Oberland: Abeni Flue (3962 m) da Blatten per l’Hollandia Hutte, 21-22 aprile 2018

maggio 4th, 2018

“A natura non deerrare et ad illius legem exemplumque formari sapientia est”  – Non deviare dalla natura ed il formarci sulle sue leggi e sui suoi esempi, è sapienza (Seneca, De vita beata, 3, 3)

L’Oberland è per antonomasia bernese, e significa Terre Superiori. Il Ghiacciaio che le ricopre, la Jungfrau (Giovane Signora)  ha un’estensione pari a quella del lago di Como e uno spessore stimato di 1500 m. La Corncordia  Platz, punto di incontro delle varie lingue di ghiaccio, ha una larghezza di 5 km alla quota di 2850m. La guardavo dall’Abeniflue a 3962 m , come se fossi sul Bregargno a osservare Bellagio con ghiaccio al posto dell’acqua.

L’accesso a queste Terre Superiori è il vero problema dello scialpinista. E deve fare una scelta impegnativa: o sganciare  un bel po’ di franchi (150) prendendo il trenino che risale nelle viscere dell’Eiger fino al Jungfraujoch, o scammellare di brutto come, ad esempio, risalire tutta la Lotschental. Noi abbiamo optato per la scammellata e pertanto abbiamo fissato il ritrovo alle ore 3 del giorno 21 aprile,  presso l’improbabile parcheggio “Coren” in quel di Meda, dove è venuta pure l’ispirazione di regolare proprio lì i ramponi.

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Si parte in 6 sull’Espace, gentilmente messa a disposizione da Madame Anna e alle 6 giungiamo a Blatten.

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Alle 6,20 ci incamminiamo e lì in fondo vediamo il Lotschenlucke a 3173m, il passo poco sotto la Hollandia Hutte. Sembra vicino, non pare mettere paura per i 13  km di sviluppo e 1750 m di dislivello.

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Passano però le ore e il passo è sempre lì, senza aver la sensazione che si avvicini. La valle è comunque stupenda e allevia la fatica. Siamo solo disturbati dall’andirivieni di elicotteri che caricano e scaricano freeriders in mezzo al ghiacciaio.  Di solito sono abbastanza tollerante verso l’uso dell’elicottero per sciare, magari  un giorno lo prenderò anch’io, ma stavolta mi dà troppo fastidio: trasforma un luogo di una potenza e bellezza immane in un luna park usa e getta. Ed è un luna park che tenderà ad allargarsi sempre più se non si prende coscienza che non bisogna deviare dalle leggi della natura.

Il caldo inizia a farsi torrido e l’Hollandia hutte è lì, sempre più vicina, ma anche lontana.

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Alle 3 di pomeriggio, finalmente raggiungiamo la meta: 8 ore e mezza di salita.

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Mi faccio una meritata pennica e alle 18 è ora di mangiare. Si parte con una “sbobben”  degna delle migliori tradizioni svizzere, dopodichè si passa allo spezzatino con la pasta.

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Il sole sta tramontando dietro il l’Aleschhorn e allora è tempo di foto. Purtroppo non c’è il nostro fotografo ufficiale SA1 Francesco, ma comunque rimediamo egregiamente. Approfittiamo anche per ringraziarlo per essersi sbattuto per prenotare rifugio, telefonare e informarsi di tutto sapendo già da un mese e mezzo che non sarebbe venuto.

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La sala da pranzo era veramente chiassosa: eravano gli unici italiani e, stranamente  ci hanno serviti per primi. Negli altri tavoli un gruppo di inglesi, che ovviamente hanno trangugiato un quantità d’alcol colossale, e un gruppone di lungia tedesca dove spiccava maciste, una donna con due spalle enormi e che sarà stata sui 100 kg. Faceva paura e mi sono guardato bene dal fotografarla; ero curioso di vedere come avrebbe fatto a portarsi dietro tutto quel peso il giorno dopo.

Quindi tutti a nanna a gustarsi i concerti notturni.

Sveglia alle 5 e, fatta una bella colazione senza disdegnare salame e formaggio, partiamo alla volta dell’Abeni Flue.

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Ci godiamo l’alba con il sole che salta su dal Finsterhaarhorn

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e alle 9 ci godiamo il panorama di vetta a 3962m. Si vede mezzo arco alpino. Partendo dall’Eiger si gira in senso orario fino ad arrivare al monte Bianco: uno spettacolo.

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La discesa avviene su neve dura e a gran velocità sul ghiacciaio piatto, con la sensazione del volo radente.

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Ci fermiamo al   Lotschenlucke dove aspettiamo le 11 in  attesa che la neve si scaldi al punto giusto.

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Poi giù per 13 km fino a Blatten …..

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…….con un doppio salto mortale rovesciato finale.

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Paghiamo il parcheggio o, meglio, la multa di 40 franchi per parcheggio in divieto di parcheggio: strani sti svizzeri.

Poi via, si risale al Sempione e ci si ferma a mangiare alla dogana di Gondo: posto lugubre in fondo a una gola dove non ci sarebbe nulla se non ci fosse appunto la dogana: ma ormai è un’abitudine fermarsi lì, tanto che ci siamo quasi affezionati a quel posto.

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Quindi rientriamo in quel magnifico parcheggio di Meda da dove  eravamo partiti, e dove ora dobbiamo dividerci, con un po’ di malinconia perché siamo stati proprio bene assieme. Grazie a Tutti!

Madame Anna, Donna Federica, Carlo, Bob, Matteo

Alberto

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LA BRIANZA IN DORSALE: 04/03/18.

marzo 6th, 2018

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  • CIMA: Piz Belvair mt. 2.822
  • ZONA: Engadina (CH)
  • SVILUPPO & DISLIVELLO: circa 12 Km A/R + 1.100 mt DSL +;
  • DIFFICOLTA’: MS+
  • NOTE: Neve ottima nonostante esposizione sud; trasformata e portante al di là dei dubbi iniziali. Pendio ripido sotto la cima da “Ocio!”, ma senza problemi.

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Oggi poco più di una classica “Sporca Dozzina” ha ripetuto con successo l’esordio dello Scialpinismo Sezionale Desiano di qualche settimana fa; la seconda uscita ufficiale si è svolta nella cornice Engadinese, dove il silenzio della zona si contrappone alla folla dispersa sui vari pendii ed è incredibile come la massa possa essere così assorbita senza che il rumore prenda il sopravvento. Qui è come se il super-ammortamento avesse avviluppato tutte le cime, riducendo la potenziale caciarra a semplice film muto. Il solo turpiloquio a cui si assiste, in questa domenica praticamente perfetta sotto il profilo meteo, è il vociare della “Festa dell’Unità Svizzera” in atto presso Madulain nel fondovalle; vociare la cui eco si trascina sin sulla dorsale “brianzola” del Piz Belvair. Si, perché oggi la zona è stata invasa non solo da Desio ma anche da Calolziocorte, anche loro in gita sociale.

Domenica perfetta per il tempo dopo la fine di un gelicidio ed un freddume da primato (…….inutile visto quanto succede da millenni). Se fa caldo non va bene, ma dopo un giorno di freddo il lamento diventa oltraggioso; se fa freddo non va bene e dopo un giorno è nuovo un copia-incolla. Che stufida!

Sbucati al Maloja si entra nella solita cornice di armonia che il lago ed il circondario riescono ad emanare; basta lanciare lo sguardo sul lago e nel mezzo è subito evidente la sagoma del ‘pescatore di foche’, una specie di omino gelato (probabilmente un tutt’uno con il manto ex-lacustre) con in mano una canna in attesa dei cavedani del Lach de Laj o degli agoni di Pontresina. Ma la domanda sorge spontanea: visto che è privo di movimenti, vuol dire che è lì dalle 5.00 oppure da settimane?

Partiamo alle 9.00 circa dalla Staziun di Madulain, dove la partenza e gli arrivi dei treni sono scanditi dal megafono in romancio: uno spettacolo….anzi uno zpeta-cul!

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Saliamo subito sulla rampa pratosa che immette nel Bosco degli Spiriti, una serie di alberi tra cui si snoda la traccia che percorriamo in tutta simbiosi col sito circostante sino all’Alpe Belvair, balcone panoramico di sicuro interesse; vista notevole su tutti i principali gruppi montuosi della zona, con allungo su alcune montagne imponenti.

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Bevutina, frutta secca e di nuovo in marcia sui pendii sostenuti che si trovano subito dopo. Ormai la dorsale appare in tutta la sua forma: chiara, evidente e stagliata in un cielo azzurro che più di così non si può. Non si capisce se è la montagna che si staglia nel cielo o se è il cielo che si adagia sulle cime. La traccia si insinua nel pendio, incidendo il percorso in maniera netta. Oggi solo italiani su questa vetta ed in poco più di tre ore siamo in cima, non prima di aver percorso il tratto più delicato, un centinaio di metri ripidi (+/- 35°) che hanno impegnato tutti con pertiche non proprio agevoli.

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Riprendo le parole del Nuzzo, sempre attento osservatore:

“…….proseguiamo fino alla rampa finale, con qualche passaggio delicato su neve molto lavorata dal vento. Ad ogni modo, tutti i partecipanti si sono comportati molto bene, e sono arrivati in cima. Lassù, la vista del roccioso Kesch, in primo piano, ripagava la fatica. Ma, si sa, panorami a parte per qualsiasi scialpinista il miglior premio è la discesa, che anche oggi è stata di soddisfazione, su farina pesante ma portante”.  

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In effetti la discesa è stato almeno un paio di volte più godevole del previsto; seppure un po’ pesante, la neve ha permesso sino in fondo una sciata gradevole e senza troppe paturnie. Mai crosta e mai marmellosa. Cotta al punto giusto……

Un bell’episodio da ricordare è quello dell’amico “Fido” all’Alpe Belvair; rilassati e trastullati al sole dell’Alpeggio, sempre di fronte ad un panorama incredibile, veniamo raggiunti da un cane salito in anticipo rispetto ai suoi padroni (di lì a poco anche loro in zona). Iniziata quasi per scherzo la fase del “dài, recupera la palla di neve”, il quadrupede ha pensato bene di iniziare una fase di “Triathlon Selvaggio” incaricando ciascuno di noi di lanciarne una e sbraitando latrati felini in caso di diniego; il tutto sino a dimostrare la sua scaltrezza e flessibilità canina nel protrarsi su nel cielo per agganciare la preda. Dalla classica impennata sino ad arrivare al carpiato engadinese: salto di un paio di metri con avvitamento roteante e ricaduta sciolta con preda tra i denti al seguito. Il Circo Togni chiama….

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Riprendiamo il cammino verso il basso lanciandoci nella ‘Libera del bosco’ e sino ad arrivare di nuovo alla Staziun, dove ci assale l’idea di coricarci di fianco al treno in arrivo per capire chi va più veloce….

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Partiamo felici e contenti sino a rientrare in Italia per una birretta veloce al Moreschi, non prima di aver visto gli scalmanati del kite-surf sul lago, attività ludica della domenica pomeriggio presso Saint Moritz; dopo la merenda non facciamo in tempo a ripartire che siamo già a casa, un evento che speriamo si ripeta presto! Oggi i KdP (i Kagoni della Pista) non ci sono ancora….

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Un paio di saluti importanti dalla cima: al nostro Presidente di sezione Claudio un grande abbraccio in una giornata importante ed un altrettanto abbraccio al nostro amico istruttore Max, neo papà di Vittoria.

Naturalmente grande merito agli organizzatori del secondo evento 2018: Ale & Bob. Anche oggi un momento conviviale importante; per le sezioni il fatto di essere valorizzate è molto importante e tanto di cappello a tutti coloro che le sostengono.

La Tredicesima esiste anche in Svizzera ed in quota: Anna, Federica, Gaia, Ale Nuzzo, Bob, Ale Villa, Boris, Ermanno, Augusto, Enrico, Giuseppe L, Umberto e Patajean.

by Patajean ®

 

 

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SA1: Poncione di Braga (m. 2864) da Pian di Peccia, Valmaggia (Svizzera), 10-11 febbraio2018

febbraio 14th, 2018

“Nec vero habere virtutem satis est quasi artem aliquam nisi utare” – Non basta avere la virtù senza farne uso; è come avere un’arte e non esercitarla (Cicerone, Ad fam., 9, 14, 4)

Il corso prende quota. Il potenziale è molto alto e il gruppo non aspetta altro che scaricare a terra tutta la potenza di cui dispone

In occasione della lezione meteo di Matteo qualche allievo salda gli ultimi conti per le manchevolezze delle gite precedenti. Gli istruttori apprezzano sia lo spirito di iniziativa sia lo spirito che allieta il palato.

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Ci si trova dunque a Varedo alle 6 di sabato 10 febbraio. La preoccupazione di dimenticare a casa qualcosa fa novanta, tanto da dimenticare se si sta andando al mare o in montagna

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il ritardatario comunque c’è, ….. e ci sarà pure il conto da saldare…

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Si parte dunque per il Poncione di Braga, Valmaggia, Svizzera. Si dormirà in un rifugio (Poncione di Braga) autogestito, più sostenibile, più didattico, più conviviale. Ovviamente meno comodo. Ma siamo qui per imparare a stare in montagna e per  allievi di SA1 questa è una opportunità rara. Complimenti quindi al Direttore Carlo per aver scelto di fare questa esperienza (ovviamente la prossima volta andremo a Bormio con tappa ai Bagni Vecchi). Arriviamo in Valmaggia e l’ultimo tratto è con le catene perché aveva appena nevicato. Qui scopriamo che anche le auto vanno in letargo e si riprendono solo al disgelo.

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La salita è attraverso un bosco dove distinguiamo il larice (che perde gli aghi che poi costituiscono, a terra,  micidiali piani di slittamento per le valanghe), l’abete rosso (dai aghi cadente), e l’abete bianco.

Andrea ci insegna come fare un barometro con l’abete bianco(quello a destra nella foto che segue): glielo ha insegnato Zio Luiss; basta prendere la punta dell’abete e le prime due ramificazioni: se i due rami tendono a raddrizzarsi verso l’alto fa bel tempo. Ovviamente c’è subito chi pensa di essere così furbo da fare il barometro-abete vivente, a significare che il tempo quel giorno era bellissimo.

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Fuori da bosco si capiva già che sarebbe stata una sciata memorabile.

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Arriviamo alla capanna incustodita, non prima che il promettente allievo Alessandro di cimentasse in un impossibile voltamaria.

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Prima di svolgere le esercitazioni previste, c’è da prendere possesso il rifugio. Cose semplici quanto dimenticate (o magari mai viste) e quindi riassaporate con gusto: accendere le stufe a senza riempire di fumo la stanza, preparare gli ingredienti per la cena,  fare l’acqua: già perché l’acqua si fa dalla neve ,…..a meno che…….non riusciamo a raggiungere la fontana (????) E sì, perchè il custode della capanna (erico.galli@bluewin.ch) ci aveva scritto che sotto la neve era presente una fontana e ci aveva mandato pure una foto (oltre a quella che lo ritraeva il 31 gennaio quando aveva fatto il sopralluogo).

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Usciamo dal Rifugio e riprendiamo a salire perché dobbiamo trovare un posto adatto per l’esercitazione di autosoccorso in valanga.

Lasciamo Massimo al Rifugio anche perchè è evidente che sta riemergendo di prepotenza la sua anima di “Gabanatt” (assieme ad Andrea ha gestito il bivacco Borelli in Val Veny (foto successiva che non c’entra niente con la nostra gita)

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sia perché il nostro voleva risolvere “l’enigma della Fontana”.

Noi invece. Dopo la salita, ci godiamo una discesa da urlo in neve farinosa, con sole e pendenze ideali. Come da previsione si scatena il selfie-narcisismo-da go_pro, anche se la tradizionale foto istantanea emoziona altrettanto (se non di più)

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Come detto ci fermiamo per l’esercitazione di autosoccorso in valanga

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dopodichè rientriamo in rifugio.

Massimo nel frattempo aveva tirato a lucido il rifugio e sentiamo direttamente da lui come è riuscito a sciogliere ”l’enigma della Fontana”.

Quindi l’acqua era disponibile, solo che bisognava allargare lo scavo, tanto che gli allievi si sono resi subito disponibili (per non dire che sono stati obbligati).

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Facciamo un bel merendone con salami formaggi e birre dopodichè l’allievo Francesco sparisce: Francesco è l’allievo ingegner-fotografo che relaziona anche di questa avventura nel suo sito www.francescosortino.com ).

Orbene, lo cerco fuori dal rifugio, ritrovandolo sul tetto intento a dar sfogo alla sua passione all’ora del tramonto.

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Ritornerà sul  tetto alle 5 della mattina successiva per allietarvi con le sue meravigliose foto (vedi di seguito).

Scartato il sugo al tonno di Montevecchia, la pasta all’arrabbiata è quindi servita. Il sugo rimasto è preda di arrembanti scarpette direttamente in pentola (vedi il promettente allievo Federico)

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o di improvvisate simil bruschette

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Si discetta del più e del meno. Sul tavolo compare la dispensa con i test di preparazione all’esame di Stato di medicina (che l’allievo Gabriele sosterrà mercoledì prossimo: “Il lavoro del medico se non è fatto per vocazione è il lavoro più brutto del mondo” ). Apprendiamo poi dall’ allieva Federica che i licheni sono un incrocio tra alghe o muschi (o meglio una “simbiosi”: lei è una biologa marina e allora capiamo finalmente la presenza della pinna al parcheggio di Varedo).

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Alla fine salta fuori una bottiglia di Braulio “riserva” e la scommessa di berlo in cima al Poncione il giorno dopo. Non abbiamo ancora fatto lezione di alimentazione e quindi viene da lasciata licenza all’allievo di portarsi appresso la bottiglia (forse sarà un modo di rallentarne la prorompente andatura).

Lavati i piatti (esclusiva competenza degli allievi)

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si va a dormire al freddo, ma non troppo, grazie a quel po’ di calore trasferitosi dalla sala a da pranzo al piano superiore.

La notte è delizia per chi russa e croce per chi sente russare. Le discussioni al mattino sono come sempre un rito irrinunciabile.

Io mi alzo alle 4,30 e scopro che la stufa è spenta. Bisogna riattivarla per avere acqua calda per il te.

Francesco ritorna, come detto, sul tetto per le foto

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Ci alziamo a più riprese, mangiamo, sistemiamo. Massimo con encomiabile disponibiltà, lava pure i pavimenti. Quindi facciamo la fila per prova Artva fermandoci al cancelletto posto sull’uscio del rifugio

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E partiamo verso il Poncione di Braga.

I pendii sono immensamente aperti

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e nel giro di 3 ore scarse raggiungiamo il deposito sci con il tempo che purtroppo inizia a peggiorare. Rinunciamo alla cima per la presenza di ghiaccio e scarsa visibilità: un allievo cita solenne :”Tornare indietro, rinunciare a fare una cima, non fa altro che aumentare il rapporto che si ha con quella montagna! Rapporto che costantemente cerchiamo” e, subito dopo, giù un bel Braulio

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Forse è vero: mancare una cima aumenta sicuramente il desiderio di ritornarci.

La discesa non è molto gratificante nella parte alta a causa della neve soffiata, ma ritorna spettacolare nella parte intermedia

Riprendiamo giù per il ripido bosco fermandoci per una lezione sulla stratigrafia e sulla resistenza degli strati di neve.

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Raggiungiamo quindi le auto e rientriamo (stavolta senza il traffico valtellinese) alla base.

Due giorni indimenticabili densi di bellezza, virtù, cultura e vitalità.

Grazie a tutti

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Hanno partecipato:

Federica, Federico, Alessandro, Francesco e Gabriele & …Carlo, Luca (e le due suocere), Gio Pozzi, Andrea, Massimo.

Alberto

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SA1: Piz Scalotta m 2992, 28 gennaio 2018

febbraio 7th, 2018

Si riprende il corso con la lezione neve a valanghe tenuta il giovedì 25 a Bovisio. A fine serata si valuta la gita di domenica. La scelta si rivela complicatissima: data la previsione di bel tempo un po’ dappertutto è come decidere dove parcheggiare in un parcheggio vuoto: ogni posto non va bne perché ce n’è uno sempre migliore?

Si va avanti nelle riflessioni fino a sabato quando si decide per l’Engadina: Piz Scalotta, 1200m di dislivello, Engadina.

Partiamo alla Controtapparella alle 6:15; facciamo tappa all’immarcescibile Moreschi dove, anche stavolta, troviamo tutto il mondo scialpinistico milanese.

Varchiamo la frontiera Svizzera non completamente muniti di carta d’identità, per cui qualche allievo ha già messo in conto di passare un piacevole giornata nella amena dogana di Castasegna. Per fortuna nessun controllo italo svizzero. Giungiamo a Bivio dopo aver superato lo Julierpass e subito veniamo sloggiati dal parcheggio più logico, per essere sbattuti  laddove bisogna pagare 5 franchi per sostare…siamo in Svizzera.

La partenza si macchia di due episodi altamente disdicevoli da parte degli allievi, su cui si impone un doveroso silenzio, peraltro abbondantemente ripagato (o ancora da pagare) a suon di boccali di birra.

Possiamo solo dire che si cammina con due piedi e quindi gli attacchi da regolare sono due. Comunque nulla di grave se l’allievo ha al seguito un provvido Victorinox  e riesce a rimediare al misfatto senza perditempo. Sull’altro episodio consigliamo di andare a dormire con tutta l’attrezzatura addosso in modo da non dimenticar nulla  al momento de risveglio mattutino. In ogni caso la lezione è imparata e le birre chiudono la questione.

Iniziamo dunque la salita cogliendo le belle immagini che la natura oggi ci offre.

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Risaliamo di buon passo dopodichè ci attende un traverso infinito dove il piede sinistro  appoggia più in alto di quello destro provocando dolori atroci, almeno a me, tanto che mi sognavo di fermarmi e invertire i piedi. Alla fine per disperazione mi inventavo voltamaria inutili pur di alleggerire il piede sinistro.

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La pattuglia schiena i 1200 m di dislivello tra le 3 ore e mezzo  e 4 ore.

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La discesa alterna neve farinosa a una leggera e fastidiosa crosticina che bisogna imparare a evitare considerando l’esposizione e la morfologia degli accumuli.

In ogni caso gran discesa dove la voglia di “ego” trionfa….. e le gopro si scatenano. Chi riprende quello davanti, vuole essere a sua volta ripreso da quello davanti, il quale ha la gopro che guarda dietro. Spuntano gli accessori per il selfie per cui la prossima volta se ne ne vedranno di tutti i colori.

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Ci fermiamo per esercitazione sulla ricerca organizzata in valanga dove sperimentiamo il metodo didattico: poca grammatica e molta pratica. Cioè noi istruttori mostriamo agli allievi come si deve fare. Poi chiediamo loro se sono in grado di fare le stesse cose: “ma certo, non sembra così difficile”….vedremo alla prossima uscita!

Raggiungiamo la strada 2 km più in basso. Recuperiamo le auto e senza porre indugio rientriamo alla svelta per fare meno coda possibile. Tappa veloce al Moreschi (affollato di merenderos) e ricerca delle varianti stradali suggerite da google maps (risparmiati 6 minuti). Superato Lecco di nuovo coda: ma perché la coda svanisce sempre e di colpo dopo Costamasnaga? Gli istruttori della Valle del Seveso se lo sono sempre chiesti e un istruttore ha trovato la soluzione. A Costamasnaga la superstrada  affronta una salita e il provetto guidatore dovrebbe scalare la marcia in modo da mantenere la velocità costante. I Merenderos della domenica invece non scalano la marcia e quindi rallentano provocando il tappo con conseguenti rallentamenti fino a Lecco. In effetti la teoria ha il suo fondamento per cui abbiamo già scritto all’ANAS di installare dei pannelli monitori che incitino al cambiare la marcia.

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Giungiamo alla controtapparella soddisfatti: anche oggi grande giornata.Traccia 1

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Hanno partecipato:

Federica, Federico, Alessandro, Francesco e Gabriele & …Carlo, AleBarni, Anna, Luca, Matteo, RobertoBob PontiConte, Giopozzi, Andrea

Alberto Ronz

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ACARI & POLVERE sullo ZERBION.

febbraio 6th, 2018

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  • CIMA: Monte Zerbion mt. 2.722
  • ZONA: testata della Valtournanche (VdA)
  • DIFFICOLTA’: MSA+ (il ‘più’ lo aggiungo per il pepe tirato fuori sugli ultimi 200 mt di cresta)
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: 240 mt per +/- 13 km (a/r)
  • NOTE: neve superlativa nella pala alta e sino al limite inferiore del bosco. Farina fresca con spessore ideale, anche se il mulino l’ha prodotta tra uno e due giorni prima. Manto ben consolidato e nessun segnale particolare di pericolo.

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Il titolo rispecchia un po’ la situazione, che a veder bene potrebbe essere presa in prestito da un vecchio film in voga quando eravamo piccoli: “Togli la polvere per mettere la polvere”.

Si, in realtà è proprio così: la sezione del Cai Desio ha ripristinato un calendario di gite sociali tra le quali ricompare anche lo sci-alpinismo e questo è un bel soffio di polvere vecchia che viene tolta; dall’altra parte i Capi-gita (ai quali va un grande plauso) hanno scelto un itinerario di tutto rispetto, sia per il panorama sia per l’ottima neve che chiamerei addirittura polvere vista la conformazione della stessa ed il godimento che ne è scaturito in discesa; quindi ecco spiegato il togli-e-metti.

Oggi tra di noi Zecche e Mosconi…….a confondere le idee naturalmente, ma tutto è bene quel che finisce bene.

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Partiamo con un numero che ruota all’infinito intorno al diciassette, con vari tira e molla che alla fine scongiurano il peggio: abbiamo bisogno di iniziare col piede giusto ed ogni mossa è calibrata al millesimo. Dopo una breve sosta al solito Viverone arriviamo a Promiod in perfetto orario. La prima parte è tutta all’ombra per la gioia degli arti, poi piano piano il bosco lascia intravedere la dorsale alta dove il sole è ormai presente all’appello dalla mattina presto (avevamo già visto in tutta la sua maestosità la cima passando dall’autostrada). Quel vedo non vedo che porta al godimento la macchina fotografica è garantito da una nebbiolina che a tratti sale dal fondo valle.

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Si vede di tutto: dalla Nord della Cima di Lavaredo alla Palla Bianca; dalla cordata ferma alla seconda sosta del Canale Coolidge al Pelvoux fino ad arrivare al trio che sta pernottando al Bivacco delle Periades! Il lancio della cima è un gioco alla moda…..del resto sotto di noi c’è il Casinò di S.Vincent!

Con noi alcuni ciaspolatori, ma al di fuori di loro poca gente in giro; in compenso i pendii sembrano sufficientemente tritati dal passeggio di ski-alper che probabilmente non lavorano o seminano il terrore in ore diverse dalle nostre.

L’uscita sul crestone viene beatificata dal gruppo e riscaldata dal sole; ci aspetta un tratto abbastanza delicato che di solito dipende dalle condizioni; il primo traverso è tranquillo, ma poi è meglio abbandonare le assi per raggiungere la cima vera e propria a piedi.

Una specie di scala santa ci accompagna verso la Cima della…..Madonna, visto che sullo Zerbion non si può non notare la grande statua che la caratterizza.

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Prima facciamo le foto di rito poi ‘usciamo fuori’ il gagliardetto sezionale e, infine, giriamo le terga che invertono la rotta; il baratro che si apre in un paio di punti è sufficientemente lungo quanto il tratto del gargarozzo che si muove per allertare il cervello sulle conseguenze di un’eventual mossa fallace. In realtà la dovuta attenzione aiuta a superare il momento e a riportare tutti al deposito sci. A ben guardare verso il basso erano visibili i tavoli da gioco all’interno del Casinò…..ocio! e quanta gente che gioca senza accorgersi della bellezza del paesaggio che sta sopra e tutto intorno.

Meritata sosta prima del godimento inguinale: l’inclinazione particolare del pendio sommitale fa si che la neve rimanga bella anche a distanza di tempo. E’ così: pensavamo di godere di un po’ di sole con una sosta prolungata ma le curve prima ed il “Bosco degli Spiriti” dopo ci hanno proprio divertito e non fatto fermare per tutto il tragitto della parte alta. Slalom sino alle baite diroccate ed una bella sosta meritata con thé caldo e biscotti.

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Ultimo tratto meno bello che si svolge sul fondo valle con strada piuttosto gelata e finale ‘sportivo’ prima del meritato riposo in auto.

Non può mancare una sosta, che riteniamo di poter fare nel Camping Dalai Lama di Promiod, situato proprio sulla strada del rientro e che ci riserva una gradita sorpresa: una bella veranda tutta per noi dove fare merenda.

In Valle d’Aosta abbiamo preso coscienza di un paradosso ormai consolidato: l’autostrada la paghi coi reni, mentre birretta e tagliere di salumi vengono via praticamente gratis. E’ un mistero che cercheremo di capire meglio col tempo; sarà la mano-invisibile di Adam Smith che ogni tanto s’allunga a spiegare l’economia in regioni diverse dalla nostra.

Ripartiamo con un po’ di patema visto il traffico che sgorga dalle singole vallate, ma tutto sommato ci è andata benone anche con il rientro.

Un grazie ai nostri Bob & Ale che in qualità di responsabili gita ci hanno guidato in questa bella giornata in compagnia; scelta direi perfetta accompagnata da neve che meglio di così non poteva capitarci.

Partecipanti che si sono Zerbi(o)nizzati in questo angolo della VdA: Stefy (al suo rientro!), Anna, Patrizia, Emma, Gaia, Barney, Ale, Bob, GigiM, Marco, Augusto, Enrico, Giuseppe, Boris, Giorgio e Patajean.

By Patajean®

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SA1: Dal 3 x 3 al 4 x 4 (cima della Piada m 2012, 21 gennaio 2018)

febbraio 4th, 2018

“Nil admirari prope res est una, Numici, Solaque, quae possit facere et servare beatum” – Di nulla stupirci, è quasi l’unico modo, o Numicio, che possa farci e conservarci felici (Orazio, Epist., 1, 6, 1-2)

Se la lezione del giovedì a Bovisio è stata dedicata al 3 x 3 del Munter, il corso SA1 non poteva proporre, per la prima gita in ambiente, che un bel 4 x 4.

Sia ben inteso: mica ci siamo sognati di aggiungere una riga e una colonna alla mitica stele di Hammurabi-Munter (custodita al Louvre) , complicando con ulteriori filtri la già complessa scelta della gita.

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Abbiamo semplicemente valutato di approcciare alla montagna con auto a quattro ruote motrici, visto che si era deciso di andare là dove le strade non le puliscono dalla neve. Saliamo quindi ad Albosaggia (sobborgo di Sondrio) dirigendoci verso i Campelli, con 10 cm di polvere bianca caduta nella notte. Pare comunque che una sorta di spazzaneve sia passato, ma in ogni caso a 800 m di quota  dobbiamo fermarci perchè lo spazzaneve lì si è fermato. E non tutte le 4 x 4 ce l’hanno fatta perché, si sa, le gomme da neve sono buone solo per due-tre anni, poi diventano dure e bisognerebbe cambiarle. Andare in montagna sta diventando più complicato di uno pit-stop di Formula 1.

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In ogni caso facciamo due conti abbandonando l’idea di raggiungere il Pizzo Meriggio, sia per il vento che funestava la cima, sia per il dislivello che sarebbe stato eccessivo per la prima gita di un SA1 (1550 m !!); da scordarsi anche, sulla via del Meriggio, la cima della Piada con un dislivello di 1300 m. Quindi: arriviamo dove arriviamo.

Calziamo gli sci e, come ogni anno,  si ricomincia con il volta maria, il filtro zonale e locale, godendo di un panorama che toglie spazio a tutto il resto. Dalle parole degli allievi senti la meraviglia e lo stupore di chi vede questi spettacoli della natura per la prima volta. E la cosa contagia tutti quanti rinnovando il rito.

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Prima di andare avanti devo dare evidenza che le foto in b/n non sono mie, ma una gentile concessione dell’allievo Francesco, provetto fotografo. Di più: ho scoperto che anche Francesco relaziona  sulle nostre gite, e pure in inglese. Quindi, se volete, spostatevi direttamente al link di seguito riportato:

Powder louder

e godetevi l’internazionalizzazione della valle del Seveso (…..scommetto che siamo i primi ad avere relazioni in lingua straniera).

Se siete ritornati qui dopo l’escursione al blog di Francesco vi racconto il seguito dell’avventura.

Superiamo i 1000 m di dislivello in 3 ore e nella restante quarta ora raggiungiamo l’impossibile Cima della Piada mettendo in saccoccia un bel  1300 metri di dislivello.

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Abbiamo allievi che sono mostri!

Veloce cambio di maglietta e scopriamo che nel nostro gruppo c’è pure Putin, che la sera prima aveva deliziato il globo con il suo bagno all’aperto in mezzo alla neve.

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In cima ci viene servito un bel panorama con il Pizzo Redorta che sovrasta la diga di Scais (…. e subito giu’ a raccontare la scialpinistica al Redorta passando per la Capanna Mambretti).

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La discesa si annuncia di quelle mitiche con polvere a coesione zero zero 00

Ce n’è per tutti i gusti, dal tratto ripido, al tratto aperto, allo slalom nei boschi.

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Ci fermiamo quindi per l’esercitazione pratica sull’utilizzo dell’ARTVA in prossimità del vecchio skilift.

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Chi si preoccuperà di togliere i rifiuti che la Società anni ’70 ha lasciato lì ?……sempre la solita domanda da sviluppo sostenibile.

Proseguiamo sulla strada ghiacciata fino alla macchina

Anche oggi è andata di stralusso e lungo la via del ritorno una bella birrozza non ce la toglie nessuno (meglio se a carico allievi….)

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Hanno partecipato:

Federica, Federico, Alessandro Francesco e Gabriele,  & Carlo (Putin), AleBarni, Anna, Luca, AdrianoMaurino, Matteo, RobertoBob PontiConte, Gio Pozzi

Alberto Ronz

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L’SA1 2018 INIZIA CON L’IMPEPATA DI CODA.

gennaio 15th, 2018

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Mi ricordo da piccolo le mille volte in cui mi hanno portato in giro e vedevo intorno a me persone ‘grandi’: mai e poi mai avrei pensato di diventare adulto anche io e mai avrei pensato che un giorno la stessa sensazione l’avrei vissuta al contrario, vedendo i giovani frequentare i Corsi. Per carità nessun lamento, ma che strano vedersi davanti di bagaijj tra i diciotto ed i ventisei anni: in forma anche se la notte prima han fatto baldoria, con fiato da vendere anche se son cinque anni che non fan nulla e senza un fastidio dopo mezza giornata a spingere sui quadricipiti.

C’è un altro inconfutabile elemento che dimostra il passaggio inesorabile del tempo: la lettura del menu nei bar. Per guardarlo e scegliere cosa prendere ormai si usa uno schema ben consolidato: uno è dentro e finge di leggere il menù; in realtà lo tiene girato al contrario e l’altro, fuori e da lontano, legge e telefona al primo che sceglie! Se, invece, entrambi sono dentro, leggono a due metri di distanza: uno tiene e l’altro da due metri legge a voce alta. Brutto diventaààà véechh!

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Oggi ha preso ufficialmente inizio il Corso SA1 2018 in Val Gerola; peccato che, contestualmente, tutti i ciaspolatori del nord Italia si siano dati appuntamento qui, in Gerola (molto) Alta. E mannaggia a loro che hanno buttato all’aria la colazione di alcuni di noi. Niente sosta e via verso la meta prima che ciulino tutti i parcheggi e i pendii; per la serie “e anche oggi si fa colazione domani” (ndr: la citazione originaria è leggermente diversa, ma ormai la pronunciamo solo visto che scriverla si può, ma dopo che tutti i bambini sono andati a dormire). Sempre bella la Val Gerola ehm……però pellare lì è come passare la domenica mattina nel freezer in attesa che qualcuno si decida a ritirarti fuori. Praticamente il sole lo abbiamo visto in una zolla di neve poco prima di arrivare al vertice inguinale dell’ultimo skilift, posto poco sotto il Passo di Salmurano. In questo inizio di Corso l’idea è stata quella di mixare la pista con il fuori-pista, testando tutti sulla tenuta in salita e verificandone al contempo il portamento verso valle, unendo utile al resto.

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Neve tutto sommato bella e parecchio arrosto sul fuoco: dai metodi di salita alla ricerca Artva in un campo fra i più belli creati negli ultimi anni. Poi discesa per un bel canalone che ha evidenziato le doti di allievi e non (Bode Miller in primis ed alla ricerca dei punti Fisi perduti!).

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Ah, prima che mi dimentico, oggi trovato modo per non aver freddo alle mani: lasciare le dite in auto. Luca ha chiesto ad Anna una bella chiusura rapida mentre ritirava l’attrezzatura. Detto-fatto un binomio perfetto oltre che un doppio participio passato….come passato avrebbe potuto essere tutto quanto fatto da Luca con le sue preziose dita. Tutto bene quello che finisce bene.

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E che dire di Maurino che oggi ha trovato il modo di rendersi utile in assenza di tavolari: con la sua giacca-vento della Norrona ha preso il posto dei semafori: a seconda di come si girava la gente si muoveva. Rosso ed erano tutti fermi, verde e si andava tutti……l’arancio serviva per fare le manovre. Lui non lo sa, ma all’Anas stravedono e lo farebbero dirigente domani mattina.

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L’infilata di coda è sempre una manovra cruenta, ma non deve diventare mai invasiva; vedere cinque-sei persone che la tentano davanti ad un ingombro è come vedere bambini in fila a fare i loro bisogni, ma alla fine il tutto è venuto quasi alla perfezione.

Rientriamo presto e c’è il tempo per una birretta, ma un’auto fugge. Perché?

La cameriera impazzisce per le ordinazioni, chiede il licenziamento per esaurimento, ma si riprende alla fine quando ci offre anche l’amaro: alla fine siamo simpatici anche al prossimo.

E adesso? Adesso faremo un 3×3 diviso due e spiegheremo come si organizza una gita (verrà fuori l’esatto contrario di quanto fatto oggi, ma pazienza!).

Tutto bene oggi e tutto bello: soprattutto vedere i giovani motivati e ben indirizzati.

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I pazzi di Fenile: Federica, Alessandro, Francesco, Federico e Gabriele; Anna, Gonza, Barney, Gigi, Giò, Andrea, Massimo, Teo, Bob, Luca, Ronz, Adriano e Patajean.

by Patajean®

 

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Natale 2017 in palestra

dicembre 22nd, 2017

Festa, festa ed ancora festa!
Già a Natale 2016 era stato carino, vi ricordate la premiazione di chi aveva raggiunto ottimi incassi per le entrate in palestra ?
L’ accoppiata Conti Spada (siete anche diventati nobili…) aveva conquistato la top ten con libri a sorpresa e per gli altri, biscottini home and hand made.
IMG-20171222-WA0010IMG-20171222-WA0005Questo’anno, tutt’altro, ma sempre sorpresa è stata. Come riscoprirsi ragazzini sempre pronti a tirare fuori la voglia di stare insieme e sorridere anche di cose semplici.
Quindi, si può sapere cosa avete fatto?
Ecco qua la sorpresa:

  • arrampicata a cronometro
  • tutti la stessa via di salita
  • buone tutte le prese
  • due cronometristi
  • tre categorie dove iscriversi e vale a dire FURIOUS AND FAST, MEDIUM SIZE e PINK UP
  • premio al primo classificato un bicchiere di spumante, pandoro e un bacio senza Belen Rodrigues né Patrick Dempsey

IMG-20171222-WA0009IMG-20171222-WA0006Come gli iscritti hanno sentito il nome delle categorie secondo voi si mettevano nella Medium Size ?
Ma figurati se l’orgoglio della Brianza non mette i mortaretti addosso alle persone (Pata avrebbe scritto …… altro !)
Medium size pertanto nessun iscritto e si sono scatenati su Furious and Fast.
Tranne Pier, ma cos’è, ma cosa vuol dire ?….Manu fagli vedere almeno un dvd di Fast and Furious con il mitico Vim Diesel, poi si gasa ancor di più !
Invece nella categoria Pink up, le ladies Valle del Seveso che avevano portato P_20171221_231448P_20171221_231515imbrago e scarpette. Purtroppo poche, alcune da birichine hanno bigiato ed altre giustificate perché passate sotto i ferri del chirurgo con e senza stampelle.
Poi si preparano tutti, chi cambia la maglietta e chi i pantaloni, chi si tiene i jeans e si sistema i gioielli di famiglia. Un cambio maglietta non ha potuto passare inosservato, tanta pelle e scritte giapponesi tatuate. Non sapevamo leggere ovviamente ma non era lì la nostra attenzione perché un “Oooohh che fisico!” ci ha fatto smettere di guardare gli ideogrammi…..tanta roba come si dice di solito ! (fortunate le morose)
Non vi distogliete e proseguiamo sul pezzo.
Nessuno voleva essere il primo: la competizione e fare bella figura ha iniziato a falciare, quindi, a chiamata e la coppia rodata Crippa Colombini Senior ha iniziato.
Il sudore sulle fronti si è visto MOLTO bene (per benevolenza non pubblichiamo la foto) e Pier impegnatissimo nel recupero haIMG-20171222-WA0008 iniziato prima che Paolo staccasse i piedi dal pavimento. Le urla di incitamento sono state udite nel condominio vicino e se qualcuno si era abbioccato davanti alla tv accesa, lo spettacolo bello era certanente il nostro in palestra !
Pier non era più nella sua pelle “il tempo, il tempo, quanti secondi ?”
Ha dovuto riprendersi, bello carico guardava la sua Manu che si stava scaldando i muscoli già super allenati. Evvai con il secondo a salire…..Manuela ovviamente, buoni maestri ottimi allievi.

Tifo a go go, bellissimo !!!!!!!
Poi si sono scatenati i giovani e lì abbiamo avuto la soddisfazione di pensare “beata e bella gioventù'”.
Ma Turrrrrrrrini tocca a te, una lince o un gatto selvatico, credetemi, nulla a che vedere.IMG-20171222-WA0004
Miki, a guardarlo dal basso, non gli stavi dietro con gli occhi. Era meglio guardare direttamente il punto finale della salita, tanto solo qualche secondo dopo lui arrivava.
Gabriele impegnato per bene, sorridente insieme a tutti, Marco con balzi eleganti ed impegnati.Tiziano siiiiiii, pure lui, la stoffa non mente anche con tendini modificati Ogm e berrettino di lana fucsia intenso.
Il Direttoooooooore non si è voluto cimentare, pazienza, lui aspettava il panettone…..bischero !
Per ultime Giulia e Luciana:
Vi avvisiamo che inizierà a nevicare perché la freddolosissima Giulia ha arrampicato con sola maglietta e si è spossessata di golf, sciarpa nonché tutto ciò che poteva scaldare !!!! Ovviamente il miglior tempo per le Pink up.
Luciana si è impegnata nella salita, ben incoraggiata ed IMMENSAMENTE divertita con e per le persone presenti, nel vederle allegre e sorridenti ! Cosa volere di più ?
La classifica in secondi:
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  1. Luca 21,80
  2. Davide 24,95
  3. Michele 26,95
  4. Pier 29,80
  5. Marco 37,20
  6. Paolo 40,35
  7. Gabriele 45,30
  8. Tiziano 60,00
  9. Giulia 41,50
  10. Manuela 47,18
  11. Luciana 60,02

 

Dimenticavo…..pandoro, panettone, biscottini, spumante e l’allegria di tutti, uno spettacolo !
Grandi tutti e grazie a tutti!
Buon Natale !
Presenti oltre i climbers: Maurizio. Fernanda, Miriam, Dario, Deborah, Alba, Alessandra, Enzo, Antonio, Egidio Junior e Senior

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APERTO IL SIPARIO PER IL 2018.

dicembre 18th, 2017

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  • CIMA: Pointe de la Pierre mt. 2.653
  • ZONA: Valle d’Aosta – Cogne
  • DISLIVELLO & SVILUPPO: circa 1.300 mt D+ per circa 12 km di sviluppo totale;
  • DIFFICOLTA’: nessuna;
  • NOTE: neve ‘col trucco’. Si è presentata nel migliore dei modi, ma ha nascosto quel non so che di infido: un po’ come il lupo mascherato d’agnello che poi nel piatto diventa una tigre che ti azzanna i quadricipiti.

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Così come c’è un ‘primo sale’, c’è anche una ‘prima neve’ e quest’anno, dicendolo in silenzio anzi scrivendolo solo, speriamo che la prima neve sia di buon auspicio alla successiva. La perturbazione ultima ha fatto sì che i fiocchi bianchi siano precipitati copiosi soprattutto ad ovest, lambendo persino i paesi a bordo valle e quindi la decisione di evitare lastre di jazz dalle nostre parti piuttosto che percorsi pelati ha fatto si che la punta delle assi mirasse la Val d’Aosta.

Durante la lezione Artva di sabato presso Montevecchia per il Corso SA1, tra una patata ed il beep di ricerca, il gruppo ha deciso di tenere questa meta, non ultimo il discorso sicurezza e visto il bollettino nivo-meteo in essere.

Scelta azzeccata, soprattutto considerando la neve sul percorso ed il colpo d’occhio che hanno reso più gradevole tutto quanto: dal paesaggio circostante al fine gita. In pratica siamo rimasti avvolti nella bambagia.

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Il panorama che si gode dalla cima è in effetti un fiore all’occhiello della gita: le principali vette dell’arco alpino valdostano, con alcuni sforamenti in svizzera, è devastante e si ha solo l’imbarazzo della scelta.

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Inizia quindi più o meno ufficialmente la nuova stagione invernale e noi torniamo a casa contenti per averla scelta…..un po’ meno contenti, invece, quando apriamo il portafoglio alla fine. Tanto è cara oggi la neve nel senso di poterla vedere depositata in giro quanto è cara nel senso di pagarla per andarci sopra. In effetti è piuttosto pittoresco, per non inveire in altro modo, come in quella zona si lamentino di alcuni episodi di riduzione in termini di affluenza di turisti: in realtà è quello che vogliono e prima o poi sarà così. L’alternativa è un pia illusione che la gente non ci vada in autostrada per poi vederla ugualmente percorrere le strade secondarie, coi gas di scarico ugualmente presenti. E’ una vergogna che con cinquantasei eurozzi si vada solo ad Aosta per poi tornare a Milano a vedere sul pannello quanto si è speso, mentre con gli stessi soldi forse fai un salto al Brennero e torni pure. Roba da avere tutti i denti cariati in poche ore. Vigliacca la volta che sbagli ed al ritorno entri prima di Aosta: senti un bruciore interno e ne hai certezza al casello di Milano! Tredici km in più e fatti per sbaglio tra Courmayeur e Aosta costano uno sproposito. E poi si sente di aumenti anche per il 2018.

Certe cose le metti sempre sul ridere, ma c’è di che fare esame di coscienza.

Avvolti nel bosco ci coccoliamo tra la vegetazione, anche fitta in certi punti; poi usciamo verso l’ultimo alpeggio da cui si vede la cima, raggiungibile attraverso un lungo dosso sicuro. Non siamo soli e qualcuno (Alessandro di Gorgonzola) lo conosciamo pure.

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In cima c’è parecchio spazio e davanti è un po’ come affacciarsi sul tetto di un palazzo per vedere chi gioca in cortile: sotto di noi ed in lontananza ci sono gli impianti di Pila con gli sciatori intenti ad ammortizzare il giornaliero.

Scendiamo sulla pala centrale, con neve come detto un po’ infida che fa vibrare i turbo-cipiti: prima parte molto aperta e seconda nel bosco, con varianti da toboga in alcuni punti e tronchi mimetizzati da paletti poco snodati.

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Alla fine suona il “Carillon” e noi non ci facciamo mancare l’appuntamento.

p.s. oggi per una volta abbiamo apprezzato i cani in montagna; quattro cecoslovacchi al seguito del loro padrone; tranquilli ed ubbidienti da far paura. In cima e prima di scendere il comando è stato: “Dài ora dietro di me…!” e loro in fila indiana si sono messi dietro e con lui sono scesi. Da manuale!

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Partecipanti: Anna, Mirko, Andrea, Teo, Giovanni, Luca e Patajean.

by Patajean ®

 

 

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NELLA FIABA PER UNA NOTTE.

dicembre 6th, 2017

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E’ capitato di raccontare una fiaba o, prima ancora, di sentirla dalla bocca di altri. Forse è capitato meno di accorgersi, durante il racconto detto o sentito, di ritrovarsi improvvisamente immersi nelle pagine di un libro.

Ecco è successo questo, in una notte di inizio dicembre’17, mi sono ritrovato con la famiglia a pagina 85 di un libro di fiabe e racconti fantastici.

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Dopo trecentosessantacinque giorni di attesa un giorno di gioia, ma di quelli da raccontare per le coincidenze che si sono verificate: una su tutte, la neve. Chiamata a più riprese, assente negli ultimi tempi, merce rara forse peggio……beccata proprio in pieno nel posto in cui un anno prima era partita la prenotazione. Chi l’avrebbe detto? Nell’unico punto in cui è passata la perturbazione.

Posto particolare che lo diventa ancor di più nella circostanza; fuori dal mondo, ma anche a portata di mano, lontano ma non troppo; situato dietro il paesino al di sopra del quale due piccole case sull’albero aiutano i visitatori a trascorrere una notte che in alcuni casi diventa un incanto. Notte che va prenotata con largo anticipo, perché va a ruba.

Si arriva in macchina a cinque minuti dalla meta, ci si trova davanti ad un bosco all’interno del quale sorgono queste due piccolissime abitazioni, sospese come se volassero tra i rami del bosco. Non ci sono armadi e ci devi andare con l’essenziale. Poi ti accorgi che basta. Tutto in miniatura tranne l’emozione, ma una grande vetrata che ti permette di contare le pecore di notte nel bosco, nel caso in cui non prendi sonno. Impossibile e infatti non ci sono pecore.

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Tanto stupore per nulla? Forse abitiamo in una regione sbagliata, bella ma troppo caotica; basta uscire, anche solo mangiare in tre e spendere poco e domandarsi ”dove” c’è qualcosa che non va: da noi o da loro……

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Vi si arriva a piedi passando per un piccolo sentiero di gnomi e luci, si entra per depositare i pochi bagagli e quando si esce, sorpresa: neve a manetta e centimetri che arrivano uno dietro l’altro, tutti in fila e tutti che si posizionano come da manuale, in un puzzle che poi si mostra nella sua bellezza.

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Si dorme beatamente, ma si viene anche improvvisamente svegliati dai botti che la neve di notte, cadendo sul tetto di legno, provoca e che ti echeggiano nei timpani.

Al mattino i centimetri sono più di trenta, anzi trentacinque quando esci dal bosco dove non ci sono protezioni di nessun genere; poi vai a cercare l’auto ormai sommersa: uno spettacolino senza biglietto.

Ti sposti nell’angolo colazione ed anche qui sei immerso in un paesaggio diverso da quello cui siamo abituati. Bellissima esperienza.

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L’ultima parte è costituita da un gioco: “Cerca la tua auto” e se la ritrovi puoi tornare a casa, non facilmente visto che sei lontano e devi uscire dal raggio della perturbazione che in questo weekend ha deciso di venire a trovarti. Non si è capito se spostandosi verso al Francia abbia gridato: “Fra un po’ torno e la porto anche da voi”.

Speriamo perché l’è dura…..senza.

A distanza di più di quarant’anni si torna a giocare sugli alberi, prima immancabile meta per chi decide di non avere il kulo di pietra; un passaggio obbligato.

by Patajean®

 

 

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