Archive for febbraio 14th, 2018

SA1: Poncione di Braga (m. 2864) da Pian di Peccia, Valmaggia (Svizzera), 10-11 febbraio2018

mercoledì, febbraio 14th, 2018

“Nec vero habere virtutem satis est quasi artem aliquam nisi utare” – Non basta avere la virtù senza farne uso; è come avere un’arte e non esercitarla (Cicerone, Ad fam., 9, 14, 4)

Il corso prende quota. Il potenziale è molto alto e il gruppo non aspetta altro che scaricare a terra tutta la potenza di cui dispone

In occasione della lezione meteo di Matteo qualche allievo salda gli ultimi conti per le manchevolezze delle gite precedenti. Gli istruttori apprezzano sia lo spirito di iniziativa sia lo spirito che allieta il palato.

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Ci si trova dunque a Varedo alle 6 di sabato 10 febbraio. La preoccupazione di dimenticare a casa qualcosa fa novanta, tanto da dimenticare se si sta andando al mare o in montagna

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il ritardatario comunque c’è, ….. e ci sarà pure il conto da saldare…

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Si parte dunque per il Poncione di Braga, Valmaggia, Svizzera. Si dormirà in un rifugio (Poncione di Braga) autogestito, più sostenibile, più didattico, più conviviale. Ovviamente meno comodo. Ma siamo qui per imparare a stare in montagna e per  allievi di SA1 questa è una opportunità rara. Complimenti quindi al Direttore Carlo per aver scelto di fare questa esperienza (ovviamente la prossima volta andremo a Bormio con tappa ai Bagni Vecchi). Arriviamo in Valmaggia e l’ultimo tratto è con le catene perché aveva appena nevicato. Qui scopriamo che anche le auto vanno in letargo e si riprendono solo al disgelo.

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La salita è attraverso un bosco dove distinguiamo il larice (che perde gli aghi che poi costituiscono, a terra,  micidiali piani di slittamento per le valanghe), l’abete rosso (dai aghi cadente), e l’abete bianco.

Andrea ci insegna come fare un barometro con l’abete bianco(quello a destra nella foto che segue): glielo ha insegnato Zio Luiss; basta prendere la punta dell’abete e le prime due ramificazioni: se i due rami tendono a raddrizzarsi verso l’alto fa bel tempo. Ovviamente c’è subito chi pensa di essere così furbo da fare il barometro-abete vivente, a significare che il tempo quel giorno era bellissimo.

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Fuori da bosco si capiva già che sarebbe stata una sciata memorabile.

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Arriviamo alla capanna incustodita, non prima che il promettente allievo Alessandro di cimentasse in un impossibile voltamaria.

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Prima di svolgere le esercitazioni previste, c’è da prendere possesso il rifugio. Cose semplici quanto dimenticate (o magari mai viste) e quindi riassaporate con gusto: accendere le stufe a senza riempire di fumo la stanza, preparare gli ingredienti per la cena,  fare l’acqua: già perché l’acqua si fa dalla neve ,…..a meno che…….non riusciamo a raggiungere la fontana (????) E sì, perchè il custode della capanna (erico.galli@bluewin.ch) ci aveva scritto che sotto la neve era presente una fontana e ci aveva mandato pure una foto (oltre a quella che lo ritraeva il 31 gennaio quando aveva fatto il sopralluogo).

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Usciamo dal Rifugio e riprendiamo a salire perché dobbiamo trovare un posto adatto per l’esercitazione di autosoccorso in valanga.

Lasciamo Massimo al Rifugio anche perchè è evidente che sta riemergendo di prepotenza la sua anima di “Gabanatt” (assieme ad Andrea ha gestito il bivacco Borelli in Val Veny (foto successiva che non c’entra niente con la nostra gita)

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sia perché il nostro voleva risolvere “l’enigma della Fontana”.

Noi invece. Dopo la salita, ci godiamo una discesa da urlo in neve farinosa, con sole e pendenze ideali. Come da previsione si scatena il selfie-narcisismo-da go_pro, anche se la tradizionale foto istantanea emoziona altrettanto (se non di più)

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Come detto ci fermiamo per l’esercitazione di autosoccorso in valanga

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dopodichè rientriamo in rifugio.

Massimo nel frattempo aveva tirato a lucido il rifugio e sentiamo direttamente da lui come è riuscito a sciogliere ”l’enigma della Fontana”.

Quindi l’acqua era disponibile, solo che bisognava allargare lo scavo, tanto che gli allievi si sono resi subito disponibili (per non dire che sono stati obbligati).

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Facciamo un bel merendone con salami formaggi e birre dopodichè l’allievo Francesco sparisce: Francesco è l’allievo ingegner-fotografo che relaziona anche di questa avventura nel suo sito www.francescosortino.com ).

Orbene, lo cerco fuori dal rifugio, ritrovandolo sul tetto intento a dar sfogo alla sua passione all’ora del tramonto.

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Ritornerà sul  tetto alle 5 della mattina successiva per allietarvi con le sue meravigliose foto (vedi di seguito).

Scartato il sugo al tonno di Montevecchia, la pasta all’arrabbiata è quindi servita. Il sugo rimasto è preda di arrembanti scarpette direttamente in pentola (vedi il promettente allievo Federico)

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o di improvvisate simil bruschette

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Si discetta del più e del meno. Sul tavolo compare la dispensa con i test di preparazione all’esame di Stato di medicina (che l’allievo Gabriele sosterrà mercoledì prossimo: “Il lavoro del medico se non è fatto per vocazione è il lavoro più brutto del mondo” ). Apprendiamo poi dall’ allieva Federica che i licheni sono un incrocio tra alghe o muschi (o meglio una “simbiosi”: lei è una biologa marina e allora capiamo finalmente la presenza della pinna al parcheggio di Varedo).

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Alla fine salta fuori una bottiglia di Braulio “riserva” e la scommessa di berlo in cima al Poncione il giorno dopo. Non abbiamo ancora fatto lezione di alimentazione e quindi viene da lasciata licenza all’allievo di portarsi appresso la bottiglia (forse sarà un modo di rallentarne la prorompente andatura).

Lavati i piatti (esclusiva competenza degli allievi)

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si va a dormire al freddo, ma non troppo, grazie a quel po’ di calore trasferitosi dalla sala a da pranzo al piano superiore.

La notte è delizia per chi russa e croce per chi sente russare. Le discussioni al mattino sono come sempre un rito irrinunciabile.

Io mi alzo alle 4,30 e scopro che la stufa è spenta. Bisogna riattivarla per avere acqua calda per il te.

Francesco ritorna, come detto, sul tetto per le foto

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Ci alziamo a più riprese, mangiamo, sistemiamo. Massimo con encomiabile disponibiltà, lava pure i pavimenti. Quindi facciamo la fila per prova Artva fermandoci al cancelletto posto sull’uscio del rifugio

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E partiamo verso il Poncione di Braga.

I pendii sono immensamente aperti

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e nel giro di 3 ore scarse raggiungiamo il deposito sci con il tempo che purtroppo inizia a peggiorare. Rinunciamo alla cima per la presenza di ghiaccio e scarsa visibilità: un allievo cita solenne :”Tornare indietro, rinunciare a fare una cima, non fa altro che aumentare il rapporto che si ha con quella montagna! Rapporto che costantemente cerchiamo” e, subito dopo, giù un bel Braulio

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Forse è vero: mancare una cima aumenta sicuramente il desiderio di ritornarci.

La discesa non è molto gratificante nella parte alta a causa della neve soffiata, ma ritorna spettacolare nella parte intermedia

Riprendiamo giù per il ripido bosco fermandoci per una lezione sulla stratigrafia e sulla resistenza degli strati di neve.

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Raggiungiamo quindi le auto e rientriamo (stavolta senza il traffico valtellinese) alla base.

Due giorni indimenticabili densi di bellezza, virtù, cultura e vitalità.

Grazie a tutti

Traccia 3

 

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Hanno partecipato:

Federica, Federico, Alessandro, Francesco e Gabriele & …Carlo, Luca (e le due suocere), Gio Pozzi, Andrea, Massimo.

Alberto

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