EFFETTO WOW! – ENJOY THE SILENCE.

ottobre 16th, 2019

b566bbc1-9156-480b-83d9-29b1849605d7

Difficile non provare emozione di fronte ad una giornata come quella trascorsa domenica 13 ottobre in mezzo alla natura. Potremmo dire di aver fatto cromo-terapia gratuita senza andare da uno specialista o, forse, adesso ci tocca andare da uno specialista per chiedere come mai il weekend è fatto di soli due giorni. Chi l’ha detto che il fine settimana debba per forza essere di due giorni?….e se, invece, fosse di cinque giorni, con due soli lavorativi? Mi fermo altrimenti la cromo-terapia rischia di farmi l’effetto contrario. Sta di fatto che in posti di questo tipo non riesci a tralasciare l’ìmpeto emotivo, non riesci a trattenere un commento positivo e quindi “l’effetto Uau o Wow!” esce in modo naturale. Prima, durante e dopo.

IMG_9175

ff00cada-d3fd-4e6d-b586-2d1e3bae2950

57a0af8d-99c3-40f7-9e39-9c385e279823

IMG_9032

IMG_9027

In luoghi del genere vuoi stare zitto per goderti l’empatia con l’ambiente, ma contestualmente ti viene naturale esternare il benessere fisico che risale dalla trachea, così come l’esatto contrario: è una lotta perenne che dura per tutta la giornata e sino a quando non riprendi il tuo tran-tran….

Ci serve una data non fissa per fare il cambio dell’armadio? Eccola, basta andare a vedere il cd “Cambio Colore” ed il gioco è fatto; lo fai un paio di volte l’anno e sei sintonizzato sulla parte dell’armadio che ti gusta di più.

IMG_9003

IMG_8997

IMG_9068

E’ una gita da fare in questo periodo, visto che il Mont Avic s’incendia di colore proprio in questi giorni, più o meno in maniera accentuata. Nel mezzo del cammin della tua vita non puoi non far visita a questo Parco Naturale e non ci puoi andare senza macchina fotografica. E’ anche vero che oggi ci sono smart-phone in grado di fare cose eccellenti. Ci sono modelli di telefoni che sono peggio dei salmoni che risalgono le correnti: qui saltano fuori dalle tasche, scivolano di mano, suonano da soli per attirare l’attenzione e quando vedono questi paesaggi parte il click-day automatico. E’ anche difficile scegliere le foto da inserire in questo breve racconto.

1a8de9c7-e810-431b-b887-efa6ed68888a

69f54a2a-a2e1-432a-a31f-2ed50779a5a4

b30ce246-7bb7-4cde-837b-b3ec52c4fb82

2169725e-ba3b-4f7f-b6a2-338a772a0f14

2443da08-4e7d-4d0f-a9d8-2e7e6ddedd60

1886adce-ff6f-473b-a989-ab8d8017dd62

f4e9a9c0-7e89-4713-bacb-7d7f09c55c97

f0f84e49-5dc0-4e18-929c-b3cfe49df1ed

f4a28265-fd20-4264-bc2b-f081daf34293

fb772113-1543-46ba-a403-abce5140a5c5

IMG_8952

IMG_8955

IMG_9002

IMG_9041

IMG_9052

IMG_9017

IMG_9011

La cosa buffa è che la civiltà che sta mille metri più in basso non è totalmente consapevole di quello che ‘perde’; sembra strano, poi ognuno fa quel che si sente, ma oltre a noi abbiamo visto un pugno di persone.

Immersione totale fra larici ‘in calore’ e laghetti alpini; giro circolare che passa attraverso un sentiero che richiamo i gradi alpinistici (l’andata via 5 ed il ritorno per il 5c) e tocca il Rifugio Barbustel, chiuso ma disponibile ai passanti per il loro breve ma inteso break alimentare.

IMG_9050

IMG_9051

IMG_9046

983e3eee-69b8-4473-a163-ebfa3fa8e771

973f7b58-a3f7-45d2-a2b4-1b05c6b3f768

c96ba044-4259-41b9-8185-076a573db5c4

IMG_9065

IMG_9075

I rilassati di oggi 13 ottobre: Stefy, Silvana, Noemi, Angeletta, Clara, Luciana, Annalisa, Paola, Angela, Giulia, Katia, Daniele, Simone, Andrea, Erik, Roberto, MaxT, Gianfranco, Carlo, Lorenzo e Patajean.

by Patajean

 

   Invia l'articolo in formato PDF   

FATTO UN BEL GIRO DI VITE…

ottobre 9th, 2019

IMG_8707

  • CIMA: nessuna!
  • GIRO: Franciacorta su due ruote (la nostra e quella di Rovato, dove volevamo giocare un bel terno: 6/10/19….)
  • LUNGHEZZA & DISLIVELLO: un totale di 42 km per i seguenti dislivelli in salita e discesa: 465 mt D+ e 581 mt D-;
  • NOTE: è un giro a cerchio che si apre e si chiude a Rovato (BS), per il quale basta andare sempre dritto!

f0512ce6-823c-44f1-a6dc-2b7776d9c8ac

IMG_8716

Chiudere un cerchio è sempre un’emozione particolare, farlo andando sempre dritto è da Guinness. Non so come, ma ci siamo riusciti.

Partiamo da Rovato, appena fuori dall’autostrada…..con la voce automatica del casellante che risuona in lontananza: “Arrivederci!”

Sentirsi dire arrivederci alla partenza, appena arrivati, non è un segnale positivo, ma esiste il metodo del c.d. “Tùaja” che prevede di fare orecchie da mercante.

Gita cultural-sportiva nel cuore della Franciacorta, tra colline verdi e filari di viti che nascondono il buon vino che verrà; ci sono anche cantine che sorgono tra borghi incredibili ed altrettanti cascinali che ti fan venir voglia di pagare l’IMU. In posti come questi, se vuoi rilassarti, ti addormenti ancor prima di pensarlo.

IMG_871187c54077-b976-4489-b11d-78955e7d55c3

IMG_8714

IMG_8759

La prima parte del nostro viaggio si svolge in questo contesto, con l’aggiunta del silenzio che non è un elemento di poco conto; in certi momenti mi ha fatto venire in mente le domeniche di tanti anni fa, quando il traffico era ridotto se non addirittura inesistente e quando ci si trovava in famiglia a mangiare tutti insieme. Oggi è il 06/10 e quindi non potevamo che essere in sei!

“Da che parte, Stefy?”…. “Sempre dritto”…… e voilà che arriviamo alla Berlucchi; anche qui, arrivarci in questo modo e prima di assaggiare fa un po’ specie. Foto e via per la meta successiva che si trova sempre nei dintorni e più precisamente a Provaglio d’Iseo, al Monastero di S. Pietro in Lamosa, struttura piccola e caratte(a)ristica, proprio a ridosso delle Torbiere del Sebino. Visita al suo interno, una barretta e via verso la fase complessa del giro: una salita di circa due km, molto ripida e ciotolosa dopo un primo tratto asfaltato. Arriviamo in questo modo alla Chiesa della Madonna del Corno, dove ci rifocilliamo per la prima volta; poi raccogliamo i cenci e ci portiamo in prossimità del Monte della Madonna, a prendere la nostra croce!

IMG_8723

IMG_8726

IMG_8730

IMG_8731

IMG_8744

d0bb450b-3d12-4f23-8ef9-c0fe2c5b726f

Da qui ha inizio una bella discesa tecnica che ci porta dritto a Iseo, dove finalmente degustiamo i prodotti locali: pizza, birra, tiramisù…….e, scusate, anche un bel chinotto. Il relax qui è d’obbligo e lo facciamo tra kuli di pietra, gente stanca dalla mattina e cani che portano a spasso i padroni. Non possono mancare alcune foto di rito, poi lungo lago a creare il caos con le bici in mano fra la folla, infine gelato prima del rientro.

2967ec49-bd6b-4556-a9cf-9eb836b84b86

IMG_8750

IMG_8748

9274c31c-267d-4248-879a-6cf78369fba9

Il ritorno è un susseguirsi di sterrati, saliscendi, salite e discesone; qualche attraversamento di strada alla garibaldina riapre la mente all’idea del ‘gatto in tangenziale’, ma poi alla fine tutto viene riportato alla normalità. Un ultimo salto della carreggiata per ritornare al parcheggio di Rovato, dove la solita eco della voce elettronica del Casello dice: “Arrivederci!” quando in realtà siamo di nuovo arrivati…..

bd4f8a17-2f90-46f0-90ba-e4e8bed5e609

IMG_8760

02489751-6357-4825-b27f-36c58f561611

120799ea-5149-4dbb-becc-23dc674e4545

36943b80-7ed8-4455-b623-0b9341f23b76

1ac50994-307c-48ea-9ad5-90a603faa1ea

3b7db069-89ed-4e57-b4ea-0dd0ff8e2ad4

Insomma il messaggio è chiaro: non ci vogliono, ma noi abbiam fatto quello che il Capo-gita Stefy ci ha detto e consigliato e quindi siam contenti.

d24a8eb8-f66a-4004-bf95-6984305834d6

Che dire: un’altra bella domenica con una gita del Cai Desio che si dipana in una zona molto interessante; una piccola idea di Toscana con filari e precisione ovunque. Grazie a Stefy per tutta l’organizzazione e la sua memoria nel condurre il gruppo fra le mille deviazioni necessarie per chiudere il cerchio.

IMG_8739

IMG_8762

Partecipanti: Stefy, Roby, Patrizia, Gigi, MaxT. e Patajean.

by® Patajean

   Invia l'articolo in formato PDF   

AFFACCIATI SULLA BELLEZZA – Dolomiti di Fassa

settembre 17th, 2019

4fa8796b-0de9-4747-a9b2-7de51401486d

  • CIMA: Catinaccio d’Antermoia mt. 3.004
  • GRUPPO: Rosengarten – Val di Fassa
  • VIE PERCORSE: Ferrata EST in salita e Ferrata Ovest in discesa. Il sabato è stato percorso il Sentiero attrezzato delle Scalette al Passo Lausa mt. 2.700, nel contesto selvaggioso dei Dirupi del Larsec;
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: giro completo di circa +1.580 mt di dislivello (di cui +1.100 mt il sabato e + 480 mt la domenica) per 23 km di sviluppo completo sul giro a cerchio.
  • NOTE: un elemento su tutti che ha condizionato positivamente il weekend, il meteo super con due giorni da favola. Siamo stati partecipi anche dell’Enrosadira!
  • DIFFICOLTA’: solo nel contarsi; un paio di volte è apparso l’incubo del 32, un numero che non ha aiutato a lasciare solo la & commerciale che di solito si posiziona tra Ansia & Angoscia.

4d450e81-f2f0-4da9-8031-a518ded602be

318ea491-5a04-4d09-870d-f02d23295d5d

a98b9970-72c5-454c-a4f9-ce77729e65be

Una vedetta su tutto il gruppo del Rosengarten, il Catinaccio d’Antermoia (detto anche Kesselkogel per gli antenati Ladini) è stata la nostra meta per la gita gemellata Cai Desio/Cai Montevecchia 2019. Quando si dice che la congiunzione astrale può giocare a favore: praticamente uno dei più bei weekend di questa estate, che sembra protrarsi in questo settembre piuttosto caldo. Dire che abbiamo semplicemente prenotato il sole stavolta è riduttivo; neanche nelle migliori ipotesi potevamo immaginare simili temperature o limpidezza di cielo. Mi sono accorto che fosse bello, ma la vera emozione l’ho avuta all’uscita in cresta proprio nei pressi della croce, dove l’immagine dell’universo era semplicemente unica e quasi completa. Peccato solo la curvatura celeste!

61610fd3-178a-4e40-ab6b-b868aad10764

Ormai questo gruppo di Brianzoli è conosciuto nelle Dolomiti da anni e quindi ogni tanto qualche local ne studia una peggio dell’altra per tenerci alla larga, ma lo racconteremo presto.

Non è stato facile, come al solito, mettere insieme un gruppo così numeroso, che doveva essere ben più nutrito; tuttavia le scosse di assestamento hanno portato a stabilizzarsi sul 33, numero comunque perfetto e vecchio adagio che porta immediatamente verso il famoso Trentatré Trentini (ex Brianzoli).

Ritrovo al parcheggio di Pera di Fassa per le 8,15 del sabato….poi ognuno faccia come vuole per raggiungere la meta: chi il venerdì, chi il sabato all’alba. Fare i biglietti e capire che l’impianto è a cinque km di distanza disorienta, soprattutto al mattino presto e quando sai che la seggiovia in realtà è sopra la capoccia. Motivo? Succede che il secondo tratto della seggiovia è guasto: più kulo che anima. Il disagio si aggiunge al fatto che le navette del Gardeccia non ci sono più e quindi? Con un prezzo via di mezzo tra seggiovia e funivia ci portano ‘gratuitamente’ con la navetta a Vigo e saliamo in funivia al Ciampedié, non senza i soliti problemi del mettersi in coda e rispettare il proprio turno. Chissà perché è sempre la solita storia e nessuno sul posto che regola il “flusso dei manzi”, senza che la gente si prenda a sprangate. Noi non abbiamo le picozze per questa uscita, ma un po’ di gente grossa l’abbiamo.

Anche perché quando ti metti a sbraitare, dall’altra parte trovi un kruco che ti guarda come la mucca guarda il treno….

Per questo scherzetto perdiamo un’ora abbondante sulla tabella di marcia, ma oggi ne abbiamo almeno dieci di riserva con il meteo favorevole, quindi un po’ di margine in saccoccia. Partiamo con l’incanto del Catinaccio e del Vajolet davanti agli occhi. Qui i ricordi sono sempre al top, ogni volta.

IMG_8120

5f8b2cae-3d30-4527-a7f8-e2eebd94d2b4

IMG_8124

IMG_8125

Scendiamo al Gardeccia ed imbocchiamo il sentiero che attraversa sotto i Dirupi del Larsec , immettendo nel canalone di accesso al Sentiero delle Scalette. Qui sempre poca gente. Siamo accompagnati dall’alto da numerosi parapendii che sfruttano le correnti di questa incredibile prima giornata del weekend.

IMG_8132

IMG_8135

IMG_8137

IMG_8142

IMG_8147

Il sentiero conduce in angoli remoti e paesaggi lunari: conche dimenticate da tutti tranne dalle cartine e dossi che conducono al Passo della Lausa a 2.700 mt dove ci trastulliamo tra foto ed un primo assaggio di vinello bianco.

Scendiamo poi al rifugio Antermoia che si manifesta nella sua bellezza: non è un posto facilmente accessibile, visto che occorrono un po’ di ore da tutti i lati per raggiungerlo, ma poi se ci passi una notte ti accorgi di tutto: trattamento ed accoglienza super. Ottimo il costo della mezza pensione. Che dire: bisognerebbe invertire i rifugisti, magari con certe nostre valli (Val Masino per esempio?) per verificare se la valorizzazione di un luogo è figlia del passato a tutti i costi o della bellezza unita al progresso, nel rispetto di tutto.

d1c408f7-7ef6-4c5a-8a84-aa5573050913

a56d6231-e82e-42ca-8b80-81c36eef9f48

b961d35a-077f-4d95-847d-40e60b28a14b (2)

c11e2796-1e40-431c-82c5-a22078ee2585

a7aaf4c7-6d82-47a3-aca6-da8d125c2ffa

IMG_8162

IMG_8163

IMG_8164

IMG_8165

IMG_8166

Passiamo una serata cordiale tutti insieme e la luna piena ci accompagna verso il riposo: camere perfette e igiene ai primi posti. Quest’anno non abbiamo avuto episodi emblematici: anche la Tempesta Vaja dello scorso anno ha più che compensato gli eventuali episodi notturni. La quantità di legna presente ai lati delle strade dell’Alto Adige ha fatto scendere il prezzo di questo materiale e quindi anche russare oggi è poco conveniente; non ti porta sul mercato ed anche se ci vai il margine è negativo.

Quindi? Quindi foto notturne, sonno ristoratore ed alle ore 7.00 operativi come in cantiere.

IMG_8173

7b43fec9-853b-4019-a79f-061e4ac0a324

1

IMG_8187

IMG_8191

Stavolta ho temuto che la colazione fosse fatta dopo la salita: tutti pronti prima dell’orario convenuto. Colazione super con tutti i crismi e poi alle ore 7.50 partenza verso la nostra meta. Temperatura fantastica e via. Attacchiamo la base della Ferrata Est del Kesselkogel verso le 9.00 ed alle dieci e qualche minuto siamo in vetta, dove la gioia prende il sopravvento. La giornata è a dir poco unica, si-vede-in-ogni-dove e non siamo i soli ad essere rapiti dalle emozioni. Anche dal lato ovest sono contestualmente arrivate altre comitive. Tempismo perfetto così che anche le discese diventano più gestibili.

IMG_8199

IMG_8206

IMG_8213

IMG_8218

IMG_8219

IMG_8221

IMG_8238

885b637e-16b8-4a3a-99d8-2f1009f74f60

e20b828d-32ad-409a-acb8-faeb52d3d3f2

5e6d839b-b8fb-456d-9ec6-7ce5f3c21f94

59bdccac-0897-4b81-9167-9168a20440c3

5d9f5708-540d-4122-bd2a-283c31f14506

Baci, abbracci, foto…..insomma il solito rituale che si tramanda da una cima all’altra, col tempo che si mantiene al super-bello. La cresta sommitale va percorsa con massima attenzione per evitare voli altrimenti gestibili e poi la discesa avviene per noi sul lato ovest (opposto a quello che abbiamo percorso in salita).

Arriviamo al Rifugio Principe dove troviamo un po’ di baraonda, ma soprattutto i soliti noti: stavolta vorrebbero salire la ferrata con un paio di cani. Ognuno fa quel che vuole, nel caso specifico sembra che il Qi dei cani abbia prevalso….

IMG_8260

IMG_8267

IMG_8258

5381337a-7b3b-4e67-890a-616fce3a4742

L’euforia irrazionale a km zero si manifesta di solito così: birra accompagnata da speck & patate! Il Passo Principe è un angolo fiabesco dove cartelli di legno ti invitano a buttare via la fatica per immergerti nuovamente in anfratti calcarei più o meno profondi, con nuove vedute e nuove visioni sui giri futuri. Che dire di una capatina al Rifugio Bergamo coi suoi interni in legno e l’atmosfera mistica che lo circonda? Eh, un peccato non averlo fatto, ma oggi abbiamo già dato.

cdbf0a9e-097b-48ca-aa40-7bcaf2cd2428

Il rientro adesso ci aspetta in tutta discesa, prima verso il Rifugio Vajolet e poi verso il Rifugio Gardeccia. Passare sotto il Catinaccio e le Torri per noi ha un valore molto profondo; c’è il tempo per un saluto anche al nostro Egidio o, meglio, al posto in cui per anni abbiamo condiviso canzoni che lui accompagnava con la chitarra, in fresche serate di agosto, nel dopo-cena dei corsi roccia…..

Ci ritroviamo tutti a Gardeccia per l’ultima parte del viaggio: non transiteremo più dalla funivia, ma dalla seggiovia che ora sembra ripristinata e che ci depositerà sul tetto delle nostre auto.

I trentatré trentini si cambiano e tornano ad indossare la casacca brianzola (che con tutto il rispetto non è seconda a nessuno!), ma non immaginano ancora il quinto teorema della Teoria del Caos.

Questo recita più o meno così: nel weekend di metà settembre, quando l’anticiclone delle Azzorre crea un incesto con quello Africano, vuol dire che la Brianza si stacca geo-morfologicamente dalla sua sede per accoppiarsi con le Dolomiti. L’effetto è devastante (un altro Caos per dirla ‘alla Boris’) e produce in tutti i cittadini che abitano dalla Romagna al Brennero un’eccitazione ed una vendetta che si traduce nel mettersi alla guida ed ingorgare tutto il Nord. Elemento di disturbo ulteriore il nostro Marinelli con le sue “mele”: il fatto di non saper scegliere velocemente dove comprarle acuisce il suddetto caos.

In queste circostanze gli anagrammi sono lungimiranti: abbiamo capito che il CASO ci porta a casa in scioltezza e senza traffico qualche volta (rispecchiando il principio delle probabilità), mentre il CAOS è proprio devastante (e si presenta il più delle volte).

Se i TrentaTré trentini entrarono in Val di Fassa trotterellando, non altrettanto fecero al rientro. Potremmo dire che sono rimasti piuttosto sotto le terga del cavallo, con tutte le conseguenze per le ore trascorse in auto.

Molti di noi, appena scesi dalla macchina, han dovuto prendere un pennarello e ri-disegnarsi la Riga-del-Kulo!!!

Un grazie come al solito a tutti coloro che hanno partecipato, perché crediamo si siano divertiti, perché han reso possibile una gestione rapida dei percorsi e perché hanno garantito il rispetto e la tradizione che ormai accompagnano la gita di Settembre di un bel binomio: Desio & Montevecchia.

E comunque….il bello esiste!

IMG_8270

d8f6aeff-5b47-4d9f-8239-bcaf5eca6eda

I 33 Trentini: Stefy, Patrizia, Anna, Francesca, Roberta, Angeletta, Elena, Annalisa, Anna, Katia, Lucia (merito anche a lei di aver percorso itinerari escursionistici alternativi percorrendo la Valle del Vajolet e la Val Duran da Pera a Mazzin), Sara, Luciana, Federica, Sibilla, Pier, Alessio, Antonio Inox, Enrico, Erik, Lele, Massimo, Marinelli, Max T, Pier di Desio, Boris, Bob, AleNuzzo, GigiM, Davide, Gianluca, Andrea e Patajean.

by® Patajean

 

 

   Invia l'articolo in formato PDF   

UNA CIMA ALTISSIMA!

settembre 3rd, 2019

IMG_7822

 

 

Stavolta sulla cima non si stappa né birra né vino, ma si festeggia con una bottiglia di acqua perché questo è un mountain-brand della salute. Cima simbolo dell’Alta Valtellina e fonte di acqua per tutti noi della Bassa. Praticamente un totem per chi passa da Bormio in direzione Livigno. Per alcune case automobilistiche fanno delle tendine da mettere sui vetri: ne vendono una sola con su Cima Piazzi e la si mette a destra quando vai verso Livigno e a sinistra (la stacchi e la rimonti!) quando rientri in Valdidentro.

IMG_0724

IMG_7811

Ormai tutto il vociare che si fa sui ghiacciai è arrivato sin qui e verificare di persona quel che succede è sempre doloroso, una specie di pugnalata al cuore.

Giornata nata “per caso” a seguito di un sopralluogo avvenuto al Bivacco Caldarini in Val Viola Bormina: l’occhio cade su un volantino in Pro Loco ad Isolaccia ed i riferimenti telefonici sono come i sassolini per Pollicino. E’ un attimo e si apre un’opportunità splendida, di cui ieri abbiamo verificato, di persona, il contenuto.

IMG_7810

IMG_7823

Farla in giornata è un po’ lunga, ma si può. Costa la classica levataccia, ma poi ti accorgi che è una cima –issima per usare il suffisso che di solito distingue gli aggettivi con cui viene proclamata in giro e sui palinsesti.

Simbolo della Valle e ricercata come la Grignetta per i brianzoli, Cima Piazzi è stata presa d’assalto in questa domenica di inizio settembre; i complimenti vanno agli organizzatori ed allo spirito con cui la salita è stata intrapresa, gestita e conclusa. Da noi ritengo si sia ancora un po’ lontani da questo metodo o, forse, troppo avanti per concedersi ancora questi lussi. Responsabilità, timori e molto altro non rendono più la gita così sciolta. Invece qui abbiamo respirato serenità.

Il legame profondo che mi lega all’alta Valtellina, in modo particolare a Livigno che frequento praticamente dalla nascita, unito alle ‘responsabilità’ attribuite dalla mia sezione in qualità di Co-Gabanatt del Bivacco Caldarini insieme all’amico Pier, rendono il sapore di questa giornata unico!

Prima parte nel verde assoluto sino al Passo di Verva e poi apertura con grandi spazi, la cui unica pecca è quella di essere senza più ghiaccio; un peccato mortale!

Angelo ed io veniamo subito coinvolti nei lavori sulla segnaletica: un bel paio di matite appuntite (!) che pensavamo dovessero servire per firmare il libro di vetta…..si sono trasformate nella nostra croce, che abbiamo portato praticamente sino ad oltre il canale che immette nella parte alta finale prima della cresta nevosa.

2c2ac65c-c30a-4c19-aa6b-08c1933a26d5

IMG_7798

fd03e101-2592-423c-bb84-c276aabe9d56

Bell’esperienza e che mancava; di solito si portano altri pesi e comunque ci sono stati anche lamenti dagli altri venti ‘palisti’! tutto sotto controllo. Le ragazze invece hanno socializzato.

d785b04f-ae5a-4240-98cc-9180183081bc

Alle ore 12.00 la cima viene apparecchiata ed è bello toccare la croce nuova posizionata solo qualche anno fa. Purtroppo il meteo si guasta, così come la festa degli occhi, che non possono godere di tutto il panorama completo. L’attenzione si sposta sempre di più verso le cime di Lago Spalmo e Viola, dove i rimasugli dei ghiacciai fanno venire le lacrime.

bda91d61-05a5-4540-8b6d-0dc087e3d66b

IMG_7815

IMG_7813

IMG_7821

IMG_7807

f1b0933f-c009-41df-84fa-241a412feb46

Scendiamo quasi subito dopo aver toccato la vetta: qualche pallina di polistirolo avvisa che un minimo di pioggia, prevista per le ore sedici, sembra leggermente un anticipo. Guadagniamo terreno e perdiamo quota, mentre l’effetto nebulizzazione scoccia un po’ gli animi. Come nei migliori film è il finale che prevale, con il ritorno del bel tempo e di squarciature tra le nubi degne del “Kulo più Grande!”

Organizzazione perfetta ed accoglienza inaspettata: un Grazie lo diciamo a tutti i soci del Cai Valdidentro e del Cai Livigno, gemellati in questa giornata. Un grazie a Pietro Urbani che ci ha garantito l’accesso in Valle e ci ha aggregato a questo gruppo numeroso e simpatico. Ho scoperto persone che di solito vedo in maniera formale davanti ad un bancone e all’interno di negozi, così come appassionati o malati di montagna.

Rientro a casa abbastanza buono, una specie di bollino arancio-sbiadito per una volta!

Partecipanti: Angeletta, Stefy, Ongiul e Patajean ed altri 60 partecipanti.

by Patajean ®

   Invia l'articolo in formato PDF   

L’UNDICI DI PEJO.

luglio 15th, 2019

f681e10e-1006-4636-a44c-2203c731832b

  • CIMA: MONTE VIOZ MT. 3.644
  • GRUPPO: ORTLES-CEVEDALE
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: circa 1.350 mt per 6,5 km la sola andata
  • DIFFICOLTA’: F+
  • NOTE: senza neve è possibile arrivare in cima con le scarpette basse da trekking/trail

beee7e96-0da8-4b2e-9669-364d09951e09

b37e35fb-a818-4d07-ae5f-63e9e62980b8

Dopo la breve stagione monsonica e la fase del posticipo di tutte le attività – in alcuni casi avevamo otto impegni in quattro weekend – riusciamo finalmente a scappare dal binomio “ansia & angoscia” e a combinare questa gita del Cai Desio tanto attesa. Con qualche incertezza dovuta alle previsioni, ci godiamo un gran bel fine settimana al Monte Vioz nel parco nazionale dello Stelvio.

Considerata un po’ di instabilità nel pomeriggio del sabato, dobbiamo per forza partire presto visto che viaggio in auto e transumanza porteranno via dalle sette alle otto ore.

Ma vogliamo prenderlo un caffè ad Edolo? Il problema di questi posti è come chiamare i loro abitanti: si passa da Malonno, da Sonico…..per finire tra l’Incudine ed il Tonale. Dopo aver svalicato ci ritroviamo verso le ore 8,15 a dover parcheggiare un auto unicamente in posti o silos che costano un euro all’ora e non ci sono sconti per la giornata/weekend. Un po’ panati da questo fatto, scongiuriamo l’apertura di un mutuo così come la donazione delle reni e riusciamo, alla fine, a parcheggiare in tre posti liberi….vicino a Vipiteno (!!!). Allungheremo un po’ l’avvicinamento, ma in compenso viviamo più leggeri. Il prato dove parcheggiamo le nostre tre auto fa invidia a Wimbledon. Mentre attraversiamo il paesino di Pejo Fonti abbiamo un sussulto e ci rimaniamo un po’ male: la città ha incoronato il Cagliari calcio come squadra della Val di Sole. Non so se mi spiego, noi, l’Undici Desiano, dopo tutti gli sforzi e dopo aver scelto questo luogo ameno, trattato in questo modo e sacrificato per il Cagliari, sbandierato in ogni dove, no! Soprassediamo.

Arriviamo alla prima nostra meta che è il Doss dei Cembri, rifugio a quota 2.312 mt da cui inizia il sentiero vero e proprio; peccato che la salita in seggiovia è un’agonia, arrivi prima a piedi; in compenso godiamo ‘lo spettacolo’ di un ometto che, bloccata la seggiovia giusto sulla linea dell’arrivo, decide di saltare giù. Peccato che l’altezza non è quella immaginata e quindi il malcapitato si spétascia al suolo non senza beccarsi anche il kazziatone dal guardiano delle seggiole…..

Alle 9,30 iniziamo a percorre i circa 1.400 metri che ci separano dalla cima; sentiero piacevole che sale inizialmente con parecchie anse e poi s’impenna per raggiungere il Rifugio Mantova posto poco sotto la vetta.

IMG_5725

IMG_5776

185fd80a-90df-4285-a34f-b6f612f36a9d

1fc2c185-66a9-4af7-90c5-0446b200d644

IMG_4224

Arriviamo verso le 13.00 con aria rarefatta, ma contenti; la meteo tiene ed abbiamo fame. Prendiamo posto in camera, constatiamo la bellezza del paesaggio e l’accoglienza magnifica del Rifugio. Un posto così ben tenuto a più di 3.500 mt slm non si vedeva da parecchio.

Dopo la pausa decidiamo di sfruttare il bello e saliamo in vetta, dove tutto appare come lo avevamo immaginato: foto e trastullo anche in compagnia di altre persone con le quali scambiamo quattro chiacchiere. Manca Cima Linke, ma il museo è ancora chiuso e l’attraversamento di un piccolo ghiacciaio alle 15.00 del pomeriggio ci porta a concludere che è inutile.

7bb65d79-508f-41b2-a3f6-f0e68418ccd3

d802bba7-05a2-4bc7-b3dc-62c87845f800

IMG_5732

IMG_4237IMG_4234

IMG_5743

IMG_5753

IMG_5748

IMG_5765

IMG_5772

IMG_5767

d772a6c3-1ae6-4c39-9db7-2dc758d02e1a

IMG_5820

Durante la cena si scatena il finimondo: grandine, vento e neve. Botta di vita per essere al calduccio; non si vede nulla e pensare di essere fuori con quelle condizioni, fa nascere un po’ di mal di testa. Con le camere che abbiamo, dormire non è un problema,……è solo “scappato il gatto” un paio di volte, ma alla fine dormire così è già tanta roba.

Sveglia all’alba, foto al plasma celeste e poi una lauta colazione da hotel; che dire: solo grazie per il trattamento al rifugista. Lo consigliamo!

483ec092-daeb-4b4e-a0b0-c0334d6f9007

Scegliamo di scendere perché c’è di nuovo incertezza meteo ed il tragitto è lungo, in aggiunta il museo di Cima Linke apre alle 8,30/9,00.

Decisione azzeccata perché alle 9,50 poco prima di arrivare nuovamente al Doss dei Cembri, passa una perturbazione che ci fòna, passando ad una velocità da ritiro patente.

Talmente veloce che ci coglie quasi impreparati, ci innaffia per bene e poi lascia di nuovo spazio al sole.

C’è naturalmente spazio per un omaggio alle Ombre dei Camuni e poi via sul rientro a Pejo Fonti, dove arriviamo dopo tre giorni di discesa in seggiovia!

IMG_5846

Qui, tra dolce e salato, creiamo due gruppi che si rifocillano secondo i gusti. Stavolta diciamo anche che alle ore 16,00 eravamo a Desio, per riprendere posto ciascuno presso le proprie famiglie.

IMG_5740

IMG_5716

L’ “Undici Desiano” del Vada-Via-Ul-Vioz è il seguente: Stefy, Angeletta, Sibilla, Patrizia, Michela, Alfredo (“colpa sua” questa gita), AleNuzzo, Federico, Gigi, Stefano e Patajean.

by Patajean®

 

   Invia l'articolo in formato PDF   

UNA GIORNATA PER LORO.

giugno 11th, 2019

IMG_5081

Oggi, sabato 8 giugno, ce lo siamo presi per noi sicuramente, ma anche per loro; per ricordare chi, come ha scritto il nostro Gabriele Bianchi, è andato avanti.

Siamo saliti in una giornata splendida al Bivacco Regondi/Gavazzi del Cai Desio/Bovisio a 2.560 mt, immerso in una natura ancora totalmente selvaggia; un posto in grado di scuoterti l’animo….se non per l’ambiente almeno per quel che l’uscita rappresenta. E così è stato.

IMG_5075

IMG_5097

IMG_5106

IMG_5087

Non un’anima in giro, solo noi in questo selvaggiume assoluto. Le nostre voci, il rumore dell’acqua e quello dell’emozione, sempre grande e sempre presente; oggi direi accentuato dalla commemorazione che abbiamo ritenuto opportuna.

Neve dai 2.300 metri in su, ma con possibilità di schivare i pezzi peggiori tranne quelli di fronte al Bivacco; un paio di ghette, un po’ di buona volontà ed il gioco è fatto.

La neve in giro è ancora tanta, ma non vede l’ora di scendere; da lontano la vedi che si protende verso il basso, da vicino la inviti a restare dov’è! Il vento regala le solite forme, specie di fronte al Bivacco, mentre i laghi cominciano a sciogliersi dall’esterno, con un classico effetto a corona.

00187d6b-0b57-4d3c-a4a2-76b9ed1e99e3

26c531b0-174b-4ec5-aa87-a8f27424bc3b

ee18711b-0bed-48dd-a0af-7d6c07940365

06e0b438-e974-4307-9b5b-45609ca45716

A distanza di dieci anni torniamo là dove una targa ricorda il nostro amico istruttore Lotar e dove una catena di montagne (Morion + Sengla + Vannetta) ci separa dalla Dent d’Herèns dove si stava recando lo scorso anno un altro nostro amico istruttore: Egidio; ma abbiamo ricordato anche Gigi e Danilo che questi posti li hanno amati.

IMG_5127

IMG_5121IMG_5124

IMG_5065

IMG_5103

Un caro saluto a loro da parte nostra e di tutti quelli che li hanno conosciuti.

by Patajean

   Invia l'articolo in formato PDF   

AMICI “DI CORONA”.

maggio 6th, 2019

IMG_4421

Anche stavolta come già accaduto lo scorso anno ci siamo dedicati, una volta tanto, a qualcosa di diverso che non sia il Randonnée…..

Non che qui non ci sia la fatica o che la direzione di marcia sia il piano, macché; però lo dico a nome di tutto il Gruppo di Partecipanti: giornata meravigliosa.

IMG_4455

b529e909-3cb8-44fd-8119-59b43c4ac52a

Complice la festività del 1^ Maggio, complice il fankazzismo, fatto sta che in molti hanno raccolto l’invito di Stefy a condurre se stessi in questa gita di Mountain Bike da lei organizzata nel calendario previsto dalla Sezione del Cai Desio. Non è la prima volta e, come già avvenuto, organizzazione impeccabile da parte sua!

Tutto studiato al punto giusto ed a misura d’uomo/donna. Per l’occasione alcuni di noi hanno noleggiato o addirittura comprato l’attrezzo principe di questo mestiere.

Pomeriggi interi ad aspettare l’occasione d’oro, sperando che dal leggìo di Sotheby’s qualcuno battesse il prezzo giusto.

be0868c1-4f56-49cd-b69f-6906818c8d73

IMG_4391

Se non si lavora, ci si ritrova a Paderno d’Adda: chi in auto e chi in treno; poi “pronti-partenza-via” verso le numerose mete poste all’interno del percorso: Ponte di Paderno, Imbersago, Pontida, Fontanella, Mapello, Sotto il Monte, Carvico e di nuovo Paderno d’Adda, passando per la cima del Monte Canto (700 mt s.l.m.). Abbiamo avuto modo di ammirare alcune strutture che tutti ci invidiano: dal Ponte in Ferro di Paderno al Santuario San Giovanni XXIII, passando per l’Abbazia di Sant’Egidio.

In effetti ci sono posti, anche vicini a noi, di cui spesso non conosciamo l’esistenza o, semplicemente, che non guardiamo mai abbastanza.

IMG_4393

IMG_4385

IMG_4399

IMG_4378-1

ec6c9374-def6-40b6-a2a5-83c7cff510db

ec220c30-ccd2-44f7-baed-fed65595f894

Il tragitto lungo l’Adda è stato semplice, ‘carattaristiko’ lungo le sponde verdeggianti del fiume, ma anche complesso logisticamente: che tu ci vada a piedi o in bicicletta…..ti conviene saper nuotare. Finire in acqua non è poi così remoto; diciamo tanto dei pazzoidi sugli sci, ma anche qui non si scherza. Occhi aperti perché è questione di attimi. Anche quelli a piedi non se la passano tanto bene (o, comunque, non si rilassano così tanto secondo me!). Se non tieni pronta la mente ed il corpo, non riesci a reggere la reattività richiesta per scansare bici, bipedi, cani o cigni.

Panorami e calma nel tragitto che da Brivio ci ha condotti a Cisano B. prima e Pontida poi. Qui è cominciata la salita, con meta il Monte Canto: salita sterrata costante e profumo di salamella…….quale miglior stimolo? In cima festa del 1^ maggio, (s)concerto generale e musicale, ma per noi meta della prima sosta.

8255b55c-757f-43fc-8914-c58f37db94cd

2e36580a-7682-40cf-b245-3249deef78bc

7c3241bc-694e-40a5-9b4a-8e7e35afbe26

IMG_4419

3347b86e-76a7-4cbe-9f05-06260dc23382

IMG_4414

Ripartiamo con discese piuttosto tecniche e secche, ma soprattutto panorama che potremmo descrivere tra il Toscano e l’Umbro: verde, verde ed ancora verde. Vigneti, tranquillità e tratturi da godere.

In discesa giù a manetta, belli sgazzonti.

Nuova sosta all’Abbazia di Sant’Egidio e poi di nuovo in sella per far fuori il kulo definitivamente nei kilometri mancanti a concludere il Tour.

IMG_4433

IMG_4449IMG_4446

fde9884b-946f-4144-9f18-a698655feda2

fe4f8822-85d8-4974-8ce7-9631afb3bffd

f35274bd-0423-44f5-aa9d-600f6fb5b228

ef64a941-98d1-4954-93a0-36bf54040f89

1f7ea8c3-8131-42ab-b506-9ef8153243b0

1f5cc1dc-8200-48be-b8f3-4b3b95e2b8bf

da6101cf-3fc4-4695-9c73-0b888d94c0c8

IMG_4445

IMG_4424

IMG_4443

6a9ce4a2-27c6-4296-a943-a7f4d23d4dd4

48503213-95d7-43a6-a9a9-195784bcfc17

A dispetto del titolo, non è certo la birra il legame che ci ha unito oggi, anche se non poteva mancare una sosta a fine giro, con il solito bar che sgrana gli occhi di fronte ad un lauto incasso.

Non possiamo che ringraziare Stefy, in qualità di ottimo capo-gita, sempre precisa e meticolosa nella scelta di itinerari (adesso ha comprato un tomo da 500 pagg, quindi chissà cosa ci aspetta in futuro!). Così come non possiamo non ringraziare tutti i partecipanti, che credo si siano proprio divertiti.

IMG_4395

Unico elemento necessario: ul fisik!!

IMG_4440

123

M-Bikers: Stefy, Sara, Anna, Patrizia, Sibilla, Adriana, Inox, Pier, Edo, Boris, Max Toselli, Gigi, Claudio, Christian, Beppe e Patajean.

by Patajean®

 

 

   Invia l'articolo in formato PDF   

Corso SA1, 2 – 3 marzo 2019 – da Riale (1731m ) al rifugio Marialuisa (2160m) – alla Punta di Val Rossa (2968m) – by Francesca R.

marzo 7th, 2019

Ospitiamo qui il racconto dell’allieva  Francesca R. , che ringraziamo.


gira gira il mondo

E gira il mondo e giro te

Mi guardi e non rispondo

Perché risposta non c’è

Nelle parole

Bella come una mattina d’acqua cristallina

Come una finestra che mi illumina il cuscino

Calda come il pane

Ombra sotto un pino

Mentre t’allontani stai con me forever

(Lorenzo Cherubini)

 

E gira gira il mondo…dell’arco alpino con la Scuola Valle del Seveso che per l’ultima uscita decide di andare in val Formazza. Bella come una mattina d’acqua cristallina il risveglio alla capanna Maria Luisa e con una finestra che ci illumina il cuscino…ma andiamo con ordine nel descrivere questa due giorni stupenda.

Sabato scorso partiamo di buon mattino e,  dopo aver fatto la seconda colazione presso il forno ossolano di Crodo, ci dirigiamo al parcheggio di Riale, decisamente affollato. Riusciamo con un gioco ad incastri a parcheggiare e in men che non si dica costituiamo i gruppi di salita e facciamo la prova artva in “test di gruppo” come d’abitudine, ormai. Il mio gruppo è costituito da me e Marta come allieve e da Bob, Mirko, Stefania e Antonio Meroni (il direttore della scuola “Valle del Seveso”) come istruttori.  Risaliamo con gli assi ai piedi la carrozzabile fino ad un po’ prima del rifugio Maria Luisa, dove avremmo fatto  le esercitazioni. Avevamo un programma denso e fitto di impegni quel giorno, come ci ricordano gli istruttori: la prova di autosoccorso, la costruzione di una truna e di una caverna e poi, in rifugio, ci aspettava sempre lo schizzo di rotta condita con una lezione di storia del CAI.

La salita per raggiungere il punto dell’esercitazione è stata agevole e fluida grazie al clima positivo instaurato nel gruppo. Antonio fin dall’inizio si è prodigato nello spiegarci la tecnica di salita e nel farci fare “pertichette” di ogni tipo senza dimenticare di farci osservare i pendii e i diversi tipi di neve. L’atmosfera che si era creata nel gruppo era così bella che non mi sembrava neanche di far fatica a salire e in men che non si dica abbiamo incontrato l’intero gruppo di allievi che ci precedeva. Qui rimaniamo solo con Alberto come istruttore perchè tutti gli altri, compresi i nostri, dovevano preparare lo scenario valanghivo. Noi allievi invece avremmo dovuto “ben immedesimarci” nel ruolo del gruppo di soccorritori di scialpinisti travolti in valanga. Abbiamo individuato in Erik, il nostro capogita-direttore, io avrei chiamato i soccorsi, Edoardo e Alessandro avrebbero fatto la ricerca iniziale con gli artva mentre Jacopo, Smaranda, Marta, Alberto, Paolo e Francesco avrebbero spalato per disseppellire “gli zaini con gli artva” e lo zaino “senza artva”.

Grazie alla presenza di Alberto con noi come istruttore abbiamo fugato gli ultimi dubbi prima della prova e poi: uno, due e tre, si è alzato il sipario virtuale.

Abbiamo incontrato Pier che, da grande attore, ha recitato la parte del sopravvissuto raccontandoci l’accaduto  e, in brevissimo tempo, Erik ci ha messo tutti al lavoro. Il primo artva è stato disseppellito in 6 minuti, il secondo in 14 minuti mentre il terzo “sepolto senza artva “ è stato disseppellito in 19 minuti.

IMG-20190304-WA0004

Tutti gli istruttori ci hanno fatto i complimenti per la nostra prova e per la velocità con cui abbiamo scavato e per come ci siamo organizzati velocemente. Poi con tutti gli istruttori (Alberto, Giuseppe, Antonio,Bob, Anna, Luca, Pier, Mirko, Andrea, Gigi, Pier e Alessandro) abbiamo fatto “Autocritica” su come avremmo potuto migliorare lo scavo e la ricerca ma, alla fine, ci sentivamo tutti contenti e belli carichi per aver superato questa prova…che pensavamo fosse l’unica;  ci sbagliavamo perché mancavano ancora altre esercitazioni all’aperto prima di godere del caldo del rifugio. Ci siamo divisi in due gruppi ed abbiamo realizzato una truna e una caverna grazie anche all’apporto fondamentale degli istruttori che non solo ci hanno indicato come fare ma hanno scavato e costruito con noi i due manufatti. E devo dire che alla fine della truna è stata davvero una soddisfazione poterci entrarci e accorgerci che si stava “abbastanza “bene e ci riparava veramente da freddo esterno  così come la caverna. Un ringraziamento particolare va ad Antonio che ha subito ottimizzato le nostre risorse, senza farci scavare neve inutilmente e anche a Gigi e Luca che hanno trovato veri e propri blocchi di neve per costruire la truna.
IMG-20190307-WA0007

IMG-20190307-WA0006

Dopo aver superato queste esercitazioni ci siamo diretti al rifugio.

IMG-20190307-WA0014

Fatta una buona merenda, ci cimentiamo nello schizzo di rotta e qui ringrazio Alberto ed Anna che ci hanno dato ottimi consigli per compilare l’agognata tabella. Dopo aver trovato il luogo adatto, una stanza del rifugio Maria Luisa, Alberto ha tenuto la lezione di storia del CAI ricordandoci non solo le date storiche di fondazione ma soprattutto l’importanza dello studio per accrescere le nostre conoscenze.

La cena è stata ottima e ben condita da sane risate ed aneddoti divertenti raccontati un po’ da tutti. Eravamo un po’ su di giri perché era l’ultima gita. Poi siamo andati a dormire in camere stupende perlinate e persino scaldate da uno scaldino elettrico; ero in camera con Stefania, Anna e Giuseppe, abbiamo dormito benissimo ed è stato veramente bello svegliarsi all’alba con i primi raggi del sole che colpivano il cuscino.

Dopo un abbondante buona colazione alle 7 siamo subito fuori con gli sci ai piedi per raggiungere la punta di Valrossa a 2968 metri. C’eravamo solo noi sull’itinerario a batterlo ed era tremendamente suggestivo guardarsi intorno e vedere solo noi, la neve, il cielo azzurro e le montagne vicine. Il silenzio e l’emozione facevano da padroni ed era solo bello sentire il rumore delle pelli degli sci.

 

IMG-20190307-WA0008

IMG-20190307-WA0013

IMG-20190307-WA0012

Poi gli ultimi pezzi sono stati difficili e di concentrazione con dei bei traversi ma tutto mi sembrava bello ed unico e ringrazio Stefania per la pazienza a stare con me che, come al solito, varco per ultima la cima della Punta di Valrossa;   scoppio a piangere veramente per la commozione perchè non pensavo di farcela, avevo tante paure fugate nella salita grazie ai consigli sapienti dei miei istruttori ed è stato bellissimo stare in cima con tutti allievi e istruttori scherzando e facendo fotografie come bambini in libera uscita.

IMG-20190307-WA0005

Dopo esserci riposati ci apprestiamo a scendere, e li seguo sempre Antonio che fa da apripista e la neve mi sembra sempre bella e  lo ringrazio anche perchè curvando proprio nelle sue scie tutto sembrava più semplice anche la discesa, che è stata veramente bellissima soprattutto i tratti in alto. E poi eravamo solo noi con un meraviglioso sole ed il cielo azzurro; ci siamo veramente lasciati trasportare dall’”euforia bianca”. Arrivati al rifugio Maria Luisa abbiamo aspettato che il gruppo si ricompattasse e poi ci siamo diretti a Riale.

Che dire? Dispiace sia finito questo corso di scialpinismo che tanto mi ha insegnato. Ringrazio tutti gli istruttori: Alberto, Andrea, Giuseppe, Alessandro, Mirko, Bob, Gigi, Pier, Antonio, Luca e le due grandiose istruttrici: Stefania ed Anna. Un ringraziamento speciale ai miei compagni di avventura, gli allievi del corso SA1: Marta, Smaranda, Marion, Edoardo, Alberto, Alessandro, Paolo, Francesco, Jacopo e Erik!

Francesca R.

 

   Invia l'articolo in formato PDF   

Corso SA1, 16-17 febbraio 2019 – da Campo Blenio (1215 m) alla Capanna Bovarina (1870 m) al Piz Cadreigh (2516 m) – by Francesca R.

febbraio 22nd, 2019

“Labor voluptasque, dissimillima natura, societate quadam inter se naturali sunt iuncta” –

La fatica e il piacere, diversi di natura, sono congiunti fra loro da un naturale legame [Livio, Hist, 5, 4]

 

Ospitiamo qui il racconto dell’allieva Francesca, che ringraziamo.

 ” Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto fino al mattino…e poi la strada la trovi da te, porta all’isola che non c’è ”

La partenza con le stelle c’è stata sul serio, un po’ dopo l’alba, per ritrovare in dogana a Brogeda il gruppo della Scuola Cai “Valle del Seveso” per la quarta uscita del corso di scialpinismo. Il tempo di un caffè e una brioche e poi direzione Campo Blenio per cominciare l’ascesa alla Capanna Bovarina.

E come cantava Bennato “la strada la trovi da te” ed in effetti l’abbiamo proprio trovata da noi la strada per il rifugio, o meglio grazie a pazienti e precisi istruttori che ci hanno guidato nei “segreti della topografia e dell’orientamento” con bussole e mappe alla mano. Infatti ben prima di mettere gli assi ai piedi la gita è cominciata con bussole e mappe e osservazioni del cielo e del sole. Rimaneva da analizzare le costellazioni per l’orientamento ma le stelle le avremmo viste di notte alla capanna e all’alba del giorno dopo.

La salita è stata inusitatamente calda, assolata ma bella nel bosco di larici con passaggio quasi atletico su un tronco come ponticello.

IMG-20190219-WA0000

Il mio gruppo era formato dalla mia compagna di corso Marta e dagli istruttori solerti e sempre sul pezzo Stefania, Max e Bob. In particolare, ringrazio Bob che ci ha spiegato l’utilizzo del software di orientamento gps “oruxmaps” e soprattutto è riuscito a far piacere questa nuova applicazione software anche al mio cellulare che faceva continuamente “le bizze”.

È stato finalmente una soddisfazione salire alla Capanna Bovarina con sole e cielo azzurro e caldo…caldo..fin troppo caldo. I più fortunati hanno sfoggiato pantaloni da scialpinismo “inverno-estate” avvolgendo i pantaloni fino a farli diventare calzoncini, una sorta di  “double face”, mentre noi poveri “mortali” abbiamo sofferto il caldo, altro che sauna svizzera.

La salita sembrava non finire mai, sembrava sì “la ricerca dell’isola che non c’è” , ma dopo 3 ore di camminata, svoltato l’ennesimo angolo, eccola: la Capanna Bovarina che si stagliava in controluce tra cielo e terra all’inizio di un bel vallone.

IMG-20190219-WA0006

Una volta arrivati abbiamo svuotato lo zaino e mi sarei volentieri attardata ad ammirare il panorama se il direttore non avesse detto “beh, ora saliamo di altri 150 metri di dislivello perchè dobbiamo fare l’esercitazione di blocco di slittamento “ e quindi tutti con gli sci ai piedi….ringrazio poi gli istruttori che sono riusciti a trovare il luogo per il blocco di slittamento non a 150 metri di dislivello ma a 150 metri quasi lineari dalla capanna!

Il direttore Alberto con dovizia di particolari ci ha spiegato perché dovevano ricavare il blocco scavando sul lato davanti e sui  lati fino a raggiungere il terreno: era necessario per visualizzare meglio le superfici di rottura. Noi prodi allievi ci siamo messi subito a scavare e alla fine, una volta isolato il blocco  Alberto ha approfittato per farci lezione di stratigrafia grazie a un metro “ fai da te” costruito per l’uopo da mani sapienti.

IMG-20190218-WA0031

Il blocco di slittamento non voleva però saperne di slittare, dimostrando la molta resistenza degli strati di scorrimento e confermando così il grado 2 della scala di pericolo dei bollettini neve e valanghe. Max , prima è salito sul blocco, poi ha saltato senza bastoncini e poi con bastoncini, poi si è pure tolto gli sci…ma niente il blocco era “bloccato”. Si è aggiunto a Max anche Luca e dopo “aver improvvisato” gesti e balzi atletici , il blocco si è sbloccato e staccato. La giornata degli allievi e istruttori dell SA1 non si è fermata qui perché è continuata al caldo della Capanna Bovarina, dove abbiamo fatto lo“ lo schizzo di rotta” calcolando azimut e inclinazioni e pendenze e ringrazio Giuseppe che, al mio gruppo, ha spiegato e rispiegato come dovevamo fare.

Il giorno dopo partenza all’alba per  “l’isola che non c è”  ovvero  per la Cima della Bianca, che invece c’era e si vedeva bene.

IMG-20190219-WA0008

Almeno questa era la nostra meta. Dopo 15 minuti di cammino vediamo che Alberto piega da solo “sulla destra”, si dirige verso un traverso e poi attraversa una piccola valanga di fondo; sopra di lui appare uno stambecco….poi torna indietro  e ci dice “non andiamo alla Cima della Bianca, facciamo il Piz Cadreigh, è più sicuro” e allora via per il piz Cadreigh!

IMG-20190219-WA0028

Bob, Stefania e Max ci hanno spiegato con dovizia di particolari i tipi di neve e valanghe.Con la bella giornata che c’era ogni conversazione diventava rilassante e piacevole e alla fine siamo arrivati anche noi in vetta. Non mi sembrava vero di essere arrivata in cima, insieme a tutti, anche se per ultima; mi sono commossa sul serio a guardare quel meraviglioso balcone sull’arco alpino.

IMG-20190218-WA0042

IMG-20190218-WA0039

La discesa è stata bellissima, per il primo tratto, fino al bosco,


20190217_115946_HDR_s

qui abbiamo fatto l’ennesima esercitazione di ricerca di artva multipli: in gruppo,  Marta, Marion e io abbiamo lavorato in equipe per fare lo scavo a nastro trasportatore e in tempo accettabile abbiamo disseppellito l’ artva. Poi rimessi gli assi ai piedi ci siamo spinti fino a Campo Blenio, prima sciando nel bel bosco e poi su strada “pistata” da motoslitte e ciaspolatori. Mi sembrava non finisse mai la strada. Non avevo mai fatto 1600 metri di discesa di scialpinismo e soprattutto sono felice di raccontare questa impresa perché avevo molti dubbi sulla mia performance atletica. So che devo migliorare nella resistenza, ma quasi piangevo quando siamo arrivati all’auto: sono riuscita in un’impresa per me epica e ringrazio tutti gli istruttori e i compagni di corso.

Francesca R.

   Invia l'articolo in formato PDF   

CUM’AL’E’ QUESTO CADREIGH?….

febbraio 19th, 2019

IMG_3058 3

  • CIMA: Pizzo Cadrèigh mt. 2.516 slm
  • ZONA: Swizzera, Passo del Lucomagno; con partenza da Campo Blenio 1.215 mt.
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: circa 1.600 mt D+ su tutto il weekend per una 20ina di km totali;
  • DIFFICOLTA’: MS
  • NOTE: stavolta la quasi assoluta mancanza di vento, tiéééeee ! J, in compenso una kaldazza anomala e quasi fastidiosa. Essere a fine aprile-inizio maggio in questo momento disorienta anche quelli che la labirintite non sanno cosa sia.

IMG_2980

Penultima uscita del Corso SA1 2019 e primo weekend vissuto tra salite e manovre; stavolta il tutto si manifesta in territorio elvetico, dove Stefy/Luca/Max organizzano uno splendido pernotto in un posto nuovo quasi per tutti. La gita prevede il passaggio dalla Capanna Bovarina prima di metter piedi e assi su Cima della Bianca a quasi 2.900 mt sul livello della Kaldazza.

Si parte da Campo Blenio, una specie di Verbier del Lucomagno, un angolo densamente popolato come pochi: è l’esempio di come uno skilift possa fungere da calamita per attrarre gente: ci sono 25 piattelli (che diventano 50 visto che sono àncore) per 25.000 persone che si fiondano in questo angolo di valle nel weekend. Calcolate che poi ci sono 5 motoslitte, 4.550 tra bob e slittini che viaggiano in trasversale, una quindicina tra bar e pub all’aperto, una trentina di caseifici e latterie…….il tutto condito da una puzza misto-mmerda-latte da fare invidia alle stalle più famose. Anche la scritta BAR inganna….(Bifidusss-Atti-Regularis). Se non sei stitico e ti capita di passare di qua, ocio: su i calzoni, un bel respiro lungo e passa oltre….

Qui anche solo aprire una confezione di pastiglie Falkui per sbaglio può scatenare un inferno mai visto; in farmacia sguardo teso solo sul necessario, una sola occhiata alla scatola e TRACCC…….parbleu, ma l’è marùuunnn e l’en fàda in dì kùlzun!

20190217_141609_HDR_s

3d1fb463-de07-49f7-83c9-7f8d395875b2

713220f2-f4c8-44a9-adb6-5d5bfd3cf116

c6aa8d07-ac3a-46f1-8b1a-5e3dd14971ec

Saliamo per boschi di larice alla volta della Capanna, ma non sappiamo se la modalità con la quale siamo apparecchiati è quella giusta: di solito gli atti osceni sono puniti, noi ci andiamo wc-ini. Sembra di essere alla scampagnata di quinta elementare ed il fuori coscia diventa il non plus-ultra;

c570d5f2-27da-4975-b1bc-a0138bca9dc2

IMG_3027

IMG_3029

arriviamo in Capanna, ma il Direttore non lascia scampo; via il materiale inutile ed altri 150 mt di pellata per andare a provare il c.d. Blocco di Slittamento. Noi lo distraiamo un po’ subito dopo aver abbandonato il rifugio e, appena svoltato l’angolo, voilà……., ecco che gli suggeriamo un posto ideale: i 150 mt di dislivello diventano 15 mt, lui si illude e ritiene pertinente la location e così la prova del blocco ha inizio, non prima di aver compiuto una sana ed attraente stratigrafia.

IMG_3031

IMG_2770

e3730166-d858-498d-b22d-c9c66f9abba6

IMG_3033

IMG_3037

IMG_2772

Ne esce una lezione pratica all’aperto molto interessante, corredata da un profilo che Luca completa su documento cartaceo e poi tutti liberi per…….una mezz’oretta, visto che in Capanna ci aspetta “il Coso di Rotta”…..come lo ha ribattezzato più di uno.

0a89b8d2-e3f3-48fd-a250-d8d650db02e9

983f5511-1ed8-44ec-bd36-32712768e67f

a426b79b-bf79-4aca-9cc4-8a9f8efd7e4b

af6e3240-f0ba-4538-b85c-1208ae919b99

Svaccata generale, birretta, una bella partitina a briscola e scopa e poi “sòta cun’t la kartina” per schematizzare lo schizzo di rotta della Cima della Bianca, meta dell’indomani. Ore 18.30 aperitivo e ore 19.00 si mangia a sbafo. Si inizia con una sbobba dall’aspetto inversamente proporzionale al sapore, si passa da una quintalata di salamella con risotto per finire al dolce un po’ liquoroso. Nel mezzo un bel po’ di vino sincero.

Kazzeggio finale, qualche briscola a chiamata e poi tutti a nanna. Ci svegliamo carichi come molle e, dopo una colazione all’italiana, siamo sulle assi alle ore 7.00 come richiesto dal Diretur. Partiamo ma, dopo quindici minuti, ecco la sorpresa: ci chiede una sosta! Increduli lo vediamo muoversi in direzione est, solo come solo è il camoscio che all’improvviso compare sul crinale sopra di noi; è questione di attimi, i due sembrano in perfetta sintonia. Nasce un idillio, seppur a distanza. Sul più bello squilla il cellulare…..è Robert Redford, inkazzato come una jena. Dice che esiste solo un uomo capace di interagire con gli animali, capace di sussurrare a tutto ciò che ha quattro zampe, non importa se cavallo, stambekko o camoscio! Lo tranquillizziamo e nel frattempo, a mezza costa, i due attori di questa fresca mattina si staccano salutandosi, con il Ronz che rientra tra i ranghi dei gruppi. Ci comunica che di là non si passa: il Guardiano della Valle ha detto no, non ci sta. Documenti non in regola, troppa gente su quei pendii e quindi della Cima della Bianca non se ne fa più nulla.

3bb8e301-4e5a-4a9a-b6a4-be94b561eb72

d243751a-6f2e-4191-9154-8c1abc1bb5d8

Dobbiamo nostro malgrado cambiar meta: ci tocca fare la Prova del Cadrèigh, anche se nessuno degli Allievi si chiama Aldo, Giovanni o Giacomo. In compenso ci sono 42 gambe!

20190216_120622_HDR_s

a4646b8a-a6bf-44d6-9546-de65bd15a65c

IMG_2796

f7d04f34-6d7b-4cc0-a993-83c3c303f992

dd6b2c55-1b41-4e3c-a840-6d8ca2c9e932

5bd2a256-ccc5-45a3-942a-eb785620e666

6165d515-c418-497b-8c2a-63a8b727a9ab

IMG_2811

cdd760c2-4d7f-4ab4-b435-93be19752b8fIMG_2815

IMG_2823

IMG_2830

c8fd0625-7392-42a1-8b5e-2c17faf3a44f

36d1a5d0-58ba-48e2-867a-1d1031282863

20190217_102430_HDR_s

bb295bfe-e49e-44fd-b4f5-bc0945d6bc36

bbfa9046-777b-4bcd-8e37-bd334175b761

Niente di male, ne è uscita una super gita in una valle splendida (un po’ piatta, ma che si è illuminata in maniera speciale appena si è acceso il sole), con praticamente solo noi in giro. Disegnando in ogni dove la nostra traccia siamo arrivati ben presto in cima, per ammirare ancora una volta come lo stupore possa fare tanto: per noi e per chi questa Passione la sta toccando/sperimentando/inserendo nel suo bagaglio personale.

0bebd06d-d3f9-42e3-a9a6-583889a9bdaf

17420c14-6024-44ef-b85a-fe82cebc429e

IMG_2841

Come detto oggi il vento non c’è e quindi possiamo trastullarci sulla cima a nostro piacimento. Ognuno guarda dove vuole e fa quel che può, passando dal mettersi in evidenza piuttosto che il contrario.

IMG_2842

20190217_110444_HDR_s

Iniziamo la discesa consapevoli che il dislivello ed i pendii saranno goduriosi, ma anche un po’ piatti. Alla fine ce la siamo spassata non male (Edo & Francesco perdoneranno l’esagerazione!) e proseguiamo per tutto il vallone stando sulla sinistra orografica. Non ci perdiamo nemmeno lo spettacolo offerto da una quindicina di camosci che correvano a mezza costa. Con le quattro-zampe-motrici è stato fantastico vedere l’agilità al servizio della conoscenza dei luoghi; in poco meno di cinque minuti hanno attraversato circa cinquecento metri di sviluppo. L’unica cosa che si spera è che nessuno davanti trascinasse, sebbene nascosto, un piatto di patatine fritte per portarli in trappola…

Verso le ore 15.00, dopo aver percorso il bosco, piombiamo nel marasma degli impianti ma, soprattutto, finiamo nuovamente nella tanfa del paesino.

20190217_115946_HDR_s

8b8efebe-a47d-4a07-a00f-5be2d97e2f95

Saluti e Baci per questo bel weekend in compagnia.

ee8f1da2-c57f-4fab-a076-9f0134e512d0

a38697be-05be-42e5-b700-b4fac11d83d5

Un paio di note doverose: un grazie al Trio organizzatore (in modo particolare a Max!!! J), un bravo a tutti gli allievi per impegno misto a kazzate (meglio il primo!) ed un plauso sempre a loro per i tempi di realizzazione degli scavi nella prova di ricerca del travolto.

IMG_2850

IMG_2847

IMG_2849

Partecipanti: Stefy, Marta, Marion, Smaranda, Francesca, Il Ronz, Max, Teo, Luca, Bob, Andrea, Giuseppe, Gigi, Edo, Francesco, Jacopo, Alessandro, Alberto, Paolo, Erik e Patajean.

by Patajean®

 

   Invia l'articolo in formato PDF   

  • Twitter
  • Facebook
  • Picasa
  • Flickr
  • YouTube