1978 - 2003 - 25° Anniversario



Saluto del presidente (Carmelo Campaner)


Carmelo Campaner

Stiamo vivendo dunque il nostro venticinquesimo compleanno!
E vogliamo festeggiare l' avvenimento con gioia.
Il venticinquesimo anno di vita non può passare in silenzio, così il programma è stato predisposto affinche tutti gli amici, allievi ed ex allievi, possano festeggiare la ricorrenza con i soci della Valle del Seveso. Mi hanno lasciato la gradita incombenza di presentare questa pubblicazione, pensata proprio come segno del quarto di secolo di vita, che io vorrei diversa dalla solita cronistoria commemorativa.
Siamo certamente legati all' operato dei soci fondatori, ma è nell'impegno per il futuro e per i giovani foto che sentiamo di dare un forte significato alla nostra attività.
Commemorazione non significa soltanto ripercorrere con il pensiero gli eventi che sono maturati nel tempo, per noi significa anche rinnovarci nell'entusiasmo e nella ricerca di nuovi stimoli.
Dall'esperienza e dal lavoro di chi ci ha preceduto nasce l'impegno delle generazioni adulte verso i giovani, aumenta il desiderio di organizzare l'attività della scuola a renderli partecipi e in numero sempre maggiore, dei doni fisici, culturali e morali che la montagna elargisce. Detto questo, mi sia concesso di ricordare coloro che hanno intensamente voluto questa iniziativa (che è stato il primo esempio di aggregazione tra le sezioni del Club Alpino Italiano): i presidenti che mi hanno preceduto e i commissari che in tutti questi anni hanno fornito il loro prezioso contributo.
Un ringraziamento sentito e un augurio di buon lavoro a tutti gli istruttori che, con molta umiltà, fanno si che la Scuola di alpinismo e scialpinismo "Valle del Seveso" continui a essere il fiore all'occhiello delle sezioni che ne fanno parte.
E mi sia consentito un pensiero particolare verso coloro che hanno perso la vita dopo aver condiviso l'amore per la montagna e per l'associazione: sono sempre vivi nel nostro cuore.


Saluto del presidente generale (Gabriele Bianchi)


Gabriele Bianchi

...così mi è stato chiesto. Ma non può essere assimilato a uno dei tanti saluti che la splendida e articolata realtà del Club alpino italiano frequentemente pretende e merita. È un saluto che coinvolge anche la sfera di un prezioso e intimo vissuto personale. Molte, tra le ore più belle della mia vita, sono quelle trascorse in questo particolare contesto associativo: la "Valle del Seveso". E molte sono pure le persone che, incontrandomi anche a distanza di anni, ricordano l' esperienza insieme percorsa nella scuola intersezionale, con immutato entusiasmo.
Credo che la prima chiave di lettura di tante indelebili emozioni risieda nell' affascinante atmosfera creata dallo "stupore" per l' alpinismo e per l' ambiente in cui l' alpinismo si realizza. Lo stupore che si manifesta cominciando a frequentare una dimensione verticale, così diversa e così lontana da una ordinaria quotidianità normalmente appiattita.
Il senso di una straordinaria libertà e vitalità. Lo stupore che ti coinvolge salendo con gli sci e le pelli di foca, itinerari così distanti - dal clima e dalla freneticità - dei comprensori sciistici, conoscendo la dimensione dei grandi spazi immacolati.
È anche lo stupore che ciascuno di noi ha cominciato ad avvertire quando, grazie alla capacità dei nostri istruttori, nel trasferire conoscenze, tecniche, esperienze, non disgiunte dal rispetto e l' amore per il mondo delle terre alte, ci ha permesso di addentrarci in nuovi orizzonti: attraenti e sconosciuti, a volte impegnativi e difficili, non scevri da pericoli. Ha un senso compiuto oltrepassare tali orizzonti solo quando il desiderio di sperimentare una profonda vitalità si accompagna a una personale e graduale preparazione e a quella ancor più necessaria integrazione con l' ambiente, con quella "animalità istintiva", da cui scaturisce l' unica cultura in grado di salvaguardare non solo la qualità della vita ma la vita stessa.
C'è uno stupore ancora più grande, quello che rischia di invischiarci per sempre.
È quello che le montagne riservano a chi è in grado di avvicinarle con attenzione non superficiale.
Lo stupore che trasmettono attraverso il senso del bello, non quello artificiale o artificioso, ma quel bello universale che la nostra sensibilità riconosce istintivamente. È uno stupore singolare che non svanisce con il passare degli anni, al contrario: si ripete, si rinnova, diventa ancora più coinvolgente. Succede. Succede quando la montagna non è più solo un terreno per attività ludiche o solo una grande palestra a cielo aperto. Succede quando risalendo boschi di latifoglie o di conifere, ripidi erbosi pendii o lingue glaciali per affrontare poi lisce piodesse o spigoli affilati siamo in grado di riconoscerla per quello che veramente è.
La montagna che non è quella solo degli alpinisti o solo dei montanari ma quella montagna che è cultura in sé: libro aperto dell' evoluzione geomorfologica e di conseguenza della nostra storia, luogo per eccellenza della biodiversità e di fragili irrinunciabili equilibri, elemento essenziale per la determinazione del microclima, e - mai così evidente come in questi tempi - grande madre delle acque della qualità dell' acqua stessa.
Per questi stupori ci siamo impegnati e dobbiamo continuare a impegnarci. foto Il nostro ruolo è quello che consegue dall' essere i portatori di una grande tradizione che viene da lontano e che deve continuare.
Dobbiamo incoraggiare l' esplorazione, l' avventura, la frequentazione dei monti attraverso la promozione delle conoscenze, della tecnica, della ricerca, dello studio ma anche della letteratura e dell' arte.
Dobbiamo cercare di contagiare chi condivide la nostra passione, trasferendo loro i nostri ideali e di nostri valori: il rispetto reciproco, la solidarietà e l' amicizia.
Oggi, anche a nome di tutto il Club alpino, posso convintamente dirvi grazie. Grazie alle nostre sezioni, ai loro dirigenti, alla commissione intersezionale, agli istruttori e a tutti coloro che dalla fondazione a oggi hanno mantenuto un preciso azimut di rotta e pur nel frastuono di grandi mutamenti non hanno perso l' orientamento verso la nostra stella polare: la centralità della montagna.
Excelsior!


Valle del Seveso: 25 anni di vita


Achille Quarello

Il primo corso organizzato dalla Scuola intersezionale "Valle del Seveso" si tenne nella primavera del 1978: da allora si contano le candeline che segnano l'età di questa straordinaria esperienza organizzativa e didattica. Quest'anno la scuola compie dunque venticinque anni: un bel traguardo davvero! Vale allora la pena di ripercorrerne la storia, soffermandosi con particolare attenzione sui suoi primi passi, quelli in cui si sono "gettati i semi" dai quali è germogliata una pianta tanto viva e robusta.
L'idea di dar vita a un consorzio tra sezioni del Cai della Brianza (o di una parte di essa) ha un precedente storico che merita di essere ricordato. Lo hanno "scoperto" gli amici della sezione di Seveso, che ne diedero notizia nel 1995, sul fascicolo pubblicato in occasione del cinquantesimo della loro fondazione.
Siamo così venuti a sapere che nell'ormai lontano 1947 si ebbe il primo esempio di un Consorzio tra sezioni brianzole del Cai, alcune delle quali, trent'anni dopo, si ritroveranno nuovamente unite nell'esperienza della Scuola intersezionale "Valle del Seveso".
Il Consorzio del 1947 nacque dalla volontà di superare l'isolamento organizzativo e informativo delle diverse piccole sezioni, unendo le forze in vista di più impegnative realizzazioni. Il Consorzio si dotò anche di un bollettino, di cui riproduciamo in queste pagine la copertina del primo numero (il documento è tratto dal fascicolo per il cinquantesimo di fondazione del Cai di Seveso). Purtroppo l'esperienza di allora si esaurì nel giro di qualche anno; tuttavia il problema cui cercava di rispondere non poteva non tornare a farsi sentire: sarà proprio la volontà di uscire dai limiti della propria iniziativa sezionale che porterà alla nascita della "Valle del Seveso" alla fine degli anni Settanta.
Per ricostruire il clima e gli avvenimenti di quei giorni non c'è niente di meglio che rifarsi alle parole di Gabriele Bianchi, oggi presidente generale del Cai, allora presidente della sezione di Bovisio e fervente promotore dell'iniziativa. Nel 1988, in occasione del decimo anniversario della scuola, egli ricordava così l'esperienza di quegli anni fondamentali: Qualsiasi iniziativa che gli uomini intendono intraprendere necessita di un clima ideale in cui essere proposta, di un terreno fertile dove affondare saldamente le radici e delle cure più attente per crescere con armoniosa continuità.
... Il clima: 17 aprile 1977 - Convegno delle sezioni lombarde del Cai a Mandello del Lario. E' tutto veramente ideale: una tersa giornata di primavera dove l'aria è ancora frizzante, le acque quasi immobili sul lago, sovrastate dall'imponente mole delle Grigne imbiancate di neve e, all'interno del centro velico che ci ospita, un'atmosfera carica di entusiasmo anche per la presenza del presidente generale del Cai, senatore Giovanni Spagnolli, e di Riccardo Cassin, uomo dall'indiscusso carisma.
"Il tempo in cui potevano considerarci una libera associazione di amanti della montagna è ben lontano: la massa degli iscritti, il crescente interessamento dei giovani, la sicura opera educativa che possiamo svolgere, le precise incombenze che lo Stato ci ha affidato danno al Club Alpino Italiano una nuova fisionomia e una nuova dimensione.
In questa nuova dimensione non c'è posto per chi intende le cariche sociali come un onore o come una gloria gratuita. Avanti ai volonterosi e ai capaci, usciamo dal nostro splendido isolamento per cooperare, facciamo conoscere anche all'esterno il Club Alpino Italiano nella sua realtà di lavoro, mettiamo al servizio della comunità la nostra esperienza e capacità organizzativa".
Gli stimolanti inviti del presidente generale vengono ripresi, durante i lavori, da Gianni Lenti, presidente della Commissione nazionale scuole di sci-alpinismo, che sprona i delegati lombardi a una maggior collaborazione tra loro per superare gli inevitabili ostacoli che s'incontrano quando, nell'organizzare scuole e corsi, ci si limita alle sole forze di piccole sezioni per difendere la bandiera ormai anacronistica di un campanilismo che non ha più senso. L'idea è lanciata, è attraente e merita di cimentarsi nel tentativo di concretizzare una struttura intersezionale che possa seriamente operare, come i tempi ormai impongono.
... Il terreno: 11 novembre 1977 - La sezione di Bovisio Masciago propone l'iniziativa a un gruppo di sezioni situate al nord di Milano. Durante la riunione emerge all'unisono il problema di fondo: non è più sufficiente svolgere un'opera di proselitismo, fine a se stessa, per aggregare nuovi soci, ma soprattutto per contrastare il crescente numero di incidenti in montagna, s'impone la necessità di favorire un avvicinamento guidato da un organismo che possa garantire una reale e concreta opera di prevenzione e di seria conoscenza del particolare ambiente alpino.
Il terreno è certamente fertile anche se le difficoltà non sono da sottovalutare: per una scuola che non debba restare tale solo nel nome serve un organico di istruttori ben preparato, una disponibilità continua nel tempo, adeguati mezzi tecnici e conseguenti risorse finanziarie. Problemi che ogni singola sezione non può ritenere di risolvere sempre e comunque per un lungo arco di tempo. L'obiettivo è certamente rilevante e nonostante qualche scetticismo prevale la decisione consigliata dalla saggezza degli anziani e dall'entusiasmo dei giovani: tentar non nuoce.
Si comincia a dissodare il terreno, l'inverno del '78 vede un ciclo di serate promozionali realizzate in diverse sezioni con il risultato di poter organizzare il primo corso intersezionale di sci-alpinismo, durante la stessa primavera.
All'esperienza aderiscono cinque sezioni e una sottosezione del Cai: sull'onda della positiva esperienza si ritiene non solo di continuare l'attività nell'anno successivo ma anche di costituire un regolare organo tecnico intersezionale cui affidare il funzionamento delle attività e la gestione tecnica e amministrativa delle stesse. Il 1979 vede così realizzati il secondo corso di sci-alpinismo, il primo corso di alpinismo e la foto costituzione ufficiale della "Commissione intersezionale scuole alpinismo e sci-alpinismo Valle del Seveso".
Due componenti per ogni sezione garantiranno i collegamenti necessari, svolgendo contemporaneamente la funzione di "organo di governo" di tutte le attività. E' un anno veramente febbrile durante il quale si provvede non solo all'attuazione di programmi pratici ma, durante le dieci riunioni di commissione, si perviene all'approvazione di un regolamento redatto al solo scopo di garantire il miglior funzionamento delle scuole e dei rapporti tra le sezioni che vi aderiscono.
Una data: 3 maggio 1979. I presidenti delle sezioni e il reggente di una sottosezione firmano congiuntamente l'atto costitutivo: Umberto Legnani per Barlassina, Gabriele Bianchi per Bovisio Masciago, Ernesto Busnelli per Cabiate, Antonio Colleoni per Desio, Renzo Ferrario per Paderno Dugnano, Guido Sala (in rappresentanza del presidente Giuseppe Meroni) per Seveso, Walter Erbini per Bresso. L'iniziativa è accolta con entusiasmo anche dalle commissioni nazionali che controllano l'attività delle scuole e il Consiglio centrale del Club Alpino Italiano ratifica il "regolamento" durante la propria riunione del 6 ottobre 1979. Il terreno è veramente fertile e l'humus indispensabile è fornito da quella caratteristica forza, più forte di qualsiasi capacità tecnica e disponibilità finanziaria, la vera e più determinante forza dalla quale ancora oggi scaturiscono le continue iniziative: la capacità di aggregarsi attorno ai nostri ideali superando qualsiasi personalismo in un clima di sincera amicizia. Se qualcuno ritiene che si sia fatta "retorica", ben venga altra retorica che possa garantire i successivi risultati. Nel 1981 aderiscono le sezioni di Lissone e Montevecchia (presidenti Dario Schiantarelli e Luigi Brivio), nel 1984 la sezione di Sesto San Giovanni (presidente Ercole Gervasoni) e nel 1987 la sezione di Rho (presidente Achille Borella).
Nel 1995 la sezione di Rho si ritira dalla Scuola, ma verrà sostituita da quella di Cesano Maderno, presieduta da Orianno Bini. Negli anni successivi però anche Lissone si ritira (1998) e la stessa decisione verrà presa dalla sezione di Cesano Maderno (2000), nonostante fosse da poco entrata nel consorzio. Anche Bresso, una delle sezioni fondatrici, aveva nel frattempo gettato la spugna. Attualmente la Scuola intersezionale è dunque composta da otto sezioni: Barlassina, Bovisio Masciago, Cabiate, Desio, Montevecchia, Paderno Dugnano, Sesto San Giovanni, Seveso. Sei fanno parte dell'associazione sin dalle origini, due (Montevecchia e Sesto) vi erano entrate agli inizi degli anni Ottanta: il gruppo è quindi saldamente collaudato da almeno vent'anni di lavoro collettivo e questo, tenendo conto di come spesso sia difficile impegnarsi in un progetto che superi i limiti delle attività della propria sezione, è la testimonianza più efficace del valore di questa iniziativa. Tornando alle parole di Gabriele Bianchi, dobbiamo ancora parlare delle "cure" che hanno permesso la crescita della "Valle del Seveso". Troppo numerosi gli amici che si sono dedicati al progetto iniziale, per poterli ricordare tutti. Dai consiglieri sezionali ai componenti di commissione, dai direttori di scuole e corsi agli istruttori, da quanti anche sporadicamente hanno contribuito al costante evolversi delle nostre iniziative, da tutti sono certamente scaturite le "cure" indispensabili al conseguimento del traguardo dei nostri primi venticinque anni. Un discorso particolare deve però essere fatto per gli istruttori, che in una scuola sono necessariamente le figure centrali. Si tratta dei quadri operativi che, con differenti qualifiche, contribuiscono al regolare svolgimento delle attività programmate. La loro funzione è quella di assicurare l'uniformità di insegnamento in ogni sede, secondo i criteri impartiti dalla Commissione nazionale scuole alpinismo e sci-alpinismo, riportando contemporaneamente alla stessa le idee ed esperienze raccolte.
La loro attività a favore delle scuole viene svolta gratuitamente, salvo il parziale rimborso delle spese vive sostenute. Operano attualmente con distinte qualifiche di cui due (istruttori nazionali e istruttori) sono conferite dal presidente generale del Cai dopo appositi corsi, e una (aiuto-istruttori) viene assegnata dalla Commissione "Valle del Seveso". Sono, ovviamente, i "pilastri portanti" di tutte le attività organizzate e i risultati positivi ottenuti dalla Commissione intersezionale dipendono soprattutto dal loro spirito di volontariato, disponibilità e impegno sempre crescente, anche nella fase di preparazione del personale, con il solo scopo di garantire una professionalità adeguata ai tempi e la maggior sicurezza possibile per tutti gli allievi loro affidati.
Da questo punto di vista vale senz'altro la pena di ricordare l'evoluzione dell'organico della Scuola; nel 1978 c'erano un solo istruttore nazionale di sci-alpinismo e quindici aiuto-istruttori delle due aree; oggi la Scuola può contare su tre istruttori nazionali di alpinismo, due istruttori nazionali di sci-alpinismo, sei istruttori di alpinismo, quattro istruttori di sci-alpinismo, ventuno aiuto-istruttori delle due aree. Si tratta di un "corpo docente" numeroso e qualificato, costantemente aggiornato attraverso appositi incontri tecnici, sia teorici che pratici, finalizzati ad adeguare l'insegnamento della scuola all'evoluzione delle tecniche e delle conoscenze, così come vengono rielaborate dalla Commissione nazionale del Cai. Molti di questi istruttori e aiuto-istruttori provengono dalle file degli allievi dei corsi che la scuola organizza e anche questo è un segno della vitalità della vitalità dell'associazione (in totale, gli istruttori che hanno operato nell'ambito della scuola sono stati 105). foto
L'offerta formativa della scuola ha ovviamente conosciuto, nel corso del tempo, un'evoluzione. All'inizio la Scuola di scialpinismo proponeva annualmente un solo tipo di corso, dal 1984 si è passati a una proposta articolata in due momenti: un anno il corso di introduzione, l'anno dopo quello avanzato per permettere agli allievi che lo volessero, di raggiungere una più elevata preparazione sciistica e alpinistica. La Scuola di alpinismo ha proposto, fino al 1998, un corso residenziale di roccia in Dolomiti che si alternava annualmente a un corso residenziale di perfezionamento e ghiaccio nel gruppo del Monte Bianco; contemporaneamente, dal 1985, era proposto un corso di introduzione all'alpinismo che si svolgeva nei fine settimana tra la primavera e l'inizio dell'estate. Oggi, in conformità con le indicazioni della Commissione nazionale, la proposta si articola in due corsi di alpinismo, base e avanzato, che si alternano annualmente e si tengono tra la primavera e l'estate. Fino ad oggi questi corsi hanno coinvolto ben 1.043allievi (354 nei corsi di sci-alpinismo e 689 in quelli di alpinismo), tutti soci del Cai provenienti dalle diverse sezioni che si raccolgono sotto lo stemma della Scuola (o da altre sezioni della zona).
Oggi la "Valle del Seveso" è dunque una realtà solida e ben organizzata, capace di sviluppare una proposta didattica ed educativa forte e valida, ma anche di proporre, in spirito di amicizia, un'esperienza culturale di contatto entusiasta e insieme consapevole con lo straordinario ambiente delle montagne, secondo quello che, sin dalle sue origini, è l'intento fondamentale del Club Alpino Italiano. L'aver ripercorso in queste pagine la "storia" di questi anni non deve risolversi in una semplice "rievocazione" e, come ha scritto ancora Gabriele Bianchi nel 1996, può avere un senso compiuto solo se accomunato alle riflessioni che riguardano il nostro futuro, per poter trarre nuovi stimoli, per poter riconfermare una rinnovata disponibilità, per poter accrescere le nostre capacità da mettere a disposizione degli altri ma soprattutto per mantenere intatto l'inestimabile patrimonio che ci ha consentito di tagliare il traguardo dei nostri primi venticinque anni.


Sono ancora con noi...
... sono solo andati avanti


Gabriele Bianchi
(Presidente generale)

Foto Luigi CattaneoLuigi Cattaneo
Istruttore nazionale di alpinismo Un padre - un fratello maggiore - un compagno entusiasta.
Da lui abbiamo ricevuto l'indimenticabile modello di riferimento per lo spirito di servizio, l'irrinunciabile serietà dell'impegno didattico e formativo ma soprattutto l'umanità che caratterizza l'essenziale rapporto interpersonale.
Foto Davide GuidiDavide Guidi
Accompagnatore nazionale di alpinismo giovanile e aiuto istruttore di alpinismo e scialpinismo. Uno di noi. Un serio e goliarda compagno di tante meravigliose avventure. Indimenticabile amico.
Libero Acomonti Componente commissione intersezionale Valle del Seveso (Sezione Paderno Dugnano). Portatore dello spirito informatore delle nostre iniziative. Encomiabile cerniera spirituale e operativa tra la cooperazione intersezionale e la propria sezione. Chiaro esempio del modo "di essere"... e non "dell'apparire"

Il futuro degli ultimi vent'anni


Beppe Brivio

Quando ho conseguito il diploma credevo di aver chiuso con il mondo della scuola e invece ne ho iniziata un'altra, magari più faticosa, ma ugualmente in grado di regalarti forti emozioni.
E' quanto mi viene in mente immaginando i miei venti anni nella Valle del Seveso, trascorsi a trasmettere un'unica passione che fortunatamente "arde" ancora senza che la si veda e... perchè no, a compiere salite importanti con gli amici "di sempre". Foto E' una vita parallela a quella di tutti i giorni, ma altrettanto gratificante: tra serate in sede, lezioni teoriche, aggiornamenti sulle diverse manovre e week-end di salite, venti anni diventano come il lunedì mattina: subito a pensare a cosa farai nei prossimi venti!
La noia in un simile ambiente non ha tempo di inserirsi perchè ci sono gli impegni comuni della sede di appartenenza, le commissioni, la frequentazione dei corsi e un decennio impegnato nella loro direzione: queste esperienze mi hanno fatto vivere a 360 gradi la montagna e il suo mondo, conoscendone gli aspetti senz'altro più esaltanti.
E se qualcuno tanti anni fa non mi avesse spronato e messo a conoscenza di tutto ciò, credo proprio che mi sarei perso una grande occasione. E siccome con il senno di poi è più facile... beh, lo dico a gran voce.
Foto
Dopo la partecipazione ai corsi della Valle e ancor più a quello di I.A. e di I.N.A. ho scoperto quanto potevo dare, ma soprattutto ricevere da chi si inseriva per la prima volta. Chi può dimenticare le serate in rifugio, le partenze all'alba - sì proprio quelle che nessuno ti obbliga a fare! - con la preoccupazione a tracolla nello zaino, le persone che in tanti anni si sono legate alla mia corda, le pacche sulle spalle e soprattutto il movimento degli occhi all'uscita delle vie. O ancora l'amicizia dei ragazzi che, con la grande chance di partecipare ai corsi in qualità di "giovani istruttori", crescono fino a "rubarti il posto".
E' un mondo che rifiorisce nella tua testa ogni sabato e domenica, ma lo spazio reale utilizzato è ben maggiore.
Voglio approfittare di questa occasione del venticinquesimo anniversario della Scuola per ringraziare tutto l'organico istruttori (più di cento persone passate durante tutto questo periodo!) della Valle che, con la sua organizzazione, ha permesso a molti di vivere giornate indimenticabili e a tanti ha trasmesso questa gran passione. Lo vedi quando li incontri, perchè te lo ricordano e proprio per questo sembrano esserti ancora più grati. Il mio monito ora non può essere che di continuare su un binario direi già ben collaudato: il futuro saremo sicuramente qui a raccontarlo fra altri venticinque anni in modi ed episodi diversi, ma senza dubbio con lo stesso identico entusiasmo.
Vorrei solo ricordare in poche righe alcuni attimi irripetibili, affinchè la mia storia possa diventare lo stimolo per tutti quelli che sono a un passo dal voler cominciare.
E come disse a me e ad altri ragazzi la rifugista del Rifugio Gonella alle 2,00 del 5 agosto di tanti anni fa: "Ragazzi... ora tocca a voi!".


Scialpinismo


Carmelo Campaner

Basta con lo sci alpino! Basta con gli impianti di risalita! Basta con le lunghe code stressanti, per provare pochi minuti di ebbrezza nelle veloci discese!
Proviamo a pensare allo scialpinismo.
E' sì fatica dura per risalire, ma ci dà l'emozione della conquista sudata, della meta conquistata. Ci porta dal caos e dal rumore della pianura al silenzio della cima raggiunta, attraverso boschi silenziosi, ammantati di neve, dove ancora possiamo sentire gli uccelli cantare, vedere gli scoiattoli saltare sui rami, o il capriolo brucare la stenta erba invernale. Foto E poi l'ebbrezza della rapida discesa su neve intatta, dove gli sci lasciano tracce sinuose, dove il sole e la tonificante aria dell'alta quota ci fanno sentire immersi nella natura che troppo spesso non sappiamo rispettare.
E' un ritorno alle origini, quando lo sci era mezzo di comunicazione fra villaggi montani, sperduti e sepolti dalla neve immacolata.
E' scuola di vita. Ci porta a pensare e a ragionare per trovare la via giusta, la meno rischiosa: ci porta a valutare pericoli e rischi, ci obbliga a impegnarci a fondo per superarli.
"Per chi sa già sciare si apre la forma più bella ed entusiasmante dello sci: quella delle ascensioni invernali con gli sci e delle lunghe discese nella neve intatta. Ma anche questa forma di alpinismo richiede un'accurata preparazione tecnica e teorica, che potrete acquistare frequentando le scuole e i corsi di sci alpinismo del Cai. Dopo di che la montagna invernale vi apparirà in una veste completamente nuova che non conoscevate affatto quando vi affannavate per le piste battute tra una folla spesso ignara delle bellezze che aveva attorno a sè. E le belle salite, le lunghe traversate, le inebrianti discese, vi conquisteranno presto alla passione dello sci alpinismo". (Tratto da un opuscolo edito dalla Commissione centrale delle Pubblicazione del Club Alpino Italiano, 15 novembre 1972).


Valle del Seveso, qualche ricordo


Achille Quarello

Primo ricordo. Ho frequentato il corso di scialpinismo, come allievo, nel 1982, lo stesso anno in cui mi sono sposato. Durante la settimana, dopo il lavoro, mi procuravo i primi mal di schiena sistemando la casa, alla domenica "mi rilassavo" trascinando uno zaino pesantissimo dietro i nostri impavidi istruttori (all'allievo toccava regolarmente, e probabilmente tocca ancora, la corda da 50 metri, oppure la famigerata barella, e comunque sempre qualche parte "non leggera" dell'attrezzatura comune). Sciavo come un cane (poi sono migliorato), ma allora ciò che mi sembrava importante era arrivare su una cima in inverno, con la neve, ma senza sfondare. Forse non ero l'unico a pensarla così: facevamo scialpinismo, ma pensavamo più all'alpinismo che allo sci e la bellezza della discesa non era il fine principale. Poi ho capito qualcosa di più e mi son messo d'impegno, guadagnandoci anche nel divertimento.
Dei nostri istruttori, i primi della Scuola intersezionale di scialpinismo, ricordo soprattutto lo spirito di gruppo, l'amicizia che li legava, e la vena goliardica che spesso manifestavano. Lo scherzo della fotografia non mancava mai: allievi schierati davanti alla macchina da presa, spalla contro spalla, istruttori piazzati nei punti strategici; al momento dello scatto un colpo al primo della fila provocava la caduta generale, le risate degli istruttori e le imprecazioni dei malcapitati, che avevano anche il loro bel da fare a districarsi nell'intreccio di sci e bastoncini che finiva per prodursi.
Quell'anno il corso era iniziato a gennaio, in una domenica uggiosa, sotto una nevicata pressochè continua, sui sassi alla base del Corno del Nibbio ai Resinelli. Argomento della lezione: tecnica di roccia. Per me non fu una gran giornata: sarà stato il tempo, sarà stato il freddo, saranno stati i "rigidoni" al posto delle scarpette, sarò stato io, ma mentre affrontavo la prova di "tecnica individuale" mi sono miseramente imbranato sotto gli occhi di tutti quanti, suscitando parecchi impietosi commenti. Quattro mesi dopo, a metà aprile, una bellissima due giorni in Val Vannino chiudeva quell'esperienza. La salita alla Punta d'Arbola si svolse sotto un cielo intensamente azzurro e la discesa, lunghissima (quasi duemila metri di dislivello fino alle macchine), ci regalò una splendida sciata su neve sempre bella e scorrevole. Mi restò dentro una gran voglia di salire e scendere le montagne con gli sci ai piedi; ma ho anche trovato degli amici coi quali, per diversi anni, sono tornato a frequentare le montagne nella magica veste invernale.
Secondo ricordo. Qualche anno più tardi, nel 1986, sono entrato nella scuola come aiuto-istruttore (ci sono rimasto fino all'inizio del 1994). Anche se, per la verità, non sempre sono stato d'accordo su tutto quello che facevamo o su come lo facevamo, devo dire che quegli anni sono stati molto belli. L'insegnamento nelle scuole del Cai tendeva a farsi più approfondito anche dal punto di vista teorico: preparare una lezione sulla meteorologia in montagna o sulla formazione delle valanghe non era cosa da poco, ma in qualche modo entusiasmava e ci si impegnava con passione. "Tenere una lezione" era per me una cosa normale (sono insegnante), ma in quel clima era comunque un'esperienza particolare, perchè non c'era solo da trasmettere delle nozioni teoriche, ma anche, specialmente in quelle pratiche, la propria esperienza e a persone che condividevano la tua stessa passione per la montagna e l'alpinismo.
Anche gli aggiornamenti tecnici sono stati dei momenti importanti. Ricordo soprattutto uno dei primi, quando ci radunammo tutti foto quanti (istruttori e aiuto- istruttori di alpinismo e sci-alpinismo) al Rifugio Elisabetta nel gruppo del Monte Bianco: per due giorni fummo impegnati su e giù per i seracchi del vicino ghiacciaio, provando e riprovando le tutte le manovre di sicurezza, di assicurazione e di autosoccorso della cordata. Fu un momento davvero intenso, perchè lavorammo sodo e proficuamente, ma soprattutto perchè incominciammo ad amalgamare i due gruppi, a conoscerci meglio, a creare tra noi un clima più solidale. Non posso non dimenticare poi gli aggiornamenti specifici della scuola di sci-alpinismo, quelli di discesa fuori pista. Si "lavorava" molto, ma ci si divertiva anche tantissimo (se la neve non faceva disperare come quella volta nei boschi di La Thuile). Ricordo soprattutto l'aggiornamento di Madesimo: la neve era abbondante ed eccezionale e la guida ci trascinò giù lungo canali sempre più ripidi e impegnativi (all'inizio di uno dei più belli c'era persino un saltino roccioso, piccolo, se vogliamo, ma sufficientemente emozionante). Forse, qualcuno lo fece notare, quegli aggiornamenti erano un po' troppo divertenti, ma imparammo tantissimo e questo penso sia stato importante per poi svolgere in sicurezza ed efficacia la nostra azione di istruttori e aiuto-istruttori.
Nel rievocare il clima di quegli anni non posso non parlare delle grandi discussioni che talvolta hanno animato le serate in rifugio durante le uscite del corso nei fine settimana, davanti agli allievi forse un po' allibiti di fronte a tanto accanimento su questioni incredibilmente astruse. Chi non ricorda la "furibonda lite" che oppose, eravamo al rifugio Pizzini sotto il Cevedale, coloro che sostenevano che con gli alzatacchi si sale con meno fatica e coloro che affermavano il contrario? Urlavamo come matti. Ma il vertice si toccò qualche anno dopo, alla Britanniahütte, sopra Sass Fee, forse complice il maltempo. Allora l'argomento fu questo: se a una borraccia di forma squadrata do una forma cilindrica (si può fare, qualcuno ci aveva provato) essa conterrà più liquido? Si tirarono fuori tutti i possibili argomenti, scientifici o spacciati per tali, e per almeno un'ora si andò avanti a discutere con una passione degna di cause decisamente migliori. Tutti rimasero sulle proprie idee; il giorno dopo il maltempo ci costrinse a un rientro anticipato, ma nelle settimane seguenti l'argomento tornò a galla ancora qualche volta.
Terzo ricordo. Sono stato anche presidente della Commissione intersezionale che "dirige" la scuola. E' stata una breve esperienza; alla fine del 1988, Gabriele Bianchi, "storico" presidente e grande animatore della scuola, lasciava l'incarico per assumere quello di segretario generale del Cai; io ero il suo "vice" e così mi sono trovato a coprire il ruolo di presidente per il biennio1989-1990. Accettai forse più per "spirito di servizio" che per "vocazione", ma credo di aver dato un contributo serio e onesto alla vita della Scuola. Quello che più mi piace sottolineare è lo spirito di collaborazione che animava e anima la Commissione: lavorare insieme, provenendo da sezioni diverse, non è facile e riuscire a farlo con la continuità, la costanza e la durata di questa esperienza è davvero qualcosa di notevole. Quando si crede veramente in un'impresa, si trovano le motivazioni per superare le difficoltà, i momenti di stanchezza, le fasi di passaggio. Venticinque anni sono un traguardo straordinario e l'averlo tagliato è, nello stesso tempo, un grande merito di tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione dell'impresa e un auspicio formidabile per il cammino che ancora si vuole percorrere insieme.


Sabato 22 giugno 2002: una via con... Niedermann


Gianluca Como

Niedermann,... che ometto!!! L'abbiamo incontrato sabato 22 giugno 2002 che vagava in Bregaglia, forse senza meta, forse invece portando in giro i suoi annetti con una meta ben precisa. Fatto sta che gli abbiamo chiesto se ci accompagnava all'attacco della sua via in Albigna, al Pizzo Val della Neve; se non altro ci avrebbe raccontato qualche aneddoto, visto che noi abbiamo già ripetuto alcune sue vie e letto le varie relazioni fino a consumarne le pagine; quasi quasi al posto delle stelle alpine nei libri mettiamo le sue relazioni. Una via sognata da tempo, letta e riletta fino a sciupare in modo definitivo la pagina che mostra lo schizzo di salita, nonchè le principali annotazioni; una parete che ormai conosciamo a memoria e che guardiamo con estasiata bramosia ogni volta che passiamo sotto la funivia poco prima del Pranzaira; ogni volta che passiamo alziamo il crapone quasi per assicurarci che sia sempre lì e per emozionarci ogni volta, come se fossimo ad aspettare che la sua conformazione cambiasse per ributtarci dentro in qualche nuova avventura. E pensare che a chi la mostriamo non dice nulla: niente di più di un muro verticale, assurdo, tetro... inutile viste le tante cose da fare! Per noi, invece, rappresenta un bel banco di prova... una specie di "lavagna che, da sola, ci dirà se siamo bravi o cattivi".
La stagione anche quest'anno l'abbiamo fatta cominciare presto, con allenamenti vari in tutte le zone possibili ed immaginabili, un po' di scialpinismo e la voglia di spostarsi presto in quota. Come diceva quel famoso filosofo: "Il moto fa bene, ma in moto e' meglio!"... L'importante è partire la mattina, magari in macchina visto che di moto per il momento non ce ne sono, con l'entusiasmo "giusto", poi il resto vien da sè:
- di anni ne perdi da 7 a 8 in poche ore a causa della fatica;
- le rotule le puoi mettere di bellezza sul comodino oppure te le porti al casinò così le lanci ai dadi;
- quando ti vien da piangere... continui a ridere come il più classico dei pistola!!! Tanto sei stanco
E' anche vero però che poi continui a pensarci e ti accorgi che il fine settimana in realtà dura più di 2 giorni e che alle 12.00 del lunedì sei ancora lì... tra il rinco e l'estasi e in questo modo la giornata si fa meno pesante, anche se ogni tanto si sente SBANG e tu subito a chiedere scusa perchèanzichèappoggiare la pratica sul tavolo, hai simulato una picozzata nel cassetto del collega, il quale ti guarda con aria pietosa. I rituali più o meno sono sempre i soliti: al lunedì già si pensa alla meta (prevenire è meglio che curare), al mercoledì una volata al Cai per assicurarsi che i "soci" non abbiano perso la voglia, al venerdì l'ultimo colpo di telefono per vedere se nel frattempo qualche contraccolpo (donne ???) ha frenato la voglia dei medesimi e infine la partenza, con il puzzle che si compone a meraviglia. Già la mattina sentivamo nell'aria qualcosa di magico... quando siamo scesi dalla macchina per una breve colazione a Chiavenna al "solito posto", abbiamo dato il cambio ad altri alpinisti... e quando siamo usciti ne abbiamo visti a loro volta arrivare altri che ci hanno scrutato da capo a piedi; in quelle occasioni non dici nulla ma tutto si dice da solo: "mizzega... guarda quello come è conciato! Con i calzoni che si ritrova fa almeno il 7° a vista. Chissà cosa va a fare"; "osti, mi sa che il caffè lo bevo velocemente... anzi non lo bevo affatto perchèquei quattro mi fregano la via!".
In 4 e 8 siamo alla funivia e qui un episodio degno di nota visto che ci si alza all'alba o peggio, poi però quando si arriva davanti alla meta ti sbattono davanti il Presidente di tutte le Funivie Svizzere che proprio quel giorno era in visita in Albigna e che devono per forza far partire prima di tutti: "Porca Miseriaccia... ma possibile che con tutti i giorni in cui uno può girare ce lo dobbiamo beccare proprio noi". Considerato che è in pensione non poteva venire in settimana? Noi semplicemente gli abbiamo fatto notare che con noi c'era Niedermann... avevamo anche un paio di immaginette, ma loro niente... sono Svizzeri... e non ti cambiano neanche le figurine: una di Niedermann non ne vale neanche mezza del Presidente Funivie Svizzere. Per me loro non hanno capito!!!
Decidiamo di giocarcela ai dadi prima e al "Due" dopo... e in men che non si dica li stracciamo tutti e ci prendiamo la nostra quanto mai sospirata e meritata cabina! D'altra parte a che pro alzarsi alle 5.00 la mattina per venire e farsi fregare così: forse l'educazione non l'- hanno ancora capita e poi noi abbiamo quella sana punta di "Brianzolismo"... non ci facciamo bagnare il naso da nessuno. Giunti in cima il tempo di sparare un paio di quelle cazzate che a 2.300 metri ti fanno sentire come a casa, di controllare se il lago che abbiamo lasciato lo scorso anno si trova ancora allo stesso livello e siamo già sul tratto di sentiero che porta al passo Val della Neve, ossia all'inizio del famoso canale per l'attacco, ca l'è propri brut: infido, ripido di bestia e per di più a nord, ma noi via... e Niedermann come un fringuello, manco per le balle.
Ad un certo punto sentiamo come una forza sulle mascelle, la bocca si apre da sola, piano piano con dolcezza e pronuncia un bel OOOHHH estasiato e piano piano si alza, in un movimento automatico ed incontrollabile, verso una parete immensa: ecco cos'è... è il diedro!!! Il bello del granito è l'incapacità di valutare in prima battuta il senso della misura: appare proprio come un libro aperto... il problema è quando abbiamo fatto la prima mossa per girare la prima pagina: meno male che eravamo in "cinque". Bastano quattro minuti e la carica è tutta in noi: calzato l'imbrago attacchiamo veloci, facciamo due tiri in uno e siamo sulle difficoltà; qui non te lo aspetteresti mai, però potevamo almeno immaginarlo. Quello "sciacallo" di Niedermann vuole farsela in solitaria... e noi come dire di no... ad un mito... ad un ometto... Conoscevamo il tipo, le cose fatte, sapevamo che si sarebbe emozionato, ma non immaginavamo così tanto: le sue lacrime di gioia per questa ripetizione hanno cominciato ad invadere tutta la fessura del diedro, che bagnato fradicio... non ci ha permesso di proseguire oltre, mentre lui... si sempre lui, usciva tra il nostro stupore e l'incazzamento... ci ha salutato dall'alto e ha detto che, non avendo una corda, preferiva uscire "tranquillo", tanto conosceva un paio di vie di fuga! Come dargli torto?
A questo punto noi eravamo praticamente bloccati, come i remagi!!!
Solo che loro hanno avuto la Stella Cometa Foto ad aiutarli... noi, invece,... Pieni di rabbia posizioniamo le membra sulle seggiole delle doppie e giù verso i sassi della base dove progettiamo un'alternativa: ormai sono già le 12.30 e non è facile, ma la passione distrugge tutto... anche il biglietto del ritorno con la funivia. Perchè dobbiamo per forza tornare a casa?... e poi quel canale a ritroso fa proprio pena, col rischio che tutto ci precipiti sulla testa. Non è che possiamo trovare una valida alternativa? "Ma perchèdobbiamo fare i pessimisti!!! Mi sembrate dei Gufi!" Ecco la parolina magica... "ecco la nostra via!"... "La Via dei Gufi!" Uno sviluppo di circa 500 mt con un po' di cresta... dovremmo farcela. Abbiamo appena finito di pronunciare la "A" di farcela che siamo già al 3° tiro. Ormai siamo dentro e che razza di dentro: tiri su tiri, diedri su camini, fessure su placche... insomma proprio come descritto nella relazione... peccato però (come direbbe qualcuno) che i tiri sono stati mischiati ed estratti dal cappello... a caso. Non c'è nulla che corrisponde...! Ma non corrisponde perchèè sbagliata la relazione o perchènon siamo capaci di andare in giro? Bella domanda... comunque capita, non è la prima volta e non sarà nemmeno l'ultima e qualche anno fa ci hanno insegnato ad "uscire" in ogni caso. Non è bello quando sei in mezzo ad una simile parete leggere la relazione e non capire un favo!
Dopo altri 10-13 tiri, mai estremi ma neanche banali eccoci sulla cresta: ci si spalanca davanti un ambientone micidiale fatto di guglie, baratri e tensione... quest'ultima per la nostra via d'uscita. "Dove sarà la discesa?... perchècome sappiamo la via non finisce mai dove noi vogliamo!!! La cima è dove uno la pone ma la discesa NO, è sempre e solo in un punto ben preciso!
Alle 19.00 siamo sull'ultimo sasso che forma la "sciom" felici come quattro bambini piccoli... le mani stanche fanno a gara per raggiungersi e per rinforzare il morale: l'importanza di un suono, una pacca sulla spalla, un sorriso, la solita vecchia emozione, davanti ad un inizio di tramonto fantastico, mentre tutto è perfettamente fermo... tranne l'acqua dei torrenti, con quel rumore perpetuo, ma estremamente elegante e famigliare.
Dopo aver diviso in 4 le ultime 2 gocce di acqua eccoci in cerca della famosa discesa fatta di tracce di sentiero. Purtroppo solo oggi, a distanza di mesi, ci possiamo ricordare quali fantastici colori ci hanno accompagnato in questo momento della nostra salita (discesa?)... purtroppo come diceva sempre quel famoso filosofo "La contemplazione è un lusso, l'azione una necessità" e quindi qualcuno o qualcosa (direi meglio qualcosa!) dovevamo pur perderla!!!
Comunque questo sentiero ha una pendenza del 100% e i gradoni da fare sono almeno di 15 mt ognuno!!! Fate un po' voi.
Non ci restano che 2 soluzioni: o piangere e bivaccare sulla cima con tutta una serie di conseguenze oppure lanciare una bella doppia nel vuoto e portarci direttamente alla base. Questa seconda scelta sembra essere la migliore visto che dopo 10 minuti tutti e 4 i remagi sono sui gandoni con le labbra a baciare terra. Ci giriamo verso valle quasi per ricordarci che la nostra avventura non e' ancora finita ed un secondo dopo... viene giù una scrivania dalla parete vicina, con un boato che ci riempie la schiena di brividi... come al solito ci ricordano che non si deve perdere tempo e che l'occhio in montagna vuole la sua parte e qualcosa in più.
Sono le 20.15, il tempo stringe, la luna è già lì che ride, il buio avanza e noi???
Eh già, noi siamo come i bambini dopo una bravata... l'abbiamo combinata, ne siamo fieri, ma abbiamo lasciato tutto in ordine, come l'abbiamo trovato affinchèqualcun altro possa goderne allo stesso identico modo.
Ci sono varie alternative, ma la più logica è quella di catapultarsi verso valle, la diga prima e la valle poi anche se ormai comincia a fare buio e di frontali ne abbiamo 2, di cui una molto "mini". In circa 20 minuti siamo alla diga, dove svuotiamo i rubinetti... non avanzerà più una goccia d'acqua e poi via verso la discesa... lunga, ma lunga. Si barcolla, si scende a memoria, dopo anni ed anni di camminate fatte con un passo avanti l'altro, ormai conosciamo a memoria questa manovra e meno male che è così.
I piedi cominciano ad urlare, la gola esce dalla sua sede sparando fiammate... insomma è un casino.
Tutto ciò dura fino alle 22.05 quando "freschi come rose" giungiamo alle auto.
La sorpresa non poteva mancare: sul vetro 3 fogli... 3 richieste di divorzio... l'altra arriverà!!! Ma come hanno fatto? Con chi sono venute?
E si che avevamo fatto in modo di non lasciare a casa nessuna macchina!!!? Questa volta siamo proprio fregati!
Per evitare drammi ulteriori chiamiamo casa e tranquillizziamo tutti che nel frattempo si erano già adoperati per avere nostre informazioni. Stanchi marci prendiamo la strada del ritorno... ma,... ma si...ci sono sempre loro... gli Svizzerotti, e questa volta anche gli Italiani fanno la loro parte.
In dogana l'ultimo episodio degno di nota: il classico controllo delle 22.40: necessario, indispensabile, assolutamente lecito e rapido. Naturalmente noi ligi al dovere "scendiamo tutto dalla macchina", "usciamo i documenti" (e pensare che sudavamo anche dalle foto della carta d'identità!!!). Loro, invece, a controllare tutto anche sotto i sedili, negli zaini, negli scarponi... noi subito a rassicurarli dicendo che l'unica cosa da dichiarare era la stanchezza. Avevamo paura perchèuna volta un nostro amico alla domanda "Qualcosa da dichiarare?" ha risposto "Acqua Svizzera" con una serie di conseguenza che si possono ben immaginare.
Ad ogni modo quello che cercavano di certo non l'avevamo noi. Abbiamo saputo dopo che, durante il ns controllo, sono filate via 2 macchine piene di cocaina, un camion pieno di mitra d'esportazione, una diligenza con su 4 clandestini di ignota identità, ed infine 4 auto con 5 drogati, siringa direttamente nel braccio fuori dal finestrino!!!! Tutto ciò non ci riempie di gioia... però noi almeno en fa' ul nostr duer!!!
Espletate le varie pratiche ripartiamo finalmente con destinazione casa fino a che, sull'ultima curva della Bregaglia chi t'incontri? Ma sì, ancora Niedermann che stava mettendo a nanna le sue vacche!!! Lui mai stanco... ci saluta e dice che dobbiamo tornare; che si è divertito esattamente come trent'anni fa e che ogni tanto vale la pena di rivivere certe sensazioni. Ci vuole vedere ancora tutti per offrirci una birretta.
Noi sicuramente abbiamo vissuto una giornata intensa fatta di 13 ore ininterrotte di ginnastica, abbiamo fatto la milionesima ripetizione di una via, anche se non quella studiata a lungo, abbiamo messo via ancora un po' di esperienza nello zaino (e questa solo noi sappiamo dov'è e nessun doganiere ce la troverà mai!), abbiamo qualcosa di più in comune (oltre all'avvocato che ci assisterà nelle pratiche!), oltre alla spada dei 4 moschettieri e... alla corona dei remagi.
In realtà Nidermann non è venuto con noi, ma la sua figura ci ha accompagnato in questa nostra giornata memorabile, una delle tante... e ci ha fatto sognare ancora di più, visto che di vie ne ha fatte mica da ridere e quelle poche che abbiamo rifatto anche noi non le abbiamo ancora dimenticate. Incontrarlo sarebbe veramente una bella esperienza.
Per il momento ci accontentiamo di quanto, ma soprattutto di come riusciamo a portare a termine le nostre esperienze.
Alla prossima... sempre che gli avvocati ci facciano uscire presto!
Un Tenaja, un Pollo... un Gegio, un Pata.


Il gioco dello scialpinismo (Liberamente ispirato da Milan Kundera)


Giuseppe Cesana

L'istruttore aperta la portiera sfidando il gelido vento di una rigida mattina, scende dalla macchina e chiudendo rapidamente la chiusura lampo del suo splendido giubbetto in wind stopper, lancia un'occhiata alla bella ragazza sonnecchiante ancora seduta al posto accanto. Lei guarda alcune nuvole che si stanno dissolvendo e chiede velocemente - Non vorrai aspettare che arrivi qualche persona del luogo?- Come sempre, quando l'escursione si svolge sul versante nord delle Alpi, lei è costretta a chiedere dettagliate informazioni in lingua tedesca agli alpinisti locali che incontrano, per soddisfare la curiosità insaziabile dell'amico sui possibili itinerari, evoluzioni del tempo, storiografia alpinistica del luogo ma soprattutto sui materiali tecnici. Lui si nasconde sempre dietro la scusa di non conoscere alcuna lingua straniera, lei invece è continuamente a disagio nello scansare le feroci battute sessiste, che qualunque uomo si sente in dover di fare quando incontra una bella ragazza in montagna. Fortunatamente non si vedono altre auto arrivare e quindi calzati gli scarponi e infilati gli sci incominciano la salita in un turbinio di soffice neve soffiata dal vento. Prima di uscire sugli splendidi pendii sopra il fondo valle, ancora al limitare del bosco che si va sempre più rarefacendo, lei si allontana dalla traccia e l'amico istruttore subito le domanda -Dove stai andando?-
Lui lo chiede non per uno scrupolo di sicurezza dettato dalla sua figura istituzionale, ma solo per vederla arrossire per quel minimo pudore che le ragazze mostrano nel dire che devono fare pipi. Quando lei ritorna allo scoperto, raggiunge l'amico che nel frattempo si è fermato si è fermato a bere un sorso di the ed a togliersi il giubbetto per i primi raggi del sole che incominciano a scaldare i muscoli infreddoliti, e con la sua più sensuale voce e con aria sbarazzina domanda:
- Scusi, sale anche lei al Pizzo?-
Lui di rimando, un po' sorpreso ma comprendendo al volo di dover reggere il gioco
- Certamente! Vuole che saliamo insieme?-
Quindi con cenno di assenso ripartono lasciando una perfetta traccia nella vergine e profonda neve.
Alla prima pertichetta lui la guarda negli occhi e dice - Oggi è la mia giornata fortunata. Non capita così spesso di incontrare una così bella e sola ragazza, durante una escursione-
Lei per gratitudine al complimento - Voi siete un adorabile mentitore!-
- Ho forse l'aria del mentitore?-
- Voi avete l'aria di chi sa raccontare bugie a noi donne- con quel tono malinconico di chi è persuasa che l'amico sappia ben raccontare frottole alle donne.
Lui in risposta, nascondendo un po' l'irritazione per la gelosia che trasuda dalle parole dell'amica -Vi scoccia questo?- - Se fossi la vostra ragazza mi scoccerebbe, ma dato che non lo sono, no!-
Al che per rispondere alla sottintesa lezione di morale da lei ricevuta, lui sottilmente
- Una ragazza perdona sempre più facilmente ad uno sconosciuto che al proprio ragazzo, quindi noi possiamo comprenderci meglio in quanto siamo due perfetti sconosciuti-
Passo dopo passo, continuando questo gioco di nuove parti, erano oramai pressochè arrivati all'ultimo altipiano prima della cima quando un favoloso panorama di montagne li circonda, e dall'altro versante vedono arrivare due atletici e vigorosi ski-runner.
Lei sgrana gli occhi al vedere due benfatti scultorei corpi maschili, e per ingelosire l'amico comincia, ricambiata, a ridere e scherzare in lingua tedesca con i due nuovi arrivati.
Arrivati in pochi passi alla forcella poco distante dalla cima un vento ghiacciato li sorprende e quindi sono costretti a fermarsi per coprirsi: lui estrae la sua giacca in wind stopper della scuola di scialpinismo e lei subito - Ah, ma voi siete un istruttore! Ho sempre cercato qualcuno che potesse insegnarmi la buona tecnica -
E lui ancora più stupito, ma abbandonandosi al gioco come ad una droga
- A vostra disposizione bella signorina: cosa volete imparare?-
- Più che imparare, migliorare la mia tecnica e penso che meglio di voi, istruttore CAI, non ci sia nessuno!-
Al che lui si mette a mostrarle come se fosse alle prese con un allievo alle prime armi, tutte le tecniche e gli eventuali trucchi del mestiere per poter effettuare una buona salita.
Il bello è che per lui, vista in quest'ottica di allieva, l'amica pareva ancora più adorabile ed attraente, e quindi con naturalezza riusciva ad esprimere la sua migliore lezione che avesse mai fatto. Rapidamente rifocillati sulla cima e tolte le pelli di foca incominciano a ritornare a valle.
Anche durante la discesa, lui si mette a pennellare una curva dietro l'altra, non smettendo mai di mostrare all'amica la giusta posizione d'anca, di ginocchio, dove affondare il bastoncino, e lei di continuo ad imbeversi di siffatta tecnica scialpinistica.
Arrivati in fondo, lui la guarda come se fosse la prima volta ed intravedendo uno sguardo nuovo, come un taglio orientaleggiante negli occhi dell'amica, abbassa lo sguardo. Lei non riuscendo più a trattenersi alla fine si abbandona al più smagliante dei sorrisi e sbotta - Ah se potessi sempre avere come me il mio istruttore personale!-
E gli schiocca il più appassionato bacio che fino ad allora non si erano ancora scambiati.


I componenti della commissione intersezionale dal 1978 al 2003


Barlassina Guidi Davide Coppo Gianluigi Adobati Pierluigi Monteforte Giuseppe Nessi Maurizio Di Bisceglie Enzo Ruggeri Stefano
Bovisio Masciago Bianchi Gabriele Rigamonti Augusto Orsenigo Egidio Veronesi Tiziano Corbetta Paolo Mazzolari Mirko
Bresso Bossi Guido Malacca Cosimo Giro Andrea Auguadri Ambrogio
Cabiate Frigerio Ambrogio Rota Gioacchino Molteni Vittorio Turrini Daniele Colico Ettore Nicoletti Giuseppe Longoni Olimpio Agostoni Valeriano Turri Flavio
Cesano Maderno Frittoli Luciano Caldara Alberto
Desio Colombini Paolo Colombini Alberto Quarello Achille Donghi Giuseppe Nicolodi Marco
Lissone Erba Roberto Turati Pierangelo Bernasconi Angelo Dossi Valentino Duchi Giancarlo Fossati Elena Pulici Andrea Mandelli Massimo
Montevecchia Brivio Luigi Conti Luciano Zamarian Antonello Castagna Dario Brambilla Mario Brivio Giuseppe Brivio Luca Lavelli Angelo Giani Marco Magni Eugenio
Paderno Dugnano Dellorto Vito Villa Valter Cecchini Gino Acomonti Libero Sangiovanni Maurizio Campaner Carmelo Maggioni Luigi
Rho Cardani Roberto Serafin Adriano Giola Ivano Zucchetti Gianni Zappa Elena
Sesto San Giovanni Berti Walter Grotti Renato De Pianto Sandro Melchiorre Luigi De Vecchi Giorgio Bossi Gianni Gervasoni Ercole
Seveso Basilico Flavio Sala Valerio Pellegatta Giovanni Vescovi Fabio Brambilla Giancarlo Spreafico Fabio

Un ringraziamento particolare ai tesorieri Antonietta Rigamonti e Pierluigi Adobati, che hanno amministrato con attenzione e competenza le risorse finanziarie della Commissione.


Presidenza


 PresidenteVice
Presidente
Direttore
scuola
alpinismo
Direttore
scuola
scialpinismo
1979/1981 Bianchi G. Turrini D. Sala V. Rigamonti A.
1982/1984 Bianchi G. Brivio L. Bianchi G. Meroni A.
1985/1987 Bianchi G. Guidi D. Colombini P. Rigamonti A.
1988/1990 Bianchi G.
Quarello A.
Quarello A. Serafin A. Rigamonti A.
1991/1993 Melchiorre L. Brivio G. Bianchi G. Rigamonti A.
1994/1996 Melchiorre L. Nessi M. Brivio G. Rigamonti A.
1997/1999 Orsenigo E. Nessi M. Brivio G. Meroni A.
2000/2002 Campaner C. Nessi M. Brivio G. Meroni A.
2003/2005 Campaner C. Nessi M. Nicolodi M. Meroni A.

Grafico


Gli Istruttori della Scuola


* Adobati Pierluigi     Lambri Stefano  
  Alloni Erminio     Longo Andrea  
  Antonini Marco   * Lottaroli Marco  
  Auguadri Ambrogio     Lovato Luciano IA
* Barbieri Fabio     Lucchini Patrizio  
  Bedendo Ugo   * Luzzi Fausto  
  Bellandi Maurizio   * Magnaghi Stefano  
* Beretta Stefano   * Magni Eugenio  
  Berti Walter   * Manzini Renzo AAG
  Bianchi Danilo INA   Marzorati Alberto  
* Bianchi Gabriele IA ISA   Masserdotti Mauro  
  Bigioggero Davide   * Mazzolari Mirko  
  Borgonuovo Claudio     Melacca Cosimo  
  Bossi Guido     Melchiorre Gigi  
* Brambilla Mario IA   Meregalli Luigi  
* Brivio Giuseppe INA * Meroni Antonio INSA IA
  Brivio Luca     Moia Stefano  
  Brivio Luigi     Molteni Vittorio  
  Calastri Claudio     Negri Lorenzo  
* Campardo Pierluigi   * Nicolodi Marco INA
* Capizzi Lucio   * Nobili Cesare  
  Capra Luciana     Nova Pino  
  Cardani Roberto   * Orsenigo Egidio  
  Carminati Ottavio     Pagani Rinaldo  
  Casiraghi Vittorio   * Panzeri Adelio ISA
  Castagna Dario     Patella Antonio  
  Cattaneo Luigi INA   Perego Massimo  
  Cattaneo Costantino     Persico Sandro  
  Cattaneo Marco     Pessina Vera  
* Cesana Giuseppe ISA   Poratelli Flavio  
  Colico Ettore     Quarello Achille  
  Colombini Alberto     Rigamonti Antonietta  
  Colombini Elena   * Rigamonti Augusto INSA
* Colombini Paolo IA   Rota Alberta  
  Colombo Silvio     Rota Gioacchino  
* Como Gianluca     Sala Valerio  
* Corbetta Paolo   * Salmistraro Marco  
* Crippa Pierangelo ISA   Sangiovanni Maurizio  
* Crispiani Armando     Sartirana Vittorio  
  De Pianto Sandro     Secchi Lorenzo  
  De Vecchi Giorgio     Serafin Adriano IA
* Faccio Antonio IA   Spreafico Fabio  
  Ferrari Carla     Squizzato Mauro  
* Galli Lucia     Susana Marco  
* Gallo Giorgio   * Terruzzi Luciano  
* Gallo Luigi     Tomasoni Roberto  
  Germani Luca     Travagli Luigi  
* Giani Marco     Turrini Daniele  
  Gianola Edoardo     Veronesi Tiziano ISA
  Gibertini Paolo     Vigano' Alberto  
  Greco Roberto   * Villa Marco IA
  Grotti Renato     Zappa Elena  
  Guidi Davide     Zucchetti Gianni  

* Istruttori in attivita' al 2003


Scialpinismo


Anno Tipo Corso Direttore Istruttori Allievi
1978 Introduzione Colombo Silvio / Marzorati Alberto 7 20
1979 Introduzione Colombo Silvio / Marzorati Alberto 7 22
1980 Introduzione/Avanzato Rigamonti Augusto 11 9
1981 Introduzione/Avanzato Rigamonti Augusto 12 12
1982 Introduzione/Avanzato Rigamonti Augusto 13 14
1983 Introduzione/Avanzato Rigamonti Augusto 11 12
1984 Introduzione Rigamonti Augusto 17 29
1985 Avanzato Meroni Antonio 16 19
1986 Introduzione Meroni Antonio 21 14
1987 Avanzato Meroni Antonio 13 11
1988 Introduzione Meroni Antonio 16 10
1989 Avanzato Meroni Antonio 13 10
1990 SA1 Meroni Antonio 13 26
1991 SA2 Meroni Antonio 13 13
1992 SA1 Panzeri Adelio 13 18
1993 SA2 Panzeri Adelio 13 10
1994 SA1 Veronesi Tiziano 13 16
1995 SA2 Meroni Antonio 13 8
1996 SA1 Cesana Giuseppe 16 25
1997 SA2 Rigamonti Augusto 17 13
1998 SA1 Crippa Pierangelo 15 12
1999 SA2 Meroni Antonio 12 10
2000 SA1 Cesana Giuseppe 11 9
2001 N/A Cesana Giuseppe 10 0
2002 SA1 Cesana Giuseppe 10 9
2003 SA2 Meroni Antonio 10 7
        358

Grafico


Alpinismo


Anno Tipo Corso Direttore Istruttori Allievi Localita
1979 Roccia Cattaneo L. 11 22 Vajolet
1980 Alta Montagna Ghiaccio Cattaneo L. 10 10 Monte Bianco
1981 Roccia Cattaneo L. 11 26 Vajolet
1982 Alta Montagna Ghiaccio Cattaneo L. 7 13 Monte Bianco
1983 Roccia Bianchi D. 9 11 Passo Sella
1984 Ghiaccio perfez. Bianchi D. 4 5 Monte Bianco
1985 Intro. alla montagna Bianchi G. 9 20  
1985 Roccia Bianchi D. 14 14 Diverse
1986 Intro. alla montagna Bianchi G. 14 26  
1986 Ghiaccio perfez. Bianchi D. 11 9 Monte Bianco
1987 Intro. alpinismo Bianchi G. 14 25  
1987 Roccia Bianchi D. 11 12 Vajolet
1988 Intro. alpinismo Bianchi G. 18 28  
1988 Ghiaccio perfez. Bianchi D. 7 9 Diverse
1989 Intro. alpinismo Lovato L. 19 27  
1989 Roccia Bianchi D. 11 18 Vajolet
1990 Alpinismo Lovato L. 23 34  
1990 Ghiaccio perfez. Bianchi D. 8 7 Monte Bianco
1991 Alpinismo Lovato L. 24 26  
1991 Roccia Colombini P. 11 24 Vajolet
1992 Alpinismo Lovato L. 26 32  
1992 Ghiaccio perfez. Bianchi D. 8 7 Monte Bianco
1993 Alpinismo Lovato L. 17 37  
1993 Roccia Colombini P. 8 14 Vajolet
1994 Alpinismo Villa M. 24 21  
1994 Ghiaccio perfez. Brivio G. 7 9 Monte Bianco
1995 Alpinismo Bianchi G. 26 32  
1995 Roccia Brivio G. 13 18 Vajolet
1996 Alpinismo Villa M. 24 25  
1996 Ghiaccio perfez. Brivio G. 15 14 Monte Bianco
1997 Alpinismo Villa M. 26 25  
1997 AR1 Brivio G. 12 17 Vajolet
1998 Alpinismo Nicolodi M. 20 16  
1998 Ghiaccio perfez. Brivio G. 7 6 Presanella/Albigna
1999 ARG1 Brambilla M. 8 12 Varie
2000 A1 Villa M. 15 22  
2000 Roccia Colombini P. 7 7 Vajolet
2001 A1 Nicolodi M. 21 22 Varie
2002 ARG1 Brivio G. 18 10 Ortles/Cevedale/Pale di S.Martino
2003 A1 Nicolodi M. 24 26  
        706  

Grafico


Organico Istruttori


  Qualifica 1978 1989 2003
Istruttore Nazionale Alpinismo I.N.A. 0 1 2
Istruttore Nazionale Sci-Alpinismo I.N.S.A. 1 2 2
Istruttore Alpinismo I.A.   4 6
Istruttore Sci-Alpinismo I.S.A.   5 4
Aiuto Istruttore Alpinismo A.I. Alp. 15 22 16
Aiuto Istruttore Sci-Alpinismo A.I. Sci-Alp. 9 8 5
  Totale Istruttori 25 42 35


Grafico

Dal Blog

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