1978 - 2003 - 25° Anniversario - Valle del Seveso, qualche ricordo

Valle del Seveso, qualche ricordo


Achille Quarello

Primo ricordo. Ho frequentato il corso di scialpinismo, come allievo, nel 1982, lo stesso anno in cui mi sono sposato. Durante la settimana, dopo il lavoro, mi procuravo i primi mal di schiena sistemando la casa, alla domenica "mi rilassavo" trascinando uno zaino pesantissimo dietro i nostri impavidi istruttori (all'allievo toccava regolarmente, e probabilmente tocca ancora, la corda da 50 metri, oppure la famigerata barella, e comunque sempre qualche parte "non leggera" dell'attrezzatura comune). Sciavo come un cane (poi sono migliorato), ma allora ciò che mi sembrava importante era arrivare su una cima in inverno, con la neve, ma senza sfondare. Forse non ero l'unico a pensarla così: facevamo scialpinismo, ma pensavamo più all'alpinismo che allo sci e la bellezza della discesa non era il fine principale. Poi ho capito qualcosa di più e mi son messo d'impegno, guadagnandoci anche nel divertimento.
Dei nostri istruttori, i primi della Scuola intersezionale di scialpinismo, ricordo soprattutto lo spirito di gruppo, l'amicizia che li legava, e la vena goliardica che spesso manifestavano. Lo scherzo della fotografia non mancava mai: allievi schierati davanti alla macchina da presa, spalla contro spalla, istruttori piazzati nei punti strategici; al momento dello scatto un colpo al primo della fila provocava la caduta generale, le risate degli istruttori e le imprecazioni dei malcapitati, che avevano anche il loro bel da fare a districarsi nell'intreccio di sci e bastoncini che finiva per prodursi.
Quell'anno il corso era iniziato a gennaio, in una domenica uggiosa, sotto una nevicata pressochè continua, sui sassi alla base del Corno del Nibbio ai Resinelli. Argomento della lezione: tecnica di roccia. Per me non fu una gran giornata: sarà stato il tempo, sarà stato il freddo, saranno stati i "rigidoni" al posto delle scarpette, sarò stato io, ma mentre affrontavo la prova di "tecnica individuale" mi sono miseramente imbranato sotto gli occhi di tutti quanti, suscitando parecchi impietosi commenti. Quattro mesi dopo, a metà aprile, una bellissima due giorni in Val Vannino chiudeva quell'esperienza. La salita alla Punta d'Arbola si svolse sotto un cielo intensamente azzurro e la discesa, lunghissima (quasi duemila metri di dislivello fino alle macchine), ci regalò una splendida sciata su neve sempre bella e scorrevole. Mi restò dentro una gran voglia di salire e scendere le montagne con gli sci ai piedi; ma ho anche trovato degli amici coi quali, per diversi anni, sono tornato a frequentare le montagne nella magica veste invernale.
Secondo ricordo. Qualche anno più tardi, nel 1986, sono entrato nella scuola come aiuto-istruttore (ci sono rimasto fino all'inizio del 1994). Anche se, per la verità, non sempre sono stato d'accordo su tutto quello che facevamo o su come lo facevamo, devo dire che quegli anni sono stati molto belli. L'insegnamento nelle scuole del Cai tendeva a farsi più approfondito anche dal punto di vista teorico: preparare una lezione sulla meteorologia in montagna o sulla formazione delle valanghe non era cosa da poco, ma in qualche modo entusiasmava e ci si impegnava con passione. "Tenere una lezione" era per me una cosa normale (sono insegnante), ma in quel clima era comunque un'esperienza particolare, perchè non c'era solo da trasmettere delle nozioni teoriche, ma anche, specialmente in quelle pratiche, la propria esperienza e a persone che condividevano la tua stessa passione per la montagna e l'alpinismo.
Anche gli aggiornamenti tecnici sono stati dei momenti importanti. Ricordo soprattutto uno dei primi, quando ci radunammo tutti foto quanti (istruttori e aiuto- istruttori di alpinismo e sci-alpinismo) al Rifugio Elisabetta nel gruppo del Monte Bianco: per due giorni fummo impegnati su e giù per i seracchi del vicino ghiacciaio, provando e riprovando le tutte le manovre di sicurezza, di assicurazione e di autosoccorso della cordata. Fu un momento davvero intenso, perchè lavorammo sodo e proficuamente, ma soprattutto perchè incominciammo ad amalgamare i due gruppi, a conoscerci meglio, a creare tra noi un clima più solidale. Non posso non dimenticare poi gli aggiornamenti specifici della scuola di sci-alpinismo, quelli di discesa fuori pista. Si "lavorava" molto, ma ci si divertiva anche tantissimo (se la neve non faceva disperare come quella volta nei boschi di La Thuile). Ricordo soprattutto l'aggiornamento di Madesimo: la neve era abbondante ed eccezionale e la guida ci trascinò giù lungo canali sempre più ripidi e impegnativi (all'inizio di uno dei più belli c'era persino un saltino roccioso, piccolo, se vogliamo, ma sufficientemente emozionante). Forse, qualcuno lo fece notare, quegli aggiornamenti erano un po' troppo divertenti, ma imparammo tantissimo e questo penso sia stato importante per poi svolgere in sicurezza ed efficacia la nostra azione di istruttori e aiuto-istruttori.
Nel rievocare il clima di quegli anni non posso non parlare delle grandi discussioni che talvolta hanno animato le serate in rifugio durante le uscite del corso nei fine settimana, davanti agli allievi forse un po' allibiti di fronte a tanto accanimento su questioni incredibilmente astruse. Chi non ricorda la "furibonda lite" che oppose, eravamo al rifugio Pizzini sotto il Cevedale, coloro che sostenevano che con gli alzatacchi si sale con meno fatica e coloro che affermavano il contrario? Urlavamo come matti. Ma il vertice si toccò qualche anno dopo, alla Britanniahütte, sopra Sass Fee, forse complice il maltempo. Allora l'argomento fu questo: se a una borraccia di forma squadrata do una forma cilindrica (si può fare, qualcuno ci aveva provato) essa conterrà più liquido? Si tirarono fuori tutti i possibili argomenti, scientifici o spacciati per tali, e per almeno un'ora si andò avanti a discutere con una passione degna di cause decisamente migliori. Tutti rimasero sulle proprie idee; il giorno dopo il maltempo ci costrinse a un rientro anticipato, ma nelle settimane seguenti l'argomento tornò a galla ancora qualche volta.
Terzo ricordo. Sono stato anche presidente della Commissione intersezionale che "dirige" la scuola. E' stata una breve esperienza; alla fine del 1988, Gabriele Bianchi, "storico" presidente e grande animatore della scuola, lasciava l'incarico per assumere quello di segretario generale del Cai; io ero il suo "vice" e così mi sono trovato a coprire il ruolo di presidente per il biennio1989-1990. Accettai forse più per "spirito di servizio" che per "vocazione", ma credo di aver dato un contributo serio e onesto alla vita della Scuola. Quello che più mi piace sottolineare è lo spirito di collaborazione che animava e anima la Commissione: lavorare insieme, provenendo da sezioni diverse, non è facile e riuscire a farlo con la continuità, la costanza e la durata di questa esperienza è davvero qualcosa di notevole. Quando si crede veramente in un'impresa, si trovano le motivazioni per superare le difficoltà, i momenti di stanchezza, le fasi di passaggio. Venticinque anni sono un traguardo straordinario e l'averlo tagliato è, nello stesso tempo, un grande merito di tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione dell'impresa e un auspicio formidabile per il cammino che ancora si vuole percorrere insieme.

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