’attacchino Dynafit con puntale rotante (Carlo) , si portava grazie ad un impianto di risalita supernuovo al passo Presena. Alle ore 9 poteva già godersi il magnifico panorama del Mandrone con le sue creste che lo delimitano.

IMG_5628mandrone

La truppa si lanciava quindi in discesa in territorio Austroungarico (nel 1916) fino a riprendere il ghiacciaio del Mandrone. Risaliva la lingua glaciale varcando di nuovo il confine con l’Austria, dirigendosi quindi verso il Passo della Lobbia. L’allegra compagnia proseguiva poi tra fili spinati

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verso la Cresta di Croce, raggiungendo cima “Giovanni Paolo II” dove è piantata una croce in granito.

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Da lì si godeva poi un panorama mozzafiato sul ghiacciaio piu’ esteso d’Italia.

20160424_142928pian di neve

In questo posto, esattamente il 24 aprile 1916, probabilmente c’erano  i fratelli Calvi (quelli del rifugio della Val Brembana, per intenderci), intenti sì a beneficiare delle bellezze della natura, ma  con uno stato d’animo un po’ diverso dal nostro. Erano giunti al Passo della Lobbia da 12 giorni e avevano fatto un po’ più fatica di noi ad arrivare lì.

Infatti il 12 aprile 1916 i due: Nino (Capitano di 29 anni) e Attilio (Tenente di 26 anni) , a capo delle rispettive colonne di sciatori erano partiti dal Rifugio Garibaldi all’una di notte, erano sbucati al Passo Brizio nella bufera ed erano diretti alla cresta che  va dalle Lobbie al Monte Fumo. Non avevano fatto l’ESSEAUNO e questa la loro dotazione:

  • Fucile Carcano-Mannlicher mod. 1891 calibro 6.5 mm caricatore a serbatoio da 6 colpi
  • Catucciere bianche
  • Completo mimetico bianco: giacca, braghe, ghette, passamontagna, copriscarponi, coprizaino e coprielmetto
  • Guanti di lana e sopraguanti
  • Mantello bianco
  • Sacco da alpino
  • Alpenstock
  • Sci in frassino con attacchi tipo Huitfeld
  • Bastoncini da sci
  • Occhiali da neve con lenti in vetro o in metallo con intagli antiriverbero
  • Ramponi da ghiaccio da 4 a 8 punte
  • Cordino da valanga colore rosso
  • Fornelletto ad alcool o a rotoli di carta paraffinata e gavetta
  • Borraccia in alluminio
  • Lanterna 1ogni 5 uomini
  • Corda manilla 1 ogni 20 uomini
  • Racchette da neve 1 ogni 5 uomini
  • Pomate oftalmiche
  • Dotazioni viveri/Elmetto Adrian 1915

Inoltre erano ben allenati e il loro curriculum avrebbe fatto piacere al Gegio.


perlustrazioni calvi001

alpini skiatori

La loro non era una gita di piacere, anzi. Per andare a “godersi i panorami” sulla cresta Lobbie-Monte Fumo era necessario scacciare gli Austriaci che occupavano quelle posizioni. L’attacco partì alle 7 di mattina e si concluse  alle ore 15 con gli ultimi combattimenti alla baionetta e con la vittoria degli italiani . Il “giochetto” costò un bel po’ di morti  tra italiani e austriaci.

 

cresta lobbie monte fumo bis

Successivamente affluivano al passo della Lobbia altre truppe italiane per consolidare le posizioni conquistate .

Mentre noi altri ci rilassavamo al rifugio Caduti dell’Adamello al Passo della Lobbia,

20160424_175753 rifugio

il 24 aprile 1916 nello stesso posto doveva esserci un mercato infernale e i fratelli Calvi probabilmente già pensavano a organizzare la prossima “gita”. Il Comandante Giordana aveva dato l’ordine di attaccare la Cresta  Crozzon di Lares-Corno di Cavento.

passo lobbia

Il giorno fissato per l’attacco era il 29. Per quel giorno era finalmente disponibile sul Passo del Venerocolo, dopo uno sforzo durato tre mesi, il famoso cannone G149, noto come “ippopotamo”: una bestia di 7 tonnellate che, per tirarlo su, occorrevano 200 uomini (alcuni dei quali finiti col cannone sotto una valanga). In seguito fu spostato alla Cresta di Croce dove sta tuttora.

ippopotamo

La prima manovra consisteva nell’avanzata del Battaglione “autonomo” con le compagnie dei fratelli Calvi. Il piano d’attacco non è che fosse molto ordinato, a detta dello stesso Nino.

battaglia lobbia 29-30aprileschema attacco 28 nino calvi001

In ogni caso il risultato della giornata fu positivo con l’occupazione di alcuni segmenti della cresta.

passo lares conquistato

Purtroppo durante i combattimenti Attilio fu  colpito all’addome e  morì al rifugio Garibaldi il 1 maggio dove gli fu conferita la seconda  medaglia d’argento  al valor militare: «Comandante di compagnia, guidava con mirabile slancio il proprio reparto, attraverso la Vedretta della Lobbia ( q 3036), all’assalto di forte postazione nemica, e non cessava di animare i dipendenti, finché cadeva mortalmente ferito.»

notizia ferimento a.calvi

“All’indomani – scrive il Capitano Nino Calvi-  il Colonnello Giordana credette di risolvere la situazione ordinando che il Battaglione Val D’Intelvi attaccasse  i Passi di Fargorida e delle Toppette. In pieno giorno, con una atmosfera nettissima e con la neve assai molle, il risultato fu come doveva essere, completamente negativo”, cioè le mitragliatrici austriache ebbero gioco facile a prendere di mira le divise grigioverdi che si stagliavano sulla neve. Fu  una carneficina con più di 100 morti.

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Anche i feriti non poterono essere recuperati perché all’imbrunire iniziò a imperversare la bufera che coprì tutto di bianco. Alcuni corpi furono recuperati solo negli anni ‘50

Grazie poi ad un’azione isolata, intrapresa tra il 1 e il 4 maggio, trasgredendo agli ordini ricevuti. un ridotto gruppo di alpini, aggirando le posizioni nemiche del Crozzon del Diavolo, costrinse al ripiegamento gli austriaci e le truppe italiane ebbero via libera in Val di Genova.

Il colonnello Giordana responsabile dell’inutile  carneficina del Battaglione Val D’intelvi (pure a detta del comandante  Austriaco) si guadagnò invece la medaglia d’oro, non senza polemiche.

Possiamo anche immaginare lo stato d’animo di Nino Calvi che pur vittorioso sul campo, si è trovato con un  fratello morto e in netto contrasto con il suo Superiore, responsabile di un errore strategico madornale. Ma evidentemente per Nino Calvi il senso del dovere  e l’amor di patria (cioè dei propri valori) doveva essere un fatto superiore. Come lo era per quei tanti soldati che non si curavano del fatto che ci fosse stato sicuramente qualcuno , seduto al caldo e imboscato, che aveva deciso di mandarli al macello a 3000 metri di quota. Da allora sono passati 100 anni ma a vedere come stanno andando le cose oggi, non sembra proprio che sia fatto tesoro  della lezione di Cicerone. E’ sempre più comodo sedersi a tavola e far pagare il conto agli altri, che fare il proprio dovere e prendersi le proprie responsabilità.

Comunque il colonnello Giordana, diventato poi generale,  perì due mesi dopo durante una perlustrazione (pare per un colpo alle spalle).

La discesa dalla Cresta Croce è avvenuta con neve splendida dove i miei splendidi spatoloni hanno finalmente dato il meglio di se in questa stagione di magre consolazioni per gli spigoli.

Jpeg

La notte al rifugio Caduti dell’Adamello passa abbastanza bene al terzo piano di un camerone dove si sono dimenticati di garantire un minimo di spazio per gli zaini e per appoggiare/appendere le proprie robe.

20160424_174433 camerone

In ogni caso non sembrava proprio il caso lamentarsi visto come ci si riposava, in quel posto, 100 anni fa.

soldati riposano al passo della lobbia

Il 25 aprile2016  alle 6.30 usciamo dal Rifugio con temperatura  a -17 e un vento bestiale. Sul Pian di neve il vento diventa sempre più tempestoso e freddo tanto che qualcuno deve desistere (-30° percepito). In effetti pure io, che in genere non ho mai freddo alle mani grazie ai guanti super imbottiti, ho dovuto preoccuparmi per un fastidioso formicolio ai polpastrelli).

IMG_5753pian di neve

In ogni caso tra le 9 e le 9,30 arriviamo in cima con vento  e freddo  finalmente calanti.

battaglia lobbia mod

Jpeg

La discesa avviene senza curve  sulle pendenze minime del ghiacciaio ma con una bella velocità attorno ai 70 km/h e una piacevole sensazione di volo radente. Arrivati in fondo al Mandrone finisce la festa perché ci sono da risalire 600 m fino al Passo Presena. Mi sparo il gel-bomba di Adriano (maltodestine, amminoacidi, carboidrati, idrocaburi) e mi incammino. Dopo un’oretta abbastanza spedita il motore mi si imballa. Non ne avevo più. Avevo superato il Rifugio Mandrone e girando la testa a sinistra vedevo il lago Scuro e il passo Marocaro.

Immaginavo il tracciato della colonna del  battaglione Morbegno che si stava spostando in quella zona. La guerra era stata dichiarata il 24 maggio 1915 e la sera del 8 giugno il battaglione si muoveva da Ponte di Legno per risalire la val Narcanello. Alle 4 i soldati erano al passo Pisgana, immagino già belli cotti per i 1800 m di dislivello e per il carico (mica avevano la tutina). Poi, avvolti nella nebbia, giungevano al Passo Marroccaro alle 6,45. Gli Austriaci, che presidiavano il rifugio Mandrone non si accorsero di nulla fino a che, per grande nostra sfortuna, la nebbia si diradò e gli austriaci videro la colonna. Fallì quindi l’effetto di sorprendere la linea di difesa degli austriaca al passo Paradiso (cioè l’attuale stazione di arrivo del primo troncone di funivia che parte dal passo del Tonale), dopo aver disceso l’attuale pista del Presena (quella dei teloni, tanto per intenderci)

20160424_085114presena mod b

Quando iniziò lo scontro al Passo Paradiso, gli austriaci ebbero quindi gioco facile con le mitraglitrici a massacrare l’avversario, pure in abbigliamento grigio che è l’ideale per confondersi nel bianco della neve. Il Comandante del Battaglione Morbegno, colonnello Castelli, che osservava col binocolo dal passo Marroccaro, ordinò quindi la ritirata anche per l’avanzare delle compagnie austriache sul Presena. L’azione si concluse con un bilancio tragico per gli italiani: 52 morti e 87 feriti. Forse, dopo quella primissima azione di guerra, era il caso di rivedere qualcosina a livello strategico e logistico.

Scendendo finalmente sulla pista ben battuta abbiamo potuto vedere a lato una mitragliatrice a ricordo degli eventi del 9 giugno 1915.

Facciamo l’ultimo sforzo in discesa e tra chiazze di neve arriviamo alle auto al Passo del Tonale e come sempre si fa festa.

Lasciamo anche i nostri compagni di gita 100 anni fa che, evidentemente, di festa ne han fatta ben poca. Non possiamo però dimenticare  la lezione di chi ha vissuto momenti tragici della propria vita con alto senso del dovere,  rispetto delle regole e spirito di sacrificio; in modo semplice, con scrupolo, dedizione ed entusiasmo. Fino in fondo. Una lezione fondamentale per noi stessi, che abbiamo sì la fortuna di non dover rischiare la pelle in guerra, ma che stiamo subendo la maledizione di vivere in una società che sta perdendo l’anima.

Grazie a tutti per la splendida gita:  Stefy, Anna, Sara, Anna, Pier, Gonza, Luca, Beppe, Teo, Max, Andrea, Massimo, Gigi, Giò, Boris e Patajean.

Alberto

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