Archive for aprile 9th, 2011

Trahit sua quemque voluptas (Virgilio – Ognuno rincorre il suo piacere): Pigna d’Arolla 3790m – 2, 3 aprile 2011

sabato, aprile 9th, 2011

Appesantito, acciaccato e con un legamento di recente lesionato, non potevo che aspirare a un bel weekend di scialpinismo come si deve. La voglia era tanta e mancare all’appello nei racconti di Patajean ( http://www.caivalledelseveso.org/wordpress/2011/04 ),  e nella relazione www.on-ice.it di Gonzales (http://www.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=1&id=7711),  proprio non se ne parlava.
“Rimarro’ indietro attardato dal tutore al ginocchio e dalla scarsa forma fisica – mi sono detto – ma questa volta non posso proprio mancare. Non solo il tempo è annunciato splendido, ma pure la compagnia: se il viaggio fino ad Arolla è lungo, Renzo alla guida del suo furgone è una sicurezza (a patto che non faccia come è scritto su “quattro ruote” di febbraio dove raccontava che la sua riparazione piu’ ardita è stata giu’ dal San Gottardo dove ha rimediato alla rottura del supporto del motore con corda e picozza). Se il viaggio è lungo c’è sempre Boris che non smette mai di parlare e se lo si imbecca sulla sua materia, la geologia, il passaggio autostradale sulla linea insubrica, dalla parti della Val Anzasca, viene salutato come il passaggio di Cesare sul Rubicone. Siccome poi Gigi ha giustamente imposto di non citare il nostro premier, per non finire il viaggio sfiniti, ecco che un florilegio di divagazioni sulla grolla sulla pigna d’arolla, sulle ali dell’elicottero di Fausto Leali. Stendiamo poi, un velo pietoso sulla rega che ce l’ha come la lega o il cai di Rho che è in Egitto. Silvano nel frattempo era preoccupato degli sbriciolamenti del Muesli che Boris mangiava come una gallina, mentre la Stefy teneva ben stretta la sua immancabile borsa della “sciuramaria” (per la prossima volta me ne compro una anch’io). Stavo dimenticando Max che nella seconda parte del viaggio dormiva, ma nella prima era ben attivo ad allenare la sua lingua da azzeccagarbugli in erba, dimostrando comunque che la stoffa c’è”. Viceversa, per gli altri, Patajean, il Barni, Carlo “Gonzales” e Roger (Gonzales pure lui e di brutto) un viaggio decisamente più rilassante e meditativo a bordo del Terracan con interni in pelle.
Prima di andare avanti occorre dire che relazionare su una gita dove Patajean ha già sfoderato la sua penna, è già di per se’ un affronto; ma ugualmente vi ho trovato almeno tre ragioni per farlo. Prima: come nei concerti delle grandi rockstar (leggi Patajean) si esibisce anche il cosiddetto “gruppo spalla” (il sottoscritto).  Seconda: il Pata parla degli altri ma non c’è nessuno che parla di lui. Terza: l’allegra brigata e la natura hanno dato talmente tanti spunti di vitalità che non avrei corso certo il rischio di dire le stesse cose del Pata.
Quindi eccoci pronti ad Arolla per la cavalcata verso la Cabanne de Dix.
Parto subito malissimo con la prova strappo allo skilift anni 50, appositamente predisposto per verificare, a freddo, la tenuta del mio legamento “ispessito e a intensità di segnale disomogenea in esiti di lacerazione parziale”. Ci dirigiamo verso il passo delle capre che superiamo con una scaletta in ferro: c’è da chiedersi in che modo venisse usata dalle capre (sempre che il toponimo non sia ironia vallesana)

DSCN2522

(altro…)


  • Twitter
  • Facebook
  • Picasa
  • Flickr
  • YouTube