1978 - 2003 - 25° Anniversario - Saluto del Presidente Generale

Saluto del presidente generale (Gabriele Bianchi)


Gabriele Bianchi

...così mi è stato chiesto. Ma non può essere assimilato a uno dei tanti saluti che la splendida e articolata realtà del Club alpino italiano frequentemente pretende e merita. È un saluto che coinvolge anche la sfera di un prezioso e intimo vissuto personale. Molte, tra le ore più belle della mia vita, sono quelle trascorse in questo particolare contesto associativo: la "Valle del Seveso". E molte sono pure le persone che, incontrandomi anche a distanza di anni, ricordano l' esperienza insieme percorsa nella scuola intersezionale, con immutato entusiasmo.
Credo che la prima chiave di lettura di tante indelebili emozioni risieda nell' affascinante atmosfera creata dallo "stupore" per l' alpinismo e per l' ambiente in cui l' alpinismo si realizza. Lo stupore che si manifesta cominciando a frequentare una dimensione verticale, così diversa e così lontana da una ordinaria quotidianità normalmente appiattita.
Il senso di una straordinaria libertà e vitalità. Lo stupore che ti coinvolge salendo con gli sci e le pelli di foca, itinerari così distanti - dal clima e dalla freneticità - dei comprensori sciistici, conoscendo la dimensione dei grandi spazi immacolati.
È anche lo stupore che ciascuno di noi ha cominciato ad avvertire quando, grazie alla capacità dei nostri istruttori, nel trasferire conoscenze, tecniche, esperienze, non disgiunte dal rispetto e l' amore per il mondo delle terre alte, ci ha permesso di addentrarci in nuovi orizzonti: attraenti e sconosciuti, a volte impegnativi e difficili, non scevri da pericoli. Ha un senso compiuto oltrepassare tali orizzonti solo quando il desiderio di sperimentare una profonda vitalità si accompagna a una personale e graduale preparazione e a quella ancor più necessaria integrazione con l' ambiente, con quella "animalità istintiva", da cui scaturisce l' unica cultura in grado di salvaguardare non solo la qualità della vita ma la vita stessa.
C'è uno stupore ancora più grande, quello che rischia di invischiarci per sempre.
È quello che le montagne riservano a chi è in grado di avvicinarle con attenzione non superficiale.
Lo stupore che trasmettono attraverso il senso del bello, non quello artificiale o artificioso, ma quel bello universale che la nostra sensibilità riconosce istintivamente. È uno stupore singolare che non svanisce con il passare degli anni, al contrario: si ripete, si rinnova, diventa ancora più coinvolgente. Succede. Succede quando la montagna non è più solo un terreno per attività ludiche o solo una grande palestra a cielo aperto. Succede quando risalendo boschi di latifoglie o di conifere, ripidi erbosi pendii o lingue glaciali per affrontare poi lisce piodesse o spigoli affilati siamo in grado di riconoscerla per quello che veramente è.
La montagna che non è quella solo degli alpinisti o solo dei montanari ma quella montagna che è cultura in sé: libro aperto dell' evoluzione geomorfologica e di conseguenza della nostra storia, luogo per eccellenza della biodiversità e di fragili irrinunciabili equilibri, elemento essenziale per la determinazione del microclima, e - mai così evidente come in questi tempi - grande madre delle acque della qualità dell' acqua stessa.
Per questi stupori ci siamo impegnati e dobbiamo continuare a impegnarci. foto Il nostro ruolo è quello che consegue dall' essere i portatori di una grande tradizione che viene da lontano e che deve continuare.
Dobbiamo incoraggiare l' esplorazione, l' avventura, la frequentazione dei monti attraverso la promozione delle conoscenze, della tecnica, della ricerca, dello studio ma anche della letteratura e dell' arte.
Dobbiamo cercare di contagiare chi condivide la nostra passione, trasferendo loro i nostri ideali e di nostri valori: il rispetto reciproco, la solidarietà e l' amicizia.
Oggi, anche a nome di tutto il Club alpino, posso convintamente dirvi grazie. Grazie alle nostre sezioni, ai loro dirigenti, alla commissione intersezionale, agli istruttori e a tutti coloro che dalla fondazione a oggi hanno mantenuto un preciso azimut di rotta e pur nel frastuono di grandi mutamenti non hanno perso l' orientamento verso la nostra stella polare: la centralità della montagna.
Excelsior!

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