24-25 APRILE: LIBERI DI VOLARE IN ADAMELLO

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  • CIME: Cresta Croce o Cima Giovanni Paolo II (mt. 3.307) + Monte Adamello (mt. 3.554)
  • COLLI: Colle Presena (mt. 2.997) e Colle della Lobbia Alta (mt. 3.040)
  • RIFUGI: Mandrone (mt. 2.450) e Caduti Adamello alla Lobbia (mt. 3.050)
  • GRUPPO: Adamello
  • DISLIVELLI & SVILUPPI: ca 2.100 tot di salita e ca 45 km su 2 gg;
  • DIFFICOLTA’: Cresta Croce con ultimo tratto tecnico (PD+) e Adamello easy (F)
  • NOTE: Neve ottima, appena ‘munta’ su entrambi i giorni, ma vento pazzesco e fastidioso, che ha rotto il packaging mica male ed ha creato anche non pochi problemi ad alcuni partecipanti! Comunque sempre meglio venti da nord che venti da sud!

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Andare in Adamello è un po’ come andare sulle montagne russe: arrivi, compri il gettone per il mezzo che ti schiaffa in quota (poco etico sicuramente, ma efficace per una due-giorni non stop), arrivi a Colle Presena e da lì ti lanci in un catino maestoso e ti lasci cullare-cullare per tutto il tempo che vuoi. In realtà ‘cullare’ è un termine forte, visto che la quarantina di km percorsi tra salita, pianori e risalite non te la regala nessuno e devi tirar fuori olio di gomito più olio di quadricipite a go-go.

Partiamo con lo stesso schema di qualche settimana fa, quando a turno ci siamo lasciare cullare un’altra volta, a gruppi alterni, nel giro del Pisgana; memori di tal bellezza e consci di una meteo kagosa presso la ns destinazione transalpina di Chamonix, abbiamo azzeccato scegliendo questa destinazione come alternativa, confortati poi dal vedere che molti cugini francesi erano essi stessi in Adamello: potenza dell’etere.

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Arrivati a Colle Presena cominciamo la discesa più che accettabile verso il jazée, passando dal rifugio Mandrone e dal Lago omonimo; messe le pelli, cominciamo la lenta risalita che ci ha portati prima sul ghiacciaio vero e proprio e poi verso il Rifugio Caduti dell’Adamello, posto una decina di metri sotto il Colle della Lobbia.

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Nel piattone del ghiacciaio un primo episodio degno di nota, con una racchetta di Max che fa le bizze.

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Niente paura: Mc Gyver è in agguato e la riparazione che ne esce è già un brevetto; si chiama racchetta-sosta…..e permette anche di attrezzare doppie!

Passiamo sotto al rifugio e puntiamo diretti alla nostra prima meta che è Cresta Croce.

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Il percorso noto porta ad un canalino attrezzato, una specie di riga del kulo con emorroide…….che ovviamente scansiamo con classe per risalire un pendio più diretto che ci deposita al colle; per fare questo dobbiamo tornare un po’ indietro, ma siamo in forma. Da qui un po’ di tecnica ci porta in cima e tutto si rivela bello e maestoso.

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Scendiamo al deposito sci e cominciamo a disegnare curve da godimento inguinale: forse il meglio di tutta la stagione, viste le condizioni della neve.

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Ci riportiamo al Colle della Lobbia Alta e non possiamo non appoggiare le mani su un simbolo di questo posto.

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Dopo aver toccato una cima che di secondo nome fa “Giovanni Paolo II” non potevamo non toccare anche l’Altare a lui dedicato, con forte emozione interiore. Il vento fa suonare la campana un paio di volte senza che ci sia bisogno di toccarla e subito ritorna alla mente il vento di Piazza San Pietro ed il libro che si apre……

Andiamo al rifugio e tutti insieme ci posizioniamo nel camerone: spazi un po’ angusti, zone di conforto ridotte al minimo e letti ovunque; però rifugio ottimo e nuovo.

20160424_180011 IMG_1871 20160424_175747Birrette, chiacchiere, relax, sonnellino, ogni tanto è bello così e la pausa è meritata, fuori continua a tirare vento ed il freddo punge. Però c’è il sole e nell’arco di poco tutto asciuga. Mangiamo e beviamo, facciamo la nanna e…..’tiriamo l’acqua’.

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A proposito di acqua: qui per un errore ci potevano servire solo acqua minerale. Rutti tutta notte e tutto il giorno seguente, con borracce piene pronte ad esplodere e peggio di molotov.

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La partenza l’indomani è fissata alle 6.00 e noi riusciamo a tardare di soli 15 minuti rispetto alla tabella di marcia; gli altri dormono o ci lasciano aprire le danze, visto che fuori ci sono -16° con temperatura percepita ben inferiore. Non partiremo proprio tutti, visto che alcuni acciacchi e la voglia di farsi bastare ciò che piace per definizione, inducono qualcuno a scendere direttamente.

Gli altri partono alla luce dell’alba e sotto un vento che rompe lo scatolame in maniera immensa. Sul Pian di Neve maturiamo l’idea illusa di veder scomparire tutto appena girato l’angolo del Corno Bianco, ma l’illusione è massiccia ed alle 8.20 Eolo è sempre lì a ricordarci che se c’è si sente e comanda lui. Sul pianoro sembriamo i fratelli minori di Messner al polo nord: mancano i cani che ci portano e poi il resto è identico. Freddo cano e raffiche forti. Anche qui altre défaillances con congelamenti annunciati ed avvertiti che inducono altri componenti a lasciar perdere: mani congelate, nasi bianchi e stomaco ventato portano a scelte ponderate. Nel frattempo il resto del gruppo sale anche la cima dell’Adamello, dove il vento sembra ridere di tutti e di coloro che per causa sua hanno dovuto mettere le racchette in barca: infatti è calato se non assente.

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Nel frattempo i km percorsi per il rientro sono tanti e depositano alla base delle risalite, prima corte e poi lunghe che portano nuovamente al Mandrone ed al Colle Presena. Du ball……

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Qui è così, non puoi uscire dal catino semplicemente con una discesa e gli spazi son talmente ampi che o torni da Pinzolo (!) o scendi in vallate talmente lontane e lunghe che ti fai uscire la voglia di far fatica.

Verso le 13.30 tutti tranne quelli che son partiti dal rifugio sono a Colle Presena dove gli sciatori vengono vomitati dal bidone sulle piste: noi siamo carichi come muli, però ci godiamo la discesa come non mai. Neve favolosa e quadricipiti che tengono ancora di bestia: che spettacolo. Discesa infinita e fin dove è possibile. Percorriamo solo gli ultimi metri a piedi, ma siamo contenti.

Alle 14.30 siamo tutti alle auto, ci aspettano salamino e vinello, con colomba del Gonza a terminare. Il rientro è una chicca. L’oracolo del Ronz estrae una soluzione stradale che ci deposita a casa in men che non si dica: tecnologia unita ad astuzia e ad una leggera dose (un paio di etti!) di kulo puro. Ovviamente non possiamo svelare in pieno il dettaglio, ma si sappia che esiste una scorciat(r)oia che permette di uscire dalla Val Camonica con una certa raffinatezza, assimilabile alla classe in una giornata da bollino nero come il 25 aprile; come dire che ci sentiamo tra il sollevato ed il ‘liberato’!

Oggi ci si va per diletto e si riesce a provare emozione solo con lo sguardo, ma ieri qui ci andava gente che non era rilassata; il filo spinato, il cannone e chissà quali altri pesi danno da pensare e non poco. La fatica c’è ancora oggi, ma almeno la nostra è compensata da tutto il resto, una volta chissà…..

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Partecipanti: Stefy, Anna, Sara, Anna, Pier, Gonza, Luca, Beppe, Teo, Max, Andrea, Massimo, Gigi, Giò, Boris, Ronz e Patajean.

by Patajean

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