Archive for settembre, 2017

UNA ZONA DI MALNATT!

martedì, settembre 19th, 2017

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  • Plis Valle del Lanza
  • Mulini del Trotto e di Gurone
  • Cave di Molera

Oggi cultura e zone pianeggianti nei pressi di Malnate, nel Varesotto ed ai confini con la Swizzera; dopo la meteo pessima per il weekend e la doverosa rinuncia alla consueta Bimbi & Bambi (che tuttavia riprenderà a breve, in quanto semplicemente rimandata), prendiamo al volo l’iniziativa di Johnny di visitare nel Varesotto posti che rievocano storia e vecchie usanze.

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Ultimamente, quando siamo in giro, veniamo presi di mira in senso positivo e questo fatto si sta rivelando tutt’altro che negativo, visto che andiamo in case/rifugi/abitazioni che non avremmo mai pensato di visitare, in luoghi dove veniamo accolti e ospitati per bibite e caffè (vedere la tendata di luglio in Alpe Musella) o per visitare luoghi della cui esistenza ovviamente non potremmo sapere, come il piccolo Museo del Borgo di Gurone, un paesino caratteristico posto alla fine del ns giretto cultural artistico, avvolto in mura circolari necessarie ad evitare che le piene del fiume Olona possano invadere le poche case che lo costituiscono.

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Partiamo dal Mulino del Trotto ed anche qui veniamo ‘assaliti’ da un ometto simpatico ed entusiasta del suo mestiere ‘di ripiego’, il quale si prodiga per mostrarci i macchinari che lo costituivano (oggi sono solo mostrati al pubblico), come funzionava e farci apprezzare un po’ di storia respirata in questo piccolissimo borghetto. Si va dalle macine sino al vaglio dei cereali, per passare attraverso le cinghie di raccordo con le falegnamerie che stavano sopra al mulino. Tutto era orchestrato bene, ma diretto dall’acqua la cui importanza purtroppo si comincia a percepire solo negli ultimi anni. Chi è entusiasta di quello che fa, talvolta riesce a farlo passare con le parole e gli sguardi a chi sta di fronte. Abbiamo ascoltato rapiti tutto quanto, bello!

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Il posto si addice anche ad eventuali gite fuori-porta, con possibilità di pernotto. Dopo il mulino partiamo per boschi alla ricerca delle cave, che si dimostrano subito interessanti nella loro architettura a 45° (si, perché lo scavo prevedeva un lavoro certosino di scalfittura delle pareti ed estrazione blocchi con questo tipo di pendenza, ovviamente dall’alto al basso) e completamente visitabili dopo che l’estrazione del materiale ha lasciato dei gran buchi.

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Nello spostamento tra una cava e l’altra rimaniamo qualche attimo su orme strane, posizionate per terra (sarà lo Struzzo di Malnate?, sarà l’Alce del Lanza, il torrente che scende fluido nelle sue anse alla nostra destra?, oppure sarà un orso le cui orme sono state disegnate volutamente per terra…..visto che lo stampino lascia anche la scritta “Made in China”?). Si cammina parecchio e si passano varie frazioni, fra cui la Folla di Malnate, ma la meta è vicina: il Mulino di Gurone, anche se è difficile da trovare, finisce in saccoccia.

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Un signore piuttosto malfidente (almeno all’inizio), dal suo balcone si chiede e ci chiede cosa possano fare quindici persone in quel posto, oltretutto interdetto alle persone ed ai mezzi da un cartello ‘chiaro & tondo’ all’entrata del paesino. Fatto sta che, dopo averci scrutato bene, ci ha aperto le porte del mulino, ormai un ricordo dei fasti antichi; poi è sceso e ci ha raccontato come e dove si faceva la farina. A togliere qualsiasi dubbio sul nostro essere “buoni, belli e non pericolosi” ci ha pensato una nonnina dal volto gaudente, che è scesa qualche minuto dopo e di corsa per farci vedere cose che molti umani non hanno mai potuto vedere, causa non essere buoni e belli come noi!

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Siamo talmente immersi nel casino e nella modernità che posti come questo vanno visitati: ci ha aperto le porte di un piccolo museo, ma con oggetti di tutti i tipi. Emblematica la statuetta avente più di cento anni che, ricevendo una monetina, asserisce con la testa il dolce obolo ricevuto! Spettacolare.

La struttura della cinta tonda che circonda Gurone è poi qualcosa da vedere; non resta che tornare, ma subito dopo aver cercato e trovato il tesoro del Geo-catching. Con le coordinate di Johnny, andiamo sul punto e, con non poche difficoltà, riusciamo a scovare il nascondiglio, ben architettato, dove si nasconde il tesoro di Gurone.

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Lasciata la nostra impronta, ritorniamo sui ns passi, ma non abbiamo fatto i conti con la meteo; anche il radar di Meteo Suisse ci ha risparmiato per un po’, ma alla fine l’abbiamo presa e non poco. Lasciati gli altri in un posto comodo ed asciutto, siamo andati a riprendere le auto; al rientro nessuna traccia né dell’Alce né dello Struzzo, ma qualche pallottola e fischio strano (riapertura della caccia quando secondo voi?, oggi!) ci hanno scortato lungo il Torrente Lanza e fino alle auto.

I complimenti vanno fatti assolutamente a Johnny che su questi argomenti è sempre pronto per consigli ed ha un ventaglio di proposte niente male! Grazie ed alla prossima.

Silvia, Angeletta, Chiara, Silvietta, Susy, Tea, Manuela, Mara, Massimo, Marco, Luca, Tommy, Christian, Johnny e Patajean.

by Patajean ®

 

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EHHH….QUANT’AL FASEVI MI’…!

mercoledì, settembre 13th, 2017

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Non esisterà mai una situazione in cui un pensionato, posizionato ‘mani in conserte’ di fronte ad un’ opera pubblica (da un semplice tombino aperto sino alla migliore palestra di arrampicata del mondo), lascerà incompiuta la sua azione fisica, mimata attraverso una smorfia, senza una parola a rafforzare l’orgoglio, manifestare il sapere e scatenare le ire funeste dei presenti.

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Immaginare che tutte le fasi citate si realizzino contestualmente sotto gli occhi come in una lotteria nella quale escono i tuoi numeri e vedere che, poco a poco, la tua visita occasionale si trasforma improvvisamente nel ritirare il premio per la vincita, è sempre tanta roba. E poi, ormai, Bovisio (nella situazione specifica la sede della ns Scuola VdS) ci ha abituati a momenti di gloria.

Sono attimi che ti mancano, un po’ come il citofono ai testimoni di Geova e quindi li vai a cercare, in fondo e quasi sempre per caso!

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Ieri sono ufficialmente partiti i lavori della seconda fase della Palestra di Arrampicata e, dopo il condono edilizio, il progetto “z” ed il via ufficiale dal ministero degli affari interni brianzolo, la prima manovalanza si è precipitata in sede per tagliare il nastro dei lavori.

Ehhh…..quant’al fasevi miì,

Uno spettacolo: si passa dal tirare le ‘righe’ col laser al verificare se le stesse sono dritte con il filo! Si trapana il muro per saggiarne la durezza, eliminando i punti impossibili; si mettono le cuffie per ascoltare il cuore del muro e non per evitare di diventare balordi, anche perché le cuffie per tutti non ci sono.

Un fattore da considerare sarà la quota: la base della parete (scritta inequivocabile per evitare di confonderla con la ‘metà parete o la cima’) si trova a 1.025 mt e già ieri sera faceva freddino, figuriamoci quando sarà pronto il pannello: come minimo sarà ad una quota maggiore e quindi altro che smanicato, ci vorrà il duvet!

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Ehhh…..quant’al fasevi miì,

guardare e non toccare è una cosa da imparare: si, ma la bocca va tenuta chiusa. Invece lo sguardo assassino è funzionale all’emissione di suoni e consigli (forse le cuffie servono ad evitarli?) e quindi si narra di tutte quelle volte che in passato è capitata la situazione medesima ed è stata risolta con soluzioni che nemmeno fra trent’anni vedranno alla Nasa.

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Ehhh…..quant’al fasevi miì,

di sicuro non c’era il Coro dei cantori dalla parte opposta! Si, perché per trapanare il muro, prendere a martellate un angolo, fare la schermografia alla parete, è opportuno “cattar fuori” il giorno ideale, che non è un giorno qualsiasi.

Se il Coro ieri sera ha registrato qualcosa, beh state tranquilli che alcuni suoni non saranno certo dettati dalla replica della chitarra di Bob Dylan, visto che alla console c’era il Mago con il trapano vikingo.

E poi il direttore dei lavori: ogni fase ha il suo. Ieri sera c’era il direttore del camino, c’era il nostromo della barca a vela, c’era il direttore d’orchestra ed, infine, c’era il Nicchio! Piastra in mano e via che si va….

Ehhh…..quant’al fasevi miì,

infine e come sempre, ci sono i fanatici del ‘dolce far nulla’, i kultori del kulo di pietra, gli adepti che di solito limonano con la seggiola o pagano il canone del divano. Sono i fannulloni del quartierino ed i romantici dell’ultimo sguardo prima che il panorama cambi per sempre. Ecco ieri alcuni di noi, fra cui il sottoscritto, si sono lasciati cullare da questa fase, ma sono ugualmente riusciti a portare a casa la gioia di una serata corta, ma intensa e a guadagnare una fase di sonno ideale.

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Ieri eravamo come i Koala attaccati al tronco di un albero, con l’intelligenza emotiva fissa al suolo, in estasi totale.

Di solito il cantiere nasce presto, ma resta parecchio sul posto; quindi se volete andare a dormire con qualcosa che ve lo faccia fare felicemente, anziché la camomilla passate in Via Venezia al 33………che da oggi, oltre al numero civico, è anche il numero pronunciato dal muro alla domanda del Mago. “dì qualcosa!!!”

Non sei della Valle del Seveso se non hai mai visto almeno una delle scene clou di questo vivere quotidiano.

Notte,

by Patajean®

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PIU’ KULO CHE ANIMA.

martedì, settembre 12th, 2017

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Rapimento emotivo ieri, domenica 10 settembre, in Val Ferret: dopo rinuncia forzata alle Dolomiti di Sesto…..che non sono quelle situate vicino a Cinisello Beach (meno belle), il sodalizio gemellato Desio/Montevecchia si è rivolto verso il vecchio West, chiedendo aiuto a Eolo ed al Monte bianco.

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Nonostante l’acqua uscisse anche dall’applicazione del telefono, abbiamo tenuto duro sino all’ultimo ed alla fine siamo stati graziati e premiati: una specie di telone gigante è rimasto disteso sopra le nostre teste, teso tra la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Lombardia, ma l’inizio di questo tratta (o la fine, a seconda del punto di osservazione) era al sole, cioè Courmayeur. Quindi il titolo rispecchia la sintesi di tutto quanto. E’ la somma che fa il totale.

Ieri era anche giorno di partenza del Tor de Geants, una gara di trail di 330 km…..che ti rende stanco solo a pronunciarla, di cui abbiamo ascoltato la partenza, vocalizzata attraverso megafoni il cui suono è straripato sino alla nostra quota, quella in cui sorge il Rifugio Bertone a 1.991 mt, prima tappa della nostra traversata verso il Rifugio Bonatti.

Dopo dieci minuti di rapimento emozionale per una vista che, nonostante non sia la prima, lascia sempre con il mal di gola, parte la fase delle foto. La prima neve contribuisce ad arricchire il paesaggio con un tocco di classe in più e a nascondere le crepe di un clima che sta sfasciando tutto piano piano, cambiando le sembianze ad un angolo che rappresenta idillio per gli occhi e auto-motivazione per gli arti….

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Un versante Brenva senza Brenva non rappresenta più il vero fremito che nasceva nel vedere l’imponenza di un tale ambiente solo qualche decennio fa; vederla in quelle condizioni è come vedere la pelle del serpente dopo che lo stesso è fuggito cambiando l’abito! Un peccato che si capisce bene quando dentro hai le palpitazioni tipiche di chi si tormenta per queste cose inutili.

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Il vento è l’unica pecca in questa fase, ma sappiamo che prima o poi toglierà il velo sulle ultime cime, oltreché svolazzare su di noi per farci coprire, massacrati letteralmente dal freddo.

Traversata in quota per toccare il Mont de la Saxe, la Testa Bernarda ed il Col Sapin in sequenza non mixata, poi discesa in valloni poco frequentati e puntata verso il rifugio Bonatti per il meritato ristoro.

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Il rientro è altrettanto lungo e si dipana sulla costa bassa, con un dislivello “da 1.900 a 1.900 metri” per farci ritornare al Bertone, dove salamino e birretta rimpinzano le forze per la tratta finale, a piombo su Villair, dove l’architettura abitativa fa capire che tipo di gara viene giocata.

Alle 18.00 siamo alle auto per il rientro. Partiti in canoa, tornati in kayak….acqua da tutti le parti.

Da notare in maniera assolutamente pregevole: gli stranieri in giro erano una moltitudine, encomiabile come il numero di ragazze, sempre e solo straniere che hanno percorso i nostri sentieri dimostrando come ce la si possa godere ugualmente; un’altra mentalità, così come quella della corsa. Ormai lo scarpone pesante è quasi come camminare con le pinne in piazza…..

I cercasole: Ginevra, Anna, Andrea, Lele, Erik, Enrico, Boris, Ale Nuzzo, Ale Barin, Davide e Patajean.

by Patajean®

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GITA KULIN’ARIA!

lunedì, settembre 4th, 2017

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Ho deciso di scrivere l’articolo……..ed userò sempre quello determinativo.

Dopo circa un mese che non ci vediamo suona la sirena, quella del raduno. Ovviamente si risponde subito e l’incontro è un porcile!….pardon è al Porcile, un posto che evoca brutte cose, ma che bisogna vedere almeno una volta. Noi ci siam passati parecchie volte in inverno, ma ‘nudo’ non lo avevamo ancora visto.

Si tratta di un Passo posto sopra tre laghetti, che prendono il nome omonimo; sarà che quando veniamo in inverno il freddo è becco, fatto sta che appena apriamo la portiera della macchina, la dentiera si stacca e cade: 4° (ndr: quattro gradi centigradi). Siamo equipaggiati, ma la giornata precedente ha modificato il clima estivo. Lungo la strada che sale a Tartano la visione (sempre sufficientemente idilliaca) della Testata del Masino lascia quel tanto di bocca aperta, giusto per ammalarsi col freddo che entra!

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Bella compagnia come al solito e camminata per riprendere le belle abitudini; nel catino in alto i massoni erratici di quel colore grigio/verde lichenato restano una goduria libidinosa per l’equilibrio e la gioia dell’acrobazia.

Tocchiamo il Passo del Porcile per poi passare da quello di Tartano, dove sono ancora evidenti i resti della Linea Cadorna, non prima di esserci fermati a pranzare al Tavolo delle Leccornie, un’oasi creata ad hoc per noi.

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A fine pranzo e a dispetto del nome che porta questo luogo, cerchiamo di mantenere un atteggiamento consono e lasciamo semplicemente il porcile (uso deliberatamente l’articolo determinativo).

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Tra mille leccornie ed un bel caffè con la moca, emerge prepotente la nostra voglia di essere pronti. Siccome oramai il tempo è peggio che ballerino, siccome le nubi kagano precipitazioni anche se sono isolate rispetto alle masse circostanti, siccome vediamo quindici fiocchi di neve cadere impetuosi sopra di noi…….beèh, ci facciamo trovare subito pronti ed in posizione. A noi basta poco.

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Dicevamo prima che è suonata la sirena del raduno, ma poi la sirena è anche comparsa; si narra che una tale posizione richiami il passato, dove le muse venivano in questo posto a piangere, formando laghi e facendo emozionare Eolo e company, a tal punto che, a loro volta, lacrimavano dal cielo formando neve….chissà.

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Partecipanti: Annalisa, Angeletta, Giulia, Roberta, Luciana, Elisa, Fabrizio, Erik, Lele, Massimo, Max T., Andrea, Piero, Gianfranco, Simone e Patajean.

by Patajean®

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