Archive for marzo, 2019

Corso SA1, 2 – 3 marzo 2019 – da Riale (1731m ) al rifugio Marialuisa (2160m) – alla Punta di Val Rossa (2968m) – by Francesca R.

giovedì, marzo 7th, 2019

Ospitiamo qui il racconto dell’allieva  Francesca R. , che ringraziamo.


gira gira il mondo

E gira il mondo e giro te

Mi guardi e non rispondo

Perché risposta non c’è

Nelle parole

Bella come una mattina d’acqua cristallina

Come una finestra che mi illumina il cuscino

Calda come il pane

Ombra sotto un pino

Mentre t’allontani stai con me forever

(Lorenzo Cherubini)

 

E gira gira il mondo…dell’arco alpino con la Scuola Valle del Seveso che per l’ultima uscita decide di andare in val Formazza. Bella come una mattina d’acqua cristallina il risveglio alla capanna Maria Luisa e con una finestra che ci illumina il cuscino…ma andiamo con ordine nel descrivere questa due giorni stupenda.

Sabato scorso partiamo di buon mattino e,  dopo aver fatto la seconda colazione presso il forno ossolano di Crodo, ci dirigiamo al parcheggio di Riale, decisamente affollato. Riusciamo con un gioco ad incastri a parcheggiare e in men che non si dica costituiamo i gruppi di salita e facciamo la prova artva in “test di gruppo” come d’abitudine, ormai. Il mio gruppo è costituito da me e Marta come allieve e da Bob, Mirko, Stefania e Antonio Meroni (il direttore della scuola “Valle del Seveso”) come istruttori.  Risaliamo con gli assi ai piedi la carrozzabile fino ad un po’ prima del rifugio Maria Luisa, dove avremmo fatto  le esercitazioni. Avevamo un programma denso e fitto di impegni quel giorno, come ci ricordano gli istruttori: la prova di autosoccorso, la costruzione di una truna e di una caverna e poi, in rifugio, ci aspettava sempre lo schizzo di rotta condita con una lezione di storia del CAI.

La salita per raggiungere il punto dell’esercitazione è stata agevole e fluida grazie al clima positivo instaurato nel gruppo. Antonio fin dall’inizio si è prodigato nello spiegarci la tecnica di salita e nel farci fare “pertichette” di ogni tipo senza dimenticare di farci osservare i pendii e i diversi tipi di neve. L’atmosfera che si era creata nel gruppo era così bella che non mi sembrava neanche di far fatica a salire e in men che non si dica abbiamo incontrato l’intero gruppo di allievi che ci precedeva. Qui rimaniamo solo con Alberto come istruttore perchè tutti gli altri, compresi i nostri, dovevano preparare lo scenario valanghivo. Noi allievi invece avremmo dovuto “ben immedesimarci” nel ruolo del gruppo di soccorritori di scialpinisti travolti in valanga. Abbiamo individuato in Erik, il nostro capogita-direttore, io avrei chiamato i soccorsi, Edoardo e Alessandro avrebbero fatto la ricerca iniziale con gli artva mentre Jacopo, Smaranda, Marta, Alberto, Paolo e Francesco avrebbero spalato per disseppellire “gli zaini con gli artva” e lo zaino “senza artva”.

Grazie alla presenza di Alberto con noi come istruttore abbiamo fugato gli ultimi dubbi prima della prova e poi: uno, due e tre, si è alzato il sipario virtuale.

Abbiamo incontrato Pier che, da grande attore, ha recitato la parte del sopravvissuto raccontandoci l’accaduto  e, in brevissimo tempo, Erik ci ha messo tutti al lavoro. Il primo artva è stato disseppellito in 6 minuti, il secondo in 14 minuti mentre il terzo “sepolto senza artva “ è stato disseppellito in 19 minuti.

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Tutti gli istruttori ci hanno fatto i complimenti per la nostra prova e per la velocità con cui abbiamo scavato e per come ci siamo organizzati velocemente. Poi con tutti gli istruttori (Alberto, Giuseppe, Antonio,Bob, Anna, Luca, Pier, Mirko, Andrea, Gigi, Pier e Alessandro) abbiamo fatto “Autocritica” su come avremmo potuto migliorare lo scavo e la ricerca ma, alla fine, ci sentivamo tutti contenti e belli carichi per aver superato questa prova…che pensavamo fosse l’unica;  ci sbagliavamo perché mancavano ancora altre esercitazioni all’aperto prima di godere del caldo del rifugio. Ci siamo divisi in due gruppi ed abbiamo realizzato una truna e una caverna grazie anche all’apporto fondamentale degli istruttori che non solo ci hanno indicato come fare ma hanno scavato e costruito con noi i due manufatti. E devo dire che alla fine della truna è stata davvero una soddisfazione poterci entrarci e accorgerci che si stava “abbastanza “bene e ci riparava veramente da freddo esterno  così come la caverna. Un ringraziamento particolare va ad Antonio che ha subito ottimizzato le nostre risorse, senza farci scavare neve inutilmente e anche a Gigi e Luca che hanno trovato veri e propri blocchi di neve per costruire la truna.
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Dopo aver superato queste esercitazioni ci siamo diretti al rifugio.

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Fatta una buona merenda, ci cimentiamo nello schizzo di rotta e qui ringrazio Alberto ed Anna che ci hanno dato ottimi consigli per compilare l’agognata tabella. Dopo aver trovato il luogo adatto, una stanza del rifugio Maria Luisa, Alberto ha tenuto la lezione di storia del CAI ricordandoci non solo le date storiche di fondazione ma soprattutto l’importanza dello studio per accrescere le nostre conoscenze.

La cena è stata ottima e ben condita da sane risate ed aneddoti divertenti raccontati un po’ da tutti. Eravamo un po’ su di giri perché era l’ultima gita. Poi siamo andati a dormire in camere stupende perlinate e persino scaldate da uno scaldino elettrico; ero in camera con Stefania, Anna e Giuseppe, abbiamo dormito benissimo ed è stato veramente bello svegliarsi all’alba con i primi raggi del sole che colpivano il cuscino.

Dopo un abbondante buona colazione alle 7 siamo subito fuori con gli sci ai piedi per raggiungere la punta di Valrossa a 2968 metri. C’eravamo solo noi sull’itinerario a batterlo ed era tremendamente suggestivo guardarsi intorno e vedere solo noi, la neve, il cielo azzurro e le montagne vicine. Il silenzio e l’emozione facevano da padroni ed era solo bello sentire il rumore delle pelli degli sci.

 

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Poi gli ultimi pezzi sono stati difficili e di concentrazione con dei bei traversi ma tutto mi sembrava bello ed unico e ringrazio Stefania per la pazienza a stare con me che, come al solito, varco per ultima la cima della Punta di Valrossa;   scoppio a piangere veramente per la commozione perchè non pensavo di farcela, avevo tante paure fugate nella salita grazie ai consigli sapienti dei miei istruttori ed è stato bellissimo stare in cima con tutti allievi e istruttori scherzando e facendo fotografie come bambini in libera uscita.

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Dopo esserci riposati ci apprestiamo a scendere, e li seguo sempre Antonio che fa da apripista e la neve mi sembra sempre bella e  lo ringrazio anche perchè curvando proprio nelle sue scie tutto sembrava più semplice anche la discesa, che è stata veramente bellissima soprattutto i tratti in alto. E poi eravamo solo noi con un meraviglioso sole ed il cielo azzurro; ci siamo veramente lasciati trasportare dall’”euforia bianca”. Arrivati al rifugio Maria Luisa abbiamo aspettato che il gruppo si ricompattasse e poi ci siamo diretti a Riale.

Che dire? Dispiace sia finito questo corso di scialpinismo che tanto mi ha insegnato. Ringrazio tutti gli istruttori: Alberto, Andrea, Giuseppe, Alessandro, Mirko, Bob, Gigi, Pier, Antonio, Luca e le due grandiose istruttrici: Stefania ed Anna. Un ringraziamento speciale ai miei compagni di avventura, gli allievi del corso SA1: Marta, Smaranda, Marion, Edoardo, Alberto, Alessandro, Paolo, Francesco, Jacopo e Erik!

Francesca R.

 

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