Archive for ottobre, 2017

LO STATO DI GRAZIA.

giovedì, ottobre 12th, 2017

Una nazione nuova con ulteriore bisogno di indipendenza locale? Un nuovo stato aderente alla UE, magari con deposito bandiera e sovranità in qualche luogo remoto? Un paese di proprietà di un tiranno donna? Niente di tutto ciò, ma semplicemente uno stato d’animo che sento sempre più presente in questo periodo; siccome le cose belle ogni tanto vanno dette, eccomi a descriverla nella sua manifestazione più elementare. Si, perché in fondo si tratta di questo: un semplice, e sicuramente già testato da molti coetanei, momento in cui la percezione duale “mente-corpo” si esprime alla massima potenza pur non essendo, la scocca che li contiene, quella di un tempo. Eh si, perché si sono superati i quaranta da un pezzo. Peccato per quest’ultimo aspetto, ma altrettanto bella la sensazione vissuta!

Quante volte capita di dire a voce alta, durante una discussione, “ma perché non avere avuto questa testa venticinque anni fa!?” Da numerose schermografie ed ecografie fatte negli anni sono emerse un casino di fratture qua e là, ma fortunatamente il cervello nella sua essenza grigia, dello stesso colore anche sull’esito, è sempre risultato esserci (ndr: le kazzate di solito hanno volume e peso specifico, per cui rimangono nonostante il passare degli anni). Forse si è sempre trattato di una scatola, di un packaging vuoto, contenente il nulla cosmico, un’impalcatura strutturata solo ed esclusivamente per tenere distinte e distanti le orecchie (citazione, sorry!), però diciamo che non ha mai avuto piena consapevolezza come quella maturata negli ultimi anni. La consapevolezza del qui ed ora è indescrivibile. E’ anche vero che un binomio corpo-mente come quello attuale avrebbe avuto venticinque anni fa ben altri riflessi: considerato che ‘a diventar vecchi aumentano gli stremizi e tutto il resto’, molte delle innumerevoli kazzate sarebbero rimaste nel sacchetto all’interno di un baule, per paura di essere bastonate appena fuori!

Certo, avere oggi molto del tempo che fu aiuterebbe a togliersi qualche sassolino in quota che è ancora lì, che si realizzerà magari col tempo, ma che rappresenta pur sempre un lumicino che prima o poi mostrerà tutte le dita (cinque) per salutarti oppure una sola (il medio!) per mandartici….

A vent’anni c’era la performance che bussava ogni mattina, anche se in realtà voltandosi indietro non era così accentuata, ma mancava quel controllo che, invece, c’è ora e che è sicuramente un valore aggiunto. Quindi meglio la gallina ieri o l’uovo oggi? Il “take-away inglese o il ciapa-e-porta a kà della Brianza” teniamocelo stretto.

Ultimamente, fra potenziamento del ginocchio malconcio a causa della Tagata del 2015, Progetto Benessere nell’azienda più bella del mondo per cui ho la fortuna ed il privilegio di lavorare e, per finire, le gite con gli amici, si sente proprio questo beneficio acutizzato dal fatto che la performance rimane sempre in secondo piano, mentre emerge prepotente il bisogno di star bene, in compagnia delle belle persone e con il massimo plaisir nel momento in cui si kaga-giù l’idea di andar in giro per valli e non.

Senza contare quando sei in giro da solo, perché hai deciso così e perché anche questo è vissuto come momento personale, intimo per fare il recap del cervello, delle priorità e degli obiettivi. L’eno-gastro-sessual-sportivo non è un binomio, ma un quadrilatero inespugnabile.

Non si possono dimenticare i doveri e gli impegni realmente più importanti come famiglia e lavoro; tuttavia la fortuna di poter condividere, come se si avesse ancora vent’anni, momenti talmente belli che non vi si può rinunciare è un must per non dire un valore aggiunto difficile da buttare ai pesci. Questi impegni orientano altrove e/o a cercare soluzioni diverse, come la mountain bike o la slackline, ma escursionismo e universo a punta restano, in qualunque modo li si raggiungano, gli orgasmi naturali irrinunciabili. Poi aver la fortuna di una famiglia che ama l’aria pura (?) e aperta aiuta in questo senso.

Anche la corsa, che mette mente più corpo al servizio dell’utile, nel momento in cui non diventa droga fine a se stessa e permette di vedere lungo o sperare di farlo nel senso di garantire un minimo di intelligenza emotiva atta a far si che quando saremo “over90” avremo sempre la possibilità di pestar neve e non altro, quindi muovere le ginocchia, è un altro bel modo di perdere tempo; se poi lo fai per conto dell’azienda per la quale lavori, che ti stimola a consumar suole……figata!

I confini dello Stato di Grazia speriamo non esistano o che restino invisibili per il momento, lasciando aperto ogni gesto atletico e lasciando che il fisico ne possa percorrere tutto il suo territorio, spero altrettanto sconfinato. Se così fosse, non si potrebbe chiedere di più, visto che poi la mano invisibile non la mette Adam Smith ma qualcuno ben più importante.

Un bel modo per avere conferma di questa sensazione è leggere per esempio alcuni articoli di Jeff Lowe, che ha tradotto in parole molte sue sensazioni, oserei dire da urlo!

Quindi? Quindi mani sui mmaroni e via andare.

Notte,

by Patajean®

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UNA GIORNATA DI E-VENTI.

martedì, ottobre 10th, 2017

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Ultimamente va molto di moda la “e”: dalla messaggeria all’etere, passando per la congiunzione che aiuta a non terminare mai la conversazione.

Noi la utilizziamo per aggiungere la nostra gita autunnale in Valmalenco, come da calendario: ieri in giro non c’era molta gente. Un po’ perché la ventazza fastidiosa ha sferzato tutto il giorno, dalla mattina contro le auto alla sera contro i faccioni stanchi e gonfi; un po’ perché erano tutti appesantiti dal kulo di pietra: tra Festa del Vino, giro dell’Enoteca valtellinese, Sagra dell’anguilla della Valtellina, Festival del terrazzamento, per finire al premio Tappo di Sughero 2017 ed al Brutto-Kulo Day…….tutti a menar le terga infastidendo il prossimo.

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Un po’ come lo scarico: gira che gira, poi l’ingorgo te lo ritrovi al centro da qualche parte e sicuramente tu sei lì (sempre al centro) puntuale come un orologio svizzero e non certo per ululare il rumore tipico, prima che tutto sparisca.

Oggi siamo in venti in una giornata di eventi.

Quando scendiamo dalle auto il vento è talmente forte che dobbiamo forzare le portiere; ci sono si e no 5 gradi centigradi, che si approssimano allo zero causa ventazza. Fa nulla e si parte.

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Tra gli aghi di pino il freddo lo senti meno, anche perché la mente è rapita sempre più dalla Colore-Terapia, poi quando davanti agli occhi non c’è più nulla ti accorgi del freddo pungente. In un paio d’ore raggiungiamo la meta del rifugio Del Grande – Camerini e fortunatamente la parete dello stesso ci protegge, mentre l’invernale serve da spogliatoio.

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Oggi uno degli eventi è un compleanno, quello di Davide:

  • “Devo fare i venti”: esclamazione che di solito appartiene ai giovani, beati loro. Detto qui oggi va bene, perché dimostra che qualche giovane segue i suoi genitori o è rapito da questo mondo. Per cui passi.
  • “Devo fare i venti!”: esclamazione appartenente a “un non più giovane”, beato lui ma non propriamente gli altri. Sinonimo di gran preoccupazione….cerchiamo di scansare l’imminente pericolo.

–         “Anch’io trent’anni fa ho fatto i venti!”: esclamazione senza risposta, tipica di chi rimane solo pur essendo fisicamente al centro di un gruppo ben definito

Gustiamo il gustabile e poi decidiamo di menar le tolle; lasciamo tutto in ordine e gli ultimi visitatori che ci hanno raggiunto. Oggi qui anche un ‘amico di Montagna’, nel senso che viene da quel paese della Valtellina (da notare gli sguardi da triglia del torrente di alcuni di noi, quando, alla domanda “di dove sei!?”, lui ha replicato “sono un ragazzo di Montagna”…..).

Di solito lasciamo sempre in ordine (e questo ci lusinga), ma qui non potevamo certo sgarrare, un po’ perché abbiamo amici che lo hanno gestito in estate, un po’ perché c’è una bella webcam che trasmette immagini tutte le ore: alle 12.00 la foto del salame, alle 13.00 la foto del vino rosso, alle 14.00 la tazza piena di gorgonzola che ha richiamato anche i camosci del Muretto, alle 14.15 il caffè sceso caldo dal gargarozzo. Appena arrivati a casa (eufemismo) siamo venuti a sapere che qualcuno affezionato al posto ha visto tutto a più riprese via web ed ha chiesto se eravamo veramente noi in gita, visto che il vento rendeva nitidi i faccioni……ormai il grande fratello vigila anche alle alte quote.

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Scendiamo dalla Val Sissone, ma dalla parte più lunga (non dal Canalone) e subito il paesaggio ci appare nella sua bellezza (a parte il fatto che si scende salendo, la Nord del Disgrazia è sopra la testa col suo fascino incontrastato). Rapiti da colori e angoli, arriviamo in basso che il vento è ridotto, la temperatura leggermente migliore e la luce serale che si annuncia bella. Come al solito, quando torni esce il bello.

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Alle 15.55 usciamo da Chiareggio, ma entriamo in un delirio senza fine, la coda. Un po’ come le vacche del west, siamo incanalati nei recinti della valle e dobbiamo superare gli ostacoli conosciuti: Morbegno, Lecco, Barro, Statale 36.

E’ un po’ come farla a tiri e questo certo non è classificabile come e-vento.

Partecipanti,…..direi una ventina (!): Annalisa, Angeletta, Luciana, Roberta, Luciana, Memi, Noemi, Andrea, Simone, Ongiul, Lele, Fabrizio, Davide, Erik, Ale, Mirko, Paolinux, Gianfranco, Massimo e Patajean

by Patajean®

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MANUTENZIONE ALL’ALPE DOSDE’ 30.09.17

lunedì, ottobre 2nd, 2017

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Per iscriversi a Pal-Kolor meglio farlo in autunno come per tutti gli abbonamenti e corsi che di solito iniziano dopo le ferie, magari non proprio in occasione del cambio data ufficiale. Prima di codificare i canali, però, meglio recarsi in una zona in cui è possibile regolare la manopola del colore; si, perché non esiste ancora un’Applicazione che lo faccia da casa. Inoltre più sano assaporare dal vivo come questi appaiono di fronte a noi.

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In Val Viola Bormina in questo ultimo weekend avevamo in programma grandi manovre di manutenzione per il Bivacco Caldarini (Cai Desio), ma il/la (ognuno scelga l’articolo che meglio crede) meteo sfavorevole non ci ha convinto. Quindi operazioni ordinarie e per la verniciatura se ne riparlerà l’anno prossimo.

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Avevamo già creato l’impresa edile di supporto e chiamato forze fresche a dare una mano, tutto era pronto, meno che il tempo. Fare i lavori “alla karlona” non è il caso, ancor più una verniciatura che deve rimanere per anni.

Questa volta ci apparecchiamo anche con la Mountain Bike e cerchiamo di vedere come sarà il nostro futuro fra qualche anno, magari per indossare occhiali diversi e/o vedere come e cosa potrebbe cambiare l’attività sportiva cui siamo abituati. E poi bisogna essere aperti ad esperienza sempre diverse, che cambiano rispetto alle nuove sensazioni interiori.

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La finestra di bel tempo è data dalle 8.30 alle 17.00 di questo sabato di fine settembre e quindi dovremmo starci dentro.

Partiamo dal P4 dopo Arnoga, mentre Indurain e la Canins partono dal curvone direttamente, per il primo appuntamento previsto al Rifugio Federico, dove Boris è atteso come un oracolo.

La nevicata di qualche settimana fa e le spruzzate successive rendono il paesaggio ancora più attraente. Ci dividiamo dalle bici e ci ritroveremo al rifugio qualche ora più tardi: loro al Passo Viola e noi al bivacco per fare il punto.

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Ci arriviamo da lì a poco e lo troviamo in ottime condizioni. Qualche ritocco necessario, ma in regola con le aspettative. Facciamo prendere aria a ciò che di solito la prende dalle terga dei visitors e poi richiudiamo tutto; vorremmo andare a vedere anche la Capanna Dosdé, posta all’omonimo Passo.

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Se stiamo in costa dovremmo raggiungerla “a tuono”! e infatti sempre ‘da lì a poco’ ci affacciamo sulla parte alta e selvaggia della Val Grosina. La Capanna è in pietra e non c’è anima viva in giro. Panorama sempre incantevole, ma scoraggia vedere cime che una volta avevano un passato diverso. Il cascatone jazzato della Cima Viola oggi ne è un lontano ricordo.

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Siamo in ritardo…..abbiamo i ‘malfatti’ nel piatto al rifugio che ci aspettano, ma noi siamo in ritardo! Da lì a poco, sempre sull’onda del tuono e passando nuovamente dall’itinerario di salita per recuperare il cartello (per evitare che la neve invernale ne rovini la dicitura rifatta), ci ripresentiamo al rifugio Dosdé, dove ci deliziano con un piatto speciale. Nel frattempo sgottina fuori dal vetro….

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Non ci resta che rientrare: faremo un paio di uscite l’anno prox, anche se la zona è SIC (!). Qui si può fare un po’ di tutto e poi c’è sempre l’accoglienza che ci riserva il rifugio. Torniamo alle auto con qualche goccia sulla testa, ma meglio del previsto.

Rientro comodo e conferma che, laddove non ci sono altri impegni, il sabato è meglio per tutto, gita compresa.

I Manutentori: Anna, Stefy, Davide, Ale, Boris, Pier e Patajean (questi ultimi Gabanatt del sito SIC!).

by Patajean®

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