Archive for febbraio, 2019

Corso SA1, 16-17 febbraio 2019 – da Campo Blenio (1215 m) alla Capanna Bovarina (1870 m) al Piz Cadreigh (2516 m) – by Francesca R.

venerdì, febbraio 22nd, 2019

“Labor voluptasque, dissimillima natura, societate quadam inter se naturali sunt iuncta” –

La fatica e il piacere, diversi di natura, sono congiunti fra loro da un naturale legame [Livio, Hist, 5, 4]

 

Ospitiamo qui il racconto dell’allieva Francesca, che ringraziamo.

 ” Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto fino al mattino…e poi la strada la trovi da te, porta all’isola che non c’è ”

La partenza con le stelle c’è stata sul serio, un po’ dopo l’alba, per ritrovare in dogana a Brogeda il gruppo della Scuola Cai “Valle del Seveso” per la quarta uscita del corso di scialpinismo. Il tempo di un caffè e una brioche e poi direzione Campo Blenio per cominciare l’ascesa alla Capanna Bovarina.

E come cantava Bennato “la strada la trovi da te” ed in effetti l’abbiamo proprio trovata da noi la strada per il rifugio, o meglio grazie a pazienti e precisi istruttori che ci hanno guidato nei “segreti della topografia e dell’orientamento” con bussole e mappe alla mano. Infatti ben prima di mettere gli assi ai piedi la gita è cominciata con bussole e mappe e osservazioni del cielo e del sole. Rimaneva da analizzare le costellazioni per l’orientamento ma le stelle le avremmo viste di notte alla capanna e all’alba del giorno dopo.

La salita è stata inusitatamente calda, assolata ma bella nel bosco di larici con passaggio quasi atletico su un tronco come ponticello.

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Il mio gruppo era formato dalla mia compagna di corso Marta e dagli istruttori solerti e sempre sul pezzo Stefania, Max e Bob. In particolare, ringrazio Bob che ci ha spiegato l’utilizzo del software di orientamento gps “oruxmaps” e soprattutto è riuscito a far piacere questa nuova applicazione software anche al mio cellulare che faceva continuamente “le bizze”.

È stato finalmente una soddisfazione salire alla Capanna Bovarina con sole e cielo azzurro e caldo…caldo..fin troppo caldo. I più fortunati hanno sfoggiato pantaloni da scialpinismo “inverno-estate” avvolgendo i pantaloni fino a farli diventare calzoncini, una sorta di  “double face”, mentre noi poveri “mortali” abbiamo sofferto il caldo, altro che sauna svizzera.

La salita sembrava non finire mai, sembrava sì “la ricerca dell’isola che non c’è” , ma dopo 3 ore di camminata, svoltato l’ennesimo angolo, eccola: la Capanna Bovarina che si stagliava in controluce tra cielo e terra all’inizio di un bel vallone.

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Una volta arrivati abbiamo svuotato lo zaino e mi sarei volentieri attardata ad ammirare il panorama se il direttore non avesse detto “beh, ora saliamo di altri 150 metri di dislivello perchè dobbiamo fare l’esercitazione di blocco di slittamento “ e quindi tutti con gli sci ai piedi….ringrazio poi gli istruttori che sono riusciti a trovare il luogo per il blocco di slittamento non a 150 metri di dislivello ma a 150 metri quasi lineari dalla capanna!

Il direttore Alberto con dovizia di particolari ci ha spiegato perché dovevano ricavare il blocco scavando sul lato davanti e sui  lati fino a raggiungere il terreno: era necessario per visualizzare meglio le superfici di rottura. Noi prodi allievi ci siamo messi subito a scavare e alla fine, una volta isolato il blocco  Alberto ha approfittato per farci lezione di stratigrafia grazie a un metro “ fai da te” costruito per l’uopo da mani sapienti.

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Il blocco di slittamento non voleva però saperne di slittare, dimostrando la molta resistenza degli strati di scorrimento e confermando così il grado 2 della scala di pericolo dei bollettini neve e valanghe. Max , prima è salito sul blocco, poi ha saltato senza bastoncini e poi con bastoncini, poi si è pure tolto gli sci…ma niente il blocco era “bloccato”. Si è aggiunto a Max anche Luca e dopo “aver improvvisato” gesti e balzi atletici , il blocco si è sbloccato e staccato. La giornata degli allievi e istruttori dell SA1 non si è fermata qui perché è continuata al caldo della Capanna Bovarina, dove abbiamo fatto lo“ lo schizzo di rotta” calcolando azimut e inclinazioni e pendenze e ringrazio Giuseppe che, al mio gruppo, ha spiegato e rispiegato come dovevamo fare.

Il giorno dopo partenza all’alba per  “l’isola che non c è”  ovvero  per la Cima della Bianca, che invece c’era e si vedeva bene.

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Almeno questa era la nostra meta. Dopo 15 minuti di cammino vediamo che Alberto piega da solo “sulla destra”, si dirige verso un traverso e poi attraversa una piccola valanga di fondo; sopra di lui appare uno stambecco….poi torna indietro  e ci dice “non andiamo alla Cima della Bianca, facciamo il Piz Cadreigh, è più sicuro” e allora via per il piz Cadreigh!

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Bob, Stefania e Max ci hanno spiegato con dovizia di particolari i tipi di neve e valanghe.Con la bella giornata che c’era ogni conversazione diventava rilassante e piacevole e alla fine siamo arrivati anche noi in vetta. Non mi sembrava vero di essere arrivata in cima, insieme a tutti, anche se per ultima; mi sono commossa sul serio a guardare quel meraviglioso balcone sull’arco alpino.

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La discesa è stata bellissima, per il primo tratto, fino al bosco,


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qui abbiamo fatto l’ennesima esercitazione di ricerca di artva multipli: in gruppo,  Marta, Marion e io abbiamo lavorato in equipe per fare lo scavo a nastro trasportatore e in tempo accettabile abbiamo disseppellito l’ artva. Poi rimessi gli assi ai piedi ci siamo spinti fino a Campo Blenio, prima sciando nel bel bosco e poi su strada “pistata” da motoslitte e ciaspolatori. Mi sembrava non finisse mai la strada. Non avevo mai fatto 1600 metri di discesa di scialpinismo e soprattutto sono felice di raccontare questa impresa perché avevo molti dubbi sulla mia performance atletica. So che devo migliorare nella resistenza, ma quasi piangevo quando siamo arrivati all’auto: sono riuscita in un’impresa per me epica e ringrazio tutti gli istruttori e i compagni di corso.

Francesca R.

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CUM’AL’E’ QUESTO CADREIGH?….

martedì, febbraio 19th, 2019

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  • CIMA: Pizzo Cadrèigh mt. 2.516 slm
  • ZONA: Swizzera, Passo del Lucomagno; con partenza da Campo Blenio 1.215 mt.
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: circa 1.600 mt D+ su tutto il weekend per una 20ina di km totali;
  • DIFFICOLTA’: MS
  • NOTE: stavolta la quasi assoluta mancanza di vento, tiéééeee ! J, in compenso una kaldazza anomala e quasi fastidiosa. Essere a fine aprile-inizio maggio in questo momento disorienta anche quelli che la labirintite non sanno cosa sia.

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Penultima uscita del Corso SA1 2019 e primo weekend vissuto tra salite e manovre; stavolta il tutto si manifesta in territorio elvetico, dove Stefy/Luca/Max organizzano uno splendido pernotto in un posto nuovo quasi per tutti. La gita prevede il passaggio dalla Capanna Bovarina prima di metter piedi e assi su Cima della Bianca a quasi 2.900 mt sul livello della Kaldazza.

Si parte da Campo Blenio, una specie di Verbier del Lucomagno, un angolo densamente popolato come pochi: è l’esempio di come uno skilift possa fungere da calamita per attrarre gente: ci sono 25 piattelli (che diventano 50 visto che sono àncore) per 25.000 persone che si fiondano in questo angolo di valle nel weekend. Calcolate che poi ci sono 5 motoslitte, 4.550 tra bob e slittini che viaggiano in trasversale, una quindicina tra bar e pub all’aperto, una trentina di caseifici e latterie…….il tutto condito da una puzza misto-mmerda-latte da fare invidia alle stalle più famose. Anche la scritta BAR inganna….(Bifidusss-Atti-Regularis). Se non sei stitico e ti capita di passare di qua, ocio: su i calzoni, un bel respiro lungo e passa oltre….

Qui anche solo aprire una confezione di pastiglie Falkui per sbaglio può scatenare un inferno mai visto; in farmacia sguardo teso solo sul necessario, una sola occhiata alla scatola e TRACCC…….parbleu, ma l’è marùuunnn e l’en fàda in dì kùlzun!

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Saliamo per boschi di larice alla volta della Capanna, ma non sappiamo se la modalità con la quale siamo apparecchiati è quella giusta: di solito gli atti osceni sono puniti, noi ci andiamo wc-ini. Sembra di essere alla scampagnata di quinta elementare ed il fuori coscia diventa il non plus-ultra;

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arriviamo in Capanna, ma il Direttore non lascia scampo; via il materiale inutile ed altri 150 mt di pellata per andare a provare il c.d. Blocco di Slittamento. Noi lo distraiamo un po’ subito dopo aver abbandonato il rifugio e, appena svoltato l’angolo, voilà……., ecco che gli suggeriamo un posto ideale: i 150 mt di dislivello diventano 15 mt, lui si illude e ritiene pertinente la location e così la prova del blocco ha inizio, non prima di aver compiuto una sana ed attraente stratigrafia.

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Ne esce una lezione pratica all’aperto molto interessante, corredata da un profilo che Luca completa su documento cartaceo e poi tutti liberi per…….una mezz’oretta, visto che in Capanna ci aspetta “il Coso di Rotta”…..come lo ha ribattezzato più di uno.

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Svaccata generale, birretta, una bella partitina a briscola e scopa e poi “sòta cun’t la kartina” per schematizzare lo schizzo di rotta della Cima della Bianca, meta dell’indomani. Ore 18.30 aperitivo e ore 19.00 si mangia a sbafo. Si inizia con una sbobba dall’aspetto inversamente proporzionale al sapore, si passa da una quintalata di salamella con risotto per finire al dolce un po’ liquoroso. Nel mezzo un bel po’ di vino sincero.

Kazzeggio finale, qualche briscola a chiamata e poi tutti a nanna. Ci svegliamo carichi come molle e, dopo una colazione all’italiana, siamo sulle assi alle ore 7.00 come richiesto dal Diretur. Partiamo ma, dopo quindici minuti, ecco la sorpresa: ci chiede una sosta! Increduli lo vediamo muoversi in direzione est, solo come solo è il camoscio che all’improvviso compare sul crinale sopra di noi; è questione di attimi, i due sembrano in perfetta sintonia. Nasce un idillio, seppur a distanza. Sul più bello squilla il cellulare…..è Robert Redford, inkazzato come una jena. Dice che esiste solo un uomo capace di interagire con gli animali, capace di sussurrare a tutto ciò che ha quattro zampe, non importa se cavallo, stambekko o camoscio! Lo tranquillizziamo e nel frattempo, a mezza costa, i due attori di questa fresca mattina si staccano salutandosi, con il Ronz che rientra tra i ranghi dei gruppi. Ci comunica che di là non si passa: il Guardiano della Valle ha detto no, non ci sta. Documenti non in regola, troppa gente su quei pendii e quindi della Cima della Bianca non se ne fa più nulla.

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Dobbiamo nostro malgrado cambiar meta: ci tocca fare la Prova del Cadrèigh, anche se nessuno degli Allievi si chiama Aldo, Giovanni o Giacomo. In compenso ci sono 42 gambe!

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Niente di male, ne è uscita una super gita in una valle splendida (un po’ piatta, ma che si è illuminata in maniera speciale appena si è acceso il sole), con praticamente solo noi in giro. Disegnando in ogni dove la nostra traccia siamo arrivati ben presto in cima, per ammirare ancora una volta come lo stupore possa fare tanto: per noi e per chi questa Passione la sta toccando/sperimentando/inserendo nel suo bagaglio personale.

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Come detto oggi il vento non c’è e quindi possiamo trastullarci sulla cima a nostro piacimento. Ognuno guarda dove vuole e fa quel che può, passando dal mettersi in evidenza piuttosto che il contrario.

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Iniziamo la discesa consapevoli che il dislivello ed i pendii saranno goduriosi, ma anche un po’ piatti. Alla fine ce la siamo spassata non male (Edo & Francesco perdoneranno l’esagerazione!) e proseguiamo per tutto il vallone stando sulla sinistra orografica. Non ci perdiamo nemmeno lo spettacolo offerto da una quindicina di camosci che correvano a mezza costa. Con le quattro-zampe-motrici è stato fantastico vedere l’agilità al servizio della conoscenza dei luoghi; in poco meno di cinque minuti hanno attraversato circa cinquecento metri di sviluppo. L’unica cosa che si spera è che nessuno davanti trascinasse, sebbene nascosto, un piatto di patatine fritte per portarli in trappola…

Verso le ore 15.00, dopo aver percorso il bosco, piombiamo nel marasma degli impianti ma, soprattutto, finiamo nuovamente nella tanfa del paesino.

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Saluti e Baci per questo bel weekend in compagnia.

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Un paio di note doverose: un grazie al Trio organizzatore (in modo particolare a Max!!! J), un bravo a tutti gli allievi per impegno misto a kazzate (meglio il primo!) ed un plauso sempre a loro per i tempi di realizzazione degli scavi nella prova di ricerca del travolto.

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Partecipanti: Stefy, Marta, Marion, Smaranda, Francesca, Il Ronz, Max, Teo, Luca, Bob, Andrea, Giuseppe, Gigi, Edo, Francesco, Jacopo, Alessandro, Alberto, Paolo, Erik e Patajean.

by Patajean®

 

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Corso SA1, 3 febbraio 2019: da Cheneil (2027m) al Col Des Fontaines (2665m)

mercoledì, febbraio 6th, 2019

 “Curiosus spectator excutit singula et quaerit” – L’osservatore avido di sapere, scruta e studia ogni singola cosa (Seneca, Naturales Quaestiones Praef., 11)

Ospitiamo qui il racconto dell’allieva Francesca

“Dove osano le aquile”

Nulla faceva presagire una gita scialpinistica, né il cielo sempre plumbeo carico di neve, nemmeno i bollettini meteo e men che meno i bollettini neve e valanghe che durante la settimana davano responsi tutt’altro che rassicuranti. Anche alla fine della lezione teorica di giovedì scorso il direttore Alberto ha chiuso la lezione con un lapidario: “ vi dirò all’ultimo momento dove sarà la gita, ma potrebbe anche non farsi per condizioni nivo-meteo avverse”. Siamo rimasti da giovedì a sabato appesi a un filo o meglio in attesa di un messaggino WhatsApp  che ci avrebbe finalmente tolto dall’incertezza, tagliando il nodo gordiano delle nostre sorti scialpinistiche. Con sorpresa, nel primo pomeriggio di sabato, riceviamo, tutti noi allievi, il responso: solo l’incipit ci ha messo tutti di buonumore “Si va”, successivamente ci ha comunicato la meta ovvero la Val d’Aosta e precisamente Col des Fontaines o col de la Croux.

Domenica mattina partiamo alle 6 da Varedo alla volta della ambita e ricercata Val d’Aosta. Dopo aver fatto colazione in un autogrill strapieno di persone e degno della sfida all’ok corral per ottenere l’agognato caffè, ci rimettiamo in auto: destinazione Cheneil in Valtournanche. Arrivati al parcheggio ci accorgiamo subito di 3 cose: il cielo è ancora plumbeo, ci sono un sacco di automobili parcheggiate di altre scuole del Cai valdostano e, soprattutto, c’è una piccola cremagliera gratuita per raggiungere il paese sommitale. Gli istruttori ci rincuorano dicendoci che il pericolo in questa zona della valle sarebbe stato di “grado 3 in diminuzione” e che il cielo, secondo le previsioni, si sarebbe aperto nel pomeriggio. Noi allievi non potevamo che fidarci ma il cielo era veramente plumbeo e il freddo ci attanagliava. Io ero in gruppo con Marta ed avevamo come istruttori Stefania, Anna, Mirko e Pierangelo e, quando ho visto tutti questi istruttori, ho pensato “non si può certo dire che questa scuola Cai non segua i suoi allievi”.  Pierangelo e Mirko hanno subito cominciato a farci notare le particolarità del manto nevoso, senza dimenticare di farci orientare la cartina ed individuare, ragionando, il miglior percorso che avremmo potuto seguire.

Ci siamo messi in marcia e abbiamo raggiunto gli altri istruttori e allievi del nostro corso guidati dal “diretur” che faceva da apripista. Più salivamo più i nostri istruttori sembrano rassicurati dall’itinerario e dalle condizioni di neve; all’inizio non vi erano grandi pendenze, l’unico dubbio l’avevano sull’ultima parte che sapevano essere un po’ ripida ma, a me sembrava già tanto riuscire ad arrivare in cima. Mentre Pierangelo ci faceva notare la migliore microtraccia da seguire per evitare cornici o accumuli per procedere in sicurezza, ecco sopra di noi una bellissima aquila. Tutti ne veniamo “rapiti” almeno nel pensiero e per un attimo la stanchezza se ne va lasciando il posto alla contemplazione del maestoso rapace che si innalza sopra di noi seguendo le termiche più efficaci per il suo volo.

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Dopo questa insolita apparizione, la marcia riprende con più buonumore e la serie di inversioni di marcia a Y (le famigerate pertichette) sembrano pure più semplici dell’ultima gita, oppure ero in giornata positiva: un bel gruppo simpatico che procede serrato verso la cima tra una spiegazione e l’altra degli istruttori, senza dimenticare gli aneddoti montani e qualche barzelletta.

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Arrivati in cima, mi stavo quasi commuovendo ma la commozione iniziale è subito e letteralmente spazzata via dalle forti raffiche di vento, che paralizzavano persino il pensiero. Come automi seguiamo i saggi consigli degli istruttori: “togliete le pelli degli sci velocemente e attenti che qui vola tutto e poi scendiamo” e, a documentare la Cima, resta credo qualche fotografia e un breve video realizzato da Jacopo.

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Poi la discesa all’inizio mi è sembrata “un problema” ma dopo aver fatto la prima curva mi sono rincuorata e con Pier, Anna, Stefania, Marta e Mirko ci siamo divertiti a scendere il pendio. Tutti seguivamo Pier e Alberto che hanno sempre avuto un ottimo “fiuto” per trovare i bei pendii innevati su neve bellissima.

Poi è arrivato il momento dell’esercitazione: ricerca artva multipla e tecnica di scavo a nastro trasportatore, e poi un po’ di stratigrafia del manto nevoso. Grazie a questa esercitazione noi allievi abbiamo “veramente toccato con mano” i diversi strati di neve che si sono “costruiti e decostruiti” nel tempo e ci siamo esercitati nel trovare almeno due apparecchi artva.

Il gran finale dell’esercitazione è stato assistere a una “una simulazione delle manovre di autossocorso in uno scenario valanghivo” fatta da tutti i nostri istruttori.  Alberto e Giuseppe hanno preparato una zona in cui hanno sotterrato due artva per simulare “i travolti in valanga con artva” e poi uno zaino, per simulare la ricerca del travolto in valanga senza apparecchio artva. Alberto ha chiamato tutti gli istruttori dicendo “E’ caduta una valanga che ha travolto tre persone” e abbiamo visto come velocemente e sapientemente tutti i nostri istruttori si sono attivati: individuando un leader, definendo chi chiamava i soccorsi, altri che cercavano con gli artva, una vera macchina organizzativa ben “oliata”. Per la cronaca, il primo disseppellimento è avvenuto dopo 4 minuti e 39 e l’altro dopo 6 minuti circa, mentre il terzo sommerso in valanga (lo zainetto) che non aveva l’artva è stato trovato dopo 19 minuti;  una dimostrazione di quanto siano importanti gli apparecchi artva ed il saper fare con velocità le manovre di autosoccorso. Alla fine dell’esercitazione abbiamo rivisto proprio sopra di noi l’aquila o il Gipeto che, mi piace immaginare, ci salutava per aver osato varcare le sue montagne e mandarci un arrivederci.

Poi siamo scesi attraverso il bosco facendo slalom tra le piante, stando attenti a sciare “di precisione” per evitare di portare a casa qualche pino o abete. Come sempre tutto si è risolto con una buona merenda: birra, panino e, per molti, grappe e genepì finale.

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Francesca R

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GIU’ IL GETTONE! Domenica 3 Febbraio 2019.

lunedì, febbraio 4th, 2019

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  • 6bd38a54-3e6b-4132-ad3d-0934973361e3CIMA: in realtà stavolta è stato un Colle, Colle des Fontaines 2.687 mt
  • ZONA: Valle d’Aosta, più precisamente Cheneil in Valtournanche;
  • SVILUPPO & DISLIVELLO: circa 7 km con 651 mt D+
  • NOTE: il solito vento che quest’anno sembra essere un inesorabile socio di salita. Neve finalmente degna di questo nome. Da segnalare anche un ascensore in quota, una tecnologia al servizio degli skialper o forse dei paesani che abitano nella piccola frazione poco sopra l’ultimo metro in cui l’auto può mettere il battistrada.

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Stavolta abbiamo rischiato l’inghippo matematico, altro che errori euristici: siamo saliti con il 4×4, abbiamo pensato con il 3×3, in cima abbiamo fatto 2+2…….infine siamo scesi 1×1.

Terza uscita del Corso SA1 2019 ed ennesima giornata ventosa: sarà che ci sono i “venti”, sarà che poi a metà giornata gira un “gi-peto”….praticamente abbiamo schivato per un pelo una giornata di mmerda.

Meta ricercata e partorita con estrema fatica per schivare vento, neve abbondante e meteo sfavorevole, ma anche per azzeccare eventuale e probabile “ugiada-de-sù”. Finisce un po’ ai punti con una giornata coperta, ma ventosa. Con le recenti ed abbondanti nevicate siamo stati in cesta per parecchio tempo, giudicando in diminuzione il pericolo valanghe.

Durante il viaggio tappa quasi obbligata per la colazione, con un bel panettone benedetto e pronto per festeggiare San Biagio.

Arriviamo al parcheggio di Cheneil con la dama bianca presente, anche se non nella dimensione e forma che ci aspettavamo: strade ricoperte di neve, ma zero problemi nell’avvicinamento. Ci immergiamo nei boschi del paesino per guadagnare presto la piana centrale e per prendere i diversi canali che portano al Col des Fontaines, nostra meta di oggi. E’ tutto un vociare, con spiegazioni dettagliate di questo mondo che percorriamo con le mitiche assi ai piedi; c’è sempre da raccontare e da imparare.

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Qui Eolo sprigiona il suo potenziale indicandoci chi comanda ed è così, se ancora ce ne fosse bisogno, che nasce lo “scambio in quota”: la nostra roba parte dalla nostra cima per raggiungerne altre vicino, così come quella degli altri arriva da noi.

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Facciamo tutto velocemente (Dài veloooooooocccciiiiiiiii!) in modo da scendere il prima possibile e posizionarci in zona-manovre. E’ infatti prevista la ricerca multipla ed una manovra di autosoccorso gestita dagli istruttori.

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Il verdetto o giudizio è il Gipeto a darcelo, che ci sorvola mostrandoci il dorso quasi a togliere ogni dubbio sulla sua identità, poi giù tutti in farina più o meno lavorata sino alla piana, dove i più contenti sono Edo e Francesco, che non abbiamo mai visto così felici e gaudenti; bei movimenti e alberi non snodati da evitare per tutti. Ad un certo punto mi accorgo di passare tra i Due Maggio(ni) Ciondoli del Gruppo.

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Si torna alla piana delle baite, in prossimità dell’ascensore che qualcuno considera sempre più come uno skilift: su & giù per l’ultimo pendio? Spesso le si pensano tutte per non finire mai….

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Ultimo tratto da “sci ripido/estremo” (!) per tornare nuovamente al parcheggio; nel frattempo il nostro Diretur pensa bene di passare dalle assi al (la) tavola!

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Salutiamo la zona, ma soprattutto la Saccatura rimasta tutto il giorno sul confine della Svizzera a fare da diga a tutto: sole e resto; peccato perché la vista da qui è tutt’altro che parente del Battista.

Sosta quasi obbligata in valle per panino & birretta in compagnia.

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Il tempo è tiranno, bisogna rientrare e chiudere la “Chat di Cenerentola” prima che la mezzanotte trasformi la linea di contatto del Corso in una Kazziata galattica. Quindi via alle foto che documentano questa bella giornata insieme.

Partecipanti: Francesca, Marta, Marion (alla quale dico grazie per la bellissima esperienza di raccontare “il trick & track” o il “più ed il meno” in Francese, una lingua che adoro), Jacopo, Francesco, Paolo, Erik, Edo; Anna, Stefy, Ronz, Max, Barney, Andrea, LucaT, GigiM, Mirko, Giuseppe, Teo, Bob, Pier e Patajean

by Patajean ®

 

 

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